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Comuni & Città
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Storia-History-Geschichte-Histoire-Historia
Breve storia del
Comune, borgo, località e frazioni di Roparbella. Provincia di Pisa,
Regione Toscana. Italy
Frazioni, borghi, località del Comune di Riparbella sono: Nocolino, Acquerta, Apparita, Fagiolaia, San Martino. |
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BREVE STORIA
Gli abitanti si chiamano: Riparbellini. Documentato con il nome di Ripalbella. E' un composto
di ripa (riva) e del termine albella (dall'aggettivo albus, bianco).
Anticamente queste terre erano abitate dagli Etruschi e poi dai Romani. Il
piccolo castello sorse probabilmente intorno all’anno Mille e faceva parte
dei possedimenti dei Conti della Gherardesca. Nel corso del primo secolo dopo il Mille
l’arcivescovo di Pisa riuscì a
comprare le terre di Riparbella e di molti castelli intorno, come Pomaia e
Santa Luce, in modo che già verso il 1150 ebbe su queste terre non solo la giurisdizione
ecclesiastica, ma anche quella temporale, compreso il diritto di infliggere
pene pecuniarie e corporali. Durante il XIII secolo vi furono dei contrasti
tra l'arcivescovado e Volterra per il dominio dei castelli di Riparbella,
Strido,Mele e Montevaso. Sia nel 1198 che nel 1292 si dovette ricorrere ad arbitri, che aggiudicarono
sempre questi castelli all’arcivescovo di Pisa. Nel 1345 Riparbella non partecipò alla rivolta
dei castelli dei conti di Montescudaio-Della Gherardesca contro la Repubblica di
Pisa, ma nel 1406 si sottomise alla Repubblica di Firenze il giorno 21
marzo, sette mesi prima che Pisa stessa cadesse sotto il dominio fiorentino.
Nel 1477 fu occupata dalle truppe di
Alfonso d'Aragona
re di Napoli
che nella guerra contro Firenze devastarono i castelli della Val di Cecina, ma già l’anno dopo fu riconquistata dall’esercito di Firenze.
Nel 1594 Pisa si sollevò contro Firenze e anche la popolazione di Riparbella
si ribellò al dominio fiorentino, ma già alla fine dello stesso anno Firenze
riprese il controllo della situazione. Fu nel 1635 che i Medici
trasformarono la comunità di Riparbella in Marchesato affidandola ad Andrea
Carlotti di Verona. Tale periodo feudatale determinò l'involuzione economica
e demografica compromettendo gravemente la vita comunitaria anche se gli
Statuti rimanevano comunque in vigore. Lo sviluppo riprese nel 1755 con
l'abolizione dei feudi in Toscana ed il ritorno di Riparbella alle dirette
dipendenze del Granduca. Il periodo successivo è caratterizzato da una
perdita di autonomia della comunità di Riparbella dal 1766 fino a tutta la
dominazione francese a causa del dominio di un esiguo numero di famiglie
benestanti le quali avevano usurpato la maggioranza delle terre granducali.
Durante i moti rivoluzionari del 1848 il Consiglio Comunale manifestò la sua
fedeltà ai Granduchi, tuttavia nessun riparbellino andò volontario nella
Guerra di Indipendenza contro l'Austria. Al plebiscito del 1860 i cittadini
di Riparbella votarono in larga maggioranza a favore dell'annessione al
Regno d'Italia. Il territorio comunale è posto su un
rilievo, a destra del corso del fiume Cecina. Famosa per i suoi boschi e per la macchia mediterranea, dove
vivono numerosi cinghiali, è particolarmente apprezzata per
l'arte della cucina a base di cacciagione, funghi, e altri
piatti tipici della cucina toscana. L'economia locale si basa
prevalentemente sulla produzione di foraggi e sulla pioppicoltura. Le
attività industriali del territorio sono legate alle cave di ghiaia e di
sabbia e alla produzione di materiali da costruzione. Per il turismo
non ci sono molte cose da vedere, la Chiesa di San Giovanni Evangelista e i
ruderi del Castello di Strido può
essere un motivo per una visitina nel borgo. La sagra del cinghiale può
essere un'altro motivo per una visita enogastronomica.
