Sillicano: storia, San
Nicolao e tradizioni di un antico borgo della Garfagnana
Sillicano
è una frazione del Comune di
Camporgiano
, nell'Alta Garfagnana, in provincia di Lucca.
Il paese sorge a circa
607 metri di altitudine
, sopra
uno sperone circondato da boschi e antichi castagneti.
La posizione elevata, le case in pietra, i portali
scolpiti e i cortili lastricati conservano ancora oggi l'immagine di una
comunità nata e cresciuta in stretto rapporto con la montagna.
Sillicano è uno dei borghi storici del territorio di
Camporgiano.
Il suo centro religioso è la
Chiesa di San Nicolao Vescovo
,
mentre poco distante si trova l'Oratorio della Madonna della
Visitazione.
Ma la storia del paese è raccontata anche dagli
antichi statuti della comunità, dai castagneti, dalle mulattiere e dalle
trasformazioni che hanno interessato l'intera Garfagnana nel corso dei
secoli.
Un borgo a 607 metri
Sillicano occupa una posizione panoramica nell'Alta
Valle del Serchio.
Il nucleo storico è costruito su un rilievo e le
abitazioni seguono la conformazione naturale del terreno.
Intorno si estendono boschi di castagno, prati e
terreni che un tempo venivano coltivati molto più intensamente di oggi.
La posizione elevata garantiva una buona esposizione e
permetteva di controllare il territorio circostante.
Allo stesso tempo rendeva più difficili gli
spostamenti verso il fondovalle.
Per secoli la vita del paese fu quindi organizzata
quasi interamente intorno alle risorse disponibili sul posto.
Le origini medievali
Le origini di Sillicano sono antiche.
Le ricostruzioni storiche locali fanno risalire le
prime testimonianze del paese al
Medioevo
, con riferimenti che vengono collocati già intorno al
X secolo.
Il borgo si sviluppò in una posizione adatta alla
difesa e all'agricoltura di montagna.
La struttura compatta dell'abitato conserva ancora
oggi qualcosa di quell'antica organizzazione.
Le case erano costruite molto vicine tra loro.
Le strade erano strette.
La pietra costituiva il principale materiale da
costruzione.
Il paese di pietra
Passeggiando nel centro storico si incontrano ancora
abitazioni in pietra
, portali
lavorati, scale esterne e piccoli cortili.
Questi elementi non avevano soltanto una funzione
estetica.
Erano il risultato di un modo di costruire
strettamente legato al territorio.
La pietra era disponibile localmente.
Il legname proveniva dai boschi.
Le coperture e le strutture interne utilizzavano
materiali che potevano essere reperiti senza grandi trasporti.
Ogni casa rappresentava quindi anche il risultato del
lavoro di generazioni di abitanti.
La casa rurale
Le abitazioni tradizionali erano organizzate in
funzione della vita agricola.
I locali inferiori potevano essere utilizzati come
cantine, depositi o ricoveri per gli animali.
Ai piani superiori viveva la famiglia.
Vicino alle case si trovavano orti, fienili e piccoli
spazi destinati alle attività quotidiane.
Casa e lavoro non erano separati.
L'intero borgo funzionava come una grande struttura
agricola distribuita tra abitazioni, campi, boschi e stalle.
La Garfagnana medievale
Durante il Medioevo la Garfagnana fu divisa tra
numerosi poteri.
Famiglie feudali, Lucca, Firenze e altri signori
cercarono di controllare la valle.
Camporgiano acquistò progressivamente una notevole
importanza grazie alla propria posizione.
La sua fortificazione permetteva di sorvegliare una
delle principali direttrici dell'Alta Valle del Serchio.
Sillicano faceva parte di questo complesso sistema di
comunità rurali e territori contesi.
Il passaggio agli Este
Nel Quattrocento gran parte della Garfagnana passò
sotto la protezione degli
Este
.
Camporgiano entrò definitivamente nei domini estensi
nel corso della metà del secolo e divenne uno dei principali centri
amministrativi della provincia.
Anche Sillicano seguì quindi le vicende della
Garfagnana estense
.
