Ridarolo, l’antico borgo sulla via del BardelloneRidarolo è uno dei piccoli borghi storici che si
incontrano nel cuore della valle di Levanto. Situato a circa
104 metri sul livello del mare, occupa l’estremità
meridionale del crinale che, partendo dalla zona di San Bartolomeo,
separa la valle delle Ghiare da quella di Gallona.
A prima vista può sembrare un abitato raccolto e
tranquillo, profondamente trasformato dagli interventi edilizi più
recenti. Ma sotto l’aspetto attuale rimane leggibile una storia
molto più antica: quella di un villaggio sviluppatosi lungo una
delle vie che collegavano Levanto alla montagna, al
Bardellone e, oltre i valichi, alla Val di Vara e
all'entroterra.
La sua posizione è infatti legata soprattutto a
una strada: l'antica mulattiera che da Levanto saliva verso
il monte Bardellone, proseguendo poi in direzione di
Cassana, nel territorio di Borghetto di Vara, oppure verso Casale di
Pignone. Ancora oggi questo percorso aiuta a capire perché Ridarolo
sia nato proprio in questo punto.
Un borgo medievale lungo una mulattieraLe origini di Ridarolo risalgono almeno al
XIII secolo.
La prima attestazione documentaria conosciuta è
del 1226, quando in un contratto compare
Andriano de Riarorio da Levanto. Il nome medievale
utilizzato nel documento è quindi diverso dalla forma moderna “Ridarolo”,
ma permette di collegare già con certezza il luogo alla storia della
valle levantese.
Il dato è particolarmente significativo se si
considera la funzione delle antiche mulattiere della valle. Prima
delle moderne strade carrozzabili, questi percorsi erano vere
infrastrutture economiche: permettevano di raggiungere i villaggi
collinari, trasportare prodotti agricoli, collegare il porto di
Levanto con l'entroterra e mettere in comunicazione il versante
marittimo con la Val di Vara.
Ridarolo si trovava proprio lungo uno di questi
collegamenti.
La sua posizione non era quindi casuale: il paese
nacque e si sviluppò seguendo la strada, con le
abitazioni disposte ai suoi lati.
Un paese costruito lungo la stradaIl centro storico di Ridarolo ha una
caratteristica molto riconoscibile: è un borgo lineare.
Le abitazioni sono disposte prevalentemente in due
schiere lungo il percorso interno. All'uscita del paese la strada si
divide poi in due direzioni.
La conformazione conserva inoltre una curiosità di
carattere quasi difensivo. In passato il nucleo poteva essere
chiuso in tre punti, e ancora oggi sono
individuabili i punti nei quali questa possibilità era prevista. Non
significa necessariamente che Ridarolo fosse una fortificazione vera
e propria: più probabilmente si trattava di una forma di protezione
e controllo dell'abitato legata alla sua struttura compatta e al
percorso di transito.
È un elemento interessante perché permette di
immaginare il paese non come una semplice fila di case, ma come un
piccolo organismo urbano medievale, nel quale la strada costituiva
contemporaneamente luogo di passaggio, spazio di relazione e asse
dell'abitato.
La popolazione: da 60 a oltre 100 abitantiAnche i numeri raccontano qualcosa della storia di
Ridarolo.
Nella prima metà del Cinquecento
il paese contava circa 60 abitanti. Nel
1607 la popolazione era salita a circa 105 persone,
mentre nel 1834 era scesa a 86 abitanti.
Sono numeri piccoli se confrontati con quelli dei
centri maggiori, ma del tutto significativi per una frazione rurale
della valle.
Il dato del 1607 è particolarmente interessante:
significa che Ridarolo, nel periodo di maggiore crescita demografica
di molti villaggi levantini, era un centro tutt'altro che marginale.
La sua popolazione era legata alle attività
agricole, alla coltivazione dell'olivo e della vite e, naturalmente,
alle attività connesse alla trasformazione dei prodotti della terra.
Ed è proprio qui che entrano in scena i
frantoi.
I frantoi di RidaroloUno degli aspetti più curiosi del borgo è la
presenza documentata di diversi frantoi.
Prima della chiesa, arrivando dalla strada
comunale Levanto-Ridarolo, si trova un edificio che fino ai primi
decenni del Novecento ospitava un frantoio. Il
Comune ricorda che l'impianto è rappresentato anche nella
planimetria catastale realizzata nel 1882.
Di quel frantoio sono ancora visibili alcuni
elementi dell'antico impianto, tra cui due macine:
una realizzata in marmo Rosso Levanto;
una in arenaria locale.
La loro presenza permette di leggere concretamente
il rapporto tra il borgo e l'economia agricola della valle.
Non si trattava infatti soltanto di coltivare gli
olivi: era necessario trasformare le olive, e il frantoio costituiva
uno dei luoghi fondamentali della vita economica del paese.
Ma Ridarolo conserva anche un secondo importante
indizio.
