Palleroso: storia,
castello e tradizioni di un antico borgo della Garfagnana
Palleroso
è una frazione del Comune di
Castelnuovo di Garfagnana
, in provincia di Lucca.
Il paese sorge sulla sommità del
Monte Perpoli
, a poco più di
500 metri di altitudine, in posizione dominante sulla valle del Serchio.
Questa collocazione non è casuale.
Per secoli Palleroso fu un luogo strategico, capace di
controllare importanti vie di comunicazione della Garfagnana.
Il paese assunse così la forma di un vero
borgo fortificato
, protetto da
mura e torri.
Ancora oggi la struttura dell'abitato, i resti della
cinta muraria, l'antica porta e soprattutto una particolare torre a
pianta circolare permettono di leggere chiaramente questo passato.
Nel cuore del paese sorge la
Chiesa di San Martino
, mentre
poco fuori dall'abitato si incontra l'
Oratorio
di San Rocco
, costruito nel Seicento e legato alla memoria
della peste.
Palleroso è quindi uno dei piccoli borghi del
territorio di Castelnuovo nei quali storia medievale, Garfagnana estense
e civiltà contadina si intrecciano in maniera particolarmente evidente.
Un paese sopra il Serchio
Palleroso occupa una posizione panoramica.
Il paese sorge sulla destra del
Serchio
, che scorre molto più
in basso, ai piedi del rilievo.
Da quassù era possibile controllare una vasta porzione
della valle.
Oggi questa posizione offre soprattutto un panorama
suggestivo.
Nel Medioevo aveva invece un'importanza militare.
Chi controllava Palleroso poteva osservare movimenti
di uomini e merci lungo alcune delle principali vie della zona.
Il Monte Perpoli
Le fonti ottocentesche descrivono Palleroso come un
paese costruito sulla cima del
Monte
Perpoli
, a nord dell'omonimo borgo.
La quota misurata presso il campanile veniva indicata
intorno ai
525 metri
; fonti
moderne riportano valori poco superiori.
Il dato più importante non è però la differenza di
pochi metri tra le varie rilevazioni.
È la posizione.
Palleroso domina letteralmente il territorio
circostante.
Palliarosa
Anticamente il paese era ricordato anche con il nome
di
Palliarosa
.
Nel corso dei secoli la denominazione si trasformò
progressivamente nell'attuale Palleroso.
L'origine linguistica precisa del toponimo non è
completamente sicura e conviene evitare interpretazioni troppo
categoriche.
Ciò che possiamo affermare è che le varianti antiche
del nome compaiono nella documentazione medievale e moderna.
Le prime testimonianze
Una ricostruzione basata sulla documentazione
dell'Archivio Arcivescovile di Lucca segnala una pergamena del
13 maggio 1125
relativa a
Palleroso.
Si tratta di una testimonianza molto antica.
Nel XII secolo il paese era dunque già inserito nella
rete degli insediamenti della Garfagnana.
Pochi decenni dopo compare anche la sua chiesa.
San Martino nel 1168
La
Chiesa di San
Martino
è ricordata nella celebre bolla di
papa Alessandro III del 1168
.
Il documento riguardava la Pieve di Fosciana e le
chiese dipendenti.
Tra queste figurava anche San Martino di Palleroso.
È una delle testimonianze più importanti per
ricostruire la storia medievale del paese.
Alla metà del XII secolo esisteva quindi già una
comunità organizzata intorno alla propria chiesa.
L'estimo del 1260
San Martino compare nuovamente nel
catalogo delle chiese della Diocesi di
Lucca del 1260
.
La continuità tra il 1168 e il 1260 dimostra che
Palleroso era ormai un insediamento stabile.
La chiesa dipendeva dalla
Pieve di Fosciana
, uno dei
principali centri religiosi medievali dell'Alta Valle del Serchio.
Il legame con la pieve sarebbe rimasto importante per
lungo tempo.
Un borgo fortificato
Palleroso non era però soltanto un villaggio agricolo.
La sua posizione favorì la nascita di un
castello
.
L'abitato venne protetto da mura.
