Selvatelle:
storia, cultura e tradizioni
Un paese tra la Valdera e le
colline di Terricciola
Selvatelle è una frazione del Comune di
Terricciola, in provincia di Pisa, situata nella parte
settentrionale del territorio comunale.
Il paese si trova in una posizione di
passaggio tra la pianura della Valdera e le colline di
Terricciola, lungo una direttrice che collega Pontedera e
Capannoli con i borghi dell'entroterra.
A differenza di Soiana, Morrona e altri centri
della zona, Selvatelle non conserva la forma di un antico
castello medievale.
Il paese moderno si è infatti sviluppato
soprattutto tra l'Ottocento e il Novecento lungo la principale
strada di fondovalle.
Le radici storiche del suo territorio sono
però molto più antiche e conducono a due luoghi fondamentali:
Monsolazzo, conosciuto anche come Monteculaccio, e il vicino
borgo di Casanova.
Le origini del territorio
La storia del territorio di Selvatelle può
essere fatta risalire all'Alto Medioevo.
La zona conosciuta anticamente come Monsolazzo
o Monteculaccio compare infatti in documenti molto antichi.
Già nell'VIII secolo queste terre risultavano
legate ai vescovi di Lucca.
Si trattava allora di un territorio
prevalentemente rurale, formato da campi, boschi e piccoli
insediamenti agricoli.
Non esisteva ancora il paese di Selvatelle
nella forma che conosciamo oggi.
Gli abitanti vivevano soprattutto in case
sparse e piccoli nuclei distribuiti nella campagna.
Monsolazzo e Monteculaccio
Uno dei nomi più antichi legati alla storia di
Selvatelle è quello di Monsolazzo, indicato nelle fonti anche
come Monteculaccio.
Il luogo è ricordato in diversi documenti
medievali.
Qui esisteva un antico centro religioso che
serviva soprattutto la popolazione contadina delle campagne
circostanti.
Per comprendere Selvatelle bisogna quindi
immaginare un paesaggio molto diverso da quello attuale.
Al posto del paese moderno esistevano poderi,
campi e piccoli gruppi di abitazioni collegati attraverso strade
rurali.
La chiesa rappresentava uno dei pochi punti di
riferimento comuni per una popolazione dispersa sul territorio.
L'antica Chiesa di San
Martino
Il principale centro religioso di questa zona
era la Chiesa di San Martino a Monsolazzo, o Monteculaccio.
La sua storia è antichissima.
La chiesa è documentata già nell'anno 721 come
possedimento dei vescovi di Lucca.
Successivamente compare ancora in diversi
documenti medievali.
Questa attestazione rende San Martino una
delle testimonianze più antiche della storia del territorio di
Selvatelle.
L'edificio aveva soprattutto la funzione di
servire le famiglie contadine che vivevano e lavoravano nelle
campagne circostanti.
San Martino e il mondo
contadino
La posizione dell'antica chiesa racconta molto
della società medievale.
San Martino non sorgeva infatti nel centro di
un grande paese.
Era una chiesa rurale.
I contadini raggiungevano l'edificio dai
poderi e dalle abitazioni sparse nella campagna per partecipare
alle celebrazioni religiose.
La chiesa diventava così anche un luogo di
incontro.
In una società nella quale le famiglie
vivevano spesso distanti tra loro, le feste religiose e la messa
permettevano agli abitanti di ritrovarsi e rafforzare i legami
della comunità.
Il culto di San Martino
La dedicazione a San Martino di Tours è
particolarmente significativa.
Il culto del santo era molto diffuso nel
Medioevo e numerose chiese rurali toscane gli furono dedicate.
San Martino era particolarmente venerato dalle
comunità agricole.
La sua festa, celebrata l'11 novembre, cadeva
inoltre in un momento fondamentale del calendario contadino.
Era il periodo successivo alla vendemmia e
coincideva tradizionalmente con la conclusione di molti
contratti agricoli.
