Terrarossa: il borgo
dei Malaspina lungo la Via Francigena
Terrarossa è una delle principali frazioni del
Comune di Licciana Nardi, situata nel fondovalle della
Magra, lungo una direttrice
che per secoli ha rappresentato una delle più importanti vie di
comunicazione della Lunigiana.
La storia del paese è profondamente legata proprio
alla sua posizione. Da qui passavano viaggiatori, mercanti e pellegrini
e ancora oggi Terrarossa è attraversata dall'antico itinerario della
Via Francigena.
A dominare il paese è il grande
Castello Malaspina, una delle
più imponenti residenze signorili della Lunigiana e testimonianza del
ruolo politico assunto da Terrarossa tra Cinquecento e Seicento.
Le origini e il nome Terrarossa
L'origine più antica di Terrarossa è ancora oggetto di
discussione.
Una delle ipotesi identifica la località con l'antica
Rubra, ricordata dall'Anonimo
Ravennate. Il nome latino, che significa appunto “rossa”, potrebbe
essere collegato alle caratteristiche del terreno della zona.
Altri studiosi hanno invece messo in relazione
l'attuale Terrarossa con un insediamento indicato nelle fonti come
Borgo Novo o Borgo Nuovo.
Non esistendo un'identificazione unanimemente
accettata, è opportuno considerare queste ricostruzioni come ipotesi
storiche.
È certo, invece, che la posizione lungo le vie della
Val di Magra favorì fin dall'antichità la frequentazione e lo sviluppo
dell'area.
Terrarossa lungo la Via Francigena
Uno degli elementi fondamentali per comprendere la
storia del paese è la Via Francigena.
Il grande itinerario medievale collegava l'Europa
settentrionale con Roma attraversando anche la Lunigiana.
Dopo Pontremoli, il percorso seguiva la valle della
Magra passando attraverso numerosi borghi e pievi prima di proseguire
verso Aulla, Sarzana e la Toscana.
Terrarossa si sviluppò proprio lungo questo importante
asse di comunicazione.
La strada non veniva percorsa soltanto dai pellegrini:
era utilizzata anche da mercanti, eserciti e viaggiatori e favoriva gli
scambi tra le comunità della valle.
La storia del paese è quindi strettamente legata al
movimento delle persone lungo la Magra.
Il concordato del 1202
Una delle prime date particolarmente significative
della storia documentata di Terrarossa è il
13 maggio 1202.
Quel giorno venne stipulato nel paese un importante
concordato per risolvere alcune controversie sorte tra il
vescovo di Luni Gualtiero II,
i marchesi Malaspina e i De Nobili di
Vezzano.
All'accordo parteciparono anche rappresentanti di
altre comunità del territorio, tra cui consoli, nobili e popolazione di
Fosdinovo.
La scelta di Terrarossa come luogo dell'incontro
testimonia l'importanza che questo punto della Val di Magra aveva già
raggiunto all'inizio del XIII secolo.
Terrarossa e i Malaspina
Nel Medioevo la storia di Terrarossa entrò
definitivamente nell'orbita dei
Malaspina.
Dal 1347 il
paese appartenne ai Malaspina di Villafranca.
Come avvenne in molte altre zone della Lunigiana, le
successive divisioni ereditarie della famiglia determinarono la nascita
di nuovi piccoli feudi.
Terrarossa divenne così progressivamente un centro
autonomo, dotato di una propria residenza marchionale.
La figura centrale di questa fase fu
Fabrizio Malaspina, primo
marchese di Terrarossa.
Fabrizio Malaspina
Tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento
Fabrizio Malaspina trasformò
profondamente Terrarossa.
Il paese assunse un'importanza politica maggiore e
venne realizzata la grande residenza fortificata che ancora oggi domina
l'abitato.
Nel 1599
Fabrizio stipulò un accordo di accomandigia con il
Granducato di Toscana.
Era una scelta politica significativa.
I piccoli feudi della Lunigiana cercavano spesso la
protezione delle potenze regionali più forti, come Firenze, Genova,
Milano o Modena, per difendere la propria autonomia e i propri
interessi.
Terrarossa entrò così sempre più decisamente
nell'orbita toscana.
Il Castello Malaspina
Il monumento simbolo del paese è il grande
Castello Malaspina di Terrarossa.
La costruzione risale al
XVI secolo e sostituì
strutture appartenenti a una precedente fortificazione medievale.
Più che un semplice castello militare, l'edificio fu
concepito come una grande residenza
signorile fortificata.
