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Rontano: storia, San Donato e antico borgo della GarfagnanaRontano è una frazione del Comune di Castelnuovo di Garfagnana , in provincia di Lucca. Il paese sorge sul versante apuano dell'Alta Valle del Serchio, a oltre seicento metri di altitudine, in una posizione aperta e panoramica lungo la direttrice che da Castelnuovo sale verso le montagne di Careggine. È un borgo dalla struttura particolare. L'abitato è formato da nuclei ravvicinati e conserva numerose testimonianze dell'antica architettura rurale: case in pietra, archi, loggiati, altane, balconi coperti e verande. Poco sotto la strada, raggiungibile attraverso un suggestivo lastricato, sorge la Chiesa di San Donato Vescovo e Martire , centro religioso della comunità e testimonianza di una storia documentata da oltre otto secoli. Ma le origini conosciute di Rontano sono ancora più antiche. Un documento notarile viene infatti fatto risalire al 923 . Da allora la storia del paese attraversa il Medioevo, il dominio lucchese, la Garfagnana estense, la civiltà del castagno, il terremoto del 1920 e gli anni difficili della Seconda guerra mondiale.Un paese sul versante apuanoRontano sorge su un versante relativamente dolce rispetto ai rilievi più aspri delle Alpi Apuane. La posizione consentiva di sfruttare prati, terreni agricoli e boschi senza perdere il collegamento con Castelnuovo e con le località poste più in alto. Il paese non è costruito sulla cima di uno sperone roccioso come altri borghi fortificati della Garfagnana. Si sviluppa invece lungo il pendio. Questa caratteristica ha contribuito a creare un abitato più disteso, formato da nuclei vicini tra loro.A oltre seicento metriLe fonti collocano Rontano intorno ai 630-640 metri di altitudine , con piccole differenze dovute ai diversi punti utilizzati per la misurazione. A questa quota il clima ha sempre condizionato fortemente la vita agricola. Gli inverni potevano essere rigidi. La neve non era rara. La stagione produttiva era più breve rispetto al fondovalle. In compenso il territorio offriva boschi, castagneti e ampie superfici utilizzabili per il pascolo e la produzione di fieno.Il nome RontanoL'origine esatta del toponimo non è definitivamente accertata. Una tradizione erudita locale lo riconduce a un antico nome personale latino e alla possibile esistenza di un fondo agricolo di età romana. È un'ipotesi compatibile con altri toponimi prediali presenti in Toscana, ma non deve essere trasformata in certezza. Ciò che sappiamo è che una forma riconducibile all'attuale Rontano compare molto presto nella documentazione medievale.L'anno 923Una delle testimonianze più interessanti viene fatta risalire al 923 . Un documento notarile ricorda beni concessi in affitto da Rotruda, badessa del monastero di San Ponziano di Lucca , in un luogo indicato come Rontano, nel territorio di Castelnuovo. Se l'identificazione tramandata dalla storiografia locale è corretta, significa che Rontano esisteva come località riconoscibile già nella prima metà del X secolo. È una data straordinariamente antica per un piccolo paese della Garfagnana.Un territorio organizzato nel MedioevoIl documento non significa necessariamente che nel 923 esistesse già il borgo nella forma attuale. Dimostra però che il territorio era conosciuto, utilizzato e inserito in rapporti di proprietà. Nel Medioevo molti terreni della Garfagnana appartenevano a enti religiosi, famiglie signorili e monasteri. Le terre potevano essere concesse in affitto o a livello a famiglie che le coltivavano. Da questi nuclei agricoli si svilupparono progressivamente molte comunità rurali.San Donato nel 1168La seconda grande data della storia di Rontano è il 1168 . Il 23 dicembre papa Alessandro III emanò una bolla nella quale, tra le chiese dipendenti