Pieve di Mulazzo:
storia della Pieve di San Martino di Castevoli
Pieve di Castevoli,
conosciuta anche come Pieve di Mulazzo, è una piccola località del
Comune di Mulazzo che conserva uno dei luoghi religiosi più antichi
della Lunigiana: la Pieve di San Martino di Vico. Documentata già nel
998, la chiesa fu per secoli il centro religioso di un vasto territorio
e sorgeva lungo un'importante via medievale che collegava i valichi
appenninici con la bassa Lunigiana.
Oggi Pieve appare come un piccolo e tranquillo nucleo
immerso nel paesaggio rurale.
La sua storia, però, è molto più importante di quanto
le dimensioni dell'abitato possano far immaginare.
Per comprenderla bisogna tornare indietro di oltre
mille anni, quando la Lunigiana era organizzata attorno alle pievi e le
chiese rurali rappresentavano non soltanto luoghi di culto, ma veri
punti di riferimento per le popolazioni sparse nelle campagne e nei
piccoli villaggi.
Dove si trova Pieve di Castevoli
Pieve si trova nel
Comune di Mulazzo, nella parte sud-occidentale del territorio
comunale.
È una delle località che compongono l'area storica di
Castevoli, insieme al Borgo e
a Foce.
Il piccolo abitato si trova poco oltre il borgo
fortificato e il Castello di Castevoli, in un paesaggio collinare dal
quale si aprono ampie vedute sulla Lunigiana.
Il nome stesso, Pieve,
racconta immediatamente quale sia stato per secoli l'elemento pi��
importante del luogo.
Che cosa era una pieve
Nel Medioevo una
pieve non era semplicemente una chiesa di campagna.
Era una chiesa dotata di particolari funzioni
religiose, tra le quali soprattutto quella battesimale.
Attorno alla pieve gravitavano numerose cappelle e
comunità distribuite sul territorio.
Il territorio dipendente dalla pieve veniva chiamato
piviere.
Prima della formazione della moderna rete delle
parrocchie, le pievi rappresentavano quindi uno degli elementi
fondamentali dell'organizzazione religiosa e territoriale.
In una regione montuosa e frammentata come la
Lunigiana la loro funzione era particolarmente importante.
La Pieve di San Martino di Vico
La chiesa di Pieve è dedicata a
San Martino ed è conosciuta
storicamente come Pieve di San Martino
di Vico.
Il termine "Vico" compare nella documentazione antica
ed è rimasto legato alla denominazione storica della pieve.
La sua origine è molto antica.
La prima testimonianza documentaria conosciuta risale
alla fine del X secolo.
Questo fa della Pieve di San Martino una delle più
antiche istituzioni religiose documentate nel territorio di Mulazzo.
Il documento del 998
La data fondamentale nella storia della pieve è il
26 luglio 998.
In un atto di quell'anno il marchese
Oberto Opizzo I riconobbe al
vescovo di Luni, Gottifredo I,
diversi beni e pievi della Lunigiana.
Tra queste compare anche la Pieve di Vico,
identificata con l'attuale San Martino di Castevoli.
Il documento è particolarmente importante.
Dimostra che più di mille anni fa esisteva già in
questo luogo una struttura ecclesiastica sufficientemente importante da
comparire negli atti riguardanti i possedimenti della diocesi lunense.
Prima dei Malaspina
Il documento del 998 ci porta in un'epoca precedente
alla grande affermazione dei Malaspina in Lunigiana.
I protagonisti appartenevano al mondo degli
Obertenghi, la grande stirpe
marchionale dalla quale nei secoli successivi sarebbero discesi anche i
Malaspina.
La storia della pieve permette quindi di risalire alle
radici più antiche dell'organizzazione politica e religiosa della
Lunigiana medievale.
Quando i castelli dei Malaspina iniziarono a dominare
il paesaggio, San Martino era già un punto di riferimento religioso del
territorio.
Una delle antiche pievi della Diocesi
di Luni
La Pieve di San Martino apparteneva all'antica
Diocesi di Luni.
Luni, città romana e successivamente sede vescovile,
esercitò per secoli la propria autorità religiosa su un territorio molto
vasto.
Le pievi permettevano alla diocesi di organizzare le
comunità distribuite nelle valli e sulle montagne.
