Paretola: un piccolo
borgo rurale sulle colline della Lunigiana
Paretola è una piccola frazione del Comune di
Licciana Nardi, immersa nel
paesaggio collinare della valle del Taverone.
Il borgo sorge su un contrafforte meridionale del
Monte Boecchio, sullo
spartiacque destro del Taverone, non lontano da Cisigliana. È un
territorio appartato, caratterizzato da boschi, antichi terreni agricoli
e piccoli nuclei abitati che conservano l'impronta della tradizionale
civiltà rurale lunigianese.
A differenza dei centri maggiori della valle, Paretola
non si sviluppò attorno a una grande fortezza o a una residenza
marchionale. La sua identità è quella di un piccolo insediamento
agricolo, storicamente inserito nel territorio controllato dai
Malaspina di Bastia.
Le origini del borgo
Le informazioni documentarie sulle origini di Paretola
sono limitate e non permettono, allo stato attuale, di stabilire con
sicurezza una data di fondazione del paese.
La posizione geografica suggerisce comunque uno
stretto rapporto con l'antica organizzazione rurale delle colline della
valle del Taverone.
Piccoli nuclei come Paretola nacquero e si
svilupparono in relazione alla disponibilità di terreni coltivabili,
boschi, sorgenti e percorsi che permettevano di raggiungere gli altri
paesi della zona.
L'insediamento è infatti definito dalle fonti
ecclesiastiche come un vero e proprio
“nucleo agricolo”.
Il territorio del Taverone
Per comprendere la storia di Paretola è necessario
considerare il territorio più ampio nel quale il paese è inserito.
La valle del Taverone
costituì per secoli una delle principali direttrici naturali tra la
media Val di Magra e i valichi dell'Appennino.
Lungo questa valle si svilupparono borghi, castelli e
piccoli insediamenti rurali.
Le strade di fondovalle erano accompagnate da una rete
di percorsi secondari e mulattiere che salivano verso i paesi delle
colline e della montagna.
Paretola apparteneva a questo secondo sistema: quello
delle comunità agricole poste sulle alture e collegate tra loro
attraverso sentieri, strade poderali e percorsi di crinale.
Paretola e il feudo di Bastia
Durante l'età feudale Paretola faceva parte del
territorio dell'antico feudo di Bastia.
La storia del paese è quindi strettamente collegata a
quella dei Malaspina che governavano dalla vicina fortezza.
Bastia divenne nel Cinquecento uno dei numerosi
piccoli feudi autonomi nati dalle divisioni ereditarie della famiglia
Malaspina.
Il suo territorio comprendeva anche comunità rurali
situate sulle colline circostanti, tra le quali Paretola e Cisigliana.
Il castello rappresentava il centro politico e
amministrativo, mentre i piccoli villaggi contribuivano all'economia del
feudo attraverso agricoltura, allevamento e utilizzo delle risorse
forestali.
L'Oratorio della Santissima Trinità
Il principale edificio storico di Paretola è l'Oratorio
della Santissima Trinità, situato all'ingresso del paese.
La presenza dell'oratorio è attestata almeno dal
1672.
Si tratta di un piccolo edificio religioso che
riflette perfettamente le dimensioni e il carattere della comunità per
la quale venne costruito.
La struttura presenta infatti forme semplici e
austere, molto diverse dalla monumentalità delle grandi chiese dei
centri principali.
Per gli abitanti di Paretola l'oratorio rappresentava
il luogo di culto più immediatamente legato alla vita quotidiana del
borgo.
Un'architettura semplice e
lunigianese
L'Oratorio della Santissima Trinità è costruito in
muratura portante di pietra.
La facciata è semplice e presenta al centro il portale
d'ingresso, sormontato da una finestra quadrata che permette alla luce
di entrare nell'edificio.
La copertura è a capanna.
Sul retro si sviluppa invece una piccola
abside semicircolare, il cui
paramento in pietra rimane visibile.
L'insieme restituisce l'immagine di un'architettura
religiosa essenziale, profondamente inserita nel paesaggio rurale.
Il campanile a vela
Uno degli elementi più caratteristici dell'oratorio è
il piccolo campanile a vela
collocato sulla facciata.
La struttura, semplice e stretta, termina con una
cuspide piramidale e ospita una piccola campana.
Campanili di questo tipo sono frequenti negli oratori
e nelle cappelle rurali della Lunigiana.
La loro presenza permetteva anche alle comunità più
piccole, prive di una grande chiesa parrocchiale, di scandire attraverso
il suono della campana i momenti della giornata e le principali
celebrazioni religiose.
La data del 1822
Su una delle finestrelle laterali dell'oratorio
compare la data 1822.
Secondo la documentazione ecclesiastica, l'iscrizione
è probabilmente collegata a un intervento di restauro effettuato in
quell'anno.
L'edificio continuò quindi a essere mantenuto e
utilizzato dalla comunità anche dopo la fine dell'antico sistema
feudale.
È un piccolo dettaglio, ma significativo: testimonia
la continuità della devozione locale e l'importanza dell'oratorio per
gli abitanti del paese.
L'interno dell'oratorio
L'interno presenta una pianta quasi quadrata, coperta
da una volta a botte lunettata.
Sul fondo si apre l'abside semicircolare.