dalla Pieve di Fosciana, compare anche:Ecclesiam Sancti Donati de Rontani. Alla fine del XII secolo Rontano possedeva quindi sicuramente una propria chiesa. La comunità era ormai pienamente inserita nell'organizzazione ecclesiastica medievale della valle. La Pieve di FoscianaSan Donato dipendeva originariamente dalla Pieve di Fosciana . Le pievi erano i principali centri religiosi delle campagne medievali. Da esse dipendevano numerose chiese minori. La pieve disponeva anticamente anche di importanti prerogative sacramentali, in particolare per il battesimo. Il legame con Fosciana inseriva Rontano in una rete religiosa che comprendeva numerosi paesi dell'Alta Valle del Serchio.L'estimo del 1260La Chiesa di San Donato compare nuovamente nell' estimo della Diocesi di Lucca del 1260 . Quasi un secolo dopo la bolla di Alessandro III, la comunità continuava quindi a gravitare intorno allo stesso luogo di culto. È una continuità significativa. La documentazione ecclesiastica diventa così uno dei principali fili attraverso i quali possiamo seguire la storia medievale del paese.San Donato Vescovo e MartireIl patrono di Rontano è San Donato , vescovo e martire. La festa patronale ricorre il 7 agosto . San Donato di Arezzo fu uno dei santi maggiormente venerati nell'Italia medievale. Il suo culto si diffuse ampiamente anche in Toscana. Per gli abitanti di Rontano la festa rappresentava un momento religioso ma anche comunitario. Era l'occasione per riunire famiglie e persone che vivevano nelle case sparse del territorio.Un antico nucleo fortificatoLe ricostruzioni storico-locali ricordano anche l'esistenza di una fortificazione nella parte alta di Rontano. Le tracce oggi sono molto limitate e non permettono di ricostruirne con sicurezza la forma. È quindi più prudente parlare di un antico nucleo fortificato piuttosto che immaginare una grande rocca monumentale. Una struttura difensiva sarebbe comunque perfettamente coerente con la posizione strategica del paese.Il controllo del territorioRontano si trovava infatti lungo percorsi che collegavano Castelnuovo con le montagne e con gli insediamenti del versante apuano. Da qui si potevano raggiungere Metello, le zone più elevate e le vie verso Careggine. Nel Medioevo controllare queste strade significava controllare persone, animali e merci. La posizione del paese aveva quindi un valore che andava ben oltre le sue dimensioni.Lucca e la GarfagnanaDurante il Medioevo Rontano entrò nell'orbita politica di Lucca . La Repubblica cercò per secoli di controllare la Garfagnana. Non era semplice. Le distanze, le montagne e la presenza di famiglie signorili rendevano difficile mantenere un'autorità stabile. Nel corso del Quattrocento la situazione cambiò definitivamente con l'arrivo degli Este.Il 1429 e gli EsteNel 1429 , durante la guerra che coinvolgeva Firenze e Lucca, Castelnuovo e diverse comunità vicine si affidarono a Niccolò III d'Este , marchese di Ferrara. Nacque così la Garfagnana estense. Rontano venne compreso nel territorio della comunità e della vicaria di Castelnuovo. Il paese sarebbe rimasto per secoli legato agli Este.Castelnuovo capitale della GarfagnanaGli Este trasformarono Castelnuovo nel principale centro politico e amministrativo dei propri domini garfagnini. Qui risiedevano commissari e governatori. Qui si amministrava la giustizia. Qui si teneva un importante mercato. Per gli abitanti di Rontano Castelnuovo rappresentava quindi il principale punto di riferimento amministrativo e commerciale.Ludovico AriostoIl governatore più famoso della Garfagnana estense fu Ludovico Ariosto . L'autore dell'Orlando Furioso risiedette a Castelnuovo come commissario ducale tra il 1522 e il 1525 . Il territorio che doveva amministrare era difficile. Banditismo, rivalità tra comunità e controversie sui confini erano