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Storia-History-Geschichte-Histoire-Historia
Breve storia del
Comune, borgo, località e frazioni di Montecatini Val di Cecina. Provincia di Pisa,
Regione Toscana. Italy
Frazioni, località del Comune di Montecatini Val di Cecina sono: Castello di Querceto, Sassa, Casaglia, Miemo, Gello, Buriano, Ponteginori, La Miniera |
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BREVE STORIA
Gli abitanti si chiamano:
Montecatinesi.La prima parte del nome è un composto di monte e
del nome latino di persona Catinius o del termine latino catinus (con il
senso di conca). La specifica identifica la posizione geografica.
Gli etruschi erano già presenti in zona per le miniere di rame e i romani
combatterono gli etruschi per la dominazione del luogo, la battaglia
vincente per i romani contro gli etruschi di Volterra si svolse a
Camporomano nel 152 d.C., località nelle vicinanze di Montecatini V.di.C. ma le origini del borgo risalgono al 960 d.C. ad opera della famiglia Belforti venute al seguito dell'Imperatore Ottone I
di Germania. Prima del XI secolo il borgo veniva chiamato Monte Leone, da Castrum Montis Leonis,
quando la giurisdizione civile era sotto Pietro Vescovo di Volterra. Nel 1300 faceva parte della comunità di Gabbreto. Nel 1316 a Montecatini
Val di Cecina fu combattuta una battaglia tra Pisa e Volterra, che vide prevalere i
pisani, i quali imposero ai vinti una convenzione. Nel 1350 Montecatini V.C. è
dei Belforti, signori di Volterra, che istallarono nel castello una
guarnigione. Pochi anni dopo, nel 1361 Montecatini fu occupato da truppe
fiorentine, ma tornò possedimento di Volterra.
Nel 1472 cadde sotto il dominio fiorentino e incluso nel vicariato della Val
di Cecina, con sede Pomarance. Durante tutto il periodo granducale
non vi furono cambiamenti importanti. Nel 1630/32 il borgo seppe evitare anche la pestilenza,
con provvedimenti tempestivi come la chiusura delle mura e l'ingaggio di un
cerusico. Durante l'ultimo conflitto ci fu un'attività partigiana molto
attiva, con la Brigata partigiana Otello Gattoli. Il borgo si trova a sud
del corso del Cecina, al centro della valle omonima e disposto sul pendio
orientale del Poggio la Croce. Una volta l'economia locale era l'estrazione
del rame da una miniera più grande d'Europa dando vita alla società
Montecatini S.p.A. e la fusione con la Edison si chiamò Montedison. Oggi fa
parte del Museo delle Miniere che assieme ad altri monumenti storici
attraggono il turismo in questa località pisana. Eventi, feste, sagre e
manifestazioni varie organizzati dall'Amministrazione Comunale e dalle
associazioni del territorio Comunale, sono momenti ideali per una visitina
turistica culturale e enogastronomica.
