Gragnanella: storia,
San Bartolomeo e tradizioni di un antico borgo della Garfagnana
Gragnanella
è una frazione del Comune di
Castelnuovo di Garfagnana
, in provincia di Lucca.
Il piccolo paese sorge a circa
480 metri di altitudine
, su un
colle alle ultime pendici dei rilievi apuani, in posizione aperta sulla
valle.
La parte più antica dell'abitato presenta un aspetto
particolarmente caratteristico.
Le case sono raccolte le une accanto alle altre, gli
accessi sono segnati da archi e passaggi e l'intero nucleo ricorda
ancora la struttura di una
piccola
rocca
.
Al centro si trova la
Chiesa di San Bartolomeo Apostolo
, cuore religioso della
comunità.
Ma Gragnanella conserva anche una storia fatta di
confini, castelli scomparsi, dominio lucchese ed estense, rivalità con i
paesi vicini, castagneti, terremoti e antiche tradizioni popolari.
Tra queste spicca il
Canto del Maggio
, una delle espressioni più caratteristiche
della cultura popolare della Garfagnana.
Un piccolo borgo sopra la valle
Gragnanella occupa una posizione particolarmente
favorevole.
Il paese si trova sui rilievi a nord di Castelnuovo di
Garfagnana, mentre il territorio della frazione scende verso il
fondovalle del Serchio.
Intorno si alternano boschi, prati e terreni agricoli.
Il nucleo antico rimane invece compatto.
È proprio questa concentrazione delle abitazioni a
dare al paese un carattere differente rispetto agli insediamenti rurali
più sparsi della valle.
Il paese vecchio
La parte storica di Gragnanella è costruita quasi come
un unico organismo.
Le abitazioni sono molto vicine.
Piccoli passaggi attraversano il borgo.
Archi e portali segnano alcuni degli accessi.
La chiesa occupa una posizione centrale.
Questa struttura ha fatto spesso descrivere
Gragnanella come una
piccola rocca
.
Non significa che tutte le case attuali appartengano
all'antica fortificazione, ma la forma compatta del paese conserva
chiaramente una logica difensiva.
Gragnana e Gragnanella
Uno degli aspetti più interessanti della storia locale
riguarda il nome.
La documentazione antica ricorda una
Gragnana
e successivamente una
Gragnanella superiore
.
Questo ha portato gli studiosi e gli storici locali a
ipotizzare l'esistenza di nuclei differenti o uno spostamento
dell'abitato nel corso del tempo.
Bisogna inoltre evitare di confondere Gragnanella con
l'attuale
Gragnana
, frazione
di Piazza al Serchio.
Sono località diverse, appartenenti storicamente anche
a differenti circoscrizioni ecclesiastiche.
Il documento del 952
La tradizione storiografica locale indica nel
952
una delle prime
attestazioni documentarie relative all'insediamento.
È una data molto antica.
Ci porta nell'Alto Medioevo, quando la Garfagnana era
organizzata in piccoli nuclei rurali, proprietà ecclesiastiche e
territori controllati da famiglie signorili.
La documentazione di questo periodo è frammentaria.
Per questo ogni riferimento scritto assume
un'importanza particolare nella ricostruzione della storia dei paesi.
Un'origine ancora più antica?
Alcune ricostruzioni locali hanno proposto origini
ancora precedenti, collegando il territorio prima alle popolazioni
liguri e poi alle vicende bizantine e longobarde.
Sono ipotesi suggestive, ma devono essere trattate con
prudenza.
La presenza antica dell'uomo in Garfagnana è
certamente documentata.
Attribuire però la fondazione dell'attuale Gragnanella
a una precisa popolazione richiede prove archeologiche e documentarie
più solide.
La storia sicura del borgo emerge soprattutto
attraverso le fonti medievali.
La Chiesa di San Bartolomeo
Il principale monumento di Gragnanella è la
Chiesa di San Bartolomeo Apostolo
.
