Montereggio - Mulazzo

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Montereggio

Il borgo

Il paese

Antica Chiesa

Antica Chiesa

Montereggio

Cartelli

Il castello

Antica Chiesa

Torre campanaria

Campanile

Antica Chiesa

S.Apollinare

S.Apollinare

S.Apollinare

Base della torre campanaria e ingresso alla Chiesa

Interno S.Apollinare

Interno

Interno di S.Apollinare

Interno

Interno

Interno

Interno

La piazza

Vista dal paese

Torre campanaria

Casa vecchia

Torre campanaria

Sant'Apollinare

Vecchio stemma in marmo dello Spino Secco

Portale del castello

Dalla piazza principale del paese

In paese

In paese

Maestà

Particolare di un portale

Targa

Vecchia casa di bersagliere

Casa

Casa

In paese

Vista dal paese

Dalla fontana

In paese

In paese

Piazzale

Antica porta

Maestà

Maestà

Vista dal paese

Dal passaggio voltato

Ultime case del paese

Passaggio voltato

In paese

In memoria dei caduti in guerra

La Parrocchiale

In paese

In paese

Monumento ai librai

Monumento ai librai

Immagine su casa

Le campane

La Chiesa di S.Apollinare

Torre campanaria

Il parco giochi

Case

Case

Case

La via principale

In paese

Montereggio

La Parrocchia di S.Apollinare

La parrocchiale

Parrocchia

La parrocchiale

Interno della Chiesa

Interno

Interno alla Chiesa

Interno

Interno

Interno

Confessionale

Il portale

Piazzetta della Chiesa

Piazzetta della Chiesa

La piazza della Chiesa

In paese

In paese

Casa

In paese

Finestra

Case

In paese

Vicolo

In paese

La fontana

Nella piazzetta

Piazza in paese

In paese

In paese

In paese

In paese

Rivendita di libri usati

Casa

Casa vecchia

Piazzetta in paese

Case

Particolare su una casa

Case

In paese

Vecchia casa

In paese

Rivendita di libri usati

Verso la fine del paese

Particolarre sulla volta

Passaggio voltato

Sotto al passaggio voltato

Sotto al passaggio voltato

Uscita dal paese

Fine del paese

Percorso all'uscita dal paese

Santuarietto nel percorso

Montereggio

Veduta dal paese

La piazza

Storia in immagini del paese

In paese

Storia in immagini del paese

La Libreria

Nella libreria

Nella libreria

Nella libreria

In paese

In paese

In paese

Maestà

Maestà

Casa vecchia

Vista dalla terrazza del paese

Fontana

Fontana

Nella terrazza del paese

In paese

In paese

Immagine

Vista dalla località

Vista dalla località

Vista dalla località

Informazioni storiche, culturali della località.

Montereggio di Mulazzo: il paese dei librai della Lunigiana

Montereggio è uno dei borghi più affascinanti del Comune di Mulazzo e della Lunigiana. Antico centro fortificato dei Malaspina, situato sulle montagne che separano la valle del Magra dalla Liguria, è conosciuto soprattutto come il "Paese dei Librai". Da queste case partirono generazioni di venditori ambulanti che attraversarono l'Italia e l'Europa portando con sé pietre per affilare, stampe e soprattutto libri. Una straordinaria storia di emigrazione e cultura dalla quale nacque anche la tradizione che avrebbe portato al Premio Bancarella. Montereggio è un paese nel quale i libri non rappresentano soltanto cultura. Rappresentano la storia stessa della comunità. Le piazze e le strade ricordano scrittori ed editori, mentre la memoria delle antiche famiglie di librai continua a essere uno degli elementi più caratteristici del borgo. Ma la storia di Montereggio comincia molto prima dei venditori ambulanti.