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Informazioni utili |
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Municipio: Via Roma,1
56040 Montecatini Val di Cecina (Pisa)
Telefono: 0588.31611
Fax: 588.31615
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Il Santo Patrono:
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Orario dei Bus / Meteo / Mappa
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| C.F./P.Iva | 00344340500 |
| Codice ISTAT: | 050019 |
| Codice catasto: | F458 |
| Musei e Biblioteche | QUI |
| Cinema e Teatro | QUI |
| Superficie: | 155,08 Kmq |
| Altezza s.l.m. | 416 m |
| Latitudine: | 43°23'30,16'' |
| Longitudine: | 10°44'59,63'' |
| Prefisso telefonico: | 0588 |
| C.A.P. | 56040 |
| CI sismica | Zona 3 (sismicità medio bassa) |
Montecatini Val di Cecina: storia, miniere e borghi nel cuore della ToscanaArroccato sulle colline dell'entroterra pisano, a poca distanza da Volterra, Montecatini Val di Cecina è uno dei borghi più interessanti dell'Alta Val di Cecina. La sua storia è profondamente legata a due elementi. Il primo è la posizione strategica: per secoli il castello controllò le strade e le vallate che attraversavano questo settore della Toscana. Il secondo è ciò che si nasconde sotto la terra. Minerali, rame, salgemma e risorse geologiche hanno condizionato per millenni la vita dell'intera Val di Cecina. Proprio alle porte di Montecatini si sviluppò nell'Ottocento una delle più importanti miniere di rame d'Europa. Il borgo medievale e la miniera rappresentano così le due anime di Montecatini: la pietra delle fortificazioni e il rame estratto dal sottosuolo.Un territorio tra Volterra e il fiume CecinaIl territorio comunale è molto vasto e presenta ambienti differenti. Intorno al capoluogo si alternano colline, boschi, campi coltivati e pascoli. Scendendo verso il fondovalle si incontra il fiume Cecina, che attraversa un paesaggio più aperto. Allontanandosi nuovamente dalla valle si raggiungono piccoli borghi e castelli come Querceto e Sassa. L'agricoltura tradizionale è soprattutto estensiva, con cereali, prati e pascoli, mentre i boschi occupano ampie porzioni del territorio. Il risultato è un paesaggio molto diverso da quello della pianura pisana: più selvaggio, meno densamente abitato e profondamente legato alle caratteristiche geologiche delle Colline Metallifere.Le origini anticheLa storia della presenza umana nella Val di Cecina è antichissima. Molto prima della nascita del borgo medievale, queste terre erano frequentate dagli Etruschi. Non sorprende: a poca distanza sorge Volterra, l'antica Velathri, una delle più importanti città-stato dell'Etruria. Gli Etruschi conoscevano bene le risorse minerarie della Toscana occidentale e svilupparono una fitta rete di collegamenti tra l'entroterra e la costa. Il territorio di Montecatini si trovava quindi all'interno di un sistema economico molto più ampio, nel quale metalli, sale e altre materie prime avevano un'importanza fondamentale. La presenza di necropoli etrusche, siti di epoca romana e antichi luoghi di estrazione testimonia la lunga frequentazione della Val di Cecina.Montecatini nel MedioevoLa prima attestazione scritta sicura del nome di Montecatini risale al 1099. In un documento del vescovo di Volterra, utilizzato per definire i confini di alcuni beni appartenenti alla pieve di Sant'Eleuterio di Gabbreto, viene infatti ricordata una quercia situata proppe Montecatrini, cioè nei pressi di Montecatini. Il documento dimostra che il toponimo era già utilizzato alla fine dell'XI secolo.Castrum Montis LeonisNella tradizione storica locale il castello viene ricordato anche con il nome di Castrum Montis Leonis, cioè “Castello del Monte del Leone”. Alcune ricostruzioni locali fanno risalire la prima fortificazione addirittura al X secolo e la collegano alla famiglia Belforti. La documentazione più solida diventa però molto più abbondante nei secoli successivi. Tra XIII e XIV secolo Montecatini assunse definitivamente l'aspetto di un vero castello medievale, cioè di un insediamento fortificato circondato da mura. Non bisogna immaginare il castello come una singola residenza signorile. Nel Medioevo il termine castrum poteva indicare un intero