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Informazioni utili |
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Municipio: Piazza del Popolo,1
56046-Riparbella (PI)
Telefono: 0586.697111
Fax: 0586.697327
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Il Santo Patrono: |
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Orario dei Bus / Meteo / Mappa |
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| C.F./P.Iva | 00344570904 |
| Codice ISTAT: | 050030 |
| Codice catasto: | H319 |
| Musei e Biblioteche | QUI |
| Cinema e Teatro | QUI |
| Superficie: | 58,83 Kmq |
| Altezza s.l.m. | 216 m |
| Latitudine: | 43°21'50,26'' |
| Longitudine: | 10°35'57,72'' |
| Prefisso telefonico: | 0586 |
| C.A.P. | 56046 |
| CI sismica | Zona 3 (sismicità medio bassa) |
Riparbella: storia, cultura e natura tra Val di Cecina e Costa degli EtruschiAdagiata su un crinale che domina la valle del Cecina e guarda verso il Tirreno, Riparbella occupa una posizione particolare nel paesaggio della provincia di Pisa. Non è ancora mare, ma il mare si sente. Non è più soltanto entroterra, perché la vegetazione, il clima e persino i profumi della macchia mediterranea annunciano già la vicinanza della costa. Intorno al paese si alternano vigneti, oliveti, boschi e campi coltivati. Dalle zone panoramiche lo sguardo può spingersi verso il litorale e, nelle giornate più limpide, verso le isole dell'Arcipelago Toscano. Questa posizione di passaggio tra Volterra, la Val di Cecina e il mare ha condizionato profondamente la storia di Riparbella.Prima del borgo: gli EtruschiLa storia del territorio comincia molti secoli prima della costruzione del castello medievale. Le testimonianze archeologiche documentano infatti una significativa presenza etrusca. Uno dei luoghi fondamentali è Belora, nell'area prossima al fiume Cecina, dove è stata individuata una necropoli etrusca. Gli studi archeologici inseriscono questa zona nel territorio controllato da Volterra, l'antica Velathri, che esercitava una forte influenza sulle colline e sulle vie di comunicazione dirette verso la costa.BeloraBelora è particolarmente importante perché permette di comprendere la funzione del territorio riparbellino nell'antichità. Non si trattava di una zona marginale. Le ricerche archeologiche la descrivono come parte di un sistema strategico attraverso il quale Volterra controllava l'accesso al proprio agro costiero. Dalle colline era infatti possibile sorvegliare i percorsi che collegavano l'entroterra etrusco con la pianura del Cecina e il mare.Il vino degli EtruschiTra i reperti archeologici ritrovati nel territorio assumono particolare interesse le anfore vinarie. La loro presenza testimonia quanto la produzione, il trasporto e il consumo del vino fossero già importanti nell'economia antica. È un elemento particolarmente suggestivo considerando che, dopo oltre duemila anni, la vite continua a essere una delle coltivazioni caratteristiche delle colline di Riparbella. Il paesaggio vitivinicolo contemporaneo possiede quindi radici molto più antiche di quanto possa apparire.L'età romanaCon l'espansione di Roma, anche questo territorio entrò progressivamente nel sistema economico e viario romano. Le campagne continuarono a essere utilizzate per l'agricoltura, mentre le vie naturali lungo la valle del Cecina mantennero la propria importanza. La vicinanza del mare e dell'antica Volterra rendeva questa zona favorevole agli scambi tra costa ed entroterra.L'origine del nome RiparbellaIl nome Riparbella compare nella documentazione medievale almeno dal 1034. Una tradizionale interpretazione etimologica lo collega al latino Ripa Albella, cioè “riva bianca”. Il riferimento sarebbe al colore chiaro dei terreni tufacei e sabbiosi che caratterizzano la parte superiore della collina. Come spesso accade con i toponimi molto antichi, è preferibile considerare questa spiegazione una tradizione etimologica plausibile piuttosto che una certezza assoluta.Il castello medievaleIl nucleo medievale di Riparbella si sviluppò