Monti di Licciana
Nardi: storia, Pieve di Venelia e Castello Malaspina
Monti è una delle
località storicamente più importanti del Comune di Licciana Nardi e
della valle del Taverone. Il suo territorio conserva testimonianze che
attraversano millenni di storia: dalle statue stele preistoriche di
Venelia all'antica pieve di Santa Maria, documentata alla fine del X
secolo, fino al castello medievale che domina ancora oggi il paese. La
posizione all'incrocio di antiche vie tra la Lunigiana, l'Appennino e la
valle del Serchio contribuì a fare di Monti un luogo strategico, conteso
nel Medioevo e poi a lungo legato alla storia dei Malaspina.
Dove si trova Monti
Monti è una frazione del Comune di
Licciana Nardi, nella media
Lunigiana. Il paese si sviluppa nella valle del
torrente Taverone, uno dei
principali affluenti della Magra in questo settore della Lunigiana.
La conformazione dell'abitato è particolare perché il
territorio storico di Monti comprende realtà differenti.
In basso troviamo la zona della
Pieve di Santa Maria di Venelia,
legata all'insediamento più antico.
Più in alto, su una collina posta sulla destra del
Taverone, sorge invece il Castello di
Monti, attorno al quale si sviluppò il nucleo fortificato
medievale.
Questa distinzione è fondamentale per comprendere la
storia del paese.
Prima del castello c'era già Venelia.
E prima della Venelia medievale, il territorio era
frequentato da comunità molto più antiche.
Prima di Monti c'era
Venelia
Il nome più antico associato al territorio è infatti
Venelia, o Veneglia nelle
diverse forme documentarie.
La Pieve di Santa Maria conserva ancora oggi questo
nome.
Le fonti comunali lo considerano un toponimo di
origine ligure e avanzano, con prudenza, la possibilità che fosse
collegato al nome di un'antica divinità.
L'etimologia non può essere considerata
definitivamente risolta.
Ciò che conta, però, è l'antichità del nome.
Venelia precede di molti secoli l'organizzazione
feudale dei Malaspina e continua a sopravvivere ancora oggi nella
denominazione della pieve.
Le statue stele di
Venelia
Monti possiede inoltre un collegamento diretto con uno
dei fenomeni archeologici più importanti della Lunigiana: quello delle
statue stele.
Nel corso del Novecento furono rinvenute nelle
vicinanze dell'abitato tre statue stele, conosciute come:
Venelia I, Venelia II
e Venelia III.
Le prime due sono conservate presso il Museo delle
Statue Stele Lunigianesi nel Castello del Piagnaro di Pontremoli. Le
sculture sono attribuite al cosiddetto
Gruppo B, datato tra il 3400 e il 2300 a.C.
Si tratta quindi di testimonianze dell'Età del Rame,
molto anteriori alla pieve, al castello e alla stessa organizzazione
medievale del territorio.
Un territorio
frequentato da millenni
Le statue stele non permettono naturalmente di
affermare che esistesse già allora un “paese di Monti”.
Sarebbe un errore.
Dimostrano però che il territorio era frequentato
dalle comunità preistoriche della Lunigiana e che questa zona possedeva
un significato all'interno del loro paesaggio.
È un dato particolarmente importante perché consente
di raccontare Monti attraverso una profondità cronologica eccezionale.
Preistoria.
Età medievale.
Feudalesimo.
Età moderna.
Sono tutti periodi rappresentati nel territorio.
La Pieve di Santa
Maria di Venelia
Il grande monumento religioso di Monti è la Pieve di
Santa Maria di Venelia, conosciuta anche come
Santa Maria Assunta.
La prima attestazione indicata dal censimento delle
chiese italiane risale al 998,
quando compare l'antica pieve con il nome di Venelia.
Siamo quindi davanti a una delle istituzioni
ecclesiastiche più antiche di questo settore della Lunigiana.
