San Michele - Piazza Al Serchio

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San Michele

San Michele

Verso il centro storico

Indicazione per il ponte

Il ponte medievale

San Michele

Il borgo

Sul ponte

Sul ponte

Sul ponte

Vista dal borgo

Passaggio

In paese

Case

Il ponte medievale

Vista

Vista

Vista

Il ponte sul torrente Acqua Bianca

Vista

La fontana

Dal passagio voltato

Il ponte

Il torrente Acqua Bianca

Il torrente Acqua Bianca

Il ponte medievale

Il ponte medievale

Il ponte medievale

Il ponte medievale

Il ponte medievale

Il ponte medievale

Il ponte medievale

Il ponte medievale

Il ponte medievale

Il ponte medievale

Il torrente

Il torrente

L'Edicola con una fedele

Maestà nell'Edicola

Il paese

Verso la Chiesa

In paese

In paese

La Chiesa di San Michele

La torre campanaria

La Chiesa

Particolare sulla torre

Particolare sulla torre

Campanile

Campanile

Rosone sulla torre campanaria

Data

Interno della Chiesa

Interno della Chiesa

Acquasantiera

Interno della Chiesa

Confessionale

Interno della Chiesa

Interno della Chiesa

Interno della Chiesa

Interno della Chiesa

Interno della Chiesa

Interno della Chiesa

Interno della Chiesa

Fonte Battesimale

Lapidi

Lapide commemorativa

San Michele

San Michele

San Michele

San Michele

Locandina

Nella strada

Vista sui campi

Vista sui campi

Inverno a San Michele

Inverno

Inverno

Inverno

Inverno

Inverno

Il ponte medievale

Vista dal paese

In paese

In paese

In paese

Vista dal paese

Vista dal paese

Vista dal paese

Il ponte medievale

Vista dal paese

In paese

In paese

Vista su Piazza al Serchio

Vista su Piazza al Serchio

Edicola

In paese

In paese

In paese

In paese

Il ponte

Il ponte

Vista

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

Inverno

La Chiesa

Torre campanaria

Vista

Vista

Vista

Vista dalla strada per Piazza al Serchio

Vista dalla strada per Piazza al Serchio

Vista dalla strada per Piazza al Serchio

Vista dalla strada per Piazza al Serchio

San Michele

San Michele

San Michele

Inverno

Il ponte romanico

Passaggio

Il forno

San Michele

San Michele

Inverno

Gatto delle nevi locale

Gatto delle nevi locale

Gatto delle nevi locale

San Michele

San Michele

San Michele

San Michele

San Michele

Il torrente

San Michele

San Michele

Informazioni storiche, culturali della località.

San Michele

Il borgo medievale sul torrente Acqua Bianca

San Michele è una frazione del comune di Piazza al Serchio, nell’Alta Garfagnana, in provincia di Lucca. Sorge su un poggio tra Piazza al Serchio e Nicciano, in un punto nel quale la conformazione naturale del territorio ha condizionato profondamente la nascita e lo sviluppo dell’abitato. Il paese è infatti diviso in due nuclei dal torrente Acqua Bianca. A unirli è uno dei monumenti più suggestivi dell’intero territorio comunale: il Ponte di San Michele, costruito in pietra con un’unica arcata e diventato nel tempo quasi il simbolo del borgo. Sopra le case rimangono inoltre le testimonianze dell’antico castello, con possenti murature ancorate direttamente agli affioramenti rocciosi. San Michele conserva così un insieme particolarmente leggibile di elementi medievali: il castello, il ponte, le strade, le case e la posizione strategica lungo un’importante direttrice che collegava la Garfagnana con la Lunigiana. Il Comune di Piazza al Serchio lo definisce espressamente un borgo medievale nel quale ancora tutto parla di feudalesimo.