intorno a un castello, la cui origine viene tradizionalmente collegata ai conti Della Gherardesca. La fortificazione occupava naturalmente una posizione dominante. Da qui era possibile controllare la valle sottostante, le campagne e le strade che collegavano la costa con l'interno. Il castello rappresentava contemporaneamente un luogo di difesa, un centro amministrativo e il simbolo del potere esercitato sul territorio.I Della GherardescaLa presenza dei Della Gherardesca inserisce Riparbella nella storia di una delle più potenti famiglie feudali della Toscana occidentale. I loro possedimenti si estendevano in numerose località tra il territorio pisano, la Maremma e la costa. Castelli e terre permettevano alla famiglia di controllare strade, risorse agricole e collegamenti tra l'entroterra e il mare. Riparbella faceva parte di questo grande mosaico territoriale.I vescovi di Volterra e PisaLa storia medievale fu però più complessa di una semplice signoria dei Della Gherardesca. Le fonti archivistiche ricordano infatti che dal XII secolo il comunello di Riparbella ricadeva sotto la giurisdizione ecclesiastica dei vescovi di Volterra, mentre sul castello esistevano anche diritti temporali che passarono successivamente alla Repubblica di Pisa. Come molti castelli della Toscana medievale, Riparbella si trovava quindi al centro di una sovrapposizione di poteri feudali, ecclesiastici e comunali.Riparbella e PisaIl rapporto con Pisa divenne particolarmente importante. La grande Repubblica marinara aveva interesse a controllare le vie che collegavano il proprio territorio con la Val di Cecina e con i possedimenti dell'interno. Per Riparbella iniziò così una lunga fase nella quale le vicende locali furono strettamente legate agli equilibri politici della Toscana occidentale.Firenze conquista il territorio pisanoIl grande cambiamento arrivò all'inizio del Quattrocento. Nel 1406 Firenze conquistò Pisa. Secondo la documentazione archivistica, anche Riparbella passò sotto il dominio fiorentino il 21 marzo 1406. Il paese venne inserito nel nuovo sistema amministrativo creato da Firenze per controllare i territori conquistati. Da quel momento la storia politica del borgo sarebbe rimasta legata per secoli a quella dello Stato fiorentino e, successivamente, del Granducato di Toscana.Le guerre del QuattrocentoIl passaggio sotto Firenze non significò però immediatamente pace. Il Quattrocento fu un secolo di guerre e instabilità. Riparbella si trovava in una zona strategica e fu coinvolta negli scontri che interessarono la Toscana occidentale. Le vicende militari della seconda metà del secolo portarono alla distruzione dell'antico castello. Le fonti turistiche locali collocano questa fase nelle guerre del Quattrocento e ricordano la decisione fiorentina di eliminare ciò che rimaneva delle fortificazioni.La scomparsa della roccaQuesto episodio è fondamentale per comprendere l'aspetto contemporaneo di Riparbella. A differenza di altri borghi della zona, il paese non conserva oggi una grande rocca dominante. La distruzione delle fortificazioni modificò infatti radicalmente il rapporto tra l'abitato e il precedente centro militare. Il paese poté svilupparsi progressivamente lungo il crinale, seguendo la strada principale.Un borgo diverso dagli altriEd è proprio questa la caratteristica urbanistica più interessante di Riparbella. Molti borghi medievali toscani presentano una struttura concentrica. Una rocca occupa la sommità. Intorno sorgono le abitazioni. Le strade scendono seguendo le curve del colle. Riparbella presenta invece uno sviluppo prevalentemente longitudinale. Il paese si allunga lungo la dorsale collinare.Un paese costruito lungo una stradaQuesta struttura produce ancora oggi un'esperienza urbana particolare. Visitare Riparbella significa procedere lungo un asse. Piazze, chiese, case e piccoli vicoli compaiono progressivamente lungo il percorso. Non si ha quindi la sensazione di girare intorno a un unico centro monumentale. È piuttosto il paese stesso a trasformarsi