Isola Santa: storia,
lago e antico borgo nel cuore delle Alpi Apuane
Isola Santa
è una delle località più suggestive del
Comune di Careggine
, in provincia di Lucca, nel cuore delle
Alpi Apuane e della Garfagnana.
Il piccolo borgo sorge nella stretta valle della
Turrite Secca
, circondato da
montagne, boschi di castagno e ripide pareti rocciose.
Oggi le sue antiche case in pietra si affacciano sulle
acque verdi di un piccolo lago artificiale, creando uno dei paesaggi più
caratteristici della Garfagnana.
Ma Isola Santa non nacque come paese sul lago.
Per secoli fu un luogo di passaggio lungo una delle
antiche vie che collegavano la Garfagnana con la Versilia. La sua storia
è quella di viandanti, pellegrini, pastori e mercanti che attraversavano
a piedi le Alpi Apuane.
Solo nel Novecento, con la costruzione della diga
sulla Turrite Secca, il borgo assunse l'aspetto che conosciamo oggi.
Un luogo frequentato fin dalla
Preistoria
La storia del territorio di Isola Santa è molto più
antica del borgo medievale.
Le ricerche archeologiche effettuate nella zona hanno
infatti documentato la presenza dell'uomo già durante la
Preistoria
.
Tra il 1976 e il 1977 alcuni scavi archeologici
portarono alla luce testimonianze attribuite alle fasi finali del
Paleolitico e al Mesolitico.
Gruppi di cacciatori frequentarono ripetutamente
questa stretta valle, probabilmente attratti dalla presenza dell'acqua e
dalla posizione favorevole lungo i percorsi naturali attraverso le
montagne.
Isola Santa rappresenta quindi un luogo utilizzato
dall'uomo molti millenni prima della nascita del paese.
L'antica strada tra Garfagnana e
Versilia
Per comprendere la nascita di Isola Santa bisogna
osservare la sua posizione geografica.
La valle della Turrite Secca costituisce uno dei
passaggi naturali attraverso le Alpi Apuane.
Prima della costruzione delle strade moderne, chi
voleva spostarsi tra la
Garfagnana e la
Versilia
doveva affrontare lunghi e difficili percorsi
attraverso le montagne.
Una delle antiche vie saliva proprio da Isola Santa
verso la
Foce di Mosceta
,
attraversando il gruppo delle Panie e scendendo successivamente verso il
versante versiliese.
Era un viaggio faticoso e, soprattutto durante
l'inverno, poteva diventare pericoloso.
Per questo motivo lungo il percorso nacquero luoghi
nei quali viandanti e pellegrini potevano fermarsi e trovare riparo.
Isola Santa divenne uno di questi punti di assistenza.
L'Hospitale di San Jacopo
Il nucleo originario del borgo si sviluppò attorno a
un antico
hospitale dedicato a San
Jacopo
.
Gli hospitalia medievali non erano ospedali nel
significato moderno del termine.
Erano strutture destinate principalmente ad accogliere
viandanti, pellegrini e persone che percorrevano strade particolarmente
difficili.
Qui era possibile fermarsi, riposare e trovare
assistenza prima di affrontare il tratto successivo del viaggio.
La tradizione attribuisce la fondazione dell'ospitale
di Isola Santa alla
contessa Matilde di
Canossa
, anche se questa attribuzione appartiene alla
tradizione locale e deve essere considerata con prudenza.
Ciò che è documentato con certezza è l'esistenza
dell'insediamento religioso nel Medioevo.
San Jacopo e il documento del 1260
La chiesa di
San
Jacopo Apostolo
è documentata almeno dal
1260
.
Il piccolo edificio religioso era strettamente
collegato all'ospitale e alla funzione di assistenza esercitata dal
borgo.
La scelta di San Jacopo non è casuale.
San Giacomo era infatti uno dei santi maggiormente
legati al mondo dei pellegrinaggi medievali.
Per chi attraversava le montagne a piedi, la chiesa
rappresentava quindi non soltanto un luogo di culto, ma anche un simbolo
di protezione durante il viaggio.
Ancora oggi San Giacomo Apostolo rimane il patrono
della comunità, tradizionalmente celebrato il
25 luglio
.
