Monterotondo: storia,
Spirito Santo e piccolo borgo della Garfagnana
Monterotondo
è una piccola località del Comune di
Castelnuovo di Garfagnana
, in provincia di Lucca.
Sorge poco fuori dal capoluogo, sulle prime alture che
circondano Castelnuovo, immersa in un paesaggio nel quale abitazioni,
prati, coltivi e boschi si alternano ancora oggi.
È un insediamento minuscolo.
Proprio questa dimensione costituisce però una parte
importante del suo fascino.
Monterotondo non nacque come grande borgo
fortificato e non possiede monumenti imponenti. La sua storia è quella
di una piccola comunità rurale cresciuta intorno alla
chiesetta dello Spirito Santo
,
strettamente collegata a Castelnuovo ma allo stesso tempo circondata
dalla campagna.
Il paese attraversò i secoli della Garfagnana estense,
la lunga civiltà contadina, il terremoto del 1920 e soprattutto le
distruzioni della Seconda guerra mondiale.
La chiesa stessa conserva una delle testimonianze più
evidenti di quella tragedia: semidistrutta durante il conflitto, venne
ricostruita nel
1955
.
Un nome che descrive il paesaggio
Il significato di
Monterotondo
è intuitivo.
La tradizione locale collega il nome alla forma
tondeggiante del rilievo sul quale si sviluppò l'abitato.
È un toponimo geografico, nato cioè direttamente
dall'osservazione del territorio.
In passato indicazioni di questo genere erano
estremamente utili.
Quando non esistevano cartelli stradali e mappe
facilmente disponibili, montagne, torrenti, boschi e forme del terreno
costituivano i principali punti di riferimento.
Il “monte rotondo” diventava così un luogo
immediatamente riconoscibile.
A pochi passi da Castelnuovo
Monterotondo si trova a brevissima distanza da
Castelnuovo di Garfagnana
.
Questa vicinanza ha influenzato profondamente la sua
storia.
Gli abitanti potevano raggiungere facilmente il
capoluogo per il mercato, le funzioni religiose più importanti, gli
uffici e le attività commerciali.
Allo stesso tempo vivevano in un ambiente decisamente
rurale.
È proprio questa doppia natura — campagna e vicinanza
alla città — a caratterizzare Monterotondo.
Il fuori borgo
Una testimonianza storica relativa all'organizzazione
urbana di Castelnuovo collega l'area di
San Carlo e Monterotondo
al cosiddetto
fuori borgo
.
Era la parte dell'insediamento sviluppatasi oltre il
nucleo murato vero e proprio.
Il dato è particolarmente interessante perché permette
di comprendere Monterotondo non come un paese completamente isolato, ma
come parte del territorio immediatamente gravitante intorno a
Castelnuovo.
Campagna e città si incontravano proprio in questi
piccoli nuclei periferici.
Castelnuovo medievale
Per comprendere Monterotondo bisogna quindi partire
dalla storia del capoluogo.
Castelnuovo è documentato già nell'Alto Medioevo.
La sua posizione alla confluenza delle vie della
Garfagnana ne favorì progressivamente lo sviluppo.
Nel corso dei secoli il centro acquistò sempre
maggiore importanza politica e commerciale.
Intorno alla città esistevano però campagne, poderi,
mulini, piccoli agglomerati e case sparse.
Monterotondo apparteneva a questo paesaggio rurale.
L'arrivo degli Este
Il grande cambiamento politico avvenne nel
Quattrocento
.
Nel 1430 Castelnuovo e numerose comunità della
Garfagnana si sottomisero agli
Este
.
Il centro divenne progressivamente la capitale
amministrativa della Garfagnana estense.
Nella Rocca risiedevano commissari e governatori.
Il mercato acquistò sempre maggiore importanza.
Per un piccolo nucleo così vicino al capoluogo, questa
crescita non poteva essere indifferente.
La Garfagnana estense
Per diversi secoli Monterotondo visse quindi nel
territorio governato dagli Este.
Il potere ducale aveva il proprio centro a
Castelnuovo.
Qui si amministrava la giustizia.
Qui si concentravano gli uffici.
Qui arrivavano commercianti e abitanti dei paesi della
montagna.