Esistevano porte d'accesso.
Una torre occupava la parte più alta.
Il paese poteva quindi essere difeso in caso di
attacco.
La struttura urbana conserva ancora oggi qualcosa di
questa organizzazione.
Le mura
Della cinta muraria medievale rimangono soltanto
alcuni tratti.
Gran parte delle strutture difensive è stata
distrutta, trasformata o inglobata nelle abitazioni.
Nonostante questo, il perimetro del vecchio borgo
rimane leggibile.
Le case raccolte, gli accessi e i resti delle
fortificazioni permettono di immaginare Palleroso quando costituiva una
piccola
terra murata
.
La torre circolare
Uno degli elementi più singolari è una
massiccia torre a pianta circolare
posta nella parte alta del paese.
Oggi ne rimangono ruderi importanti.
La struttura è stata costruita con grandi blocchi di
pietra e aveva chiaramente una funzione difensiva.
La sua cronologia precisa non è del tutto definita.
Proprio per questo rappresenta uno degli elementi
archeologicamente più interessanti del borgo.
Una torre particolare
La torre è stata definita particolarmente rara nel
panorama fortificato della Garfagnana.
Non sappiamo con certezza quale fosse la sua funzione
originaria.
Poteva servire come torre di avvistamento.
Poteva essere un elemento della cinta.
Oppure poteva costituire una struttura di estrema
difesa del castello.
Senza indagini archeologiche specifiche è meglio
lasciare aperte queste possibilità.
Una posizione strategica
L'importanza militare di Palleroso derivava dalla
geografia.
Dal colle era possibile osservare il
Serchio
e controllare percorsi
che mettevano in comunicazione Castelnuovo con la parte meridionale
della valle.
Questa posizione rese il paese prezioso.
Ma lo rese anche vulnerabile.
Quando Lucca e gli Este si affrontavano per il
controllo della Garfagnana, Palleroso si trovava in una posizione
particolarmente esposta.
I Malaspina
Nel Trecento il paese compare nelle complesse vicende
territoriali legate ai
Malaspina
.
Nel
1346
il
marchese
Spinetta Malaspina
cedette alla Repubblica di Firenze Palleroso insieme ad altri territori
della Garfagnana, per la somma complessiva di
12.000 fiorini d'oro
.
L'operazione faceva parte di un accordo politico molto
più ampio.
Il borgo si trovava così coinvolto nei giochi di
potere tra signorie e città dell'Italia centrale.
Firenze
La presenza fiorentina non rappresentò però l'ultima
fase della storia medievale del paese.
Sul finire del Trecento Palleroso tornò nell'orbita di
Lucca
.
La situazione politica della Garfagnana continuava
infatti a essere estremamente instabile.
Comunità vicine potevano appartenere a Stati
differenti.
Il controllo di un castello poteva cambiare in seguito
a guerre, accordi o compravendite.
Il Quattrocento
Nel corso del Quattrocento molti paesi garfagnini
decisero di affidarsi agli
Este
.
La guerra tra Firenze e Lucca aveva aggravato una
situazione già difficile.
Le comunità cercavano un potere capace di garantire
maggiore protezione.
Anche Palleroso seguì questo processo.
Il 1451
Nel
1451
Palleroso entrò stabilmente nell'orbita estense.
Da quel momento il paese venne legato alla
Vicaria di Castelnuovo
.
Cominciò così una nuova fase della sua storia.
Castelnuovo diventava il principale centro politico
della Garfagnana degli Este.
Palleroso era uno dei borghi fortificati che
proteggevano il territorio circostante.
Una frontiera vicinissima
La particolarità di Palleroso era però la vicinanza
immediata con territori rimasti sotto
Lucca
.
Il vicino
Perpoli
,
per esempio, apparteneva al dominio lucchese.
Bastavano pochi chilometri per attraversare un confine
politico.
Per secoli gli abitanti della zona vissero quindi in
una vera terra di frontiera.
Confini tra boschi e campi
Oggi è difficile immaginare quanto fossero importanti
questi confini.
Attraversavano montagne e campagne.