Dove si trova Montereggio

Montereggio è una frazione del Comune di Mulazzo, nella Lunigiana toscana. Il paese sorge sulle montagne della parte occidentale del territorio comunale, non lontano dal confine con la provincia della Spezia. La posizione è particolarmente significativa. Attraverso il vicino Passo dei Casoni, infatti, gli antichi percorsi permettevano di mettere in comunicazione la valle del Magra con il versante ligure. Montereggio era quindi inserito in una rete di strade montane che per secoli vennero percorse da viandanti, mercanti e abitanti dei paesi vicini.

Un antico borgo fortificato

Prima di diventare il paese dei librai, Montereggio fu un borgo fortificato. La sua posizione consentiva di controllare le strade che attraversavano la montagna e conducevano verso la Liguria. L'importanza strategica del luogo è testimoniata anche da un particolare sorprendente: Montereggio venne rappresentato nella celebre Galleria delle Carte Geografiche dei Musei Vaticani. Per un piccolo paese della Lunigiana si tratta di una testimonianza significativa. Dimostra quanto la posizione di Montereggio fosse considerata importante all'interno della geografia storica del territorio.

Montereggio e i Malaspina

Come gran parte del territorio di Mulazzo, anche Montereggio appartenne per secoli al mondo feudale dei Malaspina. La potente famiglia, discendente dagli Obertenghi, controllò durante il Medioevo una vasta area compresa tra Lunigiana, Liguria ed Emilia. Le continue divisioni ereditarie portarono progressivamente alla nascita di numerosi piccoli feudi. Castelli e paesi che distavano pochi chilometri potevano quindi appartenere a marchesi differenti. Anche Montereggio conobbe per un breve periodo una propria autonomia politica.

La nascita del Feudo di Montereggio

Nel 1573, in seguito alla divisione dell'eredità del marchese Morello Malaspina di Mulazzo, nacque il Feudo di Montereggio. Il primo marchese fu Giovan Paolo Malaspina. A lui andarono i possedimenti situati sulla sinistra del torrente Mangiola e Montereggio divenne sede marchionale. Per il piccolo borgo iniziava così un periodo nel quale non era più semplicemente una località dipendente da Mulazzo, ma il centro di un proprio dominio feudale.

Giovan Paolo Malaspina

Giovan Paolo Malaspina stabilì a Montereggio la sede del nuovo marchesato. Morì nel 1583 e venne sepolto nella Chiesa di Sant'Apollinare. La storia del feudo continuò attraverso i suoi discendenti, ma le complicate successioni familiari ne resero fragile l'esistenza. Come accadde spesso nella Lunigiana dei Malaspina, matrimoni, eredità e mancanza di discendenti maschi potevano cambiare completamente il destino di un territorio.

Ottavio Malaspina

Una figura importante nella storia del feudo fu il marchese Ottavio Malaspina. Nel 1644, non avendo avuto figli dal matrimonio con Matilde Malaspina di Mulazzo, redasse il proprio testamento. Tra le sue disposizioni compare un elemento particolarmente interessante per la storia religiosa del territorio. Ottavio stabilì infatti che venissero realizzate le stazioni del Rosario lungo le mulattiere che da Montereggio e Pozzo conducevano al Santuario della Madonna del Monte. Il documento dimostra quanto fossero importanti i percorsi devozionali che attraversavano queste montagne.

La fine del Feudo di Montereggio

Ottavio Malaspina morì nel 1646. La sua morte provocò una disputa sulla successione del feudo. Il governo di Milano tentò di impossessarsi del territorio, ma il marchese Morello Malaspina di Mulazzo riuscì a opporsi. La controversia venne infine risolta dal Tribunale Imperiale a favore del marchese di Mulazzo. Terminava così, dopo circa settant'anni, l'esperienza autonoma del Feudo di Montereggio. Il paese tornò a essere unito al marchesato di Mulazzo.