Monterotondo rimaneva invece uno spazio
prevalentemente agricolo.
Era una sorta di passaggio graduale tra il centro
urbano e la campagna.
Ludovico Ariosto
Tra il
1522 e il 1525
governatore della Garfagnana fu
Ludovico Ariosto
.
Il poeta dell'Orlando Furioso risiedeva nella
Rocca di Castelnuovo.
Il suo incarico fu tutt'altro che semplice.
Dovette affrontare banditismo, rivalità tra comunità,
problemi economici e difficoltà nelle comunicazioni.
Non abbiamo bisogno di attribuire episodi specifici
dell'amministrazione ariostesca a Monterotondo.
La borgata apparteneva però al paesaggio
immediatamente circostante la città dalla quale Ariosto amministrava la
provincia.
La Fortezza di Mont'Alfonso
Alla fine del Cinquecento il territorio di Castelnuovo
cambiò ulteriormente con la costruzione della grande
Fortezza di Mont'Alfonso
.
Gli Este vollero creare un sistema difensivo capace di
proteggere il capoluogo e offrire un rifugio sicuro in caso di attacco.
Le alture intorno a Castelnuovo assunsero così
un'importanza militare ancora maggiore.
Monterotondo faceva parte di questo paesaggio di
colline, strade e campagne posto immediatamente all'esterno del centro
principale.
Una comunità rurale
La vita quotidiana della popolazione era però molto
distante dalle vicende dei governatori e delle fortezze.
La maggior parte delle persone viveva lavorando
direttamente la terra.
Ogni famiglia cercava di ottenere dal territorio ciò
che era necessario.
Si coltivavano piccoli campi.
Si mantenevano orti.
Si falciavano prati.
Si allevavano animali.
Il bosco forniva legna e numerose altre risorse.
La chiesa dello Spirito Santo
Il centro religioso di Monterotondo è la
Chiesa dello Spirito Santo
.
È un edificio di dimensioni contenute, perfettamente
proporzionato alla piccola comunità.
La chiesa rappresentava molto più di un semplice luogo
destinato alla Messa.
Era il principale spazio comunitario.
Qui si svolgevano le celebrazioni.
Qui gli abitanti si incontravano.
Qui si concentravano alcune delle più importanti
tradizioni religiose della borgata.
La Compagnia dello Spirito Santo
La storia religiosa di Monterotondo è resa
particolarmente interessante dall'esistenza di una
Compagnia dello Spirito Santo
.
Le confraternite rappresentarono per secoli una
componente fondamentale della vita religiosa italiana.
Erano associazioni di laici organizzate attraverso
propri statuti.
Partecipavano alle processioni.
Assistevano i membri in difficoltà.
Accompagnavano i funerali.
Mantenevano altari e celebrazioni.
In alcuni casi svolgevano anche attività caritative.
Gli Statuti della Compagnia
Gli
Statuti della
Compagnia dello Spirito Santo di Monterotondo
sono stati
oggetto di uno specifico studio storico.
È un elemento di grande valore per una località così
piccola.
Significa che la comunità religiosa non era
semplicemente un gruppo informale di abitanti.
Possedeva regole e una propria organizzazione.
La confraternita stabiliva obblighi, comportamenti e
modalità di partecipazione alla vita religiosa.
Religione e comunità
In un paese delle dimensioni di Monterotondo una
confraternita poteva svolgere una funzione sociale molto importante.
I membri erano contemporaneamente vicini di casa,
parenti e compagni di lavoro.
Partecipare alla Compagnia significava quindi
rafforzare legami che esistevano già nella vita quotidiana.
Religione e organizzazione sociale finivano
inevitabilmente per sovrapporsi.
È uno degli aspetti più caratteristici della società
rurale di antico regime.
Lo Spirito Santo
La dedicazione allo
Spirito Santo
è particolarmente significativa.
Nella tradizione cristiana lo Spirito Santo è
celebrato soprattutto nella festa di Pentecoste.
Il culto ebbe una forte diffusione attraverso
confraternite e compagnie laicali.
Queste associazioni organizzavano celebrazioni,
processioni e opere di assistenza.
A Monterotondo la dedicazione della chiesa e quella
della Compagnia mostrano quanto questa devozione fosse radicata nella
comunità.
