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PetrognanoUn borgo sulla roccia dell’Alta GarfagnanaPetrognano è una frazione del comune di Piazza al Serchio, nell’Alta Garfagnana, in provincia di Lucca. È un piccolo nucleo di case raccolto in una posizione particolarmente suggestiva sopra la valle del Serchio. Il borgo si sviluppa infatti in rapporto strettissimo con un rilievo roccioso che ne ha condizionato per secoli la forma, la funzione difensiva e persino l’architettura religiosa. Il Comune di Piazza al Serchio collega espressamente l’origine di Petrognano alla presenza di un castello costruito in questo punto strategico della valle e sottolinea come l’abitato conservi ancora oggi la struttura di borgo. Ma il monumento che meglio rappresenta Petrognano è senza dubbio la Chiesa di San Biagio. Piccola, antica e strettamente addossata alla roccia, la chiesa costituisce uno degli esempi più caratteristici dell’architettura religiosa minore dell’Alta Garfagnana. Intorno a questo edificio si intrecciano la storia della fortificazione, la vita religiosa, le antiche strade, l’economia agricola e le trasformazioni che hanno interessato il paese nel corso dei secoli.Un luogo scelto per la sua posizioneLa posizione di Petrognano non è casuale. Prima della costruzione delle moderne strade, scegliere il luogo nel quale realizzare un insediamento significava valutare attentamente la disponibilità d’acqua, la presenza di terreni coltivabili, la possibilità di controllare le vie di comunicazione e soprattutto la difendibilità. Petrognano possedeva uno sperone roccioso naturalmente favorevole alla difesa. Dall’altura era possibile osservare la valle e controllare i movimenti lungo le strade sottostanti. È proprio a questa funzione strategica che il Comune attribuisce la nascita del borgo.Il castello di PetrognanoSecondo la ricostruzione istituzionale del Comune di Piazza al Serchio, Petrognano deve dunque la propria origine a un castello. Non dobbiamo immaginare necessariamente una grande fortezza simile alla Fortezza delle Verrucole. Molte strutture fortificate medievali della Garfagnana erano relativamente piccole. Potevano comprendere una torre, mura, edifici di servizio e uno spazio protetto destinato agli abitanti in caso di pericolo. La conformazione naturale della rupe permetteva inoltre di ridurre la necessità di grandi opere murarie. La roccia stessa diventava parte della fortificazione.Il borgo conserva la memoria del castelloDell’antico complesso difensivo non rimane oggi una fortezza integra. La struttura del paese e soprattutto il rapporto tra la chiesa e la rupe permettono però di comprendere la natura originaria dell’insediamento. Il Comune sottolinea infatti che Petrognano conserva ancora le caratteristiche di borgo. È un elemento importante. Gli edifici possono essere stati ricostruiti o trasformati, ma l’organizzazione complessiva dell’abitato continua a raccontare la sua origine medievale.Una roccia particolarePetrognano sorge in un territorio geologicamente molto interessante. Nell’area di Piazza al Serchio affiorano rocce scure e rossastre di origine magmatica, comunemente associate nel paesaggio locale ai caratteristici rilievi rocciosi che emergono lungo il Serchio. A Piazza queste formazioni sono conosciute soprattutto attraverso i celebri doglioni, vere sentinelle naturali del fiume. Anche Petrognano sfrutta una rupe come elemento dominante del proprio paesaggio. La roccia non rappresenta quindi soltanto uno sfondo naturale. Ha determinato direttamente la storia del paese.La Chiesa di San BiagioSulla rupe sorge la Chiesa di San Biagio. Il Comune di Piazza al Serchio la definisce un suggestivo edificio romanico addossato a un rilievo roccioso. È probabilmente l’immagine più caratteristica di Petrognano. La chiesa sembra quasi fondersi con la montagna. L’architettura utilizza lo spazio disponibile adattandosi alla conformazione naturale del terreno. Questa relazione tra edificio e roccia rende San Biagio molto diversa dalle normali chiese costruite su un terreno pianeggiante.Una chiesa antichissimaLa data esatta della fondazione non è conosciuta con certezza. La documentazione comunale considera però San Biagio sicuramente