Una possibile torre di guardia
Isola Santa potrebbe avere avuto anche una funzione di
controllo del territorio.
Prima della costruzione del lago, il paese si trovava
nel punto in cui la valle della Turrite Secca si restringeva
notevolmente.
La strada attraversava il torrente mediante un ponte e
il passaggio poteva essere facilmente sorvegliato.
Antiche testimonianze ricordano inoltre la presenza di
una
torre
, probabilmente
situata nei pressi dell'attuale Via della Torre.
È quindi possibile che Isola Santa svolgesse
contemporaneamente più funzioni: luogo di assistenza per i viandanti,
centro religioso e punto di controllo della strada.
Dall'ospitale alla chiesa
Con il passare dei secoli l'antico ospitale perse
progressivamente la propria funzione originaria.
Il piccolo edificio religioso divenne sempre più
importante per gli abitanti della valle.
Nel
1564
il
vescovo di Lucca autorizzò l'utilizzo della struttura come oratorio.
La decisione rispondeva soprattutto a una necessità
pratica.
Per gli abitanti di Isola Santa era infatti difficile
raggiungere regolarmente la
Pieve di
San Pietro di Careggine
, dalla quale dipendevano.
Le distanze, le condizioni delle mulattiere e il clima
invernale rendevano gli spostamenti particolarmente impegnativi.
Avere un luogo di culto nel paese significava quindi
migliorare notevolmente la vita della comunità.
La trasformazione nel Seicento
All'inizio del
Seicento
la chiesa venne ampliata.
La comunità partecipò alla realizzazione dei lavori e
venne costruita anche una piccola sagrestia.
L'edificio che si sviluppò nel corso del tempo
incorporò parti dell'antico ospitale e del precedente oratorio.
Successivamente vennero realizzate la canonica e altre
strutture collegate alla vita religiosa.
Anche una vecchia torre venne utilizzata per la
realizzazione del campanile.
La chiesa divenne così il vero centro del piccolo
borgo.
Isola Santa e Capanne di Careggine
La storia religiosa di Isola Santa è strettamente
collegata a quella di
Capanne di
Careggine
.
Per molto tempo gli abitanti di Capanne dipendevano
infatti dalla comunità religiosa di Isola Santa.
Raggiungere la chiesa comportava però un viaggio
difficile attraverso la montagna.
Nel
1683
a
Capanne venne quindi costruito un oratorio dedicato a San Pellegrino.
Un secolo più tardi, nel
1783
, la parrocchia venne
trasferita da Isola Santa a Capanne.
La decisione provocò contrasti tra le due comunità.
La controversia si concluse soltanto nell'Ottocento,
quando Isola Santa e Capanne ottennero una propria autonomia religiosa.
San Giacomo Apostolo
La comunità di Isola Santa rimase profondamente legata
a
San Giacomo Apostolo
,
chiamato localmente anche San Jacopo.
La festa patronale viene celebrata il
25 luglio
.
Per una piccola comunità di montagna la festa del
patrono rappresentava uno dei momenti più importanti dell'anno.
La celebrazione religiosa diventava anche occasione
per riunire le famiglie, incontrare parenti e abitanti delle località
vicine e rafforzare l'identità del paese.
La presenza di San Giacomo richiama inoltre
direttamente l'antica funzione di Isola Santa come luogo di accoglienza
per pellegrini e viandanti.
Un borgo lungo la Turrite Secca
Prima della costruzione della diga, Isola Santa aveva
un aspetto completamente diverso.
Le case erano raccolte lungo le rive della
Turrite Secca
, nel fondo della
stretta valle.
Una strada attraversava il paese e un antico
ponte in pietra ad arco
permetteva di superare il torrente.
Vicino al ponte si trovava il
Molino di Mosceta
.
Il mulino sfruttava la forza dell'acqua ed era una
struttura fondamentale per l'economia locale.
Cereali e castagne potevano essere trasformati in
farina, ingrediente indispensabile per l'alimentazione delle famiglie.
Ponte, mulino, case e chiesa formavano quindi un
piccolo ma vitale insediamento montano.
La civiltà del castagno
Anche a Isola Santa il
castagno
rappresentò per
secoli una delle principali risorse.
