Tereglio
Storia, arte e cultura di un borgo
tra la Valle del Serchio e l’Appennino
Tereglio
è una frazione del Comune di Coreglia
Antelminelli, nella Media Valle del Serchio, in provincia di
Lucca.
Il paese sorge in posizione elevata, sulle montagne
che separano la Valle del Serchio dall’Appennino tosco-emiliano. La sua
posizione geografica ha avuto un ruolo fondamentale nella sua storia.
Tereglio non era infatti soltanto un paese di
montagna.
Per secoli fu un
castello di frontiera, posto a controllo delle vie che
attraverso l’Appennino collegavano il territorio lucchese con l’Emilia.
Ancora oggi il centro storico conserva numerose
testimonianze di questa funzione: antiche porte, tratti delle
fortificazioni, il Fortino, passaggi coperti, case in pietra e palazzi
costruiti nei secoli successivi.
A questo patrimonio si aggiunge la straordinaria
Chiesa di Santa Maria Assunta,
che conserva opere d’arte medievali di grande importanza, tra cui il
celebre Crocifisso attribuito all’ambito di
Berlinghiero Berlinghieri.
Tereglio è quindi particolarmente interessante perché
permette di studiare insieme archeologia, Medioevo, arte, vie di
comunicazione, vita di frontiera e storia della montagna.
Prima di Tereglio: la
necropoli di Margeglio
La storia del territorio comincia molto prima del
borgo medievale.
Nella zona di
Margeglio, è stata individuata una necropoli attribuita a
popolazioni liguri e datata tra il
III e il II secolo a.C.
Il ritrovamento dimostra che queste montagne erano
frequentate e abitate già in epoca preromana.
Si tratta di un dato archeologico particolarmente
importante perché collega il territorio di Tereglio alle popolazioni
liguri che vivevano nell’Appennino settentrionale prima della completa
romanizzazione della zona.
Chi erano i Liguri?
Con il nome di Liguri,
gli autori antichi indicavano diverse popolazioni stanziate in un vasto
territorio dell’Italia nord-occidentale e dell’Appennino.
Non costituivano necessariamente un unico popolo
organizzato politicamente.
Vivevano in gruppi differenti e occupavano anche molte
aree montane dell’attuale Toscana settentrionale.
Tra III e II secolo a.C. entrarono progressivamente in
conflitto con l’espansione di Roma.
Una distinzione
importante
La necropoli di Margeglio dimostra la presenza umana
nel territorio, ma non permette di affermare automaticamente che
l’attuale Tereglio sia un paese di
origine ligure.
Tra una necropoli preromana e la nascita del borgo
medievale possono esserci molti secoli di trasformazioni.
Per una ricerca scolastica è quindi corretto scrivere:
“Il territorio di
Tereglio era frequentato da popolazioni liguri già nel III-II secolo
a.C.”
È invece meno corretto affermare senza ulteriori
prove:
“Tereglio fu fondato
dai Liguri.”
Questa distinzione mostra bene la differenza tra un
dato archeologico e un’interpretazione.
Le origini del paese
Le vicende dell’attuale insediamento sono meno chiare.
Le fonti istituzionali sottolineano che non conosciamo
con precisione il momento nel quale nacque il borgo.
Esistono riferimenti locali a documenti altomedievali,
ma la ricostruzione più sicura della storia politica di Tereglio
comincia nel XIII secolo.
Nel 1272, il
paese entrò a far parte della Vicaria
di Coreglia.
Nel 1287,
Tereglio compare inoltre tra le comunità alle quali erano stati
riconosciuti i privilegi della
cittadinanza lucchese.
Che cosa significava
essere cittadini lucchesi?
Nel Medioevo la cittadinanza non aveva esattamente lo
stesso significato che possiede oggi.
Essere riconosciuti come cittadini di Lucca poteva
comportare particolari diritti, protezioni e obblighi nei confronti
dello Stato.
Per una comunità montana significava soprattutto
essere inserita più direttamente nel sistema politico della città.
