Nicciano - Piazza Al Serchio

Foto, storia e informazioni della località

Home La Garfagnana Comune di Piazza Al Serchio Storia-Informazioni Presentazione foto Mappa

Frazioni & Località

Scegli una località dal menu.

Foto - fotografie - Immagini - Paese - Borgo - Frazione - Località (LU= Lucca. Italy)

Nicciano

Nicciano

Nicciano

Nicciano

Vista dalla strada per Cortia

Dalla strada

Case

Edicola

Interno all'Edicola

Maestà

Case

In paese

In paese

Scultura locale

Scultura locale

Scultura locale

Scultura locale

Casa dello scultore locale

Scultura locale

Scultura locale

Scultura locale

In paese

Scultura

Casa dello scultore

In paese

Chiesa di San Matteo

Portale della torre campanaria

La torre campanaria

Torre campanaria

Chiesa di San Matteo

Chiesa di San Matteo

Chiesa di San Matteo

Chiesa di San Matteo

Il Sagrato

Sul portale della Chiesa

Torre campanaria

Chiesa di San Matteo

Portale di casa

In paese

In paese

Vicolo

Casa

Case

In paese

In paese

Iscrizione su portale di casa

In paese

Maestà

Nel lungostrada

Vista dalla fontana al bivio per Cortia

Nel lungostrada

Informazioni storiche, culturali della località.

Nicciano

Un antico borgo castellano dell'Alta Garfagnana

Nicciano è una frazione del comune di Piazza al Serchio, nell'Alta Garfagnana, in provincia di Lucca. Il paese sorge sulle alture della parte settentrionale della valle del Serchio, in un paesaggio nel quale boschi, prati e antichi terreni agricoli accompagnano piccoli nuclei abitati distribuiti sui versanti. A prima vista Nicciano appare come un tranquillo borgo rurale. La sua storia, però, è molto più antica. Prima ancora dello sviluppo del paese medievale, le fonti attestano in questo territorio una curtis appartenente ai vescovi di Lucca. Successivamente Nicciano, anticamente chiamato Nizzano, assunse il carattere di borgo castellano. La tradizione storica raccolta dal Comune di Piazza al Serchio ne attribuisce la fondazione o rifondazione, intorno al 1300, ai Malaspina, una delle più importanti famiglie feudali dell'Appennino settentrionale. Ancora oggi il borgo conserva una struttura raccolta, la Chiesa di San Matteo Apostolo e le tracce dell'antico sistema fortificato conosciute come Castelletto. Nicciano è quindi uno di quei piccoli paesi nei quali la storia della Garfagnana può essere letta attraverso il rapporto tra insediamento, chiesa, fortificazione, campagna e antiche strade.

La curtis di Nicciano

La storia di Nicciano comincia molto prima del Trecento. La documentazione storico-territoriale pubblicata dal Comune di Piazza al Serchio ricorda infatti una curtis di Nicciano già nel IX secolo, appartenente all'episcopio lucchese. Il termine latino curtis indicava un'organizzazione fondiaria e produttiva. Non bisogna immaginarla necessariamente come un paese identico a quello moderno. Una curtis poteva comprendere terreni, abitazioni, edifici agricoli, boschi, pascoli e strutture destinate all'amministrazione di una proprietà. La presenza di una curtis dimostra quindi che il territorio di Nicciano era già organizzato e sfruttato economicamente nell'Alto Medioevo.

I vescovi di Lucca

La curtis apparteneva ai vescovi di Lucca. È un particolare fondamentale per comprendere la storia dell'Alta Garfagnana. Durante l'Alto Medioevo il vescovo lucchese non esercitava soltanto funzioni religiose. Possedeva anche vaste proprietà, diritti e centri di potere distribuiti nel territorio. Nell'estremità settentrionale della diocesi, i possedimenti episcopali costituirono una delle basi attraverso le quali venne organizzato il territorio. Nicciano apparteneva quindi a una rete che collegava le montagne della Garfagnana direttamente a Lucca.