esistente nel X o, al più tardi, nell’XI secolo. Si tratta quindi di un edificio dalle origini molto antiche. Il Comune basa questa valutazione anche sulla documentazione successiva che ricorda la chiesa come soggetta a un tributo verso la Santa Sede. Per prudenza è meglio non assegnare alla costruzione un singolo anno. Possiamo però affermare che il luogo di culto appartiene alla fase più antica dell’organizzazione ecclesiastica medievale dell’Alta Garfagnana.La chiesa e la Santa SedeUn documento del 1300, ricordato dal Comune, cita San Biagio come chiesa tributaria della Santa Sede. Fonti locali aggiungono che il rapporto tributario sarebbe attestato già nei secoli precedenti. Il dato è particolarmente interessante perché dimostra che una piccola chiesa di montagna era inserita in una rete ecclesiastica che andava molto oltre la Garfagnana. Le comunità medievali potevano essere geograficamente isolate, ma dal punto di vista religioso e amministrativo appartenevano a sistemi molto più vasti.Una leggenda sulle origini cristiane della GarfagnanaIntorno a San Biagio esiste anche una tradizione locale molto suggestiva. Secondo una leggenda, proprio da questo luogo il Cristianesimo si sarebbe diffuso nel resto della Garfagnana. Non esistono elementi sufficienti per considerare questa affermazione un fatto storico. Va quindi presentata esclusivamente come tradizione popolare. La leggenda è però interessante perché dimostra quanto la comunità percepisse l’antichità della propria chiesa. Un edificio considerato antichissimo finiva naturalmente per essere associato alle origini stesse della cristianizzazione della valle.San BiagioLa chiesa è dedicata a San Biagio, vescovo e martire tradizionalmente associato alla città armena di Sebaste. Il suo culto si diffuse ampiamente in Europa durante il Medioevo. San Biagio è particolarmente conosciuto come protettore della gola. La tradizione cristiana collega questa devozione al miracolo con il quale avrebbe salvato un bambino che rischiava di soffocare a causa di una lisca. La festa liturgica ricorre il 3 febbraio.Una devozione adatta alla vita ruraleIl culto di San Biagio ebbe grande diffusione nelle comunità agricole. In numerosi territori italiani il giorno della festa vengono ancora benedetti alimenti oppure viene impartita una particolare benedizione della gola. In passato la protezione dei santi assumeva un significato particolarmente concreto. Malattie oggi facilmente curabili potevano diventare pericolose. La presenza di una chiesa dedicata a San Biagio inserisce quindi Petrognano in una tradizione religiosa molto antica e diffusa.L’architettura romanicaLa parte più antica della chiesa presenta i caratteri essenziali dell’architettura romanica rurale. Le dimensioni sono contenute. La muratura in pietra domina l’edificio. L’aula è semplice e raccolta. L’architettura non cerca effetti monumentali. È la relazione con la rupe a creare l’immagine più spettacolare. La chiesa sembra essere stata costruita utilizzando ogni spazio disponibile tra il borgo e la parete rocciosa.Il campanile sulla rocciaParticolarmente caratteristico è il campanile. La sua posizione, immediatamente a contatto con la rupe e sopra il versante che precipita verso la valle, accentua l’impressione che l’intero complesso religioso nasca direttamente dalla roccia. Le fonti locali ricordano persino una soluzione pratica utilizzata dagli abitanti per suonare le campane: a causa della posizione poco agevole della torre, le corde venivano prolungate fino a un punto più facilmente raggiungibile. È un dettaglio semplice, ma racconta perfettamente il modo nel quale l’architettura doveva adattarsi alla geografia.Una chiesa costruita dentro un luogo fortificatoSecondo la tradizione storica locale, San Biagio avrebbe utilizzato anche strutture appartenenti alla precedente fortificazione. L’ipotesi è coerente con la posizione dell’edificio, ma deve essere formulata con cautela. Quello che possiamo affermare con maggiore sicurezza è che chiesa e fortificazione occupavano lo stesso straordinario punto strategico. Il rapporto tra luogo sacro e difesa era frequente nei borghi medievali. Quando la funzione militare veniva meno, gli edifici religiosi potevano