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San DonninoIl borgo fortificato alle porte dell’Alta GarfagnanaSan Donnino è una frazione del comune di Piazza al Serchio, nell’Alta Garfagnana, in provincia di Lucca. Il borgo sorge sulla destra del Serchio, poco distante dal capoluogo, in una posizione che nel Medioevo possedeva un’importanza strategica molto maggiore di quanto possa apparire oggi. Sopra l’abitato si innalza infatti il colle sul quale sorgeva l’antico Castello di San Donnino. La fortificazione non era isolata. Insieme al castello di San Michele e alla fortezza di Castelvecchio contribuiva a controllare e, in caso di necessità, a bloccare gli accessi verso la parte superiore della valle. Il Comune di Piazza al Serchio descrive ancora oggi San Donnino come un piccolo borgo nato all’ombra di un castello abitato da una famiglia di nobili guerrieri e uomini di Stato: i Sandonnini. È proprio questa famiglia a rappresentare uno dei fili conduttori più affascinanti della storia locale. Da un piccolo paese della Garfagnana alcuni suoi membri raggiunsero infatti le corti imperiali, la Chiesa e importanti incarichi politici. Tra tutti emerge Nicola Sandonnini, vescovo di Modena e poi di Lucca, che nel Quattrocento trasformò profondamente il paese e fece costruire la chiesa parrocchiale ancora oggi esistente.Un luogo strategicoPer comprendere San Donnino bisogna partire dalla geografia. Piazza al Serchio costituisce uno dei principali nodi naturali dell’Alta Garfagnana. Qui convergono percorsi provenienti dalla Lunigiana, dai valichi appenninici e dalla valle del Serchio. Chi controllava questa zona poteva sorvegliare una parte importante dei movimenti verso l’alta valle. San Donnino occupava uno dei punti chiave di questo sistema. La fortificazione sorgeva sopra il paese e dominava la direttrice della valle. Non era quindi semplicemente la residenza di una famiglia nobile. Era un elemento di una vera rete territoriale di controllo.San Donnino, San Michele e CastelvecchioIl Comune di Piazza al Serchio sottolinea espressamente che la fortezza di San Donnino, insieme a Castelvecchio e al castello di San Michele, sbarrava l’accesso all’Alta Valle. È un’immagine molto efficace per comprendere il territorio medievale. Oggi ci spostiamo lungo strade che attraversano rapidamente questi luoghi. Nel Medioevo i percorsi erano obbligati dalla conformazione delle montagne, dai fiumi e dai ponti disponibili. Un castello collocato nel punto giusto poteva quindi controllare uomini, animali e merci.Un castello dell’XI secoloLa ricostruzione storico-territoriale pubblicata dal Comune inserisce il castello di San Donnino tra le fortificazioni documentate nell’XI secolo. In particolare, San Donnino compare nel quadro dei castelli attestati nel 1027. Si tratta di un dato molto importante. Colloca la fortificazione nella fase iniziale dell’incastellamento della Garfagnana. Il Catalogo Generale dei Beni Culturali del Ministero della Cultura censisce inoltre il Castello di San Donnino come rudere storico, riconducendolo alla tradizione delle fortificazioni medievali locali.Come poteva apparire il castelloLa ricostruzione comunale offre anche un’indicazione interessante sulla tipologia. Il castello di San Donnino apparteneva al modello più antico e semplice delle fortificazioni garfagnine: un recinto fortificato con una torre collocata nel punto più elevato del colle. Era una soluzione molto efficace. La cinta proteggeva uno spazio relativamente piccolo. La torre permetteva di controllare il territorio e costituiva l’ultimo punto di difesa. La conformazione naturale del rilievo completava il sistema. Con poche strutture murarie era possibile ottenere una notevole capacità difensiva.Il castello e la rocciaLe fortificazioni medievali della Garfagnana sfruttavano frequentemente la roccia naturale. Le mura venivano adattate alla conformazione del colle e ancorate agli affioramenti. Questo permetteva di ridurre il lavoro necessario e aumentare la resistenza. Anche San Donnino apparteneva a questa cultura costruttiva. Il castello non deve quindi essere immaginato come un edificio geometricamente regolare. Era una struttura adattata al terreno.I ruderiOggi del castello rimangono