Tereglio entrava così nella complessa organizzazione
territoriale lucchese.
La Vicaria di Coreglia
Dal 1272,
Tereglio fece parte della Vicaria di
Coreglia.
Una vicaria era una circoscrizione amministrativa e
giudiziaria.
Il territorio lucchese era suddiviso in diverse
vicarie attraverso le quali il governo centrale controllava castelli e
comunità rurali.
Il vicario amministrava la giustizia e rappresentava
l’autorità dello Stato.
Le singole comunità mantenevano però anche una propria
organizzazione locale.
Un castello di
frontiera
La posizione geografica rese Tereglio particolarmente
importante.
Il paese controllava infatti una delle vie attraverso
le quali era possibile attraversare l’Appennino.
Chi proveniva dalla pianura emiliana e voleva
raggiungere la Valle del Serchio poteva utilizzare i valichi montani che
conducevano verso Tereglio.
Per questo il borgo divenne un vero
castello di frontiera.
La sua funzione non era soltanto quella di proteggere
gli abitanti.
Doveva controllare strade, persone, merci e possibili
eserciti provenienti da oltre l’Appennino.
Il castello
Dell’antico sistema fortificato rimangono ancora
diverse testimonianze.
Il centro storico conserva infatti:
le zone del Fortino,
Porta Mezzana,
altre tracce degli antichi accessi,
tratti delle mura,
passaggi coperti,
strade strette adattate alla conformazione del
terreno.
Questi elementi permettono ancora oggi di leggere la
struttura del borgo medievale.
Il Fortino
Una delle zone più caratteristiche è quella del
Fortino.
Il nome conserva chiaramente la memoria della funzione
difensiva del luogo.
Questa parte del paese era inserita nel sistema di
fortificazioni che proteggeva gli accessi al borgo.
Le strutture visibili oggi sono il risultato di
trasformazioni avvenute nel corso dei secoli, ma la loro posizione
permette ancora di comprendere l’organizzazione militare di Tereglio.
Porta Mezzana
Particolarmente significativa è
Porta Mezzana.
Le porte erano punti fondamentali di un castello.
Permettevano di controllare chi entrava e usciva.
In caso di guerra potevano essere chiuse e difese.
Durante i periodi di pace rappresentavano invece il
punto attraverso il quale transitavano abitanti, mercanti, animali e
viaggiatori.
Una porta medievale era quindi contemporaneamente una
struttura militare e un luogo della vita quotidiana.
Le mura
Tereglio conserva ancora parti dell’antica
cinta muraria.
La presenza delle mura conferma l’importanza
strategica raggiunta dal paese.
Costruire e mantenere una fortificazione richiedeva
infatti grandi quantità di lavoro e denaro.
Le mura dovevano essere periodicamente riparate.
Le porte dovevano essere sorvegliate.
Le strutture difensive dovevano essere mantenute
efficienti.
La fortificazione coinvolgeva quindi l’intera
comunità.
Francesco Castracani
Nel Trecento la storia di Tereglio si intrecciò con
quella degli Antelminelli.
Particolarmente importante fu
Francesco Castracani,
appartenente alla stessa famiglia del celebre Castruccio Castracani.
Francesco riuscì a costruire nella Media Valle del
Serchio un importante dominio personale.
La Vicaria di Coreglia divenne poi una vera
contea.
Anche Tereglio fu inserito in questo sistema politico.
La Contea di Coreglia
Nel 1355,
l’imperatore Carlo IV riconobbe a Francesco Castracani il titolo di
conte di Coreglia.
Il territorio controllato dagli Antelminelli
comprendeva diversi paesi e castelli.
Tereglio rappresentava uno dei punti più strategici
del dominio perché controllava il settore montano verso l’Appennino.
Dopo la morte di Francesco, i suoi figli conservarono
ancora per alcuni anni il controllo del paese.
Il 1371
Tereglio possiede una particolarità significativa
nella storia politica della valle.
Secondo la documentazione storica utilizzata dal
Comune, fino al 1371, rimase
l’ultimo dominio feudale conservato dai figli di Francesco Castracani
all’interno delle terre lucchesi.
