Mozzanella - Castiglione Garfagnana

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Mozzanella

Locandina

Dal parcheggio

Casa

In paese

In paese

In paese

Case

In paese

Portale della torre campanaria

Particolare sulla torre campanaria

In paese

Chiesa di Sant'Antonio da Padova

Chiesa di Sant'Antonio da Padova

Il Sagrato

In paese

Maestaina

Maestaina

Maestaina

Maestaina

Maestaina

In paese

In paese

Casa

In paese

In paese

In paese

Informazioni storiche, culturali della località.

Mozzanella

Un piccolo borgo tra Castiglione e il torrente Corfino

Mozzanella è una frazione del comune di Castiglione di Garfagnana, situata nella parte più bassa del territorio comunale, in un ambiente di colline, boschi e antichi terreni agricoli. Il borgo sorge a circa 430 metri di altitudine, sulla riva destra del torrente Corfino, corso d'acqua che scende dalle montagne dell'alta Garfagnana prima di raggiungere il sistema del Serchio. Mozzanella dista circa tre chilometri da Castiglione di Garfagnana e cinque da Castelnuovo di Garfagnana. Il nucleo storico è piccolo e raccolto. Per raggiungerlo si lascia la strada provinciale di Canottola in corrispondenza della località Crociale e si percorre la strada comunale che termina nella piazza del paese. Le dimensioni ridotte non devono però ingannare. Mozzanella conserva una storia documentata almeno dal XIII secolo e possiede tradizioni religiose e testimonianze del paesaggio rurale particolarmente interessanti.

Le origini medievali

Le prime notizie storiche conosciute relative a Mozzanella risalgono al 1256. A quell'epoca il luogo era indicato come Mozanello e vi esisteva un piccolo eremo appartenente agli Agostiniani. La documentazione conservata nell'ambito ecclesiastico lucchese ricorda infatti un certo frate Michele, indicato come priore dell'eremo di Mozanello. Si tratta di una testimonianza preziosa. Mozzanella compare quindi nella storia non inizialmente come castello o importante comunità agricola, ma come luogo religioso appartato. La posizione tra boschi, acqua e campagna era del resto particolarmente adatta alla vita eremitica.

L'eremo degli Agostiniani

Gli eremi medievali erano piccoli insediamenti religiosi nei quali monaci o frati conducevano una vita caratterizzata da preghiera, lavoro e isolamento. Nel XIII secolo diverse comunità eremitiche confluirono progressivamente nell'Ordine degli Eremitani di Sant'Agostino. Anche la presenza di Mozzanella si inserisce in questo contesto religioso. Non dobbiamo immaginare necessariamente un grande monastero. Con ogni probabilità si trattava di una struttura di dimensioni modeste, sufficiente per ospitare una piccola comunità religiosa. La memoria di quell'antico insediamento è rimasta soprattutto nella chiesa.

L'Ecclesia Sancti Salvatoris de Mozanello

Pochi anni dopo la testimonianza del 1256 troviamo un'altra importante attestazione. Nell'Estimo della Diocesi di Lucca del 1260 compare infatti l'Ecclesia Sancti Salvatoris de Mozanello. La dedicazione al Santissimo Salvatore è quindi documentata già nel pieno Medioevo. È un dato particolarmente significativo perché il titolo religioso è sopravvissuto fino a oggi. La piccola chiesa di Mozzanella mantiene infatti ancora la dedicazione al Santissimo Salvatore. Esiste dunque una continuità religiosa che attraversa oltre sette secoli di storia.

Un paese abbandonato

La storia medievale di Mozzanella conobbe però anche una fase drammatica. All'inizio del XV secolo le fonti descrivono l'eremo e la chiesa in condizioni di rovina e il territorio del paese sostanzialmente disabitato. Le cause precise non sono completamente documentate. Le ricostruzioni locali indicano come possibili responsabili le guerre e le epidemie che interessarono ripetutamente la Garfagnana durante il tardo Medioevo. Non sarebbe prudente attribuire l'abbandono a un singolo episodio senza una fonte più precisa. È però evidente che tra Trecento e Quattrocento Mozzanella attraversò una profonda crisi demografica.