Separavano comunità che parlavano lo stesso dialetto e
condividevano tradizioni simili.
Ma significavano autorità differenti, tasse differenti
e leggi differenti.
Un pascolo o una strada potevano trovarsi da una parte
o dall'altra del confine.
Le controversie erano inevitabili.
Ludovico Ariosto
Tra il
1522 e il 1525
la Garfagnana estense venne governata da
Ludovico Ariosto
.
Il poeta risiedeva nella Rocca di Castelnuovo.
Dalle sue lettere emerge un territorio difficile da
controllare, attraversato da rivalità, banditismo e problemi di confine.
Palleroso apparteneva pienamente a questo scenario.
Era uno dei castelli posti nelle zone più delicate
della provincia.
La guerra del Seicento
Il momento più drammatico della storia del borgo
arrivò all'inizio del
XVII secolo
.
Le tensioni tra Lucca e gli Este sfociarono nuovamente
nella guerra.
Palleroso, fortificato e posto sul confine, divenne
inevitabilmente un obiettivo militare.
Nel
1603
le
truppe lucchesi attaccarono il paese.
L'assalto del 1603
Le fonti storiche descrivono un episodio devastante.
Palleroso venne
assalito e conquistato dalle truppe lucchesi
.
Il paese fu saccheggiato.
La chiesa venne depredata.
Gli altari furono spogliati.
Perfino le campane vennero portate via.
Infine il borgo e i suoi dintorni furono incendiati.
Un paese devastato
Per una comunità di poche centinaia di abitanti fu una
catastrofe.
Le abitazioni erano costruite con pietra, legno e
materiali facilmente danneggiabili dal fuoco.
Perdere una casa significava perdere anche scorte
alimentari, attrezzi e spesso animali.
Il saccheggio della chiesa aveva inoltre un enorme
valore simbolico.
Il principale edificio religioso della comunità era
stato violato e privato dei suoi arredi.
La ricostruzione
Palleroso venne però ricostruito.
Anche le fortificazioni furono ripristinate.
Le fonti ricordano l'intervento del governatore
estense
Marcantonio Ricci
, che
rafforzò le difese del paese.
Vennero restaurate le mura e migliorato uno degli
ingressi.
Questa fase lasciò un segno ancora oggi visibile nel
borgo.
La porta del 1610
La tradizione storico-locale data al
1610
la costruzione o
riorganizzazione della grande porta d'ingresso.
Sopra l'accesso venne realizzata una struttura
difensiva capace di ospitare uomini di guardia.
La porta rappresentava quindi contemporaneamente un
passaggio e un elemento militare.
Chi entrava nel paese doveva attraversare un punto
controllabile.
Via dell'Affanno
Superata l'area dell'antica porta, uno dei percorsi
più caratteristici sale verso il cuore del paese.
È conosciuto come
Via
dell'Affanno
.
Il nome deriva con ogni probabilità dalla ripida
sequenza di gradini che rende faticosa la salita.
Percorrendola si raggiunge la piazza di San Martino.
È uno degli angoli nei quali la struttura verticale e
compatta del vecchio borgo appare più evidente.
La Chiesa di San Martino
La
Chiesa di San
Martino Vescovo
domina la piazza principale.
La sua origine è medievale.
La documentazione ne dimostra l'esistenza almeno dal
XII secolo.
L'edificio attuale è però il risultato di numerosi
ampliamenti e restauri.
La piccola chiesa medievale non aveva infatti le
stesse dimensioni che osserviamo oggi.
La chiesa originaria
In origine San Martino presentava probabilmente una
struttura molto semplice.
L'impianto era
rettangolare e a navata unica
.
Era sufficiente per una piccola comunità medievale.
Con l'aumento della popolazione e lo sviluppo delle
devozioni, lo spazio disponibile divenne però insufficiente.
Cominciarono così ampliamenti progressivi.
Le cappelle del Seicento
Durante il
XVII
secolo
vennero aggiunte due cappelle laterali.
Era un intervento tipico delle chiese dell'età
moderna.
Le cappelle permettevano di creare nuovi altari.
Potevano essere finanziate da confraternite o
famiglie.
