Malgrate - Villafranca in Lunigiana

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Malgrate

Malgrate

Vista da Piano di Malgrate

Vista da Piano di Malgrate

Vista dalla campagna intorno

Vista

Ingresso al centro storico

Particolare nella volta

Il Castello Malaspina

In paese

Il Castello visto dal centro storico

Case

In paese

Case

Passaggio

In paese

Via interna

Via interna

Case

In paese

Vista dal paese

Vista dal paese

Particolare su muro

In paese

Scalinata

Case

Via interna

In paese

In paese

Castello

Uscita dal centro storico

Il Castello Malaspina

Il castello

Il castello Malaspina

Edicola sacra

Interno

Interno

Ingresso al borgo

Castello

Castello

Castello

Case

Castello

Castello

Castello

Castello

La torre campanaria

La torre campanaria

Nel piazzale

Case

Le mura esterne

Locandina

Particolare

Malgrate vista dal Piano di Malgrate

Malgrate vista dal Piano di Malgrate

Malgrate vista dal Piano di Malgrate

Locandina

Prcorso per il centro del borgo medievale

Prcorso per il centro del borgo medievale

Antica porta di accesso al paese

Antica porta di accesso al paese

Particolare dell'antica porta

Particolare sull'antica porta di accesso

Vista dall'antica porta di accesso al paese

Antica porta di accesso

In paese

Antico portale

Fregio dell'antico portale

Il castello di Malgrate

Portone di accesso al castello

Il castello di Malgrate

Parte del castello

Maaestà

In paese

Stemma dei Malaspina Spino Fiorito

Antico portale

In paese

Maestà

In paese

Antico portale

Antico fregio

In paese

In paese

Vista dalla località

In paese

Vista dalla località

Vista dalla località

Vista dalla località

Case

In paese

In paese

In paese

In paese

Passaggio voltato

Stemma

Maestà

In paese

Lapide commemorativa

In paese

Il castello

Cima della torre rotonda

Uscita dall'antica porta del paese

Locandina

Vista

Vista

Vista

Vista

Informazioni storiche, culturali della località.

Malgrate: il borgo medievale all'ombra della grande torre

Malgrate è una frazione del Comune di Villafranca in Lunigiana, situata su un colle che domina la valle del torrente Bagnone e la media Val di Magra. Il profilo del paese è immediatamente riconoscibile grazie alla grande torre cilindrica del Castello di Malgrate, una delle architetture fortificate più caratteristiche della Lunigiana. Intorno al castello si sviluppa un piccolo borgo medievale di pietra, fatto di vicoli, archi, passaggi coperti e abitazioni raccolte lungo il pendio. Per secoli Malgrate fu molto più di un semplice paese: fu il centro politico di un piccolo feudo e un importante punto di controllo delle vie che collegavano la Val di Magra con l'Appennino, la Cisa e la Garfagnana.

Le origini di Malgrate

La storia del paese è strettamente legata alla presenza dei Malaspina, la grande famiglia marchionale che nel Medioevo dominò buona parte della Lunigiana. Il primo nucleo del castello viene generalmente fatto risalire alla prima metà del XIII secolo. e fu realizzato dai Malaspina di Filattiera. La fortificazione originaria era relativamente semplice. Comprendeva soprattutto una grande torre cilindrica affiancata dalla dimora feudale. La posizione scelta non era casuale: dalla sommità del colle era possibile controllare un ampio tratto della valle e sorvegliare le vie di comunicazione.

Una posizione strategica

Malgrate occupava una posizione particolarmente favorevole. Da qui si potevano controllare le strade provenienti dall'Appennino, dalla zona della Cisa. e dalla Garfagnana, oltre ai collegamenti con Bagnone, Villafranca e Filattiera. Nel Medioevo controllare una strada significava esercitare un potere concreto. Attraverso le vie transitavano mercanti, pellegrini, animali, prodotti agricoli e soldati. Castelli come quello di Malgrate servivano quindi non soltanto alla difesa, ma anche al controllo politico ed economico del territorio.