paese fortificato, comprendente case, chiesa, torre, palazzi e spazi pubblici.I BelfortiLa famiglia maggiormente legata alla storia medievale di Montecatini è quella dei Belforti. I Belforti furono una delle famiglie più potenti di Volterra nel Trecento. Parteciparono intensamente alle lotte politiche della città e riuscirono per un periodo a esercitare un vero controllo signorile su Volterra e sul suo territorio. Montecatini divenne uno dei loro principali punti fortificati. Proprio durante la seconda metà del XIV secolo il castello conobbe una fase di notevole sviluppo.La Torre BelfortiIl simbolo del paese è la grande Torre Belforti, che domina ancora oggi il centro storico. La torre presenta una pianta quadrangolare, mura massicce e un aspetto particolarmente severo. Una delle caratteristiche più curiose è costituita da due aperture che attraversano la costruzione e creano una sorta di cannocchiale visivo. Secondo la tradizione locale e le descrizioni turistiche, attraverso queste aperture era possibile stabilire un collegamento visivo verso il Mastio di Volterra e la Rocca Sillana. La torre appartenne nel tempo ai Belforti e successivamente ad altre importanti famiglie, tra cui Pannocchieschi e Inghirami.Una torre senza merliLa Torre Belforti colpisce anche per l'assenza della classica merlatura che spesso associamo alle torri medievali. La struttura appare quasi come un grande parallelepipedo di pietra. La sua funzione era essenzialmente militare e di controllo. Dalla sommità era possibile osservare una vasta porzione del territorio. In un'epoca priva di sistemi moderni di comunicazione, vedere a grande distanza rappresentava un vantaggio strategico fondamentale.Le mura del castelloDurante il Trecento Montecatini era protetta da una cinta muraria. La tecnica costruttiva utilizzata per alcuni degli edifici principali era quella detta a filaretto. Le pietre venivano accuratamente sbozzate e disposte in corsi regolari e orizzontali, separati da sottili strati di malta. È una tecnica tipica dell'architettura medievale toscana, che a Montecatini continuò a essere utilizzata anche relativamente tardi. Ancora oggi passeggiando nel centro storico è possibile riconoscere parti dell'antico tessuto fortificato.La porta castellanaL'accesso al borgo avveniva attraverso una porta fortificata. La porta castellana è ancora uno degli elementi più caratteristici del centro storico. L'arco introduce verso Piazza Garibaldi e verso il nucleo più antico del paese. I conci chiari e scuri utilizzati nella decorazione creano un effetto cromatico che richiama altre architetture medievali della Toscana occidentale. Attraversare questa porta significa ancora oggi entrare idealmente nel vecchio castello.Piazza GaribaldiIl cuore del paese è Piazza Garibaldi. Qui si concentrano alcuni degli edifici storicamente più importanti. La piazza è dominata dalla Torre Belforti e dalla Chiesa di San Biagio. Vi si affaccia inoltre il Palazzo Pretorio. In pochi metri è quindi possibile leggere quasi tutta la storia del borgo: il potere militare rappresentato dalla torre, quello religioso dalla chiesa e quello civile e giudiziario dal palazzo.La Chiesa di San BiagioLa principale chiesa del paese è dedicata a San Biagio Vescovo e Martire. La sua fondazione viene fatta risalire al 1356, nel periodo di massimo sviluppo del castello medievale. La nuova chiesa assorbì progressivamente le funzioni dell'antica pieve di Sant'Eleuterio di Gabbreto, ormai in decadenza. Anche San Biagio presenta murature realizzate con la caratteristica tecnica a filaretto che accomuna diversi edifici medievali del borgo.La vecchia pieve di Sant'EleuterioPrima dell'affermazione di San Biagio, il principale centro religioso del territorio era la Pieve di Sant'Eleuterio di Gabbreto. Le pievi medievali avevano un ruolo molto più ampio rispetto a quello delle normali chiese rurali. Erano centri religiosi dai quali dipendevano numerose chiese minori e possedevano il fonte battesimale. La perdita d'importanza della pieve di Gabbreto e il trasferimento delle sue funzioni verso Montecatini testimoniano quindi anche lo spostamento della popolazione e del potere verso il castello.Il Palazzo PretorioIn Piazza Garibaldi