Vitiana - Coreglia Antelminelli

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Foto - fotografie - Immagini - Borgo - frazione - Località della Mediavalle (LU = Lucca. Regione Toscana. Italy)

Vitiana

Vitiana

Vitiana

Vitiana

All'inizio del paese sopra strada

All'inizio del paese sopra strada

Nella piazza del paese

La piazza

Monumento ai caduti in guerra

Oratorio

Oratorio

Vista dalla località

In paese

In paese

Casa

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

La fontana

In paese

In paese

Vista dalla località

In paese

Chiesa di San Silvestro a Vitiana

San Silvestro

Antica Chiesa di San Silvestro

Nelle mura della Chiesa

Nelle mura della Chiesa

Sul portale della Chiesa

Sul portale della Chiesa

Sul portale della Chiesa

Oratorio San Luigi

La Chiesa

Entrata laterale della Chiesa

Vista dalla località

Nei pressi della Chiesa

Oratorio S.Luigi

Entrata alla torre campanaria

Dal Sagrato

La Chiesa

In paese

In paese

In paese

In paese

Casa

In paese

Casa

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

Vista sul paese

Su un muro di casa

In Via Insalato

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

Cactus

Vista

Vista

Vista

In Via Insalato

Particolare su un muro di casa

Nella piazza del paese

Informazioni storiche, culturali della località.

Vitiana

Storia, cultura e tradizioni di un antico borgo della Val Fegana

Vitiana è una frazione del Comune di Coreglia Antelminelli, nella Media Valle del Serchio, in provincia di Lucca. Il paese sorge in posizione panoramica sopra la Val Fegana, in un territorio montano caratterizzato da boschi, antichi sentieri e vie che per secoli hanno collegato la Valle del Serchio con l’Appennino. Nonostante le piccole dimensioni, Vitiana possiede una storia documentata da oltre mille anni. Il borgo viene infatti ricordato per la prima volta in un documento del 994, e nel Medioevo fu legato alla potente famiglia dei Rolandinghi. Possedeva inoltre un castello, oggi scomparso, che aveva il compito di controllare un’antica strada diretta verso i valichi appenninici e l’Emilia. Nel centro storico rimangono case in pietra, strette vie lastricate e caratteristici passaggi voltati. Particolarmente importanti sono la Chiesa di San Silvestro, di origine romanica, e l’oratorio della Piazza della Riunione, edificio di origine rinascimentale che conserva interessanti affreschi. Vitiana è quindi un piccolo borgo nel quale è possibile leggere una storia fatta di castelli, vie di comunicazione, religiosità popolare, amministrazione comunitaria e vita della montagna.

Il territorio

Vitiana domina la Val Fegana, una valle laterale della Media Valle del Serchio. La posizione non fu scelta casualmente. Nel Medioevo vivere in un luogo elevato offriva diversi vantaggi. Permetteva di osservare il territorio circostante, controllare le strade e individuare eventuali movimenti di uomini e merci. Ma la montagna forniva anche risorse fondamentali. Boschi, castagneti, pascoli e corsi d’acqua costituivano la base dell’economia tradizionale. La geografia ha quindi avuto un ruolo fondamentale nella storia del paese.

Il documento del 994

La prima attestazione conosciuta di Vitiana risale al 994. Un documento ricorda beni appartenenti alla Pieve di Loppia, e concessi dal vescovo di Lucca a Rodinaldo del fu Giovanni, appartenente alla famiglia dei Rolandinghi. Questa data è particolarmente importante. Non significa che Vitiana sia stata “fondata” nel 994. Significa semplicemente che questo è, allo stato attuale delle conoscenze, il primo documento conosciuto nel quale il paese compare con sicurezza. L’insediamento potrebbe quindi essere più antico.

Come si usa una prima attestazione storica?

Per una ricerca scolastica è importante distinguere tra prima attestazione, e fondazione. Se un paese compare per la prima volta in un documento dell’anno 994, possiamo affermare: “Vitiana è documentata almeno dal 994.” Non possiamo invece concludere automaticamente: “Vitiana fu fondata nel 994.” Il paese poteva esistere già da molto tempo prima che qualcuno ne scrivesse il nome in un documento giunto fino a noi.