problemi quotidiani. Rontano faceva parte proprio di questa provincia montana.La ricostruzione di San DonatoNel 1576 la Chiesa di San Donato venne riedificata . È una delle date più importanti della sua storia architettonica. L'edificio medievale ricordato nei documenti del XII e XIII secolo venne quindi profondamente trasformato. La chiesa attuale non deve essere immaginata come l'edificio originale del 1168. Conserva la continuità del luogo sacro, ma è il risultato di numerose ricostruzioni successive.Una comunità organizzataRontano non era semplicemente un gruppo di case dipendente dal capoluogo. Possedeva una vera identità comunitaria. La prova più interessante arriva dall' Archivio Storico della Garfagnana . Tra i documenti conservati figurano infatti i Capitoli della comunità di Rontano . Sono una testimonianza preziosa dell'organizzazione del paese in età moderna.I Capitoli del 1660I Capitoli sono datati 1660 , anche se la copia conservata è ottocentesca e contiene riforme e conferme posteriori. Documenti di questo genere regolavano la vita delle comunità rurali. Stabilivano diritti e doveri. Potevano disciplinare l'utilizzo dei beni comuni, le attività agricole, i rapporti tra abitanti e numerosi aspetti della convivenza. Per conoscere nel dettaglio le singole norme di Rontano sarebbe necessario studiare direttamente il testo.Una piccola comunità con proprie regoleL'esistenza dei Capitoli è comunque significativa. Dimostra che gli abitanti non erano soltanto sudditi dell'amministrazione estense. La comunità possedeva anche strumenti locali di autogoverno. Era necessario stabilire come utilizzare risorse che spesso appartenevano collettivamente al paese. Boschi e pascoli erano troppo importanti per essere lasciati senza regole.La visita pastorale del 1684Pochi decenni dopo i Capitoli, un altro documento ci permette di osservare San Donato. Durante la visita pastorale del 1684 la facciata della chiesa viene descritta con tre porte in pietra macigna . Sopra si trovavano due finestre quadrate. Altri due oculi erano collocati sopra le porte laterali. È una descrizione preziosa perché permette di ricostruire l'aspetto della chiesa più di tre secoli fa.Una chiesa a tre navateSan Donato presenta oggi una struttura articolata in tre navate . È un edificio di dimensioni considerevoli rispetto alla popolazione attuale del paese. Questo contrasto racconta indirettamente un'altra storia. Le comunità rurali erano un tempo più numerose. La chiesa doveva accogliere non soltanto gli abitanti raccolti nel borgo, ma anche le famiglie distribuite nelle campagne e nelle località circostanti.Il lastricatoUno degli elementi più caratteristici è il percorso che conduce alla chiesa. San Donato si trova leggermente sotto il livello della strada. Per raggiungerla si percorre un lastricato in pietra . Il breve cammino separa quasi simbolicamente l'edificio religioso dal resto del paese. Bosco, pietra e architettura contribuiscono a creare uno degli angoli più suggestivi di Rontano.Le case di pietraAnche l'architettura civile merita attenzione. Rontano conserva edifici rurali in pietra caratterizzati da archi, loggiati, altane, balconi coperti e verande . Sono elementi che distinguono il paese da nuclei più poveri e semplici. Alcune abitazioni assumono quasi l'aspetto di piccoli palazzi rurali. L'architettura racconta così le diverse condizioni economiche delle famiglie che abitarono il paese.Le altaneParticolarmente interessanti sono le altane . Questi spazi aperti e rialzati permettevano di sfruttare meglio luce e aria. Potevano essere utilizzati per diversi lavori domestici e agricoli. In un'economia nella quale molte attività avvenivano direttamente intorno alla casa, terrazze, logge e porticati avevano una funzione molto più pratica di quella che attribuiamo loro