Palleroso e Volcascio - Castelnuovo Garfagnana

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Foto - fotografie - Immagini - Borgo - frazione - Località della Garfagnana (LU = Lucca. Regione Toscana. Italy)

Palleroso

Indicazioni

Sacrario

Interno del Sacrario

Interno

Interno

Interno

Interno

Case

Case

Verso il centro

Vecchia fontana

Verso il centro storico

Vista

Porta per il paese

Porta per il paese

Nel vecchio acquedotto

Nel vecchio acquedotto

Porta per il paese

Feritoia

Vista dalla feritoia

Vista dalla feritoia

Iscrizione

Porta per il paese

Via dell'Affanno

In paese

Case nella piazza

Abitazione

La Chiesa

La torre campanaria

Chiesa di San Martino

San Martino

Interno della Chiesa di San Martino

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

Organo

Pulpito

Interno

Interno

Interno

Fonte battesimale

In paese

Casa

In paese

La torre campanaria

Casa

La torre campanaria

Particolare

In paese

La torre campanaria

Nella piazza

In paese

In paese

In paese

Casa

Casa

Casa

Vista dal paese

Fuori dalle mura

Vista

Dalla strada

Volcascio

Casa

Lapide

Santuario

Santuario Madonna della Strada

Nella facciata del santuario

Informazioni storiche, culturali della località.

Palleroso: storia, castello e tradizioni di un antico borgo della Garfagnana

Palleroso è una frazione del Comune di Castelnuovo di Garfagnana , in provincia di Lucca. Il paese sorge sulla sommità del Monte Perpoli , a poco più di 500 metri di altitudine, in posizione dominante sulla valle del Serchio. Questa collocazione non è casuale. Per secoli Palleroso fu un luogo strategico, capace di controllare importanti vie di comunicazione della Garfagnana. Il paese assunse così la forma di un vero borgo fortificato , protetto da mura e torri. Ancora oggi la struttura dell'abitato, i resti della cinta muraria, l'antica porta e soprattutto una particolare torre a pianta circolare permettono di leggere chiaramente questo passato. Nel cuore del paese sorge la Chiesa di San Martino , mentre poco fuori dall'abitato si incontra l' Oratorio di San Rocco , costruito nel Seicento e legato alla memoria della peste. Palleroso è quindi uno dei piccoli borghi del territorio di Castelnuovo nei quali storia medievale, Garfagnana estense e civiltà contadina si intrecciano in maniera particolarmente evidente.

Un paese sopra il Serchio

Palleroso occupa una posizione panoramica. Il paese sorge sulla destra del Serchio , che scorre molto più in basso, ai piedi del rilievo. Da quassù era possibile controllare una vasta porzione della valle. Oggi questa posizione offre soprattutto un panorama suggestivo. Nel Medioevo aveva invece un'importanza militare. Chi controllava Palleroso poteva osservare movimenti di uomini e merci lungo alcune delle principali vie della zona.

Il Monte Perpoli

Le fonti ottocentesche descrivono Palleroso come un paese costruito sulla cima del Monte Perpoli , a nord dell'omonimo borgo. La quota misurata presso il campanile veniva indicata intorno ai 525 metri ; fonti moderne riportano valori poco superiori. Il dato più importante non è però la differenza di pochi metri tra le varie rilevazioni. È la posizione. Palleroso domina letteralmente il territorio circostante.

Palliarosa

Anticamente il paese era ricordato anche con il nome di Palliarosa . Nel corso dei secoli la denominazione si trasformò progressivamente nell'attuale Palleroso. L'origine linguistica precisa del toponimo non è completamente sicura e conviene evitare interpretazioni troppo categoriche. Ciò che possiamo affermare è che le varianti antiche del nome compaiono nella documentazione medievale e moderna.

Le prime testimonianze

Una ricostruzione basata sulla documentazione dell'Archivio Arcivescovile di Lucca segnala una pergamena del 13 maggio 1125 relativa a Palleroso. Si tratta di una testimonianza molto antica. Nel XII secolo il paese era dunque già inserito nella rete degli insediamenti della Garfagnana. Pochi decenni dopo compare anche la sua chiesa.

