Rivalto di Chianni: il
piccolo borgo medievale tra castagni, chiese e panorami della Valdera
Adagiato sulle colline della Valdera, circondato da
boschi e affacciato su un paesaggio che alterna vallate, poggi e
campagne, Rivalto è la
principale frazione storica del Comune di Chianni.
È un paese piccolo.
Ma la sua storia è sorprendentemente ricca.
Un castello medievale oggi quasi scomparso.
Antiche contese tra Pisa e Volterra.
Una pieve perduta.
Un santo predicatore conosciuto in tutta l'Italia
medievale.
Un marchesato.
Chiese e oratori.
Mulini e frantoi.
E soprattutto un prodotto che ancora oggi identifica
immediatamente il paese:
il Marrone di
Rivalto.
Rivalto è quindi uno di quei luoghi nei quali le
dimensioni del borgo non corrispondono affatto alle dimensioni della sua
storia.
Un paese tra boschi e colline
Rivalto sorge nel territorio collinare a sud di
Chianni, in un ambiente nel quale il bosco ha sempre avuto un'importanza
fondamentale.
Il paesaggio alterna castagneti, querce, terreni
agricoli e profonde incisioni percorse dall'acqua.
La posizione relativamente elevata offriva inoltre un
vantaggio strategico.
Non è quindi sorprendente che durante il Medioevo qui
si sviluppasse un insediamento fortificato.
Le fonti turistiche territoriali descrivono infatti
Rivalto come un borgo di origine
medievale, mentre gli studi dedicati alla storia di Chianni
inseriscono il suo castello nella rete fortificata che controllava
questa parte della Valdera.
Da dove viene il nome Rivalto?
Una spiegazione tradizionale mette il toponimo in
relazione con il Rio Alto,
corso d'acqua che avrebbe origine da un poggio vicino al paese.
Da Rio Alto sarebbe progressivamente derivato Rivalto.
È questa l'interpretazione riportata da diverse fonti territoriali
contemporanee.
Come spesso accade con i toponimi molto antichi, è
comunque prudente considerarla un'interpretazione storica e non una
certezza linguistica assoluta.
Il rapporto con l'acqua, però, non è affatto
secondario.
Acqua e bosco hanno infatti condizionato per secoli
l'economia della comunità.
Prima del Medioevo
Il territorio intorno a Rivalto conserva indizi di
frequentazioni molto più antiche.
NEMO – Metamuseo Identità Valdera segnala, presso
Le Croci di Rivalto, strutture
scavate nella roccia e inserisce l'area nel più ampio quadro delle
testimonianze preistoriche e protostoriche del territorio chiannerino.
Sono tracce che richiedono cautela
nell'interpretazione.
Non permettono di affermare semplicemente che
esistesse già un “paese” dove oggi sorge Rivalto.
Dimostrano però che queste colline furono frequentate
molto prima della formazione del borgo medievale.
L'età romana
Anche il territorio più ampio di Chianni presenta
testimonianze di epoca romana.
Le campagne erano inserite in un sistema economico nel
quale agricoltura, produzione di vino e olio e collegamenti con le
vallate avevano un ruolo fondamentale. NEMO segnala nel territorio resti
di strutture produttive databili tra il I secolo a.C. e il III secolo
d.C.
La continuità tra questi insediamenti antichi e
Rivalto medievale non deve però essere data per automatica.
Tra le due fasi esistono ancora molti vuoti
documentari.
Il castello di Rivalto
È nel Medioevo che il paese acquista una fisionomia
più riconoscibile.
Rivalto faceva parte di una rete di castelli e
fortificazioni che comprendeva anche Chianni, Montevaso e la Rocca di
San Biagio.
La nascita di questi centri fortificati era legata al
controllo del territorio.
Strade.
Boschi.
Terre agricole.
Corsi d'acqua.
Confini.
In un territorio collinare come quello di Chianni,
controllare le alture significava controllare gran parte della campagna
circostante.