San Martino di Vico costituiva uno dei punti di questa
rete.
Il suo territorio ecclesiastico comprendeva cappelle e
piccoli nuclei abitati che nel corso dei secoli avrebbero
progressivamente acquisito maggiore autonomia.
Il fonte battesimale
Una delle caratteristiche più importanti delle antiche
pievi era il diritto di amministrare il
battesimo.
La Pieve di San Martino conserva ancora un antico
fonte battesimale in pietra.
La sua presenza è particolarmente significativa.
Per secoli le famiglie del territorio dovevano
raggiungere la pieve per far battezzare i propri figli.
Possiamo quindi immaginare generazioni di abitanti
delle campagne e dei borghi circostanti percorrere a piedi le antiche
strade per raggiungere San Martino.
Il fonte battesimale rappresenta materialmente questa
lunga continuità religiosa.
La pieve lungo un'antica strada
La posizione della chiesa non era casuale.
Le pievi medievali sorgevano spesso lungo importanti
vie di comunicazione.
Anche San Martino di Vico si trovava lungo un antico
percorso che attraversava la Lunigiana sulla
destra del fiume Magra.
La strada proveniva dai valichi appenninici e scendeva
progressivamente verso la parte meridionale della valle.
Era quindi utilizzata da abitanti, mercanti, religiosi
e viaggiatori.
Dal Passo del Bratello verso la bassa
Lunigiana
Una delle ricostruzioni storiche individua in questo
territorio un percorso proveniente dal
Passo del Bratello.
La strada attraversava il sistema delle antiche pievi
della Lunigiana occidentale.
Toccava località come Vignola e Urceola-Saliceto e
raggiungeva quindi Vico, cioè
la Pieve di San Martino.
Da qui il percorso continuava verso la bassa
Lunigiana.
La chiesa era dunque contemporaneamente un centro
religioso e un punto situato lungo una vera arteria medievale.
Chiese e strade
Questo rapporto tra pievi e viabilità è fondamentale
per comprendere la Lunigiana medievale.
Le chiese non venivano costruite soltanto vicino ai
centri abitati.
Dovevano essere raggiungibili dalle diverse comunità
sparse sul territorio.
Le strade collegavano quindi pievi, castelli, mercati
e villaggi.
Ancora oggi la posizione apparentemente isolata di
alcune antiche chiese lunigianesi può sorprendere.
In realtà, osservando la rete viaria medievale, quei
luoghi risultavano spesso perfettamente centrali.
Il rapporto con Castevoli
La storia di Pieve è naturalmente legata a quella di
Castevoli.
Il borgo fortificato, situato poco distante, divenne
nel corso del Medioevo uno dei centri politici della zona.
La pieve, però, era più antica rispetto allo sviluppo
del castello nella forma che conosciamo oggi.
Questo crea una situazione interessante.
A poca distanza troviamo due differenti centri del
potere medievale.
Da una parte la pieve,
espressione dell'organizzazione religiosa.
Dall'altra il
castello, simbolo dell'autorità feudale dei Malaspina.
I Malaspina e Castevoli
Castevoli entrò nella complessa storia feudale dei
Malaspina.
Con le divisioni ereditarie della famiglia, il
territorio passò attraverso diversi rami marchionali.
Nel corso dei secoli il castello venne ampliato e
trasformato fino a diventare il grande complesso fortificato ancora oggi
visibile.
Gli abitanti del territorio vivevano quindi tra due
punti di riferimento.
Il castello rappresentava il potere civile e feudale.
La Pieve di San Martino rappresentava invece la vita
religiosa.
Le cappelle dipendenti dalla pieve
Il territorio religioso di San Martino era molto più
ampio del piccolo nucleo di Pieve.
Diverse cappelle della zona risultavano storicamente
collegate al suo piviere.
Anche località oggi dotate di proprie parrocchie erano
un tempo inserite in questa organizzazione ecclesiastica.
Un esempio interessante è
Lusuolo.
La sua cappella compare nel 1187 in una bolla di papa
Gregorio VIII e viene ricordata all'interno del circuito ecclesiastico
legato alla Pieve di Vico.
Questo permette di comprendere quanto fosse vasta
l'influenza religiosa esercitata da San Martino nel Medioevo.
Dal sistema delle pievi alle
parrocchie
Con il passare dei secoli l'organizzazione
ecclesiastica cambiò.