Il nome di San Martino è rimasto profondamente
legato a Selvatelle e ancora oggi identifica la parrocchia del
paese.
Casanova
La storia di Selvatelle è strettamente
collegata a quella di Casanova.
Oggi Casanova è un piccolo borgo situato lungo
la strada che da Terricciola conduce verso Selvatelle.
Nel Medioevo, però, la situazione era
completamente diversa.
Casanova era il principale centro fortificato
della zona.
Il suo territorio coincideva in buona parte
con quello nel quale successivamente si sarebbe sviluppata
Selvatelle.
Per comprendere le origini della frazione
moderna è quindi necessario conoscere anche la storia di questo
antico castello.
L'antico castello di Casanova
Casanova, indicata nei documenti anche come
Casa Nuova, ha origini altomedievali.
La località è ricordata già nell'VIII secolo.
Nel corso del Medioevo divenne un castello
fortificato e sul territorio esercitarono la propria influenza
anche gli Upezzinghi, potente famiglia pisana.
Il castello occupava una posizione strategica.
Da qui era possibile controllare una parte
importante della Valdera e le strade che collegavano Pisa con
l'entroterra.
La storia di Casanova fu quindi
inevitabilmente coinvolta nelle lotte politiche e militari della
Toscana medievale.
La ribellione contro Pisa
Nel 1164 Casanova partecipò a una ribellione
contro Pisa insieme ad altri castelli della Valdera.
La Repubblica pisana reagì duramente.
Il castello venne conquistato e smantellato.
La distruzione delle fortificazioni segnò un
momento fondamentale nella storia del territorio.
Casanova continuò a esistere come comunità, ma
perse progressivamente la funzione militare che aveva avuto in
precedenza.
Il territorio iniziò così a trasformarsi
sempre più in una zona prevalentemente agricola.
Guelfi e Ghibellini
Nonostante la distruzione del castello,
Casanova continuò a essere coinvolta nelle vicende politiche
della Valdera.
Nel 1238 la comunità compare tra quelle che
parteciparono a un trattato di lega stipulato a Santa Maria a
Monte.
Alla fine del XIII secolo la zona fu
nuovamente teatro di scontri.
Nel 1289 si combatté infatti nei pressi di
Casanova una battaglia tra i Ghibellini della Valdera e i Guelfi
di Peccioli.
Questi episodi dimostrano quanto l'area fosse
importante nel sistema politico e militare medievale.
La Chiesa di San Bartolomeo a
Casanova
La memoria dell'antico castello sopravvive
anche nella Chiesa di San Bartolomeo.
L'edificio sorge proprio nell'area dell'antica
rocca.
La chiesa che possiamo osservare oggi è il
risultato soprattutto di rifacimenti ottocenteschi, ma il luogo
conserva una storia molto più antica.
All'interno si trovano interessanti
testimonianze artistiche.
Tra queste spiccano tre statue in terracotta
dipinta raffiguranti la Madonna con il Bambino tra San Giovanni
e San Bartolomeo.
Le opere sono attribuite a Giovanni Gonnelli,
conosciuto come il Cieco di Gambassi, artista toscano del
Seicento.
Dal castello alla campagna
Dopo la fine del Medioevo il territorio perse
progressivamente la propria funzione militare.
La campagna divenne la principale risorsa
economica.
Poderi, vigneti, oliveti e campi occuparono
gran parte delle colline e delle zone pianeggianti.
Per secoli la popolazione visse soprattutto di
agricoltura.
Le famiglie erano distribuite nelle case
coloniche e nei piccoli nuclei rurali.
Il paesaggio che ancora oggi circonda
Selvatelle è in buona parte il risultato di questa lunga storia
agricola.
La nascita della Selvatelle
moderna
Il paese di Selvatelle nella forma attuale si
sviluppò soprattutto a partire dall'Ottocento.
La crescita avvenne nella zona di pianura e
lungo la strada principale.