La pieve non era semplicemente la chiesa di un
villaggio.
Nel Medioevo una pieve rappresentava il centro
religioso di un territorio molto più ampio.
Che cos'era una pieve
Le pievi medievali esercitavano funzioni che le
normali cappelle rurali non possedevano.
Erano soprattutto chiese battesimali.
Attorno a esse si organizzava una rete di cappelle e
villaggi dipendenti.
Per battesimi e altre importanti funzioni religiose,
gli abitanti dei nuclei circostanti dovevano quindi fare riferimento
alla pieve.
Nel 1298,
Santa Maria di Venelia aveva ancora alle proprie dipendenze quattro
chiese appartenenti a villaggi distribuiti sui due versanti della valle.
Questo dato permette di comprendere la centralità
religiosa raggiunta da Venelia nel Medioevo.
Una pieve lungo le
antiche strade
La posizione non era casuale.
Il territorio di Monti si trovava infatti in
corrispondenza di un importante sistema di comunicazioni.
Secondo la ricostruzione del Comune di Licciana Nardi,
in questa zona si incontravano una strada proveniente dalla
valle del Serchio, attraverso
il Passo di Tea, e la cosiddetta strata
Lizane, che collegava i territori oltre l'Appennino con la
media Val di Magra.
Pieve e strada erano strettamente legate.
Le grandi istituzioni religiose medievali sorgevano
spesso in luoghi facilmente raggiungibili e capaci di servire comunità
distribuite su un territorio ampio.
Venelia rispondeva perfettamente a queste
caratteristiche.
La strada della valle
del Taverone
La valle del Taverone rappresentava un corridoio
naturale verso l'Appennino.
Da qui era possibile raggiungere le montagne
attraverso differenti percorsi, mentre verso sud-ovest si poteva
scendere verso la Magra e il grande asse della Lunigiana.
Le vie medievali non devono però essere immaginate
come strade moderne dal percorso fisso.
Esistevano itinerari principali, varianti, mulattiere
e collegamenti locali.
La cosa importante è che Monti si trovava all'interno
di un nodo viario strategico.
Ed è proprio questa posizione che spiega anche la
nascita del castello.
La pieve romanica
Dell'antico edificio medievale rimane ancora una
testimonianza particolarmente importante.
Sul lato dell'attuale chiesa è conservata infatti una
abside semicircolare romanica,
attribuibile al XII secolo. Il paramento murario e il basamento mostrano
caratteristiche confrontabili con altre pievi romaniche della Lunigiana.
È probabilmente l'elemento architettonico più prezioso
della pieve.
Osservandolo si percepisce materialmente la differenza
tra l'antico edificio medievale e la chiesa ricostruita in epoca
moderna.
La crisi della vecchia
pieve
Nel corso dei secoli l'edificio medievale subì
trasformazioni e un progressivo deterioramento.
Una visita pastorale del
1734, compiuta dal vescovo di
Luni-Sarzana Giovanni della Torre, descrisse la chiesa in condizioni
tanto problematiche da ordinare il trasferimento del Santissimo
Sacramento nel vicino oratorio della Giarella, minacciando l'interdetto
se l'edificio non fosse stato restaurato entro sei mesi.
La situazione portò infine a una trasformazione
radicale.
La ricostruzione
settecentesca
Nel XVIII secolo la Pieve di Venelia venne
sostanzialmente ricostruita.
Il nuovo edificio assunse un orientamento differente
rispetto alla chiesa romanica.
L'antica abside non venne però completamente demolita:
fu inglobata lateralmente nella nuova costruzione.
���������� proprio questa particolarità a rendere Santa Maria
di Venelia così interessante.
Nello stesso edificio convivono due orientamenti e due
epoche.
Da una parte la chiesa settecentesca.
Dall'altra il frammento sopravvissuto della pieve
medievale.