Offrivano spazio per immagini e culti particolarmente
sentiti dalla popolazione.
L'ampliamento del 1730
Nel
1730
avvenne una trasformazione ancora più importante.
Le cappelle vennero integrate in vere e proprie
navate laterali
.
San Martino assunse così un impianto più ampio.
L'edificio medievale si trasformò progressivamente
nella chiesa che conosciamo oggi.
È un processo che ritroviamo in numerosi paesi della
Garfagnana.
San Martino Vescovo
Il patrono del paese è
San Martino di Tours
.
La sua festa ricorre l'
11
novembre
.
È uno dei santi più popolari dell'Europa medievale.
La tradizione ricorda soprattutto l'episodio nel quale
Martino, ancora soldato, divise il proprio mantello con un povero.
Il culto di San Martino ebbe una diffusione enorme
anche nelle campagne italiane.
San Martino e il calendario contadino
L'11 novembre aveva inoltre una particolare importanza
nella società agricola.
Era il periodo nel quale terminavano molti contratti
rurali.
Il vino nuovo cominciava a essere assaggiato.
Numerosi lavori agricoli autunnali erano ormai
conclusi.
Da qui deriva anche il celebre proverbio:
“A San Martino ogni mosto diventa vino.”
Per una comunità contadina come Palleroso, la festa
patronale cadeva quindi in un momento molto significativo dell'anno.
L'immagine del santo
La facciata della chiesa conserva un'immagine di
San Martino
.
Una fonte locale ricorda in particolare un
bassorilievo in terracotta di epoca cinquecentesca.
La presenza del santo sulla facciata rende
immediatamente riconoscibile la dedicazione dell'edificio.
Il patrono accoglie simbolicamente chi raggiunge la
piazza dopo la salita attraverso il borgo.
La tela attribuita a Lorenzetti
All'interno viene inoltre ricordata una tela
raffigurante la
Madonna con Gesù e
santi
, tradizionalmente riferita a un artista indicato come
Lorenzetti.
L'attribuzione merita una verifica storico-artistica
specifica prima di collegarla a un preciso autore.
Resta comunque significativa la presenza di opere
d'arte in una chiesa appartenente a una comunità relativamente piccola.
Il restauro del 1893
Alla fine dell'Ottocento San Martino subì
un'importante trasformazione decorativa.
Nel
1893
l'interno venne restaurato.
La precedente semplicità lasciò spazio a una
decorazione di gusto
classicheggiante
.
L'intervento modificò profondamente la percezione
dello spazio.
Ancora una volta la chiesa dimostrava di essere un
edificio vivo, continuamente adattato alle esigenze e al gusto della
comunità.
San Rocco
Poco fuori dal borgo si trova un altro edificio
religioso molto importante: l'
Oratorio
di San Rocco
.
La tradizione ne colloca la costruzione nel
1630
.
L'anno non è casuale.
In quel periodo una terribile epidemia di peste colpì
numerose zone dell'Italia settentrionale e centrale.
La peste del 1630
Secondo la tradizione locale, Palleroso sarebbe stato
preservato dalla peste.
Gli abitanti avrebbero quindi costruito l'oratorio
come
ringraziamento a San Rocco
.
Rocco era infatti uno dei santi maggiormente invocati
contro le epidemie.
Il suo culto si diffuse enormemente tra Medioevo ed
età moderna.
Numerose cappelle costruite fuori dai paesi nacquero
proprio in seguito a pestilenze.
Perché fuori dal paese
La posizione periferica dell'oratorio è significativa.
Gli edifici dedicati a San Rocco venivano spesso
costruiti lungo le strade o all'esterno delle mura.
Il santo era associato ai pellegrini, ai viaggiatori e
soprattutto alla protezione dalle malattie contagiose.
Il piccolo edificio diventava così una sorta di
presidio religioso all'ingresso della comunità.
L'intervento del 1885
Nel
1885
l'oratorio venne completamente ristrutturato e probabilmente ampliato.
L'intervento fu realizzato per iniziativa di
Giovanni Bonini
.
