Mocrone: dalla
preistoria alla Resistenza, un borgo rurale nel cuore della Lunigiana
Altitudine: circa 180
m s.l.m.
Mocrone è una frazione del Comune di
Villafranca in Lunigiana,
situata nel fondovalle della media Val di Magra, lungo la strada che
sale verso Malgrate.
È un piccolo centro dalla forte identità rurale,
circondato da campi, prati e rilievi che introducono progressivamente al
paesaggio collinare della valle del Bagnone.
A prima vista Mocrone può apparire come un semplice
paese agricolo. Il suo territorio custodisce però testimonianze
appartenenti a epoche molto diverse: una
Statua Stele dell'Eneolitico,
una chiesa medievale dedicata a San Maurizio, la memoria della società
contadina e, nel Novecento, le vicende dello scienziato antifascista
Alberico Benedicenti. e del
comandante partigiano Nello Olivieri.
Le origini di Mocrone
La presenza umana nel territorio di Mocrone è molto
più antica del paese attuale.
La testimonianza più straordinaria proviene dalla
località Canova, nel Piano di Mocrone,
dove nel 1978 venne rinvenuta la testa di una Statua Stele.
Il ritrovamento avvenne durante lavori agricoli
destinati a trasformare un castagneto in terreno per colture
cerealicole.
Il reperto appartiene al
Gruppo B delle Statue Stele lunigianesi.
ed è databile all'Eneolitico, indicativamente tra il IV e il III
millennio a.C.
La Statua Stele di Mocrone
Della stele si conserva la testa con il collo e parte
dell'attacco della spalla.
Il volto presenta la caratteristica forma a
“U”, uno degli elementi più
riconoscibili delle Statue Stele della Lunigiana.
Queste enigmatiche figure antropomorfe venivano
scolpite nell'arenaria dalle popolazioni preistoriche che abitavano il
territorio.
Il loro significato preciso rimane ancora oggi oggetto
di studio: potrebbero essere state legate alla rappresentazione degli
antenati, a personaggi di particolare importanza o a pratiche religiose
e funerarie.
La Statua Stele di Mocrone è oggi conservata al
Museo delle Statue Stele Lunigianesi,
nel Castello del Piagnaro di Pontremoli.
Un territorio frequentato da millenni
Il ritrovamento non significa naturalmente che il
paese attuale esistesse già in epoca preistorica.
Dimostra però che il territorio di Mocrone era
frequentato dall'uomo migliaia di anni prima della formazione del borgo
medievale.
La posizione nel fondovalle, la presenza di terreni
coltivabili, corsi d'acqua e vie naturali di comunicazione rendevano
questa zona favorevole all'insediamento umano.
È una caratteristica comune a buona parte della media
Val di Magra, che fin dalla preistoria rappresentò un importante
corridoio tra l'Appennino, la costa ligure e la Toscana.
Il nome Mocrone
Una delle prime attestazioni ricordate dalle fonti
locali risale al 1355, quando
il paese compare con la forma Mocoronum.
L'origine del toponimo non è certa.
Una delle interpretazioni lo collega al latino
mucro, “punta”, con possibile riferimento a una lingua di terra, a
un rilievo o a un costone.
Come per molti antichi nomi di luogo, si tratta però
di un'ipotesi etimologica da considerare con cautela.
Un centro rurale di fondovalle
La caratteristica fondamentale di Mocrone è sempre
stata la sua posizione nel fondovalle.
A differenza dei vicini borghi fortificati costruiti
sulle alture, come Malgrate, Mocrone sviluppò soprattutto una vocazione
agricola.
Il terreno relativamente pianeggiante permetteva una
maggiore utilizzazione degli spazi per campi, orti, prati e
coltivazioni.
Il paese si sviluppò quindi in stretto rapporto con la
campagna circostante.
Questa identità rurale è ancora oggi uno degli
elementi più evidenti del paesaggio.
Mocrone e Malgrate
La storia del paese è strettamente collegata a quella
del vicino Malgrate.
Il grande castello malaspiniano dominava politicamente
e militarmente il territorio circostante.
Mocrone rappresentava invece una delle comunità rurali
situate ai piedi dei rilievi controllati dalla fortezza.
Le due realtà avevano quindi caratteristiche
differenti ma complementari: il castello e il borgo signorile da una
parte, le campagne e gli insediamenti agricoli dall'altra.
I Malaspina
Per secoli l'area fu inserita nel complesso sistema
dei feudi malaspiniani. della
Lunigiana.
La grande famiglia dei Malaspina aveva suddiviso il
proprio territorio in numerosi rami e piccoli marchesati.
Il vicino Malgrate divenne nel XIV secolo il centro di
uno di questi feudi.
