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LivignanoUn piccolo borgo medievale dell’Alta GarfagnanaLivignano è una frazione del comune di Piazza al Serchio, nell’Alta Garfagnana, in provincia di Lucca. È un piccolo borgo appenninico immerso in un paesaggio di boschi, prati e antichi terreni agricoli. Le sue dimensioni attuali sono ridotte, ma la storia del paese è molto più importante di quanto si potrebbe immaginare osservandolo per la prima volta. Il Comune di Piazza al Serchio descrive Livignano come un borgo di origine antica, possedimento dei vescovi di Lucca già intorno all’anno Mille e successivamente legato alla parte ghibellina. Soprattutto, il paese conserva ancora scorci che permettono di riconoscere la struttura del vecchio insediamento medievale. Non ci troviamo davanti a un borgo monumentale. Il fascino di Livignano nasce piuttosto dalla sua dimensione raccolta: case vicine, strade strette, muri in pietra e una chiesa che continua a rappresentare il principale punto di riferimento della comunità.Livignano prima dell’anno MilleLa storia documentaria di Livignano affonda le proprie radici nel Medioevo. Secondo la ricostruzione ufficiale del Comune di Piazza al Serchio, il paese era possedimento dei vescovi di Lucca già prima o intorno all’anno Mille. I diritti episcopali sul territorio furono successivamente riconfermati dagli imperatori. È un particolare molto importante. Nel Medioevo i vescovi non esercitavano soltanto un’autorità religiosa. Potevano possedere terre, castelli, corti, diritti fiscali e giurisdizionali. Il vescovo di Lucca fu per secoli uno dei grandi protagonisti politici e territoriali della Garfagnana. Livignano apparteneva a questo sistema.Il potere dei vescovi di LuccaPer comprendere la storia del paese bisogna ricordare che l’Alta Garfagnana era organizzata attraverso una complessa rete di pievi, castelli e comunità rurali. Il potere ecclesiastico e quello politico erano spesso strettamente intrecciati. La Chiesa di Lucca possedeva importanti proprietà nella valle e controllava numerosi luoghi attraverso diritti acquisiti nel corso dei secoli. Le conferme imperiali servivano a ribadire e proteggere questi possessi. Quando le fonti ricordano Livignano come feudo o possedimento episcopale, ci restituiscono quindi l’immagine di un piccolo insediamento inserito in una rete di potere molto più ampia.Un borgo ghibellinoUn altro elemento ricordato dalla documentazione comunale è la fedeltà di Livignano alla parte ghibellina. Nel Medioevo italiano le contrapposizioni tra guelfi e ghibellini attraversarono città, famiglie e territori. In termini molto generali, i guelfi venivano associati alla parte favorevole al papato, mentre i ghibellini erano legati alla tradizione imperiale. La realtà locale era naturalmente molto più complessa. Le alleanze potevano dipendere da rivalità territoriali, interessi economici e rapporti tra famiglie. Il fatto che la memoria storica di Livignano conservi una precisa identità ghibellina è comunque significativo.Un territorio contesoL’Alta Garfagnana si trovava in una posizione delicata. Lucca cercava di mantenere il controllo della valle. Famiglie signorili possedevano castelli e terre. La vicina Lunigiana era dominata in larga parte dai Malaspina. Più tardi gli Estensi avrebbero esteso il proprio controllo su gran parte della Garfagnana. Piccoli paesi come Livignano erano quindi inseriti in un territorio nel quale autorità differenti si incontravano e si scontravano. La politica medievale non era qualcosa di lontano. Poteva determinare direttamente a chi pagare tributi, quale castello servire e quale autorità riconoscere.Livignano come comune ruraleCon il passare del tempo Livignano acquistò una propria identità comunitaria. Il SIUSA del Ministero della Cultura ricorda infatti Livignano tra gli antichi comunelli rurali che facevano capo alla Comunità di Piazza. Accanto a Livignano compaiono Borsigliana, Colognoro, Cogna, Ricciano, Piazza e Sala, Petrognano, Sant’Anastasio e Gragnano, San Donnino e San Michele. Questa organizzazione ci permette di comprendere quanto fosse articolato il territorio. Anche nuclei oggi molto piccoli possedevano una propria identità amministrativa.Che cosa significava essere un comunelloUn