San Martino nel 1168

La Chiesa di San Martino è ricordata nella celebre bolla di papa Alessandro III del 1168 . Il documento riguardava la Pieve di Fosciana e le chiese dipendenti. Tra queste figurava anche San Martino di Palleroso. È una delle testimonianze più importanti per ricostruire la storia medievale del paese. Alla metà del XII secolo esisteva quindi già una comunità organizzata intorno alla propria chiesa.

L'estimo del 1260

San Martino compare nuovamente nel catalogo delle chiese della Diocesi di Lucca del 1260 . La continuità tra il 1168 e il 1260 dimostra che Palleroso era ormai un insediamento stabile. La chiesa dipendeva dalla Pieve di Fosciana , uno dei principali centri religiosi medievali dell'Alta Valle del Serchio. Il legame con la pieve sarebbe rimasto importante per lungo tempo.

Un borgo fortificato

Palleroso non era però soltanto un villaggio agricolo. La sua posizione favorì la nascita di un castello . L'abitato venne protetto da mura. Esistevano porte d'accesso. Una torre occupava la parte più alta. Il paese poteva quindi essere difeso in caso di attacco. La struttura urbana conserva ancora oggi qualcosa di questa organizzazione.

Le mura

Della cinta muraria medievale rimangono soltanto alcuni tratti. Gran parte delle strutture difensive è stata distrutta, trasformata o inglobata nelle abitazioni. Nonostante questo, il perimetro del vecchio borgo rimane leggibile. Le case raccolte, gli accessi e i resti delle fortificazioni permettono di immaginare Palleroso quando costituiva una piccola terra murata .

La torre circolare

Uno degli elementi più singolari è una massiccia torre a pianta circolare posta nella parte alta del paese. Oggi ne rimangono ruderi importanti. La struttura è stata costruita con grandi blocchi di pietra e aveva chiaramente una funzione difensiva. La sua cronologia precisa non è del tutto definita. Proprio per questo rappresenta uno degli elementi archeologicamente più interessanti del borgo.

Una torre particolare

La torre è stata definita particolarmente rara nel panorama fortificato della Garfagnana. Non sappiamo con certezza quale fosse la sua funzione originaria. Poteva servire come torre di avvistamento. Poteva essere un elemento della cinta. Oppure poteva costituire una struttura di estrema difesa del castello. Senza indagini archeologiche specifiche è meglio lasciare aperte queste possibilità.

Una posizione strategica

L'importanza militare di Palleroso derivava dalla geografia. Dal colle era possibile osservare il Serchio e controllare percorsi che mettevano in comunicazione Castelnuovo con la parte meridionale della valle. Questa posizione rese il paese prezioso. Ma lo rese anche vulnerabile. Quando Lucca e gli Este si affrontavano per il controllo della Garfagnana, Palleroso si trovava in una posizione particolarmente esposta.

I Malaspina

Nel Trecento il paese compare nelle complesse vicende territoriali legate ai Malaspina . Nel 1346 il marchese Spinetta Malaspina cedette alla Repubblica di Firenze Palleroso insieme ad altri territori della Garfagnana, per la somma complessiva di 12.000 fiorini d'oro . L'operazione faceva parte di un accordo politico molto più ampio. Il borgo si trovava così coinvolto nei giochi di potere tra signorie e città dell'Italia centrale.

Firenze

La presenza fiorentina non rappresentò però l'ultima fase della storia medievale del paese. Sul finire del Trecento Palleroso tornò nell'orbita di Lucca . La situazione politica della Garfagnana continuava infatti a essere estremamente instabile. Comunità vicine potevano appartenere a Stati differenti. Il controllo di un castello poteva cambiare in seguito a guerre, accordi o compravendite.

Il Quattrocento

Nel corso del Quattrocento molti paesi garfagnini decisero di affidarsi agli Este . La guerra tra Firenze e Lucca aveva aggravato una situazione già difficile. Le comunità cercavano un potere capace di garantire maggiore protezione. Anche Palleroso seguì questo processo.