soltanto ruderi. Il Comune parla di una fortezza ormai diruta sul promontorio sopra il centro abitato. La perdita di gran parte delle strutture non diminuisce però l’importanza storica del sito. Il colle permette ancora di comprendere perché proprio quel punto fosse stato scelto. Da lì era possibile controllare l’accesso verso l’Alta Garfagnana.Il terremoto del 1920 e la fortezzaLa tradizione locale ricorda che ciò che restava del complesso fortificato subì ulteriori e gravissimi danni durante il terremoto del 7 settembre 1920. Una ricerca moderna sulla famiglia Sandonnini, divulgata dall’Istituto Storico Lucchese e ripresa dalla stampa locale, ricorda il fortilizio medievale sul colle come distrutto dal terremoto. Il sisma colpì duramente tutta l’Alta Garfagnana e la Lunigiana. Per strutture già ridotte a rudere, un evento di quella violenza poteva accelerare enormemente il processo di distruzione.La famiglia SandonniniLa storia di San Donnino è inseparabile da quella della famiglia Sandonnini, il cui nome conserva direttamente il legame con il paese. Il Comune ricorda i nobili del castello come uomini conosciuti per attività militari e politiche. Fonti storiche ricordano diversi membri della famiglia al servizio di sovrani e imperatori. La loro storia dimostra come un piccolo castello dell’Alta Garfagnana potesse essere collegato ai grandi circuiti politici dell’Europa medievale.Ugolino SandonniniTra i membri ricordati dalle fonti storiche compare Ugolino Sandonnini. La tradizione storiografica lo indica come seguace dell’imperatore Arrigo VII e di Giovanni di Boemia. Siamo quindi nel pieno delle grandi vicende politiche del Trecento. Gli uomini delle famiglie nobili locali non rimanevano necessariamente confinati nei propri castelli. Potevano entrare al servizio di sovrani e partecipare alle lotte che attraversavano l’Italia e l’Impero.Andrea SandonniniUn altro personaggio ricordato dalla storiografia è Andrea Sandonnini, al quale viene attribuito un diploma di nobiltà concesso dall’imperatore Carlo IV. Anche questo episodio dimostra il prestigio raggiunto dalla famiglia. Il rapporto con il potere imperiale contribuiva a rafforzarne la posizione sociale e politica. San Donnino, quindi, non era semplicemente un villaggio agricolo. Per un periodo fu anche il centro di una piccola signoria capace di produrre personaggi attivi molto lontano dalla Garfagnana.Una storia familiare ancora da approfondireRicerche archivistiche recenti hanno suggerito che la storia dei Sandonnini sia ancora più antica di quanto ritenuto dalla storiografia tradizionale. Gli studi presentati nel 2022 da Gianluca Lorenzetti, nell’ambito dell’Istituto Storico Lucchese, hanno anticipato di almeno un secolo alcune attestazioni della famiglia. È un elemento interessante perché mostra che la storia di San Donnino non è completamente chiusa. Nuovi documenti possono ancora modificare la ricostruzione delle origini della casata.Nicola SandonniniIl personaggio più importante della famiglia è però senza dubbio Nicola Sandonnini. La sua biografia è documentata anche dal Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani. Fu un ecclesiastico di grande prestigio. Divenne vescovo di Modena e nel 1479 fu trasferito alla sede episcopale di Lucca. Fu protagonista della vita religiosa e politica lucchese alla fine del Quattrocento. Ma non dimenticò il paese d’origine della propria famiglia.Un vescovo tra Modena e LuccaNicola Sandonnini visse in un periodo nel quale i vescovi potevano svolgere anche un ruolo politico molto importante. A Lucca promosse visite pastorali, interventi disciplinari e iniziative culturali. Fu coinvolto nei lavori della cattedrale. Sostenne opere pubbliche e religiose. Treccani ricorda anche il suo interesse per i libri e i manoscritti. La sua figura permette quindi di collegare direttamente il piccolo borgo di San Donnino alla cultura dell’Italia rinascimentale.Il feudo di San DonninoNel 1489 avvenne un passaggio decisivo. Secondo la ricostruzione riportata da Treccani, il duca Ercole I d’Este concesse a Nicola Sandonnini il feudo di San Donnino. La famiglia rafforzava così formalmente il proprio legame con il paese dal quale proveniva. Successivamente, nel 1518, Alfonso