Sillico di Pieve
Fosciana: il borgo fortificato del Moro e di Ludovico Ariosto
Sillico è una frazione del Comune di
Pieve Fosciana, in Garfagnana,
posta a circa 700 metri di altitudine sui contrafforti dell'Appennino.
La sua posizione è una delle caratteristiche che
meglio spiegano la storia del paese. Dall'altura sulla quale sorge il
borgo lo sguardo domina infatti gran parte della valle, raggiungendo le
Alpi Apuane, Castiglione di Garfagnana e il territorio di Castelnuovo.
Non sorprende quindi che nel Medioevo Sillico sia
diventato un centro fortificato.
Ancora oggi il paese conserva chiaramente l'impianto
dell'antico borgo: strade lastricate, passaggi coperti, portali in
pietra, palazzi rinascimentali e case raccolte in anelli concentrici
intorno alla sommità della collina, dove sorgono i resti della torre e
delle fortificazioni.
Ma Sillico possiede anche un'altra storia, decisamente
più avventurosa.
Nel Cinquecento i suoi boschi erano frequentati da
uomini armati e banditi. Il più celebre fu conosciuto come
il Moro del Sillico e le sue
imprese finirono persino nelle lettere di Ludovico Ariosto, inviato
dagli Estensi a governare la turbolenta Garfagnana.
Sillico compare nei documenti nel 952
Sillico possiede origini molto antiche.
Una delle prime attestazioni conosciute risale al
952, quando il paese compare
in un documento come comunità soggetta alla pieve di Pieve Fosciana.
Siamo nel pieno dell'Alto Medioevo, in un territorio
nel quale il controllo delle strade, dei boschi e delle terre
coltivabili aveva un'importanza fondamentale.
La presenza del paese in una fonte del X secolo
dimostra che Sillico esisteva come comunità organizzata più di mille
anni fa.
Nei secoli successivi il suo ruolo aumentò grazie
soprattutto alla posizione strategica.
Il Castrum Sillici
Nel Medioevo Sillico divenne un vero e proprio centro
fortificato, ricordato anche con il nome di
Castrum Sillici.
Il paese venne organizzato intorno alla parte più alta
della collina, dove si trovavano la rocca e la torre.
L'abitato si sviluppava invece più in basso, seguendo
la conformazione naturale del terreno.
Ancora oggi questa struttura è facilmente
riconoscibile.
Le case formano una serie di anelli concentrici,
collegati da strette strade lastricate e passaggi che salgono verso la
sommità del borgo.
La conformazione compatta non rispondeva soltanto alle
caratteristiche del terreno: permetteva anche di difendere più
facilmente l'abitato.
La torre di Sillico
Sulla sommità del paese si trovano ancora i resti
della torre quadrangolare.
È ciò che rimane del sistema fortificato che un tempo
proteggeva Sillico.
Dalla torre era possibile controllare una parte
vastissima della Garfagnana.
La posizione permetteva inoltre un collegamento visivo
con altri punti fortificati della valle, in particolare
Castiglione di Garfagnana e,
in epoca successiva, l'area della Fortezza di Mont'Alfonso sopra
Castelnuovo.
Il panorama che oggi rappresenta una delle attrazioni
del paese aveva quindi, nel Medioevo, soprattutto una funzione militare.
Vedere significava controllare.
E da Sillico era possibile osservare strade, paesi e
movimenti lungo una parte considerevole della valle.
Le mura e le porte del borgo
Il sistema difensivo non era costituito soltanto dalla
torre.
Sillico possedeva mura e porte che consentivano di
chiudere gli accessi all'abitato.
Alcune tracce dell'antica organizzazione fortificata
sono ancora leggibili nella struttura urbana.
Passeggiando nel centro storico si incontrano stretti
vicoli, passaggi voltati e costruzioni addossate le une alle altre.
È proprio questa struttura compatta a conferire ancora
oggi a Sillico l'aspetto di un piccolo borgo medievale.
La chiesa di San Lorenzo
La principale chiesa del paese è dedicata a
San Lorenzo.
La sua presenza testimonia l'importanza religiosa
assunta nel tempo dalla comunità di Sillico.
La chiesa si inserisce nel tessuto storico del borgo
insieme agli edifici civili e alle strutture difensive, creando uno
degli scorci più caratteristici del paese.
San Lorenzo è ancora oggi il patrono della comunità.