I boschi che circondano il paese fornivano castagne,
legna e materiale da costruzione.
Le castagne venivano raccolte in autunno, essiccate
nei metati e successivamente macinate.
La farina ottenuta poteva essere conservata durante
l'inverno ed era utilizzata per preparare numerosi piatti della cucina
tradizionale.
Il castagno era così importante da essere chiamato in
tutta la Garfagnana
“l'albero del pane”
.
Il bosco non rappresentava quindi semplicemente il
paesaggio intorno al paese.
Era parte integrante dell'economia e della
sopravvivenza della comunità.
Pastori, viandanti e commerci
L'antica strada che attraversava Isola Santa non era
utilizzata soltanto dai pellegrini.
Vi passavano anche
pastori, contadini e commercianti
.
Per secoli la Garfagnana mantenne intensi rapporti con
la Versilia.
Attraverso le montagne venivano trasportati prodotti
agricoli, formaggi e altri beni, mentre dalla costa arrivavano merci
difficili da reperire nell'entroterra.
Tra queste aveva particolare importanza il
sale
, indispensabile per
l'alimentazione e per la conservazione dei cibi.
Isola Santa si trovava quindi lungo una vera arteria
commerciale della montagna.
Le mulattiere verso Mosceta
Da Isola Santa partiva uno dei più importanti percorsi
verso la
Foce di Mosceta
.
Il sentiero saliva attraverso le montagne e permetteva
di raggiungere il versante versiliese delle Apuane.
Oggi queste vie vengono percorse soprattutto dagli
escursionisti.
In passato erano invece vere strade.
Uomini e animali da soma trasportavano merci lungo
percorsi ripidi e difficili, affrontando dislivelli considerevoli.
Le mulattiere costituivano una rete capillare che
collegava Isola Santa con Careggine, Capanne, Col di Favilla, Mosceta e
numerose altre località.
La grande trasformazione del
Novecento
La storia di Isola Santa cambiò radicalmente dopo la
Seconda guerra mondiale
.
La crescente richiesta di energia portò alla
realizzazione di numerosi impianti idroelettrici nelle vallate montane.
Anche la Turrite Secca venne scelta per la costruzione
di uno sbarramento.
Nel
1949
venne realizzata la diga destinata alla produzione di energia
idroelettrica.
Le acque del torrente iniziarono così a riempire il
bacino davanti al paese.
Nel giro di poco tempo il paesaggio che aveva
caratterizzato Isola Santa per secoli scomparve.
La nascita del Lago di Isola Santa
Con la costruzione della diga nacque il
Lago di Isola Santa
.
Le acque sommersero una parte dell'antico abitato.
Scomparvero sotto il lago soprattutto il
vecchio ponte ad arco e il Molino di
Mosceta
, insieme ad altre strutture situate nella parte più
bassa della valle.
Le case rimaste si trovarono improvvisamente
affacciate direttamente sull'acqua.
Il borgo medievale di montagna divenne così il paese
sul lago che conosciamo oggi.
Le acque, spesso caratterizzate da intense tonalità
verdi, riflettono le case in pietra e i boschi circostanti creando un
paesaggio particolarmente suggestivo.
Un chiarimento: Isola Santa non è
Fabbriche di Careggine
Isola Santa viene talvolta confusa con
Fabbriche di Careggine
, il
celebre paese sommerso dal Lago di Vagli.
Si tratta però di due situazioni molto diverse.
Isola Santa non è un
paese interamente sommerso.
Il nucleo storico principale è ancora visibile sulle
rive del lago e può essere visitato normalmente.
Solo la parte più bassa dell'antico insediamento venne
coperta dalle acque, compresi il ponte e il Molino di Mosceta.
Fabbriche di Careggine, invece, si trova sotto le
acque del Lago di Vagli.
La distinzione è importante per comprendere
correttamente la storia dei due paesi.
Lo spopolamento
La costruzione della diga ebbe conseguenze profonde
sulla vita degli abitanti.
Le variazioni del livello dell'acqua contribuirono a
creare problemi di stabilità ad alcune abitazioni situate sulle rive.