comunello rurale doveva affrontare problemi molto concreti. Bisognava stabilire come utilizzare i boschi comuni. Occorreva regolare il pascolo. Era necessario mantenere strade e sentieri. L’acqua doveva essere distribuita e protetta. Dovevano essere stabiliti obblighi, sanzioni e modalità di partecipazione alle spese della comunità. La vita collettiva richiedeva quindi delle regole. Ed è proprio a Livignano che abbiamo la fortuna di possedere una testimonianza eccezionale di queste norme.I Capitoli di LivignanoL’Archivio della Garfagnana, conservato presso l’Archivio di Stato di Massa, registra infatti i Capitoli di Livignano del 1640. Il documento è giunto attraverso una copia realizzata nel 1838 e comprende anche riforme e conferme posteriori. È una testimonianza storica di grande valore. I capitoli delle comunità rurali erano veri e propri regolamenti attraverso i quali gli abitanti organizzavano la vita collettiva. Per un paese così piccolo, possedere ancora la memoria di uno statuto seicentesco significa poter dimostrare concretamente l’esistenza di una comunità organizzata.Le regole della montagnaI capitoli rurali della Garfagnana affrontavano generalmente questioni che oggi potrebbero sembrare semplici, ma che all’epoca erano fondamentali. Danneggiare un campo altrui con gli animali poteva creare gravi conflitti. Tagliare legna abusivamente significava sottrarre una risorsa collettiva. Lasciare deteriorare una strada poteva rendere difficile il trasporto delle merci. L’utilizzo dei pascoli doveva essere regolato per evitare che qualcuno sfruttasse eccessivamente il territorio. Le norme comunitarie servivano quindi a proteggere un equilibrio fragile.La Comunità di PiazzaLivignano faceva capo alla Comunità di Piazza. Piazza al Serchio era il principale centro dell’Alta Garfagnana e occupava una posizione strategica eccezionale. Qui convergevano le vie provenienti dall’Appennino, dalla Lunigiana e dalla valle del Serchio. Il territorio era inoltre caratterizzato dall’incontro dei diversi rami del fiume. Per gli abitanti di Livignano, Piazza rappresentava quindi il principale riferimento amministrativo e commerciale.Il passaggio agli EstensiNel 1446 la Comunità di Piazza, insieme ad altre terre dell’Alta Garfagnana, si offrì agli Estensi. Da quel momento Livignano entrò nel sistema politico del Ducato di Modena. Il territorio rimase legato allo Stato estense, attraverso le successive trasformazioni istituzionali, fino al processo che condusse all’Unità d’Italia. Il passaggio dagli antichi rapporti con Lucca al dominio estense rappresenta uno dei grandi cambiamenti della storia locale.La Garfagnana estenseGli Este governavano la Garfagnana da Modena attraverso una struttura amministrativa articolata. Per i piccoli paesi, tuttavia, la vita quotidiana continuava a essere determinata soprattutto dalle risorse del territorio. Cambiare sovrano non significava smettere di coltivare i campi, raccogliere castagne o portare gli animali al pascolo. Le trasformazioni politiche convivevano quindi con ritmi di vita molto più lenti. Livignano rimase essenzialmente una comunità rurale.Il borgo medievaleUno degli aspetti più interessanti di Livignano è la conservazione del nucleo storico. Il Comune di Piazza al Serchio sottolinea espressamente che il piccolo borgo è ben conservato e offre ancora scorci di autentico paese medievale. Questo non significa naturalmente che ogni casa oggi visibile risalga al Medioevo. Gli edifici sono stati modificati, ampliati e ricostruiti nel corso dei secoli. È piuttosto la struttura complessiva dell’abitato a conservare il carattere dell’antico insediamento.Le case in pietraCome in molti paesi della Garfagnana, la pietra costituiva il principale materiale da costruzione. Era disponibile sul territorio, resistente e adatta alle condizioni climatiche della montagna. I muri erano generalmente spessi. Gli ambienti inferiori potevano essere utilizzati come cantine, depositi o ricoveri per gli animali. I piani superiori erano destinati alla famiglia. Le abitazioni erano quindi contemporaneamente casa e parte del sistema produttivo.Le strade del paeseLe piccole vie interne non erano progettate per le automobili. Dovevano permettere il passaggio delle persone e degli animali. I