Vitiana
Storia, cultura e tradizioni di un
antico borgo della Val Fegana
Vitiana
è una frazione del Comune di Coreglia
Antelminelli, nella Media Valle del Serchio, in provincia di
Lucca.
Il paese sorge in posizione panoramica sopra la
Val Fegana, in un territorio
montano caratterizzato da boschi, antichi sentieri e vie che per secoli
hanno collegato la Valle del Serchio con l’Appennino.
Nonostante le piccole dimensioni, Vitiana possiede una
storia documentata da oltre mille anni.
Il borgo viene infatti ricordato per la prima volta in
un documento del 994, e nel
Medioevo fu legato alla potente famiglia dei
Rolandinghi.
Possedeva inoltre un castello, oggi scomparso, che
aveva il compito di controllare un’antica strada diretta verso i valichi
appenninici e l’Emilia.
Nel centro storico rimangono case in pietra, strette
vie lastricate e caratteristici passaggi voltati.
Particolarmente importanti sono la
Chiesa di San Silvestro, di
origine romanica, e l’oratorio della Piazza della Riunione, edificio di
origine rinascimentale che conserva interessanti affreschi.
Vitiana è quindi un piccolo borgo nel quale è
possibile leggere una storia fatta di castelli, vie di comunicazione,
religiosità popolare, amministrazione comunitaria e vita della montagna.
Il territorio
Vitiana domina la Val
Fegana, una valle laterale della Media Valle del Serchio.
La posizione non fu scelta casualmente.
Nel Medioevo vivere in un luogo elevato offriva
diversi vantaggi.
Permetteva di osservare il territorio circostante,
controllare le strade e individuare eventuali movimenti di uomini e
merci.
Ma la montagna forniva anche risorse fondamentali.
Boschi, castagneti, pascoli e corsi d’acqua
costituivano la base dell’economia tradizionale.
La geografia ha quindi avuto un ruolo fondamentale
nella storia del paese.
Il documento del 994
La prima attestazione conosciuta di Vitiana risale al
994.
Un documento ricorda beni appartenenti alla
Pieve di Loppia, e concessi dal
vescovo di Lucca a Rodinaldo del fu
Giovanni, appartenente alla famiglia dei Rolandinghi.
Questa data è particolarmente importante.
Non significa che Vitiana sia stata “fondata” nel 994.
Significa semplicemente che questo è, allo stato
attuale delle conoscenze, il primo documento conosciuto nel quale il
paese compare con sicurezza.
L’insediamento potrebbe quindi essere più antico.
Come si usa una prima
attestazione storica?
Per una ricerca scolastica è importante distinguere
tra prima attestazione, e
fondazione.
Se un paese compare per la prima volta in un documento
dell’anno 994, possiamo affermare:
“Vitiana è
documentata almeno dal 994.”
Non possiamo invece concludere automaticamente:
“Vitiana fu fondata
nel 994.”
Il paese poteva esistere già da molto tempo prima che
qualcuno ne scrivesse il nome in un documento giunto fino a noi.
La Pieve di Loppia
Nel documento del 994 Vitiana appare collegata alla
Pieve di Loppia.
La pieve era una chiesa principale che esercitava
funzioni religiose su un territorio più ampio.
Normalmente possedeva il fonte battesimale e da essa
dipendevano chiese minori e villaggi.
Il territorio sottoposto alla pieve era chiamato
piviere.
Dire che Vitiana apparteneva al piviere di Loppia
significa quindi collocare il paese all’interno dell’organizzazione
religiosa medievale della Valle del Serchio.
Successivamente Vitiana passò nell’area ecclesiastica
di Coreglia.
I Rolandinghi
La famiglia dei
Rolandinghi, fu una delle più importanti famiglie signorili
della Media Valle del Serchio durante il Medioevo.
Possedeva terre, diritti e fortificazioni in un vasto
territorio.
Il suo centro principale era legato proprio alla zona
di Loppia.
La presenza di Vitiana tra i beni collegati ai
Rolandinghi permette quindi di inserire il piccolo paese nella grande
organizzazione feudale della valle.
Che cos’era una
famiglia signorile?
Nel Medioevo il territorio non era amministrato come
oggi.
Grandi famiglie aristocratiche potevano possedere
terre, castelli e diritti sulle comunità.
Potevano controllare strade e riscuotere determinate
rendite.
Con la crescita politica del Comune di Lucca, il
potere di queste famiglie diminuì progressivamente.