La storia religiosa di Sillico, però, non riguardava
soltanto il centro abitato. Il territorio circostante era costellato di
piccole immagini sacre, maestà e percorsi processionali che
accompagnavano il lavoro e gli spostamenti degli abitanti.
Il 1429: Sillico sceglie gli Estensi
Una data fondamentale nella storia del paese è il
1429.
In quell'anno Sillico fu tra le prime comunità della
Garfagnana a compiere un atto di dedizione agli
Estensi di Ferrara.
La decisione deve essere compresa nel difficile
contesto politico della Garfagnana del Quattrocento.
Le comunità della valle erano sottoposte alle
pressioni di Lucca e alle continue lotte tra poteri locali e regionali.
Diverse popolazioni videro quindi negli Estensi una possibile
protezione.
Sillico ottenne in cambio della propria dedizione
alcuni vantaggi, tra i quali agevolazioni fiscali e interventi destinati
al rafforzamento delle difese.
Fu un passaggio decisivo.
Da quel momento la storia del paese rimase legata per
secoli alla Garfagnana estense.
La Garfagnana degli Este
Gli Estensi organizzarono i propri territori
garfagnini intorno a Castelnuovo di Garfagnana, che divenne il
principale centro amministrativo della provincia.
Il governo di queste montagne non era semplice.
Le distanze, le strade difficili, le rivalità tra
comunità, i contrasti tra famiglie e soprattutto il fenomeno del
banditismo rendevano complicato mantenere l'ordine.
Nel XVI secolo gli Estensi decisero di affidare questo
difficile incarico a un personaggio destinato a diventare celebre nella
storia della letteratura italiana.
Si chiamava Ludovico
Ariosto.
Ludovico Ariosto governatore della
Garfagnana
Nel 1522 Ludovico
Ariosto venne inviato dal duca Alfonso I d'Este in Garfagnana
con l'incarico di commissario.
L'autore dell'Orlando Furioso si trovò così a
governare una provincia montuosa, lontana dalla raffinata corte di
Ferrara.
Ariosto dovette occuparsi di amministrazione,
giustizia, contrasti tra comunità e soprattutto di
banditismo.
Le montagne offrivano infatti rifugi ideali per uomini
ricercati e bande armate.
Boschi fitti, sentieri difficili da controllare e la
vicinanza ai confini permettevano ai banditi di muoversi rapidamente e
di sfuggire alle autorità.
Tra questi uomini ce n'era uno che divenne
particolarmente famoso.
Il Moro del Sillico
Era conosciuto come
il Moro.
Il suo nome rimase indissolubilmente legato a Sillico.
Il Moro era il capo di una banda che operava nei
boschi e nelle montagne della zona proprio negli anni nei quali Ariosto
governava la Garfagnana.
Non si tratta soltanto di una leggenda tramandata
oralmente.
Il personaggio compare infatti nella documentazione
collegata allo stesso Ludovico Ariosto,
che lo ricorda nelle proprie lettere inviate al duca d'Este.
Questo rende il Moro una figura particolarmente
interessante: un personaggio della tradizione popolare che trova
riscontro anche nelle fonti scritte del Cinquecento.
Ariosto contro i banditi
Il rapporto tra Ariosto e il banditismo garfagnino fu
molto complicato.
Il governatore disponeva di mezzi limitati e doveva
operare in un territorio nel quale i rapporti tra popolazione locale,
famiglie potenti e uomini fuorilegge erano spesso difficili da
decifrare.
I banditi potevano contare sulla conoscenza perfetta
dei boschi e dei sentieri.
In alcuni casi disponevano inoltre di protezioni e
complicità.
Ariosto si lamentò più volte nelle proprie lettere
delle difficoltà incontrate nell'amministrare la provincia.
È una pagina poco conosciuta della vita del poeta:
l'autore dell'Orlando Furioso fu costretto per alcuni anni a
confrontarsi quotidianamente con denunce, delitti, rivalità locali e
bande armate.
E tra i nomi che incontrò ci fu proprio quello del
Moro del Sillico.
Tra storia e leggenda
Con il passare dei secoli la figura del Moro è
diventata parte della memoria popolare del paese.
Come spesso accade ai banditi più celebri, alla
documentazione storica si sono sovrapposti racconti e leggende.
Il personaggio ha così assunto quasi le
caratteristiche del brigante popolare: astuto, capace di conoscere ogni
angolo della montagna e di sfuggire alle autorità grazie ai boschi che
circondavano Sillico.