La Pieve di Loppia

Nel documento del 994 Vitiana appare collegata alla Pieve di Loppia. La pieve era una chiesa principale che esercitava funzioni religiose su un territorio più ampio. Normalmente possedeva il fonte battesimale e da essa dipendevano chiese minori e villaggi. Il territorio sottoposto alla pieve era chiamato piviere. Dire che Vitiana apparteneva al piviere di Loppia significa quindi collocare il paese all’interno dell’organizzazione religiosa medievale della Valle del Serchio. Successivamente Vitiana passò nell’area ecclesiastica di Coreglia.

I Rolandinghi

La famiglia dei Rolandinghi, fu una delle più importanti famiglie signorili della Media Valle del Serchio durante il Medioevo. Possedeva terre, diritti e fortificazioni in un vasto territorio. Il suo centro principale era legato proprio alla zona di Loppia. La presenza di Vitiana tra i beni collegati ai Rolandinghi permette quindi di inserire il piccolo paese nella grande organizzazione feudale della valle.

Che cos’era una famiglia signorile?

Nel Medioevo il territorio non era amministrato come oggi. Grandi famiglie aristocratiche potevano possedere terre, castelli e diritti sulle comunità. Potevano controllare strade e riscuotere determinate rendite. Con la crescita politica del Comune di Lucca, il potere di queste famiglie diminuì progressivamente. Molti castelli e comunità della Valle del Serchio finirono così sotto il controllo lucchese.

Il castello di Vitiana

Vitiana possedeva un castello, oggi scomparso. Le fonti territoriali lo descrivono come una fortificazione destinata soprattutto a controllare un’antica strada di valico diretta verso l’Emilia. Il castello di Vitiana deve quindi essere studiato insieme a quello di Tereglio, situato più in alto. Le due fortificazioni partecipavano al controllo delle vie che dalla Valle del Serchio salivano verso l’Appennino.

Perché costruire un castello a Vitiana?

La risposta è soprattutto geografica. Chi controllava Vitiana poteva sorvegliare uno degli accessi alla montagna. Nel Medioevo una strada appenninica aveva un’importanza molto maggiore di quanto possa apparire oggi. Vi transitavano mercanti, pellegrini, animali, soldati e messaggeri. Una via poteva essere utilizzata per il commercio, ma anche da un esercito nemico. Controllare la strada significava quindi controllare una parte importante del territorio.

Un castello oggi scomparso

Del castello non rimane una fortezza monumentale paragonabile a quella di Ghivizzano. Questo non significa che il castello non sia esistito. Molte fortificazioni medievali persero progressivamente la loro funzione. Le mura potevano essere demolite. Le pietre potevano essere riutilizzate nelle abitazioni. Torri e strutture militari potevano essere trasformate. Per questo l’archeologia e lo studio dell’urbanistica sono spesso indispensabili per comprendere un castello scomparso.

Vitiana e Tereglio

Vitiana e Tereglio avevano una funzione territoriale complementare. Tereglio occupava una posizione più elevata verso l’Appennino. Vitiana controllava invece una parte più bassa dell’itinerario. Insieme contribuivano a sorvegliare una delle vie che mettevano in comunicazione il territorio lucchese con quello emiliano. Questo rapporto dimostra che i castelli medievali non devono essere studiati isolatamente. Facevano parte di sistemi difensivi territoriali.

Il 1272

Una data importante nella storia politica del paese è il 1272. In quel periodo il territorio venne inserito nella Vicaria di Coreglia, sotto il controllo di Lucca. Il passaggio rappresenta una trasformazione significativa. L’antico sistema dominato dalle famiglie signorili lasciava progressivamente spazio a una più organizzata amministrazione territoriale lucchese.

Che cos’era una vicaria?

La vicaria, era una circoscrizione amministrativa e giudiziaria. Lucca divideva il proprio territorio in zone governate attraverso propri funzionari. Il vicario rappresentava l’autorità centrale. Le singole comunità continuavano però a possedere propri beni, rappresentanti e forme di organizzazione locale. Vitiana divenne quindi parte dello Stato lucchese senza perdere completamente la propria identità comunitaria.

La Repubblica di Lucca

Per molti secoli Vitiana appartenne alla Repubblica di Lucca. Lucca fu uno degli Stati indipendenti dell’Italia preunitaria. Possedeva un proprio governo, proprie leggi, proprie tasse e un proprio territorio. Per comprendere la storia di Vitiana è importante ricordare questo aspetto. Il paese non apparteneva semplicemente a una provincia. Faceva parte di un vero Stato indipendente.