prodotti agricoli venivano trasportati a spalla oppure caricati sui muli. Ogni metro di spazio disponibile aveva valore. Per questo i borghi montani tendevano a essere relativamente compatti. La struttura di Livignano conserva ancora qualcosa di questo antico modo di costruire.La Chiesa di San Giovanni BattistaIl principale edificio religioso del paese è la Chiesa di San Giovanni Battista. L’Arcidiocesi di Lucca registra ufficialmente Livignano come parrocchia dedicata a San Giovanni Battista e appartenente alla zona pastorale della Garfagnana. La chiesa rappresenta il centro religioso e uno dei principali elementi monumentali del borgo. Il suo aspetto attuale è il risultato di interventi avvenuti in epoche differenti.San Giovanni BattistaGiovanni Battista occupa una posizione centrale nella tradizione cristiana. Secondo i Vangeli predicò nel deserto e battezzò Gesù nel Giordano. La sua festa della Natività viene celebrata il 24 giugno. La dedicazione a San Giovanni è molto diffusa in Garfagnana e in tutta la Toscana. Per Livignano il santo rappresenta da secoli il principale riferimento religioso della comunità.Il restauro del 1828Un episodio particolarmente interessante della storia della chiesa risale al 1828. In quell’anno l’edificio venne restaurato grazie anche a un contributo di 1.000 lire concesso dal duca Francesco IV d’Este. Il dato è significativo perché dimostra come, ancora nell’Ottocento, il rapporto tra la piccola comunità di Livignano e lo Stato estense potesse tradursi in interventi concreti sul patrimonio religioso. La chiesa era evidentemente considerata un edificio essenziale per la comunità.Francesco IV d’EsteFrancesco IV governò il Ducato di Modena e Reggio dal 1814 al 1846. Durante il suo regno la Garfagnana continuò a far parte dei domini estensi. Il contributo destinato alla chiesa di Livignano appartiene quindi alla fase finale della lunga storia estense della valle. Pochi decenni più tardi l’intero assetto politico italiano sarebbe cambiato con il Risorgimento e l’Unità.L’interno della chiesaL’esterno della chiesa appare relativamente semplice. L’interno è invece molto più ricco. Decorazioni pittoriche, stucchi e altari testimoniano gli interventi realizzati nel corso del tempo. L’aula conserva l’atmosfera tipica delle chiese di paese nelle quali generazioni successive hanno aggiunto immagini e decorazioni legate alle proprie devozioni. Tra gli elementi più interessanti figurano le pale degli altari laterali e soprattutto un grande dipinto attribuito a Benedetto Brandimarte.La Madonna del RosarioUno degli altari laterali presenta una pala dedicata alla Madonna del Rosario. La Vergine è accompagnata da San Domenico, Santa Caterina e Santa Lucia. La devozione al Rosario ebbe enorme diffusione nelle campagne italiane soprattutto a partire dall’età moderna. Le confraternite e le comunità rurali contribuirono a diffondere immagini di questo tipo in moltissime chiese. Anche Livignano conserva quindi una testimonianza di questa grande tradizione devozionale.La CrocifissioneUn altro altare presenta una scena della Crocifissione di Cristo. Intorno compaiono diversi santi, tra i quali vengono identificati Sant’Antonio Abate, San Luigi, San Rocco e Santa Lucia. La scelta dei santi non era casuale. Molte di queste figure erano particolarmente care alle popolazioni rurali. Sant’Antonio proteggeva tradizionalmente gli animali. San Rocco veniva invocato contro le epidemie. Santa Lucia era associata alla protezione della vista. Le immagini religiose riflettevano quindi anche le paure e le necessità quotidiane degli abitanti.Benedetto BrandimarteL’opera artisticamente più interessante viene attribuita al pittore Benedetto Brandimarte. Il grande quadro raffigura l’Ascensione di Cristo, accompagnata dalle figure di San Giovanni Battista e San Pietro. Brandimarte fu un pittore attivo tra Cinquecento e Seicento e lavorò anche in ambienti legati alla famiglia Doria. La presenza di un’opera attribuita a questo artista in una piccola chiesa dell’Alta Garfagnana testimonia ancora una volta come i paesi montani non fossero culturalmente isolati.L’AscensioneNel dipinto Cristo viene rappresentato nel momento dell’ascesa al cielo. La scena possiede un forte valore teatrale e devozionale. Per