L'altare attuale è relativamente recente e venne
realizzato nel corso del Novecento, ispirandosi tuttavia a modelli
tradizionali.
Sopra l'altare si trova una cornice in stucco
contenente una tela raffigurante la
Santissima Trinità.
Questa cornice costituisce uno degli elementi
decorativi storicamente più interessanti dell'edificio ed è
riconducibile a modelli diffusi in Lunigiana tra il XVII e il XVIII
secolo.
I restauri del Novecento
Tra gli anni Quaranta
e Cinquanta del Novecento l'oratorio venne sottoposto a
importanti lavori di ristrutturazione.
In questa occasione furono rinnovati gli arredi e la
pavimentazione.
Il pavimento attuale utilizza anche
marmo apuano, con elementi
bianchi accompagnati dal bardiglio scuro.
Le trasformazioni hanno cancellato parte dell'apparato
decorativo più antico, ma l'edificio conserva ancora la propria
struttura tradizionale e il caratteristico rapporto con l'ingresso del
borgo.
La vita religiosa di una piccola
comunità
La presenza dell'oratorio racconta molto della vita
quotidiana delle piccole comunità della Lunigiana.
Nei paesi rurali la religione non era confinata alle
grandi festività.
Il calendario religioso accompagnava il ciclo delle
stagioni, i lavori agricoli, le nascite, i matrimoni e la memoria dei
defunti.
L'oratorio costituiva quindi un luogo di incontro
oltre che di preghiera.
La sua posizione all'ingresso del paese rafforzava
anche simbolicamente il legame tra lo spazio sacro e la comunità.
Paretola e la parrocchia di
Cisigliana
L'Oratorio della Santissima Trinità è oggi una chiesa
sussidiaria appartenente alla
Parrocchia di San Lorenzo Martire.
Il riferimento religioso principale del territorio è
quindi la vicina Cisigliana.
Questo rapporto testimonia l'antica organizzazione
ecclesiastica delle piccole comunità montane e collinari: non ogni paese
disponeva di una propria parrocchia autonoma, mentre cappelle e oratori
consentivano agli abitanti dei nuclei più distanti di mantenere un luogo
di culto vicino alle proprie abitazioni.
Pietra e architettura rurale
Il carattere di Paretola è soprattutto quello di un
piccolo borgo agricolo.
L'architettura tradizionale utilizzava principalmente
i materiali disponibili sul territorio: pietra per le murature, legno
per solai e coperture e arenaria per gli elementi maggiormente lavorati.
Le abitazioni rurali non rispondevano soltanto alle
esigenze della famiglia.
Stalle, cantine, depositi e altri ambienti erano parte
integrante della casa e raccontavano un'economia nella quale vita
domestica e attività agricola erano strettamente collegate.
La cultura del castagno
Come in gran parte della Lunigiana collinare e
montana, anche nel territorio circostante Paretola il
bosco costituì per secoli una
risorsa fondamentale.
Particolarmente importante era il castagno.
Le castagne potevano essere conservate, essiccate e
trasformate in farina, diventando una risorsa alimentare essenziale
soprattutto durante i mesi invernali.
Al bosco si affiancavano piccoli appezzamenti
agricoli, prati e aree destinate all'allevamento.
Era un'economia costruita sull'utilizzo attento di
ogni parte del territorio.
Le antiche mulattiere
Prima della costruzione della moderna rete stradale, i
collegamenti tra Paretola e gli altri paesi avvenivano soprattutto
attraverso sentieri e mulattiere.
Questi percorsi mettevano in comunicazione le comunità
delle colline con Cisigliana, Bastia e il fondovalle del Taverone.
Le mulattiere erano utilizzate quotidianamente per
raggiungere campi, boschi e pascoli, ma costituivano anche il
collegamento con mercati, chiese e centri amministrativi.
La rete dei vecchi percorsi rappresenta quindi una
parte importante del paesaggio storico della zona.
Un paesaggio modellato
dall'agricoltura
Il territorio intorno a Paretola conserva il carattere
della Lunigiana rurale.
Boschi e vegetazione occupano oggi ampie porzioni
delle colline, ma il paesaggio è il risultato di secoli di presenza
umana.
Terrazzamenti, piccoli appezzamenti, prati, vecchi
sentieri e alberi da frutto testimoniano un territorio un tempo
utilizzato in modo molto più intenso.
La progressiva riduzione dell'agricoltura tradizionale
ha favorito l'espansione del bosco, modificando l'aspetto delle colline
ma senza cancellare completamente le tracce del paesaggio storico.
Un piccolo borgo da riscoprire
Paretola non possiede un grande castello e non fu sede
di una potente corte marchionale.
Il suo interesse è diverso.
È quello di un
piccolo insediamento rurale della Lunigiana, nato e vissuto in
stretto rapporto con la montagna, il bosco e i centri feudali della
valle del Taverone.
L'Oratorio della Santissima Trinità, attestato dal
Seicento, costituisce il principale punto di riferimento storico del
paese e conserva ancora oggi le forme semplici dell'architettura
religiosa locale.
Visitare Paretola significa quindi avvicinarsi alla
dimensione più raccolta della Lunigiana: quella dei piccoli nuclei
agricoli, delle case in pietra, degli oratori, dei sentieri e delle
comunità che per generazioni hanno vissuto sulle colline tra
Bastia, Cisigliana e la
valle del Taverone |