La posizione era favorevole.
Le nuove vie di comunicazione rendevano
infatti più conveniente abitare vicino alla strada rispetto ai
piccoli nuclei collinari.
Progressivamente nuove case, attività e
servizi si concentrarono lungo questo asse.
Mentre Casanova perdeva abitanti, Selvatelle
cresceva.
Si verificò così un vero spostamento del
centro della vita locale.
Un paese sviluppato lungo la
strada
La forma stessa di Selvatelle racconta questa
storia.
Non troviamo un nucleo medievale compatto
organizzato intorno a una rocca o a una piazza fortificata.
Il paese presenta invece uno sviluppo
prevalentemente lineare.
Le abitazioni si sono concentrate lungo la
principale via di comunicazione e successivamente nelle strade
laterali.
È una struttura tipica dei centri cresciuti
soprattutto tra Ottocento e Novecento.
La strada non era soltanto un collegamento:
rappresentava la principale occasione di sviluppo economico.
La strada della Valdera
L'attuale viabilità riprende una direttrice
fondamentale per le comunicazioni della zona.
Selvatelle si trova lungo il percorso che
collega Pontedera e Capannoli con Terricciola e prosegue verso
l'entroterra.
Con lo sviluppo dei trasporti moderni questa
posizione favorì notevolmente la crescita del paese.
Attività commerciali, botteghe e servizi
tendevano a concentrarsi lungo la strada.
Selvatelle divenne così progressivamente uno
dei principali centri abitati del Comune di Terricciola.
La vita agricola
Nonostante la crescita del paese,
l'agricoltura rimase per lungo tempo fondamentale.
La vita delle famiglie seguiva il calendario
delle campagne.
Semina, mietitura, vendemmia e raccolta delle
olive scandivano l'anno.
Gli animali avevano un ruolo importante nel
lavoro dei poderi.
Buoi e cavalli venivano utilizzati per arare i
campi e trasportare i prodotti.
Ogni stagione aveva i propri lavori e ogni
componente della famiglia partecipava alle attività agricole.
La mezzadria
Come in gran parte della Toscana centrale,
anche nel territorio di Selvatelle ebbe grande importanza la
mezzadria.
Le famiglie contadine vivevano nei poderi e
lavoravano i terreni dividendo parte dei prodotti con il
proprietario.
La casa colonica rappresentava
contemporaneamente abitazione e centro dell'attività agricola.
Intorno si trovavano campi, orti, vigneti,
oliveti e spazi destinati agli animali.
Questo sistema economico e sociale
caratterizzò profondamente la campagna fino alla metà del
Novecento.
La vite e il vino
Selvatelle appartiene al territorio di
Terricciola, una delle zone storicamente più legate alla
viticoltura delle colline pisane.
La vite è presente da secoli nel paesaggio
locale.
Un tempo quasi ogni podere produceva vino.
La vendemmia rappresentava uno dei momenti più
importanti dell'anno e coinvolgeva l'intera famiglia.
Oggi la produzione vitivinicola è
profondamente cambiata, ma il vino continua a rappresentare uno
degli elementi più riconoscibili dell'identità del territorio.
Gli oliveti
Accanto alla vite, anche l'olivo ha avuto un
ruolo fondamentale.
Gli oliveti occupano numerose colline intorno
a Selvatelle e Casanova.
La raccolta delle olive era un lavoro lungo
che impegnava intere famiglie.
L'olio rappresentava una delle risorse più
preziose del podere.
Veniva utilizzato quotidianamente
nell'alimentazione e una parte poteva essere venduta o
scambiata.
Vino e olio raccontano quindi ancora oggi la
profonda origine agricola della comunità.
Selvatelle nel Novecento
Durante il Novecento Selvatelle attraversò una
trasformazione molto più rapida rispetto ai secoli precedenti.
Il paese continuò a crescere.
Nuove abitazioni sorsero lungo le strade e la
popolazione si concentrò sempre più nel centro abitato.