Una piccola chiesa di campagna
La chiesetta rappresentava un riferimento anche
visivo.
Le abitazioni si sviluppavano nelle vicinanze.
I terreni agricoli cominciavano praticamente appena
fuori dalle case.
Per gli abitanti che lavoravano nei campi, il suono
della campana scandiva il tempo.
Annunciava le funzioni religiose.
Segnalava le feste.
Poteva richiamare la comunità in caso di necessità.
Il paesaggio agricolo
Il territorio intorno a Monterotondo era molto più
coltivato rispetto a oggi.
Il bosco occupava certamente una parte importante del
paesaggio, ma campi e prati erano diffusi.
Le famiglie cercavano di sfruttare anche piccoli
appezzamenti.
Vicino alle case si trovavano orti e alberi da frutto.
I terreni più aperti potevano essere utilizzati per
cereali e foraggio.
Era un paesaggio costruito dal lavoro.
Il castagno
Come nel resto della Garfagnana, il
castagno
costituiva una
risorsa fondamentale.
Il suo legno veniva utilizzato per travi, mobili e
attrezzi.
Le castagne rappresentavano invece una preziosa fonte
alimentare.
Gli alberi venivano curati.
Il terreno sottostante veniva ripulito prima della
raccolta.
L'autunno era uno dei periodi di lavoro più intenso.
I metati
Le castagne destinate alla produzione di farina
venivano essiccate nei
metati
.
Erano piccoli edifici costruiti generalmente in
prossimità dei castagneti.
Al piano superiore venivano distribuite le castagne.
Al piano inferiore ardeva lentamente un fuoco.
Il procedimento durava diverse settimane.
Una volta essiccati, i frutti potevano essere
sbucciati e portati al mulino.
La farina di castagne
La farina ottenuta permetteva di preparare numerosi
alimenti.
Tra questi c'erano naturalmente i
necci
, ancora oggi simbolo
della cucina garfagnina.
Per le famiglie contadine la farina di castagne aveva
però un significato molto più profondo.
Poteva essere conservata durante l'inverno.
Garantiva calorie quando altri alimenti
scarseggiavano.
Il castagno era quindi una vera riserva di sicurezza.
Campi e orti
Accanto ai castagneti si coltivavano piccoli
appezzamenti.
Mais, patate, legumi e ortaggi potevano contribuire
all'alimentazione familiare.
La produzione dipendeva dalla qualità dei terreni e
dall'esposizione.
Non esistevano grandi aziende agricole nel senso
moderno.
Il territorio era frammentato in numerosi spazi
utilizzati intensamente.
Ogni fazzoletto di terra poteva avere una funzione.
I prati
I prati erano indispensabili per l'allevamento.
Durante l'estate veniva tagliata l'erba.
Il fieno doveva asciugare prima di essere raccolto.
Successivamente veniva trasportato nei fienili.
Serviva per alimentare bovini, pecore e altri animali
durante l'inverno.
Una cattiva fienagione poteva creare problemi per
mesi.
Gli animali
Gli animali completavano l'economia domestica.
Una mucca poteva fornire latte e aiutare nei lavori
agricoli.
Le pecore e le capre utilizzavano terreni meno
produttivi.
Il maiale rappresentava una fondamentale riserva
alimentare.
Polli e conigli erano allevati vicino alle abitazioni.
Il letame veniva utilizzato nei campi.
Quasi nulla veniva sprecato.
Le case sparse
Un elemento fondamentale per comprendere la
Monterotondo storica è la presenza delle
case sparse
.
La comunità non era concentrata soltanto nel piccolo
nucleo intorno alla chiesa.
Numerose famiglie vivevano direttamente nei poderi.
Era una scelta perfettamente logica.
Quando il lavoro agricolo occupava quasi l'intera
giornata, abitare vicino ai campi e agli animali rappresentava un grande
vantaggio.
Il censimento del 1921
Il censimento del
1921
offre una fotografia straordinaria.
Il centro di Monterotondo, posto a
481 metri di altitudine
,
contava soltanto
33 abitanti
.
Nelle case sparse della stessa frazione di censimento
vivevano però altre
45 persone
.
