Sillico - Pieve Fosciana

Foto, storia e informazioni della località

Home La Garfagnana Comune di Pieve Fosciana Storia-Informazioni Presentazione foto Mappa

Frazioni & Località

Scegli una località dal menu.

Foto - fotografie - Immagini - Paese - Borgo - Frazione - Località (LU= Lucca. Italy)

Sillico

Monumento ai caduti in guerra

Monumento ai caduti in guerra

Vista dal parcheggio

Locandina

Casa

Antico Portale

Vista

Vista

Porta di accesso al centro storico

Porta di accesso al centro storico

Il castelletto

In paese

Dalla porta per il centro storico

La Chiesa

Chiesa di San Lorenzo

Chiesa di San Lorenzo

Chiesa di San Lorenzo

Chiesa di San Lorenzo

Vista dal Sagrato

Vista dal Sagrato

Vista dal Sagrato

Antico palazzo

La Piazza

La piazza della fontana

La fontana

La fontana

Iscrizione dalla fontana

Antico palazzo

La Chiesa

Nella piazza

Vecchia finestra di antico palazzo

Antico palazzo

In paese

Passaggio

In paese

L'Oratorio

Stemma dell'Oratorio

Gatto di paese

Rudere di torre

Rudere di torre

Case

Casa

In paese

In paese

Gatti di paese

In paese

Vista dal paese

In paese

Case

In paese

La Chiesa

La Chiesa

Il Sagrato

La torre campanaria

Vista della porta di uscita dal centro storico

Vista della porta di uscita dal centro storico

Porta di Uscita dal centro storico

Locandina

Via Belvedere

In paese

Particolare su una porta

Case

Casa

Casa

Antico portale

Vista sul paese

Vista sul paese

Vista sul paese

Vista sul paese

Informazioni storiche, culturali della località.

Sillico di Pieve Fosciana: il borgo fortificato del Moro e di Ludovico Ariosto

Sillico è una frazione del Comune di Pieve Fosciana, in Garfagnana, posta a circa 700 metri di altitudine sui contrafforti dell'Appennino. La sua posizione è una delle caratteristiche che meglio spiegano la storia del paese. Dall'altura sulla quale sorge il borgo lo sguardo domina infatti gran parte della valle, raggiungendo le Alpi Apuane, Castiglione di Garfagnana e il territorio di Castelnuovo. Non sorprende quindi che nel Medioevo Sillico sia diventato un centro fortificato. Ancora oggi il paese conserva chiaramente l'impianto dell'antico borgo: strade lastricate, passaggi coperti, portali in pietra, palazzi rinascimentali e case raccolte in anelli concentrici intorno alla sommità della collina, dove sorgono i resti della torre e delle fortificazioni. Ma Sillico possiede anche un'altra storia, decisamente più avventurosa. Nel Cinquecento i suoi boschi erano frequentati da uomini armati e banditi. Il più celebre fu conosciuto come il Moro del Sillico e le sue imprese finirono persino nelle lettere di Ludovico Ariosto, inviato dagli Estensi a governare la turbolenta Garfagnana.

Sillico compare nei documenti nel 952

Sillico possiede origini molto antiche. Una delle prime attestazioni conosciute risale al 952, quando il paese compare in un documento come comunità soggetta alla pieve di Pieve Fosciana. Siamo nel pieno dell'Alto Medioevo, in un territorio nel quale il controllo delle strade, dei boschi e delle terre coltivabili aveva un'importanza fondamentale. La presenza del paese in una fonte del X secolo dimostra che Sillico esisteva come comunità organizzata più di mille anni fa. Nei secoli successivi il suo ruolo aumentò grazie soprattutto alla posizione strategica.

Il Castrum Sillici

Nel Medioevo Sillico divenne un vero e proprio centro fortificato, ricordato anche con il nome di Castrum Sillici. Il paese venne organizzato intorno alla parte più alta della collina, dove si trovavano la rocca e la torre. L'abitato si sviluppava invece più in basso, seguendo la conformazione naturale del terreno. Ancora oggi questa struttura è facilmente riconoscibile. Le case formano una serie di anelli concentrici, collegati da strette strade lastricate e passaggi che salgono verso la sommità del borgo. La conformazione compatta non rispondeva soltanto alle caratteristiche del terreno: permetteva anche di difendere più facilmente l'abitato.

