Nasso - Calice Al Cornoviglio

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Da questo piccolo borgo proviene David Beghè, artista formatosi a Carrara e Brera e attivo in numerosi territori italiani. Inoltre, proprio a Nasso troviamo una sua opera nell'oratorio. E a pochi chilometri, nella chiesa di Santa Maria Assunta, troviamo i suoi affreschi dell'abside. Quindi possiamo tracciare un vero e proprio itinerario artistico Beghè Nasso, Santa Maria di Calice, altre chiese della Liguria e della Lombardia. La Pinacoteca Beghè documenta infatti una produzione molto ampia, soprattutto di carattere religioso.

Nasso

Vista su Calice al Cornoviglio

Case

Il paese

Oratorio

San Giovanni Battista

Oratorio

S.Giovanni Battista

Oratorio

Case

Particolare su casa

Passaggio

Case

In paese

Un abitante su 3 residenti

Il sig.Gildo

Gildo e consorte

Casa

In paese

Case

Passaggio

Passaggio

Casa vecchia

Passaggio

La casa natale di Beghè

Passaggio

Case

Case

Ruderi

Ruderi

Informazioni storiche, culturali della località.

Nasso: storia, arte e cultura di un antico borgo della Lunigiana

1. Nasso e il territorio di Calice.

 Nasso è uno dei nuclei abitati riconosciuti dallo Statuto comunale di Calice al Cornoviglio. Lo Statuto inserisce Nasso tra le frazioni della valle dell'Usurana e, più in generale, il territorio comunale comprende una ventina di frazioni e nuclei storici. Il borgo si trova in posizione collinare, sul versante che collega Calice con Madrignano e con i percorsi verso la Lunigiana. Una pubblicazione dedicata ai sentieri della Val di Vara colloca Nasso di Sotto a circa 467 metri di quota, lungo la strada che dal passo Alpicella scende verso Calice. Dalla località partono inoltre antichi percorsi pedonali verso Madrignano e attraverso i castagneti del Monte Ciliegia.  Questo elemento è fondamentale. Nasso non deve essere visto soltanto come un piccolo paese agricolo, ma come un insediamento inserito nella rete storica dei collegamenti tra le valli.

2. Nasso Inferiore e Nasso Superiore

Una particolarità documentata dalle fonti comunali è che Nasso è tradizionalmente diviso in due nuclei: Nasso Inferiore e Nasso Superiore. La denominazione della fonte comunale è molto interessante perché utilizza esplicitamente i termini "inferior" e "superior". Questo tipo di distinzione è tipico dei territori montani nei quali l'abitato si sviluppa per nuclei separati lungo il pendio. Non dobbiamo quindi immaginare Nasso come un paese compatto organizzato attorno a una piazza, ma piuttosto come un sistema di piccoli nuclei abitativi collegati da percorsi. È una caratteristica comune alla struttura insediativa storica di questa parte della Lunigiana.

3. Le origini medievali: ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo

Per Nasso non ho trovato, nelle fonti consultabili, un documento medievale che permetta di stabilire con certezza l'anno di fondazione del paese. È importante non attribuirgli quindi arbitrariamente un'origine, per esempio, nel XII o XIII secolo. Possiamo però collocarlo nel più ampio processo di formazione degli insediamenti rurali della Lunigiana medievale. Il territorio di Calice è documentato almeno dall'XI secolo: il possesso obertengo è ricordato nel 1088 e successivamente il territorio passa attraverso Estensi, vescovi di Luni, Fieschi e Malaspina. Nel corso dei secoli Nasso dovette quindi essere inserito nel sistema territoriale e fiscale dei signori che controllavano Calice.

4. La grande storia: Malaspina, Fieschi e Doria

La storia di Nasso non può essere separata dalle vicende feudali di Calice. Nel 1252 il vescovo di Luni Guglielmo Malaspina cedette Calice a Nicolò Fieschi. Successivamente il territorio fu conteso tra Fieschi e Malaspina; nel 1355 passò al ramo dei Malaspina di Podenzana, nel 1417 fu conquistato dai Fregoso e nel XV secolo tornò ai Fieschi. Dopo la congiura dei Fieschi del 1547 il feudo fu confiscato e assegnato ad Andrea Doria. Nasso, essendo un piccolo centro rurale, non ebbe il ruolo politico-militare di Castello di Calice o Madrignano.  La sua importanza era soprattutto legata al territorio agricolo e alla rete di comunicazioni.Possiamo quindi immaginare la società storica di Nasso come composta da:contadini;piccoli proprietari; artigiani; allevatori; lavoratori dei boschi; famiglie legate alle attività religiose e amministrative di Calice.