Il Castello di Malgrate

Il Castello di Malgrate. costituisce ancora oggi il cuore monumentale del paese. L'elemento più antico e spettacolare è il mastio cilindrico. La torre supera i 25 metri di altezza. ed è coronata da un apparato sporgente sostenuto da beccatelli. La sua forma circolare la rende particolarmente riconoscibile nel panorama dei castelli lunigianesi. Dalla torre era possibile osservare la valle e individuare rapidamente eventuali movimenti lungo le strade circostanti.

La grande torre cilindrica

Il mastio rappresentava il punto più sicuro della fortificazione. La struttura era organizzata verticalmente in diversi ambienti sovrapposti. Le spesse murature e la posizione elevata garantivano una notevole capacità difensiva. La torre non aveva però soltanto una funzione militare. Era anche il simbolo visibile del potere del marchese. Ancora oggi, osservando Malgrate da lontano, è proprio la torre a dominare il profilo del paese, esattamente come doveva accadere nel Medioevo.

La nascita del feudo di Malgrate

Un momento decisivo arrivò nel 1351. In seguito a una divisione ereditaria della famiglia Malaspina, Malgrate e Filetto divennero un feudo autonomo. Malgrate ne costituì il principale centro politico e militare. Il castello divenne quindi la residenza dei marchesi del nuovo ramo malaspiniano, mentre il territorio circostante comprendeva diverse comunità rurali. Da questo momento la storia del paese si intreccia direttamente con quella dei Malaspina di Malgrate.

Bernabò Malaspina

La nascita del ramo di Malgrate è tradizionalmente collegata a Bernabò Malaspina, figlio del marchese Nicolò. Con lui iniziò una dinastia destinata a governare il piccolo feudo per diverse generazioni. Come accadde spesso in Lunigiana, le divisioni ereditarie della famiglia Malaspina crearono territori di dimensioni relativamente ridotte. Ogni ramo possedeva castelli, borghi, terreni e diritti feudali. Il risultato fu una straordinaria frammentazione politica che ancora oggi si riflette nell'elevato numero di castelli presenti nella regione.

Il borgo cresce intorno al castello

In origine la rocca era probabilmente più isolata rispetto all'abitato. Tra il XV e il XVI secolo, tuttavia, il borgo crebbe progressivamente intorno alle strutture fortificate. Case e strade si avvicinarono alle mura fino a creare un insieme urbano unitario. Il paese nacque quindi letteralmente all'ombra del castello. La protezione offerta dalla fortificazione favoriva la concentrazione delle abitazioni, mentre la posizione sul colle consentiva di lasciare disponibili per l'agricoltura i terreni più fertili della valle.

La nuova cinta muraria

Con l'aumento dell'importanza del feudo, anche il castello venne rafforzato. Nel corso del XV secolo. venne realizzata una più ampia cinta fortificata. Le mura presentano una forma approssimativamente trapezoidale e sono caratterizzate da merlatura guelfa, camminamenti di ronda, feritoie e strutture sporgenti per la difesa. Sul lato occidentale si trovava l'accesso principale alla fortificazione. Davanti all'ingresso esisteva originariamente un ponte levatoio. Le tracce del suo sistema sono ancora leggibili nella muratura.

Il ponte levatoio

Il ponte levatoio costituiva uno dei principali elementi difensivi del castello. In caso di pericolo poteva essere sollevato, isolando l'ingresso della fortezza. Oggi è stato sostituito da un passaggio stabile in pietra, ma la forma dell'accesso permette ancora di immaginare l'organizzazione medievale. Superata la porta, si entrava nello spazio controllato direttamente dal castello e dalla guarnigione.

Firenze, Milano e il piccolo feudo

La posizione di Malgrate rese il piccolo marchesato particolarmente esposto alle lotte tra le grandi potenze dell'Italia settentrionale e centrale. Nel Quattrocento la Lunigiana era infatti contesa soprattutto tra Firenze e Milano. I Malaspina cercavano spesso di mantenere la propria autonomia stipulando accordi con una potenza e, quando necessario, avvicinandosi all'altra. Era una strategia rischiosa, ma quasi inevitabile per piccoli feudatari circondati da Stati molto più potenti.