continuare a mantenere vivo il luogo per secoli.La fortezza nel tardo MedioevoFonti storico-locali ricordano ancora la fortificazione di Petrognano alla fine del XIV secolo, quando sarebbero stati necessari lavori di riparazione. Questo suggerisce che la funzione difensiva del sito sopravvisse a lungo. Nel corso dei secoli, tuttavia, il castello perse progressivamente importanza. Le esigenze militari cambiarono. Le strutture fortificate vennero abbandonate, trasformate o inglobate negli edifici del paese. San Biagio rimase invece. La chiesa è diventata così la principale testimone di un complesso molto più antico.Il tabernacolo del 1602All’interno della chiesa viene segnalato un piccolo tabernacolo per gli oli santi recante la data 1602. È un dettaglio prezioso. Dimostra che, nonostante l’origine medievale, San Biagio continuò a essere utilizzata e modificata durante l’età moderna. Come quasi tutte le chiese antiche, anche quella di Petrognano non appartiene a una sola epoca. È il risultato di secoli di interventi. Ogni generazione ha lasciato qualcosa.Le visite pastoraliUn’altra fonte importante per conoscere la vita delle chiese rurali sono le visite pastorali. Durante queste visite il vescovo o un suo rappresentante controllava lo stato degli edifici, degli altari, degli arredi e della disciplina religiosa. Una tradizione documentaria locale ricorda San Biagio durante la visita del vescovo Angelo Peruzzi, tra Cinquecento e Seicento. La chiesa sarebbe risultata in condizioni complessivamente buone, pur con una dotazione limitata di arredi. È un’immagine interessante di un piccolo luogo di culto montano che continuava a essere mantenuto dalla propria comunità.Gli interventi dell’OttocentoSan Biagio subì modifiche anche durante il XIX secolo. Fonti locali collocano importanti lavori tra 1805 e 1838. La parte aggiunta o trasformata risulta ancora distinguibile rispetto alla muratura più antica. Questi interventi ricordano che una chiesa medievale non è necessariamente arrivata intatta fino a noi. Per continuare a essere utilizzata doveva adattarsi alle esigenze della popolazione. Venivano ampliati gli spazi, modificati gli ingressi e riorganizzati gli ambienti liturgici.Petrognano e la Comunità di PiazzaPetrognano possedeva anche una precisa identità amministrativa. Il SIUSA del Ministero della Cultura lo registra infatti tra gli antichi comunelli rurali dipendenti dalla Comunità di Piazza. Accanto a Petrognano figuravano Borsigliana, Colognoro, Cogna, Livignano, Ricciano, Piazza e Sala, Sant’Anastasio e Gragnano, San Donnino e San Michele. L’organizzazione amministrativa dell’Alta Garfagnana era quindi molto più frammentata rispetto a quella moderna. Piccoli paesi possedevano regole e interessi propri.Che cosa significava essere un comunelloEssere un comunello significava partecipare direttamente alla gestione del territorio. Gli abitanti dovevano occuparsi delle strade. Dovevano disciplinare l’utilizzo dei boschi. Era necessario stabilire regole per i pascoli. Occorreva impedire che gli animali danneggiassero i campi altrui. Bisognava ripartire alcune spese comuni. La montagna poteva essere abitata soltanto attraverso una continua collaborazione. Per questo anche una comunità piccola aveva bisogno di proprie norme.I Capitoli di PetrognanoNel caso di Petrognano abbiamo una testimonianza archivistica molto precisa. L’Archivio della Garfagnana, conservato presso l’Archivio di Stato di Massa, registra i Capitoli di Petrognano del 1790, giunti attraverso una copia del 1838. Il documento appartiene alla raccolta degli statuti rurali, capitoli e memorie delle comunità garfagnine. È una fonte preziosa. Dimostra concretamente che Petrognano possedeva regole proprie per disciplinare la vita collettiva.Le regole della comunitàNon bisogna immaginare i Capitoli come una costituzione nel significato moderno. Erano soprattutto norme pratiche. La comunità doveva proteggere le proprie risorse. Boschi, prati, campi e acque avevano un valore enorme. Un comportamento scorretto poteva danneggiare l’intero paese. Per questo venivano stabilite sanzioni e obblighi. La sopravvivenza di questi documenti permette oggi di osservare il borgo non soltanto come insieme di