5. Il Seicento: il periodo più importante per la storia religiosa di Nasso

Qui troviamo una delle informazioni più interessanti. Secondo la documentazione comunale, già nel Seicento a Nasso esisteva un convento di religiose. Questo è un dato molto significativo. Significa che Nasso non era semplicemente un gruppetto di case rurali. La presenza di un convento indica l'esistenza di una comunità sufficientemente strutturata da sostenere una istituzione religiosa stabile. La fonte non fornisce però, almeno nella documentazione online che ho trovato, il nome dell'ordine religioso né la data precisa di fondazione e soppressione. Su questo punto sarebbe necessaria una ricerca negli archivi ecclesiastici e diocesani.

6. L'Oratorio di San Giovanni Battista

Il principale monumento storico di Nasso è l'Oratorio di San Giovanni Battista, situato a Nasso di Sotto, appena fuori dall'abitato. Le fonti territoriali lo datano al XVII secolo. Oggi appartiene alla rete degli edifici religiosi dipendenti dalla parrocchia di Santa Maria Assunta di Calice. La Diocesi della Spezia-Sarzana-Brugnato lo elenca esplicitamente tra gli oratori della parrocchia. La posizione appena fuori dal nucleo abitato è interessante. L'oratorio non era necessariamente concepito come chiesa parrocchiale: era piuttosto un luogo di devozione e aggregazione comunitaria. La festa patronale di San Giovanni Battista ricorre il 24 giugno, giorno tradizionalmente associato alla festa di San Giovanni e, nel mondo rurale, al passaggio dalla primavera all'estate.

7. Un patrimonio artistico sorprendente

Ed è qui che Nasso acquista un'importanza particolare. L'Oratorio di San Giovanni Battista conserva una tela di David Beghè, pittore nato proprio a Nasso. Il dipinto raffigura: Madonna con il Bambino Gesù, San Giovanni e San Pietro. Questa presenza è molto significativa perché crea un rapporto diretto tra: luogo → artista → comunità → opera d'arte. Non siamo davanti a un'opera arrivata casualmente da una grande città. È un artista originario del paese che, dopo una lunga carriera, lascia una propria testimonianza nella comunità natale.

8. L'altare e l'Annunciazione

L'oratorio conserva anche un importante altare maggiore in marmo. La sua caratteristica più interessante è un bassorilievo raffigurante l'Annunciazione, attribuito alla scuola scultorea genovese del XVIII secolo. Questo elemento è importante per comprendere i rapporti culturali della zona. Nasso appartiene storicamente alla Lunigiana, ma l'arte religiosa mostra una forte influenza della cultura ligure e genovese. Abbiamo quindi una combinazione molto interessante: architettura rurale lunigianese + committenza religiosa locale + scultura genovese + pittura ottocentesca lombarda/ligure attraverso Beghè. Nasso è, in piccolo, un punto d'incontro di culture diverse.

9. David Beghè: il personaggio più importante di Nasso

Se dovessimo indicare una sola persona capace di rappresentare la storia culturale di Nasso, sarebbe senza dubbio David Beghè. Nacque nel 1854 e proveniva da una famiglia benestante di Calice. La sua nascita è legata proprio a Nasso, mentre fu battezzato nella chiesa parrocchiale di Santa Maria. Fin da giovane mostrò una forte inclinazione artistica. Studiò prima all'Accademia di Belle Arti di Carrara e successivamente a Milano, dove frequentò l'Accademia di Brera. Qui ebbe modo di confrontarsi con figure fondamentali della pittura italiana dell'Ottocento, tra cui: Francesco Hayez; Giuseppe Bertini; Giovanni Valtorta. Nel 1875 conseguì il diploma in Storia dell'Arte.

10. Beghè e la pittura sacra

David Beghè si specializzò soprattutto nella pittura religiosa e nell'affresco. La sua attività si sviluppò soprattutto tra:Lombardia;Liguria; Piemonte; Toscana; Provincia della Spezia. La Pinacoteca Beghè lo descrive come artista particolarmente legato all'arte sacra, pur avendo prodotto anche ritratti e paesaggi. Il suo stile appartiene alla cultura romantico-figurativa dell'Ottocento. Quindi Nasso può vantare un legame diretto con la grande tradizione della pittura italiana dell'Ottocento attraverso un artista che partì proprio da questo piccolo paese.

11. Beghè e il suo paese

La cosa più bella, dal punto di vista culturale, è che Beghè non dimenticò Nasso. Nonostante la sua carriera lo portasse lontano, mantenne un rapporto con Calice e trascorreva nel territorio periodi di soggiorno. A Nasso ebbe inoltre un significativo confronto culturale con Agostino Fossati, uno dei più importanti pittori spezzini dell'Ottocento.  Questo episodio è particolarmente interessante. Immaginare due artisti dell'Ottocento che discutono di pittura in un piccolo borgo della Lunigiana può sembrare sorprendente, ma dimostra che Nasso non era culturalmente isolato. Il paese poteva diventare, almeno in alcuni periodi, un piccolo luogo di incontro artistico.

