Malgrate: il borgo
medievale all'ombra della grande torre
Malgrate è una frazione del Comune di
Villafranca in Lunigiana,
situata su un colle che domina la valle del torrente Bagnone e la media
Val di Magra.
Il profilo del paese è immediatamente riconoscibile
grazie alla grande torre cilindrica del
Castello di Malgrate, una delle architetture fortificate più
caratteristiche della Lunigiana.
Intorno al castello si sviluppa un piccolo borgo
medievale di pietra, fatto di vicoli, archi, passaggi coperti e
abitazioni raccolte lungo il pendio.
Per secoli Malgrate fu molto più di un semplice paese:
fu il centro politico di un piccolo feudo e un importante punto di
controllo delle vie che collegavano la Val di Magra con l'Appennino, la
Cisa e la Garfagnana.
Le origini di Malgrate
La storia del paese è strettamente legata alla
presenza dei Malaspina, la
grande famiglia marchionale che nel Medioevo dominò buona parte della
Lunigiana.
Il primo nucleo del castello viene generalmente fatto
risalire alla prima metà del XIII
secolo. e fu realizzato dai Malaspina di Filattiera.
La fortificazione originaria era relativamente
semplice.
Comprendeva soprattutto una grande torre cilindrica
affiancata dalla dimora feudale.
La posizione scelta non era casuale: dalla sommità del
colle era possibile controllare un ampio tratto della valle e
sorvegliare le vie di comunicazione.
Una posizione strategica
Malgrate occupava una posizione particolarmente
favorevole.
Da qui si potevano controllare le strade provenienti
dall'Appennino, dalla zona
della Cisa. e dalla
Garfagnana, oltre ai
collegamenti con Bagnone, Villafranca e Filattiera.
Nel Medioevo controllare una strada significava
esercitare un potere concreto.
Attraverso le vie transitavano mercanti, pellegrini,
animali, prodotti agricoli e soldati.
Castelli come quello di Malgrate servivano quindi non
soltanto alla difesa, ma anche al controllo politico ed economico del
territorio.
Il Castello di Malgrate
Il Castello di
Malgrate. costituisce ancora oggi il cuore monumentale del
paese.
L'elemento più antico e spettacolare è il mastio
cilindrico.
La torre supera i 25
metri di altezza. ed è coronata da un apparato sporgente
sostenuto da beccatelli.
La sua forma circolare la rende particolarmente
riconoscibile nel panorama dei castelli lunigianesi.
Dalla torre era possibile osservare la valle e
individuare rapidamente eventuali movimenti lungo le strade circostanti.
La grande torre cilindrica
Il mastio rappresentava il punto più sicuro della
fortificazione.
La struttura era organizzata verticalmente in diversi
ambienti sovrapposti.
Le spesse murature e la posizione elevata garantivano
una notevole capacità difensiva.
La torre non aveva però soltanto una funzione
militare.
Era anche il simbolo visibile del potere del marchese.
Ancora oggi, osservando Malgrate da lontano, è proprio
la torre a dominare il profilo del paese, esattamente come doveva
accadere nel Medioevo.
La nascita del feudo di Malgrate
Un momento decisivo arrivò nel
1351.
In seguito a una divisione ereditaria della famiglia
Malaspina, Malgrate e Filetto divennero
un feudo autonomo.
Malgrate ne costituì il principale centro politico e
militare.
Il castello divenne quindi la residenza dei marchesi
del nuovo ramo malaspiniano, mentre il territorio circostante
comprendeva diverse comunità rurali.
Da questo momento la storia del paese si intreccia
direttamente con quella dei Malaspina
di Malgrate.
Bernabò Malaspina
La nascita del ramo di Malgrate è tradizionalmente
collegata a Bernabò Malaspina,
figlio del marchese Nicolò.
Con lui iniziò una dinastia destinata a governare il
piccolo feudo per diverse generazioni.