L'occupazione fiorentina

Nel 1430. la Repubblica di Firenze occupò Malgrate. I Fiorentini accusavano i marchesi di non aver rispettato gli accordi precedentemente stipulati e di essersi avvicinati al Ducato di Milano. L'occupazione durò alcuni anni. Nel 1433, dopo un nuovo atto di sottomissione, i Malaspina riuscirono a ottenere nuovamente i propri diritti sul feudo. L'episodio dimostra quanto fosse delicata la posizione politica di Malgrate.

La vendetta di Filippo Maria Visconti

Pochi anni dopo arrivò una nuova crisi. Il duca di Milano Filippo Maria Visconti, intenzionato a punire i Malaspina per i loro rapporti con Firenze, intervenne contro il feudo. Le cronache locali ricordano la distruzione subita da Malgrate durante queste lotte. La fortezza dovette quindi essere nuovamente riparata e rafforzata. Questa alternanza di distruzioni e ricostruzioni spiega perché il castello presenti oggi elementi appartenenti a periodi differenti.

Giovanni Antonio da Faie

Le vicende quattrocentesche di Malgrate sono particolarmente interessanti anche grazie alla testimonianza di Giovanni Antonio da Faie, cronista lunigianese del XV secolo. Le sue memorie costituiscono una fonte preziosa per conoscere guerre, carestie, epidemie e conflitti politici della Lunigiana del tempo. Attraverso cronisti come lui, la storia dei piccoli feudi esce dalla dimensione puramente monumentale e permette di intravedere la vita reale delle comunità.

Il Cinquecento e l'ingresso al borgo

Nel corso del XVI secolo il sistema difensivo continuò a essere modificato. Nel 1566. venne riorganizzato l'accesso al borgo, collegando maggiormente la porta e il posto di guardia alle strutture del castello. È un passaggio importante nella storia urbanistica di Malgrate. Castello e paese, inizialmente distinti, erano ormai diventati parti di un unico organismo. La fortificazione proteggeva il borgo e il borgo si sviluppava direttamente intorno alla fortezza.

Le difficoltà dei Malaspina

Tra Cinquecento e Seicento la situazione economica dei Malaspina di Malgrate divenne progressivamente più difficile. Il piccolo feudo disponeva di risorse limitate e mantenere il prestigio di una corte signorile poteva comportare spese molto elevate. I debiti accumulati portarono infine alla perdita del dominio. All'inizio del Seicento terminò così la lunga fase malaspiniana della storia di Malgrate.

Dagli Spagnoli agli Ariberti

Dopo il passaggio alla Camera Ducale di Milano, il feudo venne infine acquistato nel 1641 dagli Ariberti di Cremona. Questo momento segna l'inizio di una nuova fase. Gli Ariberti non considerarono il castello soltanto come una struttura militare. Lo trasformarono progressivamente in una residenza signorile, adattandolo alle esigenze della vita aristocratica seicentesca. L'antica fortezza medievale assunse così anche le caratteristiche di un palazzo.

Il castello diventa palazzo

Gli Ariberti intervennero soprattutto sul corpo residenziale. Gli ambienti furono modificati e resi più adatti alla vita della famiglia marchionale. La grande torre medievale venne inglobata nel nuovo assetto senza perdere il proprio ruolo dominante. È proprio questa sovrapposizione a rendere particolarmente interessante il Castello di Malgrate. Dietro l'aspetto di una fortezza medievale si nasconde infatti una lunga evoluzione architettonica, dalla rocca militare alla dimora signorile.

La Cappella di San Celso

Agli Ariberti viene attribuita anche la realizzazione, nel 1642, della Cappella di San Celso. all'interno del complesso castellano. La presenza di una cappella privata era tipica delle residenze aristocratiche. Permetteva alla famiglia feudale di assistere alle celebrazioni religiose all'interno o nelle immediate vicinanze della propria dimora. La cappella rappresenta quindi un'altra testimonianza della trasformazione del castello da fortezza militare a residenza nobiliare.