Guerre, epidemie e spopolamento

Il fenomeno non sarebbe stato eccezionale. Il Trecento fu un secolo particolarmente difficile per numerose comunità europee. La peste del 1348 provocò una drammatica diminuzione della popolazione, mentre guerre, carestie ed epidemie successive continuarono a interessare molte zone rurali. Per un piccolo insediamento montano bastava la scomparsa di poche famiglie perché campi, case e strutture religiose venissero progressivamente abbandonati. Mozzanella sembra aver conosciuto proprio una fase di questo tipo. La sua storia, però, non terminò con l'abbandono.

La ricostruzione di San Salvatore

Nei primi anni del Quattrocento troviamo infatti una testimonianza della ricostruzione della chiesa. Le fonti locali attribuiscono l'iniziativa a un certo Matheo de Vinarito, originario della diocesi di Reggio Emilia e residente a Villa Collemandina. Il dato è interessante anche perché mostra i rapporti esistenti tra i due versanti dell'Appennino. La Garfagnana non era un territorio isolato. Famiglie, religiosi, mercanti e lavoratori attraversavano continuamente i valichi, creando collegamenti con l'Emilia. La ricostruzione della chiesa rappresentò probabilmente anche un momento importante per la rinascita della piccola comunità.

La Chiesa del Santissimo Salvatore

La Chiesa del Santissimo Salvatore è ancora oggi il principale monumento di Mozzanella. È un edificio di dimensioni contenute, coerente con la piccola popolazione del paese. Secondo la documentazione locale misura circa 13,35 metri di lunghezza e 4,40 di larghezza. Nonostante le dimensioni ridotte, possiede molti degli elementi caratteristici di chiese ben più grandi. Al suo interno si trovano il coro, il pulpito, l'altare maggiore, due altari laterali, il fonte battesimale, il confessionale, piccoli altari devozionali, la sacrestia e la Via Crucis. La struttura medievale è stata naturalmente modificata e restaurata più volte nel corso dei secoli.

Una piccola chiesa con una lunga storia

La caratteristica più interessante della chiesa non è quindi la monumentalità. È la continuità. Nel 1260 esisteva già una Ecclesia Sancti Salvatoris de Mozanello. Oggi, nello stesso piccolo paese, troviamo ancora una chiesa dedicata al Santissimo Salvatore. Tra queste due testimonianze si trovano secoli di ricostruzioni, trasformazioni e vita comunitaria. È un esempio molto efficace di come nei piccoli paesi della Garfagnana la storia possa essere conservata non attraverso grandi monumenti, ma attraverso la continuità dei luoghi.

Il campanile

Accanto alla chiesa sorge il caratteristico campanile in pietra, perfettamente inserito nell'architettura tradizionale garfagnina. La torre accompagna il profilo del piccolo borgo e rappresenta uno dei suoi elementi più riconoscibili. Come accadeva in tutte le comunità rurali, le campane possedevano un'importanza che andava oltre la semplice funzione religiosa. Segnavano le celebrazioni, i funerali e i momenti importanti della vita collettiva. In un territorio di case sparse, il loro suono poteva essere udito anche nei campi e nei boschi circostanti.

Una chiesa con una particolare acustica

Una curiosità della Chiesa del Santissimo Salvatore è la sua acustica. Nonostante le piccole dimensioni, l'edificio viene utilizzato anche per concerti di musica classica. La forma raccolta dell'interno crea infatti condizioni particolarmente adatte all'ascolto. È un esempio interessante di come un piccolo edificio religioso possa continuare a vivere anche attraverso iniziative culturali contemporanee.

Il Santissimo Salvatore

Il titolare della chiesa rimane il Santissimo Salvatore. La festa viene celebrata tradizionalmente il 9 novembre. La dedicazione costituisce uno degli elementi più antichi dell'identità del paese. È infatti già presente nella documentazione ecclesiastica medievale. Esiste però a Mozzanella un'altra devozione che nel corso dei secoli è diventata particolarmente importante. Quella per San Rocco.