Come accadde spesso in Lunigiana, le divisioni
ereditarie della famiglia Malaspina crearono territori di dimensioni
relativamente ridotte.
Ogni ramo possedeva castelli, borghi, terreni e
diritti feudali.
Il risultato fu una straordinaria frammentazione
politica che ancora oggi si riflette nell'elevato numero di castelli
presenti nella regione.
Il borgo cresce intorno al castello
In origine la rocca era probabilmente più isolata
rispetto all'abitato.
Tra il XV e il XVI
secolo, tuttavia, il borgo crebbe progressivamente intorno alle
strutture fortificate.
Case e strade si avvicinarono alle mura fino a creare
un insieme urbano unitario.
Il paese nacque quindi letteralmente all'ombra del
castello.
La protezione offerta dalla fortificazione favoriva la
concentrazione delle abitazioni, mentre la posizione sul colle
consentiva di lasciare disponibili per l'agricoltura i terreni più
fertili della valle.
La nuova cinta muraria
Con l'aumento dell'importanza del feudo, anche il
castello venne rafforzato.
Nel corso del XV
secolo. venne realizzata una più ampia cinta fortificata.
Le mura presentano una forma approssimativamente
trapezoidale e sono caratterizzate da
merlatura guelfa, camminamenti di ronda, feritoie e strutture sporgenti
per la difesa.
Sul lato occidentale si trovava l'accesso principale
alla fortificazione.
Davanti all'ingresso esisteva originariamente un ponte
levatoio.
Le tracce del suo sistema sono ancora leggibili nella
muratura.
Il ponte levatoio
Il ponte levatoio costituiva uno dei principali
elementi difensivi del castello.
In caso di pericolo poteva essere sollevato, isolando
l'ingresso della fortezza.
Oggi è stato sostituito da un passaggio stabile in
pietra, ma la forma dell'accesso permette ancora di immaginare
l'organizzazione medievale.
Superata la porta, si entrava nello spazio controllato
direttamente dal castello e dalla guarnigione.
Firenze, Milano e il piccolo feudo
La posizione di Malgrate rese il piccolo marchesato
particolarmente esposto alle lotte tra le grandi potenze dell'Italia
settentrionale e centrale.
Nel Quattrocento la Lunigiana era infatti contesa
soprattutto tra Firenze e Milano.
I Malaspina cercavano spesso di mantenere la propria
autonomia stipulando accordi con una potenza e, quando necessario,
avvicinandosi all'altra.
Era una strategia rischiosa, ma quasi inevitabile per
piccoli feudatari circondati da Stati molto più potenti.
L'occupazione fiorentina
Nel 1430. la
Repubblica di Firenze occupò Malgrate.
I Fiorentini accusavano i marchesi di non aver
rispettato gli accordi precedentemente stipulati e di essersi avvicinati
al Ducato di Milano.
L'occupazione durò alcuni anni.
Nel 1433,
dopo un nuovo atto di sottomissione, i Malaspina riuscirono a ottenere
nuovamente i propri diritti sul feudo.
L'episodio dimostra quanto fosse delicata la posizione
politica di Malgrate.
La vendetta di Filippo Maria Visconti
Pochi anni dopo arrivò una nuova crisi.
Il duca di Milano
Filippo Maria Visconti, intenzionato a punire i Malaspina per i
loro rapporti con Firenze, intervenne contro il feudo.
Le cronache locali ricordano la distruzione subita da
Malgrate durante queste lotte.
La fortezza dovette quindi essere nuovamente riparata
e rafforzata.
Questa alternanza di distruzioni e ricostruzioni
spiega perché il castello presenti oggi elementi appartenenti a periodi
differenti.
Giovanni Antonio da Faie
Le vicende quattrocentesche di Malgrate sono
particolarmente interessanti anche grazie alla testimonianza di
Giovanni Antonio da Faie,
cronista lunigianese del XV secolo.