La Chiesa di San Lorenzo

Nel borgo si trova la Chiesa di San Lorenzo, oggi parrocchiale di Malgrate. La sua storia è strettamente collegata proprio agli Ariberti. L'edificio nacque nel Seicento come cappella castrense dei marchesi, originariamente dedicata a San Francesco d'Assisi. Le date 1649 e 1666, conservate nell'edificio, testimoniano le prime fasi della sua storia. Solo successivamente la chiesa assunse il ruolo di parrocchiale con il titolo di San Lorenzo.

Una chiesa nascosta tra le case

Una delle caratteristiche più curiose della Chiesa di San Lorenzo è la sua perfetta integrazione nel tessuto urbano. L'edificio non possiede infatti una vera facciata monumentale rivolta verso una piazza. L'ingresso si trova lungo una strada voltata del paese. A indicare la presenza della chiesa è soprattutto il portale in pietra. Questa soluzione rende l'edificio particolarmente interessante perché appare quasi nascosto tra le abitazioni del borgo.

L'interno di San Lorenzo

La chiesa presenta un interno a navata unica, articolato in tre campate. La copertura è costituita da una volta a botte lunettata. L'apparato decorativo è relativamente sobrio, con pitture e motivi geometrici. La luce entra attraverso finestre aperte nelle lunette, creando un ambiente semplice ma luminoso. Anche il campanile non è direttamente addossato alla chiesa: sorge poco distante, davanti al castello.

L'antica San Lorenzo di Gragnana

Prima del trasferimento della sede parrocchiale, il riferimento religioso della comunità era l'antica Chiesa di San Lorenzo di Gragnana, situata poco fuori dal borgo e oggi inserita nell'area cimiteriale. Nel XIX secolo la sede parrocchiale venne trasferita nella chiesa del paese. Questo passaggio mostra come anche l'organizzazione religiosa si sia progressivamente spostata verso il nucleo abitato sviluppatosi intorno al castello.

Il borgo medievale

Malgrate non è però soltanto il suo castello. Il piccolo nucleo abitato conserva ancora un forte carattere medievale. Le case seguono l'andamento del terreno e si dispongono lungo strade strette e passaggi coperti. Pietra e arenaria dominano l'architettura. L'impressione complessiva è quella di un paese cresciuto lentamente, adattandosi alla presenza della grande fortezza.

Archi e passaggi voltati

Passeggiando nel borgo si incontrano archi, sottopassi e strade voltate. Queste soluzioni erano molto diffuse nei centri medievali della Lunigiana. Permettevano di sfruttare al massimo lo spazio disponibile e di costruire ambienti anche sopra le vie pubbliche. Il risultato è un tessuto urbano compatto, nel quale case, strade e strutture difensive sembrano quasi fondersi tra loro.

La cultura della pietra

Come negli altri paesi della Lunigiana, anche a Malgrate la pietra rappresenta il materiale fondamentale dell'architettura storica. Veniva utilizzata per le mura del castello, le abitazioni, le strade e gli edifici religiosi. L'arenaria, più facilmente lavorabile, permetteva invece di realizzare portali, finestre, cornici e iscrizioni. L'abilità degli scalpellini contribuì così a creare un linguaggio architettonico che ancora oggi caratterizza il borgo.

Un territorio agricolo

Al di fuori delle mura si estendeva il territorio agricolo della comunità. La valle del Bagnone offriva terreni fertili, mentre i versanti erano utilizzati per coltivazioni, prati e boschi. La maggior parte degli abitanti non viveva naturalmente delle attività del castello. Erano soprattutto contadini, allevatori e artigiani. Il borgo fortificato costituiva il centro della comunità, mentre la campagna circostante ne garantiva il sostentamento.

La civiltà del castagno

Sui rilievi circostanti il castagno. ebbe per secoli un ruolo fondamentale. Le castagne potevano essere essiccate e trasformate in farina, diventando una riserva alimentare indispensabile durante l'inverno. Il bosco forniva inoltre legna da ardere e da costruzione. La cultura del castagno univa Malgrate alle altre comunità montane e collinari della Lunigiana.