Per diversi secoli il paese appartenne a uno Stato
politicamente legato prima a Ferrara e successivamente a Modena.
Questo lungo periodo lasciò importanti testimonianze
documentarie.
La Vicaria di Camporgiano
Camporgiano fu sede di una
Vicaria
.
Il vicario rappresentava il potere ducale e
amministrava il territorio.
La Rocca del capoluogo costituiva il simbolo più
evidente dell'autorità estense.
Le piccole comunità come Sillicano mantenevano però
anche proprie consuetudini.
La vita quotidiana richiedeva infatti regole precise
sull'utilizzo dei boschi, dei pascoli, delle acque e delle strade.
Per questo molti paesi della Garfagnana possedevano
propri statuti.
Gli Statuti di Sillicano
Una delle testimonianze storiche più importanti del
paese è costituita proprio dagli
Statuti di Sillicano
.
L'Archivio di Stato di Modena conserva documentazione
statutaria della comunità datata
1617
.
È un documento di grande interesse.
Dimostra che Sillicano possedeva una propria
organizzazione comunitaria formalizzata.
Gli abitanti non costituivano semplicemente una
popolazione dipendente dal capoluogo.
Formavano una comunità con regole, consuetudini e
responsabilità collettive.
Le regole della montagna
Gli statuti delle comunità rurali disciplinavano
aspetti molto concreti.
Bisognava stabilire quando e come utilizzare i boschi.
Era necessario proteggere i castagneti.
Occorreva regolamentare il pascolo degli animali.
Le strade dovevano essere mantenute percorribili.
Le acque e le fonti dovevano essere tutelate.
Anche i danni provocati dagli animali nei campi
potevano diventare motivo di conflitto.
Le norme comunitarie servivano quindi a garantire la
sopravvivenza di tutti.
San Nicolao Vescovo
Il principale edificio religioso del paese è la
Chiesa di San Nicolao Vescovo
.
La parrocchia è ancora oggi classificata come
propositura
.
La festa patronale ricorre il
6 dicembre
.
La dedicazione corrisponde a San Nicola vescovo,
tradizionalmente identificato con
San
Nicola di Mira
, meglio conosciuto in Occidente come San Nicola
di Bari.
Il suo culto ebbe una diffusione straordinaria durante
il Medioevo.
San Nicola
San Nicola fu uno dei santi più venerati della
cristianità medievale.
La sua fama era legata soprattutto ai racconti della
sua generosità e dei miracoli attribuiti alla sua intercessione.
Era considerato protettore dei bambini, dei
viaggiatori e dei marinai.
Dopo il trasferimento delle sue reliquie a Bari
nell'XI secolo, il culto si diffuse ulteriormente in tutta Europa.
La dedicazione della chiesa di Sillicano inserisce
quindi il piccolo borgo in una tradizione religiosa vastissima.
La Chiesa di San Nicolao
La chiesa sorge in posizione leggermente più bassa
rispetto alla strada.
Accanto all'edificio si innalza un
robusto campanile quadrangolare
.
L'esterno è relativamente semplice.
È entrando che si comprende meglio l'importanza
dell'edificio.
La chiesa presenta infatti una struttura articolata in
tre navate
, separate da grandi
colonne in pietra.
La navata centrale è dominata da un elegante
soffitto ligneo a cassettoni
.
Le tre navate
La presenza di tre navate distingue San Nicolao dalle
piccole chiese a aula unica tipiche di molti borghi della montagna.
La struttura testimonia l'importanza raggiunta nel
tempo dalla comunità.
Le colonne in pietra separano lo spazio centrale dalle
navate laterali.
L'insieme produce un ambiente solenne ma ancora
strettamente legato ai materiali tradizionali della Garfagnana.
Il legno del soffitto e la pietra delle colonne
costituiscono infatti due elementi fondamentali dell'architettura
locale.
Gli altari
Le navate laterali conservano diversi
altari devozionali
.
Su uno di essi si trova un dipinto della
Madonna con il Bambino fra angeli e
santi
.
In un'altra zona della chiesa è conservato un quadro
dedicato a
Sant'Antonio
,
raffigurato mentre il Bambino Gesù gli offre un giglio.