Un paese costruito intorno alla geografia

San Michele è un ottimo esempio di quanto la geografia fosse importante nella scelta dei luoghi da abitare e fortificare. Il borgo occupa un rilievo naturale. Ai suoi piedi scorre l’Acqua Bianca. Poco distante si trova Piazza al Serchio, uno dei principali nodi viari dell’Alta Garfagnana. Da questa zona partivano percorsi verso la Lunigiana, i valichi appenninici e il resto della valle del Serchio. Non sorprende quindi che durante il Medioevo il territorio fosse densamente fortificato. La ricostruzione storico-territoriale pubblicata dal Comune evidenzia addirittura la presenza di quattro castelli nel raggio di circa un chilometro attorno a Piazza al Serchio.

Il castello di San Michele

Uno di questi era il castello di San Michele. La fortificazione occupava il rilievo dominante il borgo e controllava una delle direttrici di accesso verso Piazza al Serchio. Ancora oggi sono visibili importanti porzioni delle antiche murature. Il Comune sottolinea una caratteristica particolarmente interessante: le mura sono ancorate agli affioramenti di roccia e presentano tratti costruiti a filari. La fortificazione venne trasformata più volte nel corso dei secoli. Parte delle mura finì progressivamente inglobata negli edifici successivi. È proprio questa sovrapposizione a rendere San Michele affascinante. Il castello non appare più come un edificio separato dal paese. Le sue tracce sono diventate parte del borgo.

Castello, strada e ponte

La posizione della fortificazione non era casuale. Le ricerche territoriali pubblicate dal Comune osservano che alcuni castelli dell’Alta Garfagnana erano collocati intenzionalmente vicino ai ponti. Tra gli esempi viene indicato proprio il castello presso San Michele. Castello e ponte devono quindi essere letti insieme. Il ponte permetteva di attraversare il corso d’acqua. Il castello permetteva di controllare il passaggio. Era una combinazione estremamente importante nel Medioevo, quando fiumi e torrenti potevano obbligare viaggiatori e merci a utilizzare pochi attraversamenti disponibili.

Le possibili origini longobarde

Il Comune propone per San Michele un’origine molto antica, collegandola all’epoca longobarda. Si tratta per���� di un’ipotesi storica e non di una certezza archeologicamente dimostrata. Gli elementi indicati sono soprattutto due. Il primo è la dedicazione all’Arcangelo Michele, santo particolarmente venerato dai Longobardi. Il secondo è l’origine attribuita alle antiche consorterie feudali che esercitarono il potere nella zona. La stessa fonte comunale precisa tuttavia che mancano conferme archeologiche sicure. È quindi corretto parlare di possibile origine longobarda, evitando di presentarla come fatto definitivamente accertato.

San Michele e i Longobardi

Il collegamento con l’Arcangelo Michele è comunque culturalmente significativo. Il culto di San Michele ebbe una diffusione eccezionale nel mondo longobardo. L’arcangelo guerriero, raffigurato mentre combatte contro il male, possedeva caratteristiche particolarmente vicine alla cultura militare delle élite longobarde convertite al Cristianesimo. Numerosi luoghi fortificati e chiese dell’Italia medievale furono dedicati a San Michele. Il toponimo del borgo potrebbe quindi conservare una memoria molto antica. Ma, nel caso specifico di San Michele di Piazza al Serchio, la relazione deve rimanere formulata come ipotesi storica.

I domini loci

Nel Medioevo il potere sul territorio era esercitato da signori locali. Il Comune parla dei “Domini Loci”, i signori del luogo, ricordando le antiche famiglie feudali di San Michele. Il castello rappresentava il centro materiale di questo potere. Da lì venivano controllati terreni, strade e risorse. La popolazione rurale viveva invece nelle abitazioni e nei piccoli nuclei sviluppatisi intorno alla fortificazione. San Michele conserva ancora molto chiaramente questa relazione tra punto fortificato superiore e borgo sottostante.

Il borgo medievale

Sotto le mura del castello si sviluppò il paese. Il Comune segnala la presenza di antichi palazzi e resti di fortificazioni. A questi si aggiungono viottoli, passaggi e abitazioni tradizionali che mantengono la struttura raccolta del borgo. Non bisogna naturalmente immaginare che tutte le case oggi visibili siano medievali. Gli edifici sono stati ampliati, ricostruiti e trasformati per secoli. È soprattutto l’impianto complessivo del paese a conservare la memoria del passato.