Un castello oggi quasi invisibile
Del castello medievale di Rivalto non rimane oggi una
grande fortezza riconoscibile.
Il paese si è trasformato.
Le strutture difensive hanno perso funzione.
Le case hanno occupato e modificato gli spazi
precedenti.
Come accade in molti piccoli borghi toscani, il
castello è diventato progressivamente paese.
Per questo a Rivalto è interessante osservare non
soltanto i singoli monumenti, ma anche la forma dell'abitato.
La Rocca di San Biagio
Sulle alture sopra Rivalto esisteva inoltre la
Rocca di San Biagio.
NEMO ricorda che nel
1147 la fortificazione fu donata al vescovo di Volterra.
È una notizia importante perché permette di
comprendere quanto fosse complessa la geografia politica del territorio.
Non esistevano soltanto Chianni e Rivalto.
Esistevano castelli minori, rocche, chiese, pievi e
territori sottoposti a differenti autorità.
Tra Pisa e Volterra
Rivalto si trovava in una posizione particolarmente
delicata.
Il territorio apparteneva alla diocesi di Volterra ma
si trovava vicino all'area di influenza pisana.
Questa situazione contribuì alle contese medievali per
il controllo della zona.
Nel XIV secolo Chianni e Rivalto rimasero nell'orbita
pisana; studi sull'archeologia medievale della Valdera ricordano che il
loro possesso venne riconosciuto a Pisa anche dall'imperatore Carlo IV
nel 1355 e nuovamente nel 1363.
1406: arriva Firenze
La situazione cambiò radicalmente nel
1406.
Con la caduta di Pisa sotto il dominio fiorentino,
anche Chianni, Rivalto e numerosi centri del contado passarono
nell'orbita di Firenze.
Per Rivalto iniziava una nuova fase.
Il piccolo castello medievale perdeva progressivamente
la funzione militare che aveva avuto nei secoli precedenti.
Ma la comunità continuava ad avere una propria
identità.
Gli Statuti di Rivalto
Un elemento particolarmente interessante è
rappresentato dagli Statuti.
NEMO ricorda che nel
1515 il Comune di Rivalto ottenne propri Statuti.
Questo dettaglio è importantissimo.
Significa che Rivalto non era semplicemente un gruppo
di case dipendente da Chianni.
Era una comunità organizzata.
Con regole.
Amministrazione.
Territorio.
Interessi comuni.
Come funzionava una piccola comunità
Gli statuti dei piccoli centri toscani regolavano
aspetti estremamente concreti della vita.
Uso delle strade.
Campi.
Boschi.
Animali.
Acque.
Confini.
Danni alle coltivazioni.
Obblighi comunitari.
La vita quotidiana aveva bisogno di regole molto
precise perché molte risorse erano condivise.
Bosco e acqua, in particolare, potevano essere
fondamentali per la sopravvivenza della comunità.
La Pieve Vecchia
Prima dell'attuale organizzazione religiosa esisteva
una pieve di Rivalto.
La documentazione raccolta da NEMO ricorda che prima
del 1356 l'antica chiesa
plebana venne unita all'oratorio dei Santi Fabiano e Sebastiano.
Quella pieve rappresentava un punto di riferimento
fondamentale.
La pieve medievale non era soltanto una chiesa.
Era il centro religioso di un territorio.
Santi Fabiano e Sebastiano
Oggi il principale edificio religioso del borgo è la
Chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano.
L'edificio conserva chiaramente i segni delle numerose
trasformazioni avvenute nel corso dei secoli.
In origine era costituito da una sola navata; durante
il XVII secolo venne ampliato con una navata laterale ricavata
inglobando parte di un chiostro.
È quindi una chiesa stratificata.
Medievale nelle origini.
Moderna nelle trasformazioni.
Lo stemma dei Mazzinghi
Sulla facciata è ancora visibile lo
stemma della famiglia Mazzinghi,
nobile famiglia fiorentina legata alla storia religiosa del paese.