Quando si raccontano le sue imprese è quindi
importante distinguere le informazioni documentate dalla tradizione
orale.
Una cosa, tuttavia, è certa:
il Moro esistette e Ariosto conosceva
il problema rappresentato dalla sua banda.
I palazzi rinascimentali
Il Cinquecento non lasciò a Sillico soltanto storie di
banditi.
Passeggiando nel paese si incontrano infatti
palazzi e abitazioni rinascimentali,
alcuni impreziositi da eleganti portali in pietra.
Questi edifici dimostrano che Sillico non era
semplicemente un povero villaggio montano.
La presenza di famiglie con sufficienti risorse
economiche per costruire dimore di una certa qualità racconta una
comunità inserita nei rapporti politici ed economici della Garfagnana
estense.
Il contrasto è affascinante: nello stesso periodo in
cui nei boschi agivano il Moro e altri banditi, all'interno delle mura
venivano costruiti eleganti edifici rinascimentali.
Castagneti, metati e vita contadina
Fuori dalle mura cominciava un mondo completamente
diverso.
Per secoli la vita degli abitanti di Sillico fu
strettamente legata al castagno.
I castagneti rappresentavano una delle principali
ricchezze della montagna garfagnina.
Le castagne venivano raccolte in autunno e trasportate
nei metati, piccoli edifici
costruiti appositamente per l'essiccazione.
Al piano inferiore del metato veniva mantenuto acceso
lentamente un fuoco, mentre le castagne erano disposte sul piano
superiore sopra un graticcio.
Dopo settimane di essiccazione potevano essere
sgusciate e macinate.
La farina ottenuta rappresentava uno degli alimenti
fondamentali delle popolazioni montane.
I mulini
L'acqua completava questo sistema economico.
I torrenti che scendono dalle montagne intorno a
Sillico alimentavano infatti mulini
utilizzati per trasformare cereali e castagne in farina.
I resti di questa economia tradizionale sono ancora
visibili nel territorio.
Antichi metati, mulini, sentieri e castagneti
costituiscono oggi una sorta di paesaggio storico diffuso.
Non sono semplicemente elementi naturalistici:
raccontano il modo in cui generazioni di abitanti utilizzarono le
risorse della montagna per sopravvivere.
Le maestà
Lungo gli antichi percorsi si incontrano inoltre
numerose maestà, piccole
immagini religiose collocate lungo sentieri, incroci e mulattiere.
Erano una delle manifestazioni più diffuse della
religiosità popolare.
Chi partiva dal paese per raggiungere un campo, un
castagneto, un mulino o un'altra comunità incontrava queste immagini
durante il cammino.
La loro funzione era religiosa, ma anche territoriale.
Le maestà diventavano punti di riferimento nel
paesaggio e segnavano percorsi utilizzati per generazioni.
Le Rogazioni
Tra le tradizioni religiose legate al paesaggio vi
erano anche le Rogazioni.
Si trattava di processioni durante le quali gli
abitanti percorrevano le campagne pregando per la protezione dei
raccolti.
Era una pratica che univa religione e agricoltura.
Per una comunità che dipendeva direttamente dal
risultato dei raccolti, dalle castagne e dalle condizioni climatiche,
chiedere protezione per campi e boschi aveva un significato molto
concreto.
Il ricordo di questa tradizione è oggi conservato
anche in uno dei percorsi escursionistici attorno a Sillico.
I Sentieri del Moro
La storia del paese è stata recuperata negli ultimi
anni attraverso una rete di itinerari chiamata
I Sentieri del Moro.
Sono sette percorsi ad anello che partono dal borgo e
attraversano il territorio circostante.
I loro nomi raccontano direttamente la storia e la
cultura locale: esistono il Sentiero
dei Metati, il Sentiero delle
Maestà, il Sentiero delle
Rogazioni, il Sentiero dei
Mulini, il Sentiero dell'Eremo
e altri itinerari che collegano Sillico alle località vicine.
Il progetto permette di leggere il paesaggio come se
fosse un grande archivio all'aperto.
Boschi, mulini, metati, immagini religiose e antiche
mulattiere raccontano infatti aspetti diversi della vita della comunità.
L'antica strada per Bargecchia
Uno degli itinerari collega Sillico a
Bargecchia.
Oggi può essere percorso come escursione, ma in
passato rappresentava una vera via di comunicazione tra le comunità
della montagna.