oggi.Il boscoIl bosco era una delle principali risorse di Rontano. Forniva legna da ardere. Il legname serviva per costruzioni e attrezzi. Le foglie potevano essere utilizzate nelle stalle. Alcune aree erano destinate al pascolo. Il bosco non era quindi uno spazio selvatico separato dalla comunità. Era parte integrante della sua economia.I castagnetiTra gli alberi più importanti c'era naturalmente il castagno . La Garfagnana è stata per secoli una delle grandi terre della castanicoltura toscana. I castagneti venivano curati attentamente. Gli alberi erano potati e innestati. Il terreno veniva ripulito. In autunno intere famiglie partecipavano alla raccolta.I metatiLe castagne destinate alla farina venivano essiccate nei metati . Il procedimento durava diverse settimane. Al piano superiore venivano distribuiti i frutti. Sotto ardeva lentamente un fuoco. Il calore e il fumo permettevano di eliminare progressivamente l'umidità. Terminata l'essiccazione, le castagne potevano essere pulite e portate al mulino.La farina di neccioDalla macinazione si otteneva la farina di neccio . Era uno degli alimenti fondamentali della società montana. Poteva essere conservata per mesi. Con essa si preparavano polente, necci e altre pietanze. Quando i raccolti di cereali erano scarsi, il castagno diventava una vera assicurazione contro la fame. Per questo veniva chiamato anche “albero del pane”.I pratiRontano disponeva anche di prati. Durante l'estate l'erba veniva falciata. Il fieno doveva asciugare prima dell'arrivo della pioggia. Successivamente veniva trasportato nei fienili. Era necessario produrne abbastanza per alimentare gli animali durante l'inverno. La fienagione rappresentava quindi uno dei momenti più impegnativi dell'anno agricolo.L'allevamentoBovini, pecore, capre, maiali e animali da cortile completavano l'economia familiare. Gli animali fornivano latte, formaggio, carne e forza da lavoro. Il letame veniva utilizzato per fertilizzare i terreni. Le famiglie cercavano di dipendere il meno possibile dagli acquisti esterni. Agricoltura, allevamento e bosco funzionavano come parti di uno stesso sistema.MetelloIl territorio storicamente legato a Rontano comprende anche la piccola località di Metello , posta più in alto verso Careggine. Metello rappresenta un ulteriore esempio del popolamento rurale sparso della montagna. Qui sorge una piccola chiesa dedicata a Sant'Ansano . L'edificio è ecclesiasticamente legato alla parrocchia di San Donato di Rontano.Sant'Ansano di MetelloLa chiesetta di Sant'Ansano costituisce quindi una sorta di secondo punto religioso del territorio. Per gli abitanti delle case e dei poderi più lontani da Rontano poteva essere molto importante disporre di un luogo di culto più vicino. È una situazione tipica della montagna. Le grandi distanze venivano misurate non in chilometri, ma nel tempo e nella fatica necessari per percorrerle a piedi.Le mulattierePrima delle moderne strade, Rontano e Metello erano collegati da una rete di mulattiere e sentieri . Altri percorsi scendevano verso Castelnuovo. Le persone camminavano. I muli trasportavano castagne, fieno, legna e merci. Le strade forestali e i sentieri escursionistici di oggi conservano spesso almeno in parte il tracciato di queste antiche vie.Verso CareggineLa posizione di Rontano era importante anche perché si trovava lungo il versante che conduce verso il territorio di Careggine . Pastori, contadini e commercianti percorrevano queste strade. Le comunità montane non erano affatto isolate tra loro. Esisteva una continua circolazione di persone. Matrimoni, mercati, feste religiose e lavori stagionali creavano legami tra paesi differenti.Una popolazione numerosaUna descrizione geografica dell'Ottocento attribuiva a Rontano una popolazione di quasi 450 abitanti . Il dato è impressionante se