Il 1451

Nel 1451 Palleroso entrò stabilmente nell'orbita estense. Da quel momento il paese venne legato alla Vicaria di Castelnuovo . Cominciò così una nuova fase della sua storia. Castelnuovo diventava il principale centro politico della Garfagnana degli Este. Palleroso era uno dei borghi fortificati che proteggevano il territorio circostante.

Una frontiera vicinissima

La particolarità di Palleroso era però la vicinanza immediata con territori rimasti sotto Lucca . Il vicino Perpoli , per esempio, apparteneva al dominio lucchese. Bastavano pochi chilometri per attraversare un confine politico. Per secoli gli abitanti della zona vissero quindi in una vera terra di frontiera.

Confini tra boschi e campi

Oggi è difficile immaginare quanto fossero importanti questi confini. Attraversavano montagne e campagne. Separavano comunità che parlavano lo stesso dialetto e condividevano tradizioni simili. Ma significavano autorità differenti, tasse differenti e leggi differenti. Un pascolo o una strada potevano trovarsi da una parte o dall'altra del confine. Le controversie erano inevitabili.

Ludovico Ariosto

Tra il 1522 e il 1525 la Garfagnana estense venne governata da Ludovico Ariosto . Il poeta risiedeva nella Rocca di Castelnuovo. Dalle sue lettere emerge un territorio difficile da controllare, attraversato da rivalità, banditismo e problemi di confine. Palleroso apparteneva pienamente a questo scenario. Era uno dei castelli posti nelle zone più delicate della provincia.

La guerra del Seicento

Il momento più drammatico della storia del borgo arrivò all'inizio del XVII secolo . Le tensioni tra Lucca e gli Este sfociarono nuovamente nella guerra. Palleroso, fortificato e posto sul confine, divenne inevitabilmente un obiettivo militare. Nel 1603 le truppe lucchesi attaccarono il paese.

L'assalto del 1603

Le fonti storiche descrivono un episodio devastante. Palleroso venne assalito e conquistato dalle truppe lucchesi . Il paese fu saccheggiato. La chiesa venne depredata. Gli altari furono spogliati. Perfino le campane vennero portate via. Infine il borgo e i suoi dintorni furono incendiati.

Un paese devastato

Per una comunità di poche centinaia di abitanti fu una catastrofe. Le abitazioni erano costruite con pietra, legno e materiali facilmente danneggiabili dal fuoco. Perdere una casa significava perdere anche scorte alimentari, attrezzi e spesso animali. Il saccheggio della chiesa aveva inoltre un enorme valore simbolico. Il principale edificio religioso della comunità era stato violato e privato dei suoi arredi.

La ricostruzione

Palleroso venne però ricostruito. Anche le fortificazioni furono ripristinate. Le fonti ricordano l'intervento del governatore estense Marcantonio Ricci , che rafforzò le difese del paese. Vennero restaurate le mura e migliorato uno degli ingressi. Questa fase lasciò un segno ancora oggi visibile nel borgo.

La porta del 1610

La tradizione storico-locale data al 1610 la costruzione o riorganizzazione della grande porta d'ingresso. Sopra l'accesso venne realizzata una struttura difensiva capace di ospitare uomini di guardia. La porta rappresentava quindi contemporaneamente un passaggio e un elemento militare. Chi entrava nel paese doveva attraversare un punto controllabile.

Via dell'Affanno

Superata l'area dell'antica porta, uno dei percorsi più caratteristici sale verso il cuore del paese. È conosciuto come Via dell'Affanno . Il nome deriva con ogni probabilità dalla ripida sequenza di gradini che rende faticosa la salita. Percorrendola si raggiunge la piazza di San Martino. È uno degli angoli nei quali la struttura verticale e compatta del vecchio borgo appare più evidente.

