Gragnana - Piazza Al Serchio

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Gragnana

Vista da Gragnana

Nella strada

Il borgo

Il paese

In paese

Casa

Per la festa di San Rocco

Parco giochi

Casa

Stemmi su casa

Casa in paese

Cerbiatto

In paese

In paese

In paese

Casa

Passaggio per San Rocco

Passaggio

In paese

In paese

Casa

In paese

San Rocco

Abside dell'Oratorio

Locandina

Pratorio di San Rocco

Pratorio di San Rocco

Il Sagrato

Iscrizione sul portale dell'Oratorio

Immagine

La campanella

Interno di San Rocco

Acquasantiera

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

Dall'ingresso dell'Oratorio

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

Casa

In paese

Case

In paese

In paese

In paese

In paese

Pollaio

Polli nostrali

Paesaggio rupestre

Antica Chiesa diroccata

Ruderi della Chiesa di Santa Margherita

Ruderi della Chiesa di Santa Margherita

Ruderi

Ruderi

Ruderi

Ruderi

Ruderi

Ruderi

Ruderi

Ruderi

Vista

Vista

Vista

Ruderi

Ruderi

Vista

Ruderi

Paesaggio rupestre

Nella strada

Casa

Case

In paese

Cancello

Edicola

La Parrocchiale

Chiesa di S.Margherita e S. Giorgio

Santa Margherita e San Giogio

La Chiesa

Il portale

Immagine

Torre campanaria

Il Sagrato

Campo sportivo

Vista dalla strada regionale

Vista dalla strada regionale

Vista dalla strada regionale

Informazioni storiche, culturali della località.

Gragnana

Un antico borgo sulla strada tra Garfagnana e Lunigiana

Gragnana è una frazione del comune di Piazza al Serchio, nell’Alta Garfagnana, in provincia di Lucca. Il paese sorge a circa 600 metri di altitudine sulle pendici di un colle che domina l’alta valle del Serchio, in un territorio nel quale Appennino e Alpi Apuane sembrano incontrarsi. La sua storia è strettamente legata alla posizione geografica. Gragnana si trovava infatti lungo una delle antiche direttrici che collegavano la Garfagnana con la Lunigiana attraverso il Passo di Tea. Prima delle moderne strade carrozzabili, uomini, animali e merci attraversavano queste montagne seguendo mulattiere e sentieri. Il controllo di quelle vie aveva un grande valore strategico. Non sorprende quindi che sopra Gragnana sorgesse un castello e che una potente famiglia signorile abbia portato per secoli il nome del paese. Ancora oggi i ruderi del castello, l’antica chiesa di Santa Margherita, il ponte medievale e il vecchio mulino permettono di leggere nel paesaggio questa lunga storia.

Da Grinianum a Gragnana

Le fonti locali ricordano l’antico nome del paese nella forma Grinianum, accanto alle varianti Gragnanum, Granianum e Grignano tramandate in epoche differenti. Il Comune di Piazza al Serchio collega espressamente Grinianum all’insediamento sorto lungo la strada che conduceva verso il Passo di Tea e la Lunigiana. L’origine esatta del toponimo richiederebbe tuttavia uno studio linguistico specifico. È quindi preferibile evitare interpretazioni etimologiche troppo rigide. Quello che possiamo affermare con maggiore sicurezza è che il nome del paese compare in forme diverse nella documentazione storica e che la sua identità è profondamente legata all’antica viabilità.

Una posizione strategica

Osservando il territorio si comprende facilmente perché Gragnana fosse importante. Il paese occupa un settore dell’Alta Garfagnana dal quale era possibile raggiungere i valichi verso la Lunigiana senza dover seguire necessariamente il fondovalle. Le strade medievali privilegiavano spesso percorsi di mezza costa e di crinale. I fondovalle potevano infatti essere difficili da attraversare per la presenza di corsi d’acqua, zone paludose, frane e gole. Le alture offrivano invece percorsi più controllabili. Gragnana si trovava esattamente all’interno di questo sistema.

La strada verso il Passo di Tea

Uno degli elementi fondamentali della storia del paese è il Passo di Tea. Il valico, posto poco sopra gli 800 metri, mette in comunicazione la Garfagnana con il bacino dell’Aulella e quindi con la Lunigiana. Le ricostruzioni storico-territoriali del Comune di Piazza al Serchio identificano nella direttrice Pieve di San Lorenzo di Vinacciara – Passo di Tea – Gragnana – Piazza al Serchio uno degli itinerari più efficaci e frequentati dell’antica viabilità della zona. Gragnana non era quindi un paese marginale. Si trovava lungo una vera porta tra due vallate.