confrontato con le dimensioni attuali della comunità. Significa che il paese e il suo territorio rurale erano densamente vissuti. Case oggi vuote o utilizzate soltanto saltuariamente ospitavano famiglie numerose. Boschi e campi erano attraversati quotidianamente.Il paese nell'OttocentoDurante l'Ottocento Rontano apparteneva agli Stati Estensi , nella provincia di Garfagnana e nel distretto di Castelnuovo. La società era ancora prevalentemente agricola. Le grandi trasformazioni politiche dell'età napoleonica e della Restaurazione modificarono le istituzioni, ma la vita quotidiana delle famiglie continuava a dipendere dal territorio. Il vero cambiamento sarebbe arrivato soprattutto nel secolo successivo.La fine degli EsteCon il processo di unificazione italiana terminò definitivamente il dominio estense. Rontano seguì le vicende di Castelnuovo e della Garfagnana. I vecchi confini politici scomparvero. Le nuove amministrazioni iniziarono lentamente a intervenire su strade e servizi. Ma la montagna continuava ancora a vivere secondo ritmi tradizionali.La Prima guerra mondialeLa Prima guerra mondiale colpì anche Rontano. Giovani del paese vennero richiamati al fronte. Alcuni non tornarono. La comunità decise di conservarne la memoria con una lapide collocata sulla parete della Chiesa di San Donato.La lapide del 1922La lapide porta la data del 20 agosto 1922 . È realizzata in marmo bianco apuano. Ricorda i caduti rontanesi della Grande Guerra. Tra i nomi documentati figurano Luigi Tognini , morto nel 1915 per le ferite riportate sul Carso, Michele Micheli , caduto nel 1916 sul Monte Zebio, ed Enrico Monti , morto in prigionia nel 1918. Dietro quei nomi esistevano famiglie, case e vite spezzate.Il terremoto del 1920Prima ancora della collocazione della lapide, Rontano aveva attraversato un'altra tragedia. Il 7 settembre 1920 il grande terremoto della Garfagnana e Lunigiana colpì violentemente il paese. L'intensità raggiunse l' VIII grado della scala MCS . I danni furono molto gravi.Cinque case crollateLe fonti macrosismiche sono precise. A Rontano cinque case crollarono completamente . Altre quindici abitazioni furono gravemente danneggiate e dichiarate inabitabili . Per una piccola comunità si trattava di una devastazione enorme. Numerose famiglie persero improvvisamente la possibilità di rientrare nelle proprie abitazioni.San Donato lesionataAnche la Chiesa di San Donato venne gravemente colpita. Le lesioni interessarono in particolare i muri maestri . La canonica divenne inabitabile. La comunità si trovò quindi contemporaneamente con numerose case distrutte e con il proprio principale edificio religioso seriamente compromesso.Il restauro del 1927I lavori di recupero della chiesa culminarono nel 1927 . In quell'occasione vennero rifatti il soffitto e il coro . Il vecchio pavimento venne sostituito con mattonelle di cemento. Il restauro modificò quindi anche l'aspetto interno dell'edificio. La San Donato che osserviamo oggi conserva chiaramente le conseguenze di quella ricostruzione novecentesca.Tra due guerreGli anni successivi al terremoto furono difficili. Bisognava ricostruire abitazioni e strutture. L'economia rurale offriva risorse limitate. Poco più di vent'anni dopo, la popolazione si sarebbe trovata nuovamente coinvolta in un evento ancora più drammatico: la Seconda guerra mondiale.La Linea GoticaTra il 1944 e il 1945 la Garfagnana diventò territorio di guerra. La Linea Gotica attraversava le montagne. Castelnuovo e il suo territorio furono direttamente coinvolti nelle operazioni militari. La posizione di Rontano, sul versante montano e lungo i percorsi verso Careggine, acquistò nuovamente importanza.Croce di StazzanaTra Rontano e Metello si trova la località di Croce di Stazzana . Durante la Resistenza quest'area fu frequentata dalle formazioni