La Chiesa di San Martino

La Chiesa di San Martino Vescovo domina la piazza principale. La sua origine è medievale. La documentazione ne dimostra l'esistenza almeno dal XII secolo. L'edificio attuale è però il risultato di numerosi ampliamenti e restauri. La piccola chiesa medievale non aveva infatti le stesse dimensioni che osserviamo oggi.

La chiesa originaria

In origine San Martino presentava probabilmente una struttura molto semplice. L'impianto era rettangolare e a navata unica . Era sufficiente per una piccola comunità medievale. Con l'aumento della popolazione e lo sviluppo delle devozioni, lo spazio disponibile divenne però insufficiente. Cominciarono così ampliamenti progressivi.

Le cappelle del Seicento

Durante il XVII secolo vennero aggiunte due cappelle laterali. Era un intervento tipico delle chiese dell'età moderna. Le cappelle permettevano di creare nuovi altari. Potevano essere finanziate da confraternite o famiglie. Offrivano spazio per immagini e culti particolarmente sentiti dalla popolazione.

L'ampliamento del 1730

Nel 1730 avvenne una trasformazione ancora più importante. Le cappelle vennero integrate in vere e proprie navate laterali . San Martino assunse così un impianto più ampio. L'edificio medievale si trasformò progressivamente nella chiesa che conosciamo oggi. È un processo che ritroviamo in numerosi paesi della Garfagnana.

San Martino Vescovo

Il patrono del paese è San Martino di Tours . La sua festa ricorre l' 11 novembre . È uno dei santi più popolari dell'Europa medievale. La tradizione ricorda soprattutto l'episodio nel quale Martino, ancora soldato, divise il proprio mantello con un povero. Il culto di San Martino ebbe una diffusione enorme anche nelle campagne italiane.

San Martino e il calendario contadino

L'11 novembre aveva inoltre una particolare importanza nella società agricola. Era il periodo nel quale terminavano molti contratti rurali. Il vino nuovo cominciava a essere assaggiato. Numerosi lavori agricoli autunnali erano ormai conclusi. Da qui deriva anche il celebre proverbio: “A San Martino ogni mosto diventa vino.” Per una comunità contadina come Palleroso, la festa patronale cadeva quindi in un momento molto significativo dell'anno.

L'immagine del santo

La facciata della chiesa conserva un'immagine di San Martino . Una fonte locale ricorda in particolare un bassorilievo in terracotta di epoca cinquecentesca. La presenza del santo sulla facciata rende immediatamente riconoscibile la dedicazione dell'edificio. Il patrono accoglie simbolicamente chi raggiunge la piazza dopo la salita attraverso il borgo.

La tela attribuita a Lorenzetti

All'interno viene inoltre ricordata una tela raffigurante la Madonna con Gesù e santi , tradizionalmente riferita a un artista indicato come Lorenzetti. L'attribuzione merita una verifica storico-artistica specifica prima di collegarla a un preciso autore. Resta comunque significativa la presenza di opere d'arte in una chiesa appartenente a una comunità relativamente piccola.

Il restauro del 1893

Alla fine dell'Ottocento San Martino subì un'importante trasformazione decorativa. Nel 1893 l'interno venne restaurato. La precedente semplicità lasciò spazio a una decorazione di gusto classicheggiante . L'intervento modificò profondamente la percezione dello spazio. Ancora una volta la chiesa dimostrava di essere un edificio vivo, continuamente adattato alle esigenze e al gusto della comunità.

San Rocco

Poco fuori dal borgo si trova un altro edificio religioso molto importante: l' Oratorio di San Rocco . La tradizione ne colloca la costruzione nel 1630 . L'anno non è casuale. In quel periodo una terribile epidemia di peste colpì numerose zone dell'Italia settentrionale e centrale.

La peste del 1630

Secondo la tradizione locale, Palleroso sarebbe stato preservato dalla peste. Gli abitanti avrebbero quindi costruito l'oratorio come ringraziamento a San Rocco . Rocco era infatti uno dei santi maggiormente invocati contro le epidemie. Il suo culto si diffuse enormemente tra Medioevo ed età moderna. Numerose cappelle costruite fuori dai paesi nacquero proprio in seguito a pestilenze.

