Ghivizzano
Storia, castello e cultura di un
borgo medievale della Valle del Serchio
Ghivizzano
è una frazione del Comune di Coreglia
Antelminelli, nella Media Valle del Serchio, in provincia di
Lucca.
Il paese presenta oggi due realtà differenti.
Nella parte bassa si è sviluppato l'abitato moderno,
favorito dalla vicinanza alla strada, alla ferrovia e alle attività del
fondovalle.
Più in alto si trova invece
Ghivizzano Castello, il nucleo
storico medievale, raccolto intorno alla rocca, alla torre e alla Chiesa
dei Santi Pietro e Paolo.
È proprio il borgo fortificato a conservare le
testimonianze più importanti della lunga storia del paese.
Ghivizzano fu infatti feudo dei Rolandinghi, castello
strategico della Valle del Serchio, residenza dei Castracani degli
Antelminelli e, per alcuni anni del Quattrocento, possedimento del
celebre condottiero Francesco Sforza.
La sua storia permette quindi di affrontare temi
fondamentali come il feudalesimo, i castelli medievali, le lotte tra
Lucca e Firenze, le signorie e la trasformazione dei borghi nel corso
dei secoli.
Le origini di
Ghivizzano
Le origini precise dell'insediamento non sono
completamente conosciute.
Alcune tradizioni locali fanno risalire Ghivizzano a
epoche molto antiche e sono state proposte anche origini liguri o
romane.
Queste interpretazioni devono però essere considerate
con prudenza.
Per una ricerca storica è preferibile partire dalle
fonti documentarie medievali,
che permettono di collocare con sicurezza Ghivizzano nella storia della
Valle del Serchio dalla fine del X secolo.
Il documento del 983
Alcune ricostruzioni indicano nel
983, la prima attestazione
documentaria di Ghivizzano.
Il paese compare nelle forme medievali del proprio
nome e risulta inserito nell'area controllata dalla potente famiglia dei
Rolandinghi, signori di
Loppia.
Altre ricostruzioni storiche indicano invece come
primo documento particolarmente sicuro quello del
994, quando il vescovo di
Lucca Gherardo II concesse beni nel territorio ai Rolandinghi.
Per una ricerca scolastica è quindi prudente scrivere
che Ghivizzano è documentato alla fine
del X secolo, evitando di trasformare una singola data discussa
in una certezza assoluta.
I Rolandinghi
I Rolandinghi,
furono una delle più importanti famiglie signorili della Valle del
Serchio durante il Medioevo.
Il loro principale centro di potere era legato alla
zona di Loppia, ma possedevano
diritti e proprietà in un territorio molto più ampio.
Anche Ghivizzano rientrò nella loro sfera di
influenza.
Per diversi secoli il castello e il territorio
circostante furono quindi collegati a questa potente aristocrazia
rurale.
Che cos'era un feudo?
Quando diciamo che Ghivizzano era un
feudo, non dobbiamo immaginare
semplicemente un castello appartenente a una famiglia.
Il sistema feudale comprendeva diritti sulla terra,
sulle risorse e sugli abitanti.
Un signore poteva controllare territori, riscuotere
tributi ed esercitare determinati poteri politici e giudiziari.
Con il progressivo rafforzamento del Comune di Lucca,
il potere delle antiche famiglie signorili della Valle del Serchio
diminuì.
Il castello di
Ghivizzano
La storia del paese è inseparabile dal suo
castello.
Non conosciamo con certezza quando venne costruita la
prima fortificazione in muratura.
Le fonti istituzionali invitano espressamente alla
prudenza su questo punto.
Sappiamo però che nel XIII secolo la fortezza esisteva
già e rappresentava un importante punto di controllo della valle.
Nel 1272,
Ghivizzano passò sotto la giurisdizione di Lucca ed entrò nel sistema
territoriale della Vicaria di Coreglia.
Che cos'era un
castello medievale?
Nel Medioevo la parola
castello, non indicava
necessariamente soltanto la residenza fortificata di un signore.
Poteva indicare un intero paese protetto da mura.
Ghivizzano è un ottimo esempio.
Esistevano una rocca e una torre con funzione
militare, ma anche abitazioni, strade e strutture protette dal sistema
difensivo.
