Isola Santa - Careggine

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Isola Santa

Isola Santa

Cartello

Case sopra strada

Case sopra strada

Case sopra strada

Case sopra strada

Case sopra strada

Il gatto di qualcuno

L'antico borgo sotto strada

Vista dalla strada

Vista dalla strada

Vista dalla strada

Torre campanaria

Vista dalla strada

Vista dalla strada

Vista dalla strada

Vista dalla strada

In paese

In paese

In paese

In paese

Il bar

Case

Sulla torre

Nella torre

Locandina

La torre campanaria

La chiesa di San Jacopo

Cartello

La chiesa di San Jacopo

La banchina

Casupola

Dentro alla casupola

In paese

In paese

Il laghetto

Il pontile

Il laghetto

L'invaso

Il laghetto

Tetti

Tetti

Vista dalla strada

Vista

Casa

Vista

Casa

Vista

Base dela torre campanaria

Particolare sula torre

Sulla torre

Torre campanaria

La Chiesa San Jacopo (vuota)

Casolare vuoto

Ingresso al casolare

Vista dal casolare

Vista dal casolare

Il lago artificiale

La diga

La riva del lago

Dalla Chiesa

Percorso dalla Chiesa

In paese

Orto

Nel paese

Il borgo

In paese

Casa

In paese

In paese

Vista dalla strada

Vista dalla strada

Vista dalla strada

Vista dalla strada

Isola Santa

La diga

La diga

La diga

La diga

Vista

Vista

Vista

Vista

Vista

Vista

Vista

Vista

Vista

Informazioni storiche, culturali della località.

Isola Santa: storia, lago e antico borgo nel cuore delle Alpi Apuane

Isola Santa è una delle località più suggestive del Comune di Careggine , in provincia di Lucca, nel cuore delle Alpi Apuane e della Garfagnana. Il piccolo borgo sorge nella stretta valle della Turrite Secca , circondato da montagne, boschi di castagno e ripide pareti rocciose. Oggi le sue antiche case in pietra si affacciano sulle acque verdi di un piccolo lago artificiale, creando uno dei paesaggi più caratteristici della Garfagnana. Ma Isola Santa non nacque come paese sul lago. Per secoli fu un luogo di passaggio lungo una delle antiche vie che collegavano la Garfagnana con la Versilia. La sua storia è quella di viandanti, pellegrini, pastori e mercanti che attraversavano a piedi le Alpi Apuane. Solo nel Novecento, con la costruzione della diga sulla Turrite Secca, il borgo assunse l'aspetto che conosciamo oggi.

Un luogo frequentato fin dalla Preistoria

La storia del territorio di Isola Santa è molto più antica del borgo medievale. Le ricerche archeologiche effettuate nella zona hanno infatti documentato la presenza dell'uomo già durante la Preistoria . Tra il 1976 e il 1977 alcuni scavi archeologici portarono alla luce testimonianze attribuite alle fasi finali del Paleolitico e al Mesolitico. Gruppi di cacciatori frequentarono ripetutamente questa stretta valle, probabilmente attratti dalla presenza dell'acqua e dalla posizione favorevole lungo i percorsi naturali attraverso le montagne. Isola Santa rappresenta quindi un luogo utilizzato dall'uomo molti millenni prima della nascita del paese.

L'antica strada tra Garfagnana e Versilia

Per comprendere la nascita di Isola Santa bisogna osservare la sua posizione geografica. La valle della Turrite Secca costituisce uno dei passaggi naturali attraverso le Alpi Apuane. Prima della costruzione delle strade moderne, chi voleva spostarsi tra la Garfagnana e la Versilia doveva affrontare lunghi e difficili percorsi attraverso le montagne. Una delle antiche vie saliva proprio da Isola Santa verso la Foce di Mosceta , attraversando il gruppo delle Panie e scendendo successivamente verso il versante versiliese. Era un viaggio faticoso e, soprattutto durante l'inverno, poteva diventare pericoloso. Per questo motivo lungo il percorso nacquero luoghi nei quali viandanti e pellegrini potevano fermarsi e trovare riparo. Isola Santa divenne uno di questi punti di assistenza.