La Chiesa di Sant'Apollinare

Uno dei principali luoghi storici del borgo è la Chiesa di Sant'Apollinare. La chiesa è strettamente legata alla storia della comunità e dei marchesi che governarono Montereggio. Qui trovò sepoltura Giovan Paolo Malaspina, primo marchese del feudo. Nel corso dei secoli Sant'Apollinare fu il centro della vita religiosa del paese. Battesimi, matrimoni, funerali e feste religiose scandivano l'esistenza degli abitanti. Ma la chiesa conserva anche la memoria di uno dei personaggi più importanti nati a Montereggio.

San Francesco Fogolla

Montereggio è infatti il paese natale di Francesco Fogolla, missionario francescano e vescovo, martirizzato in Cina durante la rivolta dei Boxer. Fogolla nacque a Montereggio nel 1839. Entrato nell'ordine francescano, partì come missionario per la Cina, dove svolse per molti anni la propria attività religiosa. Nel 1900 venne ucciso insieme ad altri religiosi e fedeli durante le persecuzioni anticristiane. Fu beatificato da papa Pio XII nel 1946 e canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2000.

Le reliquie di San Francesco Fogolla

La memoria del santo è ancora profondamente legata al paese. Nella Chiesa di Sant'Apollinare sono custodite sue reliquie e viene conservato il fonte battesimale nel quale ricevette il battesimo. Sulla casa natale una lapide ricorda il missionario e il suo martirio. Ogni anno la comunità continua a ricordare San Francesco Fogolla con celebrazioni religiose. La sua storia aggiunge così un ulteriore capitolo alla sorprendente vicenda di questo piccolo paese della Lunigiana.

Il Santuario della Madonna del Monte

Montereggio possiede inoltre uno stretto rapporto con il vicino Santuario della Madonna del Monte. Antiche mulattiere salivano dal paese verso il santuario attraversando i boschi. Nel Seicento, per volontà del marchese Ottavio Malaspina, lungo questi percorsi furono realizzate le stazioni del Rosario. La salita alla Madonna del Monte non rappresentava quindi soltanto uno spostamento. Era un vero percorso religioso. Ancora oggi questi antichi itinerari permettono di collegare la visita di Montereggio alla scoperta del santuario e del paesaggio montano circostante.

La vita nelle montagne

Per secoli la popolazione di Montereggio visse soprattutto delle risorse offerte dalla montagna. Agricoltura, piccoli allevamenti e boschi costituivano la base dell'economia familiare. Ma il territorio era difficile. I terreni coltivabili erano limitati e le possibilità di guadagno erano ridotte. Il castagno rappresentava una risorsa fondamentale. Le castagne venivano raccolte, essiccate e trasformate in farina, garantendo una parte importante dell'alimentazione durante i mesi invernali. Nonostante tutto, però, la montagna non riusciva sempre a garantire il sostentamento delle famiglie. E proprio da questa difficoltà sarebbe nata una delle storie più straordinarie della Lunigiana.

Montereggio, il Paese dei Librai

Quando gli abitanti iniziarono a partire

Tra la fine del Settecento e soprattutto nel corso dell'Ottocento molti abitanti di Montereggio iniziarono a lasciare periodicamente il paese per cercare lavoro altrove. All'inizio non erano librai. Molti commerciavano pietre per affilare le falci, prodotto utile nelle campagne e relativamente facile da trasportare. Partivano a piedi dalla Lunigiana e raggiungevano mercati e fiere sempre più lontani. A poco a poco alle pietre si aggiunsero altri oggetti. Tra questi comparvero anche stampe e libri.

L'anno senza estate

La tradizione locale collega un momento decisivo al 1816, passato alla storia come "l'anno senza estate". In gran parte dell'Europa il clima eccezionalmente freddo provocò raccolti disastrosi e una grave crisi alimentare. Per una comunità montana già povera come Montereggio la situazione dovette essere particolarmente difficile. La necessità spinse sempre più abitanti a cercare nuove forme di commercio lontano dal paese. Secondo la tradizione dei librai montereggini, proprio in questo periodo il commercio ambulante dei libri iniziò ad assumere un'importanza crescente.