Queste immagini testimoniano la varietà delle
devozioni presenti nella comunità.
Ogni altare poteva essere legato a una confraternita,
a una famiglia oppure a una particolare forma di culto.
La Pietà
Particolarmente significativa è anche una
Pietà
conservata in una
nicchia.
Il tema della Madonna che sostiene il corpo di Cristo
morto ebbe enorme diffusione nella religiosità europea.
Era un'immagine capace di comunicare immediatamente
dolore e compassione.
Nelle piccole comunità rurali opere di questo tipo non
avevano soltanto un valore artistico.
Erano oggetti davanti ai quali generazioni di abitanti
pregavano nei momenti più difficili della propria vita.
L'altare maggiore
La zona del presbiterio conserva una ricca struttura
appartenente al precedente
altare
maggiore
.
Il tabernacolo è decorato e dorato.
Alle sue spalle si apre la parte absidale.
Un arco a sesto acuto introduce questo spazio, creando
una separazione visiva rispetto alla navata.
La presenza di elementi appartenenti a epoche
differenti testimonia le numerose trasformazioni attraversate dalla
chiesa.
Come il paese, anche San Nicolao è il risultato di una
lunga stratificazione storica.
L'organo
Nella parte absidale si trova anche una
cantoria con organo
.
Le canne sono inserite all'interno di un'edicola
tripartita decorata con motivi dorati.
L'organo aveva un'importanza particolare nella
liturgia.
Accompagnava le celebrazioni solenni, le feste
patronali e le principali ricorrenze.
In un piccolo paese il suono dell'organo doveva
rappresentare qualcosa di eccezionale rispetto ai rumori ordinari della
vita quotidiana.
La musica contribuiva così a trasformare le grandi
feste religiose in momenti realmente collettivi.
Il campanile
Il
campanile
di Sillicano domina il complesso religioso.
Prima dell'arrivo degli orologi personali e dei
moderni mezzi di comunicazione, le campane regolavano la vita della
comunità.
Segnalavano le funzioni religiose.
Annunciavano morti e matrimoni.
Potevano chiamare gli abitanti in caso di emergenza.
Scandivano persino le ore del lavoro agricolo.
Il campanile era quindi contemporaneamente un edificio
religioso e uno strumento di comunicazione pubblica.
L'Oratorio della Madonna della
Visitazione
Sillicano possiede anche un secondo luogo di culto: l'
Oratorio
della Madonna della Visitazione
.
L'edificio è tuttora riconosciuto come oratorio
sussidiario della Parrocchia di San Nicolao.
La tradizione locale collega la sua costruzione al
1532
.
Secondo il racconto tramandato nel paese, l'oratorio
sarebbe stato edificato come voto dopo la cessazione di un'epidemia.
È un episodio che deve essere letto nel contesto della
religiosità dell'epoca.
Epidemie e devozione
Per le comunità del Cinquecento le epidemie
rappresentavano una minaccia costante.
Non esistevano strumenti medici capaci di comprenderne
pienamente le cause o di fermarne rapidamente la diffusione.
La popolazione cercava quindi protezione anche
attraverso la religione.
Voti, processioni e costruzione di oratori erano molto
frequenti.
Quando un'epidemia terminava, una comunità poteva
decidere di costruire una cappella come ringraziamento.
L'Oratorio della Visitazione appartiene alla memoria
di questo tipo di devozione.
La Visitazione
La dedicazione richiama l'episodio evangelico della
Visitazione di Maria a Elisabetta
.
È un tema particolarmente legato all'incontro e alla
solidarietà.
Maria, dopo l'Annunciazione, raggiunge la parente
Elisabetta.
L'incontro diventa nella tradizione cristiana uno dei
momenti più significativi della vita della Vergine.
La scelta di questa dedicazione contribuì a creare a
Sillicano un secondo centro di devozione mariana accanto alla chiesa
parrocchiale.
Il Castello e Gragnanella
La storia religiosa del territorio di Sillicano si
intreccia anche con quella della vicina
Gragnanella
.
