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Castello di Madrignano: un borgo nato intorno a una fortezzaIl borgo sorge su un'altura a circa 400 metri, in posizione dominante sulla valle. Il castello aveva quindi una funzione strategica evidente: dalla sua posizione era possibile controllare un'ampia parte della valle del Vara e i percorsi che collegavano l'entroterra lunigianese con la Val di Vara. Il nome di Madrignano è molto antico. Le fonti divulgative locali ricordano un'attestazione del borgo già nel 963, mentre il castello è documentato con certezza nel 1164, quando un diploma dell'imperatore Federico Barbarossa concede il castrum Madrognani a Obizzo Malaspina. Questo è un dato fondamentale: nel XII secolo Madrignano era già sufficientemente importante da essere considerato un vero castrum, cioè un insediamento fortificato. 1. I Malaspina e la nascita del potere feudaleLa storia di Madrignano è inseparabile da quella dei Malaspina, una delle più importanti famiglie feudali della Lunigiana. Nel Medioevo la famiglia controllava numerosi castelli e territori lungo la valle del Magra e verso la Val di Vara. Madrignano rappresentava una sorta di avamposto occidentale del sistema feudale lunigianese. Nel 1206 il dominio sul feudo risulta consolidato in favore dei Malaspina. Nei secoli successivi, però, la situazione politica della zona fu tutt'altro che stabile. A contendersi il controllo del territorio furono soprattutto: Malaspina;Fieschi; Repubblica di Genova; successivamente Doria e altre potenze regionali. Il Comune di Calice ricorda infatti che nel 1416 le truppe genovesi conquistarono quindici castelli, tra i quali vengono esplicitamente nominati «Calix e Madroganum», consegnandoli poi ai Fieschi. Questo ci fa capire quanto Madrignano fosse importante: non era semplicemente un piccolo villaggio agricolo, ma una fortificazione inserita nella geopolitica della Lunigiana. 2. Il castello viene distrutto nel 1416Nel 1416 avvenne uno degli episodi più traumatici della storia di Madrignano. La Repubblica di Genova attaccò e distrusse il castello nell'ambito delle operazioni contro i feudi malaspiniani. Il castello venne successivamente ricostruito o comunque recuperato dai Malaspina. Ma questa prima distruzione lascia una traccia importante nella storia architettonica del luogo: quello che vediamo oggi non è semplicemente il castello medievale originario, ma il risultato di numerose distruzioni, ricostruzioni, adattamenti e restauri. 3. Il ritorno ai MalaspinaDopo varie vicende politiche, nel 1469 il castello tornò ai Malaspina, che ne mantennero il possesso per circa tre secoli. È probabilmente durante questa lunga fase che Madrignano raggiunse una delle sue massime importanze come centro feudale. Il castello non era solamente una struttura militare. Era anche:residenza del signore; centro amministrativo del feudo; luogo di riscossione dei tributi; punto di controllo del territorio; simbolo del potere della famiglia dominante. Attorno alla fortezza si sviluppò quindi il borgo, con case, strade e strutture necessarie alla vita della comunità. Questa è la ragione per cui ancora oggi il paese appare fortemente legato alla presenza della rocca. 4. Il grande trauma del 1705-1706Uno dei capitoli più drammatici della storia di Madrignano si verifica durante la guerra di successione spagnola. Tra il 1705 e il 1706 il castello fu coinvolto negli scontri tra gli eserciti franco-spagnoli e imperiali austriaci. Secondo le fonti, il maniero fu sottoposto a un assedio durato dodici giorni e subì danni gravissimi. Questa volta il castello non venne ricostruito integralmente. Le parti ancora utilizzabili furono adattate e riutilizzate, ma la grande fortezza medievale cessò definitivamente di essere un sistema difensivo efficiente. Ed è proprio questo uno dei motivi per cui le rovine di Madrignano sono così interessanti: sono il risultato fisico di almeno due grandi episodi bellici, 1416 e 1705-1706. 5. Dal castello militare alla residenzaLa trasformazione di Madrignano segue una dinamica comune a molti castelli della Lunigiana. Con la diminuzione dell'importanza della guerra feudale e delle fortificazioni medievali, il castello perde progressivamente la funzione esclusivamente militare. Il Comune di Calice sottolinea infatti come, nel territorio calicese, le fortificazioni siano state progressivamente trasformate da strutture difensive a residenze signorili e amministrative. Madrignano rappresenta una versione più drammatica dello stesso processo: qui le distruzioni furono così importanti che sopravvissero soprattutto ruderi e strutture superstiti, anziché un grande palazzo integro. 6. Il passaggio alla ToscanaNel 1772 il territorio passò al Granducato di Toscana, insieme a Calice e agli altri possedimenti della zona. Questo passaggio è molto significativo culturalmente. Madrignano si trovava in una zona di confine tra mondi diversi: Lunigiana → Toscana → Liguria → Val di Vara. Per questo la cultura locale non è facilmente classificabile come esclusivamente ligure o toscana. È una cultura di frontiera, risultato di secoli di scambi e sovrapposizioni. 7. La chiesa dei Santi Margherita e NicolòNel borgo è
particolarmente importante la
Chiesa dei Santi Margherita e Nicolò.