in un itinerario.Via di PiazzettaUno dei luoghi che conserva maggiormente la memoria del vecchio abitato è Via di Piazzetta. Il portale turistico ufficiale la indica come probabilmente il nucleo più antico del paese. Documenti della fine del Cinquecento ricordano qui un piccolo gruppo di case appartenenti alla famiglia Baldasserini e un frantoio. È un dettaglio prezioso perché permette di immaginare la dimensione del paese dopo la scomparsa della grande fortificazione medievale.San Giovanni EvangelistaLa principale chiesa del paese è dedicata a San Giovanni Evangelista, patrono di Riparbella. L'edificio attuale risale al 1841 e venne realizzato durante il governo del granduca Leopoldo II di Toscana. Sostituì la precedente chiesa di San Michele, della quale sopravvive ancora un tratto murario tra il campanile e il fianco dell'edificio moderno. La chiesa attuale appartiene quindi soprattutto alla Riparbella ottocentesca, pur conservando la memoria di edifici religiosi molto più antichi.Il campanile del 1622Accanto alla chiesa si trova un elemento precedente alla ricostruzione ottocentesca. Il campanile risale al 1622. Questo significa che chiesa e campanile appartengono oggi a epoche differenti. È una situazione abbastanza comune nei borghi toscani, dove gli edifici religiosi sono spesso il risultato di trasformazioni durate secoli.L'Oratorio della Madonna delle GrazieUn altro edificio importante è l'Oratorio della Madonna delle Grazie. La costruzione viene datata alla prima metà del Cinquecento. I numerosi restauri successivi hanno modificato in parte il suo aspetto; fino alla metà del Novecento era presente anche un piccolo porticato davanti alla facciata. L'oratorio rappresenta una testimonianza importante della devozione popolare e della vita religiosa del paese dopo la stagione medievale.Piazza del PopoloIl cuore civile di Riparbella è Piazza del Popolo. Sotto l'attuale pavimentazione si nasconde ancora una grande cisterna realizzata nel 1636 per volontà del marchese Carlotti. Dell'antico sistema idrico rimangono le tre bocche della fonte. È un elemento particolarmente interessante perché ricorda uno dei problemi fondamentali della vita in un borgo costruito su un crinale: l'acqua.L'acqua come ricchezzaIn un paese collinare l'approvvigionamento idrico era essenziale. Una grande cisterna permetteva di raccogliere e conservare acqua per la popolazione. Fonti e pozzi erano quindi infrastrutture vitali. Non avevano soltanto una funzione pratica. Diventavano luoghi di incontro quotidiano. Qui le persone si incontravano, parlavano e scambiavano notizie.I CarlottiLa cisterna ci porta a un altro importante capitolo della storia locale. Nel 1635 il granduca Ferdinando II de' Medici concesse Riparbella in feudo ai nobili Andrea e Alessandro Carlotti di Verona, attribuendo loro il titolo marchionale e poteri di giurisdizione civile e criminale. Riparbella divenne così un marchesato. Il passaggio dimostra come il sistema feudale continuasse ad avere un ruolo importante anche nella Toscana del Seicento.Il marchesatoI marchesi esercitavano sul territorio funzioni che oggi assoceremmo allo Stato e all'amministrazione pubblica. La giustizia. La gestione di determinati diritti. Il rapporto con la comunità. La grande cisterna del 1636 costituisce una delle testimonianze materiali più interessanti lasciate da questa fase.Dai Carlotti ai LorenaIl sistema feudale terminò progressivamente nel Settecento. La Provincia di Pisa ricorda Riparbella come feudo fino al 1755; successivamente le riforme lorenesi modificarono profondamente l'amministrazione del territorio. La Toscana stava entrando in una nuova fase. Il potere dei signori feudali lasciava progressivamente spazio a una struttura amministrativa più moderna.Pietro Leopoldo e la comunitàLe grandi riforme promosse dai Lorena modificarono istituzioni, economia e amministrazione. La Provincia di Pisa ricorda la piena autonomia della comunità riparbellina nel quadro delle riforme di Pietro Leopoldo. Per Riparbella cominciava