sorge anche il Palazzo Pretorio, edificio trecentesco legato all'amministrazione civile e giudiziaria. Con il passare dei secoli il palazzo cambiò funzione. Oggi ospita il Centro di Documentazione collegato al patrimonio minerario. La scelta è particolarmente significativa: un edificio nato per amministrare il territorio medievale è diventato oggi uno dei luoghi nei quali viene raccontata la storia industriale di Montecatini.Montecatini e VolterraPer gran parte del Medioevo la storia di Montecatini fu strettamente legata a Volterra. Quando il potere dei Belforti venne meno, il castello perse parte della propria autonomia e gravitò sempre più direttamente nell'orbita volterrana. Montecatini seguì quindi le vicende politiche della città fino alla seconda metà del Quattrocento. E proprio il destino di Volterra avrebbe determinato un altro cambiamento fondamentale.Il 1472 e la conquista fiorentinaNel 1472 Firenze attaccò Volterra. La guerra era legata anche alla controversia sul controllo delle ricche allumiere scoperte nel territorio volterrano. Le truppe guidate da Federico da Montefeltro conquistarono e saccheggiarono Volterra. Con la capitolazione della città, anche Montecatini entrò definitivamente nell'orbita fiorentina. Da quel momento il borgo seguì le vicende dello Stato fiorentino e successivamente del Granducato di Toscana.Dal castello al borgo ruraleCon la fine delle grandi guerre medievali, Montecatini perse progressivamente la propria funzione militare. La torre e le mura rimasero, ma la vita quotidiana tornò a ruotare soprattutto intorno alla campagna. Per secoli agricoltura, allevamento e sfruttamento dei boschi rappresentarono le principali attività. Sembrava che Montecatini fosse destinata a rimanere uno dei tanti piccoli borghi agricoli della Toscana. Poi, all'inizio dell'Ottocento, tutto cambiò.Il rame di CaporcianoA circa un chilometro dal centro storico si trova Caporciano, località destinata a trasformare completamente la storia del paese. Nel sottosuolo erano presenti importanti mineralizzazioni di rame. La presenza del minerale era conosciuta da molto tempo, ma nel 1827 iniziò uno sfruttamento sistematico con tecniche moderne. La miniera crebbe rapidamente. Nel giro di pochi decenni Caporciano divenne uno dei più importanti siti minerari del continente.La più ricca miniera di rame d'EuropaNel corso dell'Ottocento la miniera di Montecatini viene indicata dalle fonti locali come la più ricca miniera di rame d'Europa. Il minerale veniva estratto attraverso un complesso sistema di pozzi e gallerie. Una volta portato in superficie veniva lavorato e selezionato. Il rame prodotto a Montecatini entrò nei grandi circuiti commerciali internazionali. Veniva commercializzato inizialmente attraverso Livorno e successivamente raggiungeva anche Londra, uno dei principali centri mondiali del commercio dei metalli.Il paese dei minatoriLa miniera trasformò radicalmente Montecatini. Arrivarono lavoratori, tecnici e nuove famiglie. L'economia non dipendeva più soltanto dall'agricoltura. Per molte persone la giornata iniziava scendendo nelle gallerie. Il lavoro era duro e pericoloso. Polvere, umidità, esplosivi, crolli e incidenti facevano parte della vita quotidiana. Ma la miniera offriva anche un salario regolare e contribuì a creare una società molto diversa da quella esclusivamente contadina dei secoli precedenti.Pozzi e gallerieIl sottosuolo di Caporciano venne attraversato da una complessa rete di gallerie minerarie. Per raggiungere i livelli più profondi vennero scavati grandi pozzi verticali. Uno dei più famosi è il Pozzo Alfredo, ancora oggi uno dei simboli del sito minerario. Macchine, argani e sistemi di sollevamento permettevano di trasportare uomini e minerale tra la superficie e i diversi livelli della miniera. La tecnologia utilizzata a Caporciano era particolarmente avanzata per il proprio tempo.Le laverieUna volta estratto, il materiale doveva essere lavorato. Nelle laverie il minerale veniva separato dalle rocce prive di valore. Era un processo indispensabile prima delle successive fasi di trattamento. Gli edifici delle vecchie laverie fanno ancora parte del patrimonio industriale del sito. Insieme ai pozzi, alle gallerie e agli