Virgoletta: il borgo
fortificato dei Malaspina sulla Via Francigena
Virgoletta è una frazione del Comune di
Villafranca in Lunigiana,
situata su uno sperone collinare che domina il fondovalle del torrente
Bagnone.
Vista da lontano, la sua forma compatta ricorda quella
di una piccola fortezza. Il borgo si sviluppa infatti lungo una strada
principale che percorre il crinale, dalla porta rivolta verso
Villafranca fino al grande Castello
Malaspina.
Mura, torri, portali in arenaria, passaggi coperti,
fontane e antiche abitazioni fanno di Virgoletta uno dei borghi
medievali più interessanti della media Lunigiana.
La sua storia racconta inoltre molte delle
caratteristiche fondamentali di questo territorio: le antiche signorie
locali, l'arrivo dei Malaspina, le contese tra potenze regionali, la
trasformazione dei castelli in residenze aristocratiche e il passaggio
di pellegrini e viaggiatori lungo le strade della Val di Magra.
Un borgo su uno sperone roccioso
La posizione di Virgoletta è uno degli elementi
fondamentali per comprenderne la storia.
Il paese sorge su uno sperone che fiancheggia la valle
del torrente Bagnone e permette di controllare il collegamento tra
Villafranca, la Val di Magra e le
vallate dirette verso l'Appennino.
L'abitato si sviluppò lungo la strada che percorre
longitudinalmente il crinale.
Questa struttura è ancora perfettamente leggibile.
Entrando dalla porta meridionale si attraversa quasi
tutto il paese lungo un unico asse principale, fino a raggiungere il
castello che occupa l'estremità più elevata e meglio difendibile.
Verrucola Corbellarium
Nei documenti più antichi Virgoletta compare con il
nome di Verrucola Corbellarium.
Il termine “Verrucola” è diffuso nella toponomastica
medievale lunigianese e viene generalmente associato a luoghi elevati,
rocciosi e fortificati.
La seconda parte del nome richiama invece i
Corbellari o Corbellarii,
antichi signori locali che le fonti indicano come sub-feudatari degli
Obertenghi tra XI e XII secolo.
Virgoletta possedeva quindi un'importanza signorile e
difensiva già prima della piena affermazione dei Malaspina.
I Corbellari
I Corbellariù
rappresentano una delle antiche famiglie signorili che precedettero o
affiancarono il potere malaspiniano in alcune zone della Lunigiana.
Il loro nome rimase legato a Virgoletta proprio
attraverso l'espressione Verrucola Corbellarium.
Del primo complesso fortificato rimane una
testimonianza particolarmente importante: il poderoso
mastio quadrangolare,
successivamente inglobato nelle strutture del Castello Malaspina.
La torre rappresenta quindi una delle parti più
antiche dell'intero complesso.
L'arrivo dei Malaspina
Con l'affermazione dei
Malaspina dello Spino Secco,
Virgoletta entrò nella grande geografia feudale che caratterizzò la
Lunigiana medievale.
I Malaspina costruirono il proprio potere attraverso
castelli, alleanze e successive divisioni ereditarie.
Ogni fortezza controllava un piccolo territorio
formato da borghi, villaggi, terreni agricoli, boschi e strade.
Virgoletta era particolarmente importante perché univa
una posizione difensiva favorevole al controllo di una via diretta verso
l'Appennino.
Le mura del borgo
Tra il XIII e il XIV
secolo, durante il dominio malaspiniano, non venne fortificato
soltanto il castello.
Anche l'intero abitato fu progressivamente racchiuso
da una cinta muraria.
Le mura raggiungono in alcuni punti altezze superiori
ai dieci metri e conservano ancora tracce delle torri che contribuivano
alla difesa.
Virgoletta assunse così l'aspetto di un vero borgo
fortificato.
Il castello costituiva il fulcro del sistema, mentre
le mura proteggevano le abitazioni e la strada principale.
La porta verso Villafranca
L'accesso storico più suggestivo è la
porta in pietra rivolta verso
Villafranca.
Attraversarla significa entrare direttamente nel
tessuto medievale del paese.
