Mocrone - Villafranca in Lunigiana

Foto, storia e informazioni della località

Home La Lunigiana Comune di Villafranca in Lunigiana Storia-Informazioni Presentazione foto Mappa

Frazioni & Località

Scegli una località dal menu.

Foto - fotografie - Immagini - Paese - Borgo - Frazione - Località (MS= Massa Carrara. Italy)

Mocrone

Statua

Case

Lapide commemorativa

Case

In paese

Lapide commemorativa

Verso il centro

Case

La torre campanaria

Particolare

Particolare

La Chiesa

SS.Concezione

La torre campanaria

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

In paese

Case

Case

Passaggi

Passaggi

Particolare su un portale

Vista dalla strada

Antico portale

Particolare su un portale

Case

Particolare

Case nella piazza

La piazza

Il paese

Il borgo di Mocrone

Vista

Oasi N.S.di Fatima

Oasi N.S.di Fatima

Oasi N.S.di Fatima

Interno

Oasi N.S.di Fatima

Oasi N.S.di Fatima

La vecchia Chiesa

San Maurizio

San Maurizio

Chiesa cimiteriale

San Maurizio

Lapidi murate

La torre campanaria

Informazioni storiche, culturali della località.

Mocrone: dalla preistoria alla Resistenza, un borgo rurale nel cuore della Lunigiana

Altitudine: circa 180 m s.l.m. Mocrone è una frazione del Comune di Villafranca in Lunigiana, situata nel fondovalle della media Val di Magra, lungo la strada che sale verso Malgrate. È un piccolo centro dalla forte identità rurale, circondato da campi, prati e rilievi che introducono progressivamente al paesaggio collinare della valle del Bagnone. A prima vista Mocrone può apparire come un semplice paese agricolo. Il suo territorio custodisce però testimonianze appartenenti a epoche molto diverse: una Statua Stele dell'Eneolitico, una chiesa medievale dedicata a San Maurizio, la memoria della società contadina e, nel Novecento, le vicende dello scienziato antifascista Alberico Benedicenti. e del comandante partigiano Nello Olivieri.

Le origini di Mocrone

La presenza umana nel territorio di Mocrone è molto più antica del paese attuale. La testimonianza più straordinaria proviene dalla località Canova, nel Piano di Mocrone, dove nel 1978 venne rinvenuta la testa di una Statua Stele. Il ritrovamento avvenne durante lavori agricoli destinati a trasformare un castagneto in terreno per colture cerealicole. Il reperto appartiene al Gruppo B delle Statue Stele lunigianesi. ed è databile all'Eneolitico, indicativamente tra il IV e il III millennio a.C.

La Statua Stele di Mocrone

Della stele si conserva la testa con il collo e parte dell'attacco della spalla. Il volto presenta la caratteristica forma a “U”, uno degli elementi più riconoscibili delle Statue Stele della Lunigiana. Queste enigmatiche figure antropomorfe venivano scolpite nell'arenaria dalle popolazioni preistoriche che abitavano il territorio. Il loro significato preciso rimane ancora oggi oggetto di studio: potrebbero essere state legate alla rappresentazione degli antenati, a personaggi di particolare importanza o a pratiche religiose e funerarie. La Statua Stele di Mocrone è oggi conservata al Museo delle Statue Stele Lunigianesi, nel Castello del Piagnaro di Pontremoli.

Un territorio frequentato da millenni

Il ritrovamento non significa naturalmente che il paese attuale esistesse già in epoca preistorica. Dimostra però che il territorio di Mocrone era frequentato dall'uomo migliaia di anni prima della formazione del borgo medievale. La posizione nel fondovalle, la presenza di terreni coltivabili, corsi d'acqua e vie naturali di comunicazione rendevano questa zona favorevole all'insediamento umano. È una caratteristica comune a buona parte della media Val di Magra, che fin dalla preistoria rappresentò un importante corridoio tra l'Appennino, la costa ligure e la Toscana.