Chiesa dei Santi
Margherita e Nicolò. Il Comune di Calice
segnala inoltre una storia religiosa molto antica per Madrignano: una chiesa era già presente prima
del 1077. La chiesa attuale
viene generalmente ricondotta al
XVI secolo ed è
caratterizzata da un'architettura relativamente semplice, tipica degli
edifici religiosi delle piccole comunità della Lunigiana. Ma conserva un
particolare artistico molto interessante. Le statue marmoree All'interno sono
presenti cinque statue
marmoree di pregio. Una di esse porta
alla base un'iscrizione con la data
1654 e la frase: "Moroello sub
te imperante" che fa riferimento
al dominio malaspiniano. È un particolare
prezioso perché collega direttamente l'arte religiosa alla storia
politica del borgo. La chiesa diventa
così una sorta di memoria
artistica del potere dei Malaspina.
La vita religiosa di
Madrignano era organizzata anche attraverso confraternite. Il Comune documenta
la presenza nella chiesa della
Confraternita del Santissimo Sacramento. Nel XIX secolo essa
fu unita alla Compagnia di
Carità, con capitoli approvati dal vescovo Michelangelo
Orlandi. La confraternita venne infine estinta nel
2004 con decreto del
Ministero dell'Interno. Questa storia è
interessante perché mostra come le confraternite fossero vere
istituzioni sociali oltre che religiose.Si occupavano
infatti di:culto; processioni; assistenza ai poveri; funerali;solidarietà tra abitanti; organizzazione della vita comunitaria.
A Madrignano esiste
anche l'Oratorio di
Sant'Antonio Abate, costruito nel
XV secolo. Era sede
dell'omonima confraternita. Nel
1875 fu interdetto
perch������������� si trovava in cattivo stato di conservazione. Cinque anni più
tardi, nel 1880, fu
restaurato e nuovamente benedetto. Questo piccolo
edificio racconta bene la storia sociale del borgo nell'Ottocento: anche
quando il castello aveva ormai perso la sua funzione politica,
la comunità religiosa
continuava a mantenere un ruolo centrale nella vita locale.
Dal punto di vista
urbanistico, Madrignano è particolarmente suggestivo.Il borgo si sviluppa
attorno e sotto il castello,
con la chiesa inserita nel tessuto dell'abitato. La disposizione non
è casuale. Il modello può
essere letto come: castello →
nucleo abitato → chiesa → campagna Il castello occupa
il punto dominante; sotto di esso si sviluppano le abitazioni; la chiesa
rappresenta il centro religioso della comunità. È una struttura
tipica dei borghi fortificati della Lunigiana.
Uno degli aspetti
più importanti, secondo me, è il rapporto tra
castello e paesaggio. Il castello non può
essere studiato isolatamente. La sua posizione
permette di comprendere perché venne costruito proprio lì. Dall'altura di Madrignano si controlla visivamente un vasto settore della valle. Il paesaggio diventa
quindi parte integrante dell'architettura militare. La fortezza non era
potente soltanto grazie alle sue mura: era potente perché
la montagna stessa costituiva
la sua difesa.
Con il passaggio al
Regno d'Italia il vecchio sistema feudale era ormai definitivamente
tramontato.Il castello, ormai
in rovina, venne utilizzato anche con funzioni diverse da quelle
originarie: le fonti ricordano l'uso come
prigione e caserma. È una
trasformazione molto significativa: fortezza
medievale → residenza feudale → rudere → struttura pubblica. Nel frattempo il
borgo seguì il destino di molte località montane della Liguria interna:progressivo abbandono delle attività agricole
tradizionali; emigrazione; diminuzione della popolazione; perdita di alcune funzioni commerciali e artigianali.
Il castello, da
centro del potere, diventò progressivamente soprattutto
memoria del passato.
La storia recente
è però molto più positiva.Il complesso è
stato oggetto di un importante
intervento di restauro e
conservazione promosso dalla Soprintendenza.Il Ministero della
Cultura documenta il percorso progettuale e realizzativo del restauro e
del riuso dei resti del
Castello Malaspina di Madrignano, pubblicando anche nel 2022 un
volume dedicato all'intervento. Nel
2016 il castello ha
riaperto al pubblico dopo i lavori di recupero, e nel 2021 il Ministero
della Cultura ha organizzato proprio all'interno del complesso la
mostra: "Dal Castello
di Madrignano: uno sguardo al passato. Tracce della storia del
territorio tra Val di Vara e Lunigiana". Questa scelta è
significativa: il castello non viene considerato soltanto come monumento
locale, ma come luogo
attraverso il quale raccontare la storia dell'intero territorio tra Val
di Vara e Lunigiana.In particolare,
Madrignano è uno dei luoghi
nei quali si può leggere meglio la trasformazione della Lunigiana
feudale: da territorio dominato dai castelli e dalle famiglie
signorili a territorio rurale inserito negli Stati moderni, fino
all'attuale valorizzazione culturale.Castello di Madrignano
è quindi molto più di una rovina: è la
chiave per comprendere la
storia politica e culturale di questa parte della Val di Vara.
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