Una lapide in marmo bianco murata sulla parete
laterale ricorda i lavori.
Anche San Rocco, come San Martino, conserva quindi
diverse fasi costruttive sovrapposte.
La visita di Alfonso IV
Un episodio curioso avvenne il
29 agosto 1659
.
Il duca
Alfonso IV
d'Este
, durante una visita in Garfagnana, raggiunse Palleroso.
Fu accolto dal parroco Vitali.
Secondo una cronaca ottocentesca, l'accoglienza fu
così apprezzata che nel 1661 il sacerdote venne chiamato a ricoprire la
carica di Vicario Generale a Reggio.
È un piccolo episodio che mostra il rapporto diretto
tra la comunità e la corte estense.
Una comunità autonoma
Palleroso possedeva inoltre una propria organizzazione
comunitaria.
Gli archivi conservano documenti prodotti dal
Comune o Comunità di Palleroso
.
Sono sopravvissute, tra l'altro, deliberazioni,
registri fiscali e atti amministrativi settecenteschi.
Il paese non era quindi soltanto una frazione
dipendente passivamente da Castelnuovo.
Per diversi aspetti della vita locale disponeva di
proprie istituzioni comunitarie.
Gli estimi
Le fonti storiche ricordano anche due antichi
estimi
, uno del
1554
e uno del
1587
.
Gli estimi erano registri fondamentali per
l'amministrazione fiscale.
Descrivevano proprietà, terreni e ricchezze della
comunità.
Attraverso documenti di questo tipo sarebbe possibile
ricostruire con grande precisione il paesaggio agricolo storico di
Palleroso.
Le castagne
Le descrizioni ottocentesche sottolineano soprattutto
l'importanza delle
castagne
.
Il territorio ne produceva in abbondanza.
Non sorprende.
Il castagno era uno degli elementi fondamentali
dell'economia della Garfagnana.
I castagneti venivano curati quasi come campi.
Gli alberi erano innestati e potati.
Il terreno veniva ripulito prima della raccolta.
Il pane della montagna
Le castagne costituivano una risorsa alimentare
essenziale.
Una parte veniva consumata fresca.
Molte venivano però essiccate e trasformate in farina.
La
farina di castagne
poteva essere conservata a lungo.
Permetteva di preparare polente, necci e altri
alimenti.
In annate difficili poteva sostituire almeno in parte
i cereali.
I metati
L'essiccazione avveniva nei tradizionali
metati
.
Le castagne venivano disposte sopra un graticcio.
Sotto veniva mantenuto acceso un fuoco lento.
Il procedimento richiedeva settimane.
Era necessario sorvegliare continuamente il fuoco e
girare periodicamente le castagne.
Alla fine i frutti essiccati venivano puliti e portati
al mulino.
Il vino
Una descrizione storica ricorda anche la produzione di
vino
.
Le vigne occupavano i terreni meglio esposti.
Non si trattava generalmente di grandi produzioni
commerciali.
Il vino era destinato soprattutto al consumo familiare
e locale.
La presenza della vite dimostra però che il paesaggio
agricolo di Palleroso era molto più diversificato rispetto all'immagine
moderna dominata dal bosco.
I cereali
Si coltivavano anche
cereali
.
I terreni disponibili erano preziosi.
Grano, mais e altre colture contribuivano alla dieta
familiare.
La produzione doveva però adattarsi alle
caratteristiche della montagna.
Per questo l'agricoltura veniva integrata con
castagneti, allevamento e altre attività.
I gelsi e i bozzoli
Le fonti ottocentesche ricordano persino la produzione
di
bozzoli
.
Questo significa che anche a Palleroso veniva
praticata, almeno in una certa misura, la bachicoltura.
I bachi da seta venivano nutriti con foglie di gelso.
Era un'attività capace di offrire alle famiglie una
piccola entrata monetaria aggiuntiva.
Anche questa pratica è quasi completamente scomparsa
dal paesaggio contemporaneo.
Le case dentro il castello
Una descrizione storica particolarmente interessante
parla di
43 case unite
e altre
70 sparse nella campagna
,
compresi i fabbricati rurali.