L'Hospitale di San Jacopo

Il nucleo originario del borgo si sviluppò attorno a un antico hospitale dedicato a San Jacopo . Gli hospitalia medievali non erano ospedali nel significato moderno del termine. Erano strutture destinate principalmente ad accogliere viandanti, pellegrini e persone che percorrevano strade particolarmente difficili. Qui era possibile fermarsi, riposare e trovare assistenza prima di affrontare il tratto successivo del viaggio. La tradizione attribuisce la fondazione dell'ospitale di Isola Santa alla contessa Matilde di Canossa , anche se questa attribuzione appartiene alla tradizione locale e deve essere considerata con prudenza. Ciò che è documentato con certezza è l'esistenza dell'insediamento religioso nel Medioevo.

San Jacopo e il documento del 1260

La chiesa di San Jacopo Apostolo è documentata almeno dal 1260 . Il piccolo edificio religioso era strettamente collegato all'ospitale e alla funzione di assistenza esercitata dal borgo. La scelta di San Jacopo non è casuale. San Giacomo era infatti uno dei santi maggiormente legati al mondo dei pellegrinaggi medievali. Per chi attraversava le montagne a piedi, la chiesa rappresentava quindi non soltanto un luogo di culto, ma anche un simbolo di protezione durante il viaggio. Ancora oggi San Giacomo Apostolo rimane il patrono della comunità, tradizionalmente celebrato il 25 luglio .

Una possibile torre di guardia

Isola Santa potrebbe avere avuto anche una funzione di controllo del territorio. Prima della costruzione del lago, il paese si trovava nel punto in cui la valle della Turrite Secca si restringeva notevolmente. La strada attraversava il torrente mediante un ponte e il passaggio poteva essere facilmente sorvegliato. Antiche testimonianze ricordano inoltre la presenza di una torre , probabilmente situata nei pressi dell'attuale Via della Torre. È quindi possibile che Isola Santa svolgesse contemporaneamente più funzioni: luogo di assistenza per i viandanti, centro religioso e punto di controllo della strada.

Dall'ospitale alla chiesa

Con il passare dei secoli l'antico ospitale perse progressivamente la propria funzione originaria. Il piccolo edificio religioso divenne sempre più importante per gli abitanti della valle. Nel 1564 il vescovo di Lucca autorizzò l'utilizzo della struttura come oratorio. La decisione rispondeva soprattutto a una necessità pratica. Per gli abitanti di Isola Santa era infatti difficile raggiungere regolarmente la Pieve di San Pietro di Careggine , dalla quale dipendevano. Le distanze, le condizioni delle mulattiere e il clima invernale rendevano gli spostamenti particolarmente impegnativi. Avere un luogo di culto nel paese significava quindi migliorare notevolmente la vita della comunità.

La trasformazione nel Seicento

All'inizio del Seicento la chiesa venne ampliata. La comunità partecipò alla realizzazione dei lavori e venne costruita anche una piccola sagrestia. L'edificio che si sviluppò nel corso del tempo incorporò parti dell'antico ospitale e del precedente oratorio. Successivamente vennero realizzate la canonica e altre strutture collegate alla vita religiosa. Anche una vecchia torre venne utilizzata per la realizzazione del campanile. La chiesa divenne così il vero centro del piccolo borgo.

Isola Santa e Capanne di Careggine

La storia religiosa di Isola Santa è strettamente collegata a quella di Capanne di Careggine . Per molto tempo gli abitanti di Capanne dipendevano infatti dalla comunità religiosa di Isola Santa. Raggiungere la chiesa comportava però un viaggio difficile attraverso la montagna. Nel 1683 a Capanne venne quindi costruito un oratorio dedicato a San Pellegrino. Un secolo più tardi, nel 1783 , la parrocchia venne trasferita da Isola Santa a Capanne. La decisione provocò contrasti tra le due comunità. La controversia si concluse soltanto nell'Ottocento, quando Isola Santa e Capanne ottennero una propria autonomia religiosa.

San Giacomo Apostolo

La comunità di Isola Santa rimase profondamente legata a San Giacomo Apostolo , chiamato localmente anche San Jacopo. La festa patronale viene celebrata il 25 luglio . Per una piccola comunità di montagna la festa del patrono rappresentava uno dei momenti più importanti dell'anno. La celebrazione religiosa diventava anche occasione per riunire le famiglie, incontrare parenti e abitanti delle località vicine e rafforzare l'identità del paese. La presenza di San Giacomo richiama inoltre direttamente l'antica funzione di Isola Santa come luogo di accoglienza per pellegrini e viandanti.