Nel secondo dopoguerra il tradizionale sistema
mezzadrile entrò progressivamente in crisi.
Molte famiglie lasciarono le case coloniche e
trovarono nuove opportunità di lavoro nell'artigianato, nel
commercio e nelle industrie della Valdera.
La vicinanza di Pontedera ebbe un ruolo
importante in questo processo.
La Seconda guerra mondiale
Uno dei capitoli più dolorosi della storia
contemporanea di Selvatelle è legato alla Seconda guerra
mondiale.
Nel 1944 la Toscana era attraversata dal
fronte e dalla ritirata delle truppe tedesche verso nord.
Nella zona operavano anche gruppi partigiani e
uomini che cercavano di raggiungere le formazioni della
Resistenza.
Il territorio di Selvatelle fu coinvolto
direttamente in queste vicende.
La memoria di quei giorni è ancora oggi
conservata attraverso un monumento e le commemorazioni dedicate
alle vittime.
La strage legata a Selvatelle
Nel giugno del 1944 un gruppo di uomini della
Tenenza di Pubblica Sicurezza dell'Ardenza, a Livorno, decise di
abbandonare il proprio reparto per unirsi alla Resistenza.
Il gruppo si mise in viaggio verso le
formazioni partigiane.
Durante il trasferimento alcuni degli uomini
furono intercettati dalle forze tedesche nell'area collegata a
Selvatelle.
Otto uomini finirono nelle mani dei nazisti.
La vicenda si concluse tragicamente con la
loro uccisione.
Il 23 giugno 1944
Il 23 giugno 1944 sei degli uomini catturati
furono fucilati in località Rosetta, nel territorio di
Collesalvetti.
Altri due vennero uccisi successivamente.
Tra le vittime vengono ricordati il
sottotenente Vittorio Labate, il vicebrigadiere Nicola Bucci e
gli altri appartenenti alla Pubblica Sicurezza coinvolti nella
vicenda.
Il loro tentativo di raggiungere le formazioni
partigiane è diventato parte della memoria della Resistenza nel
territorio.
Selvatelle conserva un monumento dedicato a
questi caduti.
Il monumento ai Caduti della
Resistenza
Il monumento rappresenta uno dei principali
luoghi della memoria contemporanea di Selvatelle.
Ricorda gli uomini coinvolti nei tragici
avvenimenti del giugno 1944.
La presenza del monumento permette di
mantenere vivo il legame tra la storia nazionale della
Resistenza e gli eventi che coinvolsero direttamente il
territorio.
Ancora oggi vengono organizzate cerimonie
commemorative.
Nel 2025 il monumento, dopo essere stato
restaurato, è stato nuovamente inaugurato alla presenza delle
autorità e delle associazioni.
Una memoria ancora viva
La memoria della Resistenza è presente anche
nella toponomastica del paese.
A Selvatelle esistono infatti strade i cui
nomi ricordano la Liberazione e la lotta contro il nazifascismo.
Via della Resistenza e via XXV Aprile
rappresentano esempi di come la memoria storica sia entrata
direttamente nello spazio quotidiano della comunità.
Ogni nome diventa così un piccolo strumento
attraverso il quale trasmettere alle generazioni successive il
ricordo degli avvenimenti del Novecento.
La nuova Chiesa di San
Martino
La crescita della popolazione rese
progressivamente insufficiente l'antica chiesa rurale di San
Martino.
Nel Novecento nacque quindi l'esigenza di
costruire un nuovo edificio religioso nel centro del paese
moderno.
Negli anni Sessanta venne realizzata la nuova
Chiesa di San Martino.
Con il trasferimento delle funzioni religiose,
l'antica chiesa di Monteculaccio perse definitivamente il ruolo
di parrocchiale.
Anche questa trasformazione racconta il
cambiamento del territorio: il centro della comunità si era
ormai spostato dalle campagne al paese sviluppatosi lungo la
strada.