Il torrente Acqua Bianca

Il torrente Acqua Bianca divide San Michele in due parti. È un elemento fondamentale del paesaggio. Le acque scendono dal settore apuano e confluiscono nel sistema del Serchio poco distante dal paese. Per gli abitanti del passato un torrente rappresentava contemporaneamente una risorsa e un ostacolo. L’acqua poteva essere utilizzata per attività agricole e produttive. Ma era necessario poter attraversare il corso d’acqua in sicurezza. Da questa esigenza nasce l’importanza straordinaria del ponte.

Il Ponte di San Michele

Il Ponte medievale di San Michele è il monumento più conosciuto del paese. È un ponte pedonale in pietra a una sola arcata. Attraversa l’Acqua Bianca e collega le due parti del borgo. La sua struttura essenziale e la posizione tra case, rocce e torrente creano uno degli scorci più caratteristici dell’Alta Garfagnana. Il ponte è censito anche dal Catalogo Generale dei Beni Culturali, con tutela riferita alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara.

Quanto è antico il ponte?

La datazione merita attenzione perché le fonti non sono perfettamente concordi. Il Comune di Piazza al Serchio lo definisce un ponte trecentesco, quindi del XIV secolo. Anche uno studio universitario dedicato direttamente al rilievo del ponte lo descrive come trecentesco, pur osservando che la datazione non è completamente certa. Il Catalogo Generale dei Beni Culturali, invece, classifica il Ponte nell’Acqua Bianca come opera del XII secolo. Per questo è preferibile definirlo semplicemente ponte medievale, aggiungendo che le fonti propongono datazioni comprese tra XII e XIV secolo.

Il ponte degli Spinetta

Secondo le memorie locali riportate dal Comune, il ponte sarebbe stato costruito dai nobili Spinetta, indicati come feudatari del castello. Anche questa informazione va presentata nella forma utilizzata dalla fonte: “stando alle memorie”. Non abbiamo quindi bisogno di trasformare una tradizione storica in certezza documentaria. Rimane comunque una testimonianza interessante del rapporto tra il ponte e il potere feudale. Chi controllava il castello aveva infatti un interesse evidente nel garantire e controllare l’attraversamento del torrente.

Un ponte a un solo arco

Dal punto di vista architettonico, il ponte utilizza una soluzione molto efficace. Una sola campata supera il torrente. La carreggiata pedonale segue il profilo arcuato tipico di molti ponti medievali. La pietra utilizzata dialoga direttamente con le rocce del torrente e con le murature del borgo. L’effetto paesaggistico è particolarmente suggestivo perché il ponte sembra appartenere naturalmente alla gola.

Un ponte studiato con tecnologie moderne

Il Ponte di San Michele è stato anche oggetto di uno studio universitario basato su tecniche di rilievo non invasive. Ricercatori e studenti hanno utilizzato laser scanner 3D e fotogrammetria per ottenere una ricostruzione precisa della struttura. È un dettaglio interessante perché dimostra come un piccolo ponte rurale possa diventare oggetto di ricerca scientifica contemporanea. La tecnologia permette oggi di documentarne geometria e condizioni con una precisione impossibile per gli studiosi del passato.

La strada verso il Passo di Tea

San Michele aveva un ruolo importante anche nella viabilità medievale. La ricostruzione territoriale del Comune identifica una direttrice proveniente dall’alta valle dell’Aulella. La strada raggiungeva il Passo di Tea, dove si trovava l’ospitale di San Nicolao, quindi Giuncugnano e Gragnana. Da Gragnana proseguiva verso San Michele e infine raggiungeva Piazza al Serchio. Il borgo si trovava quindi su uno dei collegamenti naturali tra Lunigiana e Garfagnana.