case, ma come vera comunità organizzata.Il passaggio agli EstensiLa Comunità di Piazza rimase a lungo nell’orbita politica di Lucca. Nel 1446 si offrì però agli Estensi. Petrognano seguì quindi il destino del territorio di Piazza ed entrò nel sistema politico del Ducato di Modena. Il legame estense caratterizzò gran parte dell’Alta Garfagnana fino all’Unità d’Italia. Per diversi secoli il confine politico separò queste comunità da territori garfagnini rimasti sotto Lucca.Una valle politicamente complessaLa Garfagnana non fu quindi un territorio politicamente uniforme. Paesi molto vicini potevano appartenere a Stati differenti. Le strade attraversavano confini. Le famiglie mantenevano rapporti al di là delle frontiere. Merci e animali continuavano a circolare. Petrognano partecipava a questa realtà. La sua posizione lungo la valle e vicino alle vie di comunicazione rendeva particolarmente importante il rapporto con il territorio circostante.La Via del Volto SantoPetrognano si trova lungo il percorso oggi valorizzato come Via del Volto Santo. Si tratta di un itinerario storico che dalla Lunigiana attraversa la Garfagnana e raggiunge Lucca. La direttrice entra in Garfagnana dal Passo di Tea, scende attraverso Gragnana, San Michele e Piazza al Serchio e prosegue quindi verso San Donnino e Petrognano. Da qui il cammino continua lungo la valle in direzione di Lucca.Pellegrini verso LuccaLa destinazione religiosa più importante era il Volto Santo, venerato nella Cattedrale di San Martino a Lucca. Per secoli pellegrini provenienti dall’Italia settentrionale e dalle regioni appenniniche raggiunsero la città seguendo itinerari differenti. Non dobbiamo immaginare una singola strada perfettamente definita. Esisteva piuttosto un fascio di percorsi che potevano cambiare nel tempo. Petrognano si trovava lungo uno degli assi utilizzati per attraversare l’Alta Garfagnana.Una strada più antica del pellegrinaggio medievaleLa ricostruzione storico-territoriale del Comune di Piazza al Serchio sottolinea che la direttrice della Via del Volto Santo recuperava percorsi ancora più antichi. Il collegamento tra la Pianura Padana, la Lunigiana e Lucca precedeva infatti il pieno sviluppo del pellegrinaggio medievale. Le strade servivano ai mercanti, agli eserciti, agli abitanti e ai pellegrini. Il valore di Petrognano derivava quindi anche dall’essere inserito in questa rete di movimento.Il ponte sul SerchioFonti locali ricordano che nel 1571 venne realizzato un ponte in legno sul Serchio per facilitare i collegamenti. Nel 1680 sarebbe stato ricostruito in pietra con due arcate. In epoca successiva il ponte venne nuovamente trasformato. La storia dei ponti della valle è fondamentale per comprendere la vita delle comunità. Attraversare il Serchio non era sempre semplice. Le piene potevano distruggere passerelle e strutture in legno. Un ponte stabile modificava radicalmente la geografia quotidiana.Il SerchioPetrognano vive in stretto rapporto con il fiume. Il Serchio non era soltanto un elemento paesaggistico. Rappresentava contemporaneamente una risorsa e un ostacolo. L’acqua poteva alimentare mulini e attività produttive. Il fiume forniva risorse. Ma durante le piene diventava pericoloso. Le comunità dovevano quindi imparare a convivere con il corso d’acqua e a costruire collegamenti capaci di resistere alle sue variazioni.Il paesaggio agricoloIntorno a Petrognano si sviluppava un’economia prevalentemente agricola. Turismo in Garfagnana descrive le frazioni di Piazza al Serchio come piccoli nuclei circondati da campi tradizionalmente destinati al farro e alle colture foraggere. La campagna era molto più intensamente utilizzata rispetto a oggi. Ogni appezzamento relativamente pianeggiante poteva essere coltivato. I versanti venivano sfruttati attraverso prati, castagneti e boschi.Il farroIl Farro della Garfagnana è oggi uno dei prodotti simbolo della valle. La sua capacità di adattarsi alle condizioni montane lo rendeva particolarmente adatto a questo territorio. Per secoli cereali di questo tipo furono parte dell’alimentazione quotidiana. Venivano utilizzati soprattutto nelle minestre e nelle zuppe. Oggi il farro viene valorizzato come prodotto tipico. In passato rappresentava