Garfagnana e Lunigiana

Oggi Garfagnana e Lunigiana vengono spesso percepite come due territori distinti. Storicamente, però, i rapporti erano continui. Mercanti, pellegrini, contadini, pastori e uomini d’arme attraversavano i passi. Famiglie signorili possedevano terre su entrambi i versanti. Anche le diocesi e le pievi costruivano reti territoriali che non coincidevano necessariamente con i confini amministrativi moderni. Gragnana rappresenta perfettamente questa realtà. La sua storia appartiene alla Garfagnana, ma guarda continuamente verso la Lunigiana.

L’antico castello

Su un’altura poco distante dall’attuale paese si trovano ancora i ruderi dell’antico castello di Gragnana. La fortificazione occupava una posizione ideale per controllare la strada e il territorio circostante. Oggi rimangono soltanto tracce del complesso. Il luogo conserva però un grande interesse storico e paesaggistico. Accanto ai resti della fortificazione si trovano infatti anche quelli dell’antica chiesa dedicata a Santa Margherita. Castello e chiesa formavano quindi un piccolo complesso religioso e difensivo posto sopra il paese.

I Cattani della Versilia

Secondo la ricostruzione pubblicata dal Comune di Piazza al Serchio, il castello fu inizialmente governato dai Cattani della Versilia. Il termine “cattani” o “capitanei” indicava famiglie appartenenti all’aristocrazia feudale e militare. Il loro potere derivava dal controllo di castelli, terre e diritti signorili. La presenza di una famiglia di questo livello a Gragnana conferma il valore strategico del luogo. Non si trattava soltanto di difendere alcune case. Controllare Gragnana significava sorvegliare una delle vie tra la valle del Serchio e quella del Magra.

I Malaspina

Successivamente il castello passò a consorti collegati alla grande famiglia dei Malaspina. È un passaggio particolarmente significativo. I Malaspina furono tra i protagonisti assoluti della storia medievale della Lunigiana e controllarono per secoli castelli e territori distribuiti tra Toscana, Liguria ed Emilia. La presenza della loro influenza a Gragnana dimostra ancora una volta che il paese apparteneva a una zona di contatto. Il Passo di Tea non separava due mondi. Li collegava.

I “da Gragnana”

Dal castello prese il nome anche una famiglia signorile conosciuta come “da Gragnana”. Le fonti locali ricordano che il loro dominio raggiunse dimensioni considerevoli, interessando parte dell’Alta Garfagnana e territori sul versante lunigianese. Alcuni membri della famiglia ricoprirono importanti incarichi religiosi e politici. La storia del paese non può quindi essere separata da quella di questa casata. Per un certo periodo il nome Gragnana indicava non soltanto un luogo, ma anche una famiglia dotata di potere territoriale.

Guglielmo da Gragnana

Tra i personaggi ricordati dalla tradizione storiografica locale compare Guglielmo da Gragnana. Raffaello Raffaelli, nella sua descrizione ottocentesca della Garfagnana, lo ricorda come canonico di San Martino di Lucca nel 1220. Il dato testimonia il rapporto tra la famiglia signorile del paese e le istituzioni ecclesiastiche lucchesi. Per una casata medievale, collocare propri membri all’interno dei capitoli delle cattedrali o delle grandi istituzioni religiose rappresentava uno strumento importante di prestigio e influenza.

Bernardino da Gragnana

Un altro personaggio citato da Raffaelli è Bernardino da Gragnana. Nel 1313 sarebbe stato canonico e vicario generale della diocesi di Luni. Anche questo particolare è molto significativo. La diocesi di Luni guardava verso la Lunigiana e la costa, mentre Gragnana si trovava sul versante garfagnino dell’Appennino. La carriera ecclesiastica di Bernardino riflette quindi perfettamente quella dimensione di confine che caratterizzava il paese.