La Via del Volto Santo

Questo antico sistema viario è oggi in parte recuperato dalla Via del Volto Santo. Il cammino collega la Lunigiana a Lucca attraversando la Garfagnana. Uno studio dell’Università di Firenze dedicato all’itinerario ricorda espressamente il passaggio a San Michele e il ponte medievale sull’Acqua Bianca. La meta religiosa era il celebre Volto Santo conservato nella Cattedrale di San Martino a Lucca. Ma queste strade non erano percorse soltanto dai pellegrini. Vi passavano mercanti, contadini, soldati, ecclesiastici e viaggiatori.

San Michele come luogo di passaggio

La storia del paese nasce quindi dall’incontro tra tre elementi. La fortificazione controllava il territorio. Il ponte consentiva di attraversare l’Acqua Bianca. La strada collegava la Lunigiana con Piazza al Serchio e il resto della Garfagnana. Separare questi elementi significa perdere una parte fondamentale del significato storico del borgo. San Michele esiste proprio perché quel punto era utile per attraversare e controllare il territorio.

La Vicaria di Camporgiano

Con il superamento della fase feudale San Michele divenne una comunità dotata di proprie regole e fu inserita nella Vicaria di Camporgiano. La storia politica della vicaria fu estremamente movimentata. Il territorio venne coinvolto nelle lotte tra Lucca, Pisa, Firenze, i Malaspina e successivamente gli Estensi. Il Comune ricorda espressamente questi passaggi, sottolineando come San Michele abbia seguito le complesse vicende della vicaria.

Una Garfagnana contesa

Durante il Medioevo la Garfagnana non era un territorio politicamente uniforme. La posizione tra Toscana, Liguria ed Emilia la rendeva particolarmente importante. Lucca cercava di controllare le strade e le comunità della valle. Pisa e Firenze intervenivano nelle lotte regionali. I Malaspina possedevano territori nella vicina Lunigiana e in alcune zone garfagnine. Le comunità locali si trovavano quindi continuamente coinvolte nei conflitti tra poteri maggiori.

Il 1446 e gli Estensi

Nel 1446 avvenne uno dei passaggi fondamentali della storia di San Michele. Secondo la ricostruzione comunale, dopo un periodo particolarmente instabile il Comune di San Michele, insieme a molte altre comunità della vicaria, si pose sotto la signoria del marchese Leonello d’Este. Da quel momento San Michele rimase, salvo brevi interruzioni, legato agli Estensi e al Ducato di Modena fino al XIX secolo.

Una comunità con propri statuti

San Michele non era soltanto un borgo dipendente da poteri superiori. Possedeva una propria organizzazione comunitaria. Il Comune ricorda esplicitamente che, terminata la fase feudale, San Michele si costituì in comunità dotata di propri statuti. Questa affermazione trova un importante riscontro archivistico.

I Capitoli di San Michele del 1615

L’Archivio della Garfagnana, conservato presso l’Archivio di Stato di Massa, registra infatti i Capitoli di San Michele del 1615. Il testo è conservato attraverso una copia del 1838. È un dato particolarmente prezioso perché consente di attribuire una data precisa alla documentazione normativa della comunità.

Che cosa erano i Capitoli?

I Capitoli regolavano la vita quotidiana. Boschi e pascoli erano risorse essenziali. Le strade dovevano essere mantenute. Gli animali non potevano danneggiare liberamente i campi. Le acque dovevano essere gestite. Era necessario stabilire obblighi, divieti e sanzioni. In una piccola comunità montana la collaborazione non era facoltativa. Era indispensabile per sopravvivere. I Capitoli del 1615 rappresentano quindi una delle testimonianze più concrete della vita degli abitanti di San Michele.

La chiesa di San Michele Arcangelo

Il paese possiede naturalmente una chiesa dedicata a San Michele Arcangelo. L’Arcidiocesi di Lucca la registra oggi come prioria di San Michele di Piazza al Serchio. La festa titolare ricorre il 29 settembre. L’attuale edificio non deve però essere confuso con le origini più antiche del borgo. La storia della chiesa ha conosciuto numerose trasformazioni.