L'antica e la nuova San
Martino
Le due chiese rappresentano simbolicamente due
epoche differenti della storia di Selvatelle.
L'antica San Martino appartiene al mondo
rurale medievale.
Era il luogo nel quale si incontravano i
contadini provenienti dalle case sparse nella campagna.
La nuova San Martino appartiene invece alla
Selvatelle moderna.
Sorge all'interno del paese cresciuto tra
Ottocento e Novecento e rappresenta il centro religioso della
comunità contemporanea.
Pochi luoghi permettono di osservare in
maniera così evidente il passaggio da una società rurale
dispersa sul territorio a un moderno centro abitato.
Il moderno campanile
Per molti anni la nuova chiesa rimase priva di
un vero campanile.
La struttura venne completata soltanto
all'inizio del XXI secolo con un progetto particolarmente
innovativo.
Il campanile è stato realizzato utilizzando
acciaio e vetro.
Alcune superfici incorporano celle
fotovoltaiche destinate alla produzione di energia elettrica.
La struttura unisce quindi una funzione
tradizionale, quella del campanile, con tecnologie contemporanee
dedicate all'utilizzo dell'energia solare.
È un interessante esempio di come un simbolo
antico della comunità possa essere reinterpretato attraverso
l'architettura moderna.
La Filarmonica San Martino
Tra le realtà che contribuiscono alla vita
sociale e culturale di Selvatelle vi è anche la Filarmonica San
Martino.
Le bande musicali hanno avuto un ruolo molto
importante nella storia dei paesi toscani.
Accompagnavano processioni, feste religiose,
celebrazioni civili e manifestazioni.
Ma erano anche luoghi nei quali generazioni di
giovani imparavano a suonare uno strumento.
La presenza di una filarmonica rappresenta
quindi una tradizione culturale che va oltre la semplice
attività musicale.
È una forma di partecipazione alla vita della
comunità.
Associazioni e volontariato
Selvatelle conserva una vivace tradizione
associativa.
Associazioni culturali, ricreative e di
volontariato organizzano durante l'anno iniziative destinate
agli abitanti.
In una frazione, queste realtà svolgono un
ruolo particolarmente importante.
Permettono di mantenere rapporti tra
generazioni diverse, organizzare manifestazioni e conservare
tradizioni che rischierebbero altrimenti di scomparire.
La comunità non vive quindi soltanto
attraverso i propri monumenti, ma soprattutto attraverso le
persone e le associazioni che continuano ad animarla.
Il pranzo degli anziani
Tra le tradizioni contemporanee del paese si
trova il pranzo dedicato agli anziani.
L'appuntamento riunisce gli abitanti più
maturi della comunità intorno alla tavola.
È un momento conviviale, ma possiede anche un
valore simbolico.
Gli anziani rappresentano infatti i custodi di
una memoria che spesso non compare nei libri.
Attraverso i loro racconti sopravvivono
episodi della guerra, della vita nei poderi, delle antiche feste
e della trasformazione del paese nel corso del Novecento.
Il pranzo diventa così anche un'occasione di
incontro tra memoria e comunità.
Le tradizioni della tavola
La cucina di Selvatelle appartiene alla grande
tradizione contadina delle colline pisane.
Per secoli le famiglie hanno utilizzato
soprattutto ciò che poteva essere prodotto nei poderi.
Pane, olio, vino, ortaggi, legumi e carni
provenienti dagli animali allevati nelle campagne costituivano
la base dell'alimentazione.
La cucina era semplice e attenta a non
sprecare nulla.
Molte ricette della tradizione toscana nascono
proprio da questa necessità.
La tavola era inoltre uno dei principali
luoghi di socialità della famiglia.
Dal mondo contadino alla
Valdera industriale
Il secondo dopoguerra rappresentò una svolta
decisiva.
L'agricoltura non scomparve, ma cessò di
essere l'unica grande fonte di lavoro.