Le gerle piene di libri

I primi venditori partivano con mezzi semplicissimi. Portavano sulle spalle una gerla oppure una cassetta contenente la merce. Insieme alle pietre per affilare cominciarono a trasportare libri, almanacchi, stampe e pubblicazioni popolari. Alcuni dei primi venditori avevano una scarsa istruzione e imparavano a riconoscere i volumi soprattutto dalle copertine, dalle immagini e dalle caratteristiche esteriori. Ma possedevano qualcosa di altrettanto importante: una straordinaria capacità commerciale.

I librai ambulanti

Con il tempo il libro divenne il centro della loro attività. I montereggini iniziarono a frequentare mercati, fiere e piazze dell'Italia settentrionale e centrale. Partivano in primavera e potevano rimanere lontani dal paese per molti mesi. Il lavoro era duro. Bisognava percorrere grandi distanze, affrontare il maltempo, trovare luoghi dove dormire e convincere le persone ad acquistare i libri. Ma quella forma di commercio iniziò lentamente a produrre risultati.

I "pontremolesi"

Durante l'Ottocento questi venditori ambulanti venivano spesso chiamati genericamente "pontremolesi". Pontremoli era infatti il centro più conosciuto della valle del Magra. In realtà molte delle famiglie che si dedicarono al commercio dei libri provenivano proprio da Montereggio e da altre località del territorio di Mulazzo. Il nome "pontremolesi" finì così per indicare un'intera tradizione commerciale nata nella Lunigiana.

I contrabbandieri della cultura

Durante il Risorgimento alcuni librai ambulanti svolsero anche un ruolo particolare nella diffusione delle idee. Le autorità austriache controllavano la circolazione delle pubblicazioni considerate politicamente pericolose. Secondo la memoria tramandata dai librai, alcuni venditori lunigianesi trasportavano dalla Francia e da altri territori libri proibiti dalla censura. Per questo sono stati ricordati come veri e propri "contrabbandieri della cultura". Il libro non era più soltanto una merce. Poteva diventare uno strumento attraverso il quale circolavano idee politiche, conoscenze e desiderio di cambiamento.

Dalla gerla alla bancarella

Il percorso professionale di molti librai seguiva uno schema simile. Si iniziava a piedi, con una cassetta o una gerla. Quando gli affari miglioravano si acquistava una bicicletta oppure un piccolo carretto. Il passo successivo poteva essere una bancarella fissa in una piazza o in un mercato. Infine, chi riusciva a mettere da parte abbastanza denaro poteva aprire una vera libreria. Per alcune famiglie il percorso non terminò neppure lì. Dalle librerie nacquero attività editoriali e vere e proprie case editrici.

Il documento del 1859

Una testimonianza particolarmente importante è un lasciapassare del 17 marzo 1859. Il documento riguarda Francesco Tarantola, originario di Montereggio, indicato come venditore di pietre e libri. Il lasciapassare gli consentiva di viaggiare verso Francia, Belgio e Svizzera con i propri effetti e bagagli. È una testimonianza preziosa perché documenta concretamente la presenza, già alla metà dell'Ottocento, di venditori montereggini che univano il commercio delle pietre a quello dei libri e percorrevano l'Europa.

Le grandi famiglie di librai

Con il tempo alcuni cognomi di Montereggio divennero strettamente associati al mondo librario. Tra questi troviamo Tarantola, Maucci, Giovannacci, Bertoni e Ghelfi. Le loro vicende portarono gli abitanti di un minuscolo paese della Lunigiana verso Milano, Modena, Como, Verona, Pescara, Parigi, Barcellona, Buenos Aires e molte altre città. Alcuni rimasero venditori ambulanti. Altri aprirono librerie. Altri ancora entrarono nel mondo dell'editoria.