Dal piano alla collina
Mentre la pieve dominava la vita religiosa del
territorio, la necessità di controllare militarmente le strade favorì lo
sviluppo di un secondo polo.
La collina sovrastante.
Qui sorse il Castello Di Monti.
La sua posizione permetteva di sorvegliare la valle
del Taverone e soprattutto l'incrocio delle antiche direttrici che
attraversavano questo settore della Lunigiana.
La geografia del paese assume così una forma
chiarissima.
In basso la pieve.
In alto il castello.
Una controllava il territorio religioso.
L'altro controllava il territorio militare.
Le origini del
Castello di Monti
Secondo la ricostruzione storica pubblicata dal Comune
di Licciana Nardi, il castello ebbe origine tra la
fine dell'XI e l'inizio del XII secolo
come struttura militare legata agli Estensi, interessati a controllare
il versante lunigianese dell'Appennino.
È possibile che l'attuale castello abbia sostituito o
sviluppato un precedente fortilizio.
La documentazione certa dell'esistenza del castello
risale però al 1275.
È quindi prudente distinguere l'ipotesi sulle origini
dalla prima attestazione documentaria sicura.
Un castello per
controllare le strade
La funzione originaria era essenzialmente strategica.
Il castello doveva controllare il traffico lungo le
vie che attraversavano il territorio.
Non bisogna pensarlo inizialmente come una semplice
residenza signorile.
Era prima di tutto una fortificazione.
Dalla collina era possibile osservare la valle e
intervenire sul sistema stradale sottostante.
È un modello che ritroviamo in numerose località della
Lunigiana.
Strada e castello crescono insieme.
I Conti di Moregnano
Prima della definitiva affermazione dei Malaspina, il
territorio compreso tra i torrenti
Taverone e Civiglia appartenne per un lungo periodo ai
Conti di Moregnano.
La storia politica di Monti non può quindi essere
ridotta immediatamente ai Malaspina.
Come spesso accade in Lunigiana, i poteri medievali si
sovrappongono e cambiano nel corso dei secoli.
Famiglie signorili.
Marchesi.
Istituzioni ecclesiastiche.
Comunità locali.
Tutti partecipano alla costruzione del territorio.
L'arrivo dei Malaspina
Nel 1355
Monti entrò nei domini dei Malaspina di
Villafranca. Agli inizi del Quattrocento si formò quindi un
feudo autonomo governato dai marchesi Simone e Nicola.
Da questo momento il rapporto tra Monti e la famiglia
Malaspina diventa centrale.
Il castello venne adattato e rafforzato.
Il paese acquistò una fisionomia sempre più legata
alla presenza marchionale.
Ma la sua storia rimase tutt'altro che tranquilla.
I Campofregoso e
Genova
Nel 1449 il
Castello di Monti venne attaccato e conquistato da una spedizione
guidata da Galeotto di Campofregoso
con forze genovesi.
La dominazione dei Campofregoso durò circa quattordici
anni.
Successivamente il castello tornò ai Malaspina, che
avviarono lavori di ampliamento e rafforzamento delle strutture
difensive.
L'episodio mostra bene quanto la Lunigiana fosse
politicamente contesa.
La valle della Magra e i suoi accessi appenninici
interessavano potenze molto più grandi dei piccoli feudi locali.
Un territorio
continuamente diviso
La storia feudale della Lunigiana è caratterizzata da
continue divisioni ereditarie.
Alla morte di un marchese, il patrimonio poteva essere
spartito tra più figli.
Nascevano così nuovi rami familiari e nuovi piccoli
feudi.
Monti passò attraverso giurisdizioni differenti e fu
collegato, in epoche diverse, ai domini di Olivola, Villafranca, Lusuolo
e ad altre articolazioni territoriali malaspiniane.
Questa frammentazione spiega perché castelli
relativamente vicini potessero appartenere a signori differenti.