Perché fuori dal paese

La posizione periferica dell'oratorio è significativa. Gli edifici dedicati a San Rocco venivano spesso costruiti lungo le strade o all'esterno delle mura. Il santo era associato ai pellegrini, ai viaggiatori e soprattutto alla protezione dalle malattie contagiose. Il piccolo edificio diventava così una sorta di presidio religioso all'ingresso della comunità.

L'intervento del 1885

Nel 1885 l'oratorio venne completamente ristrutturato e probabilmente ampliato. L'intervento fu realizzato per iniziativa di Giovanni Bonini . Una lapide in marmo bianco murata sulla parete laterale ricorda i lavori. Anche San Rocco, come San Martino, conserva quindi diverse fasi costruttive sovrapposte.

La visita di Alfonso IV

Un episodio curioso avvenne il 29 agosto 1659 . Il duca Alfonso IV d'Este , durante una visita in Garfagnana, raggiunse Palleroso. Fu accolto dal parroco Vitali. Secondo una cronaca ottocentesca, l'accoglienza fu così apprezzata che nel 1661 il sacerdote venne chiamato a ricoprire la carica di Vicario Generale a Reggio. È un piccolo episodio che mostra il rapporto diretto tra la comunità e la corte estense.

Una comunità autonoma

Palleroso possedeva inoltre una propria organizzazione comunitaria. Gli archivi conservano documenti prodotti dal Comune o Comunità di Palleroso . Sono sopravvissute, tra l'altro, deliberazioni, registri fiscali e atti amministrativi settecenteschi. Il paese non era quindi soltanto una frazione dipendente passivamente da Castelnuovo. Per diversi aspetti della vita locale disponeva di proprie istituzioni comunitarie.

Gli estimi

Le fonti storiche ricordano anche due antichi estimi , uno del 1554 e uno del 1587 . Gli estimi erano registri fondamentali per l'amministrazione fiscale. Descrivevano proprietà, terreni e ricchezze della comunità. Attraverso documenti di questo tipo sarebbe possibile ricostruire con grande precisione il paesaggio agricolo storico di Palleroso.

Le castagne

Le descrizioni ottocentesche sottolineano soprattutto l'importanza delle castagne . Il territorio ne produceva in abbondanza. Non sorprende. Il castagno era uno degli elementi fondamentali dell'economia della Garfagnana. I castagneti venivano curati quasi come campi. Gli alberi erano innestati e potati. Il terreno veniva ripulito prima della raccolta.

Il pane della montagna

Le castagne costituivano una risorsa alimentare essenziale. Una parte veniva consumata fresca. Molte venivano però essiccate e trasformate in farina. La farina di castagne poteva essere conservata a lungo. Permetteva di preparare polente, necci e altri alimenti. In annate difficili poteva sostituire almeno in parte i cereali.

I metati

L'essiccazione avveniva nei tradizionali metati . Le castagne venivano disposte sopra un graticcio. Sotto veniva mantenuto acceso un fuoco lento. Il procedimento richiedeva settimane. Era necessario sorvegliare continuamente il fuoco e girare periodicamente le castagne. Alla fine i frutti essiccati venivano puliti e portati al mulino.

Il vino

Una descrizione storica ricorda anche la produzione di vino . Le vigne occupavano i terreni meglio esposti. Non si trattava generalmente di grandi produzioni commerciali. Il vino era destinato soprattutto al consumo familiare e locale. La presenza della vite dimostra però che il paesaggio agricolo di Palleroso era molto più diversificato rispetto all'immagine moderna dominata dal bosco.

I cereali

Si coltivavano anche cereali . I terreni disponibili erano preziosi. Grano, mais e altre colture contribuivano alla dieta familiare. La produzione doveva però adattarsi alle caratteristiche della montagna. Per questo l'agricoltura veniva integrata con castagneti, allevamento e altre attività.