La crescita industriale e artigianale della
Valdera offrì nuove possibilità.
Pontedera, con le sue fabbriche e le numerose
attività dell'indotto, attirò lavoratori da tutto il territorio
circostante.
Anche molte famiglie di Selvatelle passarono
progressivamente dal lavoro nei poderi a quello nelle fabbriche,
nelle officine, nei servizi e nelle attività commerciali.
Un paese in crescita
Queste trasformazioni favorirono ulteriormente
lo sviluppo di Selvatelle.
La posizione lungo una delle principali strade
della zona e la relativa vicinanza ai centri della Valdera
resero la frazione particolarmente adatta alla crescita
residenziale.
Nel corso del Novecento il paese divenne
progressivamente più importante rispetto agli antichi nuclei
rurali circostanti.
Oggi Selvatelle costituisce uno dei principali
centri abitati del Comune di Terricciola.
È un risultato particolarmente interessante se
si pensa che il suo sviluppo urbano è molto più recente rispetto
a quello dei castelli medievali della zona.
Casanova, memoria del passato
Il vicino borgo di Casanova continua però a
rappresentare una parte fondamentale della storia di Selvatelle.
Le poche case, la Chiesa di San Bartolomeo e
la posizione sulle colline ricordano il tempo nel quale era
proprio Casanova il centro principale della zona.
Visitare Casanova significa quindi osservare
il passato medievale del territorio.
Scendere verso Selvatelle significa invece
incontrare il risultato delle trasformazioni avvenute
soprattutto negli ultimi due secoli.
I due centri raccontano insieme un'unica lunga
storia.
Il paesaggio
Selvatelle si trova in un punto nel quale il
paesaggio della Valdera cambia progressivamente.
Verso la pianura si aprono terreni più ampi e
vie di comunicazione.
Verso Terricciola iniziano invece le colline
ricoperte da vigneti e oliveti.
Questa posizione di confine tra pianura e
collina ha sempre influenzato la vita del paese.
Ha favorito le comunicazioni, lo sviluppo
urbano e contemporaneamente il mantenimento di un forte rapporto
con la campagna.
Selvatelle oggi
Oggi Selvatelle è una delle frazioni più
popolose e vitali del Comune di Terricciola.
Il paese presenta un aspetto moderno rispetto
agli antichi borghi collinari circostanti, ma le sue radici
storiche sono molto profonde.
L'antica Chiesa di San Martino ricorda un
territorio rurale documentato già nell'Alto Medioevo.
Casanova conserva la memoria del castello
distrutto dai Pisani nel XII secolo e delle lotte tra Guelfi e
Ghibellini.
La nuova Chiesa di San Martino racconta invece
la crescita della Selvatelle contemporanea.
Il monumento dedicato alle vittime del 1944
mantiene viva la memoria della Resistenza e della Seconda guerra
mondiale.
Le associazioni, la filarmonica e le
iniziative collettive testimoniano infine una comunità ancora
fortemente legata alla propria identità.
Una storia di trasformazioni
La caratteristica più interessante di
Selvatelle è probabilmente proprio la trasformazione.
La sua storia non è quella di un castello
medievale rimasto sostanzialmente immutato nei secoli.
È invece la storia di un territorio che ha
continuamente spostato il proprio centro.
Prima vi furono le campagne di Monsolazzo e
l'antica San Martino.
Poi il castello di Casanova rappresentò il
principale punto di riferimento.
Infine, soprattutto dall'Ottocento, la
popolazione si concentrò lungo la strada e nacque
progressivamente la Selvatelle moderna.
Conoscere Selvatelle significa quindi
attraversare oltre mille anni di storia: dalle proprietà
ecclesiastiche dell'Alto Medioevo ai castelli della Valdera,
dalla società contadina alla Resistenza, dalla mezzadria allo
sviluppo moderno.
Una storia nella quale campagna, strada e
comunità hanno continuamente trasformato il paese, senza
cancellarne la memoria. |