Molte cappelle dipendenti acquisirono progressivamente
autonomia e nacquero nuove parrocchie.
Il ruolo territoriale delle antiche pievi diminuì.
San Martino continuò comunque a rappresentare il
centro religioso della comunità locale.
Il termine "Pieve" rimase così legato al luogo fino a
diventare il nome stesso della località.
Una chiesa trasformata nei secoli
Dell'edificio medievale originario rimangono oggi
poche tracce.
La ragione principale è legata alla natura del terreno
sul quale venne costruita la chiesa.
L'instabilità del suolo rese necessari nel corso dei
secoli numerosi interventi di consolidamento, ricostruzione e
trasformazione.
La pieve che osserviamo oggi è quindi il risultato di
molte epoche differenti.
Sotto le forme attuali sopravvive però la memoria di
una storia iniziata almeno nel X secolo.
Il campanile a vela
Uno degli elementi più caratteristici della Pieve di
San Martino è il campanile a vela in
pietra arenaria.
La sua struttura è immediatamente riconoscibile.
Il campanile è sostenuto e rinforzato da un grande
arco e da uno sperone.
La soluzione architettonica non ha soltanto valore
estetico.
È legata anche alla necessità di consolidare la
costruzione su un terreno che nel corso del tempo ha manifestato
problemi di stabilità.
Il risultato è uno degli elementi architettonici più
curiosi e fotografati della pieve.
La strada sotto il campanile
Particolarmente interessante è il rapporto tra il
campanile e l'antica viabilità.
Nel grande contrafforte di sostegno si apre infatti un
passaggio attraverso il quale transitava un antico percorso.
Architettura religiosa e strada si incontrano così
direttamente.
È quasi un'immagine simbolica della funzione che la
pieve aveva nel Medioevo.
Il viaggiatore passava accanto alla chiesa, mentre la
chiesa controllava e accompagnava idealmente il percorso.
La facciata
La facciata della Pieve di San Martino è semplice e
severa.
È delimitata da due elementi verticali laterali e
presenta al centro il portale d'ingresso.
Nella parte superiore si apre un
rosone circolare.
La pietra locale contribuisce a integrare
perfettamente l'edificio nel paesaggio circostante.
Non troviamo la monumentalità delle grandi chiese
cittadine.
San Martino conserva invece il carattere di una chiesa
rurale profondamente legata alla storia della campagna lunigianese.
L'interno
L'interno è organizzato in
un'unica aula.
Le trasformazioni avvenute nel corso dei secoli hanno
modificato profondamente l'aspetto medievale originario.
La decorazione presenta elementi riconducibili
soprattutto alle fasi successive e al gusto barocco.
Questa sovrapposizione non deve essere considerata una
perdita completa dell'identità antica.
Al contrario, racconta la lunga vita dell'edificio.
Ogni generazione ha adattato la chiesa alle proprie
esigenze lasciando una nuova traccia.
La maestà di San Martino
A poca distanza dalla pieve si trova una
maestà dedicata a San Martino.
L'immagine rappresenta uno degli episodi più famosi
della vita del santo.
Martino, ancora soldato, incontra un povero
infreddolito.
Prende allora la propria spada, divide il mantello e
ne dona una parte al mendicante.
È un'immagine profondamente legata al significato
cristiano della carità.
La presenza della maestà all'esterno della chiesa crea
un ulteriore legame tra devozione religiosa e paesaggio.
San Martino
San Martino di Tours
è uno dei santi più venerati dell'Europa occidentale.
Visse nel IV secolo e fu prima soldato romano e
successivamente vescovo.
L'episodio del mantello lo rese simbolo di generosità
e attenzione verso i poveri.
La sua devozione si diffuse molto presto anche lungo
le principali vie di comunicazione medievali.
Non sorprende quindi trovare numerose chiese dedicate
a San Martino lungo antichi itinerari.
Anche la pieve di Castevoli appartiene a questa lunga
tradizione.
Una chiesa per la popolazione rurale
Per comprendere realmente San Martino bisogna
immaginare il territorio quando la popolazione viveva principalmente
nelle campagne.
Le famiglie erano distribuite tra piccoli nuclei,
poderi e case isolate.
Raggiungere la chiesa significava spesso percorrere
sentieri e mulattiere.