la comunit�� di Livignano il quadro non era naturalmente un’opera museale. Era un’immagine religiosa inserita nella vita quotidiana della chiesa. Generazioni di abitanti l’hanno osservata durante celebrazioni, matrimoni, battesimi e funerali. Il valore artistico si unisce quindi a quello della memoria comunitaria.Una possibile Madonna medievaleAlla chiesa di Livignano viene inoltre tradizionalmente associata una Madonna con Bambino in legno, indicata da repertori divulgativi come opera medievale, talvolta datata al XIII secolo. È un elemento potenzialmente molto importante. Tuttavia, in assenza di una scheda storico-artistica istituzionale sufficientemente dettagliata consultabile online, è prudente evitare attribuzioni e datazioni troppo categoriche. La presenza dell’opera merita comunque ulteriori approfondimenti, soprattutto in vista di una futura revisione specialistica della pagina.Il terremoto del 1920Il 7 settembre 1920 la Garfagnana e la Lunigiana furono colpite da un terremoto devastante. Livignano si trovava pienamente nell’area interessata dal sisma. Le testimonianze locali ricordano gravi danni anche nel paese. L’evento rappresentò uno spartiacque per tutta l’Alta Valle del Serchio. Case, chiese e infrastrutture costruite con tecniche tradizionali furono messe duramente alla prova. La ricostruzione impegnò le comunità per anni.Il terremoto e la memoria collettivaPer i paesi della Garfagnana il terremoto del 1920 non rappresenta soltanto una data nella cronologia. È entrato profondamente nella memoria familiare. Quasi ogni comunità possiede racconti legati alle case crollate, agli edifici danneggiati e alla ricostruzione. Nel raccontare Livignano è quindi importante ricordare l’evento senza attribuire automaticamente a esso modifiche architettoniche non documentate. Il dato sicuro è che il paese si trovava nel cuore dell’area colpita.L’economia tradizionalePer secoli gli abitanti di Livignano vissero soprattutto grazie all’agricoltura, all’allevamento e alle risorse forestali. Le superfici intorno al paese erano utilizzate molto più intensamente rispetto a oggi. Campi e prati occupavano aree che in seguito sono state riconquistate dal bosco. Ogni famiglia cercava di produrre almeno una parte significativa degli alimenti necessari. L’autosufficienza era una necessità.Il farroIl territorio di Piazza al Serchio conserva una lunga tradizione di coltivazione del farro. Le fonti turistiche ufficiali descrivono ancora le frazioni del comune come piccoli nuclei circondati da campi coltivati a farro e foraggere. Livignano appartiene pienamente a questo paesaggio agricolo. Oggi il Farro della Garfagnana è un prodotto conosciuto ben oltre la valle. In passato era soprattutto un alimento robusto e adatto alle condizioni della montagna.Il castagnoAncora più importante era il castagno. Le castagne potevano essere consumate fresche oppure essiccate nei metati. Una volta secche venivano macinate per ottenere farina. Questa farina poteva essere conservata a lungo e diventava una riserva fondamentale durante l’inverno. Necci, polenta e altre preparazioni permettevano alle famiglie di affrontare i mesi nei quali la produzione agricola era ridotta.Il boscoAnche il bosco era uno spazio produttivo. Forniva legna per riscaldare le case. Offriva legname da costruzione. Permetteva di raccogliere funghi, castagne e altri prodotti. In alcune zone poteva essere utilizzato anche per gli animali. La distinzione moderna tra ambiente naturale e territorio produttivo aveva quindi poco senso. Per gli abitanti di Livignano il bosco era parte integrante dell’economia familiare.Prati e allevamentoI prati servivano soprattutto alla produzione di fieno. Durante l’estate l’erba veniva tagliata, essiccata e conservata. Il fieno avrebbe alimentato gli animali durante l’inverno. Bovini e ovini fornivano latte, formaggi e carne. Il letame veniva utilizzato per fertilizzare i campi. Ogni attività era collegata alle altre.Il NovecentoIl XX secolo modificò profondamente questo sistema. Le attività agricole tradizionali diventarono sempre meno competitive. Le nuove generazioni cercarono lavoro nei centri maggiori, nelle città e nelle zone industriali. Molte famiglie lasciarono il paese. Il fenomeno dello spopolamento