Il castello era quindi contemporaneamente
fortezza e paese.
La posizione
strategica
Ghivizzano occupava una posizione molto importante.
Dal colle era possibile controllare il fondovalle del
Serchio e le vie di comunicazione dirette verso la Garfagnana.
Nel Medioevo osservare il territorio dall'alto
significava avere un vantaggio militare.
Un eventuale esercito nemico poteva essere individuato
prima che raggiungesse il castello.
La geografia contribuì quindi direttamente
all'importanza politica del paese.
Castruccio Castracani
Il personaggio più famoso legato alla storia di
Ghivizzano è Castruccio Castracani
degli Antelminelli.
Nato a Lucca nel 1281, Castruccio divenne uno dei più
importanti condottieri italiani del primo Trecento.
Nel 1316,
conquistò il potere a Lucca.
La sua politica militare mirava a rafforzare il
controllo lucchese sulla Valle del Serchio e sui territori circostanti.
Ghivizzano acquistò allora una grande importanza.
La trasformazione
della fortezza
Dopo aver conquistato e controllato la zona,
Castruccio fece riorganizzare le fortificazioni di Ghivizzano.
La rocca venne rafforzata.
Il borgo venne protetto da mura.
La grande torre assunse la forma che ancora oggi
caratterizza il profilo del paese.
Accanto alle strutture militari vennero realizzati
edifici destinati alla guarnigione.
Ghivizzano divenne così uno dei principali presidi
militari della Media Valle del Serchio.
La Torre di Castruccio
Il simbolo del paese è la cosiddetta
Torre di Castruccio.
La torre raggiunge un'altezza di circa
25 metri.
La sua posizione permetteva di osservare una vasta
porzione della valle.
Non aveva però soltanto funzione di avvistamento.
Gli ambienti interni potevano essere utilizzati dalla
guarnigione e per conservare materiali e armi.
La torre faceva parte di un sistema fortificato più
complesso comprendente rocca, mura e strutture militari.
La guarnigione
Accanto alla torre venne realizzato un edificio
indicato nelle fonti territoriali come
Casa del Capitano del Popolo.
La struttura poteva ospitare una guarnigione di circa
quaranta soldati.
Questo dato aiuta a comprendere le dimensioni della
fortezza.
Ghivizzano non era semplicemente un piccolo paese con
una torre simbolica.
Era un vero presidio militare inserito nel sistema
difensivo della valle.
Le mura
Castruccio fece rafforzare anche la cinta muraria che
proteggeva il borgo.
Le mura seguivano la conformazione del colle e
separavano lo spazio protetto dal territorio esterno.
L'accesso avveniva attraverso porte controllabili.
In caso di pericolo gli abitanti potevano trovare
protezione all'interno del sistema fortificato.
Ancora oggi la struttura delle strade permette di
comprendere l'antica organizzazione difensiva.
La porta del borgo
Uno degli elementi più suggestivi del centro storico è
la porta ad arco, attraverso la
quale si entra nel nucleo fortificato.
Superato l'ingresso, il visitatore si trova
immediatamente all'interno di un ambiente urbano molto diverso dal paese
moderno.
Le strade sono strette.
Le case sono addossate le une alle altre.
Archi, scale e passaggi coperti seguono la forma
dell'antico castello.
La struttura stessa del paese diventa quindi una fonte
storica.
Via Piastronata
Dalla porta del castello si sviluppa
via Piastronata, uno dei
principali percorsi interni del borgo.
La strada conduce verso il cuore dell'insediamento e
verso la parte superiore della fortezza.
Il suo andamento permette ancora oggi di leggere la
conformazione medievale del paese.
Camminare lungo queste strade significa seguire
percorsi utilizzati per secoli dagli abitanti di Ghivizzano.
Via Sossala
Ancora più caratteristica è
via Sossala, una delle
testimonianze urbanistiche più particolari di Ghivizzano.
Il nome viene tradizionalmente interpretato come
derivato da sub sala, cioè
“sotto il palazzo”.
La strada corre infatti sotto e accanto agli edifici
del settore meridionale del castello.
In alcuni tratti è coperta da volte.