I gelsi e i bozzoli

Le fonti ottocentesche ricordano persino la produzione di bozzoli . Questo significa che anche a Palleroso veniva praticata, almeno in una certa misura, la bachicoltura. I bachi da seta venivano nutriti con foglie di gelso. Era un'attività capace di offrire alle famiglie una piccola entrata monetaria aggiuntiva. Anche questa pratica è quasi completamente scomparsa dal paesaggio contemporaneo.

Le case dentro il castello

Una descrizione storica particolarmente interessante parla di 43 case unite e altre 70 sparse nella campagna , compresi i fabbricati rurali. Gli abitanti erano 288. Di questi, 163 vivevano dentro il castello . Il dato permette di visualizzare Palleroso nell'Ottocento. Il borgo murato era ancora il centro principale, ma una parte consistente della popolazione viveva nei poderi circostanti.

Nel 1600

La stessa fonte attribuisce al paese circa 240 anime intorno al 1600 . È un numero significativo. Palleroso non era quindi un minuscolo nucleo di poche famiglie. Era una comunità rurale relativamente consistente, capace di mantenere una chiesa, fortificazioni e proprie strutture amministrative.

La vecchia mulattiera

Uno degli elementi più belli della storia quotidiana di Palleroso è la vecchia mulattiera per Castelnuovo . Il percorso attraversa i castagneti e collega il paese con il capoluogo. Per secoli fu una strada fondamentale. Non era un itinerario escursionistico. Era la via utilizzata per andare al mercato, agli uffici e alle botteghe.

L'unica strada fino agli anni Cinquanta

La vecchia mulattiera mantenne una funzione straordinariamente a lungo. Le fonti dell'Unione dei Comuni ricordano che, fino alla fine degli anni Cinquanta del Novecento , rappresentò l'unico collegamento tra Palleroso e Castelnuovo. Questo dato permette di comprendere quanto rapidamente sia cambiata la vita della montagna. Un percorso oggi utilizzato per trekking e mountain bike era fino a poche generazioni fa una strada quotidiana.

A piedi verso Castelnuovo

Gli abitanti scendevano e risalivano la mulattiera a piedi. Le merci venivano trasportate con animali da soma. Una visita al mercato richiedeva fatica e tempo. Il nome stesso di alcune strade interne, come Via dell'Affanno , conserva quasi fisicamente il ricordo di questa vita fatta di salite e discese.

Il mercato

Castelnuovo rappresentava il principale centro commerciale della Garfagnana. Qui si vendevano castagne, farine, animali, formaggi e prodotti agricoli. Si acquistavano sale, tessuti, utensili e beni non disponibili in paese. Palleroso era quindi relativamente vicino al capoluogo in termini geografici, ma prima dell'automobile la distanza veniva misurata soprattutto nella fatica necessaria per percorrerla.

L'Ottocento

Un dizionario degli Stati Estensi pubblicato nel 1854 descrive Palleroso come una villa montana della Provincia di Garfagnana, appartenente al Comune di Castelnuovo e alla Diocesi di Massa. La chiesa parrocchiale era San Martino. La popolazione indicata era di 272 abitanti . La fonte ricordava inoltre esplicitamente l'antica rocca e la sua distruzione durante l'attacco lucchese.

La fine del dominio estense

Con il Risorgimento terminò definitivamente il dominio degli Este. Castelnuovo e Palleroso entrarono nel nuovo Stato italiano. Cambiarono le istituzioni. Il vecchio confine con i territori lucchesi perse significato politico. Per la popolazione rurale, tuttavia, il cambiamento economico fu molto più lento. Castagneti, campi e allevamento continuarono a dominare la vita quotidiana.

Il terremoto del 1920

La mattina del 7 settembre 1920 Palleroso fu colpito dal grande terremoto della Garfagnana e Lunigiana. L'intensità raggiunse l' VIII grado della scala MCS . I danni furono pesanti. Le fonti macrosismiche permettono di conoscere con notevole precisione ciò che accadde.