uffici della direzione permettono di comprendere come una miniera fosse in realtà una vera e propria città produttiva.La nascita della Società MontecatiniLa storia di Caporciano ebbe conseguenze che andarono molto oltre i confini della Val di Cecina. Nel 1888 nacque la Società Anonima delle Miniere di Montecatini. Il nome derivava proprio dal paese e dalla sua miniera. Quella società sarebbe cresciuta enormemente nel corso del Novecento, trasformandosi in uno dei più importanti gruppi industriali italiani. Dall'attività mineraria passò progressivamente alla chimica, ai fertilizzanti e ad altri settori industriali. Nel Novecento il nome Montecatini sarebbe diventato conosciuto in tutta Italia.Dalla Montecatini alla MontedisonLa società nata grazie alla miniera toscana continuò a espandersi anche quando Caporciano iniziò a perdere importanza. Nel XX secolo Montecatini divenne un gigante della chimica italiana. Negli anni Sessanta il gruppo si unì con Edison dando origine a Montedison. È un passaggio sorprendente della storia industriale italiana: uno dei maggiori gruppi del Novecento affondava le proprie radici in una miniera situata accanto a un piccolo borgo medievale della Val di Cecina.La chiusura della minieraNonostante la straordinaria ricchezza ottocentesca, il giacimento iniziò progressivamente a perdere competitività. La miniera rimase attiva fino al 1907. Con la chiusura terminò una fase durata circa ottant'anni che aveva cambiato profondamente la società e l'economia di Montecatini. Molti lavoratori dovettero cercare nuove occupazioni. Ma la memoria mineraria rimase profondamente radicata nella comunità.Il Museo delle MiniereOggi l'antica area mineraria è diventata il Museo delle Miniere di Montecatini Val di Cecina. Il percorso permette di conoscere la storia dell'estrazione del rame e la vita dei minatori. Sono ancora visibili importanti strutture ottocentesche. Tra queste troviamo le ex laverie, gli edifici della direzione, il Pozzo Alfredo e parti delle gallerie. La visita permette quindi di passare fisicamente dal paesaggio rurale della Val di Cecina agli spazi dell'antica industria mineraria.Il Centro di DocumentazioneLa visita alla miniera può essere completata dal Centro di Documentazione ospitato nel Palazzo Pretorio. Qui viene raccontato non soltanto il rame di Montecatini, ma il più vasto patrimonio minerario e geologico della Val di Cecina. Il territorio è infatti straordinariamente ricco di risorse. Salgemma, alabastro, calcedonio, lignite, sorgenti sulfuree e fluidi geotermici hanno dato origine nel corso dei secoli ad attività molto differenti. Il museo conserva inoltre documenti tecnici e amministrativi legati alla miniera: libri paga, registri, corrispondenza, planimetrie e profili delle gallerie.Una terra costruita dal sottosuoloLa storia della Val di Cecina può essere letta anche attraverso ciò che si trova sotto la superficie. Il rame ha trasformato Montecatini. Il salgemma ha caratterizzato altre zone della valle. L'alabastro ha reso celebre Volterra. La geotermia ha trasformato Larderello e le Colline Metallifere. Sono attività differenti, ma tutte nascono dalla stessa eccezionale complessità geologica del territorio. Per questo il paesaggio non è soltanto agricolo o naturale: è anche un grande paesaggio minerario.QuercetoTra i borghi più affascinanti del Comune troviamo Querceto. La località compare nei documenti già nel 1082, quando viene ricordata come Quercito. All'epoca era indicata come villa, cioè insediamento rurale. Meno di un secolo dopo la situazione era già cambiata. Nel 1171 Querceto viene infatti definito castrum: era quindi diventato un borgo fortificato.Il castello di QuercetoIl processo attraverso il quale gli abitanti delle campagne si concentravano in centri fortificati viene chiamato incastellamento. In Val di Cecina questo fenomeno fu particolarmente importante tra XI e XII secolo. Secondo gli studi citati dal Comune, nella formazione di Querceto ebbe un ruolo importante il monastero benedettino di San Pietro in Palazzuolo, situato presso Monteverdi Marittimo. Lo stesso monastero partecipò alla formazione o allo sviluppo di altri castelli della zona, tra cui Canneto, Caselle e Sassa.Il castello