Molte famiglie iniziarono progressivamente ad
abbandonare il vecchio borgo.
Una parte degli abitanti si trasferì in edifici
costruiti più in alto, lungo la strada moderna.
Nel corso dei decenni Isola Santa perse così gran
parte della propria popolazione.
Negli anni Ottanta l'antico paese era ormai quasi
completamente abbandonato.
La rinascita del borgo
La storia di Isola Santa non terminò però con
l'abbandono.
A partire dagli ultimi decenni del Novecento e
soprattutto nei primi anni Duemila vennero avviati interventi di
recupero.
Diverse abitazioni furono restaurate rispettando, per
quanto possibile, l'aspetto tradizionale.
Particolare attenzione venne dedicata alle
case in pietra e alle caratteristiche
coperture realizzate con lastre di pietra
.
Una parte degli edifici è stata recuperata anche per
finalità turistiche.
Il vecchio paese è così tornato progressivamente a
vivere.
Un borgo tra pietra e acqua
Oggi il fascino di Isola Santa nasce soprattutto dal
rapporto tra l'architettura e il paesaggio.
Le case sembrano scendere direttamente verso il lago.
Strette vie attraversano il piccolo nucleo storico,
mentre la chiesa di San Jacopo domina una parte dell'abitato.
Tutto intorno si innalzano le montagne delle Alpi
Apuane.
È difficile immaginare, osservando questo paesaggio,
che fino alla metà del Novecento al posto del lago scorresse
semplicemente la Turrite Secca e che una strada con un ponte
attraversasse il fondovalle.
La Pollaccia
Poco distante dal borgo si trova un altro luogo
particolarmente interessante: la
Pollaccia
.
Si tratta di una potente risorgiva carsica che
contribuisce ad alimentare il lago.
L'acqua proveniente dall'interno delle montagne
riemerge in superficie dopo aver percorso il complesso sistema
sotterraneo delle Alpi Apuane.
Una passeggiata lungo la sponda del lago permette di
avvicinarsi alla zona della risorgiva.
La Pollaccia ricorda quanto il paesaggio delle Apuane
sia strettamente legato alla presenza dell'acqua e ai fenomeni carsici.
Nel cuore delle Alpi Apuane
Isola Santa rappresenta anche un importante punto di
partenza per conoscere le
Alpi Apuane
.
Dal territorio circostante partono sentieri diretti
verso alcune delle montagne più spettacolari della catena.
Gli itinerari permettono di raggiungere zone collegate
al
Monte Sumbra
, alla
Pania della Croce
, alla
Pania Secca
, al
Pizzo delle Saette
e alla Foce
di Mosceta.
Altri percorsi conducono verso Capanne di Careggine e
gli antichi insediamenti pastorali.
I sentieri utilizzati oggi dagli escursionisti seguono
spesso vie percorse per secoli da pastori, boscaioli, pellegrini e
commercianti.
Isola Santa oggi
Oggi
Isola Santa
è uno dei luoghi più riconoscibili del Comune di Careggine e dell'intera
Garfagnana.
Il borgo unisce elementi che appartengono a epoche
molto diverse.
Le testimonianze preistoriche raccontano una
frequentazione umana antichissima.
L'ospitale e la chiesa di San Jacopo ricordano i
pellegrini e i viandanti del Medioevo.
Le vecchie mulattiere raccontano i commerci tra
Garfagnana e Versilia.
Il Molino di Mosceta e i castagneti testimoniano
invece l'antica economia rurale.
Infine, il lago artificiale racconta la grande
trasformazione avvenuta nel Novecento con la costruzione della diga.
Visitare Isola Santa significa quindi osservare un
paesaggio nel quale
natura e storia si
sono sovrapposte continuamente
.
Le case in pietra riflesse nell'acqua rappresentano
oggi l'immagine più conosciuta del paese, ma dietro quella fotografia si
nasconde una storia molto più complessa.
È la storia di un antico luogo di passaggio diventato
comunità, poi quasi abbandonato e infine recuperato.
Un piccolo borgo delle Alpi Apuane sospeso tra
pietra, boschi e acqua
, dove
il lago moderno custodisce sotto la propria superficie una parte del
paese che esisteva prima della diga. |