Complessivamente il territorio censuario raggiungeva
quindi
78 abitanti
.
La maggioranza relativa della popolazione viveva fuori
dal nucleo centrale.
Un paese diffuso
Questo dato permette di capire quanto fosse differente
il paesaggio di un secolo fa.
Oggi una casa isolata può sembrare semplicemente una
residenza immersa nella natura.
Allora poteva essere il centro di un piccolo podere.
Intorno c'erano campi, orti, prati e animali.
Le famiglie erano distribuite nel territorio perché il
territorio stesso rappresentava il loro luogo di lavoro.
Monterotondo era quindi più un
paese diffuso
che un borgo
compatto.
Le strade verso Castelnuovo
La vicinanza al capoluogo rendeva particolarmente
importante la rete delle strade rurali.
A piedi si poteva raggiungere Castelnuovo in tempi
relativamente brevi.
Si andava al mercato.
Si raggiungevano gli uffici.
Si compravano prodotti non disponibili in campagna.
I contadini potevano vendere parte della propria
produzione.
Questa facilità di collegamento distingueva
Monterotondo dai paesi più remoti della montagna.
Il mercato
Il
mercato di
Castelnuovo
fu per secoli uno dei principali punti di incontro
della Garfagnana.
Vi arrivavano abitanti delle montagne e del
fondovalle.
Si vendevano animali, formaggi, castagne, farine,
prodotti agricoli e manufatti.
Si acquistavano sale, stoffe, utensili e altre merci.
Per Monterotondo il mercato era praticamente alle
porte.
Il rapporto economico con la città era quindi
strettissimo.
L'Ottocento
Durante l'Ottocento il territorio attraversò grandi
cambiamenti politici.
La dominazione estense venne interrotta dall'età
napoleonica.
Dopo la Restaurazione la Garfagnana tornò sotto gli
Este.
Infine arrivò l'unificazione italiana.
Per una famiglia di Monterotondo, però, molti aspetti
della quotidianità continuarono a cambiare molto lentamente.
Agricoltura e allevamento rimasero al centro della
vita.
La fine degli Este
Con il Risorgimento scomparve definitivamente il
vecchio sistema politico della Garfagnana estense.
Castelnuovo entrò nel nuovo Stato italiano.
Anche Monterotondo ne seguì naturalmente le vicende.
Le nuove amministrazioni intervennero progressivamente
su strade, scuole e servizi.
Il cambiamento più profondo della società rurale
sarebbe però arrivato soltanto nel Novecento.
Il terremoto del 1920
Il
7 settembre 1920
un violentissimo terremoto colpì Garfagnana e Lunigiana.
Il territorio di Castelnuovo subì danni importanti.
Per Monterotondo non è opportuno attribuire un preciso
grado di intensità o un numero di edifici distrutti senza una
rilevazione locale specifica.
È però certo che la borgata si trovava all'interno di
uno dei territori duramente interessati dal grande evento sismico.
La scossa rimase per generazioni uno spartiacque nella
memoria della valle.
La Prima guerra mondiale e gli anni
difficili
Il terremoto arrivò appena due anni dopo la
conclusione della
Prima guerra mondiale
.
La popolazione della Garfagnana aveva già affrontato
richiamo alle armi, lutti, difficoltà economiche e scarsità di risorse.
Il sisma aggravò ulteriormente la situazione.
Gli anni Venti iniziarono quindi in condizioni
difficili.
Per le famiglie rurali ricostruire significava spesso
utilizzare direttamente il proprio lavoro e i materiali disponibili.
Tra le due guerre
Negli anni successivi Monterotondo mantenne ancora il
proprio carattere agricolo.
Le trasformazioni tecnologiche arrivavano lentamente.
Le famiglie continuavano a dipendere in buona parte
dai campi e dagli animali.
Castelnuovo, però, cresceva.
La vicinanza al centro urbano permetteva nuove
possibilità di lavoro e contribuiva progressivamente a modificare
l'economia della piccola borgata.
La Seconda guerra mondiale
La
Seconda guerra
mondiale
rappresentò uno dei momenti più drammatici della
storia moderna di Monterotondo.
Tra il 1944 e il 1945 la Garfagnana si trovò
direttamente coinvolta nelle operazioni militari della
Linea Gotica
.