Il castello dei
Malaspina dello Spino Secco
Monti apparteneva al grande universo dei
Malaspina dello Spino Secco,
uno dei due principali rami nei quali la famiglia si divise nel XIII
secolo.
La presenza malaspiniana lasciò un segno profondo nel
paesaggio.
Il castello non era soltanto una struttura militare.
Con il passare del tempo diventò anche una residenza
signorile.
Le esigenze difensive diminuirono progressivamente,
mentre aumentavano quelle rappresentative e abitative.
Giovanni delle Bande
Nere
Uno degli episodi più conosciuti della storia del
castello riguarda Giovanni de' Medici,
detto Giovanni delle Bande Nere.
Nel 1524,
mentre si trovava in Lunigiana, Giovanni decise di attaccare il Castello
di Monti.
La tradizione storica riferita dal Comune racconta che
l'azione ebbe quasi il carattere di un'esercitazione militare; il
castello fu espugnato e il marchese Spinetta Malaspina venne fatto
prigioniero.
L'episodio è particolarmente significativo perché
colloca Monti nel contesto delle guerre e delle grandi compagnie
militari del Rinascimento.
Dal castello militare
alla residenza
Con il passare dei secoli, le fortificazioni medievali
persero progressivamente la loro funzione originaria.
Anche il Castello di Monti subì trasformazioni.
Le strutture vennero adattate alle esigenze
residenziali e il complesso assunse gradualmente l'aspetto di una dimora
signorile fortificata.
È una trasformazione comune a molti castelli della
Lunigiana.
Le torri e le mura rimangono.
Ma dietro di esse cambia completamente il modo di
vivere.
Il 1638: Monti sceglie
la Toscana
Un passaggio molto particolare avvenne nel
1638.
Secondo la ricostruzione ufficiale del Comune, la
popolazione di Monti, esasperata dalla situazione politica e dal
malgoverno, decise autonomamente di porsi sotto la protezione del
Granducato di Toscana.
È un episodio di grande interesse.
La comunità locale non appare soltanto come oggetto
delle decisioni dei marchesi.
Diventa protagonista.
Gli abitanti intervengono direttamente sul proprio
destino politico cercando una soluzione alternativa alla frammentazione
e alle tensioni feudali.
Monti tra Lunigiana e
Toscana
Il passaggio sotto l'influenza granducale inserì Monti
in una storia differente rispetto ad altri feudi malaspiniani.
La Lunigiana rimase infatti per secoli una terra
politicamente frammentata.
Territori toscani.
Feudi imperiali.
Domini estensi.
Possedimenti genovesi.
Zone successivamente legate a Parma.
In pochi chilometri potevano cambiare autorità, leggi
e sistemi amministrativi.
Monti rappresenta molto bene questa complessità.
Il terremoto del 1920
La Lunigiana fu colpita il
7 settembre 1920 da un
terremoto devastante.
Anche il Castello di Monti subì gravi danni.
In seguito al sisma vennero realizzati importanti
interventi di restauro che contribuirono ulteriormente alla
trasformazione del complesso in residenza signorile.
Il terremoto rappresenta uno spartiacque per
moltissimi monumenti della Lunigiana.
Chiese, torri, campanili e abitazioni dovettero essere
restaurati, ricostruiti o consolidati.
Monti non fece eccezione.
Il Castello di Monti
oggi
Oggi il Castello di Monti rimane uno dei monumenti più
riconoscibili della valle del Taverone.
È una dimora storica
privata e l'accesso non deve quindi essere dato per scontato:
le visite vengono organizzate in occasioni e orari specifici. Le
informazioni locali attuali indicano aperture calendarizzate e visite
guidate.
Dal punto di vista paesaggistico, però, il castello
continua a svolgere la stessa funzione visiva di secoli fa.
Domina la collina.
Segna il territorio.
Rende immediatamente riconoscibile Monti.
Il borgo attorno al
castello
La parte storica sviluppatasi attorno alla
fortificazione conserva ancora l'impronta del borgo medievale.