Dall’oratorio alla parrocchia

Fonti territoriali secondarie ricordano l’esistenza di un piccolo oratorio dedicato a San Michele, dipendente dalla più antica organizzazione ecclesiastica di Piazza al Serchio. Alla fine del Settecento l’edificio venne ampliato e San Michele acquisì una maggiore autonomia religiosa. Una ricostruzione locale colloca l’ampliamento nel 1790 e l’istituzione della parrocchia nel 1792. Poiché per questi dettagli non abbiamo, nella ricerca attuale, una scheda ecclesiastica storico-architettonica primaria completa, è opportuno mantenere l’attribuzione alla fonte locale.

La chiesa attuale

La stessa ricostruzione locale riferisce che l’attuale configurazione della chiesa, a navata unica, risale in larga parte al 1908, con successivi interventi di ristrutturazione nel XX secolo. Questo spiega perché il visitatore non debba aspettarsi una chiesa medievale corrispondente cronologicamente al castello. Il culto e il nome del paese possono avere radici molto più antiche dell’edificio oggi visibile. È una situazione frequente nei borghi della Garfagnana.

Il campanile

Una tradizione locale collega il campanile alla data 1666, incisa su una pietra della struttura. Anche in questo caso è prudente considerare la data come testimonianza di una fase costruttiva, senza dedurne automaticamente che l’intera torre sia stata realizzata esattamente in quell’anno. Le chiese rurali venivano frequentemente modificate in momenti differenti.

San Michele Arcangelo

La dedicazione all’Arcangelo Michele è particolarmente adatta a un antico luogo fortificato. Nell’iconografia cristiana Michele viene rappresentato come comandante delle schiere celesti, spesso armato mentre sconfigge il demonio. È il santo guerriero per eccellenza. Il suo culto si diffuse ampiamente durante il Medioevo. A San Michele di Piazza al Serchio la dedicazione è diventata così importante da determinare il nome stesso del paese.

Il 29 settembre

La festa liturgica di San Michele Arcangelo ricorre il 29 settembre. L’Arcidiocesi di Lucca conferma questa data per la prioria di San Michele di Piazza al Serchio. Per una comunità rurale la festa patronale rappresentava tradizionalmente uno dei principali momenti dell’anno. La dimensione religiosa si univa a quella sociale e familiare. Persone emigrate o trasferite potevano tornare al paese e le famiglie si riunivano.

L’economia rurale

Per secoli la maggioranza degli abitanti non viveva naturalmente del castello o del ponte. Viveva della terra. Agricoltura, allevamento, boschi e castagneti costituivano la base economica. Il territorio circostante era molto più intensamente utilizzato rispetto a oggi. Campi e prati occupavano superfici che successivamente il bosco ha in parte riconquistato.

Il farro

Il farro è uno dei prodotti simbolo della Garfagnana. La sua capacità di adattarsi ai terreni montani lo rendeva particolarmente utile. Oggi il Farro della Garfagnana è valorizzato come prodotto tipico. In passato cereali rustici di questo genere rappresentavano soprattutto una parte dell’alimentazione quotidiana. Venivano utilizzati nelle minestre insieme a legumi e ortaggi.

Il castagno

Ancora più importante era il castagno. Per secoli ha funzionato quasi come un secondo campo di grano della montagna. Le castagne venivano raccolte, essiccate e macinate. La farina ottenuta poteva essere conservata durante l’inverno. Serviva per preparare polenta, necci e altre pietanze. Il castagneto era quindi uno spazio produttivo che richiedeva cure continue.

I prati e gli animali

I prati producevano il fieno necessario per l’allevamento. Durante l’estate l’erba veniva falciata e fatta essiccare. Il fieno veniva conservato per l’inverno. Bovini, ovini e altri animali fornivano latte, formaggi, carne e concime. Agricoltura e allevamento formavano un sistema unico. I Capitoli comunitari servivano anche a proteggere questo equilibrio.

