Pontebosio: il borgo
del ponte e dei Malaspina
Pontebosio è una frazione del Comune di
Licciana Nardi situata nella valle del
Taverone, poco a valle del capoluogo.
Il borgo sorge sulla sponda sinistra del torrente e
deve gran parte della propria storia alla posizione lungo un'antica via
di comunicazione. Qui il passaggio del Taverone permetteva infatti di
collegare diversi centri della Lunigiana e di proseguire verso le
vallate interne e i valichi dell'Appennino.
Ancora oggi Pontebosio conserva chiaramente i segni di
questa storia: il ponte, il grande castello, la chiesa e la vicina
fortificazione del Poderetto formano un piccolo ma significativo
complesso storico.
L'origine del nome
Il nome Pontebosio
nasce dall'unione tra il ponte sul Taverone e il nome
Bosio o Boso.
Secondo la tradizione storica locale, il ponte sarebbe
legato alla famiglia dei Bosi della
Verrucola, signori presenti in questa parte della Lunigiana tra
XI e XII secolo, prima dell'affermazione dei Malaspina.
Il toponimo conserva quindi la memoria dell'elemento
che più di ogni altro determinò l'importanza del luogo: il
passaggio sul torrente Taverone.
L'antico ponte sul Taverone
Il ponte rappresentava un punto fondamentale della
viabilità della valle.
Era caratterizzato da basse arcate e costituiva un
passaggio obbligato lungo le strade dirette verso le antiche pievi di
Soliera e Venelia.
Attraverso questa zona transitavano mercanti,
pellegrini e viaggiatori diretti verso la Lucchesia e Luni oppure, nella
direzione opposta, verso Pontremoli e l'Italia settentrionale.
Controllare il ponte significava quindi controllare
una strada importante e, soprattutto, poter riscuotere i diritti feudali
sulle merci e sulle persone in transito.
La storia di Pontebosio nasce in gran parte proprio da
questa funzione.
Un crocevia della valle del Taverone
La valle del Taverone rappresentava una delle naturali
vie di collegamento tra la Val di Magra
e l'Appennino.
Per secoli queste strade misero in comunicazione la
Lunigiana con l'Emilia e con altri territori dell'Italia settentrionale.
Pontebosio occupava una posizione particolarmente
favorevole perché il ponte consentiva di superare il torrente e
proseguire verso altri importanti centri della valle.
Non sorprende quindi che proprio intorno a questo
passaggio siano sorte fortificazioni e residenze signorili.
Il Castello di Pontebosio
Il monumento più importante del paese è il
Castello di Pontebosio.
L'imponente edificio sorge nella piazza del borgo e
costituisce ancora oggi l'elemento architettonico dominante
dell'abitato.
La struttura che vediamo attualmente è sostanzialmente
seicentesca e presenta un
impianto quadrangolare con una corte interna e quattro possenti bastioni
angolari.
L'aspetto massiccio ricorda la funzione difensiva
dell'edificio, anche se nel corso del tempo il castello assunse sempre
più il carattere di una raffinata residenza signorile.
Dai Bosi ai Malaspina
Prima dell'affermazione dei Malaspina, il territorio
era collegato ai Bosi,
famiglia feudale legata agli Estensi.
Successivamente anche Pontebosio entrò nel complesso
sistema dei domini malaspiniani.
Il paese fu legato in differenti momenti ai feudi di
Monti, Licciana e Bastia,
seguendo le numerose divisioni ereditarie che caratterizzarono la storia
della famiglia Malaspina.
Queste continue suddivisioni portarono alla nascita di
piccoli marchesati autonomi, ciascuno dotato di un proprio castello e di
un proprio territorio.
Pontebosio divenne infine uno di questi piccoli feudi.
Il feudo indipendente di Pontebosio
Nel corso del Seicento Pontebosio divenne un
feudo autonomo dei Malaspina.
Una data particolarmente importante è il
1631, quando il feudo passò a
Ludovico Malaspina, dando origine alla linea marchionale che avrebbe
governato il paese fino alla fine dell'età feudale.
A Ludovico succedettero altri marchesi della famiglia,
tra i quali Giulio, Ferdinando, Ludovico II e Giulio II.
L'ultimo signore fu
Claudio Malaspina.
Il suo governo terminò nel
1797, quando l'arrivo delle
trasformazioni politiche legate alla Francia rivoluzionaria portò alla
soppressione degli antichi feudi della Lunigiana.
Il Castello del Poderetto
Uno degli elementi più curiosi di Pontebosio si trova
sulla sponda opposta del Taverone.
È il Castello del
Poderetto, costruito all'inizio del Seicento dai
Malaspina di Podenzana.
La fortificazione sorse in un periodo caratterizzato
da forti rivalità tra i diversi rami della famiglia Malaspina.
La sua posizione, praticamente di fronte al territorio
controllato dai marchesi di Pontebosio, non era casuale.
Il Poderetto serviva infatti a contrastare il
controllo esercitato dai signori di Pontebosio sul ponte e sui traffici
della valle.
Una fortificazione mai completata
Il progetto militare del Poderetto non venne mai
portato completamente a termine.
La struttura perse progressivamente la propria
funzione originaria e venne trasformata in una
residenza marchionale.
La presenza di due edifici fortificati così vicini
rappresenta però una testimonianza molto interessante della
frammentazione politica della Lunigiana.
In pochi chilometri potevano esistere piccoli feudi
appartenenti a rami differenti della stessa famiglia, spesso in
competizione per il controllo delle strade, dei ponti e delle relative
entrate economiche.
La Chiesa di San Giacomo Maggiore
Nella piazza del paese, accanto al castello, sorge la
Chiesa di San Giacomo Maggiore.