Gli abitanti erano 288.
Di questi,
163
vivevano dentro il castello
.
Il dato permette di visualizzare Palleroso
nell'Ottocento.
Il borgo murato era ancora il centro principale, ma
una parte consistente della popolazione viveva nei poderi circostanti.
Nel 1600
La stessa fonte attribuisce al paese circa
240 anime intorno al 1600
.
È un numero significativo.
Palleroso non era quindi un minuscolo nucleo di poche
famiglie.
Era una comunità rurale relativamente consistente,
capace di mantenere una chiesa, fortificazioni e proprie strutture
amministrative.
La vecchia mulattiera
Uno degli elementi più belli della storia quotidiana
di Palleroso è la
vecchia mulattiera
per Castelnuovo
.
Il percorso attraversa i castagneti e collega il paese
con il capoluogo.
Per secoli fu una strada fondamentale.
Non era un itinerario escursionistico.
Era la via utilizzata per andare al mercato, agli
uffici e alle botteghe.
L'unica strada fino agli anni
Cinquanta
La vecchia mulattiera mantenne una funzione
straordinariamente a lungo.
Le fonti dell'Unione dei Comuni ricordano che,
fino alla fine degli anni Cinquanta del
Novecento
, rappresentò l'unico collegamento tra Palleroso e
Castelnuovo.
Questo dato permette di comprendere quanto rapidamente
sia cambiata la vita della montagna.
Un percorso oggi utilizzato per trekking e mountain
bike era fino a poche generazioni fa una strada quotidiana.
A piedi verso Castelnuovo
Gli abitanti scendevano e risalivano la mulattiera a
piedi.
Le merci venivano trasportate con animali da soma.
Una visita al mercato richiedeva fatica e tempo.
Il nome stesso di alcune strade interne, come
Via dell'Affanno
, conserva
quasi fisicamente il ricordo di questa vita fatta di salite e discese.
Il mercato
Castelnuovo rappresentava il principale centro
commerciale della Garfagnana.
Qui si vendevano castagne, farine, animali, formaggi e
prodotti agricoli.
Si acquistavano sale, tessuti, utensili e beni non
disponibili in paese.
Palleroso era quindi relativamente vicino al capoluogo
in termini geografici, ma prima dell'automobile la distanza veniva
misurata soprattutto nella fatica necessaria per percorrerla.
L'Ottocento
Un dizionario degli Stati Estensi pubblicato nel
1854
descrive Palleroso come
una villa montana della Provincia di Garfagnana, appartenente al Comune
di Castelnuovo e alla Diocesi di Massa.
La chiesa parrocchiale era San Martino.
La popolazione indicata era di
272 abitanti
.
La fonte ricordava inoltre esplicitamente l'antica
rocca e la sua distruzione durante l'attacco lucchese.
La fine del dominio estense
Con il Risorgimento terminò definitivamente il dominio
degli Este.
Castelnuovo e Palleroso entrarono nel nuovo Stato
italiano.
Cambiarono le istituzioni.
Il vecchio confine con i territori lucchesi perse
significato politico.
Per la popolazione rurale, tuttavia, il cambiamento
economico fu molto più lento.
Castagneti, campi e allevamento continuarono a
dominare la vita quotidiana.
Il terremoto del 1920
La mattina del
7
settembre 1920
Palleroso fu colpito dal grande terremoto della
Garfagnana e Lunigiana.
L'intensità raggiunse l'
VIII
grado della scala MCS
.
I danni furono pesanti.
Le fonti macrosismiche permettono di conoscere con
notevole precisione ciò che accadde.
Sei abitazioni crollate
A Palleroso
crollarono sei abitazioni
.
Altre
ventidue furono
gravemente danneggiate
.
In un paese di queste dimensioni l'impatto fu enorme.
Molte famiglie si ritrovarono improvvisamente con
abitazioni insicure o inutilizzabili.
Fortunatamente non risultano vittime.
San Martino danneggiata
Anche la Chiesa di
San Martino
subì gravi danni.
L'edificio dovette essere messo in sicurezza e
successivamente restaurato.