Molti castelli e comunità della Valle del Serchio
finirono così sotto il controllo lucchese.
Il castello di Vitiana
Vitiana possedeva un
castello, oggi scomparso.
Le fonti territoriali lo descrivono come una
fortificazione destinata soprattutto a controllare un’antica strada di
valico diretta verso l’Emilia.
Il castello di Vitiana deve quindi essere studiato
insieme a quello di Tereglio,
situato più in alto.
Le due fortificazioni partecipavano al controllo delle
vie che dalla Valle del Serchio salivano verso l’Appennino.
Perché costruire un
castello a Vitiana?
La risposta è soprattutto geografica.
Chi controllava Vitiana poteva sorvegliare uno degli
accessi alla montagna.
Nel Medioevo una strada appenninica aveva
un’importanza molto maggiore di quanto possa apparire oggi.
Vi transitavano mercanti, pellegrini, animali, soldati
e messaggeri.
Una via poteva essere utilizzata per il commercio, ma
anche da un esercito nemico.
Controllare la strada significava quindi controllare
una parte importante del territorio.
Un castello oggi
scomparso
Del castello non rimane una fortezza monumentale
paragonabile a quella di Ghivizzano.
Questo non significa che il castello non sia esistito.
Molte fortificazioni medievali persero
progressivamente la loro funzione.
Le mura potevano essere demolite.
Le pietre potevano essere riutilizzate nelle
abitazioni.
Torri e strutture militari potevano essere
trasformate.
Per questo l’archeologia e lo studio dell’urbanistica
sono spesso indispensabili per comprendere un castello scomparso.
Vitiana e Tereglio
Vitiana e Tereglio avevano una funzione territoriale
complementare.
Tereglio occupava una posizione più elevata verso
l’Appennino.
Vitiana controllava invece una parte più bassa
dell’itinerario.
Insieme contribuivano a sorvegliare una delle vie che
mettevano in comunicazione il territorio lucchese con quello emiliano.
Questo rapporto dimostra che i castelli medievali non
devono essere studiati isolatamente.
Facevano parte di
sistemi difensivi territoriali.
Il 1272
Una data importante nella storia politica del paese è
il 1272.
In quel periodo il territorio venne inserito nella
Vicaria di Coreglia, sotto il
controllo di Lucca.
Il passaggio rappresenta una trasformazione
significativa.
L’antico sistema dominato dalle famiglie signorili
lasciava progressivamente spazio a una più organizzata amministrazione
territoriale lucchese.
Che cos’era una
vicaria?
La vicaria,
era una circoscrizione amministrativa e giudiziaria.
Lucca divideva il proprio territorio in zone governate
attraverso propri funzionari.
Il vicario rappresentava l’autorità centrale.
Le singole comunità continuavano però a possedere
propri beni, rappresentanti e forme di organizzazione locale.
Vitiana divenne quindi parte dello Stato lucchese
senza perdere completamente la propria identità comunitaria.
La Repubblica di Lucca
Per molti secoli Vitiana appartenne alla
Repubblica di Lucca.
Lucca fu uno degli Stati indipendenti dell’Italia
preunitaria.
Possedeva un proprio governo, proprie leggi, proprie
tasse e un proprio territorio.
Per comprendere la storia di Vitiana è importante
ricordare questo aspetto.
Il paese non apparteneva semplicemente a una
provincia.
Faceva parte di un vero Stato indipendente.
Il borgo
Nonostante la scomparsa del castello, Vitiana conserva
ancora un aspetto tipicamente montano.
Nel centro storico si trovano:
case in pietra,
strette strade lastricate,
scale,
archi,
passaggi voltati.
Questi elementi sono il risultato di secoli di
trasformazioni.
Il paese deve quindi essere considerato nel suo
insieme come una fonte storica.
I passaggi voltati
Particolarmente caratteristici sono i
passaggi voltati.
In un borgo costruito su terreno ripido lo spazio
disponibile era prezioso.
Le abitazioni potevano svilupparsi sopra le strade,
creando passaggi coperti.
Questa soluzione permetteva di sfruttare meglio lo
spazio e rendeva il tessuto urbano molto compatto.
Ancora oggi questi passaggi costituiscono uno degli
elementi più caratteristici di Vitiana.
Le case in pietra
La pietra era il materiale da costruzione più
facilmente disponibile.