La strada prosegue tra edifici costruiti molto vicini
tra loro, seguendo il crinale fino alla zona del castello.
La porta non aveva soltanto una funzione simbolica.
Permetteva di controllare persone e merci che
entravano nel borgo e poteva essere chiusa in caso di pericolo.
Un borgo di strada
Virgoletta può essere definita un vero
borgo di strada.
La maggior parte degli edifici storici si dispone
infatti lungo l'asse principale.
Questa forma urbanistica deriva dalla morfologia del
colle ma anche dall'importanza della viabilità.
La strada non serviva soltanto agli abitanti.
Era parte di una rete di collegamenti che dalla Val di
Magra permetteva di raggiungere Bagnone e le vie appenniniche.
La vita economica e sociale del paese si sviluppò
quindi direttamente lungo questo percorso.
I “portali parlanti”
Una delle caratteristiche più curiose di Virgoletta è
la presenza dei cosiddetti “portali
parlanti”.
Numerose abitazioni conservano architravi e portali in
arenaria decorati con simboli, figure e strumenti di lavoro.
Queste immagini potevano avere significati differenti.
Alcune erano probabilmente simboli religiosi o
benaugurali; altre indicavano il mestiere svolto dal proprietario
dell'abitazione.
Su un portale compaiono, ad esempio, delle
forbici, interpretate come
possibile segno della presenza della bottega di un sarto.
La cultura degli scalpellini
I portali testimoniano anche l'abilità degli
scalpellini lunigianesi.
L'arenaria era relativamente facile da lavorare e
permetteva di realizzare cornici, architravi, stemmi, iscrizioni e
decorazioni.
La facciata di una casa poteva quindi diventare una
sorta di documento.
Un simbolo religioso poteva esprimere devozione; uno
strumento raccontare il mestiere del proprietario; una data ricordare la
costruzione o il rifacimento dell'edificio.
Passeggiare per Virgoletta significa quindi leggere la
storia del paese direttamente sulle sue case.
Il Castello Malaspina
All'estremità del borgo sorge il grande
Castello Malaspina di Virgoletta.
La posizione permette alla fortezza di dominare
contemporaneamente il paese e la valle.
Il complesso attuale è il risultato di numerose
trasformazioni.
Alla fase più antica appartiene il grande mastio
quadrangolare collegato alla precedente signoria dei Corbellari.
Con i Malaspina il castello venne ampliato e inserito
in un sistema difensivo più articolato.
Il castello medievale
Durante il Medioevo la fortezza aveva soprattutto una
funzione militare.
La torre permetteva di osservare le strade e il
territorio circostante, mentre mura e strutture difensive proteggevano
la residenza signorile.
Il castello rappresentava però anche il simbolo del
potere feudale.
La sua posizione all'estremità superiore del borgo
rendeva immediatamente evidente la gerarchia dello spazio: le case della
comunità lungo la strada e, sopra di esse, la dimora del signore.
La parentesi dei Campofregoso
Nel corso del XV
secolo, Virgoletta conobbe anche una breve parentesi sotto il
controllo dei Campofregoso,
importante famiglia genovese.
Il passaggio testimonia quanto la Lunigiana fosse
contesa tra diverse potenze.
Genova, Firenze e Milano cercavano infatti di
esercitare la propria influenza sui piccoli feudi malaspiniani.
Il controllo dei castelli lunigianesi significava
anche controllare strade fondamentali tra la Pianura Padana, la Toscana
e il Mar Ligure.
Virgoletta si trovava esattamente all'interno di
questo delicato sistema politico.
Da fortezza a residenza
A partire dal XVI
secolo. il castello iniziò a perdere parte del proprio carattere
esclusivamente militare.
Le esigenze della nobiltà erano cambiate.
Una fortezza medievale doveva trasformarsi in una
residenza più confortevole e adatta alla vita di corte.
Gli ambienti interni furono quindi ampliati e
riorganizzati.
Questa trasformazione è ancora chiaramente leggibile
nel cortile e nelle ali residenziali del complesso.
Il cortile e i loggiati
Il cuore della parte signorile del castello è il
cortile porticato.