Il borgo

Nonostante la scomparsa del castello, Vitiana conserva ancora un aspetto tipicamente montano. Nel centro storico si trovano: case in pietra, strette strade lastricate, scale, archi, passaggi voltati. Questi elementi sono il risultato di secoli di trasformazioni. Il paese deve quindi essere considerato nel suo insieme come una fonte storica.

I passaggi voltati

Particolarmente caratteristici sono i passaggi voltati. In un borgo costruito su terreno ripido lo spazio disponibile era prezioso. Le abitazioni potevano svilupparsi sopra le strade, creando passaggi coperti. Questa soluzione permetteva di sfruttare meglio lo spazio e rendeva il tessuto urbano molto compatto. Ancora oggi questi passaggi costituiscono uno degli elementi più caratteristici di Vitiana.

Le case in pietra

La pietra era il materiale da costruzione più facilmente disponibile. Le abitazioni tradizionali potevano avere più piani. Gli ambienti inferiori erano spesso utilizzati come cantine, depositi o ricoveri per gli animali. I piani superiori erano destinati alla famiglia. La casa era quindi strettamente collegata all’economia agricola.

La Chiesa di San Silvestro

Il principale edificio religioso del paese è la Chiesa di San Silvestro Papa. La chiesa è di origine romanica, anche se nel corso dei secoli è stata profondamente trasformata. L’edificio attuale non deve quindi essere considerato identico alla chiesa medievale. Le modifiche testimoniano invece la continuità della vita religiosa della comunità.

Che cosa significa “romanico”?

Il romanico, è uno stile architettonico diffuso in Europa soprattutto tra XI e XII secolo. Le chiese romaniche erano spesso costruite con robuste murature in pietra. Utilizzavano frequentemente archi a tutto sesto e forme relativamente semplici. Quando diciamo che San Silvestro è di origine romanica intendiamo quindi che la sua fase più antica appartiene alla cultura architettonica medievale, anche se l’edificio è stato modificato successivamente.

L��interno della chiesa

La Chiesa di San Silvestro presenta oggi un interno organizzato in tre navate, e possiede tre altari. L’architrave del portale d’ingresso conserva un elemento particolarmente interessante. Vi compare il monogramma IHS, circondato da decorazioni vegetali. Ai lati si trovano lo stemma della comunità di Vitiana, e quello della città di Lucca. È un dettaglio di grande valore storico.

Due stemmi, due identità

La presenza dello stemma di Vitiana accanto a quello di Lucca racconta bene il rapporto tra comunità locale e Stato. Da una parte esisteva Vitiana, con la propria identità. Dall’altra esisteva Lucca, alla quale il paese apparteneva politicamente. Una semplice decorazione architettonica diventa quindi una fonte per comprendere l’organizzazione politica del passato.

Il campanile

Anche il campanile della chiesa possiede una storia interessante. Documenti della comunità testimoniano importanti lavori effettuati nel 1644-1645. Il campanile venne rialzato e furono sostenute diverse spese per muratori e materiali. Nel 1648, una delle campane cadde sul tetto della chiesa provocando danni che dovettero essere riparati. Sono piccoli episodi, ma molto utili per comprendere concretamente la vita di una comunità del Seicento.

La tela di San Silvestro

All’interno della chiesa è conservata una grande tela dedicata a San Silvestro. Il dipinto raffigura il santo nell’atto di battezzare l’imperatore Costantino. L’opera porta la firma del pittore lucchese Alessandro Frediani. È certamente precedente al 1630, perché in quell’anno viene già ricordata nella documentazione delle visite pastorali.

San Silvestro e Costantino

Secondo una celebre tradizione medievale, papa Silvestro I avrebbe battezzato l’imperatore Costantino. Dal punto di vista storico, però, la vicenda non è considerata attendibile: Costantino ricevette il battesimo soltanto in punto di morte, nel 337, dal vescovo Eusebio di Nicomedia. Il dipinto di Vitiana è quindi molto interessante anche per spiegare la differenza tra storia documentata e tradizione religiosa. L’immagine racconta ciò che per secoli la cultura cristiana medievale e moderna tramandò su San Silvestro, non una cronaca storicamente esatta del battesimo di Costantino.

San Silvestro patrono di Vitiana

San Silvestro I è il patrono del paese. Fu papa dal 314 al 335, durante il regno di Costantino. La sua festa ricorre il 31 dicembre. A Vitiana la ricorrenza conserva un significato particolare perché unisce devozione religiosa e identità comunitaria. Le feste patronali erano infatti tra i principali momenti d’incontro nei piccoli paesi.