Il terremoto del 1920

Il 7 settembre 1920 l’Alta Garfagnana e la Lunigiana furono colpite da un terremoto devastante. San Michele si trovava nel territorio duramente interessato dal sisma. Numerosi edifici dell’Alta Valle del Serchio furono danneggiati o distrutti. Per il singolo borgo è comunque opportuno evitare di attribuire specifiche trasformazioni architettoniche al terremoto senza una documentazione puntuale. L’evento rimane però uno dei principali spartiacque della storia contemporanea dell’intera zona.

Le nuove strade

Il Novecento modificò radicalmente la funzione della viabilità. Le antiche mulattiere persero progressivamente importanza. Le strade carrozzabili e successivamente le automobili cambiarono il modo di raggiungere Piazza al Serchio, Nicciano e gli altri centri. Il ponte medievale perse quindi la propria funzione strategica originaria. Proprio questa perdita di funzione contribuì però a trasformarlo in monumento. Da infrastruttura quotidiana diventò testimonianza storica.

Il ponte come simbolo

Oggi il Ponte di San Michele è probabilmente l’immagine più immediatamente riconoscibile del paese. Turismo in Garfagnana lo considera una sosta praticamente obbligata negli itinerari che attraversano questa parte della valle. Il suo valore nasce anche dall’insieme paesaggistico. Non è soltanto un ponte antico. È un ponte medievale ancora inserito tra torrente, case, roccia e borgo.

La Festa Medievale

La storia medievale del paese è diventata anche elemento della vita culturale contemporanea. Nel 2025 il Comune di Piazza al Serchio ha documentato la Festa Medievale di San Michele, organizzata dall’associazione Briganti di San Michele. Manifestazioni di questo tipo permettono alla comunità di utilizzare il patrimonio storico non soltanto come qualcosa da conservare, ma anche come elemento identitario. Naturalmente una rievocazione moderna non deve essere confusa con una ricostruzione storica scientifica. Rimane però un modo efficace per riportare persone all’interno del borgo.

Il Museo dell’Immaginario Folklorico

Nell’area di San Michele ha sede anche il Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico, centro dedicato alla tradizione orale e all’immaginario popolare. Il museo raccoglie e studia fiabe, leggende, credenze, racconti, figure fantastiche e altre testimonianze della cultura popolare. La presenza del museo aggiunge al borgo medievale un ulteriore motivo d’interesse. San Michele non racconta quindi soltanto castelli e ponti. Permette anche di avvicinarsi al patrimonio immateriale della Garfagnana.

Fiabe e leggende della montagna

La cultura popolare è particolarmente importante nei territori montani. Per generazioni racconti e conoscenze venivano trasmessi oralmente. Le storie spiegavano luoghi, paure e fenomeni naturali. Comparivano streghe, folletti, spiriti e creature fantastiche. Il Museo dell’Immaginario Folklorico conserva proprio questo patrimonio fragile, che rischierebbe altrimenti di scomparire insieme alle generazioni che lo hanno tramandato.

Un borgo da percorrere a piedi

San Michele deve essere visitato lentamente. Il ponte stesso è pedonale. Attraversarlo permette di percepire la scala autentica del paese. Si passa sopra l’Acqua Bianca e si entra tra case, viottoli e murature. Alzando lo sguardo si possono cercare le tracce della fortificazione. La visita diventa così una piccola lettura archeologica del paesaggio.

Cosa vedere a San Michele

Il primo monumento da vedere è naturalmente il Ponte medievale di San Michele, che attraversa l’Acqua Bianca e collega i due nuclei del borgo. Le fonti non concordano perfettamente sulla datazione, ma si tratta certamente di uno degli attraversamenti storici più importanti e suggestivi del territorio. Subito dopo vale la pena entrare nel borgo medievale, osservando i viottoli, le case tradizionali e soprattutto i resti delle antiche fortificazioni. Le mura del castello, ancorate agli affioramenti rocciosi, permettono ancora di riconoscere la posizione della fortezza. La S. Michele arcangelo rappresenta invece il principale riferimento religioso del paese e conserva il culto che ha dato il nome all’intero abitato. Chi è interessato alla cultura popolare può aggiungere alla visita il Museo Italiano dell'Immaginario Folklorico. Infine, per comprendere veramente San Michele, è consigliabile percorrere almeno un tratto delle antiche strade in direzione di Gragnana o Piazza al Serchio, seguendo il sistema di itinerari oggi collegato alla Via del Volto Santo.