Qui eleganti loggiati sostituirono in parte l'immagine
severa della fortezza medievale.
Una scenografica
doppia scalinata. permette di raggiungere i piani superiori.
Da un lato si trovano gli ambienti nobiliari
sviluppati soprattutto tra Cinquecento e Seicento; dall'altro rimangono
le strutture maggiormente legate alla difesa.
La compresenza di questi elementi rende il castello
particolarmente interessante.
Le sale nobiliari
Tra Cinquecento e Seicento gli ambienti del piano
nobile furono trasformati in ampi saloni.
Nel XVIII secolo.
alcune sale vennero ulteriormente impreziosite con decorazioni in
stucco.
Il castello racconta quindi un'evoluzione durata molti
secoli.
Nato come struttura militare, divenne progressivamente
un palazzo aristocratico senza cancellare completamente le proprie
origini medievali.
È una trasformazione comune a molti castelli della
Lunigiana, ma a Virgoletta risulta particolarmente leggibile.
Lo stemma dello Spino Secco
All'ingresso del complesso si incontra uno
scudo in marmo. con il leone e
i rami dello Spino Secco.
È un riferimento diretto alla famiglia Malaspina.
Lo Spino Secco distingueva uno dei due grandi rami nei
quali la casata si divise nel XIII secolo.
Lo stemma non aveva soltanto una funzione decorativa.
Era un segno politico immediatamente riconoscibile,
destinato a ricordare a chi entrava nel castello l'identità e l'autorità
dei signori del luogo.
Il “riulin”
Vicino alla torre esiste un piccolo passaggio che gli
abitanti chiamano ancora “riulin”,
termine derivato da “rivellino”.
Il rivellino era una struttura difensiva posta a
protezione di una fortificazione o di un accesso.
Il percorso consente di costeggiare la zona difensiva
del castello rivolta verso le montagne.
Anche un piccolo nome conservato dalla tradizione
orale può quindi custodire la memoria dell'antica funzione militare del
luogo.
La Chiesa dei Santi Gervasio e
Protasio
Nel cuore del borgo sorge la
Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio.
L'edificio attuale risale al
1585, ma venne costruito sopra
una struttura molto più antica, ancora conservata al di sotto della
chiesa.
La presenza di un luogo di culto precedente testimonia
l'antichità della comunità religiosa di Virgoletta.
La chiesa conserva inoltre opere d'arte e reliquie che
ne fanno uno degli edifici religiosi più interessanti del territorio
villafranchese.
Gervasio e Protasio
I santi titolari sono
Gervasio e Protasio, martiri della tradizione cristiana
milanese.
Il loro culto è molto antico e si diffuse ampiamente
nell'Italia settentrionale.
La dedicazione è interessante anche considerando la
posizione della Lunigiana, territorio storicamente aperto alle influenze
provenienti dalla Pianura Padana.
Le vie appenniniche non trasportavano infatti soltanto
merci e persone.
Attraverso di esse circolavano anche culti, tradizioni
religiose e modelli artistici.
Il Maestro di Virgoletta
All'interno della chiesa si conserva una preziosa
pala marmorea quattrocentesca,
attribuita al cosiddetto Maestro di
Virgoletta.
L'opera raffigura la
Vergine in trono con il Bambino tra i Santi Gervasio e Protasio.
Il nome convenzionale dell'artista deriva proprio da
questa importante testimonianza.
La pala dimostra come anche un piccolo borgo della
Lunigiana potesse commissionare opere di notevole qualità artistica.
La posizione lungo importanti vie di comunicazione
favoriva infatti la circolazione di artisti, maestranze e modelli
culturali.
L'altare marmoreo
La chiesa conserva inoltre un importante
altare in marmo, legato alla
sistemazione seicentesca dell'edificio.
Il contrasto tra la pietra e l'arenaria che
caratterizzano l'esterno del borgo e il marmo utilizzato per gli arredi
sacri crea un ambiente di particolare interesse.
La presenza di opere marmoree testimonia anche i
rapporti della Lunigiana con le aree di produzione e lavorazione del
marmo apuano.