La scomparsa della curtis

La ricostruzione storica del Comune segnala però un fenomeno interessante. Le antiche curtes documentate nel IX secolo, tra le quali quelle di San Cassiano, Vitoio, Sala e Nicciano, cominciarono a decadere e scomparire dalla documentazione a partire dalla seconda metà del X secolo. Contemporaneamente si sviluppava un nuovo modello di organizzazione del territorio. Era il fenomeno dell'incastellamento. Gli insediamenti tendevano sempre più spesso a concentrarsi intorno a luoghi fortificati posti in posizione dominante. Per Nicciano iniziava una nuova fase.

Dalla curtis al castello

Non è possibile dimostrare una continuità fisica perfetta tra la curtis altomedievale e il successivo borgo castellano. Le stesse fonti istituzionali invitano alla prudenza su questo punto. È però evidente che lo stesso territorio continuò a essere abitato e organizzato. Nel corso del Medioevo la struttura fondiaria precedente lasciò spazio a un insediamento nel quale la funzione difensiva acquistò maggiore importanza. È in questo contesto che dobbiamo collocare il futuro borgo di Nicciano.

Nizzano

Le fonti ricordano Nicciano anche con l'antico nome di Nizzano. Ancora nell'Ottocento Raffaello Raffaelli, parlando della storia della Comunità di Piazza, utilizzava questa forma antica precisando che corrispondeva all'attuale Nicciano. Le variazioni del nome sono normali nella documentazione medievale e moderna. La lingua parlata, il latino notarile e le grafie utilizzate dagli scrivani potevano produrre forme differenti dello stesso toponimo. Nizzano costituisce quindi una delle tracce documentarie dell'identità storica del paese.

Il borgo castellano

Il Comune di Piazza al Serchio definisce Nicciano un “antico borgo castellano”. Secondo la ricostruzione comunale, il borgo venne fondato intorno al 1300 dagli stessi Malaspina. Questa informazione deve essere letta insieme alla documentazione precedente. Il territorio era infatti già occupato nell'Alto Medioevo. La data intorno al 1300 sembra quindi riferirsi soprattutto alla formazione o riorganizzazione del borgo fortificato, non alla prima presenza umana nel luogo. È una distinzione importante. Nicciano ha radici precedenti, ma il paese medievale che riconosciamo nella sua struttura storica appartiene a una fase successiva.

I Malaspina

I Malaspina furono una delle grandi famiglie feudali dell'Italia medievale. Il loro potere si estendeva soprattutto sulla Lunigiana e su numerosi territori distribuiti tra Toscana, Liguria ed Emilia. Possedevano castelli, terre e diritti lungo importanti vie di comunicazione. La loro influenza raggiunse anche la Garfagnana. Il rapporto con Nicciano è quindi perfettamente coerente con la geografia politica dell'epoca. Il paese si trovava infatti in una zona di collegamento tra la valle del Serchio e i territori posti oltre le montagne.

Il Castelletto

La memoria della fase fortificata sopravvive ancora oggi nel cosiddetto Castelletto di Nicciano. Turismo in Garfagnana ricorda esplicitamente il Castelletto tra le fortificazioni presenti nel territorio di Piazza al Serchio. Non siamo davanti a una grande fortezza perfettamente conservata. Le trasformazioni avvenute nei secoli hanno profondamente modificato l'aspetto dell'antico sistema difensivo. La testimonianza rimane però importante. Il nome e i resti permettono di riconoscere nel paesaggio il passato castellano del paese.

Un sistema di piccoli castelli

Nicciano non deve essere osservato isolatamente. L'intero territorio di Piazza al Serchio era caratterizzato da fortificazioni. A Piazza esistevano Castelvecchio e altri nuclei difensivi. San Michele conserva ancora chiaramente la propria struttura fortificata. Cogna possiede un altro Castelletto. Borsigliana presenta tracce della propria organizzazione difensiva. Questi luoghi formavano una rete. Ogni fortificazione controllava una parte delle strade, delle vallate e degli accessi. La Garfagnana medievale era un territorio molto più fortificato di quanto il paesaggio odierno lasci immaginare.

Le strade dell'Alta Garfagnana

La posizione di Nicciano era importante anche per la viabilità. Piazza al Serchio costituiva il principale nodo di comunicazione dell'Alta Garfagnana. Qui convergevano itinerari provenienti dalla Lunigiana, dall'Appennino e dalle valli laterali. Nicciano si trovava all'interno della rete di percorsi che collegava il capoluogo con le località poste più a nord e con i paesi di mezza costa. Prima delle moderne strade asfaltate, questi collegamenti avvenivano attraverso mulattiere.