Il dato mostra quanto fosse difficile per Lucca
rinunciare al controllo di un castello tanto importante.
Dopo questa fase Tereglio entrò più stabilmente
nell’organizzazione territoriale lucchese.
Una sentinella verso
l’Appennino
Nei secoli successivi la funzione militare del paese
non scomparve.
Tereglio continuò a essere considerato un importante
baluardo della Repubblica di Lucca.
La ragione era sempre la stessa: la geografia.
Dall’altra parte delle montagne si trovavano territori
appartenenti ad altri Stati.
In caso di guerra o tensione politica, le strade
appenniniche potevano trasformarsi rapidamente in vie d’invasione.
Il Seicento e la
difesa di Lucca
La funzione strategica di Tereglio fu particolarmente
importante nel XVII secolo.
La Repubblica di Lucca era un piccolo Stato
indipendente circondato da territori molto più potenti.
Difendere i passi montani era quindi essenziale.
Tereglio rappresentava una delle sentinelle poste a
protezione del confine settentrionale.
Soldati, posti di controllo e strutture fortificate
facevano parte della vita del territorio.
La Repubblica di Lucca
Per comprendere Tereglio bisogna ricordare che Lucca
rimase per secoli uno Stato
indipendente.
La Repubblica lucchese possedeva un proprio governo,
proprie leggi e propri confini.
Le montagne di Tereglio non erano quindi semplicemente
il limite di una provincia.
Erano, in determinati periodi, un vero
confine di Stato.
Questo spiega l’importanza delle fortificazioni e
della successiva Dogana.
La Dogana
Tra gli edifici storici di Tereglio viene ricordata la
Dogana.
La sua presenza è direttamente collegata alla
posizione di frontiera.
Una dogana serviva a controllare il passaggio delle
merci e a riscuotere eventuali dazi.
Era quindi contemporaneamente una struttura economica
e politica.
La presenza di una dogana dimostra che le montagne non
erano luoghi isolati.
Erano attraversate da persone, animali e merci.
Contrabbando e confini
Dove esistevano dogane e dazi poteva naturalmente
esistere anche il contrabbando.
Per le comunità montane i confini erano una realtà
quotidiana.
Un sentiero poteva condurre da uno Stato all’altro.
Merci che attraversavano legalmente il confine
dovevano pagare tasse.
Altre potevano essere trasportate attraverso percorsi
secondari per evitare i controlli.
Anche questo faceva parte della vita delle zone di
frontiera.
La Chiesa di Santa
Maria Assunta
Il monumento artistico più importante del paese è la
Chiesa di Santa Maria Assunta.
Le sue origini sono medievali.
Elementi lapidei ancora presenti nell’edificio
testimoniano una fase romanica, mentre una lapide conserva la data
1277.
La chiesa attuale, tuttavia, è il risultato di
numerose trasformazioni.
Non deve quindi essere immaginata come un edificio
rimasto immutato dal Medioevo.
La chiesa romanica
Sul fianco settentrionale sono ancora visibili
importanti tracce della primitiva costruzione
romanica.
Il romanico fu uno degli stili principali
dell’architettura europea tra XI e XIII secolo.
Le chiese erano generalmente caratterizzate da
murature robuste, archi a tutto sesto e decorazioni scolpite nella
pietra.
Le tracce conservate a Tereglio permettono quindi di
osservare direttamente una parte dell’edificio medievale.
La lapide del 1277
Particolarmente importante è la presenza di una lapide
sulla quale compare la data 1277.
Le iscrizioni sono fonti storiche preziose.
A differenza di una tradizione tramandata oralmente,
una data incisa nella pietra costituisce una testimonianza materiale
legata direttamente all’edificio.
Naturalmente anche un’iscrizione deve essere
interpretata correttamente: può riferirsi a una costruzione, a un
intervento o a un altro avvenimento.
Ma conferma comunque l’antichità medievale della
chiesa.