L'edificio venne costruito alla fine del Seicento per
volontà del marchese Ferdinando
Malaspina, in sostituzione di un precedente oratorio.
La chiesa presenta forme barocche e costituisce,
insieme al castello, il cuore monumentale del borgo.
Particolarmente caratteristica è la facciata, scandita
da elementi geometrici e affiancata da due piccoli campanili.
Una chiesa costruita con le pietre
del Taverone
Un particolare molto significativo riguarda i
materiali utilizzati per la costruzione della chiesa.
Secondo la tradizione locale, l'edificio venne infatti
realizzato anche utilizzando pietre
provenienti dal torrente Taverone.
È un dettaglio che racconta bene il rapporto tra il
paese e il suo ambiente.
Il torrente non rappresentava soltanto una via
naturale o un ostacolo da attraversare: forniva acqua, energia e
materiali utilizzati dalla comunità.
Il mulino
Attraversando il borgo e passando sotto la
caratteristica “vota”, cioè un
passaggio coperto a volta, si raggiunge l'antico mulino.
Le vecchie macine, oggi non più utilizzate, ricordano
una delle attività economiche fondamentali delle comunità rurali.
Per secoli i mulini ad acqua furono indispensabili per
trasformare cereali e castagne in farina.
La presenza del Taverone forniva l'energia necessaria
al funzionamento delle macine e contribuì quindi direttamente
all'economia del paese.
La cartiera
Lungo il torrente si conservano inoltre testimonianze
di un'antica cartiera.
Anche questa attività sfruttava l'abbondanza d'acqua
del Taverone.
La presenza del mulino e della cartiera mostra come il
corso d'acqua abbia avuto un ruolo economico molto più ampio rispetto
alla semplice irrigazione.
Il torrente era una vera e propria fonte di energia
per le attività produttive della comunità.
Il castello dopo la fine del
feudalesimo
Con l'abolizione dei feudi nel
1797, il Castello di
Pontebosio perse progressivamente la funzione di residenza marchionale.
Dopo il Congresso di Vienna, il territorio passò sotto
il Ducato di Modena e Reggio.
Nel 1816,
Francesco IV d'Este donò il castello alla Diocesi di Massa.
L'antica residenza dei Malaspina venne così
trasformata in seminario.
Era l'inizio di una nuova fase della storia
dell'edificio.
Il terremoto del 1920
Il terremoto della
Lunigiana e della Garfagnana del 1920 colpì duramente anche
Pontebosio.
Il castello subì danni significativi e il seminario
venne successivamente chiuso nel 1930.
Il terremoto rappresentò uno degli eventi più
drammatici della storia contemporanea della Lunigiana e danneggiò
chiese, castelli e abitazioni in numerosi paesi.
Anche Pontebosio porta quindi nella propria
architettura le conseguenze di quell'evento.
Da seminario a scuola
Dopo la chiusura del seminario, il castello conobbe
altre trasformazioni.
Tra il 1954 e il 1974
ospitò una scuola.
Questi nuovi utilizzi comportarono importanti
modifiche agli ambienti interni e provocarono la perdita di gran parte
degli antichi arredi e delle decorazioni.
Dell'edificio seicentesco si conservò soprattutto il
poderoso involucro esterno, con la pianta quadrangolare, la corte e i
quattro bastioni.
Il recupero del Castello di
Pontebosio
Dopo essere passato a proprietari privati, il castello
è stato oggetto di un importante intervento di recupero.
Dal 2017
l'edificio è stato trasformato in una struttura ricettiva.
Il recupero ha permesso di restituire una funzione a
uno dei principali monumenti della valle del Taverone e di valorizzare
nuovamente l'imponente architettura seicentesca.
Pur avendo perduto gran parte degli interni originari,
il castello conserva ancora oggi la struttura esterna che testimonia il
suo passato di fortezza e residenza marchionale.
Il Taverone e il paesaggio
La storia di Pontebosio non può essere separata dal
torrente Taverone.
Il corso d'acqua ha determinato la posizione del
paese, la costruzione del ponte, la nascita delle fortificazioni e lo
sviluppo di attività come il mulino e la cartiera.
Il paesaggio circostante alterna boschi, terreni
agricoli e piccoli nuclei abitati.
Seguendo la valle si incontrano castelli e borghi che
testimoniano la straordinaria frammentazione politica della Lunigiana
medievale e moderna.
La valle dei castelli
Pontebosio appartiene infatti a un territorio
caratterizzato da una concentrazione eccezionale di fortificazioni.
Nel Comune di Licciana Nardi si incontrano i castelli
di Licciana, Monti, Bastia, Pontebosio,
Poderetto e Terrarossa, oltre ad altre strutture fortificate.
La ragione di questa presenza è legata soprattutto
alla viabilità.
Controllare la valle significava controllare uomini,
merci e collegamenti tra la Val di Magra e l'Appennino.
Il Castello di Pontebosio è quindi parte di un sistema
molto più ampio che permette ancora oggi di leggere la storia politica
della Lunigiana direttamente nel paesaggio.
Un borgo nato intorno a un ponte
Pontebosio racconta in modo particolarmente efficace
come poteva nascere e svilupparsi un piccolo centro della Lunigiana.
All'origine di tutto c'era un
ponte.
Intorno al ponte passarono mercanti e pellegrini; per
controllarlo sorsero fortificazioni; attorno alle fortificazioni si
svilupparono il feudo e il borgo; il torrente alimentò mulini e attività
produttive.
Il Castello di Pontebosio, il Poderetto, la Chiesa di
San Giacomo, il vecchio mulino e le tracce della cartiera sono quindi
parti della stessa storia.
Visitare Pontebosio significa scoprire un piccolo
borgo nel quale acqua, strade, potere
feudale e vita quotidiana si sono incontrati per secoli sulle
rive del Taverone. |