La sua esistenza è documentata nel Medioevo.
Un riferimento particolarmente importante è legato
alla documentazione ecclesiastica del
1168
, nella quale compare una chiesa indicata come Ecclesia
Sancti Bartholomei de Gragnano.
L'identificazione viene riferita a Gragnanella perché
la chiesa apparteneva alla
Pieve di
Fosciana
, mentre l'altra Gragnana apparteneva a un diverso
territorio ecclesiastico.
La Pieve di Fosciana
Nel Medioevo Gragnanella dipendeva religiosamente
dalla
Pieve di San Giovanni di Fosciana
.
La pieve era il principale centro ecclesiastico di un
territorio molto più ampio rispetto a una moderna parrocchia.
Numerose chiese minori dipendevano da essa.
I fedeli vi facevano riferimento per sacramenti,
decime e altre funzioni religiose.
La nascita e lo sviluppo della chiesa di Gragnanella
rappresentarono quindi un passaggio importante verso una maggiore
autonomia della comunità.
San Bartolomeo Apostolo
Il patrono del paese è
San Bartolomeo Apostolo
.
La sua festa ricorre il
24 agosto
.
Bartolomeo appartiene al gruppo dei dodici Apostoli.
Nell'arte cristiana viene spesso raffigurato con un
coltello, simbolo del martirio che la tradizione gli attribuisce.
Il suo culto ebbe grande diffusione durante il
Medioevo.
La dedicazione della chiesa di Gragnanella appartiene
quindi pienamente alla cultura religiosa dell'epoca.
Il borgo intorno alla chiesa
San Bartolomeo si trova praticamente al centro del
nucleo antico.
Le case sembrano raccogliersi intorno all'edificio
religioso.
Questa disposizione racconta molto della società
tradizionale.
La chiesa non era semplicemente il luogo nel quale
assistere alla Messa.
Era il principale punto di riferimento della comunità.
Qui si celebravano battesimi, matrimoni e funerali.
Qui venivano ricordati i morti.
Qui si svolgevano le principali feste dell'anno.
Un antico castello
Le fonti storico-locali ricordano anche l'esistenza di
un
castello di Gragnanella
,
oggi scomparso.
Non bisogna immaginare necessariamente una grande
fortezza monumentale.
Nella Garfagnana medievale il termine castello poteva
indicare anche un piccolo insediamento fortificato.
La struttura compatta del borgo, gli archi e gli
accessi controllabili conservano ancora qualcosa di questa
organizzazione.
La fortificazione aveva probabilmente la funzione di
proteggere la comunità e controllare il territorio circostante.
Gragnanella lucchese
Durante il Medioevo Gragnanella compare tra le
comunità della
Vicaria di Castiglione
,
appartenente alla Repubblica di Lucca.
Il termine “comune” utilizzato nei documenti antichi
non deve essere interpretato nel senso amministrativo moderno.
Si trattava di una comunità rurale con proprie
consuetudini e rappresentanti, inserita però all'interno di una vicaria
più ampia.
La popolazione partecipava quindi alla gestione di
alcuni aspetti della vita locale.
Lucca e la Garfagnana
La Repubblica di Lucca cercò a lungo di mantenere il
controllo sulla Garfagnana.
Il territorio era però difficile da amministrare.
Le montagne rendevano complicate le comunicazioni.
Famiglie feudali conservavano antichi diritti.
Le comunità erano molto legate alle proprie autonomie.
Nel Quattrocento la guerra tra Lucca e Firenze rese la
situazione ancora più difficile.
Fu allora che numerosi paesi decisero di cambiare
alleanza.
Il passaggio agli Este
Nel
XV secolo
anche Gragnanella entrò nell'orbita degli
Este
.
Le comunità della zona si ribellarono al peso fiscale
e politico della dominazione lucchese e cercarono la protezione della
signoria ferrarese.
Gragnanella venne così inserita nella nuova
Vicaria di Castelnuovo
.