interessò tutta l’Alta Garfagnana, ma nei borghi più piccoli fu particolarmente evidente.Un paese di poche decine di abitantiNel 2013 una cronaca locale raccontava che Livignano era ormai ridotto ad appena 31 abitanti. Il numero non deve essere utilizzato come dato demografico attuale, perché la popolazione può naturalmente cambiare. È però molto significativo per comprendere le dimensioni raggiunte dallo spopolamento. Un paese che per secoli aveva mantenuto una comunità agricola autonoma era diventato un nucleo di poche decine di persone.Il presepe di tutto il paeseProprio nel periodo in cui Livignano contava appena 31 residenti nacque una bella iniziativa comunitaria. Gli abitanti collaborarono alla realizzazione di un grande presepe meccanico. Ognuno contribuì secondo le proprie capacità artigianali. Il presepe riproduceva anche la chiesa e il borgo. L’iniziativa ebbe un significato che andava oltre la tradizione natalizia. Era un modo per riunire praticamente l’intera comunità intorno a un progetto comune.Il terremoto del 2013Il 21 giugno 2013 un nuovo terremoto colpì la Garfagnana e la Lunigiana. La Chiesa di San Giovanni Battista riportò danni importanti e divenne di fatto inagibile. Per una comunità piccola come quella di Livignano la chiusura della chiesa rappresentò un problema particolarmente sentito. L’edificio non era soltanto il luogo delle celebrazioni religiose. Era uno degli ultimi grandi spazi comunitari del paese.Nove anni senza la chiesaLa chiusura durò a lungo. Furono necessari interventi complessi di consolidamento e restauro. I lavori riguardarono in particolare le volte e la messa in sicurezza generale dell’edificio. L’intervento venne organizzato in due fasi e fu reso possibile attraverso contributi della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, della Curia arcivescovile e degli stessi parrocchiani. La vicenda mostra quanto possa essere difficile restaurare un monumento in un paese con pochissimi abitanti.La riapertura nel 2022Nel 2022, dopo circa nove anni, San Giovanni Battista venne finalmente restituita alla comunità. La riapertura fu celebrata con una funzione religiosa alla quale parteciparono abitanti, persone originarie del paese, rappresentanti della Chiesa e delle istituzioni. Molti livignanesi che vivevano altrove tornarono per l’occasione. Questo particolare è forse il più significativo. La chiesa continuava a rappresentare un punto di riferimento anche per chi aveva lasciato il paese da anni.Emigrazione e ritornoLo spopolamento non significa necessariamente perdita completa del rapporto con il paese d’origine. Molte famiglie che hanno lasciato i borghi della Garfagnana continuano a mantenere case, legami familiari e tradizioni. Le feste e le occasioni particolari diventano momenti di ritorno. La riapertura della chiesa nel 2022 ha mostrato chiaramente questo fenomeno. La comunità di Livignano è più grande del numero delle persone che vi abitano stabilmente.Il paesaggio attualeOggi Livignano appare immerso nel verde. Ma questo paesaggio è diverso da quello di uno o due secoli fa. Lo spopolamento ha favorito l’espansione del bosco. Molti terreni un tempo coltivati o utilizzati come prati sono stati progressivamente abbandonati. La vegetazione ha riconquistato spazio. Il paesaggio attuale racconta quindi contemporaneamente la natura e la trasformazione dell’economia montana.Un borgo da osservare lentamenteLivignano non possiede un singolo monumento capace di dominare la visita. Il paese va osservato nel suo insieme. Bisogna percorrere le piccole strade. Guardare le murature. Osservare il rapporto tra case, chiesa e campagna. È proprio la conservazione della struttura del borgo a rappresentare uno dei principali motivi d’interesse. Il Comune stesso sottolinea come Livignano conservi ancora scorci di autentico paese medievale.Cosa vedere a LivignanoLa visita può iniziare dal nucleo storico, percorrendo lentamente le piccole vie del paese e osservando le abitazioni tradizionali. Il principale monumento è la S. Giovanni Battista. All’interno meritano attenzione le decorazioni, gli altari laterali e soprattutto il grande dipinto dell’Ascensione di Cristo con San Giovanni Battista e San Pietro, attribuito a Benedetto Brandimarte. La chiesa possiede