San Rocco, il patrono morale di Mozzanella

Le tradizioni locali definiscono San Rocco quasi come il “patrono morale” del paese. La sua festa viene celebrata il 16 agosto con una processione attraverso le vie di Mozzanella. San Rocco è uno dei santi maggiormente venerati nelle comunità rurali italiane. La tradizione cristiana lo ricorda come pellegrino e assistente degli ammalati durante le epidemie di peste. Per questo motivo il suo culto si diffuse enormemente soprattutto dopo le grandi epidemie medievali e moderne. In un paese che aveva conosciuto periodi di spopolamento probabilmente collegati anche alle epidemie, questa devozione assume un significato particolare.

La processione di San Rocco

Il 16 agosto la statua del santo viene portata in processione attraverso il paese. La processione è una delle manifestazioni attraverso le quali una piccola comunità rinnova il proprio senso di appartenenza. Per gli abitanti che vivono stabilmente a Mozzanella rappresenta un momento religioso. Per le famiglie che si sono trasferite altrove può diventare invece un'occasione per tornare al paese d'origine. La festa estiva riesce così a riunire temporaneamente una comunità oggi molto più numerosa di quella che risiede nel borgo durante tutto l'anno.

I panini di San Rocco

La tradizione più caratteristica di Mozzanella è probabilmente quella dei Panini di San Rocco. Nei giorni precedenti la festa vengono preparati piccoli pani utilizzando un semplice impasto di farina di frumento e acqua. L'impasto viene suddiviso in piccoli pezzi, generalmente di pochi centimetri di diametro. Su ogni panino viene poi impresso un timbro raffigurante San Rocco. Infine i pani vengono cotti nel forno a legna.

La benedizione del pane

Durante la festa i panini vengono portati in chiesa e benedetti. Successivamente vengono distribuiti ai fedeli. La distribuzione può continuare anche nei giorni successivi fino all'esaurimento dei pani preparati. Non si tratta semplicemente di un prodotto gastronomico. Il significato è soprattutto religioso e simbolico. I pani benedetti appartengono infatti a un'antichissima tradizione cristiana nella quale il pane diventa segno di protezione, condivisione e appartenenza alla comunità.

I pani rituali

Tradizioni simili esistono in numerose zone d'Italia. Pane, focacce o piccoli dolci vengono preparati in occasione delle feste patronali, benedetti e distribuiti alla popolazione. Nel caso di Mozzanella la presenza del timbro di San Rocco rende il rito particolarmente riconoscibile. È inoltre una tradizione strettamente collegata alla figura di un santo invocato per secoli contro le epidemie. Il piccolo pane diventa quindi un oggetto nel quale religione, memoria e cultura contadina si incontrano.

Le maestaine

Un'altra caratteristica particolarmente interessante di Mozzanella è rappresentata dalle maestaine. Con questo termine, molto diffuso in Garfagnana e in altre zone della Toscana, vengono indicate piccole edicole religiose costruite lungo strade, sentieri o nei pressi degli abitati. Potevano contenere immagini della Madonna o dei santi. Erano luoghi nei quali il viandante poteva fermarsi per una breve preghiera. Ma erano anche veri segni territoriali. Una maestaina trasformava un incrocio, una strada o un confine in un luogo riconoscibile dalla comunità.

La maestaina del paese

Mozzanella conserva una particolare maestaina risalente al Settecento, collocata all'interno del borgo. La struttura è quadrangolare e presenta un bassorilievo su ciascuno dei quattro lati. Sul fronte è raffigurato San Rocco. Su un altro lato compare la Madonna con il Bambino. Sul retro è rappresentato San Giuseppe, mentre il quarto lato mostra la Madonna Orante. La presenza di quattro immagini trasforma questa piccola struttura in un vero compendio della devozione popolare del paese.