Le trasformazioni
della chiesa
Nel corso dei secoli Santa Maria Assunta venne
ampliata e trasformata.
Tra Cinquecento e Seicento furono realizzati
importanti interventi.
La chiesa venne arricchita con nuovi altari e con un
grande soffitto ligneo a cassettoni.
Ulteriori trasformazioni modificarono successivamente
l’edificio.
Gli interventi più consistenti che determinarono
l’aspetto attuale risalgono al periodo compreso tra il
1841 e il 1849.
Le tre navate
Oggi l’interno è organizzato in
tre navate.
Le navate sono separate da archi a tutto sesto
sostenuti da colonne di ordine toscano.
La struttura conferisce alla chiesa un aspetto
monumentale.
La navata centrale è dominata dal grande soffitto
ligneo.
L’edificio rappresenta quindi una sovrapposizione di
epoche differenti: Medioevo, età moderna e Ottocento convivono nello
stesso monumento.
Il soffitto a
cassettoni
Uno degli elementi più spettacolari della chiesa è il
soffitto ligneo a cassettoni.
Un soffitto a cassettoni è suddiviso in riquadri
geometrici, spesso decorati.
Queste strutture erano particolarmente diffuse nelle
chiese e nei palazzi dell’età rinascimentale e barocca.
A Tereglio il soffitto contribuisce in modo decisivo
alla ricchezza dell’interno.
Il Crocifisso di
Tereglio
L’opera d’arte più famosa conservata nella chiesa è il
cosiddetto Crocifisso di Tereglio.
Si tratta di una grande croce dipinta medievale,
databile al XIII secolo.
L’opera è stata collegata dalla critica a
Berlinghiero Berlinghieri, e
alla sua cerchia.
Berlinghiero fu uno dei più importanti pittori attivi
a Lucca nella prima metà del Duecento.
Perché il Crocifisso è
importante?
La pittura lucchese del Duecento ebbe un ruolo
fondamentale nello sviluppo dell’arte medievale toscana.
Prima della rivoluzione artistica rappresentata da
Cimabue e Giotto, pittori come Berlinghiero e i suoi figli lavoravano
ancora all’interno di una forte tradizione bizantina.
Il Crocifisso di Tereglio permette quindi di collegare
un piccolo paese appenninico alla grande storia dell’arte italiana.
Un’attribuzione da
formulare con cautela
Quando si parla di arte medievale bisogna usare con
attenzione la parola “attribuito”.
Non sempre possediamo un documento che dica chi
realizzò un’opera.
Gli storici dell’arte confrontano stile, tecnica,
colori e forme con opere conosciute.
Per questo è preferibile scrivere che il Crocifisso è
attribuito a Berlinghiero Berlinghieri
o al suo ambito, evitando di presentare l’autore come
assolutamente certo.
La Madonna con il
Bambino
La chiesa conserva anche una
Madonna in trono con il Bambino,
in legno.
L’opera appartiene alla tradizione della scultura
lignea medievale lucchese ed è collocata tra XIII e XIV secolo.
Le statue in legno erano molto diffuse nelle chiese
medievali.
Venivano dipinte e potevano diventare oggetto di
particolare devozione da parte della popolazione.
L’Annunciazione
Un altro importante gruppo ligneo rappresenta l’Annunciazione.
Le figure dell’Angelo e della Vergine appartengono
alla cultura artistica toscana tra Trecento e primo Quattrocento.
L’opera è stata collegata all’ambito di
Piero d’Angelo, scultore
attivo tra Lucca e Siena e padre del più famoso Jacopo della Quercia.
Anche in questo caso è opportuno parlare di
attribuzione o ambito artistico, non di certezza documentaria.
Gli altari a intarsio
La chiesa conserva inoltre eleganti
altari a intarsio.
L’intarsio consiste nell’accostare materiali
differenti creando motivi geometrici e decorativi.
Questa tecnica richiedeva grande abilità artigianale.
Gli altari dimostrano che la comunità di Tereglio
investì nel corso dei secoli importanti risorse per arricchire la
propria chiesa.