Cominciò una fase destinata a durare per diversi
secoli.
Il paese divenne parte della Garfagnana estense.
Castelnuovo capitale della provincia
Per Gragnanella il rapporto con
Castelnuovo di Garfagnana
divenne sempre più importante.
Castelnuovo era sede dei rappresentanti degli Este.
Qui veniva amministrata la giustizia.
Qui si teneva uno dei principali mercati della valle.
La Rocca rappresentava il potere ducale.
Gli abitanti di Gragnanella potevano raggiungere
facilmente il capoluogo per commerciare, sbrigare pratiche e acquistare
beni.
Una terra di confine
La Garfagnana estense non costituiva però un
territorio completamente uniforme.
Paesi appartenenti agli Este confinavano spesso con
comunità rimaste sotto Lucca.
I confini attraversavano boschi, campi e mulattiere.
Questo poteva provocare controversie.
Una sorgente, un pascolo o un terreno potevano
diventare motivo di discussione.
Anche la storia di Gragnanella conserva una celebre
vicenda legata proprio ai confini.
Il Castello tra Gragnanella e
Sillicano
Sul colle di fronte a Gragnanella esisteva una
località conosciuta come
il Castello
.
Il luogo si trovava nell'area di confine con
Sillicano
.
Secondo la ricostruzione tradizionale, qui venne
costruito un piccolo oratorio.
L'edificio comprendeva una cappella, un campanile e un
ambiente destinato al custode.
Proprio questo luogo divenne protagonista di una delle
storie più curiose tramandate nel paese.
Antonio Bertoni
La tradizione lega l'oratorio alla figura del
sacerdote
Antonio Bertoni
.
Bertoni viene ricordato come uomo particolarmente
devoto e attento alla propria comunità.
Secondo il racconto locale avrebbe visto una luce
sulla collina del Castello.
L'episodio avrebbe contribuito alla nascita del luogo
di culto.
Qui venne collocato un grande
Crocifisso ligneo
destinato a
diventare uno degli oggetti religiosi più importanti di Gragnanella.
Il Crocifisso
Il Crocifisso è un'opera lignea tradizionalmente
datata al
XVII secolo
.
La tradizione locale indica come materiale il
salice selvatico
.
La grande immagine di Cristo divenne oggetto di una
devozione particolarmente intensa.
Gli abitanti gli attribuivano una speciale capacità di
intercessione.
Proprio questa fama provocò però anche una
controversia con la vicina Sillicano.
La rivalità con Sillicano
La località del Castello si trovava infatti in una
zona territorialmente collegata a Sillicano.
Il Crocifisso era però venerato dagli abitanti di
Gragnanella.
Ne nacque una lunga disputa.
Storia documentata e racconto popolare finiscono qui
per mescolarsi.
La tradizione parla di tentativi di sottrarre
l'immagine e persino di scontri tra abitanti dei due paesi.
È uno di quei racconti che mostrano quanto forte fosse
un tempo l'identità delle singole comunità.
Il Duca di Modena
La controversia sarebbe arrivata fino alle autorità
estensi.
La tradizione locale attribuisce al duca
Ercole III d'Este
la decisione
definitiva.
Il Crocifisso sarebbe stato assegnato alla Chiesa di
San Bartolomeo di Gragnanella.
Da allora l'immagine è rimasta strettamente legata
alla comunità.
Il racconto è particolarmente significativo perché
intreccia religione, confini territoriali e potere politico.
La Festa del Crocifisso
Il grande Crocifisso è ancora oggi al centro di una
particolare tradizione religiosa.
A Gragnanella viene celebrata la
Festa del Santissimo Crocifisso
,
tradizionalmente legata a una cadenza decennale.
Per un piccolo paese si tratta di un appuntamento di
grande valore identitario.
Le feste straordinarie rappresentavano infatti
l'occasione per riunire non soltanto i residenti, ma anche persone
originarie del borgo trasferitesi altrove.