Alla fine del Cinquecento, infatti, un membro della
famiglia ricoprì l'incarico di pievano di Rivalto.
È una piccola traccia della presenza delle élite
fiorentine anche nelle comunità rurali della Valdera.
Il campanile
Accanto alla chiesa sorge il caratteristico
campanile in laterizio.
Uno degli elementi più interessanti è la bifora
originale ancora conservata.
Per il tuo servizio fotografico questo è uno dei
particolari che fotograferei sicuramente.
Non soltanto una vista generale.
Anche:
la bifora;
la muratura;
lo stemma dei Mazzinghi;
il rapporto tra chiesa, campanile e case circostanti.
Sono dettagli che raccontano la stratificazione del
borgo.
Le opere all'interno
Nonostante la perdita di buona parte dell'arredo
originario, la chiesa conserva ancora opere d'interesse.
Tra queste sono ricordati dipinti con i
Santi Fabiano e Sebastiano e
la Madonna Addolorata, oltre a
una pala in terracotta dipinta nella quale compare anche il personaggio
più celebre della storia di Rivalto:
il Beato Giordano.
Giordano da Rivalto
Rivalto ha infatti dato i natali a uno dei più
importanti predicatori domenicani italiani tra Duecento e Trecento:
Giordano da Rivalto,
conosciuto anche come Giordano da Pisa.
Nacque intorno al
1260 e morì nel 1311.
La sua figura porta la storia di questo minuscolo
borgo molto oltre i confini della Valdera.
Da Rivalto alle grandi città
Giordano entrò nell'ordine domenicano e divenne famoso
soprattutto per la predicazione.
La sua attività si inserisce nella grande stagione
degli ordini mendicanti medievali, quando francescani e domenicani
svolgevano un ruolo enorme nella cultura religiosa delle città italiane.
Il predicatore nato tra queste colline si trovò quindi
immerso in uno dei movimenti intellettuali e spirituali più importanti
del Medioevo.
La parola parlata
La predicazione medievale non era qualcosa di
marginale.
In una società nella quale gran parte della
popolazione non sapeva leggere, la parola pronunciata in pubblico era
uno dei principali strumenti di comunicazione.
Predicare significava spiegare.
Convincere.
Educare.
Raccontare.
Giordano divenne particolarmente noto proprio per la
capacità di comunicare con il pubblico.
Rivalto e la memoria di Giordano
Il borgo conserva ancora oggi il legame con il suo
illustre concittadino.
La sua immagine compare anche nel patrimonio artistico
della chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano.
Per il tuo sito, Giordano meriterebbe tranquillamente
una pagina autonoma:
“Giordano da Rivalto:
il predicatore medievale nato tra le colline di Chianni”.
Sarebbe un modo per collegare la storia locale alla
grande storia culturale italiana.
La Chiesa della Compagnia della Santa
Croce
Nel centro del borgo si trova un altro piccolo
gioiello:
l'Oratorio della
Compagnia della Santa Croce.
L'edificio appartiene alla stagione religiosa del
Seicento e conserva ancora in larga parte l'aspetto sei-settecentesco.
È una chiesa piccola.
Ma culturalmente molto interessante.
L'interno dell'oratorio
L'edificio presenta una sola navata.
Conserva un altare in muratura, decorazioni nelle
parti superiori delle pareti e una cantoria lignea in controfacciata.
Sopra l'altare si trova un dipinto seicentesco
raffigurante Maria Addolorata e San
Giovanni.
È uno di quei piccoli interni che raccontano
perfettamente la religiosità di una comunità rurale toscana.
Il crocifisso scomparso
Nel dipinto sopra l'altare era inserita una teca che
custodiva un crocifisso particolarmente venerato dagli abitanti.
Il crocifisso venne però
rubato nel 1978 e non è mai
stato recuperato.
È una storia che merita di essere raccontata.
Perché un oggetto religioso non è soltanto un'opera
d'arte.
Può essere parte della memoria collettiva di una
comunità.