così il passaggio dal vecchio marchesato alla moderna amministrazione comunale.Il Palazzo CivicoQuesta nuova identità civile trova una delle sue espressioni più evidenti nel Palazzo Civico. L'edificio venne costruito intorno al 1866. Prima di allora le riunioni e persino l'archivio comunale non disponevano di una sede adeguata e venivano ospitati in differenti edifici. Per costruire il nuovo municipio furono demolite alcune piccole abitazioni presenti nella piazza.La torretta dell'orologioCon la costruzione del Palazzo Civico, anche l'orologio pubblico venne trasferito sulla torretta dell'edificio. L'orologio aveva un'importanza molto maggiore di quella che possiamo immaginare oggi. Prima della diffusione degli orologi personali, il tempo della comunità veniva scandito da campane e orologi pubblici. L'orologio comunale regolava il lavoro, gli appuntamenti e la vita quotidiana.Borgo di SottoLo sviluppo del paese non rimase confinato al vecchio nucleo. Tra gli insediamenti sorti fuori dall'antico castello troviamo il Borgo di Sotto. La sua esistenza è documentata almeno dal XVII secolo. Le fonti locali ricordano dodici case che si sviluppavano a partire da Via della Noce. Anche questa espansione conferma il caratteristico sviluppo lineare di Riparbella.L'OttocentoDurante il XIX secolo il paese assunse progressivamente un aspetto più vicino a quello contemporaneo. Vennero costruiti il nuovo San Giovanni Evangelista e il Palazzo Civico. Nacquero o vennero sistemate nuove piazze. Migliorò l'approvvigionamento idrico. L'antico borgo feudale stava diventando un moderno comune toscano.Piazza Federico BaldasseriniUn esempio di questa trasformazione è Piazza Federico Baldasserini, nata nella seconda metà dell'Ottocento. Il nome ricorda una famiglia pisana che possedeva beni nel territorio. Oggi la piazza ospita una vasca-giardino ed è legata anche a iniziative contemporanee di cura partecipata dello spazio urbano.La campagnaPer comprendere davvero Riparbella bisogna però uscire dal centro storico. Per secoli la principale ricchezza della comunità proveniva dalla terra. Campi. Vigneti. Oliveti. Boschi. Pascoli. Le famiglie vivevano in stretto rapporto con le stagioni e con il lavoro agricolo.La viteLa viticoltura rappresenta uno dei grandi elementi di continuità nella storia del territorio. Le anfore etrusche testimoniano l'antichità del rapporto tra queste colline e il vino. Oggi i vigneti continuano a disegnare ampie porzioni del paesaggio. La particolare posizione tra collina e mare contribuisce a creare condizioni climatiche favorevoli alla coltivazione della vite.L'olivoAccanto alla vite troviamo l'olivo. Gli oliveti ricoprono numerosi versanti intorno al paese. Per secoli l'olio rappresentava una delle produzioni essenziali delle famiglie rurali. Serviva per l'alimentazione. Per conservare alcuni cibi. Per l'illuminazione. E costituiva anche un'importante merce di scambio.Il frantoioLa presenza documentata di un frantoio nell'antica Via di Piazzetta alla fine del Cinquecento dimostra quanto la lavorazione delle olive fosse integrata nella vita del paese. Il frantoio non era soltanto un luogo produttivo. Durante il periodo della raccolta diventava un punto di incontro. Le famiglie arrivavano con le olive e attendevano il proprio turno. L'olio nuovo segnava uno dei momenti più importanti dell'anno agricolo.Il boscoUna parte fondamentale del territorio è occupata dal bosco e dalla macchia mediterranea. Le fonti territoriali ricordano Riparbella proprio per l'abbondanza delle aree boschive e per la presenza di fauna selvatica. In passato il bosco era una risorsa economica essenziale. Forniva legna. Carbone. Pascolo. Funghi. Frutti spontanei. Selvaggina.Caccia e cucinaIl rapporto con il bosco ha influenzato profondamente anche la gastronomia. La Provincia di Pisa segnala la tradizione locale legata alla cacciagione, ai funghi e alla cucina toscana dell'entroterra. Il cinghiale occupa naturalmente un posto importante. Ma la cucina rurale comprende anche