Nicciano e Cortia

Particolarmente stretto è il rapporto con Cortia. Il Comune ricorda che la chiesa romanica di Nicciano svolgeva funzione parrocchiale anche per la vicina “villata” di Cortia. Le due località erano quindi unite non soltanto geograficamente, ma anche dal punto di vista religioso. Gli abitanti di Cortia raggiungevano Nicciano per le principali celebrazioni e per i sacramenti. Questo rapporto aiuta anche a comprendere l'importanza della rete di antiche strade che collegava i due nuclei.

La Via dei Piastroni

Tra Nicciano e Cortia si inserisce la Via dei Piastroni, oggi recuperata come itinerario escursionistico. Turismo in Garfagnana la descrive come un'antica via di collegamento che attraversa i boschi della zona. Il percorso è oggi segnato anche da sculture in pietra serena realizzate da Luca Malatesta. La strada consente di comprendere concretamente come si muovevano gli abitanti prima dell'arrivo dell'automobile. Non era un sentiero destinato al tempo libero. Era parte della viabilità quotidiana.

Mulattiere e animali da soma

Per secoli merci e prodotti agricoli venivano trasportati soprattutto utilizzando muli e asini. Le strade dovevano quindi adattarsi agli animali da soma. Farina, castagne, legna, formaggi e altri prodotti percorrevano questi itinerari. Gli stessi sentieri servivano per raggiungere campi, prati e boschi. Una località come Nicciano viveva quindi in rapporto costante con le strade circostanti. Il borgo non era isolato. Era inserito in una fitta rete di piccoli collegamenti.

La Via del Volto Santo

Il sistema escursionistico moderno collega inoltre l'area di Nicciano alla Via del Volto Santo. Questo cammino attraversa la Garfagnana dirigendosi verso Lucca e recupera in parte antiche direttrici percorse da pellegrini e viandanti. La grande meta religiosa era il Volto Santo conservato nella Cattedrale di San Martino. Per chi percorre oggi questi itinerari, Nicciano rappresenta quindi una possibile tappa all'interno di un territorio storicamente attraversato da uomini in movimento.

Il 1430

Un documento ricordato da Raffaelli permette di inserire Nicciano direttamente nelle vicende politiche del Quattrocento. Il 3 giugno 1430, gli uomini del Comune di Nizzano, insieme a quelli di Gragnana, Cortilo, Sant'Anastasio, Colognola e San Michele, inviarono propri deputati a Firenze per compiere un atto formale di sottomissione alla Signoria fiorentina. È un episodio estremamente interessante. Dimostra che queste piccole comunità rurali erano soggetti attivi all'interno delle complesse lotte politiche della Garfagnana.

Firenze, Lucca e la Garfagnana

Il Quattrocento fu un periodo particolarmente complesso per la valle. Lucca cercava di mantenere il controllo dei propri territori. Firenze esercitava una crescente influenza politica in Toscana. Gli Estensi stavano progressivamente entrando in Garfagnana. Le comunità locali potevano trovarsi costrette a scegliere alleanze e protezioni in base alla situazione militare del momento. L'atto del 1430 deve essere letto in questo contesto. Anche un piccolo paese come Nicciano partecipava quindi alla grande politica dell'Italia rinascimentale.

La Comunità di Piazza

Con il consolidamento degli assetti territoriali, Nicciano entrò nel sistema della Comunità di Piazza. Le frazioni e i piccoli comunelli mantenevano identità locali molto forti, ma facevano riferimento a un centro amministrativo maggiore. Piazza rappresentava il principale nodo politico, economico e viario dell'area. Nicciano conservò comunque una propria organizzazione comunitaria. Lo dimostra una testimonianza archivistica particolarmente importante.