Le abitazioni tradizionali potevano avere più piani.
Gli ambienti inferiori erano spesso utilizzati come
cantine, depositi o ricoveri per gli animali.
I piani superiori erano destinati alla famiglia.
La casa era quindi strettamente collegata all’economia
agricola.
La Chiesa di San
Silvestro
Il principale edificio religioso del paese è la
Chiesa di San Silvestro Papa.
La chiesa è di
origine romanica, anche se nel corso dei secoli è stata
profondamente trasformata.
L’edificio attuale non deve quindi essere considerato
identico alla chiesa medievale.
Le modifiche testimoniano invece la continuità della
vita religiosa della comunità.
Che cosa significa
“romanico”?
Il romanico,
è uno stile architettonico diffuso in Europa soprattutto tra XI e XII
secolo.
Le chiese romaniche erano spesso costruite con robuste
murature in pietra.
Utilizzavano frequentemente archi a tutto sesto e
forme relativamente semplici.
Quando diciamo che San Silvestro è di origine romanica
intendiamo quindi che la sua fase più antica appartiene alla cultura
architettonica medievale, anche se l’edificio è stato modificato
successivamente.
L��interno della chiesa
La Chiesa di San Silvestro presenta oggi un interno
organizzato in tre navate, e
possiede tre altari.
L’architrave del portale d’ingresso conserva un
elemento particolarmente interessante.
Vi compare il monogramma
IHS, circondato da decorazioni
vegetali.
Ai lati si trovano lo
stemma della comunità di Vitiana, e quello della
città di Lucca.
È un dettaglio di grande valore storico.
Due stemmi, due
identità
La presenza dello stemma di Vitiana accanto a quello
di Lucca racconta bene il rapporto tra comunità locale e Stato.
Da una parte esisteva Vitiana, con la propria
identità.
Dall’altra esisteva Lucca, alla quale il paese
apparteneva politicamente.
Una semplice decorazione architettonica diventa quindi
una fonte per comprendere l’organizzazione politica del passato.
Il campanile
Anche il campanile della chiesa possiede una storia
interessante.
Documenti della comunità testimoniano importanti
lavori effettuati nel 1644-1645.
Il campanile venne rialzato e furono sostenute diverse
spese per muratori e materiali.
Nel 1648, una
delle campane cadde sul tetto della chiesa provocando danni che
dovettero essere riparati.
Sono piccoli episodi, ma molto utili per comprendere
concretamente la vita di una comunità del Seicento.
La tela di San
Silvestro
All’interno della chiesa è conservata una grande tela
dedicata a San Silvestro.
Il dipinto raffigura il santo nell’atto di battezzare
l’imperatore Costantino.
L’opera porta la firma del pittore lucchese
Alessandro Frediani.
È certamente precedente al
1630, perché in quell’anno
viene già ricordata nella documentazione delle visite pastorali.
San Silvestro e
Costantino
Secondo una celebre tradizione medievale, papa
Silvestro I avrebbe battezzato l’imperatore
Costantino.
Dal punto di vista storico, però, la vicenda non è
considerata attendibile: Costantino ricevette il battesimo soltanto in
punto di morte, nel 337, dal vescovo Eusebio di Nicomedia.
Il dipinto di Vitiana è quindi molto interessante
anche per spiegare la differenza tra
storia documentata e tradizione religiosa.
L’immagine racconta ciò che per secoli la cultura
cristiana medievale e moderna tramandò su San Silvestro, non una cronaca
storicamente esatta del battesimo di Costantino.
San Silvestro patrono
di Vitiana
San Silvestro I
è il patrono del paese.
Fu papa dal 314 al 335, durante il regno di
Costantino.
La sua festa ricorre il
31 dicembre.
A Vitiana la ricorrenza conserva un significato
particolare perché unisce devozione religiosa e identità comunitaria.
Le feste patronali erano infatti tra i principali
momenti d’incontro nei piccoli paesi.
Il restauro della tela
Nel XXI secolo la grande tela di San Silvestro è stata
sottoposta a restauro grazie anche all’impegno della comunità locale.
L’episodio è significativo.
Un’opera d’arte non sopravvive automaticamente.
Tele, affreschi, statue e edifici hanno bisogno di
manutenzione.
La conservazione del patrimonio dipende quindi anche
dalla volontà delle comunità che lo custodiscono.
L’oratorio della
Piazza della Riunione
Un altro monumento particolarmente interessante si
trova nella Piazza della Riunione.