Sei abitazioni crollate

A Palleroso crollarono sei abitazioni . Altre ventidue furono gravemente danneggiate . In un paese di queste dimensioni l'impatto fu enorme. Molte famiglie si ritrovarono improvvisamente con abitazioni insicure o inutilizzabili. Fortunatamente non risultano vittime.

San Martino danneggiata

Anche la Chiesa di San Martino subì gravi danni. L'edificio dovette essere messo in sicurezza e successivamente restaurato. Le murature tradizionali della Garfagnana erano particolarmente vulnerabili alle forti scosse. Il terremoto lasciò così segni profondi anche negli edifici religiosi.

San Rocco e la canonica

Il sisma colpì anche l' Oratorio di San Rocco . La canonica risultò invece inabitabile . Per la comunità significava perdere contemporaneamente abitazioni private e alcuni dei principali edifici collettivi. Il terremoto del 1920 rimase per decenni uno dei ricordi più traumatici della popolazione.

Ricostruire

La ricostruzione richiese anni. Gli edifici vennero consolidati. Furono inserite catene metalliche. Tetti e murature vennero riparati. In alcuni casi le strutture più danneggiate furono ricostruite. Anche per questo il paese attuale presenta un insieme di murature antiche e interventi novecenteschi.

La Seconda guerra mondiale

Poco più di vent'anni dopo Palleroso dovette affrontare un'altra emergenza. Tra il 1944 e il 1945 la Garfagnana si trovò direttamente sul fronte della Seconda guerra mondiale. La Linea Gotica attraversava le montagne. Castelnuovo e i paesi circostanti erano coinvolti nelle operazioni militari. Palleroso, ancora una volta, occupava una posizione strategica.

San Rocco deposito di munizioni

Durante il conflitto l' Oratorio di San Rocco venne utilizzato come deposito di munizioni . Questa funzione lo trasformò inevitabilmente in un possibile obiettivo militare. Secondo la ricostruzione locale, l'edificio fu preso di mira dalle artiglierie avversarie ma riportò danni relativamente limitati. È un episodio sorprendente nella lunga storia della piccola chiesa.

Dal voto contro la peste alla guerra moderna

La storia di San Rocco presenta così un contrasto impressionante. Nel Seicento l'oratorio sarebbe stato costruito per ringraziare il santo dopo il pericolo della peste. Tre secoli dopo venne utilizzato per custodire munizioni durante una guerra mondiale. Pochi edifici del paese mostrano in maniera altrettanto evidente il passaggio tra epoche completamente differenti.

Il restauro del 1970

Nel 1970 l'oratorio venne restaurato dai reduci della Divisione Monterosa , legati alle vicende militari che avevano interessato la zona. All'interno vennero collocate lapidi commemorative. L'edificio acquistò così anche una funzione memoriale legata alla Seconda guerra mondiale. La dimensione religiosa si sovrappose alla memoria del conflitto.

Il dopoguerra

Dopo il 1945 la vita di Palleroso cambiò rapidamente. Le nuove generazioni cominciarono ad abbandonare l'agricoltura. Castelnuovo offriva nuove possibilità di lavoro. Altri abitanti emigrarono verso città e zone industriali. Il paese che per secoli aveva vissuto soprattutto dei propri terreni entrò progressivamente nella società contemporanea.

La strada moderna

Il cambiamento decisivo arrivò con il miglioramento dei collegamenti. Fino alla fine degli anni Cinquanta la vecchia mulattiera rimase fondamentale. Con la costruzione della strada carrozzabile la situazione cambiò completamente. Automobili e mezzi agricoli ridussero drasticamente i tempi necessari per raggiungere Castelnuovo. Il paese cessò di essere relativamente isolato.

La fontana del 1952

Nei pressi dell'antica porta si trova una fontana pubblica costruita nel 1952 . È un elemento apparentemente minore, ma appartiene pienamente alla storia sociale del dopoguerra. Le fontane erano punti fondamentali della vita comunitaria. Prima della diffusione dell'acqua corrente nelle abitazioni, l'approvvigionamento idrico richiedeva continui spostamenti. La fontana era anche un luogo d'incontro.