Un borgo lungo la Turrite Secca

Prima della costruzione della diga, Isola Santa aveva un aspetto completamente diverso. Le case erano raccolte lungo le rive della Turrite Secca , nel fondo della stretta valle. Una strada attraversava il paese e un antico ponte in pietra ad arco permetteva di superare il torrente. Vicino al ponte si trovava il Molino di Mosceta . Il mulino sfruttava la forza dell'acqua ed era una struttura fondamentale per l'economia locale. Cereali e castagne potevano essere trasformati in farina, ingrediente indispensabile per l'alimentazione delle famiglie. Ponte, mulino, case e chiesa formavano quindi un piccolo ma vitale insediamento montano.

La civiltà del castagno

Anche a Isola Santa il castagno rappresentò per secoli una delle principali risorse. I boschi che circondano il paese fornivano castagne, legna e materiale da costruzione. Le castagne venivano raccolte in autunno, essiccate nei metati e successivamente macinate. La farina ottenuta poteva essere conservata durante l'inverno ed era utilizzata per preparare numerosi piatti della cucina tradizionale. Il castagno era così importante da essere chiamato in tutta la Garfagnana “l'albero del pane” . Il bosco non rappresentava quindi semplicemente il paesaggio intorno al paese. Era parte integrante dell'economia e della sopravvivenza della comunità.

Pastori, viandanti e commerci

L'antica strada che attraversava Isola Santa non era utilizzata soltanto dai pellegrini. Vi passavano anche pastori, contadini e commercianti . Per secoli la Garfagnana mantenne intensi rapporti con la Versilia. Attraverso le montagne venivano trasportati prodotti agricoli, formaggi e altri beni, mentre dalla costa arrivavano merci difficili da reperire nell'entroterra. Tra queste aveva particolare importanza il sale , indispensabile per l'alimentazione e per la conservazione dei cibi. Isola Santa si trovava quindi lungo una vera arteria commerciale della montagna.

Le mulattiere verso Mosceta

Da Isola Santa partiva uno dei più importanti percorsi verso la Foce di Mosceta . Il sentiero saliva attraverso le montagne e permetteva di raggiungere il versante versiliese delle Apuane. Oggi queste vie vengono percorse soprattutto dagli escursionisti. In passato erano invece vere strade. Uomini e animali da soma trasportavano merci lungo percorsi ripidi e difficili, affrontando dislivelli considerevoli. Le mulattiere costituivano una rete capillare che collegava Isola Santa con Careggine, Capanne, Col di Favilla, Mosceta e numerose altre località.

La grande trasformazione del Novecento

La storia di Isola Santa cambiò radicalmente dopo la Seconda guerra mondiale . La crescente richiesta di energia portò alla realizzazione di numerosi impianti idroelettrici nelle vallate montane. Anche la Turrite Secca venne scelta per la costruzione di uno sbarramento. Nel 1949 venne realizzata la diga destinata alla produzione di energia idroelettrica. Le acque del torrente iniziarono così a riempire il bacino davanti al paese. Nel giro di poco tempo il paesaggio che aveva caratterizzato Isola Santa per secoli scomparve.

La nascita del Lago di Isola Santa

Con la costruzione della diga nacque il Lago di Isola Santa . Le acque sommersero una parte dell'antico abitato. Scomparvero sotto il lago soprattutto il vecchio ponte ad arco e il Molino di Mosceta , insieme ad altre strutture situate nella parte più bassa della valle. Le case rimaste si trovarono improvvisamente affacciate direttamente sull'acqua. Il borgo medievale di montagna divenne così il paese sul lago che conosciamo oggi. Le acque, spesso caratterizzate da intense tonalità verdi, riflettono le case in pietra e i boschi circostanti creando un paesaggio particolarmente suggestivo.

Un chiarimento: Isola Santa non è Fabbriche di Careggine

Isola Santa viene talvolta confusa con Fabbriche di Careggine , il celebre paese sommerso dal Lago di Vagli. Si tratta però di due situazioni molto diverse. Isola Santa non è un paese interamente sommerso. Il nucleo storico principale è ancora visibile sulle rive del lago e può essere visitato normalmente. Solo la parte più bassa dell'antico insediamento venne coperta dalle acque, compresi il ponte e il Molino di Mosceta. Fabbriche di Careggine, invece, si trova sotto le acque del Lago di Vagli. La distinzione è importante per comprendere correttamente la storia dei due paesi.