partigiane. Le testimonianze raccolte dall'Istituto Storico della Resistenza di Lucca ricordano la presenza, nella primavera-estate del 1944, del 3° Battaglione della I Brigata Garfagnina della Divisione Garibaldi Lunense nella zona. La montagna divenne quindi luogo di rifugio, controllo e movimento partigiano.I boschi durante la guerraGli stessi boschi che per secoli avevano fornito castagne e legna cambiarono improvvisamente funzione. Potevano nascondere persone. Permettevano di muoversi lontano dalle strade principali. Le vecchie mulattiere consentivano collegamenti difficili da controllare. La conoscenza del territorio diventava un vantaggio fondamentale. La geografia rurale entrò così direttamente nella storia della Resistenza.I danni bellici a San DonatoLa guerra lasciò segni anche sulla chiesa. Nel 1953 vennero ufficialmente documentati i danni bellici subiti da San Donato. Risultavano danneggiati il tetto, la volta centrale, il pavimento e le finestre. Per la seconda volta in pochi decenni la comunità dovette quindi intervenire pesantemente sul proprio edificio religioso.Dal terremoto alla guerraLa storia novecentesca di San Donato è particolarmente significativa. Nel 1920 il terremoto. Nel 1927 il restauro. Poi la guerra. Nel 1953 la documentazione dei nuovi danni. Una chiesa che aveva già attraversato secoli di storia dovette affrontare, nel giro di poco più di trent'anni, due eventi distruttivi completamente differenti.Il dopoguerraDopo il 1945 cominciò lentamente la ricostruzione. Le condizioni di vita migliorarono. Le strade divennero più facilmente percorribili. L'elettricità e i servizi moderni cambiarono le abitazioni. Le automobili ridussero le distanze. Contemporaneamente iniziò però il progressivo abbandono della società agricola tradizionale.Lo spopolamentoMolti giovani cercarono lavoro a Castelnuovo o fuori dalla Garfagnana. Le famiglie diminuirono. Le case rurali più isolate vennero abbandonate. I campi meno produttivi non furono più coltivati. I prati smisero di essere falciati con la stessa regolarità. Anche i castagneti persero una parte delle cure tradizionali.Il ritorno del boscoCon l'abbandono agricolo il bosco avanzò. È un processo comune a tutta la montagna italiana. Paesaggi che oggi sembrano completamente naturali erano in realtà, fino a poche generazioni fa, intensamente lavorati. Vecchi muri a secco, terrazzamenti, sentieri e ruderi nascosti tra gli alberi sono le tracce di quella precedente organizzazione del territorio.Il fulmine del 1981La travagliata storia di San Donato conobbe un altro episodio nel 1981 . Un fulmine colpì la chiesa e il campanile . La parte alta del campanile venne danneggiata. Crollò inoltre una falda della copertura. Fu necessario intervenire nuovamente. Anche questo episodio è registrato nella documentazione ecclesiastica dell'edificio.Una chiesa continuamente ricostruitaSan Donato è quindi un perfetto esempio di edificio storico che non appartiene a una sola epoca. La chiesa medievale è documentata nel 1168. Venne ricostruita nel 1576. Era descritta nel 1684. Fu ampliata nel 1882. Danneggiata nel 1920. Restaurata nel 1927. Colpita dalla guerra. Danneggiata ancora dal fulmine del 1981. La sua storia è fatta di continuità e trasformazioni.Le opere d'arteAll'interno vengono ricordate anche alcune opere pittoriche di interesse. Tra queste una Crocifissione con santi e un dipinto raffigurante San Luigi . Per la Crocifissione sono state proposte nel tempo attribuzioni differenti, che non possono essere considerate definitive senza uno studio storico-artistico specifico. La tela di San Luigi viene invece riferita dalla tradizione locale al pittore Giuseppe Pienotti .Una necessaria prudenza sulle attribuzioniLe attribuzioni artistiche delle chiese minori cambiano spesso nel tempo. Un'opera può