Si tratta di un piccolo oratorio di impianto
cinquecentesco,
successivamente modificato più volte.
L’edificio conserva al proprio interno importanti
decorazioni ad affresco.
Gli affreschi
Negli affreschi dell’oratorio sono riconoscibili
diversi santi.
Tra questi compaiono
San Leonardo di Noblac, San Tommaso Apostolo, San Pellegrino e San
Francesco d’Assisi.
È inoltre raffigurato un pontefice, probabilmente
identificabile con San Silvestro I,
patrono del paese.
Le immagini permettono di conoscere le devozioni
diffuse nella comunità.
Come si riconosce un
santo?
Nell’arte cristiana i santi sono spesso identificati
attraverso particolari oggetti chiamati
attributi iconografici.
San Leonardo può essere accompagnato da catene o
ceppi.
San Tommaso può avere una squadra.
San Francesco porta il saio e le stigmate.
Questi simboli permettevano di riconoscere i
personaggi anche a persone che non sapevano leggere.
L’arte religiosa aveva quindi anche una funzione
educativa.
Un problema di
attribuzione
Gli affreschi di Vitiana offrono anche un interessante
esempio di prudenza nello studio dell’arte.
Alcune figure sono state identificate in passato
secondo la tradizione locale.
Un esame degli attributi iconografici ha però
suggerito interpretazioni differenti.
Questo dimostra che anche le immagini devono essere
studiate criticamente.
Una tradizione può essere importante dal punto di
vista culturale senza essere necessariamente corretta dal punto di vista
storico-artistico.
San Pantaleone
A Vitiana è particolarmente viva anche la devozione
verso San Pantaleone.
La sua festa rappresenta ancora un momento importante
per la comunità.
Il culto del santo è legato anche al territorio
circostante e ai percorsi religiosi che attraversano la montagna.
Le feste e i pellegrinaggi costituiscono un esempio di
patrimonio culturale immateriale.
Il Settecento
nell’oratorio
L’oratorio venne modificato anche nel
Settecento.
Un’iscrizione ricorda un’indulgenza concessa durante
il pontificato di Benedetto XIV,
papa dal 1740 al 1758.
Questa iscrizione permette di datare almeno una fase
delle trasformazioni dell’edificio.
Ancora una volta una semplice scritta diventa una
fonte storica.
Una comunità autonoma
Vitiana possedeva una propria organizzazione
amministrativa.
L’Archivio storico del Comune di Coreglia Antelminelli
conserva infatti un fondo denominato
Comunità di Vitiana.
La documentazione conservata copre il periodo
1541-1808.
È un dato particolarmente importante perché dimostra
che Vitiana aveva una precisa identità istituzionale.
Che cosa significa
“comunità”?
Nell’età moderna una
comunità, era una forma di amministrazione locale.
Gli abitanti dovevano gestire questioni concrete:
strade,
tasse,
beni comuni,
spese pubbliche,
rapporti con il governo centrale,
manutenzione di edifici e strutture.
La storia di un paese non era quindi fatta soltanto da
nobili e soldati.
Era costruita anche da persone che amministravano
problemi quotidiani.
L’archivio di Vitiana
I documenti della Comunità di Vitiana vennero
conservati separatamente per secoli.
Soltanto nell’Ottocento, con le riforme amministrative
napoleoniche e successivamente borboniche, le carte delle diverse
comunità del territorio vennero concentrate a Coreglia.
Questo passaggio è molto significativo.
Segna la trasformazione da un sistema formato da
numerose piccole comunità storiche a un’amministrazione comunale sempre
più centralizzata.
L’Opera Pia di Vitiana
L’Archivio storico conserva anche documentazione
relativa a una Opera Pia di Vitiana,
attestata dal Settecento.
Le opere pie erano istituzioni di carattere religioso
e assistenziale.
Potevano amministrare beni e rendite destinati alla
chiesa, ai poveri o ad altre finalità caritative.
La loro presenza dimostra l’esistenza di forme
organizzate di assistenza molto prima della nascita dei moderni servizi
sociali.
Il Legato Moroni
Tra le istituzioni assistenziali legate a Vitiana
compare anche il Legato Moroni.
La documentazione conservata copre un lungo periodo,
dal Seicento all’Ottocento.
Comprende registri relativi a rendite, censi, entrate
e uscite.