Arte e comunità
Le opere conservate a Santa Maria Assunta non devono
essere considerate soltanto oggetti da museo.
Per secoli furono parte della vita religiosa del
paese.
Gli abitanti pregavano davanti alle immagini.
Le opere venivano portate o mostrate durante
particolari celebrazioni.
Famiglie e confraternite potevano contribuire alla
costruzione degli altari.
L’arte era quindi strettamente collegata alla vita
della comunità.
I portali
cinquecenteschi
Nel paese si conservano numerosi
portali in pietra, alcuni dei
quali risalgono al Cinquecento.
I portali costituiscono un’importante testimonianza
della trasformazione del borgo dopo il Medioevo.
Quando diminuì la necessità di vivere all’interno di
un castello esclusivamente militare, le famiglie cominciarono a
trasformare le proprie abitazioni.
Portali lavorati, stemmi e decorazioni potevano
mostrare il prestigio raggiunto dai proprietari.
Casa Noccorini
Tra gli edifici civili storici viene ricordata
Casa Noccorini.
La presenza di palazzi e abitazioni di un certo
prestigio dimostra che Tereglio non era soltanto un povero paese di
montagna.
La sua posizione sulle vie di comunicazione favoriva
contatti con persone e ambienti differenti.
Mercanti, funzionari, militari e viaggiatori
attraversavano il territorio.
Casa Giannini
Un altro edificio particolarmente importante è
Casa Giannini.
Nell’Ottocento ospitò più volte personaggi legati alla
corte lucchese e alla realizzazione della grande strada appenninica.
Tra gli ospiti viene ricordata
Maria Luisa di Borbone,
duchessa di Lucca.
La casa divenne così un punto di riferimento durante
una delle più importanti trasformazioni infrastrutturali della montagna.
Maria Luisa di Borbone
Dopo la caduta di Napoleone, il territorio lucchese
divenne il Ducato di Lucca.
Dal 1817 il governo fu affidato a
Maria Luisa di Borbone.
La duchessa promosse diversi interventi destinati a
migliorare il territorio e le comunicazioni.
Uno dei progetti più ambiziosi riguardò proprio il
collegamento attraverso l’Appennino.
La Via di Foce a Giovo
Nell’Ottocento venne realizzata una nuova strada
attraverso il Passo di Foce a Giovo.
L’obiettivo era migliorare il collegamento tra il
Ducato di Lucca e i territori emiliani.
La strada attraversava una zona montana difficile e
richiese importanti lavori.
Tereglio si trovava lungo questo sistema di
comunicazioni e ne fu direttamente coinvolto.
La Strada del Duca
La via è conosciuta anche come
Strada del Duca, o strada di
Foce a Giovo.
Il percorso divenne uno dei simboli della politica
infrastrutturale del Ducato di Lucca.
Una strada carrozzabile attraverso l’Appennino aveva
un significato enorme.
Riduceva l’isolamento.
Facilitava il trasporto delle merci.
Permetteva spostamenti più rapidi.
Rafforzava il controllo politico del territorio.
Le antiche mulattiere
Prima della costruzione delle moderne strade, i
collegamenti avvenivano soprattutto attraverso
mulattiere.
Erano percorsi percorribili a piedi o con animali da
soma.
Muli e asini trasportavano farina, castagne, sale,
vino, tessuti e altri prodotti.
La montagna era attraversata da una vera rete di
comunicazioni.
Per questo è sbagliato immaginare Tereglio come un
paese completamente isolato.
La Val Fegana
Tereglio è strettamente legato anche alla
Val Fegana.
Il territorio scende verso una delle aree
naturalisticamente più importanti della Media Valle del Serchio.
Boschi, corsi d’acqua e montagne hanno condizionato
per secoli l’economia locale.
Il paesaggio non rappresentava semplicemente uno
scenario.
Era una fonte di risorse.
Il bosco
Il bosco forniva legname da costruzione e
combustibile.
Le foglie potevano essere utilizzate nelle stalle.