Le strade strette seguono la morfologia della collina
e conducono verso il complesso castellano.
Una Antica Porta lungo Via Castello ricorda ancora
l'organizzazione degli accessi al nucleo storico.
Anche quando le strutture difensive non sono
sopravvissute integralmente, la forma del paese permette quindi di
leggere il rapporto tra abitazioni e fortificazione.
Pieve e castello: due
Monti differenti
Uno degli aspetti più affascinanti del paese è proprio
la distanza tra i suoi due grandi monumenti.
La pieve appartiene a un paesaggio più antico.
È legata alla pianura, alla strada, alle comunità
rurali e all'organizzazione ecclesiastica.
Il castello appartiene invece al paesaggio feudale.
È sulla collina.
Controlla.
Difende.
Rappresenta il potere signorile.
In pochi minuti è possibile passare dall'uno all'altro
e attraversare idealmente diversi secoli di storia.
Venelia e Monti
Anche i due nomi raccontano questa trasformazione.
Venelia
richiama la storia più antica del territorio e sopravvive nella
denominazione della pieve.
Monti
diventa invece il nome prevalente del paese.
Secondo la scheda storica del Comune, il termine Monti
non sarebbe legato a grandi altitudini, ma a un'espressione medievale
riferita ad ampie zone destinate al pascolo.
È un'interpretazione interessante, anche se per
l'etimologia dei toponimi antichi è sempre opportuno mantenere una certa
prudenza.
Il paesaggio rurale
Per secoli la vita quotidiana degli abitanti non si
svolse soltanto tra pieve e castello.
La maggior parte della popolazione viveva di
agricoltura e allevamento.
La valle del Taverone offriva terreni più favorevoli
rispetto alle zone più elevate dell'Appennino.
Campi, prati, vigne, castagneti e boschi formavano un
paesaggio intensamente utilizzato.
Il castello dominava politicamente il territorio.
La pieve lo organizzava religiosamente.
Ma erano i campi a sostenere materialmente la
comunità.
Il Taverone
Il torrente Taverone
è l'altro grande protagonista del paesaggio.
La valle creata dal corso d'acqua ha determinato vie
di comunicazione, insediamenti e attività agricole.
Seguendo il Taverone verso monte si entra nel
territorio interno del Comune di Licciana Nardi e ci si avvicina ai
rilievi dell'Appennino.
Scendendo verso valle si raggiunge invece la Magra.
Monti occupa quindi una posizione intermedia tra
montagna e fondovalle.
Un crocevia della
Lunigiana orientale
È proprio questa posizione a spiegare la lunga
continuità insediativa.
Le statue stele testimoniano la frequentazione
preistorica.
La pieve dimostra l'importanza religiosa medievale.
Il castello documenta quella strategica e feudale.
Le strade mostrano il rapporto con l'Appennino e con
la valle del Serchio.
Monti non deve quindi essere raccontato semplicemente
come “il paese con un castello”.
È un vero crocevia
storico della Lunigiana orientale.
Monti e la Via
Francigena
Su questo punto conviene essere precisi.
La grande Via Francigena attraversa la Lunigiana e il
territorio di Licciana Nardi presenta numerosi rapporti con le antiche
comunicazioni medievali.
Tuttavia, per Monti è più corretto sottolineare
soprattutto la strata Lizane,
la valle del Taverone e le comunicazioni verso il Passo di Tea e la
valle del Serchio, documentate dalla ricostruzione storica locale.
Non è necessario trasformare ogni antica strada
lunigianese in un tratto della Francigena.
La storia viaria di Monti è già sufficientemente
interessante senza forzature.
Monti e Dante
Anche per Dante è opportuno mantenere la stessa
prudenza.
La Lunigiana dei Malaspina è profondamente legata alla
biografia di Dante Alighieri,
documentato nel 1306 come procuratore dei marchesi nella pace di
Castelnuovo Magra.