Le feritoie di via
Sossala
Lungo via Sossala si possono osservare anche
feritoie, appartenenti
all'antico sistema difensivo.
Le feritoie erano strette aperture praticate nelle
mura.
Permettevano di osservare l'esterno e, in caso di
attacco, di utilizzare armi rimanendo relativamente protetti.
La loro presenza ricorda che quella che oggi appare
come una pittoresca strada coperta aveva originariamente anche una
funzione militare.
Un borgo costruito
sulle difese
Una delle caratteristiche più interessanti di
Ghivizzano è il rapporto tra le abitazioni e le antiche fortificazioni.
Con la perdita della funzione militare, mura e torri
non vennero necessariamente demolite.
In molti casi furono incorporate nelle case.
Le abitazioni vennero costruite sopra o contro le
vecchie strutture difensive.
Per questo oggi è possibile trovare antiche mura
trasformate in pareti domestiche e torri diventate parti di edifici.
Francesco Castracani
Dopo la morte di Castruccio, avvenuta nel
1328, la storia di Ghivizzano
rimase strettamente legata agli
Antelminelli.
Particolarmente importante fu
Francesco Castracani, parente
di Castruccio.
Francesco utilizzò Ghivizzano come una delle proprie
principali residenze.
Tra il 1329 e il 1355,
soggiornò a lungo nel castello con la propria famiglia.
Ghivizzano divenne così non soltanto una fortezza, ma
anche una residenza signorile.
Giovanna Castracani
La prima moglie di Francesco era
Giovanna.
Morì nel 1336.
La sua sepoltura è ancora conservata nella Chiesa dei
Santi Pietro e Paolo.
La lapide permette di collegare direttamente un
personaggio conosciuto attraverso i documenti a un monumento ancora
presente nel paese.
È una fonte storica particolarmente importante perché
unisce epigrafia, storia familiare e storia politica.
Filippo Castracani
Anche Filippo,
figlio di Francesco e Giovanna, morì giovane e venne sepolto nella
chiesa del castello.
La sua lapide funeraria risale al
1347.
Le tombe di Giovanna e Filippo costituiscono quindi
due preziose testimonianze della presenza della famiglia Castracani a
Ghivizzano nel Trecento.
Non sono semplicemente monumenti decorativi.
Sono veri documenti scolpiti nella pietra.
Nicolao Castracani
Dopo Francesco, il castello fu legato anche al figlio
Nicolao.
Nicolao mantenne la giurisdizione sulla vicaria della
montagna fino al 1369.
In quell'anno Lucca riuscì a recuperare la propria
libertà politica e il territorio tornò stabilmente nell'organizzazione
dello Stato lucchese.
Da quel momento Ghivizzano rimase generalmente sotto
il controllo della Repubblica di Lucca.
La Chiesa dei Santi
Pietro e Paolo
Nella parte più alta del borgo, accanto alla rocca,
sorge la Chiesa dei Santi Pietro e
Paolo.
L'edificio conserva tracce di una lunga storia
costruttiva.
Le fonti locali collegano un'antica chiesa del
castello già alla fine del X secolo.
La struttura medievale venne però trasformata più
volte.
La chiesa che vediamo oggi non deve quindi essere
considerata identica all'edificio più antico.
La fase romanica
Sul lato meridionale della chiesa sono ancora visibili
parti dell'antico edificio romanico.
Particolarmente interessanti sono le
arcatelle pensili, decorate
con piccole teste umane e animali.
Queste figure vengono chiamate
protomi.
Sono elementi tipici della decorazione medievale e
dimostrano la qualità artistica raggiunta dall'edificio.
Sono visibili anche resti dell'antica abside.
Che cosa sono le
protomi?
Il termine protome,
indica la rappresentazione della testa o della parte anteriore di una
figura umana o animale.
Nell'arte medievale queste immagini potevano essere
utilizzate per decorare capitelli, mensole e cornici.
Non sempre conosciamo il loro significato preciso.
Alcune avevano probabilmente valore simbolico, altre
potevano avere una funzione prevalentemente ornamentale.
Per questo è meglio evitare interpretazioni troppo
sicure quando mancano documenti.
