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Serò, l’antico borgo
di Zignago tra storia e memoria rurale
Serò è una delle frazioni storiche del Comune di
Zignago, nell’alta Val di Vara. Il borgo conserva ancora oggi un
impianto raccolto, fatto di case in pietra, strette vie interne, archi e
portali in arenaria, sviluppatosi lungo un antico sistema di
collegamenti tra la valle, la Pieve di Zignago e i territori della
Lunigiana. La sua storia è però molto più antica dell’aspetto attuale
del paese e affonda le proprie radici in un territorio frequentato già
nella preistoria.
Le tracce più antiche: Novà e la
statua steleUno degli episodi più importanti della storia
archeologica di Serò riguarda la località Novà. Qui, nel dicembre del
1827, venne rinvenuta quella che è considerata la prima statua stele
della Lunigiana storica ad essere scoperta e studiata.
La statua, oggi conservata presso il Museo di
Archeologia Ligure di Genova Pegli, appartiene alla tradizione delle
statue-stele della Lunigiana e costituisce una testimonianza eccezionale
della frequentazione antica di questo territorio. Il ritrovamento
dimostra come l’area di Zignago fosse inserita in una rete culturale che
precede di molti secoli la formazione dei borghi medievali.
Anche il territorio intorno a Novà ha restituito
testimonianze della presenza agricola antica: sono stati individuati
semi di cereali che documentano coltivazioni di orzo, farro, grano e
miglio. È un dato particolarmente significativo perché permette di
collegare la storia archeologica del territorio alla successiva
vocazione agricola delle comunità dell’alta Val di Vara.
Serò e l’antico territorio di ZignagoPer comprendere la storia di Serò bisogna considerare
l’intero territorio di Zignago. In età medievale l’area faceva
riferimento alla Pieve di Cornia, l’antica pieve di San Pietro che
esercitava la propria giurisdizione religiosa su un territorio molto più
vasto dell’attuale capoluogo.
Le fonti ricordano inoltre la presenza, nel territorio
di Serò, di beni appartenenti all’Abbazia di San Salvatore di Leno. Un
diploma dell’imperatore Enrico II del 1014 cita infatti
Griniacula cum una ecclesia,
località che la documentazione archeologica e storica collega al primo
nucleo insediativo di Serò. L’antico abitato doveva trovarsi lungo la
mulattiera che collegava la zona alla Pieve di Zignago.
Non si tratta quindi semplicemente di un paese nato in
epoca moderna: il territorio presenta una stratificazione di
insediamenti, percorsi e luoghi di culto che attraversa il Medioevo e
arriva fino alla formazione del borgo attuale.
La chiesa di San MartinoIl cuore storico del paese è la chiesa di San Martino,
affacciata sull'attuale Piazza XX Gennaio 1945.
La presenza della chiesa è documentata almeno dal
Quattrocento. Negli estimi della diocesi di Luni del 1470-1471 compare
infatti la cappella di San Martino di Serò, dipendente direttamente dal
vescovo. Nel 1568 la visita apostolica del cardinale Benedetto Lomellini
descrisse la chiesa come bisognosa di urgenti restauri; pochi anni più
tardi, nel 1584, una nuova visita la registrò come oratorio di San
Martino.
L’edificio che vediamo oggi è però il risultato di una
ricostruzione seicentesca. La data 1643,
incisa sull’architrave del portale in arenaria, documenta la
ricostruzione dell’edificio. Le indagini archeologiche effettuate nel
2005 hanno però dimostrato che sotto la chiesa esistono stratificazioni
più antiche, con strutture murarie, resti umani e materiali ceramici
medievali. La Soprintendenza considera il sito un contesto archeologico
di notevole interesse e potenziale conoscitivo.
Da cappella a parrocchiaLa storia religiosa di San Martino racconta anche i
cambiamenti amministrativi della comunità.
Nel Settecento Serò risultava ancora indicato come
oratorio nelle descrizioni del territorio di Zignago. Nel 1860 la chiesa
venne aggregata alla parrocchia di San Pietro di Pieve di Zignago, dalla
quale rimase dipendente per diversi decenni. Soltanto nel
1941 San Martino divenne nuovamente
sede di parrocchia autonoma.