La Madonna del Buon Consiglio

Una seconda maestaina si trova invece sopra l'abitato. In questo caso il bassorilievo raffigura la Madonna del Buon Consiglio. La posizione esterna al borgo è tipica di queste piccole testimonianze religiose. Le edicole potevano infatti essere collocate lungo le strade utilizzate quotidianamente dagli abitanti per raggiungere campi, boschi o paesi vicini. Oggi rappresentano preziosi documenti del paesaggio storico.

La religiosità lungo le strade

Chiesa, processione, pani benedetti e maestaine permettono di comprendere quanto la religiosità fosse presente nella vita quotidiana. Non rimaneva confinata all'interno dell'edificio ecclesiastico. Usciva per le strade durante le processioni. Compariva nei bassorilievi lungo i sentieri. Entrava nelle case attraverso i pani benedetti. Era quindi parte integrante del paesaggio e delle abitudini della comunità.

Mozzanella nella Garfagnana lucchese

Dal punto di vista politico, Mozzanella condivise a lungo la particolare storia di Castiglione di Garfagnana. Quando nel Quattrocento molte comunità della Garfagnana passarono sotto il dominio degli Este, Castiglione e parte del suo territorio rimasero invece legati a Lucca. Mozzanella apparteneva a questo sistema territoriale. La documentazione archivistica conservata per Castiglione indica espressamente Mozzanella tra le comunità della precedente vicaria lucchese. Il piccolo paese possedeva quindi una propria identità all'interno di un territorio di frontiera.

Una comunità documentata negli archivi

L'Archivio storico comunale di Castiglione conserva documentazione prodotta dalla comunità lucchese, dall'amministrazione napoleonica e successivamente dalla comunità modenese. Il fondo comprende materiale a partire dal XV secolo e conserva anche un volume di statuti con documentazione dal XVI al XVIII secolo. Mozzanella compare nel quadro delle comunità storicamente appartenenti alla vicaria. Gli archivi permettono quindi di osservare il paese non soltanto come frazione moderna, ma come parte di un'organizzazione territoriale molto più antica.

L'età napoleonica

Alla fine del Settecento e all'inizio dell'Ottocento anche questo territorio venne coinvolto nelle trasformazioni provocate dalle campagne napoleoniche. Le antiche istituzioni furono sostituite o riorganizzate. Cambiarono amministrazioni, sistemi fiscali e strutture giudiziarie. Per i piccoli paesi queste trasformazioni significavano soprattutto nuovi modi di registrare proprietà, popolazione e obblighi fiscali. La vita agricola continuava però a seguire ritmi molto più antichi.

La Potesteria di Castiglione

Dopo la caduta di Napoleone, nel 1815, venne istituita la Potesteria di Castiglione di Garfagnana. La documentazione dell'Archivio di Stato di Lucca indica espressamente Mozzanella tra le parrocchie comprese nella sua competenza, insieme a Castiglione, Cerageto, Chiozza, Lupinaia, Riana e Treppignana. La Potesteria ebbe vita breve e venne modificata con il nuovo ordinamento del 1818. La testimonianza rimane però importante perché conferma la continuità amministrativa del paese.

Il passaggio al Ducato di Modena

Nel 1819 avvenne un cambiamento fondamentale. Castiglione e il suo territorio passarono al Ducato di Modena, governato dagli Austria-Este. La documentazione archivistica indica espressamente Mozzanella tra le comunità comprese nel nuovo assetto insieme a Castiglione, Cerageto, Chiozza, Alpi e Piano di Cerreto. Dopo secoli trascorsi nell'orbita lucchese, Mozzanella entrava quindi nello stesso sistema politico al quale apparteneva già gran parte della Garfagnana.

L'economia tradizionale

Per gli abitanti, però, i cambiamenti di governo erano spesso molto meno importanti del ciclo delle stagioni. La vita dipendeva principalmente dall'agricoltura, dai boschi e dall'allevamento. Il territorio di Castiglione era storicamente caratterizzato da vaste selve di castagno. Le castagne rappresentavano una delle principali risorse alimentari. Dopo l'essiccazione potevano essere trasformate in farina e conservate per l'inverno.