essere inizialmente collegata a un grande maestro e successivamente riconosciuta come lavoro di bottega o di scuola. Per questo, nel caso della Crocifissione di Rontano, è più corretto ricordare l'esistenza delle diverse proposte senza trasformarne una in certezza. Il valore storico dell'opera rimane comunque significativo.La Buca delle FateIl territorio di Rontano presenta anche elementi di interesse naturalistico. Le ricerche speleologiche del primo Novecento censirono una cavità conosciuta come Buca delle Fate , nella zona del torrente Trava. La grotta compare già negli studi speleologici pubblicati negli anni Trenta. È un piccolo dettaglio, ma ricorda quanto il territorio circostante sia geologicamente complesso.Rontano oggiOggi Rontano è molto meno popolato rispetto al passato. L'Arcidiocesi di Lucca registrava recentemente poco più di un centinaio di abitanti nella parrocchia. Il contrasto con i circa 450 ricordati nell'Ottocento è evidente. Il paese conserva però una struttura architettonica particolarmente interessante. Le case in pietra, i loggiati e le altane continuano a raccontare la sua lunga storia rurale.San Donato oggiLa parrocchia è ancora dedicata a San Donato Vescovo , con festa il 7 agosto . La chiesa rimane il principale monumento del paese. Il lastricato che conduce all'edificio, il bosco circostante e la struttura a tre navate creano un insieme particolarmente suggestivo. Qui si concentra gran parte della memoria di Rontano.Metello e la montagnaAnche il legame con Metello continua a caratterizzare il territorio. La piccola Sant'Ansano ricorda l'antica organizzazione religiosa delle comunità sparse. I sentieri verso le località più alte mantengono la memoria di collegamenti che un tempo venivano percorsi quotidianamente. La montagna non separava necessariamente i paesi. Spesso era proprio ciò che li metteva in comunicazione.I Capitoli e la memoria della comunitàTra tutti i documenti storici, i Capitoli del 1660 sono forse quelli che meglio restituiscono l'identità autonoma di Rontano. Dietro quelle regole c'era una comunità che doveva decidere come convivere e utilizzare il proprio territorio. Campi. Boschi. Pascoli. Strade. Acque. Animali. La storia locale non era fatta soltanto di duchi e governatori, ma soprattutto della gestione quotidiana di queste risorse.Un paese segnato dal NovecentoIl Novecento lasciò ferite profonde. La Grande Guerra portò via giovani uomini. Il terremoto del 1920 distrusse case e danneggiò San Donato. La Seconda guerra mondiale raggiunse nuovamente il paese e le montagne circostanti. La chiesa stessa conserva nella propria storia materiale le tracce di terremoto e guerra. Poi arrivarono lo spopolamento e l'abbandono delle campagne.Un borgo da riscoprireVisitare Rontano significa scoprire una delle frazioni storicamente più interessanti del territorio di Castelnuovo di Garfagnana. La sua storia comincia nelle carte medievali. È nella Chiesa di San Donato , ricordata nel 1168 e ricostruita nel 1576. È nei Capitoli della comunità del 1660 . È nelle case di pietra con loggiati, archi e altane. È nei castagneti e nelle vecchie mulattiere. È nella piccola Sant'Ansano di Metello. È nella lapide dei caduti della Grande Guerra. È nelle cinque case crollate durante il terremoto del 1920. Ed è nei boschi tra Rontano e Metello, che durante la Seconda guerra mondiale divennero anche territorio della Resistenza. Rontano racconta così più di mille anni di storia attraverso un piccolo paese di montagna: comunità medievale, terra della Garfagnana estense, borgo del castagno e luogo della memoria del Novecento . Un paese oggi silenzioso, ma nel quale chiese, case e antichi documenti continuano a raccontare una comunità che per secoli ha vissuto in stretto rapporto con Castelnuovo e con le montagne delle Alpi Apuane. |