La domenica, le feste religiose, i battesimi e i
matrimoni diventavano quindi occasioni nelle quali persone provenienti
da diverse parti del piviere potevano incontrarsi.
La pieve svolgeva anche una funzione sociale.
Era uno dei luoghi nei quali una comunità dispersa sul
territorio poteva riconoscersi come tale.
Il cimitero e la memoria delle
famiglie
Come molte antiche chiese rurali, anche la pieve è
strettamente legata alla memoria dei defunti e delle famiglie del
territorio.
Le chiese e i cimiteri erano luoghi nei quali le
generazioni si succedevano mantenendo un rapporto fisico con la propria
terra.
Lapidi, registri parrocchiali e memorie religiose
permettono ancora oggi di ricostruire parte della storia delle famiglie
vissute nella zona.
Per chi svolge ricerche genealogiche nel territorio di
Castevoli, la storia della parrocchia di San Martino rappresenta quindi
un riferimento importante.
Dalla Diocesi di Luni a Massa
Anche l'appartenenza diocesana della pieve cambiò nel
corso dei secoli.
Dopo la lunga storia all'interno dell'antica
organizzazione ecclesiastica lunense, il
18 febbraio 1822 la Parrocchia
di San Martino venne annessa alla nuova Diocesi di Massa.
Era una conseguenza delle grandi trasformazioni
politiche e amministrative avvenute tra Settecento e Ottocento.
Le antiche strutture territoriali della Lunigiana
stavano progressivamente lasciando spazio a nuove organizzazioni.
Il passaggio alla Diocesi di
Pontremoli
Un ulteriore cambiamento avvenne il
1° maggio 1854.
La parrocchia passò alla
Diocesi di Pontremoli.
Anche questo episodio dimostra la particolare
posizione della Lunigiana, territorio storicamente frammentato tra
differenti stati, diocesi e giurisdizioni.
Oggi queste antiche divisioni possono sembrare
complicate.
Per secoli, però, facevano parte della vita quotidiana
delle comunità.
Il terremoto del 1920
Pieve di Castevoli compare anche nella documentazione
relativa al grande terremoto della
Garfagnana e Lunigiana del 7 settembre 1920.
Fu uno degli eventi sismici più distruttivi della
storia moderna dell'area.
Molti paesi subirono gravi danni.
Anche a Pieve di Castevoli furono registrati effetti
molto forti.
Il terremoto rappresentò un altro momento difficile
per un territorio nel quale edifici e chiese avevano già dovuto
confrontarsi per secoli con la fragilità geologica.
L'emigrazione
Tra Ottocento e Novecento anche questa zona della
Lunigiana fu profondamente segnata dall'emigrazione.
Le possibilità offerte dall'agricoltura erano limitate
e molte persone partirono alla ricerca di lavoro.
Francia, Liguria, grandi città italiane e paesi
oltreoceano diventarono destinazioni comuni per numerose famiglie
lunigianesi.
La partenza modificò profondamente i piccoli paesi.
Case e terreni vennero progressivamente abbandonati e
la popolazione diminuì.
La memoria degli emigranti rimane però ancora oggi
parte dell'identità locale.
Piazza dell'Emigrante
Proprio questa memoria è stata recentemente
valorizzata a Pieve di Castevoli.
Nel 2025 è
stata inaugurata la Piazza
dell'Emigrante, dedicata alle generazioni di abitanti costrette
a lasciare il territorio per cercare altrove nuove opportunità.
L'iniziativa ha coinvolto la comunità locale e ha
visto anche la partecipazione del gruppo del Cantamaggio "Castevoli
Giovagallo".
È un elemento significativo.
Accanto a una chiesa che conserva oltre mille anni di
storia religiosa, il paese ha scelto di ricordare anche una delle
esperienze umane che più profondamente hanno segnato la Lunigiana
moderna.
Il Cantamaggio
La presenza del
Cantamaggio richiama un'altra componente importante della
cultura locale.
Questa antica tradizione popolare celebra l'arrivo
della primavera attraverso canti augurali.
Un tempo i cantori percorrevano le case e i piccoli
paesi ricevendo in cambio cibo e offerte.
Era una festa strettamente legata alla società
agricola.
Dopo l'inverno, maggio rappresentava il ritorno della
bella stagione e la ripresa piena delle attività nei campi.