Le comunità rurali vivevano quindi sotto un sistema
nel quale il marchese esercitava diritti politici e fiscali, mentre la
vita quotidiana rimaneva organizzata soprattutto intorno
all'agricoltura, alle parrocchie e ai beni comunitari.
La chiesa medievale di San Maurizio
Il monumento storico più importante di Mocrone è
l'antica Chiesa di San Maurizio.
L'edificio sorge isolato su una piccola altura poco
distante dal paese ed è circondato dall'area cimiteriale.
La sua posizione appartata e la semplicità della
costruzione contribuiscono a creare uno degli scorci più suggestivi del
territorio.
La chiesa presenta caratteristiche architettoniche
riconducibili al XIII-XIV secolo.
L'architettura della chiesa
San Maurizio è costruita utilizzando
bozze di pietra accuratamente squadrate.
L'edificio conserva la semplicità tipica
dell'architettura religiosa medievale della Lunigiana.
La struttura è a navata unica e l'orientamento segue
la tradizione delle chiese medievali.
Il paramento murario costituisce uno degli aspetti più
interessanti dell'edificio: la regolarità delle pietre rivela infatti
una tecnica costruttiva molto più accurata rispetto a quella utilizzata
normalmente nelle abitazioni rurali.
La chiesa rappresentava un edificio di particolare
importanza per l'intera comunità.
San Maurizio, il santo guerriero
La dedicazione a San
Maurizio. è particolarmente significativa.
Secondo la tradizione cristiana, Maurizio era il
comandante della Legione Tebea e subì il martirio insieme ai propri
soldati per essersi rifiutato di rinnegare la fede.
Durante il Medioevo il suo culto si diffuse ampiamente
in Europa.
Era considerato un santo guerriero e protettore dei
soldati.
La sua figura era quindi particolarmente adatta a una
società medievale nella quale difesa del territorio, castelli e vie di
comunicazione avevano un'importanza fondamentale.
Una chiesa nel territorio della Pieve
di Sorano
L'organizzazione religiosa medievale della zona faceva
riferimento alla grande Pieve di Sorano,
presso Filattiera.
Le pievi erano centri ecclesiastici dai quali
dipendevano numerose cappelle e chiese minori distribuite nel
territorio.
Anche Mocrone rientrava in questo sistema.
Questo legame ricorda quanto fosse importante Sorano
nell'organizzazione religiosa della media e alta Val di Magra.
Le piccole comunità rurali possedevano i propri luoghi
di culto, ma rimanevano inserite in circoscrizioni ecclesiastiche molto
più ampie.
La chiesa parrocchiale
Con il passare dei secoli le necessità della comunità
cambiarono e il centro della vita religiosa si spostò verso l'abitato.
Nel paese venne così sviluppata una seconda chiesa,
anch'essa legata alla comunità parrocchiale di Mocrone.
L'edificio attuale presenta una facciata intonacata
tripartita, con un semplice portale in
arenaria. sormontato da una lunetta.
L'interno è organizzato in tre navate, mentre il
campanile conserva la pietra a vista.
Due chiese, due fasi della storia del
paese
La presenza dei due edifici religiosi permette di
leggere due differenti momenti della storia di Mocrone.
L'antica San Maurizio, isolata sulla collina,
appartiene al paesaggio medievale delle cappelle rurali.
La chiesa situata nell'abitato appartiene invece a una
fase successiva, quando la vita della comunità si concentrò maggiormente
nel paese.
È un fenomeno frequente in Lunigiana.
Antiche chiese medievali situate fuori dai centri
abitati vennero progressivamente sostituite o affiancate da edifici più
facilmente raggiungibili dalla popolazione.
Le confraternite
La documentazione conservata nell'Archivio Diocesano
testimonia anche l'esistenza di importanti forme di associazionismo
religioso.
A Mocrone erano attive, tra le altre, la
Confraternita del Santissimo Sacramento.
e quella del Santissimo Rosario.
Per quest'ultima esiste documentazione almeno dal
1680.
Le confraternite avevano un ruolo fondamentale nella
società rurale.
Organizzavano celebrazioni e processioni,
amministravano beni, sostenevano il culto e accompagnavano i membri
della comunità nei momenti più importanti della vita.
La civiltà contadina
Per comprendere veramente Mocrone bisogna però uscire
dalle chiese e osservare la campagna.
Per secoli la maggior parte degli abitanti visse di
agricoltura e allevamento.
I terreni del fondovalle offrivano condizioni migliori
rispetto alle aree montane.
Campi, prati, orti e filari circondavano le
abitazioni.
Il lavoro seguiva il ritmo delle stagioni: semina,
fienagione, raccolto, vendemmia e preparazione delle riserve invernali
scandivano l'intero anno.
Campi e castagneti
La vicenda stessa del ritrovamento della Statua Stele
nel 1978 ricorda la continua trasformazione agricola del paesaggio.