12. Beghè e la chiesa di Santa Maria

Il rapporto di Beghè con Calice non si limita a Nasso. Nella chiesa di Santa Maria Assunta di Calice egli realizzò gli affreschi dell'abside nel 1894. La parte centrale della chiesa conserva inoltre decorazioni di Zeffiro Righi, realizzate nel 1897. Questo significa che il patrimonio artistico del territorio può essere letto quasi come una piccola "mappa" della carriera di Beghè: Nasso → Calice → Val di Vara → Liguria → Lombardia.

13. Il significato culturale di Beghè per Nasso

La figura di Beghè è importante non solo perché era un artista. Rappresenta anche un fenomeno storico più generale: la possibilità per un giovane proveniente da una piccola comunità rurale di entrare nel circuito artistico nazionale dell'Italia postunitaria. È una storia di mobilità sociale e culturale. Dalla montagna di Calice: Nasso → Carrara → Milano → Accademia di Brera → grandi cantieri religiosi italiani. Ma Beghè mantiene il legame con la propria terra. Questo rende la sua figura particolarmente adatta a rappresentare l'identità culturale di Nasso.

14. L'arte e la cultura genovese

Il bassorilievo dell'Annunciazione dell'Oratorio è attribuito alla scuola scultorea genovese del XVIII secolo.  Questo dato ci permette di parlare di una caratteristica molto importante di Calice. La zona è culturalmente "di confine". Da una parte abbiamo: Lunigiana → Pontremoli → Massa → Toscana, dall'altra: Val di Vara → La Spezia → Genova → Liguria. Nasso è inserita esattamente dentro questo spazio di intersezione.

15. I sentieri e il rapporto con Madrignano

Nasso ha anche un interesse paesaggistico e storico legato alla viabilità. Il percorso documentato tra Passo Alpicella e Madrignano passa proprio per Nasso di Sotto. Da qui una mulattiera conduce attraverso i boschi e i castagneti verso Madrignano. Questo percorso attraversa un territorio ricco di castagni. La pubblicazione sui sentieri della Val di Vara sottolinea anche il rapporto tra questi castagneti e la produzione del miele di Calice. Quindi il paesaggio attorno a Nasso non è semplicemente "natura". È un paesaggio storico, modellato per secoli dall'attività dell'uomo.

16. Il castagno e l'economia tradizionale

Come per Molunghi e gli altri nuclei di Calice, il castagno ha avuto probabilmente un ruolo fondamentale nell'economia tradizionale. Il territorio comunale era storicamente basato su: agricoltura; selvicoltura; allevamento; raccolta dei prodotti del bosco; piccole attività artigianali. Il Comune definisce esplicitamente l'economia storica di Calice come prevalentemente agricola e forestale. Per un paese come Nasso il bosco rappresentava quindi una vera risorsa economica.

17. Il Novecento: la trasformazione del paese

Il XX secolo porta anche a Nasso i grandi cambiamenti della montagna italiana. L'economia tradizionale entra progressivamente in crisi. Le cause sono molteplici: meccanizzazione agricola; industrializzazione; emigrazione; spostamento della popolazione verso La Spezia e gli altri centri urbani; abbandono dei terreni marginali; trasformazione delle vie di comunicazione. Il risultato è il progressivo spopolamento dei piccoli nuclei rurali. Nasso perde così parte della funzione economica che aveva avuto per secoli.

18. La memoria religiosa continua

Nonostante i cambiamenti sociali, il legame con San Giovanni Battista rimane una componente identitaria.L'Oratorio continua infatti a essere associato alla festa del 24 giugno, che rappresenta una delle forme attraverso cui la comunità mantiene il rapporto con il proprio passato. È un esempio di come la cultura di un piccolo paese non sia conservata soltanto nei monumenti.È conservata anche nelle:feste patronali; devozioni;  processioni; memorie familiari; tradizioni gastronomiche; racconti degli abitanti

19. Nasso e il patrimonio immateriale

Per Nasso sarebbe particolarmente interessante studiare anche il patrimonio immateriale. Le fonti ufficiali ci danno già alcune piste:

San Giovanni Battista
→ festa del paese

convento seicentesco
→ memoria religiosa

David Beghè
→ identità artistica

mulattiere e castagneti
������������� cultura rurale

Nasso Superiore / Nasso Inferiore
→ struttura storica dell'abitato

Questi elementi messi insieme raccontano molto più della semplice presenza di una chiesa.

Informazioni storiche, culturali della località.

 
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