Castelnuovo subì bombardamenti e distruzioni.
Le campagne circostanti non furono risparmiate.
Anche Monterotondo venne colpita.
La chiesa semidistrutta
La conseguenza più evidente fu il grave danneggiamento
della
Chiesa dello Spirito Santo
.
Le fonti locali ricordano che l'edificio venne
semidistrutto durante l'ultimo
conflitto mondiale
.
Per una comunità minuscola si trattava di una perdita
enorme.
La chiesa rappresentava infatti il principale edificio
identitario della borgata.
La sua distruzione simboleggiava in maniera immediata
la violenza della guerra arrivata fino alle campagne di Castelnuovo.
Una Garfagnana sulla Linea Gotica
Nell'autunno del 1944 il fronte si stabilizzò nelle
montagne della Toscana settentrionale.
La popolazione dovette convivere con militari,
sfollamenti, requisizioni e bombardamenti.
Le strade potevano diventare pericolose.
Le abitazioni rurali potevano essere utilizzate come
ricoveri.
Boschi e cantine offrivano rifugio durante gli
allarmi.
Per una società abituata a ritmi agricoli
relativamente regolari fu uno sconvolgimento completo.
Il dopoguerra
Con la fine della guerra cominciò la ricostruzione.
Non bisognava soltanto riparare le abitazioni.
Occorreva ricostruire strade, ponti, edifici pubblici
e chiese.
Anche Monterotondo dovette affrontare questo processo.
La comunità decise di restituire al paese il proprio
luogo di culto.
Il 1955
La Chiesa dello Spirito Santo venne
ricostruita nel 1955
.
È una data fondamentale per la storia contemporanea
della borgata.
Dieci anni dopo la fine della guerra, Monterotondo
tornava così a possedere pienamente il proprio centro religioso.
L'edificio che vediamo oggi racconta quindi
contemporaneamente una storia antica e una ricostruzione novecentesca.
Una chiesa antica e nuova
È proprio questo contrasto a rendere interessante lo
Spirito Santo.
La devozione e la Compagnia appartengono alla storia
secolare di Monterotondo.
La struttura attuale porta invece il segno del
dopoguerra.
L'edificio rappresenta quindi la continuità di una
comunità che, dopo la distruzione, decise di ricostruire il proprio
luogo simbolico.
Il censimento del 1961
Pochi anni dopo la ricostruzione della chiesa, il
censimento del
1961
registrò a
Monterotondo appena
23 residenti
.
Il dato mostra quanto fosse piccolo il nucleo.
Nello stesso territorio censuario comparivano anche
altri nuclei, tra cui
San Carlo
,
oltre a una consistente popolazione nelle case sparse.
La campagna intorno a Castelnuovo continuava quindi a
essere abitata, ma la struttura demografica stava rapidamente cambiando.
Dalla campagna alla città
Negli anni Cinquanta e Sessanta molte famiglie
abbandonarono progressivamente l'agricoltura come attività principale.
Castelnuovo offriva occupazioni nei servizi, nel
commercio e nelle attività artigianali.
Altri abitanti emigrarono verso città e zone
industriali.
La possibilità di spostarsi in automobile rese inoltre
meno necessario vivere direttamente vicino ai terreni.
Lo spopolamento rurale
Le case sparse furono le prime a risentire di questa
trasformazione.
Alcuni poderi vennero abbandonati.
I campi più difficili da lavorare smisero di essere
coltivati.
I prati non vennero più falciati regolarmente.
Il bosco cominciò lentamente ad avanzare.
In pochi decenni un paesaggio modellato da secoli di
lavoro cambiò profondamente.
Il ritorno del bosco
Quello che oggi appare come un ambiente naturale è
quindi in parte il risultato dell'abbandono agricolo.
Tra gli alberi possono nascondersi vecchi muri,
terrazzamenti e tracce di sentieri.
Sono testimonianze della precedente organizzazione del
territorio.
La vegetazione ha riconquistato luoghi che un tempo
venivano attraversati e lavorati quotidianamente.
Monterotondo oggi
Oggi Monterotondo rimane una piccola borgata immersa
nel verde, a pochissima distanza da Castelnuovo.