I Capitoli di Nicciano

L'Archivio della Garfagnana, conservato presso l'Archivio di Stato di Massa, registra infatti i Capitoli di Nicciano. Il documento appartiene alla sezione degli statuti rurali, capitoli e memorie delle comunità garfagnine ed è conservato attraverso una copia del 1838. A differenza di altri capitoli dell'area, l'inventario consultabile non associa nella stessa voce una data antica precisa al testo di Nicciano. È quindi preferibile non attribuirgli arbitrariamente un anno. La sua esistenza è comunque molto significativa.

Le regole della comunità

I Capitoli dimostrano che Nicciano possedeva proprie regole. In una comunità rurale era necessario disciplinare l'utilizzo delle risorse collettive. Boschi, pascoli e acque non potevano essere sfruttati senza limiti. Occorreva stabilire norme per impedire danni ai campi. Bisognava mantenere le strade. Era necessario regolare obblighi e sanzioni. Questi documenti costituiscono quindi una delle testimonianze più concrete della vita quotidiana dei paesi della Garfagnana.

Una comunità autonoma

La presenza dei Capitoli aiuta a correggere un'immagine moderna spesso fuorviante. Oggi Nicciano è una frazione di Piazza al Serchio. In passato, invece, possedeva una propria identità comunitaria molto più marcata. Gli abitanti partecipavano alle decisioni relative al territorio e alle risorse. Il paese aveva quindi una dimensione politica oltre che geografica. Essere “di Nicciano” significava appartenere a una comunità dotata di diritti, doveri e consuetudini proprie.

La Chiesa di San Matteo Apostolo

Il principale edificio religioso del paese è la Chiesa di San Matteo apostolo. L'Arcidiocesi di Lucca registra ufficialmente Nicciano come arcipretura dedicata a San Matteo Apostolo. La chiesa rappresenta il centro religioso storico della comunità e, secondo il Comune, serviva in passato anche la vicina Cortia. La sua presenza contribuisce fortemente all'identità del borgo.

Una chiesa di tradizione romanica

Il Comune di Piazza al Serchio definisce quella di Nicciano una chiesa romanica. L'edificio ha naturalmente conosciuto trasformazioni e restauri nel corso dei secoli. Come accade frequentemente nelle chiese di paese, la struttura visibile oggi è il risultato di fasi differenti. L'origine medievale rimane però fondamentale per comprenderne il valore. La chiesa apparteneva infatti al sistema religioso che organizzava la vita delle piccole comunità sparse sulle montagne.

San Matteo

La dedicazione è a San Matteo apostolo ed evangelista. Secondo la tradizione cristiana, Matteo era un pubblicano chiamato da Gesù a diventare uno dei Dodici Apostoli. A lui viene tradizionalmente attribuito uno dei quattro Vangeli. La sua festa liturgica ricorre il 21 settembre. L'Arcidiocesi di Lucca indica proprio questa data accanto alla parrocchia di Nicciano.

Una chiesa per due comunità

La funzione della chiesa diventa ancora più interessante ricordando Cortia. Per gli abitanti della piccola villata, raggiungere San Matteo significava percorrere le antiche strade che univano i due paesi. Battesimi, matrimoni, funerali e celebrazioni religiose creavano quindi un continuo movimento tra gli abitati. La geografia religiosa contribuiva a mantenere viva la rete dei sentieri. Una strada poteva essere contemporaneamente agricola, commerciale e religiosa.

La maestaina

Nicciano conserva anche una piccola maestaina dedicata alla Madonna lungo Via San Matteo. Le maestà e le maestaine sono una presenza caratteristica del paesaggio religioso della Garfagnana. Si trovavano lungo strade, agli incroci, vicino alle fonti oppure all'ingresso dei paesi. Erano piccoli luoghi di devozione quotidiana. Il viandante poteva fermarsi per una preghiera. La comunità poteva decorarle con fiori e immagini. Questi manufatti raccontano una religiosità diffusa che non si limitava all'interno delle chiese.

Le ceramiche rinascimentali

Una curiosità particolarmente interessante riguarda alcuni reperti ceramici rinascimentali provenienti da Nicciano. Turismo in Garfagnana segnala infatti che una piccola parte della raccolta conservata nella Civica Raccolta delle Ceramiche Rinascimentali di Camporgiano proviene proprio da Nicciano. La collezione comprende materiali databili complessivamente tra gli inizi del Quattrocento e la seconda metà del Seicento. Si tratta di maioliche, boccali, ciotole, bacili e ceramiche graffite.