I d’Este confermò agli eredi il feudo e il titolo comitale. San Donnino divenne quindi una piccola contea feudale all’interno del sistema politico estense.Gli Estensi in GarfagnanaPer comprendere questo episodio bisogna ricordare che nel corso del Quattrocento gran parte dell’Alta Garfagnana era passata sotto il controllo degli Este. Il territorio veniva governato da Modena attraverso vicariati e altre strutture amministrative. San Donnino partecipò a questo processo. Il rapporto tra gli Este e i Sandonnini trasformò però il borgo in un caso particolare, perché la famiglia locale ottenne direttamente il feudo.La chiesa dei Santi Donnino e BiagioIl principale monumento del paese è oggi la Chiesa dei Santi Donnino e Biagio. L’Arcidiocesi di Lucca registra la parrocchia con la doppia dedicazione a San Donnino martire e San Biagio vescovo e martire. La festa di San Donnino ricorre il 9 ottobre, mentre quella di San Biagio il 3 febbraio. L’edificio possiede un legame diretto con Nicola Sandonnini.La chiesa del 1490Treccani riferisce che Nicola Sandonnini fece ricostruire nel 1490 la chiesa dedicata a San Donnino. La tradizione storiografica locale conserva anche il ricordo di un’iscrizione che attribuisce esplicitamente al vescovo l’erezione dell’edificio dalle fondamenta. Il 1490 rappresenta quindi la data fondamentale per la chiesa attuale. Nel 1990 il paese celebrò infatti il quinto centenario dell’edificio, come ricorda anche una lapide collocata sulla facciata.Una chiesa precedenteLa presenza religiosa a San Donnino è però precedente alla costruzione quattrocentesca. Le ricostruzioni storiche locali indicano l’esistenza di una chiesa più antica in un’altra posizione del paese. È quindi corretto distinguere tra la storia della comunità religiosa e quella dell’edificio attuale. La parrocchia e il culto di San Donnino hanno radici medievali. La chiesa che vediamo oggi appartiene invece soprattutto alla grande trasformazione promossa da Nicola Sandonnini alla fine del Quattrocento.San Donnino martireIl patrono è San Donnino martire, tradizionalmente collegato a Fidenza, l’antica Borgo San Donnino. Secondo la tradizione cristiana Donnino fu martirizzato durante le persecuzioni dell’età romana. Il suo culto si diffuse ampiamente nell’Italia settentrionale e lungo importanti percorsi medievali. A San Donnino di Piazza al Serchio la devozione al santo è diventata così importante da dare il nome all’intero paese.San BiagioAccanto a San Donnino compare San Biagio, vescovo e martire. È uno dei santi più venerati nella religiosità popolare. Tradizionalmente viene invocato contro le malattie della gola. La festa ricorre il 3 febbraio. La doppia dedicazione della parrocchia a San Donnino e San Biagio testimonia la stratificazione delle devozioni sviluppatesi nella comunità nel corso dei secoli.Il campanileAccanto alla chiesa si innalza il campanile. Una pietra con la data 1730, ricordata dalla storiografia locale, viene generalmente collegata a una fase di costruzione o trasformazione della torre. È quindi probabile che il campanile abbia assunto la propria configurazione moderna nel XVIII secolo. Come sempre per edifici trasformati ripetutamente, la data va interpretata come riferimento a una fase costruttiva e non necessariamente all’origine assoluta della struttura.L’interno della chiesaL’interno conserva testimonianze di diverse epoche. Particolarmente importante è l’altare maggiore ligneo, appartenente alla tradizione decorativa dell’età moderna. Ma l’elemento che oggi merita maggiore attenzione è una grande pala d’altare raffigurante la Madonna con Bambino e numerosi santi. L’opera è stata recentemente oggetto di restauro.La pala d’altareNel 2024 la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ha deliberato un contributo destinato al restauro del dipinto su tela della parrocchia dei Santi Donnino e Biagio. Il rapporto della Fondazione descrive l’opera come una Madonna con Bambino, santi e prelati, allora in cattivo stato di conservazione a causa dell’ossidazione e dei depositi accumulati nel tempo. Il restauro è stato successivamente completato e l’opera è stata presentata nuovamente al pubblico nel giugno 2026.I santi della palaDopo il restauro, la