Le reliquie del 1666
Un capitolo particolare della storia religiosa di
Virgoletta riguarda le reliquie di
quattro santi, che secondo la documentazione giunsero da Roma
nel 1666.
Le reliquie sono conservate nella chiesa e
tradizionalmente celebrate dalla comunità la
seconda domenica di maggio.
In età moderna il possesso di reliquie era considerato
un grande privilegio.
La loro presenza accresceva il prestigio di una chiesa
e attirava devozione e pellegrinaggi.
I reliquiari
La chiesa conserva anche una raccolta di
reliquiari lignei, finemente
decorati con lamine argentate.
Questi oggetti rappresentano una forma d'arte spesso
meno conosciuta rispetto alla pittura e alla scultura monumentale.
Erano realizzati per custodire e presentare alla
venerazione dei fedeli le reliquie dei santi.
Il loro valore era quindi contemporaneamente
religioso, artistico e identitario.
Per una piccola comunità come Virgoletta costituivano
un vero patrimonio collettivo.
La Madonna della Neve
Lasciando il borgo dalla zona del castello e
proseguendo verso l'Appennino si raggiunge il piccolo
Santuario della Madonna della Neve.
La sua posizione fuori dal nucleo murato richiama una
caratteristica molto diffusa nella religiosità lunigianese.
Santuari, oratori e maestà venivano spesso collocati
lungo strade, sentieri e punti di passaggio.
Erano luoghi di preghiera ma anche riferimenti per chi
attraversava il territorio.
Le Fontane di Virgoletta
Tra gli elementi più caratteristici del paese ci sono
le celebri Fontane di Virgoletta.
L'acqua sgorga da suggestivi
mascheroni in marmo, creando
uno dei luoghi più riconoscibili del borgo.
Le fontane erano naturalmente fondamentali per la vita
quotidiana.
Prima dell'arrivo degli acquedotti moderni
rappresentavano il luogo nel quale gli abitanti si rifornivano d'acqua.
Erano quindi spazi funzionali ma anche importanti
punti d'incontro e socializzazione.
L'acqua e il paese
La disponibilità di acqua contribuì alla vita e allo
sviluppo di Virgoletta.
Le fontane servivano alle famiglie, agli animali e ai
viaggiatori.
La loro monumentalizzazione dimostra quanto l'acqua
fosse considerata un bene prezioso per la comunità.
Ancora oggi le fonti costituiscono una delle soste più
apprezzate da chi attraversa il paese a piedi.
Virgoletta e la Via Francigena
Oggi il tracciato ufficiale della
Via Francigena. attraversa
Virgoletta.
Il cammino arriva dalla zona di Filetto e Villafranca,
attraversa il borgo e prosegue poi nei boschi in direzione di Fornoli e
Terrarossa.
La posizione di Virgoletta lungo questo itinerario
restituisce al paese una funzione che per secoli fu naturale per i
borghi della Val di Magra: essere luogo di passaggio, incontro e sosta.
Le fontane sono diventate così anche un punto di
ristoro per i moderni pellegrini.
Pellegrini, mercanti e viaggiatori
La Via Francigena non fu mai utilizzata soltanto dai
pellegrini.
Sulle strade medievali si incontravano mercanti,
religiosi, soldati, artigiani e persone in cerca di lavoro.
Un borgo fortificato come Virgoletta poteva offrire
protezione e servizi lungo il percorso.
La strada principale del paese era quindi parte di un
sistema molto più vasto che collegava la Lunigiana con Pontremoli, la
Cisa, Aulla e la Toscana.
Le attività artigianali
I “portali parlanti” permettono di immaginare anche la
dimensione artigianale del paese.
In un borgo come Virgoletta dovevano operare figure
indispensabili alla comunità: fabbri, falegnami, sarti, muratori,
scalpellini e altri artigiani.
Le botteghe potevano affacciarsi direttamente sulla
strada principale.
Il paese non era quindi soltanto un insieme di
abitazioni rurali, ma un piccolo centro nel quale agricoltura e attività
artigianali convivevano.
La campagna
Al di fuori delle mura iniziava immediatamente il
territorio agricolo.
Campi, prati, vigne, orti e boschi garantivano le
principali risorse alimentari.