I Maucci e l'editoria internazionale

Particolarmente significativa è la storia della famiglia Maucci. Alcuni suoi componenti portarono l'attività libraria fuori dall'Italia e contribuirono alla nascita di importanti imprese editoriali. L'esperienza dei Maucci dimostra fino a dove poteva arrivare il percorso iniziato con il commercio ambulante. Dalla piccola Montereggio, attraversando mercati e città europee, alcuni discendenti di queste famiglie arrivarono a inserirsi stabilmente nel mondo internazionale del libro.

Il ritorno al paese

Non tutti gli emigranti dimenticavano Montereggio. Al contrario, molti mantenevano un fortissimo rapporto con il luogo d'origine. Quando gli affari andavano bene, una parte dei guadagni veniva investita nel paese. Furono costruite e rinnovate abitazioni. Chi tornava portava con sé nuove esperienze, abitudini e idee. Il paese cambiava così anche grazie ai suoi emigranti. La storia di Montereggio è quindi contemporaneamente una storia di partenze e di ritorni.

I "Mericani"

Gli abitanti rimasti stabilmente in paese chiamavano talvolta ironicamente "Mericani" coloro che rientravano dopo aver trascorso lunghi periodi lontano. Non era necessario essere stati davvero in America. Poteva bastare aver lavorato alla Spezia, in Francia o in un'altra città. Il soprannome racconta bene la distanza culturale che poteva crearsi tra chi rimaneva nella piccola comunità montana e chi tornava dopo aver conosciuto il mondo esterno.

Dal commercio ambulante al Premio Bancarella

La tradizione dei librai lunigianesi è alla base di una delle manifestazioni letterarie più conosciute d'Italia: il Premio Bancarella. Il premio nacque nel 1953 dall'ambiente dei librai legati a questa particolare storia. L'idea era semplice e originale. A scegliere il libro vincitore non doveva essere soltanto una giuria di critici letterari, ma proprio chi i libri li vendeva e conosceva direttamente i gusti dei lettori. Il nome "Bancarella" ricordava le origini ambulanti di molti di questi librai.

Montereggio e il Premio Bancarella

Anche se il Premio Bancarella è oggi strettamente associato a Pontremoli, le sue radici culturali sono profondamente legate alla tradizione dei librai provenienti da Montereggio e dal territorio mulazzese. La bancarella rappresenta simbolicamente il passaggio dalla gerla del venditore ambulante al commercio moderno del libro. È una storia straordinaria. Un piccolo paese povero della montagna lunigianese ha contribuito alla nascita di una delle più note tradizioni letterarie italiane.

Il monumento al libraio

Nel 1959, un secolo dopo il lasciapassare di Francesco Tarantola, venne realizzato a Montereggio un monumento dedicato al libraio ambulante. Il monumento celebra le generazioni di uomini che lasciarono il paese con cassette, gerle e carri carichi di libri. Non è soltanto il ricordo di un mestiere. È il simbolo dell'identità stessa di Montereggio. Il libro, nato inizialmente come una merce da vendere per sopravvivere, è diventato il principale elemento culturale del paese.

Le piazze dedicate agli editori

Oggi camminare per Montereggio significa incontrare continuamente riferimenti al mondo dei libri. Piazze e spazi del borgo ricordano protagonisti dell'editoria e della letteratura. Il paese ha trasformato la propria storia in una vera identità culturale. Il visitatore non trova soltanto targhe e monumenti. Trova soprattutto la memoria di famiglie che hanno fatto del libro un mestiere tramandato attraverso le generazioni.

La Festa del Libro

Questa tradizione continua anche attraverso iniziative culturali dedicate alla lettura e all'editoria. Durante l'estate Montereggio torna a riempirsi di libri, incontri, presentazioni e visitatori. È quasi un ritorno simbolico alle origini. Un tempo erano gli abitanti di Montereggio a partire portando i libri nel mondo. Oggi sono scrittori, lettori e appassionati a raggiungere il paese per incontrare i libri.