Le rivalità con Dalli

Le antiche famiglie signorili della montagna non vivevano sempre pacificamente. Raffaelli ricorda una lunga rivalità tra i signori di Gragnana e quelli di Dalli. Secondo la tradizione storica, uno scontro particolarmente violento tra le due parti avrebbe lasciato numerosi morti e feriti. Il luogo nel quale sarebbe avvenuto il combattimento avrebbe assunto il nome di Colle dei Morti. Come spesso accade per toponimi legati a episodi molto antichi, è opportuno distinguere la memoria locale dalla possibilità di verificare puntualmente ogni dettaglio. La tradizione rimane comunque significativa perché conserva il ricordo di un territorio conteso tra diverse signorie.

Castruccio Castracani

Uno degli episodi meglio ricordati della storia medievale di Gragnana è legato a Castruccio Castracani. Signore di Lucca e uno dei più importanti condottieri toscani del Trecento, Castruccio cercò di consolidare il controllo lucchese sulla Garfagnana. Nel 1319, durante una delle sue spedizioni nella valle, occupò il castello di Gragnana. La posizione della fortificazione rendeva infatti il luogo strategico per controllare il crinale tra il Serchio e il Magra.

Corrigo e Puccinello

La tradizione storiografica ottocentesca ricorda anche i nomi dei signori che avrebbero perso il castello. Si trattava di Corrigo da Gragnana e di suo figlio Puccinello. Secondo Raffaelli, erano stati privati del possesso dopo essersi ribellati ai Lucchesi. Il castello entrò quindi direttamente nell’orbita di Lucca. È un episodio che mostra come la storia di un piccolo borgo potesse essere direttamente coinvolta nelle lotte politiche che attraversavano la Toscana medievale.

Il castello controllava due vallate

La ragione dell’interesse di Castruccio è evidente. Da Gragnana si controllava una delle vie che mettevano in comunicazione la valle del Serchio con quella del Magra. Possedere il castello significava quindi controllare il movimento di uomini e merci e impedire che il percorso venisse utilizzato da forze ostili. Il valore militare del paese derivava soprattutto dalla strada. Ancora una volta la viabilità spiega la storia dell’insediamento.

L’antica Santa Margherita

Accanto ai resti del castello si trovano quelli della vecchia chiesa di Santa Margherita. L’edificio sorgeva sull’altura che domina il paese. Oggi rimangono ruderi che permettono ancora di individuare il luogo dell’antico complesso religioso. La vicinanza tra chiesa e castello non è casuale. Nel Medioevo potere religioso e potere signorile erano spesso fisicamente vicini. Il luogo fortificato proteggeva la comunità e la chiesa ne rappresentava il centro spirituale.

La campana del 1257

Una delle tradizioni più affascinanti di Gragnana riguarda una campana fusa nel 1257. Raffaelli la descrive ancora nell’Ottocento e ricorda la presenza di iscrizioni e decorazioni legate al nome di Maria. La campana era associata a una credenza popolare molto particolare. Secondo la tradizione, il suo suono avrebbe avuto il potere di allontanare la peste. È importante presentare questo racconto come leggenda devozionale e non come fatto storico. Ma proprio le leggende permettono spesso di comprendere le paure e le speranze delle comunità del passato.

Le campane contro le calamità

Nella cultura religiosa tradizionale le campane non servivano soltanto a indicare l’ora delle funzioni. Il loro suono accompagnava tutta la vita della comunità. Segnalava feste, funerali, pericoli e avvenimenti straordinari. In molte zone d’Europa era diffusa anche la convinzione che il suono delle campane potesse allontanare temporali, epidemie o altre calamità. La leggenda della campana di Gragnana appartiene quindi a una tradizione molto più ampia.

La cisterna del castello

Raffaelli descriveva presso l’antico castello anche una cisterna alimentata da un’abbondante sorgente. Nell’Ottocento l’acqua non veniva però più utilizzata dagli abitanti. Lo storico collega l’abbandono a un tragico episodio avvenuto il 1° novembre 1846, quando nella cisterna sarebbe stato trovato il corpo di Bernardo Bernardi di Sant’Anastasio. È una notizia curiosa e molto specifica della descrizione ottocentesca. Va letta come testimonianza tramandata da Raffaelli, ma offre un’immagine concreta dell’antico complesso quando alcune delle sue strutture erano ancora utilizzabili.