neomedievaleIl complesso che oggi conferisce a Querceto il suo caratteristico aspetto di castello non è però interamente medievale. Nel 1911 il marchese Ginori Lisci, proprietario del luogo e affascinato dalla sua storia, decise di costruire una nuova residenza ispirata all'architettura medievale. Il risultato si integrò con il borgo storico e contribuì a creare l'immagine romantica che Querceto conserva ancora oggi. È quindi importante distinguere tra il castello medievale originario e le trasformazioni neomedievali del Novecento.La Chiesa di San Giovanni BattistaNel borgo si trova la Chiesa di San Giovanni Battista, di origine romanica. La chiesa rappresenta uno dei principali punti di riferimento storici e religiosi della piccola comunità. Il rapporto tra chiesa, abitazioni e antiche strutture fortificate crea uno degli scorci più caratteristici del territorio comunale.SassaUn altro borgo di grande fascino è Sassa. Arroccato su uno sperone collinare, domina un vasto paesaggio di boschi e vallate. La sua origine medievale è documentata almeno dal 1128. Anche Sassa nacque all'interno del sistema di castelli promosso o controllato dal monastero di San Pietro in Palazzuolo. La posizione elevata aveva naturalmente una funzione difensiva e di controllo del territorio.Un balcone sulla Val di CecinaLa posizione di Sassa rende il borgo particolarmente panoramico. Da qui lo sguardo può spaziare sulle colline della Val di Cecina e verso le aree più interne delle Colline Metallifere. Le piccole strade e le case raccolte sul rilievo conservano ancora l'immagine del borgo rurale toscano. È un luogo nel quale la struttura medievale del territorio rimane facilmente leggibile.MiemoTra le località del territorio viene ricordata anche Miemo. La zona è caratterizzata soprattutto dalla presenza di boschi e grandi spazi naturali. Oggi è conosciuta anche per attività legate all'allevamento della fauna selvatica, tra cui cinghiali, mufloni e caprioli. Miemo rappresenta quindi un volto molto diverso rispetto al borgo minerario di Montecatini o al castello di Querceto: quello della Val di Cecina più selvaggia e scarsamente popolata.PonteginoriNel fondovalle si trova Ponteginori, centro sviluppatosi in epoca più recente rispetto ai castelli collinari. La sua storia è strettamente collegata alle vie di comunicazione, al fiume Cecina e alle attività industriali. Un ponte sul Cecina venne completato nel 1835. La struttura ebbe un'importanza fondamentale per i collegamenti della valle, ma venne distrutta nel 1944 dalle truppe tedesche in ritirata.La ferroviaLa crescita dei centri del fondovalle fu favorita anche dalla ferrovia. Il treno cambiò profondamente il sistema dei trasporti. Prodotti agricoli, minerali e persone potevano muoversi molto più rapidamente rispetto al passato. Le località poste lungo la linea ferroviaria acquisirono quindi un'importanza crescente, mentre alcuni piccoli borghi collinari iniziarono lentamente a perdere popolazione.La Seconda guerra mondialeCome gran parte della Toscana, anche la Val di Cecina fu duramente coinvolta nella Seconda guerra mondiale. Nel 1944 il fronte attraversò la regione. Le infrastrutture considerate strategiche vennero distrutte durante la ritirata tedesca. La distruzione del ponte sul Cecina a Ponteginori rappresenta una delle testimonianze più evidenti di quella fase. Il dopoguerra avrebbe poi portato profonde trasformazioni economiche e sociali.La fine della mezzadriaPer secoli la campagna di Montecatini era stata organizzata attraverso poderi e grandi proprietà. La mezzadria rappresentava uno dei principali sistemi agricoli. La famiglia contadina viveva nella casa colonica e lavorava i terreni dividendo i prodotti con il proprietario. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento questo mondo iniziò rapidamente a scomparire. Molte famiglie lasciarono le campagne per cercare lavoro nelle città e nei nuovi centri industriali.I poderi abbandonatiLa crisi della mezzadria provocò l'abbandono di numerose case coloniche. In alcune zone il bosco iniziò lentamente a riconquistare terreni precedentemente coltivati. Questo fenomeno contribuì a creare il paesaggio attuale. Molti edifici rurali sono stati successivamente restaurati e trasformati in abitazioni, aziende agricole o strutture ricettive. Il turismo rurale ha quindi dato una nuova funzione a luoghi nati secoli prima per l'agricoltura.Il fiume CecinaIl Cecina rappresenta l'asse naturale dell'intera valle. Nasce nelle Colline Metallifere e attraversa il territorio dirigendosi verso il Mar Tirreno. Per secoli il fiume ha rappresentato contemporaneamente una risorsa e un ostacolo. Forniva acqua alle attività agricole e produttive, ma durante le piene poteva diventare pericoloso. La costruzione di ponti e strade ha progressivamente modificato il rapporto tra le comunità e il corso d'acqua.Boschi e naturaIl territorio comunale conserva vaste aree boscate. Querce, lecci e macchia mediterranea si alternano a campi e pascoli. La relativa scarsità di grandi insediamenti urbani ha permesso di mantenere un ambiente particolarmente ricco dal punto di vista naturalistico. In questo paesaggio trovano spazio cinghiali, caprioli e numerose altre specie animali.Monterufoli-CaselliNell'area più vasta della Val di Cecina si estende il grande sistema naturale di Monterufoli-Caselli, uno degli ambienti più interessanti dell'entroterra toscano. Boschi, corsi d'acqua, affioramenti rocciosi e antiche testimonianze minerarie formano un paesaggio di grande valore. Anche qui natura e storia industriale convivono. Le tracce delle attività umane sono spesso immerse all'interno di ambienti che oggi appaiono quasi completamente selvaggi.Geotermia e Colline MetallifereMontecatini si trova inoltre non lontano dal grande bacino geotermico della Toscana. Procedendo verso Larderello e Castelnuovo di Val di Cecina, il paesaggio viene attraversato da vapordotti e centrali geotermoelettriche. In alcune zone sono visibili anche manifestazioni naturali come putizze, lagoni e solfare. La geotermia rappresenta così il capitolo moderno di una storia molto più antica: quella dell'uomo che utilizza le risorse custodite nel sottosuolo della Val di Cecina.L'agricolturaNonostante la grande importanza storica delle miniere, Montecatini rimane anche un territorio agricolo. Le coltivazioni cerealicole occupano ampie superfici. Prati e pascoli favoriscono l'allevamento. Vite e olivo completano il paesaggio agricolo. La presenza di grandi spazi aperti rende queste colline molto differenti dalle aree più intensamente coltivate della Toscana centrale.Il Pecorino delle Balze VolterraneTra i prodotti più caratteristici troviamo il Pecorino delle Balze Volterrane DOP. La particolarità di questo formaggio è l'utilizzo di latte ovino crudo e di caglio vegetale, ottenuto dal fiore del cardo selvatico o del carciofo. È una tecnica che lega direttamente il prodotto alle tradizioni pastorali del territorio. Montecatini Val di Cecina rientra nell'area di produzione di questa specialità.Vino e olioAnche vino e olio extravergine fanno parte della tradizione agricola locale. La vite viene coltivata da secoli sulle colline meglio esposte. L'olivo trova invece spazio soprattutto nelle zone dal clima più favorevole. In passato ogni podere produceva soprattutto per il consumo familiare. Oggi diverse aziende agricole hanno trasformato queste produzioni tradizionali in prodotti di qualità destinati anche al mercato turistico.Selvaggina e cucina localeLa presenza di grandi aree boscate ha favorito una cucina nella quale compare frequentemente la selvaggina. Cinghiale e altri prodotti del bosco si accompagnano a formaggi, salumi, pane cotto a legna e vino. È una gastronomia legata a una Toscana interna e rurale, molto diversa dalla cucina delle città costiere. Anche attraverso il cibo è quindi possibile leggere il paesaggio.Le feste del territorioLe manifestazioni locali mantengono vivo il rapporto tra borghi e tradizioni. A Montecatini vengono organizzati appuntamenti dedicati ai prodotti della valle e alla cultura del territorio. Anche Sassa ospita iniziative che valorizzano il piccolo borgo e la gastronomia locale. Le feste diventano così occasioni per far rivivere centri che durante il resto dell'anno conservano un ritmo molto tranquillo.Un territorio di piccoli borghiUna delle caratteristiche più interessanti del Comune è proprio la sua struttura. Montecatini non è soltanto