Il Cantamaggio

La cultura di Montereggio non è però legata soltanto all'editoria. Il paese conserva anche tradizioni popolari molto antiche. Tra queste troviamo il Cantamaggio, celebrato ancora oggi insieme alla comunità di Parana. Gruppi di cantori salutano l'arrivo della primavera con canti popolari e momenti di festa. È una tradizione che richiama il mondo agricolo e il ciclo delle stagioni. Accanto alla cultura del libro sopravvive quindi la memoria della Montereggio contadina.

Montereggio e l'emigrazione

La storia dei librai non deve infatti far dimenticare che alla base di tutto ci fu l'emigrazione. Gli abitanti non partivano inizialmente per avventura. Partivano perché la montagna offriva poche possibilità di sostentamento. Il commercio ambulante rappresentava una risposta alla povertà. La capacità di trasformare quella necessit�� in un'attività che avrebbe prodotto librerie, editori e iniziative culturali costituisce probabilmente l'aspetto più affascinante della storia di Montereggio.

Le strade dei librai

Possiamo immaginare generazioni di montereggini lasciare il paese seguendo le stesse mulattiere percorse dai loro antenati. Scendevano verso la valle oppure attraversavano i valichi in direzione della Liguria. Da lì iniziavano viaggi sempre più lunghi. Francia, Belgio, Svizzera e perfino Sud America entrarono così nell'orizzonte di un piccolo paese dell'Appennino. Le antiche strade della montagna diventarono idealmente le prime pagine di una storia che avrebbe portato Montereggio nel mondo.

Montereggio e Madonna del Monte

Chi visita Montereggio può inoltre proseguire verso il Santuario della Madonna del Monte. Il collegamento tra i due luoghi è antico. Le mulattiere erano accompagnate dalle stazioni del Rosario volute nel Seicento dal marchese Ottavio Malaspina. Ancora oggi il percorso consente di unire storia, natura e religiosità popolare. È uno dei modi migliori per comprendere il paesaggio nel quale è nata la comunità montereggina.

Montereggio e Crocetta

Scendendo verso il fondovalle si incontra anche Crocetta, località nota per le particolari sculture in legno realizzate da Gino Fogola. Il percorso tra Montereggio, Madonna del Monte e Crocetta permette quindi di scoprire diversi aspetti della cultura locale. Da una parte il paese dei librai. Dall'altra l'antico santuario. Più in basso, le sculture lignee immerse nel paesaggio. Sono luoghi differenti ma legati dalle stesse antiche strade.

Un paese da scoprire a piedi

Montereggio è un borgo che merita di essere visitato lentamente. Passeggiando tra le case si possono osservare le tracce della sua struttura medievale e raggiungere la Chiesa di Sant'Apollinare. Ma soprattutto si possono cercare i segni lasciati dalla storia dei librai. Nomi, monumenti e testimonianze trasformano il paese in una sorta di racconto all'aperto. Ogni angolo ricorda che da queste montagne partirono persone capaci di trasformare il commercio ambulante in una straordinaria avventura culturale.

Montereggio, il paese che portò i libri nel mondo

La storia di Montereggio è una delle più originali della Lunigiana. Nasce come borgo fortificato dei Malaspina, diventa per alcuni decenni sede di un piccolo marchesato e attraversa la lunga storia rurale delle montagne di Mulazzo. Poi accade qualcosa di straordinario. La povertà costringe gli abitanti a partire. Prima vendono pietre per affilare. Poi aggiungono stampe e libri. Le gerle diventano cassette. Le cassette diventano carretti. I carretti diventano bancarelle. E alcune bancarelle diventano librerie e case editrici. Da una piccola montagna della Lunigiana nasce così una tradizione capace di raggiungere città italiane ed europee e di contribuire alla nascita del Premio Bancarella. Per questo Montereggio non è semplicemente un bel borgo da visitare. È un luogo nel quale il libro è diventato identità. Un paese dal quale generazioni di uomini partirono portando la carta stampata sulle spalle e che ancora oggi continua a raccontare con orgoglio la propria storia di librai, emigranti e diffusori di cultura.
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