Il restauro della tela

Nel XXI secolo la grande tela di San Silvestro è stata sottoposta a restauro grazie anche all’impegno della comunità locale. L’episodio è significativo. Un’opera d’arte non sopravvive automaticamente. Tele, affreschi, statue e edifici hanno bisogno di manutenzione. La conservazione del patrimonio dipende quindi anche dalla volontà delle comunità che lo custodiscono.

L’oratorio della Piazza della Riunione

Un altro monumento particolarmente interessante si trova nella Piazza della Riunione. Si tratta di un piccolo oratorio di impianto cinquecentesco, successivamente modificato più volte. L’edificio conserva al proprio interno importanti decorazioni ad affresco.

Gli affreschi

Negli affreschi dell’oratorio sono riconoscibili diversi santi. Tra questi compaiono San Leonardo di Noblac, San Tommaso Apostolo, San Pellegrino e San Francesco d’Assisi. È inoltre raffigurato un pontefice, probabilmente identificabile con San Silvestro I, patrono del paese. Le immagini permettono di conoscere le devozioni diffuse nella comunità.

Come si riconosce un santo?

Nell’arte cristiana i santi sono spesso identificati attraverso particolari oggetti chiamati attributi iconografici. San Leonardo può essere accompagnato da catene o ceppi. San Tommaso può avere una squadra. San Francesco porta il saio e le stigmate. Questi simboli permettevano di riconoscere i personaggi anche a persone che non sapevano leggere. L’arte religiosa aveva quindi anche una funzione educativa.

Un problema di attribuzione

Gli affreschi di Vitiana offrono anche un interessante esempio di prudenza nello studio dell’arte. Alcune figure sono state identificate in passato secondo la tradizione locale. Un esame degli attributi iconografici ha però suggerito interpretazioni differenti. Questo dimostra che anche le immagini devono essere studiate criticamente. Una tradizione può essere importante dal punto di vista culturale senza essere necessariamente corretta dal punto di vista storico-artistico.

San Pantaleone

A Vitiana è particolarmente viva anche la devozione verso San Pantaleone. La sua festa rappresenta ancora un momento importante per la comunità. Il culto del santo è legato anche al territorio circostante e ai percorsi religiosi che attraversano la montagna. Le feste e i pellegrinaggi costituiscono un esempio di patrimonio culturale immateriale.

Il Settecento nell’oratorio

L’oratorio venne modificato anche nel Settecento. Un’iscrizione ricorda un’indulgenza concessa durante il pontificato di Benedetto XIV, papa dal 1740 al 1758. Questa iscrizione permette di datare almeno una fase delle trasformazioni dell’edificio. Ancora una volta una semplice scritta diventa una fonte storica.

Una comunità autonoma

Vitiana possedeva una propria organizzazione amministrativa. L’Archivio storico del Comune di Coreglia Antelminelli conserva infatti un fondo denominato Comunità di Vitiana. La documentazione conservata copre il periodo 1541-1808. È un dato particolarmente importante perché dimostra che Vitiana aveva una precisa identità istituzionale.

Che cosa significa “comunità”?

Nell’età moderna una comunità, era una forma di amministrazione locale. Gli abitanti dovevano gestire questioni concrete: strade, tasse, beni comuni, spese pubbliche, rapporti con il governo centrale, manutenzione di edifici e strutture. La storia di un paese non era quindi fatta soltanto da nobili e soldati. Era costruita anche da persone che amministravano problemi quotidiani.

L’archivio di Vitiana

I documenti della Comunità di Vitiana vennero conservati separatamente per secoli. Soltanto nell’Ottocento, con le riforme amministrative napoleoniche e successivamente borboniche, le carte delle diverse comunità del territorio vennero concentrate a Coreglia. Questo passaggio è molto significativo. Segna la trasformazione da un sistema formato da numerose piccole comunità storiche a un’amministrazione comunale sempre più centralizzata.

L’Opera Pia di Vitiana

L’Archivio storico conserva anche documentazione relativa a una Opera Pia di Vitiana, attestata dal Settecento. Le opere pie erano istituzioni di carattere religioso e assistenziale. Potevano amministrare beni e rendite destinati alla chiesa, ai poveri o ad altre finalità caritative. La loro presenza dimostra l’esistenza di forme organizzate di assistenza molto prima della nascita dei moderni servizi sociali.