All'uscita del borgo, prima della biforcazione
della strada, si trova un grande edificio di tre piani con tetto a
quattro falde. Per le sue dimensioni rispetto alle altre abitazioni,
il Comune ipotizza che potesse essere la dimora del signore
che un tempo dominava la villa. Al piano terreno funzionava
un altro frantoio, del quale è ancora visibile lungo la strada una
grande macina in arenaria locale.
È un dettaglio che aggiunge un ulteriore livello
alla lettura del paese: non solo abitazioni contadine, ma anche
edifici più importanti e strutture produttive inserite direttamente
nel tessuto del borgo.
La chiesa di San Giovanni BattistaA dominare la prospettiva di Ridarolo è la
chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, collocata
all'inizio dell'abitato.
La posizione è particolarmente scenografica:
arrivando dal basso, la chiesa appare quasi come il punto di
ingresso del paese e, osservando Ridarolo da diverse direzioni, la
sua presenza emerge sopra le case.
L'edificio attuale è il risultato di tre
principali fasi costruttive.
La prima risale al XIV secolo,
quando esisteva un'aula rettangolare.
Nel XVI secolo la chiesa venne
ampliata con la costruzione dell'attuale presbiterio.
Infine, nel XVIII secolo, fu
realizzata l'abside semicircolare destinata ad accogliere il coro.
Questa successione è particolarmente interessante
perché mostra come l'edificio religioso sia cresciuto insieme alla
comunità: una prima chiesa medievale, successivamente ampliata e
trasformata in base alle esigenze dei secoli successivi.
Il piccolo piazzale che poteva essere un baluardoDavanti alla chiesa si trova un piccolo piazzale
rialzato.
Secondo l'interpretazione riportata dal Comune,
questo spazio poteva avere in passato una funzione difensiva,
fungendo probabilmente da una sorta di baluardo.
È una caratteristica che acquista maggiore
significato se osservata insieme alla struttura del borgo.
Da una parte Ridarolo aveva una strada interna che
poteva essere chiusa in più punti; dall'altra, proprio all'ingresso
dell'abitato, la chiesa disponeva di uno spazio sopraelevato.
Non siamo di fronte a un castello o a una vera
fortificazione, ma a una piccola architettura di paese nella quale
la funzione religiosa poteva convivere con esigenze di controllo e
protezione.
Il fonte battesimale quattrocentescoAll'interno della chiesa si conserva uno degli
elementi più antichi e interessanti: il fonte battesimale in
marmo lunense, collocato a sinistra dell'ingresso.
Ha una caratteristica forma ottagonale
ed è ritenuto probabilmente di produzione quattrocentesca.
È un dettaglio apparentemente semplice, ma
importante per comprendere la continuità della funzione religiosa
del luogo.
Il fonte è infatti precedente alle trasformazioni
settecentesche della chiesa e testimonia una fase nella quale il
paese aveva già una propria comunità parrocchiale organizzata.
Sopra il portale d'ingresso si trova inoltre una
statua marmorea di San Giovanni Battista, datata al
XVIII secolo.
Ridarolo e il mistero dell'antica CeulaUna delle curiosità storiche più affascinanti
legate a Ridarolo riguarda l'identificazione dell'antica
Ceula.
Per molto tempo l'antico insediamento ricordato
dalle fonti medievali è stato associato alla zona di Montale e alla
sua Pieve di San Siro. Tuttavia, il Comune di Levanto segnala
l'ipotesi avanzata da un autorevole storico medievalista secondo cui Ceula potrebbe invece essere identificata con Ridarolo.
La questione è tutt'altro che banale.
L'ipotesi è sostenuta da argomenti storici
considerati seri, ma non è condivisa da tutti gli studiosi.
Per questo non è corretto presentare Ridarolo come la Ceula antica
con certezza.
È però una delle questioni più intriganti della
storia della valle: se l'identificazione fosse corretta, il piccolo
borgo che oggi appare come una tranquilla frazione di Levanto
potrebbe trovarsi proprio nel luogo di uno degli insediamenti più
antichi e importanti della valle.
La prudenza è quindi d'obbligo, ma la domanda
rimane aperta.
Una posizione strategica tra mare e montagnaLa storia di Ridarolo diventa più comprensibile
osservando la sua posizione geografica.
Da Levanto la mulattiera raggiungeva il Bardellone
e da lì permetteva di proseguire verso l'interno, con diramazioni
verso Cassana e Casale.
Il Bardellone rappresentava uno dei punti
strategici della viabilità storica levantese: da questa zona era
possibile guardare contemporaneamente verso il mare e verso la Val
di Vara.
Le antiche vie della valle non erano quindi
semplici sentieri locali. Erano parte di una rete molto più ampia di
collegamenti tra la costa ligure e l'entroterra appenninico.
Ridarolo era uno dei piccoli nodi di questa rete.
Il paesaggio dell'olivo e della viteCome gli altri borghi della valle di Levanto,
anche Ridarolo è inseparabile dal paesaggio agricolo che lo
circonda.