Cosa raccontano le ceramiche

Una ceramica può sembrare un reperto modesto rispetto a una spada o a un castello. Per gli archeologi, però, è spesso molto più utile. Piatti, ciotole e boccali raccontano la vita quotidiana. Permettono di comprendere quali oggetti venivano utilizzati nelle case e quali prodotti circolavano sul territorio. La presenza di materiali provenienti da Nicciano dimostra quindi concretamente la vita del borgo durante l'età rinascimentale e moderna. È una piccola ma preziosa finestra sulle abitazioni del passato.

Il borgo di pietra

Uno degli aspetti più piacevoli di Nicciano è la struttura del nucleo storico. Le case tradizionali utilizzano largamente la pietra. Le vie sono strette e si adattano alla conformazione del terreno. Scalinate, muri e portali creano scorci tipici dei piccoli borghi della Garfagnana. Non bisogna naturalmente attribuire automaticamente ogni edificio al Medioevo. Molte case sono state modificate o ricostruite. È l'organizzazione complessiva del borgo a conservare la memoria della sua lunga storia.

Le case rurali

Le abitazioni tradizionali erano strettamente legate al lavoro agricolo. Gli ambienti inferiori potevano servire come cantine, depositi o ricoveri per gli animali. Ai piani superiori vivevano le famiglie. Attorno al paese si trovavano orti, campi e prati. La casa non era quindi separata dall'attività produttiva. Era parte dello stesso sistema. Questa organizzazione spiega molte caratteristiche dell'architettura rurale ancora visibile.

Il paesaggio agricolo

Turismo in Garfagnana descrive le frazioni di Piazza al Serchio come piccoli nuclei circondati da campi tradizionalmente destinati al farro e alle colture foraggere. Nicciano appartiene pienamente a questo paesaggio. L'agricoltura di montagna richiedeva un utilizzo molto attento del terreno. Le superfici pianeggianti erano limitate. Anche piccoli appezzamenti avevano valore. La campagna che oggi appare tranquilla era in passato uno spazio intensamente lavorato.

Il farro

Il Farro della Garfagnana è oggi uno dei prodotti più conosciuti della valle. La sua coltivazione si adatta bene alle condizioni climatiche e ai terreni montani. Per secoli cereali rustici di questo tipo hanno rappresentato una parte importante dell'alimentazione delle famiglie. Non erano prodotti gastronomici ricercati. Erano alimenti quotidiani. Minestre e zuppe permettevano di utilizzare cereali, legumi e ortaggi prodotti direttamente sul territorio.

Il castagno

Ancora più importante era il castagno. I castagneti rappresentavano una vera risorsa alimentare. Le castagne venivano raccolte durante l'autunno e una parte veniva essiccata. Successivamente potevano essere portate al mulino e trasformate in farina. La farina di castagne si conservava a lungo. Durante l'inverno permetteva di preparare polenta, necci e altre pietanze. Il castagno era quindi uno dei pilastri dell'economia montana.

I boschi

Anche i boschi erano utilizzati intensamente. Fornivano legna per il riscaldamento. Offrivano materiale da costruzione. Vi si raccoglievano prodotti spontanei. Alcune zone potevano essere utilizzate per il pascolo. Le famiglie conoscevano in maniera dettagliata il territorio circostante. Ogni luogo possedeva una funzione e spesso anche un nome tramandato per generazioni.

L'allevamento

Prati e colture foraggere permettevano di mantenere bovini e ovini. Gli animali fornivano latte, formaggi, carne e concime. Durante l'estate si accumulava il fieno necessario per affrontare l'inverno. Il ritmo della vita seguiva quindi quello delle stagioni. Semina, fienagione, raccolta delle castagne e cura degli animali scandivano l'anno.

Il terremoto del 1920

Il 7 settembre 1920 la Garfagnana e la Lunigiana furono colpite da un terremoto devastante. Nicciano si trovava nel territorio duramente interessato dall'evento. Il sisma rappresentò uno spartiacque per tutta l'Alta Valle del Serchio. Molti edifici tradizionali subirono danni e numerosi paesi dovettero affrontare lunghi lavori di riparazione e ricostruzione. In assenza di una ricostruzione documentaria edificio per edificio specifica per Nicciano, è però preferibile non attribuire automaticamente al terremoto singoli crolli o trasformazioni non verificati.