Alcune aree erano sfruttate per il pascolo.
Il legname poteva essere trasformato in carbone.
La gestione dei boschi rappresentava quindi una
questione economica fondamentale.
I carbonai
Una delle attività tradizionali delle montagne
appenniniche era quella dei carbonai.
Il carbone vegetale veniva prodotto attraverso le
carbonaie.
La legna veniva disposta accuratamente e coperta con
terra e altri materiali.
La combustione doveva procedere lentamente, con
pochissimo ossigeno.
Era un lavoro difficile che richiedeva esperienza e
sorveglianza continua.
Il castagno
Anche il castagno,
rappresentava una risorsa fondamentale.
Le castagne potevano essere consumate fresche oppure
essiccate e trasformate in farina.
La farina di castagne permetteva di preparare numerosi
alimenti e si conservava per lunghi periodi.
Per questo il castagno veniva spesso chiamato
“albero del pane”.
I metati
Le castagne venivano essiccate nei
metati.
Erano piccoli edifici generalmente organizzati su due
livelli.
Al piano inferiore veniva mantenuto un fuoco lento.
Al piano superiore erano sistemate le castagne.
Il calore e il fumo permettevano una lenta
essiccazione.
Successivamente le castagne potevano essere pulite e
portate al mulino.
Una comunità con
propri archivi
Tereglio possedeva una precisa identità
amministrativa.
L’Archivio storico del Comune di Coreglia Antelminelli
conserva infatti un fondo autonomo denominato
Comunità di Tereglio.
La documentazione conservata copre il periodo dal
1558 al 1808.
È una testimonianza molto importante.
Dimostra che Tereglio non era semplicemente un gruppo
di case dipendente dal capoluogo.
Era una vera comunità storica dotata di una propria
amministrazione.
Perché gli archivi
sono importanti?
I documenti amministrativi permettono di conoscere
aspetti della storia che raramente compaiono nelle cronache.
Possiamo studiare:
le spese della comunità,
le tasse,
la manutenzione delle strade,
la gestione dei beni comuni,
i rapporti con le autorità,
l’assistenza ai poveri,
i problemi legati al territorio.
Per ricostruire la storia quotidiana di un paese,
questi documenti sono spesso più importanti dei racconti sulle
battaglie.
L’Opera Pia di
Tereglio
L’Archivio storico conserva inoltre documentazione
relativa all’Opera Pia di Tereglio.
Le opere pie erano istituzioni destinate ad attività
assistenziali e caritative.
Potevano amministrare lasciti, distribuire aiuti e
sostenere persone in difficoltà.
La loro presenza permette di studiare un altro aspetto
della società tradizionale: l’organizzazione dell’assistenza prima della
nascita del moderno sistema sociale pubblico.
Vita quotidiana
La maggior parte degli abitanti di Tereglio non era
composta da soldati o grandi proprietari.
La vita quotidiana dipendeva soprattutto dalle risorse
della montagna.
Agricoltura, castagneti, allevamento, boschi e lavori
stagionali costituivano la base dell’economia.
La famiglia era spesso contemporaneamente unità
domestica e unità produttiva.
Tutti contribuivano alle attività necessarie alla
sopravvivenza.
Le case del borgo
Le abitazioni tradizionali erano costruite soprattutto
in pietra.
Gli ambienti inferiori potevano essere utilizzati come
cantine, stalle o depositi.
I piani superiori erano destinati all’abitazione.
La struttura delle case rifletteva quindi direttamente
l’economia delle famiglie.
Anche l’architettura domestica può essere utilizzata
come fonte storica.
L’emigrazione
Come molti paesi dell’Appennino, anche Tereglio
conobbe il fenomeno dell’emigrazione.
Tra Ottocento e Novecento numerosi abitanti lasciarono
le montagne in cerca di migliori opportunità.
Alcuni si spostarono verso altre zone d’Italia.
Altri raggiunsero paesi stranieri.
L’emigrazione contribuì alla diminuzione della
popolazione e alla trasformazione dell’economia tradizionale.