Le murature tradizionali della Garfagnana erano
particolarmente vulnerabili alle forti scosse.
Il terremoto lasciò così segni profondi anche negli
edifici religiosi.
San Rocco e la canonica
Il sisma colpì anche l'
Oratorio
di San Rocco
.
La canonica risultò invece
inabitabile
.
Per la comunità significava perdere contemporaneamente
abitazioni private e alcuni dei principali edifici collettivi.
Il terremoto del 1920 rimase per decenni uno dei
ricordi più traumatici della popolazione.
Ricostruire
La ricostruzione richiese anni.
Gli edifici vennero consolidati.
Furono inserite catene metalliche.
Tetti e murature vennero riparati.
In alcuni casi le strutture più danneggiate furono
ricostruite.
Anche per questo il paese attuale presenta un insieme
di murature antiche e interventi novecenteschi.
La Seconda guerra mondiale
Poco più di vent'anni dopo Palleroso dovette
affrontare un'altra emergenza.
Tra il
1944 e il 1945
la Garfagnana si trovò direttamente sul fronte della Seconda guerra
mondiale.
La Linea Gotica attraversava le montagne.
Castelnuovo e i paesi circostanti erano coinvolti
nelle operazioni militari.
Palleroso, ancora una volta, occupava una posizione
strategica.
San Rocco deposito di munizioni
Durante il conflitto l'
Oratorio
di San Rocco
venne utilizzato come
deposito di munizioni
.
Questa funzione lo trasformò inevitabilmente in un
possibile obiettivo militare.
Secondo la ricostruzione locale, l'edificio fu preso
di mira dalle artiglierie avversarie ma riportò danni relativamente
limitati.
È un episodio sorprendente nella lunga storia della
piccola chiesa.
Dal voto contro la peste alla guerra
moderna
La storia di San Rocco presenta così un contrasto
impressionante.
Nel Seicento l'oratorio sarebbe stato costruito per
ringraziare il santo dopo il pericolo della peste.
Tre secoli dopo venne utilizzato per custodire
munizioni durante una guerra mondiale.
Pochi edifici del paese mostrano in maniera
altrettanto evidente il passaggio tra epoche completamente differenti.
Il restauro del 1970
Nel
1970
l'oratorio venne restaurato dai reduci della
Divisione Monterosa
, legati
alle vicende militari che avevano interessato la zona.
All'interno vennero collocate lapidi commemorative.
L'edificio acquistò così anche una funzione memoriale
legata alla Seconda guerra mondiale.
La dimensione religiosa si sovrappose alla memoria del
conflitto.
Il dopoguerra
Dopo il 1945 la vita di Palleroso cambiò rapidamente.
Le nuove generazioni cominciarono ad abbandonare
l'agricoltura.
Castelnuovo offriva nuove possibilità di lavoro.
Altri abitanti emigrarono verso città e zone
industriali.
Il paese che per secoli aveva vissuto soprattutto dei
propri terreni entrò progressivamente nella società contemporanea.
La strada moderna
Il cambiamento decisivo arrivò con il miglioramento
dei collegamenti.
Fino alla fine degli anni Cinquanta la vecchia
mulattiera rimase fondamentale.
Con la costruzione della strada carrozzabile la
situazione cambiò completamente.
Automobili e mezzi agricoli ridussero drasticamente i
tempi necessari per raggiungere Castelnuovo.
Il paese cessò di essere relativamente isolato.
La fontana del 1952
Nei pressi dell'antica porta si trova una
fontana pubblica costruita nel 1952
.
È un elemento apparentemente minore, ma appartiene
pienamente alla storia sociale del dopoguerra.
Le fontane erano punti fondamentali della vita
comunitaria.
Prima della diffusione dell'acqua corrente nelle
abitazioni, l'approvvigionamento idrico richiedeva continui spostamenti.
La fontana era anche un luogo d'incontro.
Il ritorno del bosco
Con l'abbandono progressivo dell'agricoltura molti
terreni furono riconquistati dal bosco.
I castagneti meno produttivi smisero di essere curati.