Dal castello al paese moderno

Con il passare dei secoli il centro della vita comunitaria si spostò progressivamente dall’altura fortificata verso l’attuale abitato. Il castello perse la propria funzione militare. La vecchia chiesa venne abbandonata. Le abitazioni si concentrarono lungo le strade e sui versanti più adatti alla vita quotidiana. È una trasformazione frequente nei paesi della Garfagnana. Il nucleo medievale d’altura rimase come luogo della memoria, mentre il borgo moderno si sviluppò poco distante.

Santa Margherita e San Giorgio

La principale chiesa del paese è oggi la Chiesa dei Santi Margherita e Giorgio. L’Arcidiocesi di Lucca indica la parrocchia di Gragnana con il titolo di Santa Margherita martire e San Giorgio martire. Le rispettive ricorrenze liturgiche sono il 20 luglio per Santa Margherita e il 23 aprile per San Giorgio. La doppia dedicazione rappresenta oggi uno degli elementi dell’identità religiosa della comunità.

La nuova Santa Margherita

Le fonti locali collocano la costruzione della nuova chiesa di Santa Margherita nel XVII secolo. Il nuovo edificio sostituì progressivamente la più antica chiesa posta accanto al castello. Il trasferimento del luogo di culto verso il paese riflette il cambiamento dell’insediamento. La comunità non aveva più bisogno di raggiungere il vecchio complesso fortificato. La chiesa doveva trovarsi vicino alle abitazioni e alla vita quotidiana.

Gragnana diventa parrocchia

Un documento particolarmente importante è conservato nell’Archivio Storico Diocesano. L’8 febbraio 1947 il vescovo Carlo Boiardi emanò il decreto con il quale veniva eretta la Parrocchia di Santa Margherita di Gragnana. La pratica comprendeva anche una mappa del territorio parrocchiale e documentazione economica. È una testimonianza preziosa perché consente di fissare con precisione un passaggio importante della storia ecclesiastica del paese.

Prima della parrocchia autonoma

Nell’Ottocento la situazione era differente. Raffaelli ricordava infatti che Gragnana possedeva una Cappellania Curata sotto il titolo di Santa Margherita, dipendente dal rettore di Nicciano. Secondo la sua descrizione, nel 1600 la comunità religiosa contava circa 170 anime. L’erezione della parrocchia nel 1947 rappresentò quindi l’ultimo passaggio di un lungo percorso di autonomia ecclesiastica.

San Rocco

Nel paese esiste anche l’Oratorio di San Rocco. La presenza di un luogo di culto dedicato a San Rocco è particolarmente significativa in un territorio che, come molte aree europee, conobbe nei secoli epidemie e paure legate alle malattie contagiose. San Rocco era infatti uno dei santi maggiormente invocati contro la peste. La sua presenza a Gragnana crea un interessante collegamento simbolico con la leggenda della campana capace di allontanare le epidemie.

“In cima a’la tera” e “in fond a’la tera”

La tradizione locale distingue le diverse parti del paese anche attraverso espressioni dialettali. La chiesa principale si trova nella zona indicata come “in cima a’la tera”, mentre San Rocco è associato alla parte bassa, “in fond a’la tera”. Sono denominazioni semplici ma molto significative. Raccontano il modo nel quale gli abitanti percepivano e organizzavano lo spazio del paese. La geografia ufficiale utilizza vie e numeri civici. La geografia tradizionale utilizzava punti di riferimento condivisi da tutti.

Il ponte medievale

Uno degli elementi più interessanti del territorio è il ponte medievale di Gragnana. Il ponte attraversa il fosso omonimo e appartiene all’antico collegamento tra Gragnana e Piazza al Serchio. Il Comune ricorda che il percorso raggiunge il capoluogo passando attraverso il paese di San Michele. È una testimonianza particolarmente importante perché consente di osservare fisicamente l’antica rete viaria. Non abbiamo soltanto documenti che parlano di strade medievali. Una parte di quelle infrastrutture esiste ancora.

Il sentiero verso San Michele

Dal ponte l’antico percorso proseguiva verso San Michele e quindi verso Piazza al Serchio. Per secoli questa strada fu utilizzata dagli abitanti per raggiungere il fondovalle. Il cammino permetteva anche di collegarsi alla più ampia rete di itinerari che attraversavano l’Alta Garfagnana. Oggi percorrere questi sentieri significa osservare il territorio con una prospettiva completamente diversa da quella offerta dalle strade moderne. Le distanze tornano a essere misurate attraverso il tempo necessario per camminare.