Le fonti locali ricordano un'antica località chiamata
Castello
, posta in territorio
sillicanese ma legata per un periodo alla comunità religiosa di
Gragnanella.
Qui esisteva un oratorio nel quale era venerato un
grande Crocifisso.
La sua appartenenza divenne motivo di una lunga
controversia fra le due comunità.
La contesa del Crocifisso
Secondo la tradizione locale, il Crocifisso era
ritenuto
miracoloso
.
Proprio per questo il suo possesso provocò tensioni
tra Gragnanella e Sillicano.
Il racconto popolare parla persino di tentativi di
sottrarre l'immagine e di scontri fra gli abitanti.
Storia e leggenda si mescolano.
La controversia venne infine risolta dall'autorità
estense, che stabilì la collocazione definitiva del Crocifisso nella
chiesa di San Bartolomeo a Gragnanella.
L'episodio mostra quanto profondamente le immagini
religiose fossero legate all'identità delle comunità.
I boschi di castagno
Il paesaggio intorno a Sillicano è dominato dai
castagneti
.
Per secoli il castagno fu una delle principali risorse
economiche.
Non era semplicemente un albero del bosco.
Veniva curato, potato e innestato.
Il terreno sottostante veniva ripulito per facilitare
la raccolta.
In autunno intere famiglie partecipavano alla raccolta
delle castagne.
Per una comunità di montagna era uno dei momenti più
importanti dell'anno.
Il pane della montagna
Le castagne venivano spesso definite il
pane della montagna
.
La ragione è semplice.
Una volta essiccate e trasformate in farina potevano
essere conservate per molti mesi.
La farina di castagne permetteva di preparare polente,
necci e numerosi altri alimenti.
Nei periodi di cattivi raccolti agricoli rappresentava
una risorsa indispensabile.
Per generazioni la sopravvivenza delle famiglie di
Sillicano dipese quindi anche dalla salute dei propri castagneti.
I metati
L'essiccazione avveniva nei
metati
.
Questi piccoli edifici erano costruiti nei castagneti
o nelle loro immediate vicinanze.
Le castagne venivano sistemate sopra un graticcio.
Al piano inferiore veniva mantenuto acceso un fuoco
molto lento.
Il processo durava settimane.
Bisognava sorvegliare continuamente il fuoco per
evitare di rovinare il raccolto.
Il metato diventava così uno dei luoghi simbolo
dell'autunno garfagnino.
La farina di neccio
Una volta essiccate, le castagne venivano pulite e
portate ai mulini.
Le macine le trasformavano nella tradizionale
farina di neccio
.
Con questa farina si preparavano alimenti semplici ma
molto nutrienti.
La cucina della montagna nasceva infatti dalla
necessità di utilizzare al meglio poche risorse.
Farina di castagne, formaggi, patate, cereali e
prodotti dell'orto costituivano la base dell'alimentazione quotidiana.
Campi e seminativi
Il territorio di Camporgiano possiede anche una
notevole vocazione agricola.
Accanto ai boschi si trovavano
seminativi, prati e piccoli terreni
terrazzati
.
Si coltivavano cereali, legumi, patate e ortaggi.
Le superfici pianeggianti erano poche.
Per questo venivano costruiti muri a secco capaci di
sostenere il terreno e creare piccoli terrazzamenti.
Ogni appezzamento coltivabile aveva un valore.
Il farro
Tra i cereali tradizionali della Garfagnana occupa un
posto particolare il
farro
.
Il territorio di Camporgiano è ancora oggi una delle
zone nelle quali questa coltura mantiene una presenza significativa.
Il farro è particolarmente adatto ai terreni e al
clima della valle.
La sua rusticità lo rendeva prezioso anche in passato.
La coltivazione contemporanea rappresenta quindi una
continuità con l'antica vocazione agricola del territorio.
L'allevamento
Accanto ai campi esisteva l'
allevamento
.
Bovini, pecore, capre, maiali e animali da cortile
contribuivano alla sopravvivenza delle famiglie.
Il bestiame forniva latte, formaggi, carne e forza da
lavoro.
I prati dovevano essere falciati durante l'estate per
produrre abbastanza fieno per l'inverno.