Il nome Mocrone

Una delle prime attestazioni ricordate dalle fonti locali risale al 1355, quando il paese compare con la forma Mocoronum. L'origine del toponimo non è certa. Una delle interpretazioni lo collega al latino mucro, “punta”, con possibile riferimento a una lingua di terra, a un rilievo o a un costone. Come per molti antichi nomi di luogo, si tratta però di un'ipotesi etimologica da considerare con cautela.

Un centro rurale di fondovalle

La caratteristica fondamentale di Mocrone è sempre stata la sua posizione nel fondovalle. A differenza dei vicini borghi fortificati costruiti sulle alture, come Malgrate, Mocrone sviluppò soprattutto una vocazione agricola. Il terreno relativamente pianeggiante permetteva una maggiore utilizzazione degli spazi per campi, orti, prati e coltivazioni. Il paese si sviluppò quindi in stretto rapporto con la campagna circostante. Questa identità rurale è ancora oggi uno degli elementi più evidenti del paesaggio.

Mocrone e Malgrate

La storia del paese è strettamente collegata a quella del vicino Malgrate. Il grande castello malaspiniano dominava politicamente e militarmente il territorio circostante. Mocrone rappresentava invece una delle comunità rurali situate ai piedi dei rilievi controllati dalla fortezza. Le due realtà avevano quindi caratteristiche differenti ma complementari: il castello e il borgo signorile da una parte, le campagne e gli insediamenti agricoli dall'altra.

I Malaspina

Per secoli l'area fu inserita nel complesso sistema dei feudi malaspiniani. della Lunigiana. La grande famiglia dei Malaspina aveva suddiviso il proprio territorio in numerosi rami e piccoli marchesati. Il vicino Malgrate divenne nel XIV secolo il centro di uno di questi feudi. Le comunità rurali vivevano quindi sotto un sistema nel quale il marchese esercitava diritti politici e fiscali, mentre la vita quotidiana rimaneva organizzata soprattutto intorno all'agricoltura, alle parrocchie e ai beni comunitari.

La chiesa medievale di San Maurizio

Il monumento storico più importante di Mocrone è l'antica Chiesa di San Maurizio. L'edificio sorge isolato su una piccola altura poco distante dal paese ed è circondato dall'area cimiteriale. La sua posizione appartata e la semplicità della costruzione contribuiscono a creare uno degli scorci più suggestivi del territorio. La chiesa presenta caratteristiche architettoniche riconducibili al XIII-XIV secolo.

L'architettura della chiesa

San Maurizio è costruita utilizzando bozze di pietra accuratamente squadrate. L'edificio conserva la semplicità tipica dell'architettura religiosa medievale della Lunigiana. La struttura è a navata unica e l'orientamento segue la tradizione delle chiese medievali. Il paramento murario costituisce uno degli aspetti più interessanti dell'edificio: la regolarità delle pietre rivela infatti una tecnica costruttiva molto più accurata rispetto a quella utilizzata normalmente nelle abitazioni rurali. La chiesa rappresentava un edificio di particolare importanza per l'intera comunità.

San Maurizio, il santo guerriero

La dedicazione a San Maurizio. è particolarmente significativa. Secondo la tradizione cristiana, Maurizio era il comandante della Legione Tebea e subì il martirio insieme ai propri soldati per essersi rifiutato di rinnegare la fede. Durante il Medioevo il suo culto si diffuse ampiamente in Europa. Era considerato un santo guerriero e protettore dei soldati. La sua figura era quindi particolarmente adatta a una società medievale nella quale difesa del territorio, castelli e vie di comunicazione avevano un'importanza fondamentale.