Il Legato Moroni

Tra le istituzioni assistenziali legate a Vitiana compare anche il Legato Moroni. La documentazione conservata copre un lungo periodo, dal Seicento all’Ottocento. Comprende registri relativi a rendite, censi, entrate e uscite. Queste carte sono preziose perché permettono di ricostruire l’economia e la solidarietà sociale della comunità.

La strada verso l’Emilia

La storia di Vitiana è inseparabile dall’antica strada che saliva verso l’Appennino. Il percorso conduceva in direzione del Monte Rondinaio, e dei valichi verso l’Emilia. Per secoli fu utilizzato attraverso sentieri e mulattiere. Nell’Ottocento il sistema delle comunicazioni venne profondamente trasformato.

La strada ottocentesca

Tra 1819 e 1824, venne realizzato un importante collegamento carrozzabile attraverso l’Appennino. Il progetto fu promosso nel periodo di Maria Luisa di Borbone, duchessa di Lucca, e di Francesco IV d’Este, duca di Modena. La nuova strada migliorava i collegamenti tra i due versanti della montagna. Vitiana si trovava così lungo un territorio attraversato da una delle più importanti opere infrastrutturali dell’epoca.

Le leggende sulla Strada del Duca

Intorno alla costruzione della strada nacquero anche racconti popolari. Alcune tradizioni attribuiscono la realizzazione dell’opera a motivazioni sentimentali e a presunti incontri tra i sovrani. Questi racconti appartengono al patrimonio folklorico locale. Non devono però essere confusi con la documentazione storica. La strada rispondeva soprattutto a precise esigenze politiche, economiche e strategiche.

Il rapporto con Calavorno

Vitiana era storicamente collegata anche al fondovalle e a Calavorno. Il ponte sul Serchio rappresentava un’infrastruttura fondamentale. Nel Trecento diverse comunità della zona, tra cui Vitiana, parteciparono alle richieste rivolte al governo lucchese per ottenere finanziamenti destinati alla ricostruzione del ponte. L’episodio dimostra che le comunità montane dipendevano strettamente dalle infrastrutture del fondovalle.

Perché un ponte era così importante?

Un ponte permetteva di trasportare persone, animali e merci senza dipendere dalle condizioni del fiume. La sua distruzione poteva isolare intere comunità. Per questo la costruzione e la manutenzione dei ponti non erano semplici lavori pubblici. Erano questioni economiche fondamentali. Il collegamento tra Vitiana e il Serchio mostra bene quanto montagna e fondovalle fossero interdipendenti.

L’economia tradizionale

Per secoli l’economia di Vitiana fu strettamente legata alla montagna. Le famiglie utilizzavano boschi, campi, pascoli e castagneti. L’agricoltura doveva adattarsi alle pendenze e alle condizioni climatiche. Molte attività erano destinate principalmente all’autoconsumo. Ogni risorsa disponibile aveva grande importanza.

Il castagno

Il castagno, rappresentava una delle principali risorse alimentari. Le castagne potevano essere consumate fresche oppure essiccate. Dopo l’essiccazione venivano macinate per ottenere farina. La farina di castagne si conservava a lungo ed era utilizzata per numerose preparazioni. Per questo il castagno veniva spesso definito “albero del pane”.

Boschi e legname

Il bosco forniva legna da ardere e materiale da costruzione. Le foglie potevano essere utilizzate nelle stalle. Alcune aree erano destinate al pascolo. Il bosco era quindi una parte fondamentale dell’economia. Quello che oggi può apparire come un ambiente prevalentemente naturale era in realtà intensamente utilizzato e gestito.

Le mulattiere

Prima delle moderne strade, Vitiana era collegata agli altri paesi attraverso mulattiere. Queste vie permettevano il passaggio di persone e animali da soma. Attraverso le mulattiere venivano trasportati alimenti, legname, prodotti agricoli e merci. Un sentiero antico deve quindi essere considerato come una vera infrastruttura storica.

L’emigrazione

Tra Ottocento e Novecento anche Vitiana fu interessata dal fenomeno dell’emigrazione. La montagna offriva possibilità economiche limitate. Molti abitanti cercarono lavoro altrove. Le partenze contribuirono progressivamente alla diminuzione della popolazione. Questo fenomeno interessò quasi tutti i piccoli paesi della Media Valle del Serchio e dell’Appennino.