lettura dell����������������������opera ha permesso di riconoscere diverse figure. Al centro compare la Madonna con il Bambino. Intorno sono raffigurati San Donnino martire, San Nicola, San Rocco, San Sebastiano, San Biagio e un ulteriore santo la cui identificazione rimane incerta. La fonte relativa al restauro colloca il dipinto tra XVII e XVIII secolo e indica l’autore come sconosciuto. Questa attribuzione aggiornata è preferibile rispetto ad alcune identificazioni precedenti circolate nella bibliografia locale.Perché il restauro è importanteIl restauro di un’opera conservata in una piccola chiesa di paese possiede un significato particolare. Non si recupera soltanto un dipinto. Si restituisce alla comunità un oggetto che per secoli ha accompagnato celebrazioni, matrimoni, battesimi e funerali. La pala appartiene contemporaneamente alla storia dell’arte e alla memoria degli abitanti. Il finanziamento pubblico e privato del restauro dimostra inoltre che il patrimonio delle piccole frazioni continua a essere considerato meritevole di tutela.I Capitoli di San DonninoAnche San Donnino possedeva proprie regole comunitarie. L’Archivio della Garfagnana, conservato presso l’Archivio di Stato di Massa, registra infatti i Capitoli di San Donnino, accompagnati da riforme e conferme posteriori. L’inventario li colloca nella raccolta degli statuti rurali e delle memorie delle comunità della Garfagnana. A differenza di altre voci dello stesso inventario, per i Capitoli di San Donnino non compare nella registrazione consultabile una singola data originaria da poter indicare con sicurezza. È quindi preferibile non attribuire loro arbitrariamente un anno.Una comunità con proprie regoleLa presenza dei Capitoli è comunque molto significativa. Dimostra che gli abitanti possedevano un sistema di norme destinato alla gestione della vita collettiva. Boschi, pascoli, strade e acque dovevano essere regolati. Occorreva impedire danni alle coltivazioni. Era necessario stabilire obblighi e sanzioni. Anche un borgo governato da una famiglia nobile aveva quindi una propria dimensione comunitaria.Agricoltura e vita quotidianaLa presenza del castello e della famiglia Sandonnini non deve far dimenticare che la maggior parte degli abitanti viveva del lavoro della terra. L’economia era fondata sull’agricoltura, sull’allevamento e sullo sfruttamento dei boschi. Campi e prati occupavano superfici oggi in parte riconquistate dalla vegetazione. Ogni famiglia cercava di produrre una quota consistente del proprio fabbisogno.Il farroTra i cereali tradizionali della Garfagnana un posto importante appartiene al farro. Le condizioni climatiche e i terreni montani favorivano colture rustiche capaci di adattarsi ad ambienti difficili. Il farro veniva utilizzato soprattutto nelle minestre. Oggi è diventato uno dei prodotti gastronomici simbolo della valle. In passato rappresentava soprattutto un alimento quotidiano.Il castagnoAncora più importante era il castagno. Per generazioni ha rappresentato una delle principali fonti alimentari della montagna. Le castagne potevano essere consumate fresche oppure essiccate nei metati. Successivamente venivano macinate. La farina ottenuta permetteva di preparare necci, polenta e altre pietanze. La possibilità di conservarla durante l’inverno rendeva il castagno una risorsa essenziale.Prati e allevamentoAnche l’allevamento aveva un ruolo fondamentale. I prati fornivano il fieno necessario agli animali durante l’inverno. Bovini e ovini producevano latte, carne e formaggi. Il letame fertilizzava i campi. Campi, prati, boschi e animali formavano quindi un unico sistema economico. Ogni elemento dipendeva dagli altri.La Via del Volto SantoSan Donnino occupa anche una posizione importante lungo la Via del Volto Santo. La ricostruzione storico-territoriale del Comune di Piazza al Serchio descrive l’itinerario che dalla Lunigiana entrava in Garfagnana attraverso il Passo di Tea. Dopo Gragnana, il percorso raggiungeva San Michele e Piazza al Serchio, quindi San Donnino e Petrognano, continuando successivamente verso Lucca.Una strada di pellegrini e mercantiIl nome moderno richiama il Volto Santo di Lucca, la grande immagine venerata nella Cattedrale di San Martino. Ma la