zuppe, legumi, pane, olio, carni e prodotti stagionali. È una gastronomia nata soprattutto dalla disponibilità delle materie prime locali.Tra mare e collinaUno degli aspetti più belli di Riparbella è proprio questa doppia identità. Il paese è collinare. Ma il mare è vicino. Il clima risente dell'influenza tirrenica. La macchia mediterranea arriva fino alle colline. Dai punti panoramici il Tirreno diventa parte del paesaggio. Riparbella è quindi un luogo di passaggio tra due Toscane. Quella agricola dell'entroterra. E quella mediterranea della Costa degli Etruschi.Il Giardino ScornabecchiTra le aree naturali più interessanti del territorio troviamo il bosco del Giardino Scornabecchi. Il portale turistico ufficiale lo presenta come uno degli elementi principali del paesaggio naturale che circonda il borgo. Boschi di questo tipo permettono di osservare un ambiente molto diverso dalle colline coltivate. Il passaggio dal vigneto alla macchia mediterranea può avvenire in pochissimi chilometri.Il Giardino SospesoAll'interno del territorio boschivo è nato anche il Giardino Sospeso, parco avventura con percorsi acrobatici sugli alberi. Terre di Pisa lo indica tra le esperienze caratteristiche di Riparbella, soprattutto per le famiglie. È un esempio interessante di valorizzazione contemporanea del bosco. Quello che per secoli è stato soprattutto spazio di lavoro e approvvigionamento diventa oggi anche luogo di turismo, sport e attività all'aperto.Camminare nel territorioRiparbella è particolarmente adatta al turismo lento. Le strade bianche e i sentieri attraversano vigneti, oliveti e boschi. Molti percorsi possono essere affrontati a piedi, in bicicletta o a cavallo. Da alcuni punti panoramici si osservano contemporaneamente la Val di Cecina e il mare. È proprio questa varietà a rendere interessante il territorio.La Seconda guerra mondialeIl Novecento portò anche una delle pagine più dolorose della storia locale. Durante l'estate del 1944, mentre il fronte attraversava la Toscana, il territorio di Riparbella fu coinvolto nella violenza dell'occupazione tedesca e della ritirata verso nord. Il 25 giugno 1944, al podere Le Marie, sette persone furono uccise da uomini della divisione Reichsführer-SS. Il portale turistico comunale ricorda complessivamente dodici vittime nel territorio comunale legate agli eccidi di quel periodo.L'eccidio delle MarieLa memoria di quelle vittime è oggi conservata attraverso il Parco della Memoria in Via Roma e un cippo collocato nel luogo dell'eccidio. Il monumento del parco è opera dello scultore Ferdinando Cerri. È importante che questo capitolo rimanga parte integrante del racconto del paese. Il paesaggio rurale che oggi appare tranquillo fu infatti teatro, nel 1944, di avvenimenti drammatici.Il Monumento ai CadutiIn Piazza della Madonna si trova anche il Monumento ai Caduti, opera in bronzo dello scultore Ezio Ceccarelli. Realizzato nel 1923, era originariamente dedicato ai caduti della Prima guerra mondiale; successivamente vi venne aggiunta una targa dedicata alle vittime della Seconda. Il monumento occupa inoltre uno dei punti panoramici più suggestivi del paese, aperto verso il mare.Il Museo di RiparbellaLa storia più antica del territorio può essere approfondita attraverso la raccolta archeologica locale. Nella biblioteca comunale sono conservati ed esposti reperti etruschi provenienti dalle campagne circostanti e in particolare dagli scavi nell'area di Belora. È un piccolo patrimonio, ma fondamentale per ricordare che la storia di Riparbella non comincia con il castello medievale.Il presepe meccanicoTra le tradizioni più curiose del paese troviamo il presepe meccanico. È ospitato nei locali dell'ex cinema in Piazza della Madonna, nei pressi dell'Oratorio della Madonna delle Grazie. Queste tradizioni popolari costituiscono una parte importante dell'identità locale. Accanto alla grande storia dei castelli e dei marchesi esiste infatti una storia fatta di associazioni, feste, devozioni e lavoro volontario.L'arte contemporanea nel borgoNegli