Il castagno, albero del pane

La castanicoltura ha caratterizzato per secoli tutta la Garfagnana. Il castagno era particolarmente adatto ai versanti montani e produceva grandi quantità di alimento anche su terreni poco favorevoli alla cerealicoltura. Le famiglie raccoglievano le castagne in autunno. I frutti venivano poi essiccati nei metati e portati al mulino. La farina permetteva di preparare polente, necci e numerose altre pietanze. Per le comunità rurali era una vera garanzia contro la fame.

Il torrente Corfino

Un ruolo fondamentale nella storia di Mozzanella è svolto dal torrente Corfino, chiamato localmente anche torrente Mozzanella. Le sue sorgenti si trovano nella zona del Monte delle Forbici. Lungo il percorso il torrente raccoglie acque provenienti dalle montagne dell'alta Garfagnana e passa poco sotto il paese. Oggi può apparire soprattutto come un elemento naturale. In passato rappresentava invece una vera risorsa economica.

Gli orti lungo il torrente

Sulle rive del Corfino esistevano numerosi orti. La vicinanza dell'acqua permetteva infatti di coltivare terreni che potevano essere irrigati con maggiore facilità. Gli orti producevano alimenti destinati principalmente al consumo familiare. In un'economia di sussistenza anche piccoli appezzamenti avevano un grande valore. Ogni famiglia cercava di utilizzare al massimo le risorse disponibili.

Il Mulinaccio

Lungo il torrente esisteva anche un antico mulino, conosciuto come Mulinaccio. Oggi ne rimangono strutture in rovina. Il mulino utilizzava la forza dell'acqua per azionare le macine. Qui potevano essere trasformati cereali e probabilmente altri prodotti agricoli destinati all'alimentazione. La presenza del mulino mostra ancora una volta quanto il torrente fosse integrato nella vita economica della comunità.

La fornace di mattoni

Nella stessa zona viene ricordata anche una fornace per la produzione di mattoni. La presenza contemporanea di orti, mulino e fornace mostra quanto fosse utilizzato il territorio lungo il corso d'acqua. Quello che oggi può apparire come un tranquillo ambiente naturale era in passato un vero spazio produttivo. Acqua, terra, bosco e lavoro umano facevano parte dello stesso paesaggio.

La diga cambia il torrente

All'inizio del Novecento il sistema idrico della zona cambiò profondamente. Tra il 1913 e il 1914 vennero realizzate importanti opere collegate alla produzione idroelettrica e alla regolazione delle acque. La costruzione della diga a monte modificò la portata del torrente. Secondo le ricostruzioni locali, la diminuzione dell'acqua rese impossibile il normale funzionamento del Mulinaccio. La modernizzazione energetica produceva quindi anche la scomparsa di attività economiche molto più antiche.

L'arrivo dell'idroelettrico

La Garfagnana possiede una lunga storia legata alla produzione di energia idroelettrica. La presenza di montagne, forti dislivelli e numerosi corsi d'acqua rendeva il territorio particolarmente adatto a questo tipo di impianti. Anche Mozzanella conserva testimonianze sorprendenti di questa fase della modernizzazione. Sopra il paese passava infatti una grande tubazione destinata al trasporto dell'acqua.

La grande tubazione sopra Mozzanella

La tubazione conduceva l'acqua dal Lago di Villa Collemandina verso una torre piezometrica e successivamente in direzione del Lago di Pontecosi. Le fotografie storiche mostrano chiaramente la grande condotta che attraversava il versante sopra il paese. La struttura rimase visibile fino al 1970. Successivamente la tubazione venne rimossa, ma sul territorio sono rimaste diverse testimonianze.

I resti della condotta

Seguendo l'antico tracciato si possono ancora riconoscere pilastri in muratura, piccoli ponti e scalette costruiti per sostenere e accompagnare la condotta. Sono elementi molto diversi dalle chiese e dalle maestaine. Appartengono alla storia industriale del territorio. Raccontano il momento nel quale l'acqua, utilizzata per secoli per piccoli mulini, cominciò a essere sfruttata attraverso grandi opere ingegneristiche destinate alla produzione e distribuzione dell'energia.