Lo spopolamento

La costruzione della diga ebbe conseguenze profonde sulla vita degli abitanti. Le variazioni del livello dell'acqua contribuirono a creare problemi di stabilità ad alcune abitazioni situate sulle rive. Molte famiglie iniziarono progressivamente ad abbandonare il vecchio borgo. Una parte degli abitanti si trasferì in edifici costruiti più in alto, lungo la strada moderna. Nel corso dei decenni Isola Santa perse così gran parte della propria popolazione. Negli anni Ottanta l'antico paese era ormai quasi completamente abbandonato.

La rinascita del borgo

La storia di Isola Santa non terminò però con l'abbandono. A partire dagli ultimi decenni del Novecento e soprattutto nei primi anni Duemila vennero avviati interventi di recupero. Diverse abitazioni furono restaurate rispettando, per quanto possibile, l'aspetto tradizionale. Particolare attenzione venne dedicata alle case in pietra e alle caratteristiche coperture realizzate con lastre di pietra . Una parte degli edifici è stata recuperata anche per finalità turistiche. Il vecchio paese è così tornato progressivamente a vivere.

Un borgo tra pietra e acqua

Oggi il fascino di Isola Santa nasce soprattutto dal rapporto tra l'architettura e il paesaggio. Le case sembrano scendere direttamente verso il lago. Strette vie attraversano il piccolo nucleo storico, mentre la chiesa di San Jacopo domina una parte dell'abitato. Tutto intorno si innalzano le montagne delle Alpi Apuane. È difficile immaginare, osservando questo paesaggio, che fino alla metà del Novecento al posto del lago scorresse semplicemente la Turrite Secca e che una strada con un ponte attraversasse il fondovalle.

La Pollaccia

Poco distante dal borgo si trova un altro luogo particolarmente interessante: la Pollaccia . Si tratta di una potente risorgiva carsica che contribuisce ad alimentare il lago. L'acqua proveniente dall'interno delle montagne riemerge in superficie dopo aver percorso il complesso sistema sotterraneo delle Alpi Apuane. Una passeggiata lungo la sponda del lago permette di avvicinarsi alla zona della risorgiva. La Pollaccia ricorda quanto il paesaggio delle Apuane sia strettamente legato alla presenza dell'acqua e ai fenomeni carsici.

Nel cuore delle Alpi Apuane

Isola Santa rappresenta anche un importante punto di partenza per conoscere le Alpi Apuane . Dal territorio circostante partono sentieri diretti verso alcune delle montagne più spettacolari della catena. Gli itinerari permettono di raggiungere zone collegate al Monte Sumbra , alla Pania della Croce , alla Pania Secca , al Pizzo delle Saette e alla Foce di Mosceta. Altri percorsi conducono verso Capanne di Careggine e gli antichi insediamenti pastorali. I sentieri utilizzati oggi dagli escursionisti seguono spesso vie percorse per secoli da pastori, boscaioli, pellegrini e commercianti.

Isola Santa oggi

Oggi Isola Santa è uno dei luoghi più riconoscibili del Comune di Careggine e dell'intera Garfagnana. Il borgo unisce elementi che appartengono a epoche molto diverse. Le testimonianze preistoriche raccontano una frequentazione umana antichissima. L'ospitale e la chiesa di San Jacopo ricordano i pellegrini e i viandanti del Medioevo. Le vecchie mulattiere raccontano i commerci tra Garfagnana e Versilia. Il Molino di Mosceta e i castagneti testimoniano invece l'antica economia rurale. Infine, il lago artificiale racconta la grande trasformazione avvenuta nel Novecento con la costruzione della diga. Visitare Isola Santa significa quindi osservare un paesaggio nel quale natura e storia si sono sovrapposte continuamente . Le case in pietra riflesse nell'acqua rappresentano oggi l'immagine più conosciuta del paese, ma dietro quella fotografia si nasconde una storia molto più complessa. È la storia di un antico luogo di passaggio diventato comunità, poi quasi abbandonato e infine recuperato. Un piccolo borgo delle Alpi Apuane sospeso tra pietra, boschi e acqua , dove il lago moderno custodisce sotto la propria superficie una parte del paese che esisteva prima della diga.
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