Il Mulino di Gragnana

Vicino al ponte si trova anche il Mulino di Gragnana. Il vecchio mulino ad acqua non è più in funzione, ma conserva un forte valore storico. La sua posizione non è casuale. Il fosso forniva l’energia necessaria ad azionare le macine, mentre la strada permetteva agli abitanti di trasportare cereali e farine. Ponte, mulino e sentiero formavano quindi un unico sistema.

Il mulino nella vita rurale

Per una comunità agricola il mulino era essenziale. I cereali coltivati nei campi non potevano essere utilizzati senza essere trasformati. Il mugnaio svolgeva quindi una funzione fondamentale. Le famiglie raggiungevano il mulino trasportando sacchi sui muli o sulle proprie spalle. Il luogo diventava inevitabilmente anche un punto d’incontro. Mentre si aspettava la macinazione si scambiavano notizie, informazioni e racconti. Il mulino era contemporaneamente una macchina e un luogo sociale.

La Via del Volto Santo

L’antica viabilità di Gragnana viene oggi inserita anche nel sistema della Via del Volto Santo, il cammino che collega la Lunigiana a Lucca attraversando la Garfagnana. Il percorso moderno recupera in parte direttrici storiche che utilizzavano il Passo di Tea. La destinazione finale era Lucca, dove nella Cattedrale di San Martino viene venerato il celebre Volto Santo. Per i pellegrini provenienti dalla Lunigiana, Gragnana rappresentava quindi uno dei luoghi di passaggio verso la valle del Serchio.

L’ospitale di Tea

Sul Passo di Tea esisteva inoltre un antico ospitale dedicato a San Nicolao. Gli ospitali medievali erano strutture destinate all’accoglienza di pellegrini e viandanti. La presenza di una struttura di questo tipo conferma l’importanza della direttrice. Attraversare la montagna poteva essere pericoloso, soprattutto durante l’inverno. Avere un luogo nel quale trovare riparo era quindi fondamentale. Gragnana apparteneva a questo paesaggio del viaggio.

La strada moderna

La costruzione della strada carrozzabile modificò radicalmente il rapporto tra Gragnana e il territorio. Raffaelli, nell’Ottocento, descriveva già una nuova strada provinciale che passava tra il paese e l’antico castello. Oggi la SR 445 rappresenta uno dei principali collegamenti tra Garfagnana e Lunigiana. È interessante osservare come la funzione della direttrice sia rimasta sostanzialmente la stessa. Sono cambiati i mezzi. Prima muli e viandanti. Oggi automobili e autobus. Ma Gragnana continua a trovarsi lungo la strada tra le due vallate.

Il terremoto del 1920

Il 7 settembre 1920 l’Alta Garfagnana e la Lunigiana furono colpite da un terremoto devastante. Gragnana si trovava pienamente all’interno dell’area interessata. Il sisma modificò profondamente molti paesi dell’Alta Valle del Serchio e rese necessari interventi di riparazione e ricostruzione. Nel caso di Gragnana è opportuno distinguere le informazioni documentate da quelle tramandate localmente e non attribuire automaticamente al terremoto ogni trasformazione architettonica del paese. L’evento rimane comunque uno dei grandi spartiacque della storia contemporanea dell’intera zona.

Il terremoto del 2013

Anche in tempi molto più recenti la comunità ha dovuto confrontarsi con il rischio sismico. Il terremoto del giugno 2013 provocò infatti problemi alla chiesa parrocchiale di Gragnana, che venne dichiarata inagibile. Negli anni successivi furono avviati lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza con il coinvolgimento della comunità, degli enti pubblici, della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e degli organismi di tutela. È un episodio che ricorda quanto il rapporto con i terremoti continui a essere parte della storia della Garfagnana.

L’economia tradizionale

Per secoli la maggior parte degli abitanti di Gragnana visse di agricoltura, allevamento e risorse forestali. I campi intorno al paese erano molto più estesi di quanto il paesaggio attuale possa suggerire. Le famiglie coltivavano cereali, ortaggi e prodotti destinati soprattutto al consumo domestico. I prati fornivano il fieno. I boschi garantivano legna e castagne. Ogni spazio possedeva una funzione.