Le sue memorie costituiscono una fonte preziosa per
conoscere guerre, carestie, epidemie e conflitti politici della
Lunigiana del tempo.
Attraverso cronisti come lui, la storia dei piccoli
feudi esce dalla dimensione puramente monumentale e permette di
intravedere la vita reale delle comunità.
Il Cinquecento e l'ingresso al borgo
Nel corso del XVI secolo il sistema difensivo continuò
a essere modificato.
Nel 1566.
venne riorganizzato l'accesso al borgo, collegando maggiormente la porta
e il posto di guardia alle strutture del castello.
È un passaggio importante nella storia urbanistica di
Malgrate.
Castello e paese, inizialmente distinti, erano ormai
diventati parti di un unico organismo.
La fortificazione proteggeva il borgo e il borgo si
sviluppava direttamente intorno alla fortezza.
Le difficoltà dei Malaspina
Tra Cinquecento e Seicento la situazione economica dei
Malaspina di Malgrate divenne progressivamente più difficile.
Il piccolo feudo disponeva di risorse limitate e
mantenere il prestigio di una corte signorile poteva comportare spese
molto elevate.
I debiti accumulati portarono infine alla perdita del
dominio.
All'inizio del Seicento terminò così la lunga fase
malaspiniana della storia di Malgrate.
Dagli Spagnoli agli Ariberti
Dopo il passaggio alla
Camera Ducale di Milano, il
feudo venne infine acquistato nel 1641
dagli Ariberti di Cremona.
Questo momento segna l'inizio di una nuova fase.
Gli Ariberti non considerarono il castello soltanto
come una struttura militare.
Lo trasformarono progressivamente in una
residenza signorile,
adattandolo alle esigenze della vita aristocratica seicentesca.
L'antica fortezza medievale assunse così anche le
caratteristiche di un palazzo.
Il castello diventa palazzo
Gli Ariberti intervennero soprattutto sul corpo
residenziale.
Gli ambienti furono modificati e resi più adatti alla
vita della famiglia marchionale.
La grande torre medievale venne inglobata nel nuovo
assetto senza perdere il proprio ruolo dominante.
È proprio questa sovrapposizione a rendere
particolarmente interessante il Castello di Malgrate.
Dietro l'aspetto di una fortezza medievale si nasconde
infatti una lunga evoluzione architettonica, dalla rocca militare alla
dimora signorile.
La Cappella di San Celso
Agli Ariberti viene attribuita anche la realizzazione,
nel 1642, della
Cappella di San Celso.
all'interno del complesso castellano.
La presenza di una cappella privata era tipica delle
residenze aristocratiche.
Permetteva alla famiglia feudale di assistere alle
celebrazioni religiose all'interno o nelle immediate vicinanze della
propria dimora.
La cappella rappresenta quindi un'altra testimonianza
della trasformazione del castello da fortezza militare a residenza
nobiliare.
La Chiesa di San Lorenzo
Nel borgo si trova la
Chiesa di San Lorenzo, oggi parrocchiale di Malgrate.
La sua storia è strettamente collegata proprio agli
Ariberti.
L'edificio nacque nel Seicento come
cappella castrense dei marchesi,
originariamente dedicata a San
Francesco d'Assisi.
Le date 1649 e 1666,
conservate nell'edificio, testimoniano le prime fasi della sua storia.
Solo successivamente la chiesa assunse il ruolo di
parrocchiale con il titolo di San Lorenzo.
Una chiesa nascosta tra le case
Una delle caratteristiche più curiose della Chiesa di
San Lorenzo è la sua perfetta integrazione nel tessuto urbano.
L'edificio non possiede infatti una vera facciata
monumentale rivolta verso una piazza.
L'ingresso si trova lungo una
strada voltata del paese.
A indicare la presenza della chiesa è soprattutto il
portale in pietra.
Questa soluzione rende l'edificio particolarmente
interessante perché appare quasi nascosto tra le abitazioni del borgo.