Questo permette di inserire Monti nel più ampio
contesto storico della Lunigiana malaspiniana.
Non abbiamo però bisogno di affermare che Dante sia
passato personalmente per Monti o abbia soggiornato nel castello se non
disponiamo di una testimonianza specifica.
Il rapporto corretto è quindi con il
mondo politico dei Malaspina,
non con una visita dantesca documentata.
Le statue stele e il
Museo del Piagnaro
Chi vuole approfondire la storia più antica di Monti
può collegare la visita al Museo delle Statue Stele Lunigianesi ospitato
nel Castello del Piagnaro di Pontremoli.
Qui sono conservate
Venelia I e Venelia II, provenienti dal territorio di Monti.
È un collegamento particolarmente utile anche dal
punto di vista turistico.
Visitando Monti si osserva il paesaggio nel quale le
stele furono rinvenute.
Visitando il museo si possono vedere direttamente i
reperti.
Cosa vedere a Monti
Il primo luogo da visitare è naturalmente la
Pieve di Santa Maria di Venelia.
Non bisogna fermarsi soltanto alla facciata della
chiesa settecentesca.
Il particolare più importante è l'antica
abside romanica del XII secolo,
sopravvissuta alla ricostruzione e oggi inglobata lateralmente
nell'edificio.
Da qui si può raggiungere il nucleo storico sviluppato
sulla collina e osservare il Castello Malaspina.
Il passaggio dalla pieve al castello è già di per sé
un piccolo itinerario storico.
Perché visitare Monti
Monti merita una visita perché permette di raccontare
quasi tutta la storia della Lunigiana attraverso un solo paese.
La preistoria con le statue stele.
L'antico nome di Venelia.
La pieve medievale.
L'abside romanica.
Le vie transappenniniche.
Il castello.
Gli Estensi.
I Malaspina.
I Campofregoso.
Giovanni delle Bande Nere.
Il passaggio al Granducato di Toscana.
Il terremoto del 1920.
Pochi luoghi concentrano una successione così ricca di
testimonianze.
Monti, Venelia e la
lunga storia della valle del Taverone
La caratteristica più
affascinante di Monti è la sua profondità storica.
Molto prima dei Malaspina, uomini e donne della
preistoria frequentavano questo territorio e vi lasciarono le statue
stele oggi conosciute con il nome di Venelia.
Alla fine del X secolo compare nelle fonti la Pieve di
Venelia, destinata a diventare uno dei centri religiosi della valle.
Dell'edificio romanico rimane ancora l'abside del XII secolo, inglobata
nella chiesa ricostruita nel Settecento.
Nel Medioevo la posizione all'incrocio delle antiche
strade rese necessario anche il controllo militare del territorio.
Nacque così il castello sulla collina.
Prima legato alla presenza estense e successivamente
passato attraverso differenti signorie, il fortilizio entrò stabilmente
nella complessa storia dei Malaspina. Nel 1449 fu conquistato dai
Campofregoso; nel 1524 venne espugnato da Giovanni delle Bande Nere; nel
1638 la comunità decise di porsi sotto il Granducato di Toscana.
Sono vicende molto diverse, ma tutte dipendono in
qualche modo dalla stessa caratteristica.
La posizione.
Monti si trova in un luogo nel quale valle, strade e
rilievi si incontrano.
La pieve sorse qui perché il territorio era centrale
per le comunità circostanti.
Il castello sorse qui perché le strade dovevano essere
controllate.
Il paese crebbe tra questi due poli.
Ancora oggi basta guardare il paesaggio per
comprenderlo.
In basso Venelia e la
sua antica pieve.
In alto il castello
dei Malaspina.
E tra i due, il paese di Monti: uno dei luoghi in cui
la lunghissima storia della Lunigiana è ancora leggibile direttamente
nel territorio. |