Il santuario nel bosco
Poco fuori dal paese si trova probabilmente il luogo
più suggestivo di Rivalto:
il Santuario della
Madonna del Carmine.
È immerso nel verde e raggiungibile con una breve
passeggiata dal borgo. Terre di Pisa ne sottolinea proprio la posizione
all'interno di una pineta e il valore panoramico del luogo.
Se devi fotografare Rivalto, questo lo metterei
assolutamente nell'itinerario.
La Madonna del Carmine
Il santuario testimonia la diffusione nel territorio
chiannerino della devozione alla
Madonna del Carmine.
La tradizione religiosa locale legata al Carmelo fu
particolarmente significativa, tanto che sia Chianni sia Rivalto
possiedono luoghi di culto connessi a questa devozione.
Il santuario di Rivalto appartiene soprattutto alla
fase settecentesca della storia religiosa locale.
Poggiopiano
La storia del santuario è collegata anche a
Poggiopiano.
Nel 1788,
dopo i provvedimenti ecclesiastici dell'età leopoldina, l'immagine della
Vergine del Carmine venne trasferita dal santuario di Poggiopiano alla
chiesa parrocchiale di Rivalto.
È un episodio interessante perché inserisce il piccolo
paese nelle grandi riforme religiose promosse nella Toscana dei Lorena.
1787: la Pieve Vecchia viene
abbandonata
Nello stesso periodo cambia anche la geografia
religiosa del borgo.
Nel 1787 la Pieve
Vecchia venne profanata e successivamente venduta.
Con la sua scomparsa si chiudeva simbolicamente una
fase antichissima della storia ecclesiastica di Rivalto.
Il centro della vita religiosa si spostava
definitivamente negli edifici che ancora oggi caratterizzano il paese.
Il marchesato dei Riccardi
Nel Seicento Rivalto attraversò un'importante
trasformazione politica.
Nel 1629
Ferdinando II de' Medici assegnò alla famiglia fiorentina dei
Riccardi il marchesato
comprendente Chianni, Montevaso e Mele.
Nel 1644
anche Rivalto venne aggregato al marchesato.
Il piccolo borgo entrava così dentro un sistema
feudale controllato da una delle importanti famiglie dell'aristocrazia
fiorentina.
Rivalto marchesato
Il titolo non significò necessariamente prosperità.
La ricostruzione storica locale sottolinea anzi come
durante il dominio dei Riccardi non si registrassero grandi iniziative
capaci di modificare profondamente l'economia del paese.
Rivalto rimase soprattutto una comunità agricola.
Boschi.
Campi.
Castagneti.
Piccole attività artigiane.
1776: la fine del marchesato
Con le riforme dei Lorena il sistema feudale toscano
venne progressivamente smantellato.
Nel 1776 Rivalto fu
unito alla nuova comunità di Chianni.
È una data fondamentale.
Da quel momento il rapporto amministrativo tra Chianni
e Rivalto assume una forma molto più vicina a quella contemporanea.
Rivalto perde la propria precedente autonomia
istituzionale.
Ma non perde la propria identità.
L'Ottocento agricolo
Nel XIX secolo la vita del paese continuava a essere
profondamente legata alla terra.
La documentazione storica locale distingue chiaramente
tra i proprietari e gli artigiani che abitavano nel borgo e le famiglie
contadine distribuite nei poderi circostanti.
Il paese era quindi il centro di un territorio molto
più ampio rispetto alle sue case.
Mulini, frantoi, forni e lavatoi
Rivalto possedeva tutto ciò che serviva a una piccola
economia rurale relativamente autosufficiente.
Mulini.
Frantoi.
Forni.
Lavatoi.
Alcune di queste strutture o delle loro tracce sono
giunte fino all'età contemporanea.
Questa parte della storia è molto interessante per il
tuo progetto fotografico.
Non limitarti alle chiese.
Cerca anche l'acqua.
Le vecchie canalizzazioni.
I lavatoi.