La sopravvivenza di queste tradizioni permette di
mantenere un legame con la cultura delle generazioni passate.
La vita rurale attorno alla pieve
Per secoli gli abitanti della zona vissero soprattutto
di agricoltura e allevamento.
Il paesaggio era molto più coltivato rispetto a quello
attuale.
Piccoli campi, vigne, orti e prati occupavano spazi
oggi spesso ricoperti dal bosco.
Il castagno rappresentava una risorsa fondamentale
nelle zone più elevate.
Le famiglie utilizzavano inoltre legna, prodotti del
sottobosco e tutto ciò che poteva essere ricavato dall'ambiente
circostante.
La pieve era il centro spirituale di questo mondo
rurale.
Il rapporto con il Borgo di Castevoli
Chi visita Pieve dovrebbe abbinarla alla scoperta del
vicino Borgo di Castevoli.
In pochi chilometri è possibile osservare due aspetti
fondamentali della società medievale lunigianese.
A Pieve troviamo la chiesa e l'organizzazione
ecclesiastica.
A Castevoli troviamo il castello, le mura e il potere
dei Malaspina.
Il confronto è particolarmente interessante perché
permette di comprendere come la vita medievale fosse organizzata attorno
a diversi centri di autorità.
Pieve, Borgo e Foce
Il territorio storico di Castevoli comprende tre
nuclei principali: Pieve, Borgo e Foce.
Ognuno possiede caratteristiche differenti.
Borgo è dominato dal castello e dalle fortificazioni.
Pieve conserva il principale centro religioso.
Foce occupa invece una posizione più elevata lungo il
crinale.
Considerate insieme, queste località permettono di
leggere in maniera particolarmente completa l'organizzazione storica del
territorio.
Una pieve millenaria
Nel 1998
venne ricordato il millenario della testimonianza documentaria del 998.
Mille anni sono un periodo difficile perfino da
immaginare.
Nel corso di questo tempo sono scomparsi stati,
signorie e antiche strade.
Sono cambiati i confini e le diocesi.
I castelli hanno perso la loro funzione militare.
La popolazione delle campagne è diminuita.
Eppure la Pieve di San Martino è ancora qui.
Anche se profondamente trasformata, continua a
rappresentare uno dei più antichi punti di riferimento del territorio.
Pieve di Castevoli oggi
Oggi Pieve è una località tranquilla, lontana dai
grandi flussi turistici.
Proprio questa caratteristica contribuisce al suo
fascino.
La chiesa sorge ancora nel paesaggio rurale e permette
di immaginare, meglio di molti monumenti più spettacolari,
l'organizzazione della Lunigiana medievale.
Non occorre un grande castello per raccontare mille
anni di storia.
A volte bastano una piccola chiesa in pietra, un fonte
battesimale e un'antica strada.
Un luogo da scoprire insieme a
Castevoli
Per chi visita il territorio di Mulazzo, Pieve può
diventare una tappa di un itinerario dedicato alla storia di Castevoli.
Il percorso può comprendere il borgo fortificato e il
castello, la Pieve di San Martino e le località rurali circostanti.
In questo modo è possibile passare dalla storia dei
Malaspina a quella della Chiesa medievale e infine alla vita quotidiana
delle comunità contadine.
È un territorio piccolo, ma straordinariamente ricco
di testimonianze.
Pieve di Mulazzo, mille anni di
storia nella campagna lunigianese
La Pieve di San Martino di Vico è uno dei luoghi che
permettono di comprendere meglio la storia profonda della Lunigiana.
Era già documentata nel
998, quando il sistema feudale
dei Malaspina che avrebbe segnato i secoli successivi non aveva ancora
assunto la sua forma definitiva.
Fu centro battesimale e religioso.
Vide passare generazioni di abitanti lungo le antiche
strade.
Sopravvisse alle trasformazioni della Chiesa, ai
cambiamenti politici, ai terremoti e allo spopolamento.
Il suo campanile a vela, il grande arco di sostegno,
il fonte battesimale e la maestà di San Martino continuano ancora oggi a
raccontare questa lunghissima storia.
Per questo Pieve di Castevoli non è soltanto una
piccola località del Comune di Mulazzo.
È uno dei luoghi nei quali è ancora possibile
incontrare le radici medievali della
Lunigiana. |