Il farro

Gragnana si trova in una delle zone storicamente legate alla coltivazione del farro della Garfagnana. Ancora oggi i dintorni del paese presentano campi e superfici agricole utilizzate per cereali e colture foraggere. Il farro si adattava particolarmente bene ai terreni e al clima montano. Oggi è diventato uno dei prodotti più conosciuti della gastronomia garfagnina. Per secoli, però, era semplicemente uno degli alimenti che permettevano alle famiglie di vivere in un ambiente difficile.

La patata

Anche la patata ha assunto un ruolo importante nella cultura gastronomica locale. Durante l’estate Gragnana ospita tradizionalmente una manifestazione dedicata proprio alla patata. L’evento propone un percorso gastronomico attraverso il borgo e viene accompagnato da iniziative culturali, mostre e rievocazioni di antichi mestieri. È un esempio interessante di come una produzione agricola possa diventare occasione per recuperare la memoria del paese.

Il castagno

Come in gran parte della Garfagnana, il castagno rappresentava una delle risorse fondamentali. Le castagne venivano raccolte in autunno. Una parte veniva consumata direttamente. Un’altra veniva essiccata e trasformata in farina. La farina di castagne poteva essere conservata a lungo e diventava una riserva essenziale durante l’inverno. Il bosco era quindi una vera estensione del sistema agricolo.

Un paesaggio più aperto

Il paesaggio storico di Gragnana era probabilmente molto più aperto rispetto a quello attuale. Campi, prati, pascoli e castagneti curati occupavano superfici oggi riconquistate dal bosco. Lo spopolamento e la progressiva riduzione dell’agricoltura nel secondo dopoguerra hanno modificato profondamente il territorio. Dove un tempo si lavorava quotidianamente, oggi troviamo spesso vegetazione spontanea. Anche il paesaggio racconta quindi la storia sociale del paese.

Il Novecento e lo spopolamento

Nel corso del Novecento molte famiglie lasciarono Gragnana. Le opportunità offerte dall’agricoltura montana erano sempre più limitate. Alcuni abitanti si trasferirono nei centri del fondovalle. Altri emigrarono verso città italiane o all’estero. Il fenomeno interessò praticamente tutta la Garfagnana. Le abitazioni rimaste vuote vennero in parte trasformate in seconde case e il paese assunse progressivamente un carattere più residenziale.

Il panorama

Uno dei motivi più piacevoli per visitare Gragnana è il paesaggio. Dal paese e dai dintorni si aprono vedute verso l’Alta Garfagnana e le montagne. Tra le cime più riconoscibili emergono la Roccandagia e il Monte Pisanino, la vetta più elevata delle Alpi Apuane. Il contrasto tra il versante appenninico sul quale sorge Gragnana e le forme rocciose delle Apuane crea panorami particolarmente suggestivi.

Un paese tra due catene montuose

Questa posizione rende Gragnana interessante anche dal punto di vista geografico. A est si sviluppa il sistema appenninico. A ovest si innalzano le Alpi Apuane. Nel mezzo scorre il sistema del Serchio. Il paese si trova quindi all’interno di un territorio nel quale paesaggi molto differenti si incontrano in pochi chilometri. È una delle caratteristiche più affascinanti dell’Alta Garfagnana.

Camminare a Gragnana

Il modo migliore per comprendere il paese è probabilmente combinare la visita del borgo con una passeggiata. L’antico percorso verso il ponte medievale e il mulino permette di osservare una parte della viabilità storica. I sentieri verso il vecchio castello raccontano invece la fase medievale. Gli itinerari verso il Passo di Tea permettono infine di comprendere la funzione di Gragnana come punto di collegamento tra Garfagnana e Lunigiana. In pochi chilometri si attraversano secoli di storia.

Cosa vedere a Gragnana

La visita può iniziare dal borgo, percorrendo le strade che collegano la parte alta e quella bassa del paese. Il principale edificio religioso è la Chiesa dei Santi Margherita e Giorgio, centro della vita parrocchiale. Merita una visita anche il piccolo Oratorio di San Rocco. Fuori dall’abitato si trovano i ruderi dell’antico castello di Gragnana e della primitiva Chiesa di Santa Margherita. Sono probabilmente le testimonianze più suggestive della fase medievale del paese. Bisogna poi raggiungere il ponte medievale, inserito nell’antica strada che collegava Gragnana con San Michele e Piazza al Serchio. Poco distante si trova il vecchio Mulino di Gragnana, testimonianza dell’economia rurale e dell’utilizzo dell’energia dell’acqua. Per chi ama camminare, il territorio offre inoltre la possibilità di seguire tratti degli antichi percorsi verso il Passo di Tea e della moderna Via del Volto Santo.