Il Novecento

Il terremoto non fu l'unica grande trasformazione del secolo. Le nuove strade modificarono progressivamente gli spostamenti. L'arrivo dell'elettricità cambiò la vita domestica. Le attività agricole persero gradualmente la propria centralità economica. Le persone cominciarono a spostarsi più facilmente verso Piazza al Serchio e gli altri centri della valle. Per una comunità abituata per secoli a muoversi soprattutto a piedi o con gli animali, fu un cambiamento radicale.

Lo spopolamento

Come gran parte dei piccoli paesi della Garfagnana, anche Nicciano conobbe l'emigrazione e lo spopolamento. L'agricoltura montana richiedeva molto lavoro e garantiva redditi limitati. Le nuove generazioni trovarono opportunità migliori altrove. Molti terreni smisero progressivamente di essere coltivati. I prati furono abbandonati. Il bosco cominciò a riconquistare gli spazi aperti.

Il paesaggio cambia

Osservando oggi Nicciano possiamo avere l'impressione di un paese da sempre circondato da una vegetazione molto fitta. In realtà il paesaggio storico era probabilmente più aperto. Campi, prati e castagneti mantenuti dall'uomo occupavano superfici più estese. Lo spopolamento ha quindi modificato non soltanto la società, ma anche l'ambiente. Il bosco attuale è in parte il risultato dell'abbandono dell'agricoltura.

Nicciano oggi

Oggi Nicciano conserva il carattere di un piccolo borgo tranquillo dell'Alta Garfagnana. La vicinanza a Piazza al Serchio permette di raggiungere rapidamente i principali servizi, ma il paese mantiene un'atmosfera rurale. Le vecchie strade e il rapporto con Cortia permettono inoltre di inserirlo in itinerari a piedi o in bicicletta. Turismo in Garfagnana include Nicciano in percorsi che attraversano l'Alta Garfagnana e collegano il territorio con San Michele, Gramolazzo e i valichi settentrionali.

Un territorio da percorrere lentamente

Nicciano è particolarmente adatto a un turismo lento. Non è un luogo da visitare alla ricerca di una lunga successione di monumenti. Il valore nasce dall'insieme. Il nucleo storico. San Matteo. Il Castelletto. La maestaina. Le vecchie strade verso Cortia. I boschi e i campi. Sono frammenti di un unico paesaggio storico.

Verso San Michele

Dall'area di Nicciano è possibile collegarsi anche ai percorsi che scendono verso San Michele, uno dei borghi fortificati più suggestivi del territorio di Piazza al Serchio. Turismo in Garfagnana inserisce Nicciano in un itinerario che, seguendo il sentiero GT, raggiunge proprio San Michele. Il percorso permette di mettere in relazione due differenti testimonianze dell'organizzazione medievale del territorio. Da una parte il borgo castellano di Nicciano. Dall'altra il nucleo fortificato di San Michele con il suo celebre ponte.

Verso Cortia

Nella direzione opposta, Cortia permette di proseguire alla scoperta della Via dei Piastroni. Il legame storico tra i due paesi era particolarmente forte anche dal punto di vista religioso. Percorrere oggi questi itinerari permette quindi di ricostruire una geografia che le strade moderne hanno in parte cancellato. Le distanze tra i paesi tornano a essere quelle di un tempo. Non chilometri percorsi in automobile, ma minuti e ore di cammino.

Cosa vedere a Nicciano

La visita può iniziare dal nucleo storico, osservando le vie strette, le scalinate, i muri e i portali in pietra. Il principale monumento è la Chiesa di San Matteo apostolo, edificio di tradizione romanica e antico riferimento religioso anche per la vicina Cortia. Nel paese si può cercare anche la piccola Maestaina della Madonna, testimonianza della religiosità popolare diffusa lungo le strade. Particolare interesse possiede poi il Castelletto, memoria dell'antico sistema fortificato di Nicciano. Chi dispone di più tempo può proseguire a piedi verso Cortia e la Via dei Piastroni oppure utilizzare i sentieri in direzione di San Michele. In questo modo la visita non rimane limitata al paese, ma permette di comprendere la rete storica nella quale Nicciano era inserito.