L'interno di San Lorenzo
La chiesa presenta un interno a
navata unica, articolato in
tre campate.
La copertura è costituita da una volta a botte
lunettata.
L'apparato decorativo è relativamente sobrio, con
pitture e motivi geometrici.
La luce entra attraverso finestre aperte nelle
lunette, creando un ambiente semplice ma luminoso.
Anche il campanile non è direttamente addossato alla
chiesa: sorge poco distante, davanti al castello.
L'antica San Lorenzo di Gragnana
Prima del trasferimento della sede parrocchiale, il
riferimento religioso della comunità era l'antica
Chiesa di San Lorenzo di Gragnana,
situata poco fuori dal borgo e oggi inserita nell'area cimiteriale.
Nel XIX secolo la sede parrocchiale venne trasferita
nella chiesa del paese.
Questo passaggio mostra come anche l'organizzazione
religiosa si sia progressivamente spostata verso il nucleo abitato
sviluppatosi intorno al castello.
Il borgo medievale
Malgrate non è però soltanto il suo castello.
Il piccolo nucleo abitato conserva ancora un forte
carattere medievale.
Le case seguono l'andamento del terreno e si
dispongono lungo strade strette e passaggi coperti.
Pietra e arenaria dominano l'architettura.
L'impressione complessiva è quella di un paese
cresciuto lentamente, adattandosi alla presenza della grande fortezza.
Archi e passaggi voltati
Passeggiando nel borgo si incontrano
archi, sottopassi e strade voltate.
Queste soluzioni erano molto diffuse nei centri
medievali della Lunigiana.
Permettevano di sfruttare al massimo lo spazio
disponibile e di costruire ambienti anche sopra le vie pubbliche.
Il risultato è un tessuto urbano compatto, nel quale
case, strade e strutture difensive sembrano quasi fondersi tra loro.
La cultura della pietra
Come negli altri paesi della Lunigiana, anche a
Malgrate la pietra rappresenta il materiale fondamentale
dell'architettura storica.
Veniva utilizzata per le mura del castello, le
abitazioni, le strade e gli edifici religiosi.
L'arenaria, più facilmente lavorabile, permetteva
invece di realizzare portali, finestre, cornici e iscrizioni.
L'abilità degli scalpellini contribuì così a creare un
linguaggio architettonico che ancora oggi caratterizza il borgo.
Un territorio agricolo
Al di fuori delle mura si estendeva il territorio
agricolo della comunità.
La valle del Bagnone offriva terreni fertili, mentre i
versanti erano utilizzati per coltivazioni, prati e boschi.
La maggior parte degli abitanti non viveva
naturalmente delle attività del castello.
Erano soprattutto contadini, allevatori e artigiani.
Il borgo fortificato costituiva il centro della
comunità, mentre la campagna circostante ne garantiva il sostentamento.
La civiltà del castagno
Sui rilievi circostanti il
castagno. ebbe per secoli un
ruolo fondamentale.
Le castagne potevano essere essiccate e trasformate in
farina, diventando una riserva alimentare indispensabile durante
l'inverno.
Il bosco forniva inoltre legna da ardere e da
costruzione.
La cultura del castagno univa Malgrate alle altre
comunità montane e collinari della Lunigiana.
Tra Malgrate e Filetto
La storia di Malgrate è strettamente collegata a
quella di Filetto.
Dal 1351 i due centri appartennero allo stesso feudo.
Avevano però caratteristiche differenti.
Malgrate era soprattutto il
centro politico e militare,
dominato dal castello.
Filetto, situato nel fondovalle e lungo importanti vie
di comunicazione, sviluppò invece una maggiore vocazione commerciale e
mercatale.
I due paesi erano quindi complementari all'interno
dello stesso piccolo Stato.
La fine dell'età feudale
Tra Settecento e fine dell'Antico Regime il feudo
passò attraverso ulteriori successioni dinastiche.