Gli edifici che potrebbero avere ospitato mulini e
frantoi.
Il bosco come risorsa
Oggi il bosco viene percepito soprattutto come natura.
Per gli abitanti del passato era anche economia.
Legna.
Castagne.
Pascolo.
Materiale da costruzione.
Piccoli frutti.
Funghi.
Il bosco integrava ciò che producevano i campi.
Ed è proprio dal bosco che arriva il prodotto simbolo
di Rivalto.
Il Marrone di Rivalto
Il nome del paese è oggi strettamente legato al
Marrone di Rivalto, varietà
locale di castagna coltivata nei boschi circostanti.
Le fonti turistiche territoriali sottolineano la
particolare importanza che questa produzione conserva nell'identità del
borgo.
Non è semplicemente un prodotto gastronomico.
È parte del paesaggio.
Castagna o marrone?
Nella tradizione gastronomica italiana il marrone
viene generalmente distinto dalle castagne comuni per alcune
caratteristiche del frutto, della buccia e della lavorazione.
Nel caso di Rivalto la produzione è relativamente
limitata, ma proprio questa dimensione locale ne rafforza il valore
identitario.
Il marrone è diventato quasi il biglietto da visita
del paese.
Quando il castagno era pane
Oggi pensiamo alle castagne come prodotto autunnale.
In passato erano molto di più.
Nelle comunità collinari e montane il castagno veniva
spesso chiamato metaforicamente “albero
del pane”.
Le castagne potevano essere consumate fresche.
Bollite.
Arrostite.
Essiccate.
Macinandole si otteneva una farina conservabile.
Era quindi una riserva alimentare fondamentale.
La farina di castagne
Anche a Rivalto la farina di castagne appartiene alla
tradizione alimentare.
Con essa si preparano prodotti tipici della cucina
toscana come:
castagnaccio;
necci;
frittelle;
dolci autunnali.
Terre di Pisa ricorda esplicitamente questi usi
tradizionali legati al Marrone di Rivalto.
La gastronomia diventa così storia sociale.
La festa del Marrone
Il legame tra paese e castagna viene celebrato dalla
tradizionale Sagra del Marrone di
Rivalto, manifestazione autunnale dedicata al prodotto locale.
Più che fissarne qui una data precisa — che può
variare nelle diverse edizioni — è interessante sottolineare la funzione
culturale della festa.
La sagra riporta al centro del paese un prodotto nato
nei boschi circostanti.
Il paese e il castagneto
Questa relazione potrebbe essere raccontata
fotograficamente molto bene.
Non soltanto:
“ecco il marrone”.
Ma:
bosco → castagno →
raccolta → essiccazione → farina → cucina → festa.
In questo modo il prodotto diventa racconto del
territorio.
La cucina
La gastronomia tradizionale di Rivalto appartiene
naturalmente alla cucina dell'entroterra pisano.
Castagne.
Carni.
Selvaggina.
Funghi.
Olio.
Vino.
Prodotti dell'orto.
Farine.
Sono ingredienti legati a un'economia che per secoli
utilizzava soprattutto ciò che il territorio poteva offrire.
Il Novecento
All'inizio del XX secolo anche Rivalto cominciò a
conoscere il progressivo abbandono delle campagne.
La ricostruzione storica locale individua proprio nel
Novecento l'inizio di un processo di spopolamento e trasformazione
dell'economia agricola tradizionale.
È una storia comune a molti piccoli paesi toscani.
Quando si lascia il podere
Il cambiamento non avvenne improvvisamente.
Le famiglie cominciarono a cercare altre opportunità.
Pontedera.
Le industrie.
I servizi.
Le città.
L'agricoltura richiedeva molto lavoro e garantiva
redditi spesso modesti.
Il sistema rurale che aveva sostenuto Rivalto per
secoli iniziò lentamente a dissolversi.
Il paese rimane
Eppure Rivalto non scomparve.
La riduzione della popolazione contribuì
paradossalmente a conservare parte della struttura del borgo.