La dimensione ridotta è probabilmente la sua
caratteristica più evidente.
Non esiste una netta separazione tra abitato e
campagna.
Le case sembrano quasi dissolversi nel paesaggio.
La
chiesetta dello
Spirito Santo
continua a rappresentare il principale
riferimento storico del luogo.
Una campagna ancora viva
Il territorio conserva inoltre una tradizione agricola
che non è completamente scomparsa.
Nella località di
Toleno
, nella frazione di Monterotondo, la Regione Toscana
registra oggi anche attività di conservazione di varietà agricole
locali.
Tra le varietà coltivate figurano fagioli, mais,
pomodori e antiche varietà di alberi da frutto.
È un piccolo ma significativo esempio di continuità.
L'agricoltura contemporanea non ha più il peso
economico del passato, ma può diventare strumento di conservazione della
biodiversità e della memoria rurale.
Le antiche varietà
Conservare una vecchia varietà di mais, di fagiolo o
di mela significa conservare qualcosa di più di un semplice prodotto.
Ogni varietà nasce da una lunga selezione.
È adattata al clima e al terreno.
È collegata a ricette e pratiche agricole.
È parte della storia alimentare di una comunità.
In questo senso la campagna di Monterotondo continua
ancora oggi a raccontare il proprio passato.
Una borgata diversa dalle altre
Monterotondo è molto diversa da Gragnanella, Palleroso
o Colle.
Non possiede un grande nucleo medievale.
Non conserva mura monumentali.
Non ha una grande parrocchiale.
La sua identità deriva proprio dalla piccola scala.
Poche case.
Una chiesa.
Poderi.
Boschi.
La vicinanza immediata a Castelnuovo.
È una testimonianza preziosa di quella rete di
minuscoli insediamenti che circondava i principali centri della
Garfagnana.
Il valore della chiesetta
Lo
Spirito Santo
rappresenta il filo che unisce le diverse epoche.
Prima la confraternita e i suoi statuti.
Poi la vita religiosa della popolazione rurale.
La guerra e la semidistruzione dell'edificio.
Infine la ricostruzione del 1955.
La chiesa permette quindi di raccontare Monterotondo
senza dover inventare castelli o grandi avvenimenti che il paese non ha
mai avuto.
La sua storia autentica è già sufficientemente
interessante.
Dal fuori borgo alla frazione
Per secoli Monterotondo visse quasi come un'estensione
rurale di Castelnuovo.
Le fonti ricordano l'area insieme a San Carlo nel
fuori borgo
della città.
Successivamente i censimenti la registrarono come
frazione e località distinta.
La trasformazione amministrativa riflette anche quella
del territorio.
Ciò che un tempo era campagna immediatamente esterna
al centro urbano acquistò gradualmente una propria precisa
identificazione geografica.
Una storia di persone e campi
La vera storia di Monterotondo non è fatta soprattutto
di principi e battaglie.
È fatta di persone.
Contadini che scendevano al mercato.
Famiglie che raccoglievano castagne.
Donne e uomini appartenenti alla Compagnia dello
Spirito Santo.
Bambini cresciuti nelle case sparse.
Abitanti che videro la propria chiesa devastata dalla
guerra.
E una comunità che nel dopoguerra decise di
ricostruirla.
Un borgo da riscoprire
Visitare
Monterotondo
significa conoscere una Garfagnana differente da quella dei grandi
castelli e dei borghi fortificati.
Qui il patrimonio è più discreto.
È nella forma del colle che ha dato il nome al paese.
È nella piccola Chiesa dello Spirito Santo.
È nella memoria dell'antica confraternita.
È nei campi e nelle case sparse ricordate dai
censimenti.
È nei boschi che hanno riconquistato gli antichi
terreni agricoli.
È nella ricostruzione del 1955, dopo le distruzioni
della guerra.
Ed è ancora oggi nelle persone che mantengono vive
antiche varietà agricole della Garfagnana.
Monterotondo racconta così la storia di una
piccolissima comunità rurale cresciuta
alle porte di Castelnuovo
, profondamente legata alla città ma
capace di conservare una propria identità, costruita nei secoli intorno
alla campagna e alla chiesetta dello Spirito Santo. |