Il reperto venne infatti scoperto durante la
conversione di un castagneto in coltura
cerealicola.
Castagno e cereali rappresentano due aspetti
fondamentali della storia alimentare della Lunigiana.
Nelle zone più elevate dominava la cultura del
castagno; nel fondovalle assumevano invece maggiore importanza cereali,
ortaggi, prati e altre colture.
Mocrone si trovava proprio in una zona di incontro tra
questi due paesaggi.
Le vie verso Malgrate e l'Appennino
Il paese occupava inoltre una posizione favorevole
lungo i collegamenti locali.
Da Mocrone si saliva verso
Malgrate. e da qui si potevano
raggiungere le valli interne e i percorsi diretti verso l'Appennino.
In direzione opposta si scendeva verso Villafranca e
la grande direttrice della Val di Magra.
Prima della moderna viabilità questi collegamenti
erano costituiti da strade rurali e mulattiere percorse a piedi, a
cavallo o con animali da soma.
Il terremoto del 1920
Anche Mocrone fu coinvolto nel grande
terremoto del 7 settembre 1920,
che colpì duramente la Lunigiana e la Garfagnana.
Il sisma provocò danni gravissimi in numerosi paesi
della valle e segnò profondamente la vita delle comunità.
Molti edifici dovettero essere consolidati, riparati o
ricostruiti.
L'evento rappresentò una cesura importante nella
storia dell'architettura locale, perché numerosi edifici medievali e
moderni subirono trasformazioni conseguenti ai danni provocati dal
terremoto.
Alberico Benedicenti
La figura più celebre legata a Mocrone è probabilmente
Alberico Benedicenti.
Nato a Mondovì nel
1866, fu fisiologo, farmacologo e storico della medicina.
Divenne docente all'Università
di Genova. e fondò una prestigiosa scuola di farmacologia
sperimentale.
Fu inoltre Accademico
dei Lincei. e raggiunse una reputazione scientifica di livello
internazionale.
Nonostante fosse nato in Piemonte, Benedicenti rimase
profondamente legato a Mocrone, dove si trovava la casa della famiglia e
dove trascorse lunghi periodi della propria vita.
Morì proprio a Mocrone nel
1961.
La casa Benedicenti
Nel paese si trova ancora la
casa avita dei Benedicenti.
La presenza dello scienziato rappresentò un elemento
importante per la comunità.
Mocrone divenne così il luogo di vita e di riflessione
di uno dei protagonisti della farmacologia italiana tra Ottocento e
Novecento.
La figura di Benedicenti dimostra ancora una volta
come i piccoli paesi della Lunigiana non fossero necessariamente isolati
dal grande mondo culturale.
Da queste comunità partivano o ritornavano studiosi,
professionisti e uomini che partecipavano pienamente alla vita
scientifica e politica nazionale.
Il monumento ad Alberico Benedicenti
Nella piazza principale di Mocrone si trova un
monumento dedicato allo scienziato.
L'opera è dello scultore
Riccardo Rossi.
Benedicenti è rappresentato anziano, con il cappotto e
il bastone, accompagnato da un cane.
L'immagine è lontana dalla celebrazione retorica dello
scienziato in cattedra.
Lo presenta invece quasi come un abitante del paese
durante una passeggiata, sottolineando il rapporto personale che lo
legava a Mocrone.
Benedicenti e l'antifascismo
La memoria di Alberico Benedicenti non è legata
soltanto alla scienza.
Durante gli anni della dittatura e della guerra
mantenne infatti una posizione antifascista.
Dopo l'8 settembre 1943, la sua casa e la sua figura
divennero un punto di riferimento per alcuni giovani del territorio.
La documentazione sulla Resistenza lunigianese ricorda
esplicitamente Mocrone come una delle
eccezioni. in cui, già nella fase iniziale, un gruppo di giovani
si raccoglieva intorno a una figura capace di orientarne le scelte
politiche.
Quella figura era proprio Alberico Benedicenti.
Mocrone e la Resistenza
La posizione del paese e la presenza di una rete
antifascista inserirono Mocrone nella storia della
Resistenza lunigianese.
Dopo l'8 settembre 1943 molti giovani si trovarono
davanti alla scelta tra aderire alla Repubblica Sociale Italiana,
nascondersi oppure partecipare alla lotta partigiana.
Nelle campagne e nelle montagne della Lunigiana
iniziarono a formarsi gruppi clandestini.
Mocrone rappresentò uno dei piccoli centri nei quali
questo processo assunse precocemente una dimensione politica e
organizzativa.
“Protesse i patrioti che la difesero”
L'iscrizione sul monumento dedicato a Benedicenti
ricorda espressamente che lo scienziato
“soffrì per la Patria e protesse i patrioti che la difesero”.
Sono poche parole, ma riassumono bene il ruolo che la
memoria locale gli attribuisce.