ultimi anni Riparbella ha aggiunto un nuovo capitolo alla propria storia attraverso il progetto “La Collina delle Fiabe”. Il centro storico ospita oggi tredici grandi opere di street art, realizzate da artisti italiani e internazionali. È un intervento particolarmente interessante perché inserisce linguaggi contemporanei all'interno della struttura storica del paese.Un borgo che continua a trasformarsiI murales dimostrano che Riparbella non è soltanto un luogo da conservare. È anche un paese che continua ad aggiungere nuovi elementi alla propria identità. L'antica strada del borgo. La chiesa ottocentesca. Il municipio. Le fonti. I murales contemporanei. Ogni epoca ha lasciato qualcosa.Il paesaggio del vinoNegli ultimi decenni la viticoltura ha assunto anche una forte dimensione turistica. Le cantine, le strade rurali e i vigneti costituiscono una parte importante dell'immagine contemporanea di Riparbella. Il portale turistico ufficiale valorizza un Anello del Vino che attraversa il territorio e collega paesaggio, aziende e percorsi rurali. La produzione agricola diventa così anche un modo per conoscere il territorio.Una Toscana meno conosciutaRiparbella non possiede grandi monumenti famosi a livello internazionale. Ed è proprio questo uno dei suoi punti di forza. Il paese permette di scoprire una Toscana più quotidiana. Una cisterna seicentesca. Un vecchio frantoio. Una chiesa di paese. Un bosco. Un vigneto. Una strada panoramica. Una necropoli etrusca. Sono elementi apparentemente piccoli che, messi insieme, raccontano quasi tremila anni di presenza umana.Un territorio da percorrere lentamenteIl modo migliore per conoscere Riparbella è quindi muoversi lentamente. Si può cominciare dal centro storico. Percorrere Via di Piazzetta. Raggiungere Piazza del Popolo. Osservare il Palazzo Civico. Entrare nella Chiesa di San Giovanni Evangelista. Raggiungere l'Oratorio della Madonna delle Grazie. Scoprire i murales. Poi bisogna uscire dal paese. Entrare nei vigneti. Attraversare gli oliveti. Raggiungere il bosco. E cercare i punti dai quali si vede il mare.Dalla necropoli etrusca ai muralesPochi luoghi permettono di costruire un contrasto così efficace. Sotto le colline si trovano le testimonianze degli Etruschi. Nel Medioevo comparve il castello. Nel Seicento Riparbella divenne marchesato. Nell'Ottocento nacquero la chiesa attuale e il Palazzo Civico. Nel Novecento il paese attraversò guerre, trasformazioni agricole e spopolamento rurale. Nel XXI secolo le pareti del borgo sono diventate tele per la street art. La storia continua.Riparbella oggiOggi Riparbella conserva una dimensione raccolta. Non è una città. Non è nemmeno il classico borgo monumentale costruito intorno a una grande rocca. La sua identità è soprattutto territoriale. Nasce dal rapporto tra paese e campagna. Tra collina e mare. Tra vigneto e bosco. Tra archeologia e vita rurale.La riva bianca tra il mare e VolterraForse il significato tradizionalmente attribuito al nome, “riva bianca”, offre ancora oggi l'immagine più efficace. Una collina chiara che emerge sopra la valle. Alle spalle l'entroterra che conduce verso Volterra. Davanti il territorio che scende verso il Cecina e il Tirreno. Nel mezzo, un borgo costruito lungo il crinale.Riparbella, una terra tra due mondiRiparbella è quindi una piccola sintesi della Toscana occidentale. Gli Etruschi ricordano il legame con Volterra. I Della Gherardesca e il castello raccontano il Medioevo. Il dominio fiorentino e il marchesato raccontano la Toscana granducale. La cisterna, il frantoio e gli oliveti raccontano la civiltà rurale. L'eccidio delle Marie conserva la memoria del Novecento. I vigneti, i sentieri, il bosco e i murales raccontano invece la Riparbella contemporanea. È un borgo nel quale la collina guarda il mare e il paesaggio diventa il vero filo conduttore della storia: dagli Etruschi ai vignaioli di oggi, dal castello medievale alla street art, quasi tremila anni di vicende sono raccolti lungo un unico crinale affacciato sulla Val di Cecina. |