Tra Malgrate e Filetto

La storia di Malgrate è strettamente collegata a quella di Filetto. Dal 1351 i due centri appartennero allo stesso feudo. Avevano però caratteristiche differenti. Malgrate era soprattutto il centro politico e militare, dominato dal castello. Filetto, situato nel fondovalle e lungo importanti vie di comunicazione, sviluppò invece una maggiore vocazione commerciale e mercatale. I due paesi erano quindi complementari all'interno dello stesso piccolo Stato.

La fine dell'età feudale

Tra Settecento e fine dell'Antico Regime il feudo passò attraverso ulteriori successioni dinastiche. Gli eredi degli Ariberti continuarono a esercitare i diritti signorili fino alle trasformazioni provocate dall'arrivo delle armate francesi. Alla fine del XVIII secolo le riforme napoleoniche abolirono gli antichi privilegi feudali. Terminava così un sistema politico che a Malgrate aveva avuto una continuità di diversi secoli.

L'Ottocento e il declino del castello

Nel corso dell'Ottocento il castello perse definitivamente la propria funzione politica e residenziale. A partire dalla seconda metà del secolo iniziò un lungo periodo di abbandono. Senza una funzione precisa e senza manutenzione costante, le strutture andarono progressivamente incontro al degrado. Il castello, che per secoli aveva rappresentato il cuore politico del territorio, rischiò così di trasformarsi definitivamente in un rudere.

Il recupero del Castello di Malgrate

Fortunatamente il complesso è stato successivamente interessato da importanti interventi di restauro e consolidamento. Il recupero ha permesso di salvaguardare le mura, la grande torre e le principali strutture del palazzo feudale. Oggi il Castello di Malgrate rappresenta uno dei più importanti esempi di architettura fortificata della Lunigiana. La sua torre continua a essere il grande punto di riferimento visivo dell'intera valle.

Il panorama dalla fortezza

La posizione del castello permette di comprendere immediatamente perché i Malaspina scelsero questo luogo. Dall'altura lo sguardo domina la valle del Bagnone, la Val di Magra e buona parte del territorio circostante. Quello che oggi appare come uno splendido panorama era, nel Medioevo, soprattutto uno strumento di controllo. Ogni strada, movimento e collegamento poteva essere osservato dall'alto. Il paesaggio permette quindi di leggere direttamente la funzione militare della fortezza.

Silvestro Landini

Malgrate è legata anche alla figura di Silvestro Landini, religioso e missionario del XVI secolo. Landini fu tra i primi seguaci di Ignazio di Loyola. e partecipò alla diffusione della Compagnia di Gesù in Italia. La sua attività religiosa lo portò lontano dalla Lunigiana, ma il legame con Malgrate rimane una parte significativa della memoria culturale del paese. La sua figura testimonia come anche piccoli borghi lunigianesi abbiano dato origine a personaggi inseriti nei grandi movimenti religiosi e culturali dell'Europa moderna.

Bonaventura Pistofilo

Un altro personaggio legato a Malgrate è l'umanista Bonaventura Pistofilo. La sua figura appartiene al clima culturale del Rinascimento italiano e ricorda una dimensione spesso meno conosciuta della Lunigiana. Accanto a castelli, guerre e contese feudali esisteva infatti una società nella quale circolavano libri, idee e uomini di cultura. Malgrate non fu quindi soltanto un centro militare, ma anche luogo d'origine di personalità inserite nel mondo intellettuale dell'epoca.

Un borgo da scoprire

Malgrate è uno dei luoghi nei quali la storia feudale della Lunigiana può essere letta con maggiore chiarezza. Il Castello, con la spettacolare torre cilindrica, racconta il potere dei Malaspina e la necessità di controllare le vie tra Appennino e Val di Magra. Le mura, il ponte levatoio, i camminamenti di ronda e il palazzo signorile testimoniano secoli di trasformazioni, dalle esigenze militari medievali alla vita aristocratica degli Ariberti. La Chiesa di San Lorenzo, quasi nascosta tra le case, e il piccolo borgo di pietra completano un insieme architettonico di grande suggestione. Visitare Malgrate significa quindi entrare in uno dei paesaggi più rappresentativi della Lunigiana: un castello sulla collina, un borgo raccolto sotto le sue mura e una grande torre che da secoli continua a dominare la valle del Bagnone.
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