Gli eredi degli Ariberti continuarono a esercitare i
diritti signorili fino alle trasformazioni provocate dall'arrivo delle
armate francesi.
Alla fine del XVIII secolo le riforme napoleoniche
abolirono gli antichi privilegi feudali.
Terminava così un sistema politico che a Malgrate
aveva avuto una continuità di diversi secoli.
L'Ottocento e il declino del castello
Nel corso dell'Ottocento il castello perse
definitivamente la propria funzione politica e residenziale.
A partire dalla seconda metà del secolo iniziò un
lungo periodo di abbandono.
Senza una funzione precisa e senza manutenzione
costante, le strutture andarono progressivamente incontro al degrado.
Il castello, che per secoli aveva rappresentato il
cuore politico del territorio, rischiò così di trasformarsi
definitivamente in un rudere.
Il recupero del Castello di Malgrate
Fortunatamente il complesso è stato successivamente
interessato da importanti interventi di
restauro e consolidamento.
Il recupero ha permesso di salvaguardare le mura, la
grande torre e le principali strutture del palazzo feudale.
Oggi il Castello di Malgrate rappresenta uno dei più
importanti esempi di architettura fortificata della Lunigiana.
La sua torre continua a essere il grande punto di
riferimento visivo dell'intera valle.
Il panorama dalla fortezza
La posizione del castello permette di comprendere
immediatamente perché i Malaspina scelsero questo luogo.
Dall'altura lo sguardo domina la
valle del Bagnone, la Val di
Magra e buona parte del territorio circostante.
Quello che oggi appare come uno splendido panorama
era, nel Medioevo, soprattutto uno strumento di controllo.
Ogni strada, movimento e collegamento poteva essere
osservato dall'alto.
Il paesaggio permette quindi di leggere direttamente
la funzione militare della fortezza.
Silvestro Landini
Malgrate è legata anche alla figura di
Silvestro Landini, religioso e
missionario del XVI secolo.
Landini fu tra i primi seguaci di
Ignazio di Loyola. e partecipò
alla diffusione della Compagnia di Gesù in Italia.
La sua attività religiosa lo portò lontano dalla
Lunigiana, ma il legame con Malgrate rimane una parte significativa
della memoria culturale del paese.
La sua figura testimonia come anche piccoli borghi
lunigianesi abbiano dato origine a personaggi inseriti nei grandi
movimenti religiosi e culturali dell'Europa moderna.
Bonaventura Pistofilo
Un altro personaggio legato a Malgrate è l'umanista
Bonaventura Pistofilo.
La sua figura appartiene al clima culturale del
Rinascimento italiano e ricorda una dimensione spesso meno conosciuta
della Lunigiana.
Accanto a castelli, guerre e contese feudali esisteva
infatti una società nella quale circolavano libri, idee e uomini di
cultura.
Malgrate non fu quindi soltanto un centro militare, ma
anche luogo d'origine di personalità inserite nel mondo intellettuale
dell'epoca.
Un borgo da scoprire
Malgrate è uno dei luoghi nei quali la storia feudale
della Lunigiana può essere letta con maggiore chiarezza.
Il Castello,
con la spettacolare torre cilindrica, racconta il potere dei Malaspina e
la necessità di controllare le vie tra Appennino e Val di Magra.
Le mura, il ponte levatoio, i camminamenti di ronda e
il palazzo signorile testimoniano secoli di trasformazioni, dalle
esigenze militari medievali alla vita aristocratica degli Ariberti.
La Chiesa di San
Lorenzo, quasi nascosta tra le case, e il piccolo borgo di
pietra completano un insieme architettonico di grande suggestione.
Visitare Malgrate significa quindi entrare in uno dei
paesaggi più rappresentativi della Lunigiana: un
castello sulla collina, un borgo
raccolto sotto le sue mura e una grande torre che da secoli continua a
dominare la valle del Bagnone. |