La torre di Sillico

Sulla sommità del paese si trovano ancora i resti della torre quadrangolare. È ciò che rimane del sistema fortificato che un tempo proteggeva Sillico. Dalla torre era possibile controllare una parte vastissima della Garfagnana. La posizione permetteva inoltre un collegamento visivo con altri punti fortificati della valle, in particolare Castiglione di Garfagnana e, in epoca successiva, l'area della Fortezza di Mont'Alfonso sopra Castelnuovo. Il panorama che oggi rappresenta una delle attrazioni del paese aveva quindi, nel Medioevo, soprattutto una funzione militare. Vedere significava controllare. E da Sillico era possibile osservare strade, paesi e movimenti lungo una parte considerevole della valle.

Le mura e le porte del borgo

Il sistema difensivo non era costituito soltanto dalla torre. Sillico possedeva mura e porte che consentivano di chiudere gli accessi all'abitato. Alcune tracce dell'antica organizzazione fortificata sono ancora leggibili nella struttura urbana. Passeggiando nel centro storico si incontrano stretti vicoli, passaggi voltati e costruzioni addossate le une alle altre. È proprio questa struttura compatta a conferire ancora oggi a Sillico l'aspetto di un piccolo borgo medievale.

La chiesa di San Lorenzo

La principale chiesa del paese è dedicata a San Lorenzo. La sua presenza testimonia l'importanza religiosa assunta nel tempo dalla comunità di Sillico. La chiesa si inserisce nel tessuto storico del borgo insieme agli edifici civili e alle strutture difensive, creando uno degli scorci più caratteristici del paese. San Lorenzo è ancora oggi il patrono della comunità. La storia religiosa di Sillico, però, non riguardava soltanto il centro abitato. Il territorio circostante era costellato di piccole immagini sacre, maestà e percorsi processionali che accompagnavano il lavoro e gli spostamenti degli abitanti.

Il 1429: Sillico sceglie gli Estensi

Una data fondamentale nella storia del paese è il 1429. In quell'anno Sillico fu tra le prime comunità della Garfagnana a compiere un atto di dedizione agli Estensi di Ferrara. La decisione deve essere compresa nel difficile contesto politico della Garfagnana del Quattrocento. Le comunità della valle erano sottoposte alle pressioni di Lucca e alle continue lotte tra poteri locali e regionali. Diverse popolazioni videro quindi negli Estensi una possibile protezione. Sillico ottenne in cambio della propria dedizione alcuni vantaggi, tra i quali agevolazioni fiscali e interventi destinati al rafforzamento delle difese. Fu un passaggio decisivo. Da quel momento la storia del paese rimase legata per secoli alla Garfagnana estense.

La Garfagnana degli Este

Gli Estensi organizzarono i propri territori garfagnini intorno a Castelnuovo di Garfagnana, che divenne il principale centro amministrativo della provincia. Il governo di queste montagne non era semplice. Le distanze, le strade difficili, le rivalità tra comunità, i contrasti tra famiglie e soprattutto il fenomeno del banditismo rendevano complicato mantenere l'ordine. Nel XVI secolo gli Estensi decisero di affidare questo difficile incarico a un personaggio destinato a diventare celebre nella storia della letteratura italiana. Si chiamava Ludovico Ariosto.

Ludovico Ariosto governatore della Garfagnana

Nel 1522 Ludovico Ariosto venne inviato dal duca Alfonso I d'Este in Garfagnana con l'incarico di commissario. L'autore dell'Orlando Furioso si trovò così a governare una provincia montuosa, lontana dalla raffinata corte di Ferrara. Ariosto dovette occuparsi di amministrazione, giustizia, contrasti tra comunità e soprattutto di banditismo. Le montagne offrivano infatti rifugi ideali per uomini ricercati e bande armate. Boschi fitti, sentieri difficili da controllare e la vicinanza ai confini permettevano ai banditi di muoversi rapidamente e di sfuggire alle autorità. Tra questi uomini ce n'era uno che divenne particolarmente famoso.

Il Moro del Sillico

Era conosciuto come il Moro. Il suo nome rimase indissolubilmente legato a Sillico. Il Moro era il capo di una banda che operava nei boschi e nelle montagne della zona proprio negli anni nei quali Ariosto governava la Garfagnana. Non si tratta soltanto di una leggenda tramandata oralmente. Il personaggio compare infatti nella documentazione collegata allo stesso Ludovico Ariosto, che lo ricorda nelle proprie lettere inviate al duca d'Este. Questo rende il Moro una figura particolarmente interessante: un personaggio della tradizione popolare che trova riscontro anche nelle fonti scritte del Cinquecento.