Una chiesa nel territorio della Pieve di Sorano

L'organizzazione religiosa medievale della zona faceva riferimento alla grande Pieve di Sorano, presso Filattiera. Le pievi erano centri ecclesiastici dai quali dipendevano numerose cappelle e chiese minori distribuite nel territorio. Anche Mocrone rientrava in questo sistema. Questo legame ricorda quanto fosse importante Sorano nell'organizzazione religiosa della media e alta Val di Magra. Le piccole comunità rurali possedevano i propri luoghi di culto, ma rimanevano inserite in circoscrizioni ecclesiastiche molto più ampie.

La chiesa parrocchiale

Con il passare dei secoli le necessità della comunità cambiarono e il centro della vita religiosa si spostò verso l'abitato. Nel paese venne così sviluppata una seconda chiesa, anch'essa legata alla comunità parrocchiale di Mocrone. L'edificio attuale presenta una facciata intonacata tripartita, con un semplice portale in arenaria. sormontato da una lunetta. L'interno è organizzato in tre navate, mentre il campanile conserva la pietra a vista.

Due chiese, due fasi della storia del paese

La presenza dei due edifici religiosi permette di leggere due differenti momenti della storia di Mocrone. L'antica San Maurizio, isolata sulla collina, appartiene al paesaggio medievale delle cappelle rurali. La chiesa situata nell'abitato appartiene invece a una fase successiva, quando la vita della comunità si concentrò maggiormente nel paese. È un fenomeno frequente in Lunigiana. Antiche chiese medievali situate fuori dai centri abitati vennero progressivamente sostituite o affiancate da edifici più facilmente raggiungibili dalla popolazione.

Le confraternite

La documentazione conservata nell'Archivio Diocesano testimonia anche l'esistenza di importanti forme di associazionismo religioso. A Mocrone erano attive, tra le altre, la Confraternita del Santissimo Sacramento. e quella del Santissimo Rosario. Per quest'ultima esiste documentazione almeno dal 1680. Le confraternite avevano un ruolo fondamentale nella società rurale. Organizzavano celebrazioni e processioni, amministravano beni, sostenevano il culto e accompagnavano i membri della comunità nei momenti più importanti della vita.

La civiltà contadina

Per comprendere veramente Mocrone bisogna però uscire dalle chiese e osservare la campagna. Per secoli la maggior parte degli abitanti visse di agricoltura e allevamento. I terreni del fondovalle offrivano condizioni migliori rispetto alle aree montane. Campi, prati, orti e filari circondavano le abitazioni. Il lavoro seguiva il ritmo delle stagioni: semina, fienagione, raccolto, vendemmia e preparazione delle riserve invernali scandivano l'intero anno.

Campi e castagneti

La vicenda stessa del ritrovamento della Statua Stele nel 1978 ricorda la continua trasformazione agricola del paesaggio. Il reperto venne infatti scoperto durante la conversione di un castagneto in coltura cerealicola. Castagno e cereali rappresentano due aspetti fondamentali della storia alimentare della Lunigiana. Nelle zone più elevate dominava la cultura del castagno; nel fondovalle assumevano invece maggiore importanza cereali, ortaggi, prati e altre colture. Mocrone si trovava proprio in una zona di incontro tra questi due paesaggi.

Le vie verso Malgrate e l'Appennino

Il paese occupava inoltre una posizione favorevole lungo i collegamenti locali. Da Mocrone si saliva verso Malgrate. e da qui si potevano raggiungere le valli interne e i percorsi diretti verso l'Appennino. In direzione opposta si scendeva verso Villafranca e la grande direttrice della Val di Magra. Prima della moderna viabilità questi collegamenti erano costituiti da strade rurali e mulattiere percorse a piedi, a cavallo o con animali da soma.

Il terremoto del 1920

Anche Mocrone fu coinvolto nel grande terremoto del 7 settembre 1920, che colpì duramente la Lunigiana e la Garfagnana. Il sisma provocò danni gravissimi in numerosi paesi della valle e segnò profondamente la vita delle comunità. Molti edifici dovettero essere consolidati, riparati o ricostruiti. L'evento rappresentò una cesura importante nella storia dell'architettura locale, perché numerosi edifici medievali e moderni subirono trasformazioni conseguenti ai danni provocati dal terremoto.