Curiosità su Nicciano

La sua storia precede il borgo medievale
Nel IX secolo è documentata una curtis di Nicciano appartenente ai vescovi di Lucca. La curtis scomparve dalla documentazione medievale

Come altri centri fondiari altomedievali, entrò in crisi durante la trasformazione del territorio legata all'incastellamento. Anticamente si chiamava Nizzano

Questa forma del nome compare ancora nelle ricostruzioni storiche ottocentesche. Il Comune lo definisce un antico borgo castellano

La formazione del borgo fortificato viene attribuita ai Malaspina intorno al 1300. I Malaspina arrivavano anche in Garfagnana

La grande famiglia feudale lunigianese esercitò la propria influenza anche oltre i territori che oggi associamo direttamente alla Lunigiana. Conserva il ricordo di un Castelletto

Turismo in Garfagnana lo include espressamente tra le fortificazioni del territorio di Piazza al Serchio. Nel 1430 Nicciano guardò verso Firenze

Gli uomini del Comune di Nizzano inviarono insieme ad altre comunità propri deputati alla Signoria fiorentina per un atto di sottomissione. Possedeva propri Capitoli

L'Archivio della Garfagnana conserva i Capitoli di Nicciano in una copia del 1838. La chiesa è dedicata a San Matteo Apostolo

L'Arcidiocesi di Lucca la registra oggi come arcipretura. San Matteo si festeggia il 21 settembre

È la data indicata nell'elenco ufficiale delle parrocchie dell'Arcidiocesi. La chiesa serviva anche Cortia

Il Comune ricorda espressamente la funzione parrocchiale esercitata dalla chiesa romanica anche per la vicina villata. A Nicciano sono state trovate ceramiche rinascimentali

Una parte dei reperti conservati nella Civica Raccolta delle Ceramiche Rinascimentali di Camporgiano proviene dal paese. Le ceramiche coprono diversi secoli

La raccolta nella quale sono confluiti i reperti comprende materiali dal primo Quattrocento alla seconda metà del Seicento. Nicciano è collegato alla Via dei Piastroni

Le antiche strade verso Cortia sono oggi valorizzate come percorsi escursionistici. Può essere raggiunto o lasciato seguendo itinerari verso San Michele

La rete escursionistica permette di collegare tra loro alcuni dei borghi storici più interessanti del comune.

Perché visitare Nicciano

Nicciano permette di leggere quasi mille anni di trasformazioni del territorio in uno spazio molto piccolo. Nel IX secolo qui esisteva una curtis dei vescovi di Lucca. Era un mondo fatto di proprietà ecclesiastiche, campi, boschi e organizzazione fondiaria. Secoli dopo il territorio cambiò. La curtis scomparve e prese forma un borgo castellano, che la tradizione storica lega ai Malaspina. Il Castelletto conserva ancora il ricordo di quella fase. Nel Quattrocento gli uomini di Nizzano partecipavano direttamente alle vicende politiche della Garfagnana, arrivando a inviare propri rappresentanti a Firenze. La comunità possedeva regole proprie, testimoniate dai Capitoli oggi conservati nell'Archivio della Garfagnana. La chiesa di San Matteo costituiva invece il centro della vita religiosa e serviva anche gli abitanti della vicina Cortia. Persino alcuni frammenti di ceramica raccontano qualcosa. Ci ricordano che tra Quattrocento e Seicento nelle case del paese si utilizzavano boccali, ciotole e altri oggetti che oggi sono diventati reperti museali. E poi ci sono le strade. Quelle verso Cortia, la Via dei Piastroni e i collegamenti con San Michele. È forse proprio camminando che Nicciano rivela meglio la propria storia. Perché questo piccolo paese non era isolato. Era un punto all'interno di una rete di castelli, comunità, chiese e mulattiere che attraversava tutta l'Alta Garfagnana. Visitare Nicciano significa quindi scoprire non soltanto un borgo, ma il modo nel quale per secoli la montagna è stata abitata, organizzata e attraversata.
↑