Ariosto contro i banditi

Il rapporto tra Ariosto e il banditismo garfagnino fu molto complicato. Il governatore disponeva di mezzi limitati e doveva operare in un territorio nel quale i rapporti tra popolazione locale, famiglie potenti e uomini fuorilegge erano spesso difficili da decifrare. I banditi potevano contare sulla conoscenza perfetta dei boschi e dei sentieri. In alcuni casi disponevano inoltre di protezioni e complicità. Ariosto si lamentò più volte nelle proprie lettere delle difficoltà incontrate nell'amministrare la provincia. È una pagina poco conosciuta della vita del poeta: l'autore dell'Orlando Furioso fu costretto per alcuni anni a confrontarsi quotidianamente con denunce, delitti, rivalità locali e bande armate. E tra i nomi che incontrò ci fu proprio quello del Moro del Sillico.

Tra storia e leggenda

Con il passare dei secoli la figura del Moro è diventata parte della memoria popolare del paese. Come spesso accade ai banditi più celebri, alla documentazione storica si sono sovrapposti racconti e leggende. Il personaggio ha così assunto quasi le caratteristiche del brigante popolare: astuto, capace di conoscere ogni angolo della montagna e di sfuggire alle autorità grazie ai boschi che circondavano Sillico. Quando si raccontano le sue imprese è quindi importante distinguere le informazioni documentate dalla tradizione orale. Una cosa, tuttavia, è certa: il Moro esistette e Ariosto conosceva il problema rappresentato dalla sua banda.

I palazzi rinascimentali

Il Cinquecento non lasciò a Sillico soltanto storie di banditi. Passeggiando nel paese si incontrano infatti palazzi e abitazioni rinascimentali, alcuni impreziositi da eleganti portali in pietra. Questi edifici dimostrano che Sillico non era semplicemente un povero villaggio montano. La presenza di famiglie con sufficienti risorse economiche per costruire dimore di una certa qualità racconta una comunità inserita nei rapporti politici ed economici della Garfagnana estense. Il contrasto è affascinante: nello stesso periodo in cui nei boschi agivano il Moro e altri banditi, all'interno delle mura venivano costruiti eleganti edifici rinascimentali.

Castagneti, metati e vita contadina

Fuori dalle mura cominciava un mondo completamente diverso. Per secoli la vita degli abitanti di Sillico fu strettamente legata al castagno. I castagneti rappresentavano una delle principali ricchezze della montagna garfagnina. Le castagne venivano raccolte in autunno e trasportate nei metati, piccoli edifici costruiti appositamente per l'essiccazione. Al piano inferiore del metato veniva mantenuto acceso lentamente un fuoco, mentre le castagne erano disposte sul piano superiore sopra un graticcio. Dopo settimane di essiccazione potevano essere sgusciate e macinate. La farina ottenuta rappresentava uno degli alimenti fondamentali delle popolazioni montane.

I mulini

L'acqua completava questo sistema economico. I torrenti che scendono dalle montagne intorno a Sillico alimentavano infatti mulini utilizzati per trasformare cereali e castagne in farina. I resti di questa economia tradizionale sono ancora visibili nel territorio. Antichi metati, mulini, sentieri e castagneti costituiscono oggi una sorta di paesaggio storico diffuso. Non sono semplicemente elementi naturalistici: raccontano il modo in cui generazioni di abitanti utilizzarono le risorse della montagna per sopravvivere.

Le maestà

Lungo gli antichi percorsi si incontrano inoltre numerose maestà, piccole immagini religiose collocate lungo sentieri, incroci e mulattiere. Erano una delle manifestazioni più diffuse della religiosità popolare. Chi partiva dal paese per raggiungere un campo, un castagneto, un mulino o un'altra comunità incontrava queste immagini durante il cammino. La loro funzione era religiosa, ma anche territoriale. Le maestà diventavano punti di riferimento nel paesaggio e segnavano percorsi utilizzati per generazioni.

Le Rogazioni

Tra le tradizioni religiose legate al paesaggio vi erano anche le Rogazioni. Si trattava di processioni durante le quali gli abitanti percorrevano le campagne pregando per la protezione dei raccolti. Era una pratica che univa religione e agricoltura. Per una comunità che dipendeva direttamente dal risultato dei raccolti, dalle castagne e dalle condizioni climatiche, chiedere protezione per campi e boschi aveva un significato molto concreto. Il ricordo di questa tradizione è oggi conservato anche in uno dei percorsi escursionistici attorno a Sillico.

I Sentieri del Moro

La storia del paese è stata recuperata negli ultimi anni attraverso una rete di itinerari chiamata I Sentieri del Moro. Sono sette percorsi ad anello che partono dal borgo e attraversano il territorio circostante. I loro nomi raccontano direttamente la storia e la cultura locale: esistono il Sentiero dei Metati, il Sentiero delle Maestà, il Sentiero delle Rogazioni, il Sentiero dei Mulini, il Sentiero dell'Eremo e altri itinerari che collegano Sillico alle località vicine. Il progetto permette di leggere il paesaggio come se fosse un grande archivio all'aperto. Boschi, mulini, metati, immagini religiose e antiche mulattiere raccontano infatti aspetti diversi della vita della comunità.