soprattutto una risorsa alimentare affidabile.Il castagnoAncora più importante era il castagno. Le castagne costituivano una riserva fondamentale per l’inverno. Dopo la raccolta potevano essere essiccate nei metati e successivamente macinate. La farina di castagne permetteva di preparare necci, polenta e altre pietanze. Il castagneto richiedeva molto lavoro. Il terreno doveva essere pulito. Gli alberi venivano curati. La raccolta coinvolgeva intere famiglie.Prati e allevamentoI prati erano indispensabili per produrre il fieno. Durante l’estate l’erba veniva falciata e lasciata essiccare. Il fieno veniva poi conservato per alimentare gli animali durante l’inverno. Bovini e ovini fornivano latte, formaggi e carne. Il letame serviva per fertilizzare i campi. Agricoltura e allevamento erano quindi parti dello stesso sistema.Il bosco come risorsaIl bosco forniva legna da ardere e materiale da costruzione. Era anche luogo di raccolta. Funghi, castagne e altri prodotti integravano l’economia familiare. Alcune aree potevano essere utilizzate per il pascolo. Quello che oggi osserviamo soprattutto come paesaggio naturale era quindi uno spazio di lavoro. Gli abitanti conoscevano sentieri, sorgenti e appezzamenti con grande precisione.Il terremoto del 1920Il 7 settembre 1920 la Garfagnana e la Lunigiana furono colpite da uno dei più forti terremoti della storia italiana del Novecento. Petrognano si trovava nell’area interessata dal sisma. Il terremoto provocò distruzioni gravissime in numerosi paesi dell’Alta Valle del Serchio. Per Petrognano è però prudente non attribuire specifici crolli o ricostruzioni senza una documentazione puntuale. L’evento deve comunque essere ricordato come uno dei grandi momenti di cesura nella storia dell’intero territorio.Il NovecentoDurante il XX secolo la vita di Petrognano cambiò profondamente. Le strade moderne facilitarono gli spostamenti. L’elettricità trasformò le abitazioni. I mezzi motorizzati sostituirono progressivamente muli e carri. Le attività agricole persero la centralità economica che avevano avuto per secoli. Il rapporto con Piazza al Serchio e con i centri del fondovalle diventò sempre più stretto.Lo spopolamentoCome quasi tutti i piccoli paesi della montagna garfagnina, Petrognano conobbe una progressiva diminuzione della popolazione. Le nuove generazioni cercavano lavoro altrove. Molte attività agricole vennero abbandonate. Campi e prati smisero di essere utilizzati. Il bosco cominciò a riconquistare le superfici aperte. Il paesaggio cambiò insieme alla società.Un borgo che conserva la propria formaNonostante queste trasformazioni, Petrognano mantiene ancora un’identità molto forte. Il nucleo di case, la rupe e San Biagio formano un insieme immediatamente riconoscibile. È proprio il rapporto tra architettura e geografia a rendere il paese speciale. La chiesa non potrebbe essere separata dalla roccia senza perdere una parte fondamentale del proprio significato. E la roccia non può essere compresa senza ricordare che sopra di essa esisteva una fortificazione.Petrognano oggiOggi Petrognano è un piccolo borgo tranquillo a breve distanza dal centro di Piazza al Serchio. La sua posizione permette di inserirlo facilmente in un itinerario dedicato alle frazioni dell’Alta Garfagnana. San Donnino, Piazza, San Michele, Gragnana, Borsigliana, Nicciano e gli altri paesi raccontano aspetti differenti della stessa storia. Petrognano aggiunge un elemento particolarmente suggestivo: il rapporto quasi fisico tra borgo, chiesa e roccia.Un paese da scoprire a piediLe dimensioni ridotte invitano a visitare Petrognano lentamente. Non servono ore per attraversarlo. Ma vale la pena osservare i particolari. Le murature. La posizione delle case. La scalinata verso San Biagio. Il campanile. La roccia. Le aperture verso la valle del Serchio. Sono proprio questi elementi a raccontare la storia più del singolo monumento.Cosa vedere a PetrognanoLa visita deve iniziare dal nucleo storico, osservando la disposizione raccolta delle abitazioni e il rapporto con lo sperone roccioso. Il monumento principale è naturalmente la Chiesa di San Biagio, uno dei piccoli edifici romanici più caratteristici del territorio di Piazza al Serchio. Merita