La torre piezometrica

La testimonianza più spettacolare di questo sistema è la torre piezometrica situata tra Mozzanella e Pontecosi. La struttura è realizzata in cemento armato e possiede una forma cilindrica. Secondo la documentazione locale raggiunge un'altezza complessiva di circa 66,5 metri, dei quali circa 56 emergono dal terreno. Il diametro interno è di circa quattro metri. La torre serviva a regolare la pressione dell'acqua all'interno dell'impianto.

Un monumento dell'archeologia industriale

Oggi una struttura di questo tipo può sembrare estranea al paesaggio storico della Garfagnana. In realtà ne rappresenta un capitolo fondamentale. Tra Ottocento e Novecento la valle attraversò una profonda trasformazione. Le antiche economie rurali cominciarono a convivere con ferrovie, dighe, centrali e infrastrutture idroelettriche. La torre piezometrica racconta quindi la Garfagnana della modernizzazione. A Mozzanella questo patrimonio industriale convive a poca distanza con una chiesa nata da un eremo medievale.

Il terremoto del 1920

Pochi anni dopo la realizzazione delle opere idrauliche, la Garfagnana venne colpita dal grande terremoto del 7 settembre 1920. Il sisma interessò violentemente l'alta valle del Serchio e provocò danni in numerose comunità. Anche il territorio di Castiglione dovette affrontare le conseguenze del terremoto. Per i piccoli paesi costruiti prevalentemente in muratura di pietra, eventi di questa intensità rappresentavano una minaccia particolarmente grave. Nel corso del Novecento restauri e ricostruzioni hanno quindi inevitabilmente modificato parte del patrimonio edilizio tradizionale.

Il Novecento e lo spopolamento

Come molte altre piccole località della Garfagnana, Mozzanella ha conosciuto durante il Novecento una progressiva diminuzione della popolazione residente. L'agricoltura di sussistenza non poteva più offrire le stesse opportunità economiche del passato. Molte famiglie si trasferirono verso il fondovalle, le città o altre regioni. Altre emigrarono all'estero. La diminuzione degli abitanti permanenti trasformò profondamente il rapporto tra comunità e territorio.

Un paese che torna a vivere d'estate

Oggi il nucleo di Mozzanella conta pochi residenti permanenti. Molte abitazioni sono però utilizzate come seconde case oppure durante le vacanze e i fine settimana. Le fonti locali ricordano quindi un fenomeno interessante: durante alcuni periodi dell'anno la popolazione del piccolo borgo aumenta sensibilmente. Alcune abitazioni ristrutturate vengono inoltre utilizzate per l'ospitalità turistica. Mozzanella assume così quasi la forma di un piccolo albergo diffuso, nel quale le case del paese diventano parte dell'esperienza di soggiorno.

Un borgo minuscolo ma ricco di memoria

Le dimensioni di Mozzanella rappresentano probabilmente uno dei suoi aspetti più affascinanti. Non troviamo grandi piazze o monumenti imponenti. Troviamo una piccola chiesa, un campanile, alcune case e antiche edicole religiose. Ma intorno a questi elementi si sviluppano più di sette secoli di storia documentata. L'eremo agostiniano. L'abbandono medievale. La ricostruzione. La devozione a San Rocco. Il mulino. Gli orti lungo il torrente. E infine le grandi opere idroelettriche del Novecento.

Cosa vedere a Mozzanella

La visita dovrebbe iniziare dalla Chiesa del Santissimo Salvatore, principale testimonianza storica del paese e continuazione dell'antica presenza religiosa documentata nel XIII secolo. Accanto alla chiesa merita attenzione il caratteristico campanile in pietra. Passeggiando nel borgo è possibile incontrare la maestaina settecentesca con quattro bassorilievi, dedicati a San Rocco, alla Madonna con Bambino, a San Giuseppe e alla Madonna Orante. Sopra il paese si trova invece la seconda maestaina, con la Madonna del Buon Consiglio. Particolarmente interessante è anche la ricerca delle testimonianze dell'antico sistema idroelettrico: pilastri, piccoli ponti e altri resti indicano il percorso seguito dalla grande condotta che un tempo passava sopra Mozzanella. Per chi è interessato all'archeologia industriale, la torre piezometrica costituisce certamente uno degli elementi più insoliti del territorio. Infine vale la pena scendere verso il torrente Corfino, osservando il paesaggio nel quale un tempo si trovavano orti, il Mulinaccio e una fornace per mattoni.