La pianta è sostanzialmente quadrangolare e si
sviluppa intorno a un cortile centrale.
Agli angoli erano previsti quattro grandi baluardi,
anche se alcune parti del progetto rimasero incompiute.
Una delle più grandi dimore
malaspiniane
Il Castello di Terrarossa è considerato una delle più
grandi residenze dei Malaspina
ancora esistenti.
Il complesso comprende ben
43 ambienti.
All'interno si trovano grandi sale coperte da volte a
crociera, appartamenti e numerosi locali di servizio.
Il portale principale, realizzato con grandi conci di
arenaria, sottolinea il carattere monumentale dell'edificio.
La struttura mostra chiaramente il passaggio dal
castello medievale alla residenza aristocratica dell'età moderna: la
funzione difensiva rimane evidente nelle mura e nei baluardi, ma gli
spazi interni rispondono ormai soprattutto alle esigenze di
rappresentanza e di vita della corte marchionale.
L'allevamento dei bachi da seta
Un aspetto particolarmente interessante della vita nel
castello riguarda la produzione della
seta.
All'interno della grande residenza Fabrizio Malaspina
fece predisporre spazi destinati anche all'allevamento dei
bachi da seta.
La bachicoltura ebbe per secoli una certa importanza
nell'economia rurale di numerose zone italiane.
Questo particolare permette di vedere il castello non
soltanto come centro politico e aristocratico, ma anche come struttura
inserita nelle attività economiche del territorio.
Terrarossa diventa toscana
La politica di Fabrizio Malaspina avvicinò
progressivamente Terrarossa al Granducato.
Nel 1618 il
feudo venne acquistato definitivamente dal granduca
Cosimo II de' Medici.
Terrarossa entrò quindi sotto il controllo diretto
della Toscana.
La situazione cambiò nuovamente dieci anni più tardi.
Nel 1628,
infatti, il granduca Ferdinando II de' Medici concesse Terrarossa in
feudo a Manfredi Malaspina di
Filattiera.
Il paese rimase quindi legato ai Malaspina, ma
all'interno della sfera politica del Granducato di Toscana.
La fine del feudo
Nel 1787,
con la morte dell'ultimo esponente della linea feudale, Terrarossa tornò
direttamente sotto il controllo del granduca di Toscana.
Si chiudeva così la lunga stagione del piccolo feudo
malaspiniano.
Pochi anni più tardi, l'arrivo delle armate francesi e
le trasformazioni politiche dell'età napoleonica avrebbero cancellato
definitivamente il sistema feudale che per secoli aveva caratterizzato
la Lunigiana.
Terrarossa durante l'età napoleonica
Nel 1808
Terrarossa, insieme ad altri territori della Lunigiana granducale, venne
annessa all'Impero francese di
Napoleone.
Gli anni successivi furono caratterizzati da continui
cambiamenti amministrativi.
Tra il 1814 e il 1815 il territorio passò attraverso
differenti governi provvisori, in una fase di grande incertezza seguita
alla caduta dell'Impero napoleonico.
Con la Restaurazione, Terrarossa tornò infine
nell'orbita del Granducato di Toscana.
Dal Granducato di Toscana al Ducato
di Modena
Terrarossa rimase toscana fino al
1847.
In quell'anno, in seguito agli accordi dinastici e
territoriali entrati in vigore con il
Trattato di Firenze, il paese passò al
Ducato di Modena e Reggio.
Si trattò di uno dei numerosi cambiamenti di confine
che interessarono la Lunigiana nell'Ottocento.
La regione era infatti divisa tra diversi Stati
preunitari e solo con l'Unità d'Italia sarebbe entrata definitivamente
in un'unica struttura amministrativa nazionale.
Terrarossa Comune autonomo
Dopo l'Unità d'Italia, Terrarossa mantenne
inizialmente una propria autonomia amministrativa.
Esisteva infatti un vero e proprio
Comune di Terrarossa.
Il suo territorio aveva una superficie di circa 20
chilometri quadrati e comprendeva, oltre al capoluogo, le frazioni di
Fornoli, Merizzo e Riccò.
Al momento della soppressione il Comune contava poco
più di mille abitanti.
Nel 1869 il
Comune di Terrarossa venne soppresso e il territorio fu aggregato a
quello di Licciana, oggi Licciana Nardi.
Questa vicenda spiega perché Terrarossa abbia ancora
oggi un'identità storica particolarmente marcata all'interno del
territorio comunale.