Queste carte sono preziose perché permettono di
ricostruire l’economia e la solidarietà sociale della comunità.
La strada verso
l’Emilia
La storia di Vitiana è inseparabile dall’antica strada
che saliva verso l’Appennino.
Il percorso conduceva in direzione del
Monte Rondinaio, e dei valichi
verso l’Emilia.
Per secoli fu utilizzato attraverso sentieri e
mulattiere.
Nell’Ottocento il sistema delle comunicazioni venne
profondamente trasformato.
La strada ottocentesca
Tra 1819 e 1824,
venne realizzato un importante collegamento carrozzabile attraverso
l’Appennino.
Il progetto fu promosso nel periodo di
Maria Luisa di Borbone,
duchessa di Lucca, e di Francesco IV
d’Este, duca di Modena.
La nuova strada migliorava i collegamenti tra i due
versanti della montagna.
Vitiana si trovava così lungo un territorio
attraversato da una delle più importanti opere infrastrutturali
dell’epoca.
Le leggende sulla
Strada del Duca
Intorno alla costruzione della strada nacquero anche
racconti popolari.
Alcune tradizioni attribuiscono la realizzazione
dell’opera a motivazioni sentimentali e a presunti incontri tra i
sovrani.
Questi racconti appartengono al patrimonio folklorico
locale.
Non devono però essere confusi con la documentazione
storica.
La strada rispondeva soprattutto a precise esigenze
politiche, economiche e strategiche.
Il rapporto con
Calavorno
Vitiana era storicamente collegata anche al fondovalle
e a Calavorno.
Il ponte sul Serchio rappresentava un’infrastruttura
fondamentale.
Nel Trecento diverse comunità della zona, tra cui
Vitiana, parteciparono alle richieste rivolte al governo lucchese per
ottenere finanziamenti destinati alla ricostruzione del ponte.
L’episodio dimostra che le comunità montane
dipendevano strettamente dalle infrastrutture del fondovalle.
Perché un ponte era
così importante?
Un ponte permetteva di trasportare persone, animali e
merci senza dipendere dalle condizioni del fiume.
La sua distruzione poteva isolare intere comunità.
Per questo la costruzione e la manutenzione dei ponti
non erano semplici lavori pubblici.
Erano questioni economiche fondamentali.
Il collegamento tra Vitiana e il Serchio mostra bene
quanto montagna e fondovalle fossero interdipendenti.
L’economia
tradizionale
Per secoli l’economia di Vitiana fu strettamente
legata alla montagna.
Le famiglie utilizzavano boschi, campi, pascoli e
castagneti.
L’agricoltura doveva adattarsi alle pendenze e alle
condizioni climatiche.
Molte attività erano destinate principalmente
all’autoconsumo.
Ogni risorsa disponibile aveva grande importanza.
Il castagno
Il castagno,
rappresentava una delle principali risorse alimentari.
Le castagne potevano essere consumate fresche oppure
essiccate.
Dopo l’essiccazione venivano macinate per ottenere
farina.
La farina di castagne si conservava a lungo ed era
utilizzata per numerose preparazioni.
Per questo il castagno veniva spesso definito
“albero del pane”.
Boschi e legname
Il bosco forniva legna da ardere e materiale da
costruzione.
Le foglie potevano essere utilizzate nelle stalle.
Alcune aree erano destinate al pascolo.
Il bosco era quindi una parte fondamentale
dell’economia.
Quello che oggi può apparire come un ambiente
prevalentemente naturale era in realtà intensamente utilizzato e
gestito.
Le mulattiere
Prima delle moderne strade, Vitiana era collegata agli
altri paesi attraverso mulattiere.
Queste vie permettevano il passaggio di persone e
animali da soma.
Attraverso le mulattiere venivano trasportati
alimenti, legname, prodotti agricoli e merci.
Un sentiero antico deve quindi essere considerato come
una vera infrastruttura storica.
L’emigrazione
Tra Ottocento e Novecento anche Vitiana fu interessata
dal fenomeno dell’emigrazione.
La montagna offriva possibilità economiche limitate.
Molti abitanti cercarono lavoro altrove.
Le partenze contribuirono progressivamente alla
diminuzione della popolazione.
Questo fenomeno interessò quasi tutti i piccoli paesi
della Media Valle del Serchio e dell’Appennino.
Lo spopolamento
Nel corso del Novecento la diminuzione della
popolazione montana divenne ancora più evidente.