Lo spopolamento

Nel corso del Novecento la diminuzione della popolazione montana divenne ancora più evidente. Le città e le aree industriali offrivano maggiori opportunità. L’agricoltura tradizionale diventava invece sempre meno conveniente. Campi, prati e castagneti vennero progressivamente abbandonati. Il bosco riconquistò così aree precedentemente coltivate.

Il paesaggio come fonte storica

Il territorio di Vitiana può essere letto come un documento. Un vecchio muro a secco indica un terreno un tempo coltivato. Una mulattiera mostra un antico collegamento. Un castagneto ricorda un’economia basata sulla castagna. Un passaggio voltato racconta l’organizzazione del borgo. Una chiesa conserva le opere e le devozioni della comunità. Il paesaggio è quindi una fonte storica tanto quanto un documento scritto.

Vitiana oggi

Oggi Vitiana conserva il carattere di un piccolo borgo montano. Le strette strade, i passaggi voltati e le case in pietra mantengono leggibile una parte della struttura tradizionale. La Chiesa di San Silvestro rappresenta il principale monumento religioso. L’oratorio della Piazza della Riunione conserva invece un interessante patrimonio di pittura religiosa. Intorno al paese, boschi e antichi percorsi ricordano il rapporto secolare con la Val Fegana e con l’Appennino.

Storia documentata, ipotesi e tradizioni

Per una corretta ricerca su Vitiana è importante distinguere tre livelli.

Fatti documentati

Vitiana compare in un documento del 994. Era collegata alla Pieve di Loppia, e ai Rolandinghi. Esisteva un castello destinato al controllo di un’antica via appenninica. Vitiana entrò successivamente nell’organizzazione della Vicaria di Coreglia. La Chiesa di San Silvestro è di origine romanica. La Comunità di Vitiana possiede documentazione archivistica autonoma dal 1541 al 1808.

Elementi ricostruiti attraverso monumenti e territorio

La struttura del borgo, le vie lastricate, i passaggi voltati e le case in pietra permettono di comprendere il modo nel quale si organizzava un piccolo paese montano. La posizione geografica spiega invece la funzione strategica del castello.

Tradizioni

Le leggende collegate alla costruzione della strada appenninica appartengono alla cultura popolare. Sono interessanti perché raccontano come una comunità ha interpretato il proprio passato. Non devono però essere utilizzate come prove storiche.

Per una ricerca scolastica: perché Vitiana è importante

Vitiana è particolarmente interessante per una ricerca scolastica perché permette di collegare la storia locale a fenomeni molto più ampi. Il documento del 994, permette di studiare il Medioevo e il ruolo delle grandi famiglie signorili. La Pieve di Loppia, introduce all’organizzazione religiosa medievale. I Rolandinghi, permettono di affrontare il tema del potere feudale. Il castello mostra come le fortificazioni servissero a controllare non soltanto i paesi, ma anche le strade. L’ingresso nella Vicaria di Coreglia, permette di studiare l’espansione politica di Lucca nella Valle del Serchio. La Chiesa di San Silvestro permette di osservare come un edificio medievale possa essere trasformato nel corso dei secoli. Il campanile e i lavori del 1644-1645, mostrano concretamente come una comunità amministrava e manteneva i propri monumenti. La tela di Alessandro Frediani, già documentata nel 1630, permette di studiare arte e religiosità del Seicento. Gli affreschi dell’oratorio insegnano a riconoscere i santi attraverso gli attributi iconografici. La Comunità di Vitiana, documentata negli archivi dal 1541 al 1808, dimostra che anche un piccolo paese possedeva una propria organizzazione amministrativa. La strada appenninica trasformata nell’Ottocento permette di studiare l’importanza delle infrastrutture. Castagneti, boschi e mulattiere raccontano invece l’economia tradizionale. Infine, l’emigrazione e lo spopolamento permettono di comprendere le trasformazioni della montagna nel Novecento. Vitiana dimostra così che anche un piccolo borgo può raccontare oltre mille anni di storia. La sua posizione tra Valle del Serchio, Val Fegana e Appennino, ne ha determinato per secoli la funzione: prima luogo di controllo di una strada medievale, poi comunità della Repubblica di Lucca e infine piccolo paese che conserva ancora oggi una parte importante della memoria storica della montagna coreglina.
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