il capoluogo. Il territorio è formato da una rete di borghi, frazioni, poderi e nuclei rurali. Querceto racconta la storia dell'incastellamento medievale. Sassa conserva l'immagine del borgo arroccato. Ponteginori racconta lo sviluppo del fondovalle e delle infrastrutture. Miemo rappresenta invece il volto più naturale e selvaggio del territorio. Insieme formano un paesaggio storico molto articolato.Una Toscana minerariaQuando si pensa alla Toscana vengono spesso in mente Firenze, le ville rinascimentali, i vigneti e i cipressi. Montecatini Val di Cecina permette di scoprire un'altra Toscana. È la Toscana delle miniere. Una regione nella quale per secoli uomini e donne hanno scavato la terra alla ricerca di rame, sale, lignite e altri minerali. Una Toscana nella quale la geologia ha influenzato direttamente la storia economica e sociale.Il paesaggio industrialeIl sito di Caporciano è particolarmente importante proprio perché conserva un vero paesaggio industriale storico. Pozzi, laverie, gallerie e uffici raccontano differenti fasi del lavoro. Non sono semplicemente vecchi edifici. Sono testimonianze della nascita dell'industria moderna. In questo senso la miniera ha un valore che va molto oltre la storia locale. Permette di raccontare la trasformazione dell'Italia da società prevalentemente agricola a paese industriale.Montecatini e la storia industriale italianaPochi piccoli borghi possono vantare un collegamento così diretto con la grande storia economica nazionale. Il nome del paese venne scelto dalla società mineraria nata nel 1888. Quella società crebbe, diversificò le proprie attività e divenne un gigante della chimica. Decenni dopo il nome Montecatini era conosciuto in tutta Italia, anche da persone che probabilmente non sapevano dove si trovasse il borgo dal quale proveniva. Il piccolo paese della Val di Cecina aveva così lasciato un'impronta nella storia industriale nazionale.Passeggiare a MontecatiniIl modo migliore per comprendere il paese è probabilmente attraversarlo lentamente. Si può entrare attraverso l'antica porta castellana e raggiungere Piazza Garibaldi. Da qui lo sguardo viene immediatamente attirato dalla Torre Belforti. Poco distante si trovano San Biagio e il Palazzo Pretorio. Poi si può uscire dal centro storico e scendere verso la miniera. In poco più di un chilometro si passa così dal Medioevo alla Rivoluzione industriale.Dal castello alla minieraÈ proprio questo breve percorso a riassumere perfettamente Montecatini Val di Cecina. Nel borgo troviamo il mondo medievale: mura, torre, chiesa e palazzo pubblico. A Caporciano troviamo invece il mondo moderno: pozzi, gallerie, macchine e lavoratori. Sono due epoche completamente differenti, ma entrambe hanno avuto origine dalla stessa caratteristica geografica. Montecatini si trova infatti in un luogo strategico e ricco di risorse. Nel Medioevo bisognava controllare la terra. Nell'Ottocento bisognava scavare sotto di essa.Montecatini Val di Cecina oggiOggi il paese conserva entrambe queste identità. Il centro storico mantiene l'aspetto raccolto del borgo medievale. La miniera è diventata museo e luogo della memoria. Le campagne continuano a essere coltivate. I piccoli borghi conservano ritmi molto diversi da quelli delle grandi città. Il territorio è quindi particolarmente adatto a un turismo interessato alla storia, alla natura e ai paesaggi rurali.Dove la storia scende sottoterraMontecatini Val di Cecina è uno di quei luoghi nei quali la storia non si trova soltanto nelle piazze e nei monumenti. Bisogna cercarla anche sotto terra. Sopra il paese domina la Torre Belforti, simbolo del potere medievale. Sotto le colline si sviluppano invece le gallerie di Caporciano, testimonianza della grande stagione mineraria ottocentesca. Intorno, Querceto, Sassa e gli altri piccoli centri raccontano quasi mille anni di vita rurale. Ed è proprio questa combinazione a rendere Montecatini Val di Cecina particolarmente interessante.Un castello medievale, una delle più importanti miniere di rame dell'Europa ottocentesca e un paesaggio di borghi e boschi convivono nello stesso territorio, raccontando una Toscana molto diversa da quella delle grandi città d'arte, ma altrettanto ricca di storia. |