Le famiglie potevano possedere appezzamenti
distribuiti in punti differenti, utilizzando ogni terreno in base alle
sue caratteristiche.
La parte più pianeggiante era destinata alle colture,
mentre sui rilievi assumevano maggiore importanza il bosco e il
castagno.
Il castagno
Anche a Virgoletta il
castagno. ebbe un ruolo fondamentale nell'economia tradizionale.
Le castagne venivano raccolte in autunno, essiccate e
trasformate in farina.
La farina di castagne permetteva di affrontare i mesi
invernali e veniva utilizzata in numerose preparazioni.
Il bosco forniva inoltre legna, materiale da
costruzione e prodotti spontanei.
Il paesaggio che circonda il borgo è quindi il
risultato di secoli di gestione e lavoro umano.
Il terremoto del 1920
Virgoletta fu interessata anche dal grande
terremoto della Lunigiana e Garfagnana
del 7 settembre 1920.
Il sisma provocò danni diffusi in tutta la regione e
rappresentò uno degli eventi naturali più traumatici della storia
contemporanea lunigianese.
Molti edifici storici dovettero essere riparati e
consolidati.
Il terremoto modificò profondamente numerosi borghi,
anche quando non ne cancellò completamente la struttura medievale.
La Seconda guerra mondiale
Durante la Seconda guerra mondiale anche Virgoletta
conobbe direttamente la violenza del conflitto.
Il 12 settembre 1944.
un bombardamento aereo colpì il paese.
Una testimonianza materiale dell'episodio è ancora
conservata in via dei Martiri, presso
via delle Fontane.
Il residuo bellico e la targa commemorativa ricordano
il punto nel quale avvenne il bombardamento.
La memoria del bombardamento
Questa piccola testimonianza ha un valore particolare.
Non ricorda una grande battaglia o un personaggio
celebre, ma il momento nel quale la guerra raggiunse direttamente le
strade del paese.
Nel 1944 la Lunigiana si trovava in una posizione
estremamente delicata, attraversata dalle operazioni militari, dalla
presenza tedesca e fascista e dall'attività delle formazioni partigiane.
Anche comunità apparentemente lontane dai grandi
fronti furono quindi coinvolte nel conflitto.
Un borgo rimasto leggibile
Uno degli aspetti più affascinanti di Virgoletta è la
leggibilità della sua struttura urbana.
Entrando dalla porta verso Villafranca e percorrendo
la strada principale si può ancora comprendere chiaramente
l'organizzazione medievale.
La porta, le mura, le abitazioni, la chiesa e infine
il castello formano una sequenza quasi perfetta.
Non è necessario immaginare completamente il paese
medievale: gran parte della sua logica urbanistica è ancora davanti agli
occhi.
Un borgo da scoprire
Virgoletta rappresenta uno dei borghi nei quali la
storia della Lunigiana può essere letta direttamente nel paesaggio.
La Verrucola
Corbellarium. ricorda l'antica signoria dei Corbellari; il
grande Castello Malaspina.
racconta l'affermazione dello Spino Secco e la successiva trasformazione
delle fortezze medievali in residenze signorili.
Le mura alte, la porta e il rivellino conservano la
memoria del sistema difensivo.
I portali parlanti.
raccontano invece la vita quotidiana, i mestieri e le credenze degli
abitanti.
La Chiesa dei Santi
Gervasio e Protasio, con la pala del Maestro di Virgoletta,
l'altare marmoreo e le reliquie giunte da Roma nel 1666, testimonia
secoli di devozione.
Le fontane ricordano l'importanza dell'acqua, mentre
la Via Francigena. continua
ancora oggi a portare viaggiatori attraverso il paese.
Infine, la memoria del bombardamento del
12 settembre 1944. aggiunge al
borgo medievale una pagina dolorosa della storia contemporanea.
Visitare Virgoletta significa quindi attraversare,
lungo un'unica strada, quasi mille anni di storia:
dai Corbellari ai Malaspina, dalle mura
medievali ai palazzi nobiliari, dai pellegrini della Francigena fino
alle memorie della Seconda guerra mondiale. |