Il Crocifisso diventa così un simbolo della memoria
collettiva.
La chiesa nel Seicento
Nel corso del tempo San Bartolomeo subì diversi
interventi.
Le fonti locali ricordano problemi statici, in
particolare nella zona del coro, dovuti anche alle caratteristiche del
terreno.
All'inizio del
Seicento
la chiesa aveva già assunto buona parte
dell'impostazione successivamente conservata.
Come accade in moltissimi edifici religiosi della
Garfagnana, la struttura medievale venne quindi modificata e ampliata
nel corso dei secoli.
L'interno
L'interno di San Bartolomeo custodisce testimonianze
appartenenti a differenti periodi.
Il protagonista assoluto rimane il grande
Crocifisso ligneo
.
Per gli abitanti non rappresentava soltanto un'opera
d'arte.
Era soprattutto un'immagine devozionale.
Davanti al Crocifisso si pregava nei momenti di
difficoltà.
Le famiglie affidavano alla sua protezione malati,
raccolti e persone lontane.
Questa dimensione religiosa spiega la forza della
tradizione che ancora lo circonda.
La parrocchia
San Bartolomeo continua ancora oggi a essere la
parrocchia di riferimento di Gragnanella.
L'Arcidiocesi di Lucca mantiene la dedicazione a
San Bartolomeo Apostolo
e la
festa patronale del
24 agosto
.
La continuità è notevole.
A distanza di secoli dalla prima documentazione
medievale, lo stesso santo continua a identificare religiosamente il
paese.
Una comunità piccola ma antica
Le fonti locali ricordano circa
180 abitanti nel Seicento
.
Una descrizione del
1832
ne registrava invece
157
.
Sono numeri piccoli, ma abbastanza consistenti per una
comunità rurale.
Il confronto con il presente permette anche di capire
come Gragnanella abbia sempre mantenuto dimensioni relativamente
contenute.
La sua identità non dipese mai dalla grandezza, ma
dalla forza dei legami interni alla comunità.
Le case di pietra
L'architettura tradizionale riflette perfettamente
questa storia.
Le case venivano costruite con materiali reperibili
sul territorio.
La pietra formava le murature.
Il legname proveniva dai boschi.
Gli edifici erano addossati gli uni agli altri.
I locali inferiori potevano ospitare stalle, cantine e
depositi.
Ai piani superiori vivevano le famiglie.
Il borgo era contemporaneamente luogo di abitazione e
di lavoro.
I portali e gli archi
Particolarmente caratteristici sono gli
archi e i portali
che segnano
diversi passaggi del paese vecchio.
Questi elementi contribuiscono all'aspetto quasi
fortificato del nucleo.
Attraversare un arco significava entrare in uno spazio
raccolto, formato da case molto vicine.
È una caratteristica che rende Gragnanella differente
dai nuclei rurali costituiti prevalentemente da abitazioni sparse.
I castagneti
Intorno al paese il
castagno
ebbe per secoli un'importanza fondamentale.
I castagneti erano vere coltivazioni.
Il terreno veniva pulito.
Gli alberi venivano potati e innestati.
Durante l'autunno la raccolta impegnava intere
famiglie.
Le castagne potevano essere consumate fresche, bollite
o arrostite.
Una parte molto importante veniva però essiccata.
I metati
L'essiccazione avveniva nei tradizionali
metati
.
Le castagne venivano distribuite sopra un graticcio.
Al piano inferiore ardeva lentamente un fuoco.
Il calore e il fumo essiccavano i frutti nel corso di
diverse settimane.
Era necessario controllare continuamente il processo.
Terminata l'essiccazione, le castagne potevano essere
sbucciate e portate al mulino.
La farina di castagne
Dal mulino usciva la tradizionale
farina di neccio
.
Per secoli rappresentò uno degli alimenti principali
delle comunità montane.
Con essa si preparavano polente, necci e altre
pietanze.