Curiosità su San Michele

Il paese è diviso in due da un torrente
L’Acqua Bianca separa i due nuclei storici, collegati dal celebre ponte. Il ponte non ha una datazione completamente pacifica

Il Comune lo considera trecentesco, mentre il Catalogo nazionale dei Beni Culturali lo attribuisce al XII secolo. È quindi più prudente parlare genericamente di ponte medievale. La tradizione attribuisce il ponte ai nobili Spinetta

Il Comune precisa che questa attribuzione deriva dalle memorie locali. Il ponte è stato rilevato con laser scanner 3D

Uno studio universitario ha utilizzato tecnologie digitali e fotogrammetria per documentarne la struttura. Il castello sfruttava direttamente la roccia

Le mura ancora visibili sono ancorate agli affioramenti rocciosi del colle. L’origine longobarda è possibile, ma non dimostrata

È proposta dal Comune sulla base del culto di San Michele e della tradizione relativa alle famiglie feudali, ma senza conferme archeologiche definitive. San Michele era un Comune con proprie regole

La comunità possedeva propri statuti. I Capitoli sono datati 1615

L’Archivio della Garfagnana conserva i Capitoli di San Michele in una copia del 1838. Nel 1446 passò agli Este

San Michele si pose sotto la signoria di Leonello d’Este insieme a numerose comunità della Vicaria di Camporgiano. La strada passava dal Passo di Tea

Una delle antiche direttrici collegava la valle dell’Aulella con Tea, Giuncugnano, Gragnana, San Michele e Piazza al Serchio. Oggi quella memoria sopravvive nella Via del Volto Santo

Il cammino storico attraversa l’area di San Michele. La parrocchia è dedicata a San Michele Arcangelo

L’Arcidiocesi di Lucca la classifica come prioria. La festa di San Michele è il 29 settembre

La data è confermata dall’Arcidiocesi. Nel paese si celebra anche il Medioevo

La Festa Medievale è organizzata dall’associazione Briganti di San Michele ed è documentata dal Comune. San Michele ospita un museo molto particolare

Il Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico è dedicato alla tradizione orale, alle leggende e all’immaginario popolare.

Perché visitare San Michele

San Michele è uno dei luoghi nei quali la storia dell’Alta Garfagnana si comprende semplicemente osservando il paesaggio. C’è un torrente. Per attraversarlo serve un ponte. Accanto al ponte passa una strada. Per controllare quella strada viene costruito un castello. Sotto il castello cresce un borgo. È quasi una lezione di storia medievale trasformata in paesaggio. Le mura della fortificazione sono ancora aggrappate alla roccia. Il ponte attraversa ancora l’Acqua Bianca. Le case occupano ancora gli spazi costruiti nei secoli intorno al sistema fortificato. E l’antica strada verso Gragnana e il Passo di Tea può ancora essere percorsa a piedi. Nel 1446 la comunità entrò nel mondo estense. Nel 1615 possedeva Capitoli propri. La chiesa continuò a mantenere il culto dell’Arcangelo Michele, mentre castello e vecchie strutture militari perdevano progressivamente la propria funzione. Poi arrivarono le strade moderne. Il ponte non fu più indispensabile per controllare il territorio. Proprio per questo riuscì a trasformarsi da infrastruttura a monumento. Oggi è l’immagine simbolo del paese. Attraversarlo significa compiere pochi metri. Ma sono pochi metri che uniscono due parti del borgo da secoli. Ed è questa la caratteristica più bella di San Michele: qui il Medioevo non è racchiuso in un museo. È ancora nella forma del paese.
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