Le trasformazioni del
Settecento
Nel 1778, la
chiesa venne profondamente ampliata verso est.
L'edificio aumentò notevolmente le proprie dimensioni.
Questa trasformazione modificò l'aspetto medievale
originario ma permise di adattare la chiesa alle esigenze della
popolazione e della liturgia dell'epoca.
Nel 1885,
vennero realizzati ulteriori lavori che interessarono l'altezza
dell'edificio.
La chiesa è quindi il risultato di numerose fasi
storiche sovrapposte.
La grande scalinata
Per raggiungere la chiesa si percorre una
caratteristica scalinata in pietra,
che sale verso la sommità del castello.
La salita contribuisce fortemente all'immagine
monumentale del complesso.
Rocca, torre, chiesa e scalinata formano infatti un
unico paesaggio architettonico.
È uno degli esempi più evidenti di come a Ghivizzano
funzioni militari e religiose si siano concentrate nella parte più alta
del paese.
Le opere d'arte
All'interno della chiesa sono conservate diverse opere
d'arte.
Tra i dipinti seicenteschi viene ricordata una tela
raffigurante i Santi Pietro, Paolo e
Lorenzo, attribuita a Tiberio
Franchi.
Le opere testimoniano come la chiesa abbia continuato
ad arricchirsi anche dopo la fine del Medioevo.
Il patrimonio artistico di Ghivizzano non appartiene
quindi a una sola epoca.
La Chiesa di
Sant'Antonio
Nel borgo si trova anche la
Chiesa di Sant'Antonio, più
piccola rispetto alla parrocchiale.
L'edificio conserva elementi di notevole interesse.
Tra questi vengono ricordati un antico
fonte battesimale quattrocentesco,
e parti di un pulpito.
La presenza di più edifici religiosi permette di
comprendere l'importanza raggiunta dal borgo nel corso dei secoli.
Il fonte battesimale
Il fonte battesimale,
era uno degli arredi più importanti di una chiesa.
Conteneva l'acqua utilizzata per il battesimo.
Nel Medioevo e nell'età moderna il battesimo non aveva
soltanto un significato religioso.
Segnava anche simbolicamente l'ingresso dell'individuo
nella comunità cristiana.
Un fonte antico rappresenta quindi contemporaneamente
un'opera d'arte e una testimonianza della vita sociale.
Il terremoto e le
trasformazioni
Nel corso della sua lunga storia Ghivizzano fu
interessato anche da eventi naturali che modificarono gli edifici.
La chiesa subì danni a causa di un forte terremoto e
venne successivamente restaurata.
Questo ricorda che la storia dell'architettura non
dipende soltanto dalle decisioni degli uomini.
Terremoti, frane, alluvioni e incendi possono
trasformare profondamente un borgo.
Le piogge del 1408
Un episodio particolarmente ben documentato avvenne
nel 1408.
Forti piogge provocarono il crollo di un tratto delle
mura del castello lungo circa 38 metri.
La fortificazione dovette essere riparata.
Nel 1410, il
vicario Landuccio Menabuoi comunicò a Paolo Guinigi che i lavori di
restauro del castello, della rocca e degli ambienti della torre erano
stati completati.
È un esempio interessante della continua manutenzione
richiesta da una fortezza medievale.
Paolo Guinigi
All'inizio del Quattrocento Ghivizzano fu legato anche
a Paolo Guinigi, signore di
Lucca dal 1400 al 1430.
La fortezza offriva una residenza protetta lontana
dalla città.
Paolo soggiornò nel territorio e il castello continuò
a essere mantenuto efficiente durante il suo governo.
Ghivizzano era quindi inserito direttamente nella rete
delle residenze e delle fortificazioni utilizzate dal potere lucchese.
Ghivizzano e le
epidemie
Una tradizione documentaria particolarmente
interessante ricorda che Paolo Guinigi utilizzò Ghivizzano anche come
luogo di rifugio durante una grave epidemia che colpì Lucca nel
1418.
La scelta aveva una logica precisa.
I castelli di campagna, meno densamente popolati
rispetto alla città, potevano apparire luoghi più sicuri durante le
epidemie.