Le vie.
Le case in pietra.
Le chiese.
Il rapporto con il bosco.
Oggi questa dimensione raccolta rappresenta una delle
sue principali qualità.
Un borgo da fotografare lentamente
Rivalto non è un luogo da fotografare soltanto con una
panoramica.
Bisogna cercare i dettagli.
Portali.
Architravi.
Murature.
Vicoli.
Campanile.
Stemmi.
Finestre.
Scorci sulla valle.
Vecchi edifici rurali.
La fotografia può aiutare a leggere le trasformazioni
che i documenti raccontano.
Cosa fotograferei nel borgo
Comincerei dalla
Chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano.
Facciata.
Stemma Mazzinghi.
Campanile.
Bifora.
Rapporto tra chiesa e case.
Poi passerei all'Oratorio
della Compagnia della Santa Croce.
Esterno.
Portale.
Se accessibile, interno e cantoria.
Questi due edifici raccontano la Rivalto religiosa
dentro il paese.
Poi uscirei dal paese
La terza tappa sarebbe il
Santuario della Madonna del Carmine.
Qui cambierei completamente tipo di fotografia.
Non soltanto architettura.
Fotograferei il rapporto tra santuario e bosco.
Il sentiero.
La pineta.
Il sagrato.
Il panorama.
Perché il fascino del luogo deriva proprio dalla sua
posizione appartata.
Le tracce dell'antico castello
Poi cercherei il castello scomparso.
Non aspettandosi una rocca.
Guardando invece:
andamento delle case;
dislivelli;
muri;
passaggi;
struttura del nucleo antico.
Per il sito potresti realizzare una piccola sezione:
“Dov'era il castello
di Rivalto?”
Cercare la Pieve Vecchia
Un altro approfondimento interessante sarebbe
individuare con precisione il luogo dell'antica
Pieve Vecchia, profanata e
venduta alla fine del Settecento.
Qui varrebbe la pena confrontare mappe catastali
ottocentesche, documenti ecclesiastici e territorio attuale.
Potrebbe emergere qualcosa di fotograficamente molto
interessante.
Cercare i mulini
Lo stesso vale per i vecchi mulini e frantoi.
La documentazione locale ne conferma la presenza
storica.
Una mappa dedicata potrebbe collegare:
borgo;
corsi d'acqua;
mulini;
lavatoi;
frantoi;
castagneti.
Avremmo così la Rivalto del lavoro.
Quattro Rivalto
Per raccontare il paese dividerei la sua identità in
quattro parti.
Rivalto medievale.
Castello, Rocca di San Biagio, Pisa, Volterra,
Firenze.
Rivalto religiosa.
Santi Fabiano e Sebastiano, Santa Croce, Madonna del
Carmine, Pieve Vecchia.
Rivalto culturale.
Giordano da Rivalto.
Rivalto rurale.
Boschi, mulini, frantoi e Marrone.
Sono quattro storie diverse.
Ma appartengono allo stesso luogo.
Il paese del predicatore e del
marrone
È curioso che i due simboli più forti di Rivalto siano
così differenti.
Uno è un uomo medievale che percorse le città
predicando.
L'altro è un frutto che cresce lentamente nei boschi.
Giordano e il
marrone.
La cultura e la terra.
La parola e il bosco.
In qualche modo raccontano perfettamente le due anime
del paese.
Un itinerario per Rivalto
Per una visita fotografica imposterei un percorso
semplice:
centro storico →
Chiesa dei SS. Fabiano e Sebastiano → Oratorio della Santa Croce →
vicoli e tracce dell'antico castello → uscita dal borgo → Santuario
della Madonna del Carmine → castagneti e panorama.
Separatamente cercherei poi di localizzare Pieve
Vecchia, vecchi mulini, lavatoi e frantoi.
Rivalto e Chianni
Rivalto non deve essere raccontato semplicemente come
appendice di Chianni.
Per secoli possedette una propria identità
istituzionale.
Aveva un castello.