Il letame degli animali veniva utilizzato per
fertilizzare i campi.
L'economia rurale funzionava quindi come un sistema
nel quale quasi nulla veniva sprecato.
Le mulattiere
Prima delle strade moderne, Sillicano era collegato
agli altri paesi attraverso
sentieri e
mulattiere
.
Questi percorsi raggiungevano Camporgiano, Filicaia,
Gragnanella e le altre comunità vicine.
Si camminava soprattutto a piedi.
I muli trasportavano merci e materiali.
Una famiglia poteva percorrere più volte alla
settimana sentieri che oggi vengono utilizzati quasi esclusivamente per
passeggiate.
La montagna era quindi molto meno isolata di quanto
possa apparire osservandola oggi.
Il rapporto con Filicaia
Sillicano ebbe per lungo tempo un rapporto religioso
particolarmente stretto con
Filicaia
.
La chiesa di San Rocco di Filicaia rimase infatti
dipendente dalla parrocchia di Sillicano fino al Novecento.
Soltanto il
5 agosto
1921
Filicaia venne eretta in parrocchia autonoma.
Questo significa che per secoli San Nicolao
rappresentò un riferimento religioso per un territorio più ampio
rispetto al solo paese.
La storia delle due frazioni rimase quindi
profondamente intrecciata.
L'Ottocento
Durante l'Ottocento Sillicano era un paese molto più
popoloso di oggi.
Una descrizione geografica degli Stati Estensi lo
ricorda come
villa della provincia di
Garfagnana
, appartenente al Comune di Camporgiano e alla
diocesi di Massa.
La chiesa parrocchiale era già indicata come dedicata
a
San Niccolò
.
La stessa fonte attribuisce alla località una
popolazione di
494 abitanti
.
Il dato permette di immaginare un borgo pieno di
famiglie, bambini, contadini e artigiani.
Giovanni Pellegrino Turri
La stessa fonte ottocentesca ricorda Sillicano come
patria di
Giovanni Pellegrino Turri
.
Turri fu un religioso e scrittore vissuto tra Sei e
Settecento.
Le fonti lo ricordano come gesuita e autore di opere
religiose, legato anche agli ambienti romani.
La sua figura testimonia come persino un piccolo paese
della Garfagnana potesse dare origine a personaggi destinati a svolgere
la propria attività culturale molto lontano dalla valle.
Il terremoto del 1920
Il
7 settembre 1920
la Garfagnana fu sconvolta da uno dei terremoti più distruttivi della
propria storia.
L'intero territorio di Camporgiano venne interessato
dal sisma.
Case, chiese e infrastrutture subirono danni.
Per le comunità costruite prevalentemente con murature
tradizionali in pietra l'impatto fu particolarmente grave.
Anche Sillicano dovette affrontare il difficile
periodo della ricostruzione.
Il terremoto segnò profondamente l'architettura e la
memoria dell'intera Alta Valle del Serchio.
La Seconda guerra mondiale
Poco più di vent'anni dopo arrivò una nuova tragedia.
Tra il
1944 e il 1945
la Garfagnana divenne direttamente zona di guerra.
Il fronte della Linea Gotica attraversava le montagne
della Toscana settentrionale.
La popolazione dovette convivere con presenza di
truppe, requisizioni, bombardamenti e difficoltà negli
approvvigionamenti.
Boschi e sentieri divennero nuovamente essenziali per
spostarsi e cercare riparo.
Il dopoguerra
Dopo la guerra la società rurale cominciò a cambiare
rapidamente.
Le strade migliorarono.
Arrivarono automobili e nuovi mezzi agricoli.
L'elettricità e i moderni servizi trasformarono le
abitazioni.
Contemporaneamente le città e le aree industriali
offrivano nuove opportunità di lavoro.
Molti giovani lasciarono quindi Sillicano.
Il fenomeno interessò quasi tutti i piccoli paesi
della montagna garfagnina.
Lo spopolamento
Lo spopolamento modificò anche il paesaggio.
Campi che erano stati coltivati per generazioni
vennero abbandonati.
Molti prati non furono più falciati.