La farina poteva essere conservata per l'inverno.
Il castagno era quindi molto più di un semplice
albero.
Era una delle principali garanzie contro la fame.
I campi
La posizione di Gragnanella permetteva anche lo
sfruttamento di terreni agricoli relativamente favorevoli.
Nei campi si coltivavano cereali, patate, legumi e
ortaggi.
Vicino alle abitazioni si trovavano piccoli orti.
Ogni famiglia cercava di produrre direttamente buona
parte degli alimenti necessari.
La disponibilità di denaro era limitata.
L'autosufficienza rappresentava quindi una necessità.
I prati e gli animali
I prati servivano soprattutto per produrre
fieno
.
Durante l'estate l'erba veniva falciata e lasciata
asciugare.
Il fieno veniva poi conservato per alimentare gli
animali durante l'inverno.
Bovini, pecore, capre, maiali e animali da cortile
completavano l'economia domestica.
Allevamento, agricoltura e bosco costituivano un unico
sistema.
Il Serchio
Il territorio della frazione scende verso il
Serchio
e arriva fino all'area
oggi interessata dal lago di Pontecosi.
Il fondovalle rappresentava una realtà molto
differente rispetto al borgo.
Qui si concentravano vie di comunicazione, terreni più
pianeggianti e successivamente infrastrutture moderne.
Gragnanella si trovava quindi in una posizione
intermedia tra il mondo del colle e quello del fondovalle.
Le mulattiere
Prima delle moderne strade, i collegamenti avvenivano
attraverso
mulattiere
.
Gragnanella era collegata a Castelnuovo, Filicaia,
Sillicano e alle altre comunità vicine.
Si camminava soprattutto a piedi.
I muli trasportavano merci e materiali.
Questi percorsi permettevano anche di raggiungere
campi, boschi e castagneti.
Il territorio era attraversato quotidianamente da una
fitta rete di movimenti.
Il rapporto con Filicaia
Particolarmente stretto è il rapporto con la vicina
Filicaia
.
Le due comunità sono separate amministrativamente:
Filicaia appartiene a Camporgiano, Gragnanella a Castelnuovo.
Culturalmente, però, esistono legami molto forti.
Uno dei più interessanti è rappresentato dalla
Compagnia di Maggianti di
Filicaia-Gragnanella
.
È una delle realtà che mantengono viva una delle
tradizioni popolari più caratteristiche della Garfagnana.
Il Canto del Maggio
Il
Canto del Maggio
ha origini molto antiche.
Alla base si trovano i canti primaverili con i quali
le comunità contadine celebravano il ritorno della bella stagione e
auspicavano fertilità e buoni raccolti.
Nel corso del tempo questa tradizione si trasformò in
una vera forma di teatro popolare.
I Maggianti rappresentano storie cantate in versi.
Costumi, musica e recitazione creano spettacoli che
possono durare diverse ore.
I Maggianti
Gli interpreti entrano in scena quasi in processione.
Il canto racconta storie di cavalieri, guerre, amori,
tradimenti e imprese eroiche.
Molti soggetti derivano dalla letteratura
cavalleresca.
Il mondo dell'Orlando Furioso e delle antiche
epopee entra così nella cultura orale dei contadini della Garfagnana.
È uno straordinario incontro tra letteratura colta e
tradizione popolare.
Filicaia-Gragnanella
La
Compagnia di
Filicaia-Gragnanella
rappresenta quindi un patrimonio culturale
particolarmente importante.
In un territorio nel quale molte tradizioni sono
scomparse con lo spopolamento, il Maggio continua a conservare la
memoria di un modo antico di raccontare.
Non era soltanto spettacolo.
Era anche un'occasione per incontrarsi, mangiare
insieme e rafforzare i rapporti tra le comunità.
La Prima guerra mondiale
La Prima guerra mondiale colpì anche Gragnanella.