La Resistenza non fu infatti combattuta soltanto dagli
uomini armati.
Fu resa possibile anche da persone che offrirono
protezione, informazioni, sostegno materiale e luoghi sicuri.
Per questo si parla anche di
Resistenza civile.
Nello Olivieri
Mocrone diede i natali anche a un importante
protagonista della lotta partigiana:
Nello Olivieri.
Nacque nel paese il
30 dicembre 1914.
La sua storia lo portò però lontano dalla Lunigiana.
Durante la Resistenza divenne comandante partigiano in
Valsesia, una delle zone più
importanti della guerriglia contro l'occupazione nazifascista
nell'Italia settentrionale.
Dalla Lunigiana alla Valsesia
Olivieri fu tra coloro che scelsero molto presto la
lotta contro il fascismo e l'occupazione tedesca.
Operò nelle formazioni partigiane della Valsesia
assumendo responsabilità di comando.
Cadde combattendo a
Grignasco il 27 agosto 1944.
Alla sua memoria venne conferita la
Medaglia d'Argento al Valor Militare.
Il suo nome rimase profondamente legato alla
Resistenza valsesiana, ma Mocrone non dimenticò mai il proprio
concittadino.
La lapide a Nello Olivieri
Nel paese una lapide ricorda la sua figura.
Fu inaugurata nel
1995, in occasione del cinquantesimo anniversario della
Resistenza e della Liberazione.
L'iscrizione ricorda Mocrone come un paese di
“antiche forti tradizioni contadine”.
e presenta Olivieri come uno dei primi a insorgere per riconquistare i
valori fondamentali della libertà.
Il monumento crea così un legame diretto tra la
cultura rurale del paese e la scelta resistenziale.
La memoria dei caduti
Mocrone conserva inoltre una lapide dedicata ai propri
caduti.
Questi piccoli monumenti hanno un'importanza
particolare nei paesi della Lunigiana.
I grandi avvenimenti della storia nazionale vengono
infatti riportati alla dimensione della comunità attraverso nomi e
famiglie conosciute.
Guerre mondiali e Resistenza cessano così di essere
eventi lontani e diventano parte della storia delle case e delle persone
del paese.
San Maurizio e gli Alpini
L'antica Chiesa di San Maurizio ha assunto nel tempo
anche un particolare significato per gli
Alpini.
La documentazione dell'Associazione Nazionale Alpini
la ricorda come Santuario Nazionale
degli Alpini.
Il legame è particolarmente suggestivo considerando la
dedicazione a San Maurizio, santo guerriero e tradizionalmente associato
al mondo militare.
In questo modo un edificio medievale nato per una
piccola comunità rurale ha acquisito nel Novecento una dimensione
commemorativa più ampia.
Il paesaggio di oggi
Mocrone conserva ancora oggi il carattere di un
centro rurale di fondovalle.
Il paese rappresenta quasi un punto di passaggio tra
due differenti paesaggi.
Verso Villafranca e Filattiera si apre la Val di
Magra, con aree pianeggianti e terreni agricoli.
Salendo verso Malgrate, invece, iniziano le colline e
i boschi che conducono progressivamente verso le vallate interne.
Questa posizione di cerniera è uno degli elementi che
meglio definiscono l'identità geografica del paese.
Un piccolo paese con una storia
lunghissima
Uno degli aspetti più interessanti di Mocrone è la
straordinaria ampiezza cronologica delle testimonianze conservate nel
suo territorio.
La Statua Stele.
porta il racconto fino all'Eneolitico.
L'antica Chiesa di San Maurizio conduce nel Medioevo.
Le confraternite e la parrocchia raccontano la società
dell'età moderna.
La figura di Alberico Benedicenti introduce nella
storia della scienza tra Ottocento e Novecento.
Nello Olivieri e la rete antifascista di Mocrone
conducono infine direttamente agli anni della Resistenza.
Un borgo da scoprire
Mocrone non possiede la monumentalità del vicino
Castello di Malgrate né l'impianto fortificato di Filetto.
Il suo valore è differente.
È quello di un borgo
rurale capace di conservare tracce di quasi ogni grande fase della
storia lunigianese.
La testa della Statua Stele ricorda le popolazioni
preistoriche che frequentavano la Val di Magra; San Maurizio testimonia
il paesaggio religioso medievale; campi e castagneti raccontano la
civiltà contadina.
Nel Novecento, invece, Mocrone entra nella storia
nazionale attraverso Alberico
Benedicenti, scienziato e riferimento dell'antifascismo locale,
e Nello Olivieri, partigiano
caduto combattendo in Valsesia.
Visitare Mocrone significa quindi scoprire come, anche
in un piccolo paese di fondovalle,
preistoria, Medioevo, cultura contadina, scienza e Resistenza possano
convivere nello stesso paesaggio. |