Le città e le aree industriali offrivano maggiori
opportunità.
L’agricoltura tradizionale diventava invece sempre
meno conveniente.
Campi, prati e castagneti vennero progressivamente
abbandonati.
Il bosco riconquistò così aree precedentemente
coltivate.
Il paesaggio come
fonte storica
Il territorio di Vitiana può essere letto come un
documento.
Un vecchio muro a secco indica un terreno un tempo
coltivato.
Una mulattiera mostra un antico collegamento.
Un castagneto ricorda un’economia basata sulla
castagna.
Un passaggio voltato racconta l’organizzazione del
borgo.
Una chiesa conserva le opere e le devozioni della
comunità.
Il paesaggio è quindi una fonte storica tanto quanto
un documento scritto.
Vitiana oggi
Oggi Vitiana conserva il carattere di un piccolo borgo
montano.
Le strette strade, i passaggi voltati e le case in
pietra mantengono leggibile una parte della struttura tradizionale.
La Chiesa di San Silvestro rappresenta il principale
monumento religioso.
L’oratorio della Piazza della Riunione conserva invece
un interessante patrimonio di pittura religiosa.
Intorno al paese, boschi e antichi percorsi ricordano
il rapporto secolare con la Val Fegana e con l’Appennino.
Storia documentata,
ipotesi e tradizioni
Per una corretta ricerca su Vitiana è importante
distinguere tre livelli.
Fatti documentati
Vitiana compare in un documento del
994.
Era collegata alla
Pieve di Loppia, e ai Rolandinghi.
Esisteva un castello destinato al controllo di
un’antica via appenninica.
Vitiana entrò successivamente nell’organizzazione
della Vicaria di Coreglia.
La Chiesa di San Silvestro è di origine romanica.
La Comunità di Vitiana possiede documentazione
archivistica autonoma dal 1541 al 1808.
Elementi ricostruiti attraverso
monumenti e territorio
La struttura del borgo, le vie lastricate, i passaggi
voltati e le case in pietra permettono di comprendere il modo nel quale
si organizzava un piccolo paese montano.
La posizione geografica spiega invece la funzione
strategica del castello.
Tradizioni
Le leggende collegate alla costruzione della strada
appenninica appartengono alla cultura popolare.
Sono interessanti perché raccontano come una comunità
ha interpretato il proprio passato.
Non devono però essere utilizzate come prove storiche.
Per una ricerca
scolastica: perché Vitiana è importante
Vitiana è particolarmente interessante per una ricerca
scolastica perché permette di collegare la storia locale a fenomeni
molto più ampi.
Il documento del 994,
permette di studiare il Medioevo e il ruolo delle grandi famiglie
signorili.
La Pieve di Loppia,
introduce all’organizzazione religiosa medievale.
I Rolandinghi,
permettono di affrontare il tema del potere feudale.
Il castello mostra come le fortificazioni servissero a
controllare non soltanto i paesi, ma anche le strade.
L’ingresso nella
Vicaria di Coreglia, permette di studiare l’espansione politica
di Lucca nella Valle del Serchio.
La Chiesa di San Silvestro permette di osservare come
un edificio medievale possa essere trasformato nel corso dei secoli.
Il campanile e i lavori del
1644-1645, mostrano
concretamente come una comunità amministrava e manteneva i propri
monumenti.
La tela di Alessandro
Frediani, già documentata nel 1630, permette di studiare arte e
religiosità del Seicento.
Gli affreschi dell’oratorio insegnano a riconoscere i
santi attraverso gli attributi iconografici.
La Comunità di
Vitiana, documentata negli archivi dal 1541 al 1808, dimostra
che anche un piccolo paese possedeva una propria organizzazione
amministrativa.
La strada appenninica trasformata nell’Ottocento
permette di studiare l’importanza delle infrastrutture.
Castagneti, boschi e mulattiere raccontano invece
l’economia tradizionale.
Infine, l’emigrazione e lo spopolamento permettono di
comprendere le trasformazioni della montagna nel Novecento.
Vitiana dimostra così che anche un piccolo borgo può
raccontare oltre mille anni di storia.
La sua posizione tra
Valle del Serchio, Val Fegana e Appennino, ne ha determinato per
secoli la funzione: prima luogo di controllo di una strada medievale,
poi comunità della Repubblica di Lucca e infine piccolo paese che
conserva ancora oggi una parte importante della memoria storica della
montagna coreglina. |