La Chiesa di San Giovanni Battista
La vita religiosa del paese è legata alla
Chiesa di San Giovanni Battista.
Come negli altri centri della Lunigiana, la parrocchia
costituiva per secoli uno dei principali punti di riferimento della
comunità.
Le feste religiose, le processioni e le ricorrenze
patronali scandivano il calendario agricolo e sociale.
La presenza della chiesa, del castello e dell'antica
strada restituisce ancora oggi i tre elementi intorno ai quali si
organizzava la vita storica del borgo:
fede, potere e viabilità.
Igino Cocchi
Terrarossa diede i natali nel
1827 a Igino Cocchi, una delle
personalità scientifiche più interessanti nate nel territorio.
Geologo e studioso, Cocchi si laureò all'Università di
Pisa e successivamente insegnò geologia a Firenze.
Fu tra i protagonisti dello sviluppo degli studi
geologici italiani dell'Ottocento e partecipò alla fondazione della
Società Geologica Italiana e
del Club Alpino Italiano.
Alla ricerca scientifica affiancò anche un forte
interesse per la cultura finlandese.
Si occupò infatti della lingua e della letteratura
della Finlandia e contribuì alla conoscenza italiana del
Kalevala, il grande poema
epico finlandese.
Dino Viola
Un altro personaggio noto nato a Terrarossa è
Dino Viola, venuto alla luce
nel 1915.
Imprenditore e dirigente sportivo, divenne presidente
dell'AS Roma nel 1979.
Durante la sua presidenza la squadra conquistò lo
storico scudetto della stagione
1982-1983, oltre a diversi altri trofei nazionali, raggiungendo
anche la finale di Coppa dei Campioni nel 1984.
La sua figura rappresenta un legame curioso ma
significativo tra un piccolo paese della Lunigiana e una delle pagine
più conosciute della storia del calcio italiano.
Un territorio di passaggio
Nonostante le trasformazioni moderne, Terrarossa
conserva ancora oggi la caratteristica che ne ha determinato la storia
per secoli: essere un luogo di
passaggio.
La posizione nella valle della Magra continua a
renderla un punto naturale di collegamento tra Aulla, Villafranca in
Lunigiana e le vallate laterali.
In passato questa funzione era svolta dalla Via
Francigena e dalle antiche strade; oggi dalle principali vie di
comunicazione della Lunigiana.
Il paesaggio moderno ha quindi trasformato il paese
senza cancellare completamente la logica geografica che ne determinò la
nascita.
Terrarossa oggi
Il Castello Malaspina è oggi di
proprietà del Comune di Licciana Nardi
ed è aperto al pubblico.
I suoi grandi ambienti ospitano attività culturali,
incontri ed eventi e il complesso svolge anche funzioni legate
all'accoglienza e all'informazione turistica.
Il recupero del castello ha permesso di restituire
alla comunità un edificio che per secoli aveva rappresentato il centro
politico del paese.
La sua posizione lungo la Via Francigena gli
attribuisce oggi anche una nuova funzione: quella di porta d'ingresso
alla scoperta della Lunigiana.
Tra la Francigena e i castelli della
Lunigiana
Terrarossa occupa una posizione ideale per comprendere
due degli elementi che maggiormente caratterizzano la Lunigiana.
Il primo è la Via
Francigena, che racconta una terra attraversata per secoli da
pellegrini, mercanti e viaggiatori.
Il secondo è il sistema dei
castelli malaspiniani,
testimonianza della frammentazione politica medievale e moderna della
valle.
A Terrarossa questi due aspetti si incontrano
fisicamente: la grande residenza dei Malaspina sorge proprio lungo
l'antica via.
Un borgo nato sulla strada
La storia di Terrarossa è soprattutto la storia di un
luogo che ha saputo trasformare la propria posizione geografica in una
risorsa.
La strada portò uomini e merci; la posizione
strategica attirò i Malaspina; il feudo diede origine al grande
castello; l'appartenenza alla Toscana e poi a Modena trasformò più volte
i suoi confini; l'Unità d'Italia fece infine di Terrarossa prima un
Comune e poi una frazione di Licciana.
Il grande Castello Malaspina rimane il simbolo di
questa lunga vicenda.
Visitare Terrarossa significa quindi incontrare una
Lunigiana diversa da quella dei piccoli borghi montani:
una Lunigiana di fondovalle,
attraversata dalla Via Francigena, luogo di commerci, incontri e
passaggi, ma allo stesso tempo profondamente segnata dalla presenza dei
Malaspina. |