Il ritorno del bosco

Con l'abbandono progressivo dell'agricoltura molti terreni furono riconquistati dal bosco. I castagneti meno produttivi smisero di essere curati. I prati non vennero più falciati. Alcuni campi furono abbandonati. Il paesaggio divenne più verde, ma perse parte della varietà agricola che lo aveva caratterizzato per secoli.

Palleroso oggi

Oggi Palleroso conserva ancora chiaramente la forma del proprio passato. La parte antica rimane raccolta sulla sommità del colle. Si riconoscono resti delle mura. L'antica porta introduce nel borgo. La torre circolare ricorda il castello. San Martino domina il centro abitato. San Rocco sorveglia simbolicamente l'esterno del paese.

La vecchia mulattiera oggi

La storica mulattiera per Castelnuovo non è scomparsa. È diventata un percorso utilizzato per passeggiate, trekking e mountain bike. Attraversa ancora i castagneti. Percorrerla significa ripetere almeno in parte il cammino compiuto quotidianamente per generazioni dagli abitanti di Palleroso. La differenza è che oggi si cammina per piacere. Un tempo era una necessità.

La Penna

Nella parte bassa dell'abitato si trova anche una particolare formazione naturale conosciuta come la Penna . È una prominenza rocciosa che raggiunge circa settanta metri di altezza. Si trova a poca distanza dal centro. La sua presenza contribuisce a rendere ancora più caratteristico il paesaggio intorno al borgo. Natura e storia fortificata convivono così nello stesso piccolo territorio.

Un paese di frontiera

Tra tutti gli elementi della sua storia, quello della frontiera è forse il più importante per comprendere Palleroso. Prima Lucca. Poi i Malaspina e Firenze. Nuovamente Lucca. Infine gli Este. E, per secoli, territori lucchesi a brevissima distanza. Il paese non fu semplicemente spettatore delle grandi contese della Garfagnana. Ne subì direttamente le conseguenze.

Il 1603 nella memoria del borgo

L'assalto del 1603 rappresenta l'esempio più evidente. Un intero paese venne conquistato, saccheggiato e incendiato perché occupava una posizione militarmente importante. La successiva ricostruzione delle mura e della porta dimostra però anche la capacità della comunità di riprendersi. Palleroso non venne abbandonato. Fu ricostruito e nuovamente fortificato.

La torre come simbolo

Oggi la torre circolare non ha più alcuna funzione militare. È un rudere. Ma proprio per questo possiede un grande valore. Ricorda che il tranquillo paese immerso nei boschi fu un tempo una postazione fortificata contesa tra Stati. È una testimonianza materiale di una Garfagnana molto diversa da quella contemporanea.

San Martino come filo della storia

Anche la chiesa rappresenta una straordinaria continuità. È documentata nel 1168 . Attraversò le guerre medievali. Fu saccheggiata nel 1603. Venne ampliata nel Seicento e nel Settecento. Fu restaurata nell'Ottocento. Venne gravemente danneggiata dal terremoto del 1920. Ancora oggi continua a identificare il centro del paese.

Un borgo da riscoprire

Visitare Palleroso significa scoprire uno dei piccoli borghi fortificati più interessanti del territorio di Castelnuovo di Garfagnana. La sua storia è nelle mura. È nella torre circolare. È nell'antica porta. È nella ripida Via dell'Affanno. È nella Chiesa di San Martino, documentata dal XII secolo. È nell'Oratorio di San Rocco, nato dalla memoria della peste e coinvolto secoli dopo nelle vicende della Seconda guerra mondiale. È nella vecchia mulattiera che attraversa i castagneti verso Castelnuovo. Ed è nelle ferite del terremoto del 1920. Palleroso racconta così quasi nove secoli di storia documentata: castello medievale, terra di confine, comunità estense, paese di castanicoltori e borgo della memoria . Dall'alto del colle continua ancora oggi a osservare il Serchio e la Garfagnana, proprio come quando le sue mura e le sue torri avevano il compito di sorvegliare una delle valli più contese della Toscana settentrionale.
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