L'antica strada per Bargecchia

Uno degli itinerari collega Sillico a Bargecchia. Oggi può essere percorso come escursione, ma in passato rappresentava una vera via di comunicazione tra le comunità della montagna. Prima della costruzione delle moderne strade carrozzabili, questi sentieri erano indispensabili. Venivano percorsi a piedi o con animali da soma e permettevano di trasportare prodotti agricoli, legna, farina e altre merci. Sillico non era quindi un borgo isolato: faceva parte di una fitta rete di percorsi che collegava le montagne al fondovalle.

Un paese con una propria autonomia

Sillico possedette anche una propria identità amministrativa. Per secoli costituì una comunità distinta. La memoria di questa autonomia è conservata ancora oggi nell'Archivio storico del Comune di Pieve Fosciana, dove esiste uno specifico fondo denominato "Comune di Sillico". All'inizio dell'Ottocento, durante le riorganizzazioni amministrative dell'età napoleonica, Sillico perse la propria autonomia comunale. Insieme ad altre comunità vicine venne aggregato a Pieve Fosciana, della quale costituisce ancora oggi una frazione.

Emigrazione e spopolamento

Tra Ottocento e Novecento anche Sillico fu interessato dall'emigrazione. Molti abitanti della montagna lasciarono progressivamente i paesi alla ricerca di migliori opportunità di lavoro. Il fenomeno aumentò nel secondo dopoguerra, quando l'abbandono dell'agricoltura tradizionale e lo sviluppo industriale del fondovalle portarono molte famiglie a trasferirsi. Il numero degli abitanti diminuì sensibilmente. Metati, mulini e castagneti persero progressivamente la funzione economica che avevano avuto per secoli.

Il recupero del borgo

Negli ultimi decenni Sillico ha però conosciuto una nuova fase. Il patrimonio storico e paesaggistico è diventato una risorsa. Il borgo, i sentieri, i castagneti e le tradizioni locali sono stati progressivamente recuperati e valorizzati. Un ruolo importante è svolto dalla manifestazione storica estiva dedicata alla Garfagnana del Cinquecento. Durante l'evento le porte del paese vengono simbolicamente chiuse e Sillico torna a evocare l'atmosfera del borgo fortificato dell'epoca di Ariosto.

La festa del Moro

Il protagonista inevitabile è ancora una volta il Moro del Sillico. La manifestazione rievoca il periodo nel quale Ludovico Ariosto governava la Garfagnana e doveva confrontarsi con le bande che agivano sulle montagne. Per alcuni giorni vicoli, piazze e antichi palazzi diventano la scenografia naturale di una rievocazione rinascimentale. Il successo della manifestazione dimostra come una vicenda apparentemente marginale della storia cinquecentesca sia diventata un elemento importante dell'identità contemporanea del paese.

Sillico, un balcone sulla Garfagnana

La posizione che nel Medioevo rese Sillico strategicamente importante rappresenta oggi uno dei suoi maggiori elementi di fascino. Dal paese si apre infatti un vastissimo panorama sulla Garfagnana e sulle Alpi Apuane. Da quassù diventa facile comprendere perché fosse necessario costruire una fortificazione proprio in questo punto. Sillico controllava visivamente la valle. Il paesaggio permette quindi ancora oggi di leggere la geografia militare del passato.

Un borgo nel quale la storia è ancora leggibile

Sillico è uno dei luoghi nei quali la storia della Garfagnana appare particolarmente evidente. La torre ricorda il castello medievale. Le mura e le porte raccontano la necessità di difendere il paese. I palazzi testimoniano la prosperità di alcune famiglie durante il Rinascimento. Le lettere di Ariosto riportano alla difficile Garfagnana del Cinquecento e alle imprese del Moro. Fuori dal borgo, castagneti, metati, mulini, maestà e antiche mulattiere raccontano invece la vita quotidiana della popolazione. Sono due storie che convivono nello stesso luogo. Da una parte quella dei grandi avvenimenti politici: Lucca, gli Estensi, Ariosto e il banditismo. Dall'altra quella apparentemente più semplice, ma altrettanto importante, di generazioni di uomini e donne che hanno coltivato castagneti, macinato farina nei mulini e percorso a piedi i sentieri della montagna. È proprio l'incontro tra queste due dimensioni a rendere Sillico uno dei borghi storicamente più interessanti della Garfagnana.
↑