La chiesa è stata inoltre oggetto di importanti
interventi nel Novecento: nel 1980 venne restaurato il campanile con il
contributo della popolazione, mentre tra il 2005 e il 2008 furono
eseguiti lavori di consolidamento e restauro che interessarono anche le
opere pittoriche e lignee e permisero di recuperare alcuni elementi
architettonici originari.
Il borgo e gli antichi percorsiSerò si sviluppò in stretta relazione con la viabilità
storica dell’alta Val di Vara. Il paese sorge infatti lungo una
direttrice antica che collegava la Pieve di Zignago con altri centri
della valle e con i percorsi verso la Lunigiana.
Le vie interne conservano ancora l’aspetto tipico dei
piccoli borghi dell’entroterra ligure: case addossate, passaggi stretti,
archi, portali in pietra e spazi comuni costruiti secondo le necessità
della vita quotidiana.
La cosiddetta Via dei
Monti, nel tratto tra Brugnato e Serò, riprende antichi
percorsi utilizzati per gli spostamenti quotidiani di uomini e animali.
Queste strade non erano semplicemente vie di comunicazione:
rappresentavano una parte essenziale dell'organizzazione economica della
comunità, attraverso cui si raggiungevano i terreni, i pascoli, i mulini
e i paesi vicini.
La cultura contadinaPer secoli la vita di Serò è stata legata soprattutto
all’agricoltura e all’allevamento. Le fonti sulla memoria locale
ricordano una produzione diversificata, comprendente patate, cereali,
mais, fagioli, olio, latte e castagne.
Particolarmente importante era proprio la castagna,
che nell’economia delle comunità montane rappresentava una risorsa
alimentare fondamentale. A questa attività si affiancava la coltivazione
dell’olivo e la presenza di un frantoio, utilizzato anche dagli abitanti
dei paesi vicini.
Questa economia basata su molte piccole produzioni
rende bene l’idea della tradizionale autosufficienza delle comunità
dell���alta valle: il paese disponeva di risorse agricole, boschive e
pastorali che permettevano alle famiglie di affrontare l��intero ciclo
dell’anno con il lavoro distribuito tra campi, castagneti, pascoli e
abitazioni.
Serò nella storia di ZignagoLa storia di Serò si inserisce nelle vicende politiche
dello Zignago medievale. Nel 1273 gli uomini della comunità di Zignago
giurarono fedeltà a Genova dopo l’uccisione del signore Malaspina del
territorio. La posizione strategica della zona mantenne comunque a lungo
il territorio al centro delle contese tra Genova e le signorie locali.
La comunità di Zignago ottenne successivamente propri
statuti, confermati nel 1580. Nel corso dell’età moderna il territorio
venne organizzato nella podesteria di Zignago, mentre le diverse
frazioni continuarono a conservare una forte identità locale.
Serò rimase quindi parte di un territorio di confine e
di passaggio, nel quale la dimensione religiosa, quella amministrativa e
quella rurale erano strettamente collegate.
La memoria del NovecentoAnche la storia più recente ha lasciato tracce
profonde nella memoria del paese. La posizione di Serò lungo gli antichi
collegamenti dell’alta valle fece sì che questi percorsi fossero
nuovamente utilizzati durante gli anni della guerra e della Resistenza.
La memoria della comunità conserva quindi una doppia
immagine delle antiche strade: da una parte quelle percorse per secoli
da contadini, pastori e viandanti; dall’altra quelle attraversate
durante gli anni drammatici della guerra di Liberazione. La storia di
Serò, come quella di molti borghi della Val di Vara, è così legata non
soltanto ai monumenti ma anche alle persone che hanno abitato e percorso
questo territorio.
Serò, un borgo stratificatoLa caratteristica più interessante di Serò è forse
proprio la sovrapposizione delle sue diverse epoche.
Dalla statua stele di Novà alle testimonianze agricole
antiche, dai beni dell’Abbazia di Leno alla cappella medievale di San
Martino, dalla ricostruzione seicentesca della chiesa fino alla
trasformazione della parrocchia nel Novecento, ogni periodo ha lasciato
una traccia.
Il paese conserva così l’immagine di una comunità nata
e cresciuta attorno alle proprie strade, alla chiesa, ai terreni e alle
risorse del territorio. Le pietre delle case, i portali in arenaria, gli
archi e la chiesa di San Martino non sono soltanto elementi
architettonici: raccontano la lunga continuità di una comunità rurale
dell’alta Val di Vara.
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