Una pieve.
Una comunità.
Statuti propri dal 1515.
Solo con le riforme settecentesche venne
definitivamente integrato nella comunità amministrativa di Chianni.
La parola “frazione” appartiene alla geografia
amministrativa moderna.
La storia è molto più antica.
1147: la Rocca di San Biagio
Una delle prime date da ricordare è
1147.
La Rocca di San Biagio sulle alture sopra Rivalto
viene donata al vescovo di Volterra.
È il mondo dei castelli.
Circa 1260: nasce Giordano
Intorno al 1260
nasce Giordano da Rivalto.
Da un piccolo paese della Valdera parte una storia
destinata a entrare nella cultura religiosa italiana del Medioevo.
1406: Firenze
Nel 1406,
con la conquista di Pisa, anche Rivalto entra definitivamente
nell'orbita fiorentina.
Cambia la geografia politica.
1515: gli Statuti
Nel 1515
Rivalto ottiene i propri Statuti.
È la comunità che regolamenta se stessa.
1644: il marchesato
Nel 1644
Rivalto viene aggregato al marchesato dei Riccardi.
È la stagione feudale.
1776: l'unione con Chianni
Nel 1776 le
riforme granducali portano Rivalto dentro la nuova comunità di Chianni.
Finisce una lunga fase di autonomia.
1787-1788: cambia la geografia
religiosa
Nel 1787 la
Pieve Vecchia viene profanata e venduta.
Nel 1788
l'immagine della Madonna del Carmine viene trasferita da Poggiopiano
alla parrocchiale.
Sono due anni che segnano una profonda
riorganizzazione religiosa del territorio.
L'Ottocento: il paese agricolo
Il XIX secolo è soprattutto il secolo di:
campi;
boschi;
poderi;
castagneti;
mulini;
frantoi;
artigiani.
È la Rivalto contadina.
Il Novecento: l'esodo
Poi arriva il progressivo abbandono delle campagne.
Cambiano lavoro e società.
Ma il bosco rimane.
E rimane il marrone.
Rivalto oggi
Oggi Rivalto conserva il fascino di un piccolo borgo
nel quale architettura e paesaggio sono ancora strettamente legati.
Le chiese testimoniano la storia religiosa.
Le strade ricordano il castello.
Il santuario porta nel bosco.
I castagneti conservano una tradizione economica.
Il nome di Giordano collega il paese alla cultura
medievale.
Sono elementi sufficienti a rendere Rivalto molto più
importante culturalmente di quanto possano suggerire le sue dimensioni.
Rivalto: il borgo tra la parola e il
bosco.
Rivalto è un piccolo
paese, ma la sua storia attraversa quasi mille anni. Nato come
insediamento fortificato nel sistema dei castelli della Valdera, fu
coinvolto nelle contese tra le potenze che si dividevano il territorio e
passò con Pisa sotto il dominio fiorentino nel 1406. Nel 1515 possedeva
propri Statuti e nel Seicento entrò nel marchesato dei Riccardi, prima
di essere unito alla comunità di Chianni nel 1776. Le chiese dei Santi
Fabiano e Sebastiano, della Compagnia della Santa Croce e il Santuario
della Madonna del Carmine conservano la memoria religiosa del paese,
mentre l'antica Pieve Vecchia ricorda una geografia ecclesiastica ormai
scomparsa. Rivalto diede inoltre i natali, intorno al 1260, al
domenicano Giordano da Rivalto, uno dei predicatori più conosciuti del
suo tempo. Intorno al borgo, boschi, corsi d'acqua e castagneti
raccontano invece la lunga storia della società rurale, fatta di mulini,
frantoi, forni e poderi. Da questa stessa cultura nasce il Marrone di
Rivalto, ancora oggi simbolo gastronomico e identitario della frazione.
Rivalto conserva così due patrimoni apparentemente lontani ma
profondamente legati: la cultura della parola, rappresentata da
Giordano, e la cultura della terra, rappresentata dal castagno. |