Alberico Benedicenti

La figura più celebre legata a Mocrone è probabilmente Alberico Benedicenti. Nato a Mondovì nel 1866, fu fisiologo, farmacologo e storico della medicina. Divenne docente all'Università di Genova. e fondò una prestigiosa scuola di farmacologia sperimentale. Fu inoltre Accademico dei Lincei. e raggiunse una reputazione scientifica di livello internazionale. Nonostante fosse nato in Piemonte, Benedicenti rimase profondamente legato a Mocrone, dove si trovava la casa della famiglia e dove trascorse lunghi periodi della propria vita. Morì proprio a Mocrone nel 1961.

La casa Benedicenti

Nel paese si trova ancora la casa avita dei Benedicenti. La presenza dello scienziato rappresentò un elemento importante per la comunità. Mocrone divenne così il luogo di vita e di riflessione di uno dei protagonisti della farmacologia italiana tra Ottocento e Novecento. La figura di Benedicenti dimostra ancora una volta come i piccoli paesi della Lunigiana non fossero necessariamente isolati dal grande mondo culturale. Da queste comunità partivano o ritornavano studiosi, professionisti e uomini che partecipavano pienamente alla vita scientifica e politica nazionale.

Il monumento ad Alberico Benedicenti

Nella piazza principale di Mocrone si trova un monumento dedicato allo scienziato. L'opera è dello scultore Riccardo Rossi. Benedicenti è rappresentato anziano, con il cappotto e il bastone, accompagnato da un cane. L'immagine è lontana dalla celebrazione retorica dello scienziato in cattedra. Lo presenta invece quasi come un abitante del paese durante una passeggiata, sottolineando il rapporto personale che lo legava a Mocrone.

Benedicenti e l'antifascismo

La memoria di Alberico Benedicenti non è legata soltanto alla scienza. Durante gli anni della dittatura e della guerra mantenne infatti una posizione antifascista. Dopo l'8 settembre 1943, la sua casa e la sua figura divennero un punto di riferimento per alcuni giovani del territorio. La documentazione sulla Resistenza lunigianese ricorda esplicitamente Mocrone come una delle eccezioni. in cui, già nella fase iniziale, un gruppo di giovani si raccoglieva intorno a una figura capace di orientarne le scelte politiche. Quella figura era proprio Alberico Benedicenti.

Mocrone e la Resistenza

La posizione del paese e la presenza di una rete antifascista inserirono Mocrone nella storia della Resistenza lunigianese. Dopo l'8 settembre 1943 molti giovani si trovarono davanti alla scelta tra aderire alla Repubblica Sociale Italiana, nascondersi oppure partecipare alla lotta partigiana. Nelle campagne e nelle montagne della Lunigiana iniziarono a formarsi gruppi clandestini. Mocrone rappresentò uno dei piccoli centri nei quali questo processo assunse precocemente una dimensione politica e organizzativa.

“Protesse i patrioti che la difesero”

L'iscrizione sul monumento dedicato a Benedicenti ricorda espressamente che lo scienziato “soffrì per la Patria e protesse i patrioti che la difesero”. Sono poche parole, ma riassumono bene il ruolo che la memoria locale gli attribuisce. La Resistenza non fu infatti combattuta soltanto dagli uomini armati. Fu resa possibile anche da persone che offrirono protezione, informazioni, sostegno materiale e luoghi sicuri. Per questo si parla anche di Resistenza civile.

Nello Olivieri

Mocrone diede i natali anche a un importante protagonista della lotta partigiana: Nello Olivieri. Nacque nel paese il 30 dicembre 1914. La sua storia lo portò però lontano dalla Lunigiana. Durante la Resistenza divenne comandante partigiano in Valsesia, una delle zone più importanti della guerriglia contro l'occupazione nazifascista nell'Italia settentrionale.