Lo spopolamento della
montagna
Nel Novecento il processo divenne ancora più evidente.
La crescita delle città e delle industrie offriva
nuove possibilità di lavoro.
Le attività agricole di montagna diventavano invece
sempre meno competitive.
Campi e castagneti furono progressivamente
abbandonati.
Il bosco riconquistò terreni che per secoli erano
stati coltivati.
Il paesaggio come
fonte storica
Un vecchio terrazzamento può indicare un campo
scomparso.
Un metato ricorda l’economia della castagna.
Una mulattiera mostra la direzione degli antichi
collegamenti.
Una dogana racconta l’esistenza di un confine.
Una porta ricorda la presenza del castello.
Il territorio di Tereglio può quindi essere letto come
un grande documento storico all’aperto.
Tereglio oggi
Oggi Tereglio conserva uno dei centri storici più
caratteristici del Comune di Coreglia Antelminelli.
La sua posizione montana, le case in pietra, le porte
e i passaggi mantengono leggibile l’impianto antico.
La Chiesa di Santa Maria Assunta custodisce un
patrimonio artistico di eccezionale interesse.
La rete dei sentieri conserva invece il rapporto
storico con la montagna e con la Val Fegana.
Storia, archeologia e
tradizione
Per raccontare correttamente Tereglio è
particolarmente importante distinguere diversi tipi di fonte.
La necropoli di
Margeglio, costituisce una fonte archeologica e dimostra una
presenza ligure nel territorio tra III e II secolo a.C.
Non dimostra però che l’attuale paese esistesse già
allora.
Il 1272, e il
1287, appartengono invece alla
storia documentaria del borgo medievale.
Le mura, il Fortino e Porta Mezzana sono fonti
materiali.
La Chiesa di Santa Maria Assunta è contemporaneamente
una fonte architettonica, artistica ed epigrafica.
Gli archivi della Comunità di Tereglio sono fonti
scritte.
Utilizzare insieme questi diversi tipi di
testimonianza permette di costruire una storia molto più affidabile.
Per una ricerca
scolastica: perché Tereglio è importante
Tereglio è particolarmente adatto a una ricerca
scolastica perché permette di attraversare oltre duemila anni di storia
senza confondere epoche differenti.
La necropoli di
Margeglio del III-II secolo a.C., introduce allo studio delle
popolazioni liguri dell’Appennino.
Il passaggio alla
Vicaria di Coreglia nel 1272, permette di comprendere
l’organizzazione territoriale medievale di Lucca.
La concessione della
cittadinanza lucchese nel 1287, mostra il rapporto politico tra
una comunità montana e la città dominante.
La fase di Francesco
Castracani, collega il paese agli Antelminelli e alla storia
delle signorie del Trecento.
Il 1371,
segna la fine dell’ultimo dominio feudale conservato dai figli di
Francesco Castracani nelle terre lucchesi.
Le fortificazioni spiegano il funzionamento di un
castello di frontiera.
La Dogana,
permette di comprendere che l’Appennino era anche un confine politico ed
economico.
La Chiesa di Santa Maria Assunta, con la testimonianza
del 1277, mostra come un
edificio possa conservare elementi appartenenti a epoche differenti.
Il Crocifisso del
XIII secolo, collega Tereglio alla grande pittura medievale
lucchese.
La documentazione della
Comunità di Tereglio dal 1558 al 1808,
permette di studiare la vita amministrativa di un piccolo paese.
La costruzione ottocentesca della strada di
Foce a Giovo, permette infine
di comprendere quanto le infrastrutture possano modificare la vita di
una comunità montana.
Tereglio racconta così una storia molto più ampia di
quella di un singolo paese.
Racconta il rapporto tra
montagna e uomini, castelli e confini,
arte e religione, strade e commerci.
Ed è proprio la sua posizione, apparentemente
periferica, a renderlo storicamente importante: per molti secoli
Tereglio non fu ai margini del territorio lucchese.
Fu una delle sue
porte verso l’Appennino. |