Le pendici della collina erano organizzate in
terrazzamenti, sostenuti dai caratteristici muri a
secco liguri, e utilizzate soprattutto per olivi e viti.
I frantoi ricordati ancora oggi sono la
testimonianza concreta di questa economia.
La presenza delle macine in pietra locale e in
Rosso Levanto rende particolarmente evidente il rapporto tra il
borgo e il territorio: la pietra della collina entrava nelle
abitazioni, nei manufatti e negli strumenti di lavoro.
Ridarolo nel Novecento: il cambiamento della viabilitàUno degli aspetti che hanno modificato
maggiormente il rapporto tra Ridarolo e il resto della valle è stato
il progressivo sviluppo della viabilità moderna.
Per secoli la mulattiera era stata una strada
fondamentale. Con l'apertura delle nuove vie carrabili, il vecchio
percorso perse progressivamente la sua funzione quotidiana di
collegamento principale.
Anche l'economia agricola cambiò e i vecchi
frantoi finirono per cessare la propria attività.
Il risultato è il Ridarolo che vediamo oggi: un
borgo nel quale molti edifici sono stati ristrutturati, ma dove
alcuni dettagli — la strada interna, la chiesa, le macine e la
struttura delle case — permettono ancora di riconoscere l'antico
paese.
Una curiosità del dopoguerra: la nuova parrocchia della GuardiaLa storia religiosa di Ridarolo ebbe un'importante
svolta nel Novecento.
Nel 1938 il vescovo Giovanni Costantini intervenne
sulla situazione pastorale della zona, considerando che la
parrocchiale di Ridarolo, collocata sulla collina e non facilmente
raggiungibile dagli abitanti della pianura, non fosse più
sufficiente a servire adeguatamente una popolazione in crescita.
Dopo la guerra, nel 1948, venne
quindi istituita la nuova parrocchia di Nostra Signora della
Guardia, separando da Ridarolo il territorio della pianura
levantese. La nuova chiesa fu successivamente consacrata nel
1958.
È un passaggio che racconta bene la trasformazione
del territorio: per secoli il centro religioso era stato il borgo
collinare; nel Novecento la crescita della popolazione nella piana
rese necessario creare un nuovo centro parrocchiale più facilmente
raggiungibile.
Curiosità su Ridarolo
1226:
è la prima attestazione documentaria conosciuta del borgo, con
la citazione di Andriano de Riarorio da Levanto.
104 metri:
è l'altitudine alla quale si trova il centro storico.
60 abitanti:
circa nella prima metà del Cinquecento.
105 abitanti:
la popolazione raggiunta nel 1607.
86 abitanti:
gli abitanti registrati nel 1834.
Tre punti di chiusura:
il borgo conserva tracce della possibilità di chiudere in
passato il percorso interno in tre punti.
Due frantoi:
entrambi sono ricordati nella storia del paese; uno è
documentato anche nella planimetria catastale del 1882.
Due macine:
una in Rosso Levanto e una in arenaria locale sono ancora
associate al primo antico frantoio.
XIV secolo:
è la fase più antica individuata nell'attuale chiesa di San
Giovanni Battista.
Fonte battesimale:
quello della chiesa è probabilmente quattrocentesco.
Ceula:
Ridarolo è stato proposto da alcuni studiosi come possibile
identificazione dell'antico centro, ma l'ipotesi rimane
discussa.
Mulattiera del Bardellone:
attraversa ancora il cuore storico del borgo e rappresenta la
chiave per comprenderne l'origine.
Ridarolo oggiRidarolo è oggi un piccolo borgo raccolto, nel
quale la modernità ha modificato soprattutto l'aspetto delle
abitazioni, ma non ha cancellato completamente la struttura
dell'antico insediamento.
La chiesa di San Giovanni Battista continua a
dominare l'ingresso del paese; la vecchia strada conserva il suo
ruolo di asse principale e, qua e là, elementi come le macine dei
frantoi riportano alla luce un passato fatto di olio, agricoltura e
lavoro.
Ma è soprattutto la posizione lungo la
mulattiera del Bardellone a spiegare l'identità di Ridarolo.
Non è un borgo nato semplicemente intorno alle
proprie case: è un paese nato lungo una strada, in un punto nel
quale la via verso la montagna incontrava un crinale abitato.
E forse è proprio questo il modo migliore per
raccontarlo: Ridarolo è un piccolo
borgo medievale della valle di Levanto nel quale la strada, la
chiesa e il lavoro agricolo hanno lasciato tracce ancora leggibili
dopo secoli.
Una storia ancora da esplorare
Tra la data del 1226, le antiche
macine dei frantoi, il fonte battesimale quattrocentesco e l'enigma
di Ceula, Ridarolo offre molte più storie di quanto possa far
pensare la sua dimensione.
Come spesso accade nei borghi della valle di
Levanto, basta osservare con attenzione la disposizione delle case e
seguire l'antica mulattiera per accorgersi che quello che oggi
appare come un piccolo paese era un tempo parte di una rete molto
più ampia di percorsi, commerci e comunità. |