Dalla Lunigiana alla Valsesia

Olivieri fu tra coloro che scelsero molto presto la lotta contro il fascismo e l'occupazione tedesca. Operò nelle formazioni partigiane della Valsesia assumendo responsabilità di comando. Cadde combattendo a Grignasco il 27 agosto 1944. Alla sua memoria venne conferita la Medaglia d'Argento al Valor Militare. Il suo nome rimase profondamente legato alla Resistenza valsesiana, ma Mocrone non dimenticò mai il proprio concittadino.

La lapide a Nello Olivieri

Nel paese una lapide ricorda la sua figura. Fu inaugurata nel 1995, in occasione del cinquantesimo anniversario della Resistenza e della Liberazione. L'iscrizione ricorda Mocrone come un paese di “antiche forti tradizioni contadine”. e presenta Olivieri come uno dei primi a insorgere per riconquistare i valori fondamentali della libertà. Il monumento crea così un legame diretto tra la cultura rurale del paese e la scelta resistenziale.

La memoria dei caduti

Mocrone conserva inoltre una lapide dedicata ai propri caduti. Questi piccoli monumenti hanno un'importanza particolare nei paesi della Lunigiana. I grandi avvenimenti della storia nazionale vengono infatti riportati alla dimensione della comunità attraverso nomi e famiglie conosciute. Guerre mondiali e Resistenza cessano così di essere eventi lontani e diventano parte della storia delle case e delle persone del paese.

San Maurizio e gli Alpini

L'antica Chiesa di San Maurizio ha assunto nel tempo anche un particolare significato per gli Alpini. La documentazione dell'Associazione Nazionale Alpini la ricorda come Santuario Nazionale degli Alpini. Il legame è particolarmente suggestivo considerando la dedicazione a San Maurizio, santo guerriero e tradizionalmente associato al mondo militare. In questo modo un edificio medievale nato per una piccola comunità rurale ha acquisito nel Novecento una dimensione commemorativa più ampia.

Il paesaggio di oggi

Mocrone conserva ancora oggi il carattere di un centro rurale di fondovalle. Il paese rappresenta quasi un punto di passaggio tra due differenti paesaggi. Verso Villafranca e Filattiera si apre la Val di Magra, con aree pianeggianti e terreni agricoli. Salendo verso Malgrate, invece, iniziano le colline e i boschi che conducono progressivamente verso le vallate interne. Questa posizione di cerniera è uno degli elementi che meglio definiscono l'identità geografica del paese.

Un piccolo paese con una storia lunghissima

Uno degli aspetti più interessanti di Mocrone è la straordinaria ampiezza cronologica delle testimonianze conservate nel suo territorio. La Statua Stele. porta il racconto fino all'Eneolitico. L'antica Chiesa di San Maurizio conduce nel Medioevo. Le confraternite e la parrocchia raccontano la società dell'età moderna. La figura di Alberico Benedicenti introduce nella storia della scienza tra Ottocento e Novecento. Nello Olivieri e la rete antifascista di Mocrone conducono infine direttamente agli anni della Resistenza.

Un borgo da scoprire

Mocrone non possiede la monumentalità del vicino Castello di Malgrate né l'impianto fortificato di Filetto. Il suo valore è differente. È quello di un borgo rurale capace di conservare tracce di quasi ogni grande fase della storia lunigianese. La testa della Statua Stele ricorda le popolazioni preistoriche che frequentavano la Val di Magra; San Maurizio testimonia il paesaggio religioso medievale; campi e castagneti raccontano la civiltà contadina. Nel Novecento, invece, Mocrone entra nella storia nazionale attraverso Alberico Benedicenti, scienziato e riferimento dell'antifascismo locale, e Nello Olivieri, partigiano caduto combattendo in Valsesia. Visitare Mocrone significa quindi scoprire come, anche in un piccolo paese di fondovalle, preistoria, Medioevo, cultura contadina, scienza e Resistenza possano convivere nello stesso paesaggio.
↑