Alcuni castagneti persero la manutenzione continua che
avevano ricevuto in passato.
Il bosco iniziò così a espandersi.
Per questo il paesaggio contemporaneo appare più verde
e forestale rispetto a quello dell'Ottocento, quando intorno ai paesi
esistevano superfici agricole molto più estese.
I castagneti oggi
La tradizione della castagna non è però completamente
scomparsa.
I castagneti continuano a rappresentare uno degli
elementi più caratteristici del territorio di Sillicano.
La raccolta e la lavorazione tradizionale vengono
ancora ricordate e, in alcuni casi, riproposte.
I
metati
rimangono uno dei simboli più riconoscibili della civiltà contadina
garfagnina.
La castagna è diventata così non soltanto un alimento,
ma anche un elemento della memoria culturale del paese.
Sillicano e il bosco
Il legame con il bosco continua ancora oggi.
Il territorio di
Sillicano, Poggio e Filicaia
rientra fra le aree della
Garfagnana nelle quali la raccolta dei funghi è organizzata e
regolamentata localmente.
È un piccolo dettaglio contemporaneo che conserva però
un rapporto antichissimo.
Il bosco continua a essere considerato una risorsa.
Sono cambiate le modalità di utilizzo, ma non il ruolo
centrale che questo ambiente possiede nell'identità della comunit��������������������������.
San Nicolao oggi
La
Parrocchia di San
Nicolao Vescovo
continua a essere il principale riferimento
religioso di Sillicano.
La festa patronale viene celebrata il
6 dicembre
.
La chiesa è classificata ancora oggi come
propositura
, un titolo che
testimonia la sua storica importanza ecclesiastica.
Accanto alla parrocchiale rimane l'Oratorio della
Madonna della Visitazione.
Due edifici che raccontano secoli differenti della
vita religiosa del paese.
Sillicano oggi
Oggi
Sillicano
conserva l'aspetto di un piccolo borgo dell'Alta Garfagnana.
Le abitazioni in pietra seguono il pendio.
I portali e i cortili ricordano l'antica architettura
rurale.
San Nicolao domina la vita religiosa.
I boschi di castagno circondano l'abitato.
Il paese è molto meno popoloso rispetto all'Ottocento,
ma proprio questa trasformazione permette di leggere con maggiore
evidenza le tracce del suo passato.
Un borgo tra pietra e castagni
Pochi elementi raccontano Sillicano meglio della
pietra e del castagno
.
La pietra costruiva le case, i portali, le scale e i
muri dei terrazzamenti.
Il castagno garantiva alimento, legname e sicurezza
durante l'inverno.
Intorno a questi due elementi si sviluppò per secoli
la vita quotidiana.
La chiesa e gli statuti davano invece forma alla
comunità.
La prima organizzava la vita religiosa.
I secondi regolavano quella civile.
Una comunità con una propria identità
Gli
Statuti del 1617
sono forse la testimonianza più significativa di questa identità.
Sillicano non era soltanto un gruppo di case sulla
montagna.
Era una comunità riconosciuta.
Possedeva regole.
Gestiva risorse comuni.
Difendeva i propri interessi.
Manteneva rapporti con le comunità vicine.
La storia della Garfagnana è fatta proprio di questi
piccoli paesi, ognuno geloso della propria autonomia e delle proprie
tradizioni.
Un borgo da riscoprire
Visitare Sillicano significa scoprire una Garfagnana
lontana dai monumenti più celebri.
La sua storia è nei vicoli e nei cortili di pietra.
È nella Chiesa di San Nicolao con le sue tre navate e
il soffitto ligneo.
È nell'Oratorio della Madonna della Visitazione.
È negli Statuti del 1617.
È nelle antiche controversie con le comunità vicine.
È nei castagneti, nei metati e nelle mulattiere che
per secoli permisero al paese di vivere.
Sillicano racconta così la storia di una
comunità montana antica e organizzata
,
cresciuta all'ombra della Vicaria estense di Camporgiano e capace di
conservare, nonostante terremoti, guerre e spopolamento, il carattere di
un autentico borgo della Garfagnana. |