inoltre un valore particolare per la sua storia recente: danneggiata dal terremoto del 2013, è stata recuperata attraverso un lungo intervento e restituita alla comunità nel 2022. Ma la parte più interessante della visita rimane probabilmente il borgo stesso. Livignano permette di osservare la struttura di un piccolo insediamento rurale dell’Alta Garfagnana rimasto relativamente estraneo alle grandi trasformazioni urbanistiche.Nei dintorniLa posizione permette di utilizzare Livignano come piccola tappa all’interno di un itinerario dedicato alle frazioni di Piazza al Serchio. Nelle vicinanze si trovano Borsigliana, con il celebre trittico di Pietro da Talada, Cogna con il Castelletto e la memoria della Seconda guerra mondiale, Petrognano e il capoluogo Piazza al Serchio. Il territorio permette quindi di costruire un percorso attraverso piccoli paesi molto differenti tra loro. Ognuno conserva un frammento della storia dell’Alta Garfagnana.Curiosità su LivignanoEra possedimento dei vescovi di LuccaLa documentazione comunale colloca i diritti episcopali sul borgo già intorno all’anno Mille. I possessi furono riconfermati dagli imperatori È una testimonianza dell’importanza che i vescovi di Lucca possedevano anche dal punto di vista territoriale. Livignano era ghibellina Il Comune ricorda la fedeltà del piccolo borgo alla parte ghibellina. Fu un comunello rurale autonomo Il SIUSA la registra tra le comunità che facevano capo alla Comunità di Piazza. Possedeva propri Capitoli L’Archivio della Garfagnana conserva i Capitoli di Livignano del 1640, attraverso una copia del 1838 con riforme e conferme posteriori. Nel 1446 entrò nell’orbita estense La Comunità di Piazza si offrì agli Este e rimase nel Ducato di Modena fino al processo di unificazione italiana. La chiesa è dedicata a San Giovanni Battista È ancora oggi il principale edificio religioso del paese. Francesco IV d’Este contribuì al restauro della chiesa Nel 1828 il duca concesse un sussidio di 1.000 lire. La chiesa conserva un dipinto attribuito a Benedetto Brandimarte Raffigura l’Ascensione di Cristo con San Giovanni Battista e San Pietro. Il borgo conserva ancora un carattere medievale È una delle caratteristiche sottolineate direttamente dal Comune di Piazza al Serchio. Nel 2013 Livignano contava appena 31 abitanti secondo una cronaca dell’epoca Il dato rende evidente l’entità dello spopolamento, ma non deve essere considerato il numero attuale dei residenti. Tutti contribuirono al presepe Nel piccolo paese venne realizzato un grande presepe meccanico grazie alla collaborazione degli abitanti. Il terremoto del 2013 danneggiò San Giovanni Battista La chiesa rimase inagibile per diversi anni. Nel 2022 la chiesa venne finalmente riaperta La restituzione dell’edificio alla comunità richiamò anche numerose persone originarie del paese. Perché visitare LivignanoLivignano racconta perfettamente la storia delle piccole comunità dell’Alta Garfagnana. Intorno all’anno Mille era già inserito nei possedimenti dei vescovi di Lucca. Nel Medioevo il paese sviluppò una propria identità politica, ricordata anche dalla tradizione ghibellina. In seguito divenne uno dei comunelli rurali della Comunità di Piazza e, nel 1446, entrò con essa nel mondo estense. Nel 1640 gli abitanti possedevano regole proprie, raccolte in quei Capitoli che ancora oggi sopravvivono nell’Archivio della Garfagnana. Nel 1828 persino il duca Francesco IV contribuì al restauro della piccola chiesa. Poi il Novecento cambiò tutto. Il terremoto, l’emigrazione e l’abbandono progressivo dell’agricoltura ridussero drasticamente la popolazione. Eppure Livignano non scomparve. Quando il terremoto del 2013 rese inagibile San Giovanni Battista, una comunità ormai piccolissima impiegò anni per recuperarla. Nel 2022 la chiesa riaprì e per l’occasione tornarono anche persone che da tempo non abitavano più stabilmente nel paese. Forse è proprio questa la caratteristica più interessante di Livignano. È un borgo che ha perso gran parte della propria popolazione, ma non la propria identità. Le case, le strade medievali, la chiesa, i Capitoli del 1640 e i legami mantenuti da chi è emigrato raccontano una comunità molto più antica e resistente di quanto le sue dimensioni attuali potrebbero suggerire. |