particolare attenzione il rapporto tra la chiesa e la roccia sulla quale sorgeva anche l’antico sistema fortificato. Il campanile rappresenta uno dei punti più suggestivi del complesso. Dal borgo si possono inoltre osservare interessanti vedute verso il Serchio e le montagne dell’Alta Garfagnana. Per chi ama camminare, Petrognano può diventare una tappa della Via del Volto Santo, proseguendo idealmente lungo la direttrice storica che attraversava Piazza al Serchio e San Donnino prima di continuare verso il resto della valle.Curiosità su PetrognanoIl paese nasce intorno a un castelloIl Comune di Piazza al Serchio attribuisce espressamente l’origine del borgo a una fortificazione costruita in questo punto strategico. Il castello sfruttava la rupe La conformazione naturale della roccia rendeva il luogo particolarmente favorevole alla difesa. San Biagio è una chiesa antichissima Il Comune la considera già esistente nel X o, al più tardi, nell’XI secolo. La chiesa è letteralmente addossata alla roccia È questa la caratteristica architettonica e paesaggistica più evidente del monumento. Nel 1300 era ricordata come tributaria della Santa Sede È uno dei dati documentari utilizzati per ricostruire l’antichità del luogo di culto. Una leggenda la collega alla cristianizzazione della Garfagnana Secondo la tradizione popolare, da San Biagio il Cristianesimo si sarebbe diffuso nella valle. Non è però un fatto storicamente dimostrato. Il campanile occupa una posizione difficilissima La sua collocazione sulla roccia ha dato origine a soluzioni pratiche particolari per poter azionare le campane. Nella chiesa compare la data 1602 È incisa su un tabernacolo destinato agli oli santi. La chiesa fu modificata nell’Ottocento Fonti locali collocano lavori importanti tra 1805 e 1838. Petrognano era un comunello rurale Il SIUSA del Ministero della Cultura lo registra tra le comunità dipendenti dalla Comunità di Piazza. Possedeva propri Capitoli L’Archivio della Garfagnana conserva i Capitoli di Petrognano del 1790 attraverso una copia del 1838. Nel 1446 entrò nell’orbita estense Petrognano seguì il destino della Comunità di Piazza, che si offrì agli Este. Era lungo una grande direttrice di pellegrinaggio La moderna Via del Volto Santo attraversa Petrognano recuperando una parte della viabilità storica tra Lunigiana, Garfagnana e Lucca. Il percorso arrivava dal Passo di Tea Attraversava Gragnana, San Michele, Piazza al Serchio e San Donnino prima di raggiungere Petrognano. Un ponte facilitava l’attraversamento del Serchio Fonti locali ricordano una struttura lignea del 1571 e una successiva ricostruzione in pietra nel 1680. Il borgo conserva ancora la propria struttura raccolta È una delle caratteristiche espressamente sottolineate dal Comune di Piazza al Serchio. Perché visitare PetrognanoPetrognano è uno di quei luoghi nei quali la geografia spiega quasi tutta la storia. Prima viene la roccia. Poi arriva l’uomo. Su quella rupe viene costruita una fortificazione perché il luogo permette di controllare la valle. Accanto o all’interno dello stesso sistema nasce una chiesa. San Biagio sopravvive al castello. I secoli passano, la funzione militare scompare, ma il piccolo edificio religioso continua a essere utilizzato. Nel 1300 compare nei documenti come chiesa tributaria della Santa Sede. Nel 1602 qualcuno incide una data sul tabernacolo degli oli santi. Nell’Ottocento l’edificio viene ancora modificato per adattarlo alle esigenze della comunità. Intorno continua a vivere il paese. Gli abitanti coltivano i campi, raccolgono castagne, allevano animali e attraversano il Serchio. Possiedono regole proprie, tanto che nel 1790 vengono raccolti i Capitoli di Petrognano. E lungo la valle continuano a passare uomini e merci. Alcuni sono pellegrini diretti a Lucca e al Volto Santo. Oggi la fortificazione è quasi scomparsa. La vita agricola tradizionale si è profondamente ridimensionata. Ma il rapporto originario è ancora perfettamente leggibile. Borgo, chiesa e roccia sono ancora lì. Ed è proprio questa continuità a rendere Petrognano speciale. Non serve un grande castello per raccontare il Medioevo. A volte basta una piccola chiesa romanica aggrappata a una rupe sopra il Serchio. |