È un esempio di come anche le malattie potessero
influenzare gli spostamenti dei governanti.
Le guerre del
Quattrocento
Il Quattrocento fu un periodo particolarmente
difficile per Lucca.
La Repubblica dovette difendere la propria
indipendenza dalle pressioni di Firenze e dei suoi alleati.
Ghivizzano, grazie alla posizione strategica, tornò ad
assumere un'importanza militare.
Il castello venne coinvolto direttamente nei
conflitti.
Francesco Sforza
Uno dei personaggi più importanti della storia
italiana del Quattrocento passò anche da Ghivizzano:
Francesco Sforza.
Sforza era un celebre condottiero professionista.
In seguito sarebbe diventato
duca di Milano, e fondatore
della dinastia sforzesca.
Durante le guerre che coinvolsero Lucca e Firenze,
riuscì a impadronirsi anche di Ghivizzano.
Il piccolo dominio di
Francesco Sforza
Dopo la conquista, Ghivizzano rimase per alcuni anni
sotto il controllo di Francesco Sforza.
Le fonti comunali ricordano che questa particolare
situazione durò fino al 14 maggio 1441.
Per un breve periodo il castello divenne quindi il
centro di un piccolo dominio personale del condottiero.
Successivamente Ghivizzano tornò definitivamente sotto
la Repubblica di Lucca.
Perché i condottieri
erano così importanti?
Nel Quattrocento molti Stati italiani utilizzavano
eserciti comandati da condottieri.
Erano militari professionisti che combattevano in
cambio di denaro e accordi politici.
Potevano cambiare alleanza e, in alcuni casi, riuscire
a costruire veri e propri Stati personali.
Francesco Sforza ne rappresenta l'esempio più famoso:
da condottiero riuscì a diventare duca di Milano.
La sua presenza a Ghivizzano collega quindi il piccolo
borgo alla grande storia del Rinascimento italiano.
Il ritorno a Lucca
Dopo il 1441 Ghivizzano tornò nello Stato lucchese.
Con il progressivo stabilizzarsi della situazione
politica, la funzione militare del castello diminuì.
Nel Cinquecento la fortezza non aveva più l'importanza
strategica dei secoli precedenti.
Le mura, la rocca e la torre continuarono a esistere,
ma la loro funzione cambiò progressivamente.
La rocca diventa
abitazione
Nel 1592, la
rocca venne ceduta a un privato lucchese con l'impegno di mantenerla e
ripararla.
È un episodio molto significativo.
Una struttura nata per ospitare soldati e difendere la
valle cominciava ormai a essere considerata anche come edificio
residenziale.
La trasformazione delle fortezze in abitazioni è un
fenomeno comune dopo la fine della loro funzione militare.
Il nome Sossala
Tra le curiosità più interessanti del paese rimane il
nome Sossala.
La spiegazione tradizionale lo fa derivare da sub
sala, “sotto la sala” o “sotto il palazzo”.
La strada corre infatti sotto il settore meridionale
dell'antico complesso signorile.
È un esempio di come i nomi delle strade possano
conservare informazioni sulla struttura di un paese anche quando la
funzione originaria degli edifici è scomparsa.
Case, torri e terrazze
Nel centro storico si possono osservare edifici che
incorporano strutture più antiche.
Alcune torri sono state abbassate o trasformate in
terrazze.
Vecchi muri difensivi sono diventati pareti delle
abitazioni.
Archi medievali convivono con finestre e interventi
realizzati secoli dopo.
Il borgo può quindi essere letto come una sorta di
libro costruito nella pietra.
Il rapporto con il
fondovalle
Per molti secoli il nucleo principale rimase sulla
collina.
Vivere in posizione elevata offriva vantaggi difensivi
e riduceva alcuni rischi legati alle piene del Serchio.
Con il passare del tempo, però, la situazione cambiò.
Le attività economiche e le comunicazioni cominciarono
a concentrarsi sempre più nel fondovalle.
Nacque così la distinzione tra
Ghivizzano Castello, e
l'abitato moderno sviluppatosi più in basso.
Il Serchio
Il Serchio,
ha avuto un'importanza fondamentale nella storia del territorio.
Per secoli il fiume rappresentò contemporaneamente una
risorsa e un ostacolo.