I prati non vennero più falciati.
Alcuni campi furono abbandonati.
Il paesaggio divenne più verde, ma perse parte della
varietà agricola che lo aveva caratterizzato per secoli.
Palleroso oggi
Oggi Palleroso conserva ancora chiaramente la forma
del proprio passato.
La parte antica rimane raccolta sulla sommità del
colle.
Si riconoscono resti delle mura.
L'antica porta introduce nel borgo.
La torre circolare ricorda il castello.
San Martino domina il centro abitato.
San Rocco sorveglia simbolicamente l'esterno del
paese.
La vecchia mulattiera oggi
La storica mulattiera per Castelnuovo non è scomparsa.
È diventata un percorso utilizzato per passeggiate,
trekking e mountain bike.
Attraversa ancora i castagneti.
Percorrerla significa ripetere almeno in parte il
cammino compiuto quotidianamente per generazioni dagli abitanti di
Palleroso.
La differenza è che oggi si cammina per piacere.
Un tempo era una necessità.
La Penna
Nella parte bassa dell'abitato si trova anche una
particolare formazione naturale conosciuta come
la Penna
.
È una prominenza rocciosa che raggiunge circa settanta
metri di altezza.
Si trova a poca distanza dal centro.
La sua presenza contribuisce a rendere ancora più
caratteristico il paesaggio intorno al borgo.
Natura e storia fortificata convivono così nello
stesso piccolo territorio.
Un paese di frontiera
Tra tutti gli elementi della sua storia, quello della
frontiera
è forse il più
importante per comprendere Palleroso.
Prima Lucca.
Poi i Malaspina e Firenze.
Nuovamente Lucca.
Infine gli Este.
E, per secoli, territori lucchesi a brevissima
distanza.
Il paese non fu semplicemente spettatore delle grandi
contese della Garfagnana.
Ne subì direttamente le conseguenze.
Il 1603 nella memoria del borgo
L'assalto del 1603 rappresenta l'esempio più evidente.
Un intero paese venne conquistato, saccheggiato e
incendiato perché occupava una posizione militarmente importante.
La successiva ricostruzione delle mura e della porta
dimostra però anche la capacità della comunità di riprendersi.
Palleroso non venne abbandonato.
Fu ricostruito e nuovamente fortificato.
La torre come simbolo
Oggi la torre circolare non ha più alcuna funzione
militare.
È un rudere.
Ma proprio per questo possiede un grande valore.
Ricorda che il tranquillo paese immerso nei boschi fu
un tempo una postazione fortificata contesa tra Stati.
È una testimonianza materiale di una Garfagnana molto
diversa da quella contemporanea.
San Martino come filo della storia
Anche la chiesa rappresenta una straordinaria
continuità.
È documentata nel
1168
.
Attraversò le guerre medievali.
Fu saccheggiata nel 1603.
Venne ampliata nel Seicento e nel Settecento.
Fu restaurata nell'Ottocento.
Venne gravemente danneggiata dal terremoto del 1920.
Ancora oggi continua a identificare il centro del
paese.
Un borgo da riscoprire
Visitare
Palleroso
significa scoprire uno dei piccoli borghi fortificati più interessanti
del territorio di Castelnuovo di Garfagnana.
La sua storia è nelle mura.
È nella torre circolare.
È nell'antica porta.
È nella ripida Via dell'Affanno.
È nella Chiesa di San Martino, documentata dal XII
secolo.
È nell'Oratorio di San Rocco, nato dalla memoria della
peste e coinvolto secoli dopo nelle vicende della Seconda guerra
mondiale.
È nella vecchia mulattiera che attraversa i castagneti
verso Castelnuovo.
Ed è nelle ferite del terremoto del 1920.
Palleroso racconta così quasi nove secoli di
storia documentata:
castello medievale,
terra di confine, comunità estense, paese di castanicoltori e borgo
della memoria
.
Dall'alto del colle continua ancora oggi a osservare
il Serchio e la Garfagnana, proprio come quando le sue mura e le sue
torri avevano il compito di sorvegliare una delle valli più contese
della Toscana settentrionale. |