direttrice era utilizzata anche per ragioni commerciali e politiche. Non esisteva una separazione netta tra strada dei pellegrini e strada degli abitanti. Gli stessi percorsi erano attraversati da mercanti, soldati, contadini, ecclesiastici e viaggiatori. San Donnino era quindi contemporaneamente borgo fortificato e luogo di passaggio.Il sistema stradale medievaleIl Comune sottolinea che il complesso formato da Piazza, Sala, San Michele e San Donnino controllava le direttrici provenienti da nord e nord-ovest. Questo dato permette di comprendere ancora meglio la presenza del castello. La fortificazione non era stata costruita casualmente. Serviva a controllare esattamente una delle zone nelle quali le strade convergevano. La storia militare e quella della viabilità sono quindi strettamente collegate.Una strada moderna soltanto nell’OttocentoUna fonte locale ricorda che fino alla costruzione della strada provinciale nel 1869, San Donnino manteneva condizioni di collegamento più difficili con il capoluogo. La nuova strada passò sotto il Monte Croce, modificando profondamente gli spostamenti. Come in molti paesi della Garfagnana, l’arrivo di una strada carrozzabile rappresentò una piccola rivoluzione. Merci e persone potevano muoversi più facilmente. Il vecchio sistema delle mulattiere iniziava lentamente a perdere importanza.Il Novecento e la Grande GuerraSan Donnino conserva anche una testimonianza particolarmente interessante della Prima guerra mondiale. Sulla facciata della chiesa è collocata una lapide dedicata ai combattenti e ai caduti del paese. La lapide fu posta il 17 luglio 1920, poche settimane prima del grande terremoto che avrebbe sconvolto la Garfagnana. Ricorda in particolare i caduti sul Carso e riporta anche i nomi dei combattenti superstiti che vollero realizzare il memoriale.Una lapide diventata documento storicoQuesta lapide è interessante non soltanto come monumento ai caduti. L’elenco dei nomi permette di osservare concretamente quanto profondamente la guerra avesse coinvolto una comunità di dimensioni ridotte. Quasi ogni famiglia doveva conoscere qualcuno partito per il fronte. Il monumento diventa quindi anche una sorta di fotografia della popolazione maschile del paese all’inizio del Novecento.Il terremoto del 1920Pochissimo tempo dopo la posa della lapide, il 7 settembre 1920, arrivò il terremoto. Il sisma devastò la Garfagnana e la Lunigiana. San Donnino si trovava nel cuore dell’area colpita. La tradizione locale collega al terremoto la distruzione definitiva di una parte importante dei resti dell’antica fortezza. Anche gli edifici del paese dovettero affrontare riparazioni e ricostruzioni.Un secolo difficilissimoNel giro di pochi anni la comunità aveva quindi vissuto due eventi traumatici. Prima la Grande Guerra. Poi il terremoto. Il Novecento avrebbe portato anche emigrazione, trasformazione dell’agricoltura e progressivo spopolamento della montagna. Il paese che vediamo oggi è il risultato anche di queste fratture.Lo spopolamentoCome molte frazioni dell’Alta Garfagnana, San Donnino ha conosciuto una progressiva riduzione della popolazione. Il lavoro agricolo tradizionale richiedeva enormi fatiche e garantiva redditi limitati. Le nuove generazioni cercarono opportunità altrove. Molti campi furono abbandonati. I boschi riconquistarono superfici precedentemente utilizzate come prati o coltivi. Il paesaggio cambiò insieme alla società.Il borgo oggiNonostante le trasformazioni, San Donnino conserva ancora una struttura facilmente leggibile. Il nucleo storico, la chiesa e il colle del castello continuano a definire l’identità del paese. La vicinanza a Piazza al Serchio rende inoltre il borgo facilmente raggiungibile. È quindi una tappa ideale all’interno di un itinerario dedicato ai castelli e alle antiche vie dell’Alta Garfagnana.Cosa vedere a San DonninoLa visita può iniziare dal borgo storico, osservando le case e il rapporto tra l’abitato e il colle soprastante. Il principale monumento è la Chiesa dei Santi Donnino e Biagio, costruita nella sua forma fondamentale per volontà di Nicola Sandonnini nel 1490. All’interno merita attenzione la grande pala della Madonna con Bambino e santi, restaurata e nuovamente presentata al pubblico