Giovani del paese partirono per il fronte e alcuni non
tornarono.
La comunità decise molto presto di conservarne il
ricordo.
Il
17 agosto 1919
,
meno di un anno dopo la fine del conflitto, venne collocata sulla
facciata della Chiesa di San Bartolomeo una lapide dedicata ai caduti.
La lapide ai Caduti
La lapide è realizzata in
marmo bianco apuano
, con
inserti di marmo grigio-bluastro.
La scelta del materiale lega la memoria della guerra
direttamente alle montagne del territorio.
Sulla pietra sono incisi i nomi dei giovani morti
durante il conflitto.
In un paese di poche centinaia di persone, ogni nome
apparteneva a una famiglia conosciuta da tutti.
La guerra non era quindi una tragedia lontana.
Era entrata direttamente nelle case.
Il terremoto del 1920
Appena un anno dopo arrivò un'altra catastrofe.
Il
7 settembre 1920
un violentissimo terremoto colpì Garfagnana e Lunigiana.
A Gragnanella l'intensità raggiunse l'
VIII
grado della scala MCS
.
La scossa provocò danni seri al paese.
Due edifici vennero dichiarati inagibili e altri
cinque risultarono danneggiati.
Il crollo della volta
La Chiesa di San Bartolomeo subì danni particolarmente
importanti.
Il terremoto provocò il
crollo della volta della chiesa
.
Anche la canonica venne resa inabitabile.
Per una piccola comunità fu un colpo enorme.
L'edificio che per secoli aveva rappresentato il
centro della vita religiosa era improvvisamente inutilizzabile o
gravemente compromesso.
La ricostruzione
Negli anni successivi fu necessario intervenire.
La chiesa venne riparata.
Le abitazioni danneggiate furono consolidate o
ricostruite.
Il terremoto modificò l'aspetto di molti edifici.
Come in tanti altri paesi della Garfagnana, una parte
dell'architettura che oggi appare tradizionale conserva in realtà
importanti interventi novecenteschi dovuti proprio alla ricostruzione
post-sismica.
La Seconda guerra mondiale
Tra il
1944 e il 1945
la Garfagnana tornò al centro di eventi drammatici.
La Linea Gotica attraversava le montagne della Toscana
settentrionale.
Castelnuovo e il territorio circostante furono
coinvolti direttamente nella guerra.
Bombardamenti, sfollamenti, requisizioni e presenza di
militari trasformarono completamente la vita quotidiana.
Anche le piccole frazioni dovettero adattarsi a una
situazione di continua emergenza.
Il dopoguerra
Dopo il conflitto iniziò una trasformazione radicale.
Migliorarono le strade.
Arrivarono automobili e mezzi agricoli.
L'elettricità e i servizi moderni cambiarono le
abitazioni.
Castelnuovo offriva nuove possibilità di lavoro.
Molti giovani abbandonarono progressivamente
l'agricoltura.
La società contadina che aveva modellato Gragnanella
per secoli iniziò così a scomparire.
Il cambiamento del paesaggio
Anche il territorio cambiò.
I campi meno produttivi furono abbandonati.
Molti prati smisero di essere falciati.
I castagneti non ricevettero più le cure continue del
passato.
Il bosco iniziò a riconquistare terreni che erano
stati coltivati per generazioni.
Il paesaggio contemporaneo è quindi molto più verde
rispetto a quello che avrebbero conosciuto gli abitanti dell'Ottocento.
Le nuove case
Nel corso del Novecento l'abitato si sviluppò anche
fuori dal nucleo antico.
Nella zona periferica sorsero
nuove abitazioni
.
Il paese assunse così una doppia struttura.
Da una parte il vecchio borgo compatto, con San
Bartolomeo al centro.
Dall'altra le costruzioni più recenti distribuite
lungo le strade.
È una trasformazione tipica di molti paesi della
valle.
La vita comunitaria
Nonostante le piccole dimensioni, Gragnanella conserva
una forte vita comunitaria.