Le sue acque potevano alimentare attività produttive e
agricole, ma le piene potevano provocare danni.
Le vie che seguivano il fondovalle divennero
progressivamente sempre più importanti con lo sviluppo dei moderni
sistemi di trasporto.
La ferrovia
Tra Ottocento e Novecento la costruzione della
ferrovia trasformò profondamente la Valle del Serchio.
La linea Lucca-Aulla,
favorì gli spostamenti delle persone e delle merci.
Ghivizzano ebbe una propria stazione nel fondovalle.
La ferrovia contribuì quindi allo sviluppo della parte
moderna del paese.
Ancora una volta la geografia influenzò
l'insediamento: ciò che nel Medioevo aveva favorito il castello sulla
collina, nell'età contemporanea favorì il paese lungo le vie di
comunicazione.
Ghivizzano Castello e
Ghivizzano moderno
Il paese permette oggi di osservare molto bene due
differenti modelli di insediamento.
Ghivizzano Castello
appartiene alla logica medievale:
altura,
mura,
torre,
porta,
strade strette,
difesa.
Il paese moderno appartiene invece alla logica
contemporanea:
strada,
ferrovia,
servizi,
attività economiche,
collegamenti con il fondovalle.
Studiare Ghivizzano significa quindi studiare anche il
cambiamento del modo di abitare il territorio.
L'economia
tradizionale
Prima dello sviluppo moderno del fondovalle, la
popolazione viveva soprattutto di agricoltura, allevamento, boschi e
attività artigianali.
Il castagno aveva un'importanza notevole anche in
questa parte della Valle del Serchio.
Le castagne potevano essere essiccate e trasformate in
farina.
Boschi e terreni fornivano inoltre legna, pascolo e
prodotti indispensabili alle famiglie.
Artigiani e vita del
borgo
Un castello non era abitato soltanto da soldati.
All'interno vivevano famiglie, artigiani, commercianti
e persone che svolgevano numerosi mestieri.
Fabbri, falegnami, muratori e altri lavoratori erano
indispensabili alla vita della comunità.
La struttura delle abitazioni e delle cantine del
centro storico ricorda ancora questa dimensione quotidiana, spesso meno
raccontata rispetto alle battaglie e ai grandi personaggi.
Le cantine
Lungo i passaggi coperti e sotto alcune abitazioni si
trovano antichi ambienti utilizzati come
cantine e depositi.
Questi spazi avevano una funzione fondamentale.
Permettevano di conservare vino, alimenti, attrezzi e
prodotti agricoli in ambienti relativamente freschi.
Anche una cantina può quindi diventare una fonte per
studiare l'economia domestica.
Il borgo come
documento storico
Ghivizzano è particolarmente interessante perché molti
elementi della sua storia sono ancora leggibili direttamente
nell'urbanistica.
La porta mostra dove iniziava lo spazio fortificato.
Via Sossala segue le antiche difese.
La torre ricorda la funzione militare.
La rocca testimonia il potere signorile.
La chiesa conserva le tombe dei Castracani.
Le case incorporano le mura.
Non è quindi necessario osservare un singolo
monumento: l'intero borgo è una fonte
storica.
Storia e tradizione
Per raccontare Ghivizzano è importante distinguere ciò
che sappiamo attraverso i documenti da ciò che appartiene alle
interpretazioni tradizionali.
È documentato,
il controllo dei Rolandinghi nel Medioevo.
È documentata l'esistenza della fortezza prima
dell'arrivo di Castruccio.
È documentata la grande riorganizzazione del castello
nel Trecento.
Sono documentate la presenza della famiglia
Castracani, le tombe di Giovanna e Filippo e le vicende di Francesco
Sforza.
Più prudentemente devono invece essere considerate le
ricostruzioni che fanno risalire direttamente il paese ai Liguri o ai
Romani e alcune etimologie antiche del nome.
L'origine del nome
Ghivizzano
Anche l'origine del toponimo è stata oggetto di
diverse interpretazioni.
Una tradizione lo collega al latino
clavis, “chiave”, immaginando
Ghivizzano come una sorta di “chiave” d'accesso alla valle.