nel 2026. Sulla facciata si trova la lapide ai combattenti e ai caduti della Prima guerra mondiale, datata 17 luglio 1920. Merita poi attenzione il colle dell’antico castello, anche se la fortificazione è oggi ridotta a rudere. È soprattutto la posizione a spiegare il suo valore storico. Da questo punto il castello controllava una delle principali porte naturali dell’Alta Garfagnana. Infine San Donnino può essere inserito in un percorso lungo la Via del Volto Santo, collegandolo idealmente a Piazza al Serchio e Petrognano.Curiosità su San DonninoIl castello è documentato già nell’XI secoloLa ricostruzione comunale lo inserisce tra le fortificazioni attestate nel 1027. Faceva parte di un sistema difensivo San Donnino, Castelvecchio e San Michele controllavano insieme gli accessi all’Alta Valle. Il castello aveva una struttura molto semplice ed efficace Apparteneva al modello del recinto fortificato con torre nel punto più elevato. Oggi rimangono soltanto ruderi La fortezza sul promontorio è ormai in gran parte scomparsa. Il paese diede il nome a una famiglia nobile I Sandonnini furono guerrieri, uomini di Stato ed ecclesiastici. Un Sandonnini seguì Arrigo VII Ugolino viene ricordato dalla storiografia tra i seguaci dell’imperatore e di Giovanni di Boemia. Nicola Sandonnini divenne vescovo di Lucca Fu eletto alla sede lucchese nel 1479. Nel 1489 San Donnino divenne suo feudo Ercole I d’Este concesse il territorio a Nicola Sandonnini. Nel 1490 Nicola ricostruì la chiesa La data è confermata dalla biografia Treccani e dalla tradizione epigrafica dell’edificio. Nel 1518 il feudo rimase agli eredi Alfonso I d’Este confermò loro feudo e titolo comitale. La parrocchia ha due titolari San Donnino martire, festeggiato il 9 ottobre, e San Biagio, festeggiato il 3 febbraio. Il campanile conserva la data 1730 È generalmente collegata a una fase costruttiva della torre. La pala d’altare è stata appena restaurata L’intervento, finanziato anche dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, è stato presentato nel giugno 2026. La pala raffigura molti santi Tra quelli riconosciuti figurano San Donnino, San Nicola, San Rocco, San Sebastiano e San Biagio. Il paese possedeva propri Capitoli L’Archivio della Garfagnana conserva i Capitoli di San Donnino con riforme e conferme successive. San Donnino era sulla Via del Volto Santo L’antica direttrice proseguiva da Piazza al Serchio verso San Donnino e Petrognano. Una lapide ricorda i soldati del Carso Fu collocata sulla chiesa il 17 luglio 1920. Il terremoto arrivò meno di due mesi dopo Il grande sisma della Garfagnana avvenne il 7 settembre 1920. Perché visitare San DonninoSan Donnino permette di comprendere perfettamente quanto potesse essere importante, nel Medioevo, un luogo oggi apparentemente piccolo. La sua posizione controllava una delle porte dell’Alta Garfagnana. Per questo, già nell’XI secolo, sopra il paese esisteva un castello. Non era solo. San Michele e Castelvecchio completavano il sistema difensivo. Le strade passavano sotto queste fortificazioni e chi governava i castelli poteva controllare uomini, merci e territori. Poi la storia del paese si intrecciò con quella dei Sandonnini. Da questa piccola località uscì una famiglia capace di raggiungere le corti imperiali e i vertici della Chiesa. Nicola Sandonnini divenne vescovo di Lucca e nel 1489 ricevette dagli Este il feudo del paese dei propri antenati. Un anno dopo, nel 1490, fece ricostruire la chiesa che ancora oggi rappresenta il principale monumento di San Donnino. I secoli successivi lasciarono altre tracce. I Capitoli raccontano una comunità capace di darsi regole proprie. La pala d’altare racconta la devozione religiosa. La lapide del 1920 racconta i giovani partiti per la Grande Guerra. Il terremoto dello stesso anno ricorda invece la fragilità di questi paesi davanti alle forze della natura. E sopra tutto rimane il colle del castello. Le mura sono quasi scomparse, ma la posizione continua a spiegare la storia. Basta guardare la valle per capire perché, mille anni fa, qualcuno decise che proprio lì doveva sorgere una fortezza. È questo il fascino di San Donnino: un piccolo borgo nel quale il paesaggio permette ancora di leggere il Medioevo. |