All'ingresso del paese si trova un'area polivalente
utilizzata per attività sportive e manifestazioni.
Durante l'estate diventa un punto di incontro.
È un esempio interessante di come la funzione degli
spazi comuni sia cambiata.
Un tempo la vita collettiva ruotava quasi
esclusivamente intorno alla chiesa e alle attività agricole.
Oggi esistono nuovi luoghi di aggregazione.
San Bartolomeo oggi
La Chiesa di San Bartolomeo Apostolo continua a
rappresentare il cuore simbolico di Gragnanella.
L'Arcidiocesi di Lucca registra ancora la parrocchia
con la dedicazione a
San Bartolomeo
Apostolo
e la festa patronale del
24 agosto
.
Il grande Crocifisso conserva un posto particolare
nella devozione locale.
La chiesa è quindi contemporaneamente monumento
storico, luogo di culto e custode della memoria della comunità.
Una comunità di confine
La storia di Gragnanella è caratterizzata anche dai
rapporti con i paesi vicini.
Castelnuovo rappresentava il centro amministrativo.
Fosciana fu per secoli il riferimento ecclesiastico.
Filicaia è legata alla tradizione del Maggio.
Sillicano compare nella storia della disputa per il
Crocifisso.
Questi rapporti dimostrano quanto sia sbagliato
immaginare i piccoli borghi come comunità isolate.
La montagna era attraversata continuamente da persone,
merci e tradizioni.
Gragnanella oggi
Oggi Gragnanella conserva ancora il carattere di un
piccolo borgo garfagnino.
Il paese vecchio rimane raccolto sul colle.
Gli archi e i portali ricordano la sua struttura
antica.
San Bartolomeo domina il nucleo.
Intorno si estendono boschi e terreni che scendono
verso il fondovalle.
La vicinanza a Castelnuovo permette di raggiungere
rapidamente i principali servizi senza cancellare l'identità rurale
della frazione.
Una storia nel Crocifisso
Tra tutti gli elementi di Gragnanella, il
Crocifisso
è forse quello che
racconta meglio l'identità del paese.
È un'opera religiosa.
È legato a una leggenda.
È stato al centro di una controversia territoriale.
È diventato oggetto di devozione.
Ha dato origine a una festa capace di riunire la
comunità.
Pochi oggetti riescono a condensare così bene storia,
fede e memoria popolare.
Una storia nel Maggio
Se il Crocifisso rappresenta la memoria religiosa, il
Canto del Maggio
rappresenta
quella popolare.
Le sue origini appartengono alla società contadina.
Il ritorno della primavera significava speranza per i
raccolti.
Da quei riti e da quei canti nacque nel tempo una
forma teatrale complessa.
La Compagnia di Filicaia-Gragnanella mantiene vivo
questo patrimonio.
È una continuità culturale preziosa in un territorio
profondamente trasformato dallo spopolamento.
Un borgo da riscoprire
Visitare Gragnanella significa scoprire una parte meno
conosciuta del territorio di Castelnuovo di Garfagnana.
La storia è nella forma raccolta del paese vecchio.
È negli archi e nei portali.
È nella Chiesa di San Bartolomeo, documentata dal
Medioevo.
È nel Crocifisso ligneo e nella singolare rivalità con
Sillicano.
È nella lapide dei caduti del 1919.
È nelle ferite lasciate dal terremoto del 1920.
È nei castagneti, nelle antiche mulattiere e nella
memoria della civiltà contadina.
Ed è nel
Canto del
Maggio
, che continua a trasformare antiche storie di cavalieri
e battaglie in una tradizione viva.
Gragnanella racconta così più di mille anni di
storia attraverso un piccolo nucleo di case raccolte intorno alla
propria chiesa: una comunità nata sulla montagna, passata da
Lucca agli Este
, colpita da
terremoti e guerre, ma ancora capace di conservare una fortissima
identità garfagnina. |