La spiegazione è suggestiva perché corrisponde bene
alla posizione strategica del paese.
Non deve però essere presentata come un'etimologia
definitivamente dimostrata.
Le forme medievali del nome e la loro evoluzione
richiedono infatti un'analisi linguistica più complessa.
Il terremoto del 1920
Un avvenimento fondamentale nella storia contemporanea
della zona fu il grande terremoto della
Garfagnana e Lunigiana del 1920.
Il sisma provocò gravi danni in numerosi paesi della
Valle del Serchio.
Anche edifici storici già trasformati nei secoli
precedenti dovettero essere consolidati e restaurati.
Questo episodio ricorda quanto il patrimonio medievale
della valle sia sopravvissuto non soltanto alle guerre, ma anche a
importanti eventi naturali.
Il patrimonio da
conservare
Oggi la torre, le mura, le strade e gli edifici
religiosi di Ghivizzano costituiscono un patrimonio culturale di grande
interesse.
Conservare questi monumenti non significa
semplicemente mantenere un'immagine pittoresca del passato.
Significa proteggere fonti che permettono di
ricostruire la storia della Valle del Serchio.
Ogni muro, porta, feritoia o lapide può fornire
informazioni differenti.
Ghivizzano oggi
Oggi Ghivizzano è uno dei principali centri abitati
del Comune di Coreglia Antelminelli.
La parte moderna svolge funzioni residenziali e di
servizio.
Il borgo storico conserva invece un'identità
profondamente legata al Medioevo.
Entrando dalla porta e percorrendo via Piastronata e
via Sossala, la struttura dell'antico castello rimane ancora chiaramente
leggibile.
Sulla sommità, la torre e la chiesa dominano il paese
e la valle.
Un castello per
comprendere il Medioevo
Ghivizzano è particolarmente interessante perché
permette di capire che un castello medievale non era composto soltanto
da una torre.
Era un organismo complesso.
Comprendeva:
le mura per difendersi;
le porte per controllare gli ingressi;
la torre per sorvegliare il territorio;
la rocca per la guarnigione;
il palazzo per il signore;
la chiesa per la vita religiosa;
le abitazioni per la popolazione;
le strade e i passaggi interni per collegare le
diverse parti.
A Ghivizzano molti di questi elementi sono ancora
riconoscibili.
Per una ricerca
scolastica: perché Ghivizzano è importante
Ghivizzano è particolarmente adatto a una ricerca
scolastica perché permette di seguire quasi mille anni di
trasformazioni.
I documenti della
fine del X secolo, introducono alla società feudale e ai
Rolandinghi.
Il passaggio sotto Lucca nel
1272, permette di comprendere
la crescita politica del Comune lucchese.
La conquista e la trasformazione del castello da parte
di Castruccio Castracani,
introducono alla storia delle signorie italiane del Trecento.
La grande torre permette di studiare concretamente
l'architettura militare.
Le tombe di Giovanna,
morta nel 1336, e Filippo Castracani, morto nel 1347, mostrano
come un'iscrizione funeraria possa diventare una fonte storica.
Le riparazioni delle mura del
1408-1410, spiegano quanto
lavoro fosse necessario per mantenere una fortezza.
Paolo Guinigi
collega Ghivizzano alla signoria lucchese del primo Quattrocento.
Francesco Sforza
collega invece il paese alla grande storia politica italiana e alle
compagnie di ventura.
Via Sossala permette di studiare il funzionamento
delle difese.
La Chiesa dei Santi Pietro e Paolo mostra come un
edificio possa conservare elementi romanici pur essendo stato
profondamente modificato nel Settecento e nell'Ottocento.
Infine, lo sviluppo del paese moderno nel fondovalle
permette di confrontare due epoche completamente differenti.
Nel Medioevo gli abitanti cercavano la sicurezza
dell'altura e delle mura.
Nell'età contemporanea hanno acquistato maggiore
importanza la strada, la ferrovia e la facilità degli spostamenti.
Ghivizzano racconta quindi una storia più ampia di
quella del suo castello.
Racconta come è
cambiato nel corso dei secoli il rapporto tra gli uomini, il potere e il
territorio della Valle del Serchio. |