Curiosità su Gragnana

In antico era chiamata Grinianum
Il Comune collega questo nome al primo insediamento sorto lungo la strada verso il Passo di Tea e la Lunigiana. Il paese controllava una delle principali vie verso la Lunigiana

La direttrice Passo di Tea–Gragnana–Piazza al Serchio era una delle più importanti dell’Alta Garfagnana. Possedeva un castello

I ruderi sono ancora visibili su un’altura poco distante dall’abitato. Il castello appartenne ai Cattani della Versilia

Successivamente passò nell’orbita di consorti legati ai Malaspina. Esisteva una potente famiglia “da Gragnana”

Il suo dominio interessava territori della Garfagnana e della Lunigiana. Guglielmo da Gragnana era canonico a Lucca

Raffaelli lo ricorda nel 1220 tra i canonici di San Martino. Bernardino da Gragnana fu legato alla diocesi di Luni

Nel 1313 è ricordato come canonico e vicario generale. Castruccio Castracani occupò il castello

La tradizione storiografica colloca l’episodio nel 1319. Una campana era considerata miracolosa

Secondo la leggenda, la campana fusa nel 1257 aveva il potere di allontanare la peste. La vecchia Santa Margherita sorgeva accanto al castello

Oggi ne rimangono i ruderi. Esisteva una cisterna alimentata da una sorgente

Raffaelli la descrive ancora nell’Ottocento. La parrocchia autonoma risale al 1947

Il decreto di erezione della Parrocchia di Santa Margherita porta la data dell’8 febbraio. La parrocchia è oggi dedicata a Santa Margherita e San Giorgio

L��Arcidiocesi di Lucca indica le feste rispettivamente il 20 luglio e il 23 aprile. Il paese conserva un oratorio dedicato a San Rocco

Una dedicazione particolarmente significativa nella cultura religiosa legata alla protezione dalle epidemie. Esiste ancora un ponte medievale

Apparteneva all’antico collegamento tra Gragnana, San Michele e Piazza al Serchio. Vicino al ponte c’è un vecchio mulino

Acqua, strada e attività agricola erano strettamente collegate. Il terremoto del 2013 rese inagibile la chiesa parrocchiale

Negli anni successivi furono avviati interventi di recupero. Gragnana festeggia anche la patata

La manifestazione estiva combina gastronomia, cultura e rievocazione della vita tradizionale.

Perché visitare Gragnana

Gragnana è uno dei borghi dell’Alta Garfagnana nei quali il paesaggio permette ancora di leggere chiaramente la storia. Tutto parte dalla strada. Prima delle automobili, per andare dalla valle del Serchio alla Lunigiana bisognava attraversare la montagna. Uno dei percorsi più importanti saliva verso Gragnana e raggiungeva il Passo di Tea. Per controllare quella strada venne costruito un castello. Intorno al castello crebbe una famiglia signorile abbastanza importante da estendere i propri interessi su entrambi i versanti dell’Appennino. Poi arrivò Castruccio Castracani. Il castello perse progressivamente la propria funzione e il centro della vita si spostò verso il paese attuale. Ma le tracce non sono scomparse. Sull’altura rimangono i ruderi della fortificazione e dell’antica Santa Margherita. Più in basso sopravvivono il ponte medievale e il vecchio mulino. Nel paese le chiese raccontano invece la devozione della comunità, dalla leggenda della campana del 1257 capace di scacciare la peste fino all’Oratorio di San Rocco. Oggi possiamo attraversare Gragnana in automobile in pochi minuti. Per comprenderla davvero, però, bisogna immaginare il territorio a piedi. Bisogna seguire idealmente il pellegrino che arriva dalla Lunigiana, supera il Passo di Tea, vede il castello sopra il paese, scende verso Gragnana e prosegue sul ponte in direzione di San Michele e Piazza al Serchio. È allora che il piccolo borgo rivela la propria importanza. Gragnana non era alla fine di una strada. Era lungo una strada. E per secoli quella strada fu una delle porte attraverso le quali Garfagnana e Lunigiana comunicavano tra loro.
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