Prima della costruzione delle moderne strade
carrozzabili, questi sentieri erano indispensabili.
Venivano percorsi a piedi o con animali da soma e
permettevano di trasportare prodotti agricoli, legna, farina e altre
merci.
Sillico non era quindi un borgo isolato: faceva parte
di una fitta rete di percorsi che collegava le montagne al fondovalle.
Un paese con una propria autonomia
Sillico possedette anche una propria identità
amministrativa.
Per secoli costituì una comunità distinta.
La memoria di questa autonomia è conservata ancora
oggi nell'Archivio storico del Comune
di Pieve Fosciana, dove esiste uno specifico fondo denominato
"Comune di Sillico".
All'inizio dell'Ottocento, durante le riorganizzazioni
amministrative dell'età napoleonica, Sillico perse la propria autonomia
comunale.
Insieme ad altre comunità vicine venne aggregato a
Pieve Fosciana, della quale
costituisce ancora oggi una frazione.
Emigrazione e spopolamento
Tra Ottocento e Novecento anche Sillico fu interessato
dall'emigrazione.
Molti abitanti della montagna lasciarono
progressivamente i paesi alla ricerca di migliori opportunità di lavoro.
Il fenomeno aumentò nel secondo dopoguerra, quando
l'abbandono dell'agricoltura tradizionale e lo sviluppo industriale del
fondovalle portarono molte famiglie a trasferirsi.
Il numero degli abitanti diminuì sensibilmente.
Metati, mulini e castagneti persero progressivamente
la funzione economica che avevano avuto per secoli.
Il recupero del borgo
Negli ultimi decenni Sillico ha però conosciuto una
nuova fase.
Il patrimonio storico e paesaggistico è diventato una
risorsa.
Il borgo, i sentieri, i castagneti e le tradizioni
locali sono stati progressivamente recuperati e valorizzati.
Un ruolo importante è svolto dalla manifestazione
storica estiva dedicata alla Garfagnana del Cinquecento.
Durante l'evento le porte del paese vengono
simbolicamente chiuse e Sillico torna a evocare l'atmosfera del borgo
fortificato dell'epoca di Ariosto.
La festa del Moro
Il protagonista inevitabile è ancora una volta
il Moro del Sillico.
La manifestazione rievoca il periodo nel quale
Ludovico Ariosto governava la Garfagnana e doveva confrontarsi con le
bande che agivano sulle montagne.
Per alcuni giorni vicoli, piazze e antichi palazzi
diventano la scenografia naturale di una rievocazione rinascimentale.
Il successo della manifestazione dimostra come una
vicenda apparentemente marginale della storia cinquecentesca sia
diventata un elemento importante dell'identità contemporanea del paese.
Sillico, un balcone sulla Garfagnana
La posizione che nel Medioevo rese Sillico
strategicamente importante rappresenta oggi uno dei suoi maggiori
elementi di fascino.
Dal paese si apre infatti un vastissimo panorama sulla
Garfagnana e sulle Alpi Apuane.
Da quassù diventa facile comprendere perché fosse
necessario costruire una fortificazione proprio in questo punto.
Sillico controllava visivamente la valle.
Il paesaggio permette quindi ancora oggi di leggere la
geografia militare del passato.
Un borgo nel quale la storia è ancora
leggibile
Sillico è uno dei luoghi nei quali la storia della
Garfagnana appare particolarmente evidente.
La torre ricorda il castello medievale.
Le mura e le porte raccontano la necessità di
difendere il paese.
I palazzi testimoniano la prosperità di alcune
famiglie durante il Rinascimento.
Le lettere di Ariosto riportano alla difficile
Garfagnana del Cinquecento e alle imprese del Moro.
Fuori dal borgo, castagneti, metati, mulini, maestà e
antiche mulattiere raccontano invece la vita quotidiana della
popolazione.
Sono due storie che convivono nello stesso luogo.
Da una parte quella dei grandi avvenimenti politici:
Lucca, gli Estensi, Ariosto e il banditismo.
Dall'altra quella apparentemente più semplice, ma
altrettanto importante, di generazioni di uomini e donne che hanno
coltivato castagneti, macinato farina nei mulini e percorso a piedi i
sentieri della montagna.
È proprio l'incontro tra queste due dimensioni a
rendere Sillico uno dei borghi
storicamente più interessanti della Garfagnana. |