Curiosità su Mozzanella

È documentata dal 1256
La prima testimonianza conosciuta ricorda un eremo agostiniano e il suo priore, frate Michele. Nel 1260 esisteva già San Salvatore

Nell'Estimo della Diocesi di Lucca compare l'Ecclesia Sancti Salvatoris de Mozanello. Nel Quattrocento era quasi abbandonata

L'eremo e la chiesa risultavano in rovina e il territorio aveva attraversato una grave fase di spopolamento. La chiesa venne ricostruita da un uomo proveniente dall'Emilia

Le fonti ricordano Matheo de Vinarito, originario della diocesi di Reggio Emilia e residente a Villa Collemandina. La chiesa è piccolissima ma completa

Nonostante misuri poco più di tredici metri di lunghezza, possiede coro, pulpito, altari, fonte battesimale e altri elementi tipici delle chiese maggiori. Possiede un'ottima acustica

Per questo viene utilizzata anche per concerti di musica classica. Il vero patrono religioso è il Santissimo Salvatore

La sua festa ricorre il 9 novembre. San Rocco è considerato il patrono morale del paese

Viene festeggiato il 16 agosto con una processione. Esistono i Panini di San Rocco

Sono piccoli pani preparati con farina e acqua, timbrati con l'immagine del santo, cotti nel forno a legna, benedetti e distribuiti ai fedeli. Mozzanella conserva due maestaine settecentesche

Una possiede quattro diversi bassorilievi, mentre l'altra è dedicata alla Madonna del Buon Consiglio. Aveva un mulino sul torrente

Il Mulinaccio sfruttava la forza dell'acqua prima che la costruzione della diga modificasse la portata del corso d'acqua. C'era anche una fornace di mattoni

Il torrente era quindi al centro di un piccolo sistema produttivo locale. Una gigantesca condotta passava sopra il paese

Faceva parte del sistema idroelettrico realizzato all'inizio del Novecento. La torre piezometrica supera i sessanta metri

È una delle testimonianze più insolite dell'archeologia industriale della zona. Mozzanella apparteneva alla Garfagnana lucchese

La documentazione archivistica la comprende tra le comunità della vicaria di Castiglione. Nel 1819 entrò nel Ducato di Modena

Con Castiglione passò sotto il governo degli Austria-Este.

Perché visitare Mozzanella

Mozzanella è uno dei piccoli paesi nei quali la storia della Garfagnana può essere osservata attraverso dettagli apparentemente semplici. La piccola Chiesa del Santissimo Salvatore conserva la memoria di un eremo agostiniano documentato nel 1256. Le maestaine ricordano una religiosità che accompagnava gli abitanti anche fuori dalla chiesa. I Panini di San Rocco mostrano come una tradizione possa sopravvivere attraverso gesti ripetuti di generazione in generazione. Il torrente racconta invece il lavoro. Prima alimentava orti e mulini. Poi, all'inizio del Novecento, le sue acque entrarono in un sistema molto più grande fatto di dighe, condotte e strutture in cemento armato. In pochi chilometri convivono quindi Medioevo, civiltà contadina e archeologia industriale. Mozzanella non è un borgo da visitare alla ricerca di grandi monumenti. Il suo fascino deriva proprio dalla scala ridotta. Bisogna osservare la chiesa, cercare le maestaine, seguire le tracce della vecchia condotta e immaginare il mulino lungo il torrente. È così che un minuscolo paese della Garfagnana riesce a raccontare più di settecento anni di storia.
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